Romani 8
Cap.8
Tutto il capitolo 8 parla della vittoria dello Spirito, il quale ci libera dal peccato e dalla morte.
Questo può avvenire solo se smettiamo di cercare una soluzione con le nostre forze e ci affidiamo a Gesù.
La vittoria dello Spirito.
Vs.1 Ora dunque non vi è alcuna condanna (=punizione) per coloro che sono in Cristo Gesù, (AMEN!) ( i quali non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito) (la parte messa tra le due parentesi non esiste nell’originale ed è stata ripresa dal versetto 4).,
Se siamo figlioli di Dio la condanna non è più sopra di noi.
Vs.2-4. perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. 3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, 4 affinché la giustizia della legge si adempia in noi che non camminiamo secondo la carne, ma secondo lo Spirito.
Quando Gesù è morto in croce, ha cancellato i nostri peccati, e ci ha liberato completamente. Egli era l’agnello senza peccato, per cui ha adempiuto la legge nella carne, per noi. Egli era giusto, ma ha preso i nostri peccati su di sé ed è stato giudicato al posto nostro. Su di noi ha versato la sua giustizia, per cui ha vinto il peccato in noi. Per questo motivo la vittoria per una vita di santità non è nelle nostre azioni, ma in Gesù. Chi si affida alle proprie forze combatte una battaglia perduta in partenza. Al contrario, chi fa proprie le potenzialità messe a disposizione del cristiano, “in Cristo Gesù” sarà più che vincitore. Quindi non vi è più alcuna ragione per vivere un’esistenza faticosa, sotto il giogo del peccato e della morte. In Cristo abbiamo la vittoria che conduce alla vita eterna. Il battesimo cristiano è “in Cristo” perché il credente muore con Lui, è sepolto con Lui e risorge con Lui.
La vittoria avviene tramite lo Spirito di Dio, il quale contrasta il peccato e lo riduce in soggezione. Ogni giorno il credente vive il conflitto tra il voler vivere secondo la via indicata da Cristo e l’essere soggetto al peccato. Tuttavia, la presenza dello Spirito tiene sotto controllo la situazione e contrasta l’opera del maligno.
La condanna.
Alcune persone credono che Dio condanni solo coloro che commettono i peccati più gravi; chi si comporta in modo moralmente accettabile può sperare nella vita eterna.
La Bibbia insegna che non è così:
Giovanni 3: 16-18. Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17 Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18 Chi crede in lui non è condannato, ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. Qui risulta in modo chiarissimo che la salvezza non dipende dalle azioni umane, buone o malvagie che siano, bensì dall’aver creduto o meno al figlio di Dio. Infatti, tutti siamo stati condannati perché la nostra natura è peccaminosa; tuttavia il credere a Gesù ci dà la vita eterna. Dio chiederà ad ogni essere umano se ha ricevuto o rifiutato Gesù nella propria vita. 19 Ora il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20 Infatti chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprovate; 21 ma chi pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio".
Quando la luce di Dio ha cominciato a brillare nella nostra vita, abbiamo visto la sporcizia presente in noi; essendo ovvia la condanna, abbiamo dovuto prendere una decisione, ossia se seguire la luce o se rifiutarla. Rigettando Gesù si ha la condanna.
Grazie al sacrificio di Cristo, i nostri peccati sono stati totalmente cancellati, dimenticati da Dio, e la condanna non esiste più.
Questo capitolo di Romani dice che per i figli di Dio il passato è stato cancellato, che nel presente ogni cosa coopera per il nostro bene e che ( vs. 38 e 39) neanche le cose che accadranno nel futuro potranno separarci dall’amore di Cristo.
La nostra carne è ancora legata al peccato, ma lo Spirito che è in noi ci libera da questo legame. Agli occhi di Dio noi sismo stati crocifissi con Cristo e, pertanto, il nostro vecchio uomo non esiste più. Tuttavia, se facciamo diminuire la guida dello Spirito Santo e confidiamo maggiormente nelle nostre azioni, certamente cadremo nuovamente in peccato e in tentazione.
Attraverso la nostra carne non riusciremo mai ad adempiere alla legge di Dio in quanto è umanamente impossibile rispettarla in ogni suo punto. Ma in Cristo abbiamo già centrato l’obiettivo e non dobbiamo più lottare per alcuna cosa.
