Romani 9

Romani 9:1-5
Craig Quam
Romani 9:6-15
Craig Quam
Romani 9:15-24
Craig Quam
Romani 9:24-10:12
Craig Quam

Cap. 9

Il libro viene scritto ai credenti gentili romani e ai credenti ebrei viventi a Roma.

Molti studiosi ritengono che i capitoli da 9 a 11 costituiscano una parentesi, in quanto sembrano interrompere un discorso (vedi introduzione). Paolo aveva appena finito di descrivere il piano di grazia di Dio, e pertanto ora ci si aspettava l’esortazione ad aderirvi. Lo scritto re invece parla ora di Israele, affinché accetti la realtà di una salvezza offerta da Dio anche ai gentili. Egli stesso per lungo tempo ha ritenuto di essere membro del popolo eletto e si è vantato di questo fatto. Tuttavia Cristo lungo la via di Damasco lo ha fermato ed ha aperto i suoi occhi. Probabilmente Paolo tratta questo argomento perché la situazione della chiesa di Roma lo richiedeva, essendo composta sia da giudei che da gentili.

Questo capitolo parla di Israele e delle benedizioni temporanee da vivere sulla terra, non della sorte eterna dell’essere umano.

Il cap. 9 di Romani è difficilmente comprensibile. Egli sembra sottolineare il calvinismo, secondo il quale siamo totalmente soggiogati da Dio, che agisce in noi come desidera, senza tener conto della nostra personalità; quindi, anche quando pecchiamo, agiamo per volontà di Dio. Ma se questo capitolo insegna tali cose, si dimostra in netta contraddizione con il resto della parola di Dio, la quale sottolinea la libertà ed il libero arbitrio dell’uomo. Un aspetto fondamentale da tener sempre presente durante la lettura di questo capitolo è il fatto che in esso non viene mai messo in discussione il destino eterno di una persona. 

Ad es. i vs. 16-23: Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. 17  Dice infatti la Scrittura al Faraone: "Proprio per questo ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza e affinché il mio nome sia proclamato in tutta la terra". 18  Così egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole. 19  Tu mi dirai dunque: "Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?". 20 Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: "Perché mi hai fatto così?". 21  Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore? 22  E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione? 23  E questo

per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria, 

In questi versetti sembra che Dio abbia destinato alcuni alla perdizione eterna ed altri alla vita eterna; per questo è bene ricordare che il cap. 9 non parla mai del destino eterno dell’uomo, mentre tratta, invece, delle benedizioni temporanee da vivere qui, sulla terra.

Già i primi 5 versetti parlano delle benedizioni di cui era soggetto Israele sulla terra, non di quelle eterne. Dio stabilisce il luogo in cui farci nascere, la famiglia che ci allevi, la nostra condizione economica, la città in cui vivere. Ma il destino eterno viene deciso dalla persona stessa, dal momento che il volere di Dio è quello di dare la salvezza a tutte le persone.Chi vuole venga a me, chi ha sete venga a me; chiunque crederà sarà salvato: tutti possono avere la salvezza, basta che lo desiderino. Quindi, se fossimo dei robot al servizio di Dio, manipolati dal Padre, avremmo certamente la salvezza, perché questo è quello che Dio vuole: che facciamo la sua volontà e che crediamo nel suo figlio. E’ evidente che nell’uomo ci sia la libertà di scelta, dal momento che non tutti agiscono verso il bene, secondo il volere di Dio.

Dio sceglie alcune cose per noi, e noi non ne conosciamo il motivo; ma, se crediamo che Egli ci ama al punto di aver sacrificato il suo unico figlio per darci la vita eterna, allora

dobbiamo avere la certezza che ogni azione che svolge per noi è buona e giusta per la nostra vita. 

Israele.