Colossesi 2:13-14. E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati. 14 Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce;
Gesù ha inchiodato sulla croce tutti i comandamenti che erano contro di noi e che ci condannavano, quando è morto per noi.
2 Corinzi 5:20-21. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro, e noi vi esortiamo per amore di Cristo: Siate riconciliati con Dio. 21 Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui.
Gesù era l’agnello senza peccato, ma ha preso su di sé i nostri peccati; così in lui noi siamo divenuti giustizia per Dio e, quindi, siamo già salvati.
Vs.5-6. Infatti coloro che sono secondo la carne volgono la mente alle cose della carne, ma coloro che sono secondo lo Spirito alle cose dello Spirito. 6 Infatti la mente controllata dalla carne produce morte, ma la mente controllata dallo Spirito produce vita e pace.
Galati 5:16. Or io dico: Camminate secondo lo Spirito e non adempirete i desideri della carne,
Galati 5:25. Se viviamo per lo Spirito, camminiamo altresì per lo Spirito,
Paolo racconta come viene attuato il cammino di libertà nello Spirito; afferma che la mente carnale è la morte, mentre quella dello Spirito porta alla vita.
L’essere umano è composto da tre parti: corpo, spirito ed anima.
L’anima include il carattere e la sua mente, ossia la personalità.
Lo spirito ci permette la comunione con Dio.
Quando Adamo ed Eva sono stati creati, al primo posto c’era lo spirito, ossia la comunione con Dio, poi l’anima ed infine il corpo. Ma Adamo ha seguito la sua carne e, pertanto, questo ordine è stato capovolto: carne, anima e spirito. Tutti coloro che non sono figlioli di Dio sono così; anzi, per molte persone lo spirito è morto.
Chi sfama la carne riceverà la morte, ma chi ciba lo spirito mediante la parola di Dio avrà vita e pace. Ogni giorno bisogna concentrarsi sulla parola di Dio, anche se per un tempo breve, al fine di nutrire con essa la nostra mente. La vita di ogni giorno non ci dà nulla che possa arricchire il nostro spirito; anzi, al contrario, ogni cosa va nella direzione opposta. Per questo dobbiamo aggrapparci alla parola di Dio, la quale può contrastare gli input negativi e nutrirci come a noi serve.
Vs.7. Per questo la mente controllata dalla carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomessa alla legge di Dio e neppure può esserlo.
Se cerchiamo la santità attraverso le nostre forze, siamo destinati alla sconfitta certa. Chi è figlio di Dio non deve fare nulla di più ed è già giusto davanti a Dio. Tuttavia ogni giorno dobbiamo scegliere se cibare il corpo o la carne. Il nostro cammino deve tendere a portarci dalla dimensione descritta in Rom. 7 (faccio quello che non vorrei…) a quella di Rom. 8 (lo spirito guida ma mia vita). Se ogni giorno preghiamo Dio, anche pochi minuti, lo facciamo per stare un po’ con Lui e cibare il nostro spirito, non per ottenere la salvezza, che abbiamo già.
Dio vuole che la nostra mente sia comandata dallo spirito, per darci la pace; al contrario, il diavolo vuole essere colui che domina ogni nostro pensiero, per condurlo nella direzione voluta e secondo la carne.
Vs. 8-9. Quindi quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio. 9 Se lo Spirito di Dio abita in voi, non siete più nella carne ma nello Spirito.
Per Dio non siamo più nella carne, ma nello Spirito; infatti, in Romani 6:6 e segg. la carne è morta, crocifissa con Cristo. Per questo le tentazioni possono essere rigettate, essendo noi ora liberi in Cristo. Quando noi ricadiamo nei nostri peccati, lo facciamo solo perché non abbiamo compreso appieno che Gesù ci ha liberato.Ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, non appartiene a lui. Se non abbiamo lo Spirito santo vuol dire che non siamo figlioli di Dio, che i nostri peccati non sono stati cancellati e che andremo all’inferno.Non è importante la denominazione religiosa a cui si fa capo, ma l’avere il figlio di Dio in noi. Chi ha il figlio ha la vita. Chi è nato da Dio è un Suo figliolo; anche se non parla in lingue.
Vs.10. Se Cristo è in voi, certo il corpo è morto (=rimane soggetto alla morte, salario del peccato) a causa del peccato, ma lo Spirito è vita a causa della giustizia.
Il credente ha in sé Cristo risorto. Anche se il corpo è ancora soggetto al peccato, tuttavia lo Spirito abita nell’uomo che crede in Gesù, e gli dona la vita eterna.
Vs. 11. E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che risuscitò Cristo dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali mediante il suo Spirito che abita in voi.
La carnalità non si esprime solo nei grandi peccati (fornicazione, omicidio,…), ma anche nell’indirizzare in tal senso la propria vita (soldi, casa, cibo, bere, vestire…). Se queste cose sono al primo posto ci danno la morte, mentre nello spirito ci sono la vita e la pace. Mettiamo al primo posto le cose di Dio, ed il resto sarà sopraggiunto.
Vs.12-13. Perciò, fratelli, noi siamo debitori non alla carne per vivere secondo la carne, 13 perché se vivete secondo la carne voi morrete; ma se per mezzo dello Spirito fate morire le opere del corpo, voi vivrete.
Se lo spirito di Dio, che ha resuscitato Gesù Cristo dai morti, vivrà in noi, allora nell’uomo c’è la potenza per mortificare le opere della carne; ma è solo in virtù dello spirito e non per altri mezzi. Non per potenza, né per forza, ma per il mio Spirito, dichiara l’Eterno.
Lo Spirito Santo che è in noi è colui che ha saputo creare tutto l’universo; certamente è in grado di farci superare anche i nostri peccati. Egli è colui che ci fa amare gli altri, in modo che i cristiani siano riconoscibili per l’amore che nutrono gli uni per gli altri. Gesù in Matteo 7 ha detto che molti andranno da lui nel giorno del giudizio, e gli diranno di aver fatto potenti opere nel suo nome, prodigi, miracoli e guarigioni; ed egli risponderà di non averli mai conosciuti. Molti commettono l’errore di rincorrere un uomo, ritenendolo usato da Dio per il fatto che compie dei segni prodigiosi; essi, infatti, non danno la garanzia sulla persona che li compie, perché la Bibbia dichiara che negli ultimi tempi verranno falsi profeti e falsi dottori, faranno segni e prodigi e inganneranno anche gli eletti; la prova che ci fa capire realmente se una persona è figlia di Dio è data dai frutti dello Spirito: mansuetudine, umiltà…Questa è la potenza di Dio. Da questi segni si comprende che una persona è diversa dagli altri e che ha qualcosa di più.
Vs.14. Poiché tutti quelli che sono condotti dallo Spirito di Dio sono figli di Dio.
Dice che non siamo debitori alla carne, ma non che siamo debitori allo Spirito. Si potrebbe pensare che se non siamo debitori alla carne, automaticamente lo siamo a Dio, ma non è così: divenendo figlioli di Dio, vediamo che i nostri debiti vengono cancellati. Il nostro agire non nasce da un obbligo, al fine di guadagnare qualcosa, perché abbiamo già raggiunto l’obiettivo.
Vs.15. Voi infatti non avete ricevuto uno spirito di schiavitù per cadere nuovamente nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione per il quale gridiamo: "Abba, Padre".
Lo spirito di schiavitù nasceva dall’essere sotto alla legge e dal dover piacere a Dio; l’obbedienza non nasceva dall’amore per Dio, ma dalla paura.Il sentimento nato da quella situazione, quindi, è la paura (di Dio, dell’inferno, di sbagliare…). Ma i figli di Dio non hanno più paura perché sono stati adottati e sono divenuti figli a tutti gli effetti.
1 Corinzi 2:12. Ora noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio, affinché conosciamo le cose che ci sono state donate da Dio.
2 Timoteo 1:7. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di paura, ma di forza, di amore e di disciplina.
Lo spirito di adozione è chiamato in questo modo perché chi è guidato dallo Spirito di Dio è figlio di Dio.
Galati 3:26. perché voi tutti siete figli di Dio per mezzo della fede in Cristo Gesù.
Lo Spirito dona ai credenti la possibilità di gustare in anticipo quello stato di cui godranno appieno dopo la resurrezione. Nel cristiano regna lo stesso Spirito che era in Cristo, al punto che anche l’uomo può chiamare Dio “Padre”, come faceva Gesù.
“Abbà! Padre!” è presente anche in Marco 14:36 e in Galati 4:6.