Vs. 1-5. Io dico la verità in Cristo, non mento, perché me lo attesta la mia coscienza nello Spirito Santo; 2  ho grande tristezza e continuo dolore nel mio cuore. 3  Infatti desidererei essere io stesso anatema (=maledetto) e separato da Cristo per i miei fratelli, miei parenti secondo la carne, 4  che sono Israeliti, dei quali sono l’adozione, la gloria (=la shekhinah di Dio, segno della sua dimora tra loro, per esempio nel tabernacolo di Mosè – vedi Esodo 40:34- o nel tempio di Salomone – vedi 1 Re 8:10-11), i patti (= i patti stipulati tra Dio e Israele sono quelli sul monte Sinai con Mosè, quello con Abramo, con Davide, col popolo di Israele al tempo di Mosè e Giosuè. Vi è poi il nuovo patto, promesso alla casa di Israele e alla casa di Giuda- vedi Geremia 31:31), la promulgazione della legge (di Mosè), il servizio divino (vedi Levitino) e le promesse; 5  dei quali sono i padri (=i patriarchi) e dai quali proviene secondo la carne il Cristo (discendenza di Davide) che è sopra tutte le cose Dio, benedetto in eterno. Amen. 

Questo versetto smentisce le teorie dei testimoni di Geova, affermando che Gesù, fatto di carne e sangue, è Dio onnipotente oggi, come lo era in principio.

L’amore soprannaturale.

Paolo dichiara di desiderare la separazione eterna da Cristo pur di ottenere la salvezza per suoi fratelli di Israele. Questa affermazione così forte gli viene dettata dallo Spirito santo ed è certamente il frutto di un sentimento soprannaturale.

In Esodo 32 Mosè intercede per il popolo di Israele, infedele al Signore: Dio aveva stabilito un patto con loro, ed essi avevano giurato di obbedirgli; ma già poco tempo dopo avevano infranto tale patto. Mosè scende dal monte Sinai e, di fronte all’abominazione che vede, rompe le tavole con i 10 comandamenti. Allora Dio gli comanda di separarsi da loro, affinché egli possa distruggerli e creare un nuovo popolo per Mosè. Ma egli chiede al Padre di perdonarli, oppure di cancellare anche lui stesso dal libro della salvezza. Anche questo amore è stato soprannaturale.

Paolo scrive la lettera ai Romani dopo molti anni di ministero. 

Il libro di Atti racconta di come egli sia stato sempre accolto con violenza e persecuzione in ogni città in cui ha predicato(sassi, carcere, catene,…). Egli, infatti, si recava sempre nelle sinagoghe, scatenando usualmente l’ira di molte persone, le quali cercavano anche di ucciderlo. Tuttavia egli desiderava di essere separato da Cristo, pur di non permettere la dannazione dei suoi fratelli israeliti. L’amore soprannaturale, quindi, è qualcosa che Dio stesso radica nel nostro cuore, in quanto contrario alla carne umana.

In Romani 10:1 Paolo dichiara che l’unico desiderio del suo cuore è quello di vedere le persone salvate. Qual è il desiderio del nostro cuore in questo momento? Qual è lo scopo della nostra vita sulla terra? Generalmente desideriamo cose molto legate alla materialità (casa, lavoro, un compagno, agiatezza economica…), ma Paolo dimostra di avere dei desideri molto più spirituali e legati al suo amore per Gesù. 

I fatti ci dimostrano che stiamo vivendo gli ultimi tempi prima del ritorno del Signore: Israele ha problemi quotidiani con i palestinesi. Zaccaria afferma che negli ultimi tempi Israele sarà una coppa di stordimento per tutto il mondo, e questo sta accadendo. Non è una terra ricca, tutt’altro, ma in essa c’è il luogo in cui sorgeva il tempio di Dio e la moschea, sacra per i musulmani. Gesù ha detto che, prima del suo ritorno, tutto il mondo sarebbe stato rivolto verso Israele, e sta accadendo così. I tempi in cui viviamo sono molto incerti: si parla di guerra, di armi nucleari e le persone hanno paura.

La Bibbia ci invita ad essere consacrati al Signore e ad essere attenti, dediti alla preghiera, perché i tempi parlano chiaro.

Chiediamoci perché siamo in questo luogo specifico: Romani 8 dice che ogni cosa coopera al bene per coloro che amano il Signore; nei Salmi è scritto che i passi dell’uomo giusto sono guidati dall’Eterno; quindi, il Signore guida la nostra vita e i nostri passi affinché siamo strumenti nelle sue mani per proclamare la sua parola alle persone.