Abbà è un termine aramaico che indica la familiarità che è tipica dei figli verso il padre. Qui sottolinea la familiarità esistente tra i cristiani romani e tra i Galati con Dio.
Efesini 1:13-14. In lui anche voi, dopo aver udita la parola della verità, l’evangelo della vostra salvezza, e aver creduto, siete stati sigillati con lo Spirito Santo della promessa; 14 il quale è la garanzia della nostra eredità, in vista della piena redenzione dell’acquistata proprietà a lode della sua gloria.
Lo Spirito Santo è la caparra che Dio ha dato per garantire che verrà a saldare il suo debito, ossia che siamo una sua proprietà; è il suo sigillo su di noi e nessuno lo può annullare. “Abba” è l’equivalente di papà, e dimostra la confidenza tra il credente e Dio, se c’è la maturità spirituale e la confidenza con Dio.
Vs. 16-17. Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio. 17 E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati.
Siamo eredi di Dio e erediteremo ogni cosa. Per questo, vivendo oggi sulla terra, non dobbiamo invidiare le persone che godono di ricchezze maggiori delle nostre, perché noi siamo figli del Re dei Re, del Signore dei Signori:
Salmo 37:1-5 e 10-13. Di Davide. Non adirarti a causa dei malvagi; non aver invidia di quelli che agiscono perversamente;
2 perché presto saranno falciati come il fieno e appassiranno come l’erba verde.
3 Confida nel SIGNORE e fa’ il bene; abita il paese e pratica la fedeltà.
4 Trova la tua gioia nel SIGNORE, ed egli appagherà i desideri del tuo cuore.
5 Riponi la tua sorte nel SIGNORE; confida in lui, ed egli agirà.
10 Ancora un po’ e l’empio scomparirà; tu osserverai il luogo dove si trovava, ed egli non ci sarà più.
11 Ma gli umili erediteranno la terra e godranno di una gran pace.
12 L’empio tende insidie al giusto e digrigna i denti contro di lui.
Il Signore ride dell’empio, perché vede avvicinarsi il giorno della sua rovina.
I figli di Dio erediteranno ogni cosa, giudicheranno gli angeli e vivranno al fianco di Dio per l’eternità, seduti alla destra di Dio, in Cristo.
Siamo eredi di Dio, coeredi di Cristo; siamo fratelli e sorelle di Gesù, membri intimi della sua famiglia; non abbiamo in noi lo spirito di schiavitù, non paura di Dio perché abbiamo ricevuto lo spirito di adozione, grazie al quale gridiamo : “Abba Padre”. La parola “abba”(=papà) denota proprio questo rapporto intimo con Dio, il quale ce lo mostra come un padre amoroso, vicino a noi. Alla sua presenza possiamo andare con qualunque richiesta, sicuri che verremo ascoltati ed esauditi, se ciò che chiediamo è secondo la volontà di Dio.
Dentro di noi sappiamo di essere figlioli di Dio, perché lo spirito che è in noi ce lo conferma.
Con Cristo noi soffriremo per il Signore, ma la parola dice che nelle persecuzioni dobbiamo considerarci beati.
La gloria futura.
Vs.18. Io ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non sono affatto da eguagliarsi alla gloria che sarà manifestata in noi.
Paolo parla della sofferenza, conseguenza del peccato di Adamo. La gloria di Dio non sarà solamente vista da noi, ma sarà qualcosa di cui faremo parte: Paolo dice che ora vediamo Dio solo parzialmente, ma un giorno lo vedremo come egli è e parteciperemo alla sua gloria, essendo come lui. Saremo uno con Dio.
Ma anche in questa vita Dio vuole manifestare in noi la sua gloria, anche attraverso le sofferenze.
Luca 6:22-23. Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, vi scomunicheranno e vitupereranno, e bandiranno il vostro nome come malvagio, a causa del Figlio dell’uomo. 23 Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché ecco, il vostro premio è grande in cielo, nello stesso modo infatti i loro padri trattavano i profeti.
Lo stesso Paolo ha vissuto numerose persecuzioni e sofferenze fisiche, tuttavia le ha viste nella prospettiva della gloria futura e si è rallegrato in essa.
Quando arriverà il giorno della gloria, essa si manifesterà universalmente per tutto il popolo di Dio. Già ora vi è qualche piccola anticipazione: Paolo afferma che vi è uno splendore particolare nella chiesa, intesa come unione dei credenti.
Non solo il popolo di Dio aspetta la gloria futura, ma tutta la creazione parteciperà al suo manifestarsi.
Vs.19-23. Infatti il desiderio intenso della creazione aspetta con bramosia la manifestazione dei figli di Dio, 20 perché la creazione è stata sottoposta alla vanità non di sua propria volontà, ma per colui che ve l’ha sottoposta, 21 nella speranza che la creazione stessa venga essa pure liberata dalla servitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. 22 Infatti noi sappiamo che fino ad ora tutto il mondo creato geme insieme ed è in travaglio. 23 E non solo esso, ma anche noi stessi, che abbiamo le primizie dello Spirito, noi stessi, dico, soffriamo in noi stessi, aspettando intensamente l’adozione, la redenzione del nostro corpo.
Tutto il creato geme ed è in travaglio in attesa dello stato eterno, del ritorno di Gesù e della cancellazione del peccato dalla terra. La schiavitù è entrata nel mondo con il peccato commesso da Adamo ed Eva, i quali si sono ribellati a Cristo, permettendo la comparsa della morte: terremoti, tragedie, ecc. esistono per colpa di Adamo e di tutti noi, che abbiamo ereditato la sua stessa natura. La maledizione ha colpito la terra in Genesi 3, dove ciò avvenne per colpa di Adamo, ed avrà termine in Apocalisse 22, dove finalmente viene per sempre revocata.
Tutta la natura è stata creata buona, e l’uomo è parte di essa. E’ stata sottoposta al peccato, ma da esso sarà liberata.
Vs. 24-28. Perché noi siamo stati salvati in speranza (=la salvezza è già nostra, anche se ne godremo appieno in futuro); or la speranza che si vede non è speranza, poiché ciò che uno vede come può sperarlo ancora? 25 Ma se speriamo ciò che non vediamo, l’aspettiamo con pazienza. 26 Nello stesso modo anche lo Spirito sovviene alle nostre debolezze, perché non sappiamo ciò che dobbiamo chiedere in preghiera, come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con sospiri ineffabili. 27 E colui che investiga i cuori conosce quale sia la mente dello Spirito, poiché egli intercede per i santi, secondo la volontà di Dio. 28 Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento.
Paolo ha già detto che le sofferenze che viviamo in questa vita non sono eguagliabili alla gloria che sarà manifestata in noi, poi ha parlato delle sofferenze del mondo, ed ora dice che tutte le cose cooperano per il nostro bene.
Ogni giorno della nostra vita dobbiamo afferrare questa certezza: se siamo figlioli di Dio, egli userà ogni cosa che ci accade per il nostro bene, anche le sofferenze. Infatti, “la pioggia cade sui giusti e sugli ingiusti”: anche i figli di Dio si ammalano, muoiono, soffrono, ma a differenza degli altri esseri umani hanno il Signore vicino a loro.
Quando una persona non convertita sta per morire, ad esempio, i suoi familiari vivono solamente la disperazione, perché nel loro cuore c’è il senso della fine e non c’è alcuna speranza. I credenti, invece, sanno che stanno andando dal loro papà e alla gloria eterna.
La storia di Giuseppe (genesi) ne è un esempio eclatante.
Leggiamo la risposta che egli diede ai suoi fratelli, quando da essi si fece riconoscere:
Genesi 45:4-7. Allora Giuseppe disse ai suoi fratelli: Deh, avvicinatevi a me!". Quelli si avvicinarono, ed egli disse: Io sono Giuseppe, vostro fratello, che voi vendeste perché fosse condotto in Egitto. 5 Ma ora non vi contristate e non vi dispiaccia di avermi venduto perché io fossi condotto quaggiù, poiché DIO mi ha mandato davanti a voi per conservarvi la vita. 6 Infatti è già due anni che vi è carestia nel paese; e ci saranno altri cinque anni, durante i quali non vi sarà né aratura né messe. 7 Ma DIO mi ha mandato davanti a voi perché sia conservato per voi un residuo sulla terra, e per salvarvi la vita con una grande liberazione.
Giuseppe si riconosce figliolo di Dio. Comprende che Egli ha permesso la realizzazione di questi fatti terribili nella sua vita per uno scopo e che è sempre stato vicino a questo suo figlio.