Matteo 5:43-48.  Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". 44  Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, 45  affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46  Perché, se amate coloro che vi amano, che premio ne avrete? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 47  E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno altrettanto anche i pubblicani? 48  Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro, che è nei cieli". 

Gesù dice di amare tutti coloro che ci fanno del male, e per noi questo non è facile; inoltre, dobbiamo pregare per coloro che ci perseguitano. Non puntiamo il dito contro i fratelli ma preghiamo per loro e adoperiamoci per chiarire le situazioni che ci fanno soffrire: questo è ciò che Gesù ci chiede di fare. Sforziamoci di seguire la parola di Dio, anche quando è difficile. Siamo lenti alle critiche e maggiormente veloci nel pregare. Il Signore vuole che maturiamo in noi il medesimo sentimento che Egli nutre per le persone, ossia l’amore. Come Dio ci ha perdonato, anche noi dobbiamo essere benevoli verso gli altri; se il nostro rapporto con gli altri non è buono, neanche quello con Dio può esserlo.

Vs.6. Però non è che la parola di Dio sia caduta a terra; infatti non tutti i discendenti d’Israele sono Israele;

Il nome Israele è stato attribuito a Giacobbe. Egli era un imbroglione e un usurpatore; poi una notte ha lottato con l’angelo dell’Eterno ed ha vinto. Per questo Dio ha cambiato il suo nome in Israele, che vuol dire “principe con Dio”, uno soggetto a Dio. Quindi qui Paolo vuol dire, con un gioco di parole, che non tutti quelli che sembrano sottomessi a Dio lo siano in realtà. Già in Romani 2:28-29 aveva affermato che il vero giudeo è colui che loda Dio e che la circoncisione o l’essere discendenti di giudei non sono elementi importanti. Pertanto, non tutti i discendenti d’Israele lo sono realmente nel cuore, e non tutti i discendenti di Abramo sono veramente suoi figli spirituali.

Vs. 7-10. né per il fatto di essere stirpe d’Abraamo, sono tutti figli d’Abraamo; anzi: «É in Isacco che ti sarà riconosciuta una discendenza». 8  Cioè, non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della promessa sono considerati come discendenza.

 9  Infatti, questa è la parola della promessa: «In questo tempo verrò, e Sara avrà un figlio». 10  Ma c’è di più! Anche a Rebecca avvenne la medesima cosa quand’ebbe concepito figli da un solo uomo, da Isacco nostro padre;

I veri figli di Israele, i veri sottomessi a Dio, sono quelli nati secondo il principio della promessa della fede e vivono secondo le promesse di Dio

In Galati 4:21-28 Paolo racconta la storia di Sara e Aggar e spiega che cosa esse rappresentano. I fratelli della Galazia hanno creduto al vangelo predicato da Paolo, hanno ricevuto lo Spirito santo ed hanno visto miracoli e potenti operazioni. Dopo un po’ di tempo alcuni Giudei hanno cercato di far loro credere che la salvezza viene attraverso la circoncisione e l’adesione alla legge; non basta, quindi, il sacrificio di Cristo e per questo ad esso l’uomo deve aggiungere qualcosa di suo. Paolo scrive a questi fratelli, ispirato dallo Spirito santo, proprio per correggere questi errori.

21  Ditemi, voi che volete essere sotto la legge, non date ascolto alla legge? 22  Infatti sta scritto che Abrahamo ebbe due figli: uno dalla serva e uno dalla libera. 23  Or quello che nacque dalla serva fu generato secondo la carne, ma quello che nacque dalla libera fu generato in virtù della promessa. 24  Tali cose hanno un senso allegorico, perché queste due donne sono due patti: uno dal monte Sinai che genera a schiavitù, ed è Agar. 25  Or Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente; ed essa è schiava con i suoi figli. 26  Invece la Gerusalemme di sopra è libera ed è la madre di noi tutti. 27  Infatti sta scritto: "Rallegrati, o sterile che non partorisci! Prorompi e grida, tu che non senti doglie di parto, perché i figli dell’abbandonata saranno più numerosi di quelli di colei che aveva marito". 28  Ora noi, fratelli, alla maniera di Isacco, siamo figli della promessa. 

Dio promette ad Abramo una discendenza numerosa quanto le stelle attraverso Sara. Da lui è disceso Gesù. Da Aggar, invece, è nato Ishmaele, i cui discendenti sono i musulmani.

Nella nostra vita ci sono i frutti della promessa, alla quale noi dobbiamo solo credere per essere liberi e salvati. La legge, invece, rende l’uomo schiavo e scaduto dalla grazia.

Anche in Romani Paolo ci insegna che possiamo entrare a far parte della famiglia di Dio solo attraverso le Sue promesse, non grazie alla legge. Per questo dobbiamo fare attenzione a non essere come Abramo e Sara, i quali volevano adempiere alle promesse di Dio attraverso l’intervento umano; in questo modo, infatti, cadiamo nella religiosità e nel legalismo. Chi vuole far parte della famiglia di Dio deve essere come Isacco, ossia un frutto della promessa, perché tutto quello che Dio vuole da noi è la fede nella sua parola. Quando i discepoli hanno chiesto a Gesù come potevano fare la volontà di Dio, egli ha risposto di credere in lui, mandato da Dio. 

Mentre sulla terra la religione è piramidale, nel regno di Dio tale piramide è capovolta, in quanto Gesù è colui che sorregge tutti.

Isacco è stato un miracolo di Dio, Ishmaele è nato carnalmente. Anche le opere della nostra carne portano la rovina nella vita di ognuno di noi. Per questo l’unica cosa saggia da fare è quella di affidarci a Dio e credere in Lui.

Galati 4:29-31.   Ma, come allora colui che era generato secondo la carne perseguitava colui che era generato secondo lo Spirito, così avviene al presente. 30  Ma che dice la Scrittura? "Caccia via la schiava e suo figlio, perché il figlio della schiava non sarà erede col figlio della libera". 31  Così dunque, fratelli, noi non siamo figli della schiava ma della libera. 

A quel tempo i legalisti volevano imporre le proprie regole ai gentili; anche oggi accade che coloro che sono liberi da regole vengono oppressi da coloro che vivono sotto la legge (uso di alcuni indumenti, posizioni durante il culto…). Ma la salvezza umana non dipende dalle opere, bensì da ciò che Cristo ha compiuto per l’umanità.

Galati 4:31-5:1.   Così dunque, fratelli, noi non siamo figli della schiava ma della libera. 1  State dunque saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati, e non siate di nuovo ridotti sotto il giogo della schiavitù. 

Chi è nato da Aggar genera schiavitù: non possiamo essere salvati dalle opere della legge. La religione cattolica dice di vivere una vita buona e onesta, compiere alcune azioni (andare in chiesa, adempiere i sacramenti, confessarsi..) e poi forse ci sarà la salvezza oppure il purgatorio. Ed il sacrificio di Cristo? Egli è morto per noi ma è necessario compiere anche delle opere. Tuttavia Paolo dice che la strada delle opere è faticosa e infinita, inutile per portare la salvezza, ed inoltre crea in noi un occhio critico verso coloro che si comportano in modo difforme dal nostro.

Galati 5:2. Ecco, io, Paolo, vi dico che se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla.

Queste cose venivano predicate dagli ebrei ai gentili, asserendo che al sacrificio di Cristo bisogna aggiungere anche la circoncisione. Ma, così facendo, si rende vana l’opera di Cristo.

Galati 5:3. E daccapo attesto ad ogni uomo che si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta la legge. 

E’ impossibile adempiere ad ogni punto della legge perché è un giogo troppo pesante da sopportare. Anche per questo dobbiamo stare attenti a puntare il dito contro gli altri, perché con la stessa misura potremmo essere giudicati noi.

Galati 5:4. Voi, che cercate di essere giustificati mediante la legge, vi siete separati da Cristo; siete scaduti dalla grazia. 