Genesi 50:20. Voi avete macchinato del male contro di me; ma DIO ha voluto farlo servire al bene, per compiere quello che oggi avviene: conservare in vita un popolo numeroso.
Visto il susseguirsi dei fatti disastrosi della propria vita, Giuseppe avrebbe potuto dubitare delle promesse di Dio (v. il sogno fatto da Giuseppe in Gen. 37:5 e seguenti), mentre invece ha sempre creduto in Lui e nel suo amore. Il libro di Genesi, nel raccontare la storia di Giuseppe, al termine di ogni accadimento dice sempre: “E il Signore era con lui”.
Questa frase dovremmo applicarla anche alla nostra vita: quando ci accade qualcosa di difficile dobbiamo pensare: “Il Signore è con me”.
Marco 4:35-41. Or in quello stesso giorno, fattosi sera, disse loro: "Passiamo all’altra riva". 36 E i discepoli, licenziata la folla, lo presero con loro, così come egli era, nella barca. Con lui c’erano altre barchette. 37 Si scatenò una gran bufera di vento e le onde si abbattevano sulla barca, tanto che questa si riempiva. 38 Egli intanto stava dormendo a poppa, su un guanciale. Essi lo destarono e gli dissero: "Maestro, non t’importa che noi periamo?". 39 Ed egli, destatosi, sgridò il vento e disse al mare: "Taci e calmati!". E il vento cessò e si fece gran bonaccia. 40 Poi disse loro: "Perché siete voi così paurosi? Come mai non avete fede?". 41 Ed essi furono presi da gran timore e dicevano tra loro: "Chi è dunque costui al quale anche il vento e il mare ubbidiscono?".
Tante volte anche noi pensiamo che il Signore ci abbia dimenticato, che non veda le nostre sofferenze o che non si interessi della nostra situazione. Ma se Gesù ci fa delle promesse, certamente poi le manterrà. In questo caso egli aveva detto di andare all’altra riva del lago (vs. 35), per cui i suoi discepoli non correvano alcun pericolo, anche se imperversava una tempesta.
In Romani 8:29 Gesù ci fa delle promesse, che certamente porterà a compimento.
Poiché quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli.
Noi saremo conformati all’immagine di Gesù, perché Dio lo ha detto e così sarà.
Durante la tempesta Gesù dormiva e si stupisce della poca fede dei suoi discepoli, dicendo che egli era con loro e per questo motivo essi erano al sicuro. Egli comanda il vento e il mare, non è alla loro mercé, e per questo non bisogna temere. Se vediamo davanti a noi una bufera, dobbiamo aggrapparci a Gesù, perché egli ci ha fatto delle promesse e le manterrà.
Giobbe 23:8-10. Ecco, vado ad oriente, ma là non c’è; ad occidente, ma non lo scorgo; 9 opera a settentrione, ma non lo vedo; si volge a mezzogiorno, ma non riesco a vederlo. 10 Ma egli conosce la strada che io prendo; se mi provasse, ne uscirei come l’oro.
Il Signore è all’opera attorno a noi, anche se non lo vediamo o non lo percepiamo. Pensiamo: “Signore dove sei?” perché non lo vediamo, ma per fede Giobbe sa che Egli era con lui e che stava operando nella sua vita, raffinandolo e perfezionandolo, conformandolo all’immagine di Gesù Cristo.
Quindi: tutto procede secondo il piano di Dio, anche nella nostra vita, e per il nostro bene.
Come facciamo ad essere sicuri di questo?
Vs. 29-30. Poiché(=perché) quelli che egli ha preconosciuti, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del suo Figlio affinché egli sia il primogenito fra molti fratelli. 30 E quelli che ha predestinati, li ha pure chiamati, quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati e quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati.
Dio ci ha:
Preconosciuti
Predestinati
Chiamati
Giustificati
Glorificati.
Queste cinque parole in un certo senso coprono tutta l’eternità.
Efesini 1:3-5. Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, 4 allorché in lui ci ha eletti prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e irreprensibili davanti a lui nell’amore, 5 avendoci predestinati ad essere adottati come suoi figli per mezzo di Gesù Cristo secondo il beneplacito della sua volontà,
Prima della fondazione del mondo, Dio già ci conosceva;
già da allora Egli aveva ideato il suo piano di salvezza per noi, tramite Gesù Cristo;
creando Adamo Egli già sapeva che sarebbe caduto nel peccato.