Chi cammina nel legalismo, grazie alle proprie forze, è fuori dalla grazia di Dio, separato da Cristo. Seguire ogni punto della legge, ogni attimo della propria vita, è impossibile, e per questo è un tentativo inutile. Non possiamo fare nulla per ottenere la salvezza, e per questo dobbiamo rendere continuamente grazie a Dio per quanto ha fatto per noi.

Quindi: i veri figli di Dio sono coloro che credono alle sue promesse. Questo concetto per gli ebrei era incomprensibile, in quanto essi credevano fermamente al fatto di dover rispettare la legge di Mosè: essi credevano di essere il popolo eletto, di avere la legge e i profeti ed attendevano ancora il Messia. Tuttavia Paolo dice che le loro convinzioni non sono esatte perché tutte le persone possono essere figli di Dio se credono in lui.

Entrando a Gerusalemme, Gesù è stato accolto dai fanciulli, i quali gridavano: “Osanna, Osanna al figlio di Davide”, ma i farisei cercavano di farli tacere. Allora Gesù disse loro che se i bambini non lo avessero accolto così, lo avrebbero fatto le pietre. In un altro passo la Bibbia dice che non bisogna gloriarsi per il fatto di essere figli di Abramo, perché Dio potrebbe far nascere figli di Abramo dalle pietre.

Quindi la salvezza è un fatto personale e non è legata ad un gruppo di appartenenza; Dio ha solo figli, ossia tutti coloro che credono in lui hanno uguale dignità ai suoi occhi.

Ora Paolo parla di Giacobbe ed Esaù, per spiegare che Dio ha stabilito la sorte di alcune persone  in virtù della sua sovranità, anche se noi non ne comprendiamo il motivo.

Il cap. 9 di Romani parla delle promesse di Dio sulla terra e non della vita eterna; può sembrare, infatti, che venga spiegato che alcune persone sono condannate all’inferno, mentre altre hanno il premio della vita eterna. 

Vs. 10-12. E non solo questo, ma anche Rebecca concepì da un solo uomo, Isacco nostro padre. 11  poiché, prima che i gemelli fossero nati e che avessero fatto del bene o del male (affinché rimanesse fermo il proponimento di Dio, secondo elezione,

 12  che dipende non da opere, ma da colui che chiama) le fu detto: «Il maggiore servirà il minore»;

Il versetto 13 non va incluso in questi passi, perché altrimenti si potrebbe intendere che Dio ha amato Giacobbe ed odiato Esaù prima ancora della loro nascita; Paolo, invece, qui sta solamente affermando che la scelta di Dio a favore di Giacobbe, prima ancora della sua nascita, era giusta, dal momento che Esaù ha dimostrato di essere una persona molto carnale. Dio conosce i fatti prima del loro verificarsi, in quanto egli vive fuori dal tempo, ed è in grado di vedere in un momento l’intera storia dell’umanità.

 

Vs. 13.   com’è scritto: «Ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù». 

Questo passo non è riportato in Genesi, ma in Malachia, ed è stato scritto 1000 anni dopo la vita di questi due fratelli; quindi non è una profezia, ma la dimostrazione della lungimiranza di Dio, il quale compie le proprie scelte in modo giusto. Inoltre, il contesto indica che si riferiva alle nazioni di Israele e di Edom, non ai loro predecessori. Israele era la nazione eletta, mentre Edom aveva scatenato l’ira di Dio a causa della sua condotta tutt’altro che fraterna nei confronti di Israele, quando quest’ultima era in disgrazia.

Dio desidera la salvezza per tutti gli uomini.

Ebrei 12:15-17.   badando bene che nessuno rimanga privo della grazia di Dio e che non spunti alcuna radice di amarezza, che vi dia molestia e attraverso la quale molti vengano contaminati; 16  e non vi sia alcun fornicatore o profano, come Esaù, che per una vivanda vendette il suo diritto di primogenitura. 17  Voi infatti sapete che in seguito, quando egli volle ereditare la benedizione, fu respinto, benché la richiedesse con lacrime, perché non trovò luogo a pentimento. 

Anche qui si parla delle benedizioni che Esaù e Giacobbe ebbero sulla terra e non del loro destino eterno. Dio conosceva la carnalità di Esaù, prima ancora della sua nascita; egli, infatti, rinunciò alla primogenitura, ossia alle benedizioni di Dio, in cambio di una zuppa, quindi per soddisfare la propria carne.