Per questo possiamo sapere che anche nella nostra vita ogni cosa è sotto il suo controllo e coopera per il nostro bene.
Preconosciuti: nell’eternità passata
Predestinati: nell’eternità passata
Chiamati: quando lo abbiamo conosciuto per sua volontà
Giustificati: quando abbiamo creduto al sacrificio di Gesù per noi, e tale sacrificio ci ha salvato
Glorificati: accadrà nel futuro, quando saremo come Dio e saremo immortali. Gesù è il primo dei fratelli in quanto per primo è resuscitato dai morti, aprendo per noi la medesima strada. Anche se la nostra glorificazione riguarda il futuro, Dio ne parla come fosse già accaduta perché egli conosce ogni cosa e sa già come finirà la nostra storia.
Circa la predestinazione:
I calvinisti credono che Dio abbia predestinati alcuni alla salvezza ed altri alla condanna eterna. Conseguenza di tale concetto è l’inutilità dell’evangelizzazione, in quanto il destino umano è comunque già stato segnato. Nel calvinismo l’uomo non è considerato libero e non può scegliere le proprie modalità di comportamento; pertanto anche il peccato, in un certo senso, è permesso da Dio.
Ma questa è una dottrina che non presenta Dio come Egli è realmente; infatti, egli ci lascia liberi di scegliere, ci ama e vorrebbe che tutte le persone lo contraccambiassero e arrivassero al suo regno.
Altri (es. la chiesa cattolica o i musulmani) pensano che la salvezza sia qualcosa di incerto;
Nel Concilio di Trento è stato decretato che, chi ritiene di essere certo della vita eterna, deve essere considerato maledetto (anatema) nel momento in cui Cristo tornerà sulla terra.
Ma la Bibbia insegna che Dio ci ha preconosciuti, ossia che prima della creazione del mondo ha visto coloro che avrebbero, per libera scelta, creduto in Gesù Cristo.
Noi umani viviamo nello spazio (larghezza, lunghezza e profondità) e nel tempo, i quali sono le proprietà fisiche della terra. Ma Dio vive fuori dello spazio e del tempo; quindi, egli non vive ora questo istante, ma nello stesso tempo Egli era, è e sarà. Per noi è difficile comprendere appieno tutte queste cose perché le vediamo attraverso le dimensioni umane dello spazio e del tempo (viviamo ora, in questo luogo e in questo momento), mentre Dio vive contemporaneamente nel passato, nel presente e nel futuro. Noi vediamo la nostra vita scorrere davanti agli occhi e non conosciamo il nostro futuro; Dio, invece, è come colui che da un aereo vede il passare di una sfilata: ne vede contemporaneamente l’inizio, la parte centrale e la fine.
In questo senso egli ci ha predestinati, ossia egli sa chi è disposto a credere liberamente in Gesù e chi, invece, sarà condannato. Per questo dobbiamo predicare la sua parola, perché noi non sappiamo chi sarà il prossimo salvato. Non dobbiamo avere dubbi circa il nostro destino: saremo conformati all’immagine di Cristo perché questa è l’opera che Dio ha iniziato in noi. Questo dà all’uomo cristiano molta sicurezza: abbiamo la vita eterna perché siamo già giustificati e glorificati; quest’opera cominciata in noi sarà portata a compimento.
Geremia 31:31-34. Siamo al tempo del vecchio patto fatto da Dio con gli uomini; Dio attraverso i profeti aveva annunciato il nuovo patto che avrebbe redatto con l’umanità. Ecco, verranno i giorni", dice l’Eterno, "nei quali stabilirò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda, 32 non come il patto che ho stabilito con i loro padri nel giorno in cui li presi per mano per farli uscire dal paese di Egitto (la legge di Mosè), perché essi violarono il mio patto, benché io fossi loro Signore"; dice l’Eterno.