Anche oggi molte persone non si convertono al Signore, nonostante le sue offerte siano meravigliose: la comunione intima con Dio, la vita eterna, la guida dello Spirito Santo…; ma tutto ciò è contro la carne; chi segue la carne non alimenta lo Spirito.

Quindi: da Giacobbe è nato il Messia, perché più spirituale di suo fratello.

Il cap. 9 parla della sorte terrena delle persone. Dio, infatti, vuole che tutti gli uomini abbiano la salvezza.

Ezechiele 33:11.  Di’ loro: Com’è vero che io vivo", dice il Signore, l’Eterno, "io non mi compiaccio della morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie. Perché mai dovreste morire, o casa d’Israele? 

Dio desidera che gli uomini si convertano, affinché abbiano la vita eterna.

Giovanni 3:16-18.  Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 

  1. Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18  Chi crede in lui non è condannato ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.

Giovanni 5:24. In verità, in verità vi dico: Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna, e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. 

Giovanni 7:37-38.  Or nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù si alzò in piedi ed esclamò dicendo: "Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva". 

Giovanni 6:37.  Tutto quello che il Padre mi dà verrà a me; e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, 

2 Pietro 3:9.  Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento. 

Romani 10:13.  Paolo cita Gioele: Infatti: "Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato". 

Da tutti questi versetti comprendiamo come la salvezza sia a disposizione di tutti. Però Dio ha scelto determinati uomini per svolgere alcuni compiti, in base alle attitudini personali ed al volere di Dio, che ci conosce da sempre.

Oltre all’esempio di Esaù e Giacobbe, Paolo fa quello su Mosè e il faraone:

vs. 14-15. Che diremo dunque? Vi è forse ingiustizia in Dio? No di certo!15.Poiché egli dice a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione». 

Ancora una volta non parla del destino eterno, in quanto Dio ha dimostrato misericordia verso tutti noi, peccatori e condannati, avendo inviato suo figlio Gesù a salvarci. Al tempo di Mosè, ad esempio, Dio aveva fatto un patto col popolo di Israele: egli sarebbe stato il loro Dio e si sarebbe preso cura di loro, ed in cambio quegli uomini sarebbero stati il suo popolo, obbedendo a lui e seguendo le sue vie. Ma poco dopo, quando Mosè era sul monte Sinai, il popolo ha costruito un vitello d’oro e lo hanno adorato. Dio, in base al patto stipulato, avrebbe dovuto sterminarli, invece ebbe pietà.

Vs. 16.  Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. 

Questo versetto non esclude il volere umano, in quanto tutti siamo dotati del libero arbitrio. Paolo qui afferma che non esiste persona che, grazie ai propri sforzi fisici o mentali, possa salvarsi senza passare per il sangue di Gesù.

Vs. 17-20.  Dice infatti la Scrittura al Faraone: "Proprio per questo ti ho suscitato, per mostrare in te la mia potenza e affinché il mio nome sia proclamato in tutta la terra". 18  Così egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole. 19  Tu mi dirai dunque: "Perché trova ancora egli da ridire? Chi può infatti resistere alla sua volontà?". 20  Piuttosto chi sei tu, o uomo, che disputi con Dio? La cosa formata dirà a colui che la formò: "Perché mi hai fatto così?".

I critici affermano che allora, in base a quanto detto, chi si comporta secondo il male fa precisamente la volontà di Dio. Ma in Esodo 5:2   Ma il Faraone rispose: "Chi è l’Eterno che io debba ubbidire alla sua voce e lasciar andare Israele Io non conosco l’Eterno e non lascerò andare Israele".  Il faraone sfida Dio, non riconoscendone l’autorità; per questo Dio vuole raccogliere la sfida e dimostrargli la propria potenza.

Chiunque sfida l’Eterno vedrà la sua potenza.

Non possiamo chiedere a Dio perché ci ha creati in questo modo, perché egli è il creatore onnisciente e onnipotente, e a lui spettano tutte le decisioni. Anche se non comprendo la motivazione delle sue decisioni, il solo fatto di sapere che egli mi ha amato al punto di dare il suo figlio per me, mi induce ad essere certa che ogni sua decisione è la migliore. 

I vasi di gloria sono quelli che sono malleabili nelle mani di Dio, mentre gli altri finiranno all’inferno; non per volere di Dio, però, perché egli desidera che ogni uomo arrivi alla salvezza, bensì per volontà umana.

Vs.21-23.  Non ha il vasaio autorità sull’argilla, per fare di una stessa pasta un vaso ad onore e un altro a disonore? 22  E che dire se Dio, volendo mostrare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con molta pazienza i vasi d’ira preparati per la perdizione? 23  E questo per far conoscere le ricchezze della sua gloria verso dei vasi di misericordia, che lui ha già preparato per la gloria, 

Nel cap. 8 Paolo dice che Dio fin dalla creazione del mondo ha conosciuto tutte le persone che sarebbero nate sulla terra nei secoli; ha anche saputo da sempre chi sono coloro che avrebbero accettato Gesù come salvatore e chi, invece, lo avrebbero rifiutato.

Il piano salvifico di Dio, comunque, riguarda tutto il mondo. Ha avuto inizio con Israele, ma poi si è esteso all’intera umanità.

Il cap. 9 è dedicato agli israeliti.

vs. 24-26.  cioè noi che egli ha chiamato, non solo fra i Giudei ma anche fra i gentili? 25 Come ancora egli dice in Osea: "Io chiamerò il mio popolo quello che non è mio popolo, e amata quella che non è amata. 26  E avverrà che là dove fu loro detto "Voi non siete mio popolo", saranno chiamati figli del Dio vivente". 

Questo concetto non era facilmente comprensibile per i giudei di allora perché, ritenendosi il popolo eletto, consideravano impuri tutti gli altri e assolutamente separati dalla grazia del Signore. Avvicinare i gentili rendeva impuro ogni israelita. Ma grazie al volere di Dio anche noi oggi siamo figli del Dio vivente ed eredi secondo la promessa.

Vs. 27-33.  Ma Isaia esclama riguardo a Israele: "Anche se il numero dei figli d’Israele fosse come la sabbia del mare, solo il residuo sarà salvato". 28  Infatti egli manda ad effetto la decisione con giustizia, perché il Signore manderà ad effetto e accelererà la decisione sopra la terra. 29  E come Isaia aveva predetto: "Se il Signore degli eserciti non ci avesse lasciato un seme, saremmo diventati come Sodoma e saremmo stati simili a Gomorra". 30  Che diremo dunque? Che i gentili, che non cercavano la giustizia, hanno ottenuta la giustizia, quella giustizia però che deriva dalla fede, 31  mentre Israele, che cercava la legge della giustizia, non è arrivato alla legge della giustizia. 32  Perché? Perché la cercava non mediante la fede ma mediante le opere della legge; essi infatti hanno urtato nella pietra d’inciampo. 33  come sta scritto "Ecco, io pongo in Sion una pietra d’inciampo e una roccia di scandalo, ma chiunque crede in lui non sarà svergognato".

Gesù è la pietra di inciampo, colui che è stato rigettato ma che è divenuto pietra angolare, il figlio del Dio vivente; su di lui è stata edificata la chiesa perché è l’agnello, colui che è stato sacrificato per i nostri peccati. Israele cercava la giustificazione attraverso le opere e per questo non riusciva a capire che, invece, bastava credere in Gesù. Solo così possiamo essere lavati dai peccati e giustificati: solo per fede. Non esiste azione umana che possa farci guadagnare la vita eterna: per questo Dio ha mandato suo figlio tra di noi, allo scopo di regalarci ciò che con i nostri meriti non potremmo mai ottenere.

Ancora oggi Israele attende la venuta del Messia, un uomo potente che regnerà da Gerusalemme e sottometterà tutte le altre nazioni; egli avrà uno scettro di ferro. Per questo motivo essi accetteranno l’anticristo, un uomo politico potente che organizzerà tutti i governi del mondo e che verrà adorato perché considerato il Messia.

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