Il vecchio patto poneva degli statuti tra Dio e gli uomini, i quali dovevano essere seguiti alla lettera, al fine di ottenere la benedizione di Dio; in caso contrario, ci sarebbe stata la condanna eterna. Il vecchio patto è stato violato, per cui Dio ne stabilisce un altro. 33 "Ma questo è il patto che stabilirò con la casa d’Israele dopo quei giorni" dice l’Eterno: "Metterò la mia legge nella loro mente e la scriverò sul loro cuore, e io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. 34 Non insegneranno più ciascuno il proprio vicino né ciascuno il proprio fratello, dicendo: Conoscete l’Eterno! perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande", dice l’Eterno. "Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato".
Mentre il vecchio patto era stato scritto sulle tavole di pietra, ossia qualcosa di esterno all’uomo, ora il nuovo patto è stato scritto direttamente nella mente degli uomini.
Geremia 32:38-40. Essi saranno per me il mio popolo e io sarò per loro il loro DIO, 39 Darò loro un solo cuore, una sola via, perché mi temano per sempre per il bene loro e dei loro figli dopo di loro. 40 Farò con loro un patto eterno: non mi ritirerò più da loro, facendo loro del bene, e metterò il mio timore nel loro cuore, perché non si allontanino da me.
Molto diverso dal primo si presenta il nuovo patto:
nel vecchio patto Dio vuole la totale obbedienza ai suoi comandamenti, al fine di veder perpetuare l’accordo con Lui (altrimenti c’è l’immediata rottura del patto);
nel nuovo patto Dio mette nel cuore degli uomini il timore per se stesso e scrive nella loro mente la sua parola. Ora abbiamo un cuore nuovo perché siamo nuove creature in Gesù Cristo. Se temiamo di vivere nel peccato, di disobbedire a Dio, di allontanarci da lui, tale sentimento non nasce dalla nostra umanità, bensì è stato messo in noi da Dio stesso. Anche il nostro desiderio di approfondire lo studio della sua parola o il ricordarne libri e versetti è totalmente opera di Dio. Queste cose egli le ha fatte affinché non ci allontaniamo da lui.
il primo patto non era eterno, ma subordinato all’obbedienza alla parola di Dio;
il nuovo patto è eterno, nato dal sangue di Gesù. Ora Dio è divenuto nostro padre, e come tale non ci lascerà più.
Ezechiele 36:23-29. Io santificherò il mio grande nome profanato fra le nazioni, che avete profanato nel loro mezzo. Le nazioni riconosceranno che io sono l’Eterno", dice il Signore, l’Eterno, "quando sarò santificato in voi davanti ai loro occhi. 24 Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi e vi ricondurrò nel vostro paese. 25 Spanderò quindi su di voi acqua pura e sarete puri; vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli. 26 Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dalla vostra carne il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27 Metterò dentro di voi il mio Spirito e vi farò camminare nei miei statuti, e voi osserverete e metterete in pratica i miei decreti.
Questa è la differenza tra il vecchio e il nuovo patto:
nel vecchio potevamo guardare la santità di Dio, irraggiungibile, scritta su tavole di pietra; esse erano incapaci di far mutare la nostra natura, di salvarci e santificarci. La legge aveva solo lo scopo di portarci a Cristo (vedi Galati), ma col suo avvento non ha avuto più motivo di esistere.
Ma ora Dio ci purifica, ci dà un cuore nuovo, mette in noi lo spirito santo, e ci fa camminare secondo la sua via: si prende cura di noi in tutto e per tutto. Quando Dio dichiara una cosa, la porterà certamente a compimento, perché egli è l’onnipotente. Se deviamo dalla via, egli ci corregge, ci castiga e ci riporta sul sentiero; infatti, qualsiasi padre amoroso corregge i propri figli e cerca di tenerli lontani da ciò che è dannoso per loro.
Inoltre, ci ha promesso che un giorno saremo conformi all’immagine di Gesù, ossia gloriosi, perfetti, senza peccato.
Vs.31 Che diremo dunque circa queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?
Paolo non ha più parole per esprimere la grandiosità del piano di Dio.
Dio aveva detto a Davide: “Io ho stabilito un patto con te e ti benedirò”, non certo per le azioni di Davide (era un adultero ed aveva fatto uccidere un suo amico), ma solo per la grazia di Dio. Allora Davide, verso la fine della sua vita, afferma di non aver parole per esprimere quanto Dio aveva fatto per lui e la misericordia ricevuta.
Anche con noi è così: Dio ci ha adottato una volta e per sempre, ed è sempre dalla nostra parte. Starà con noi per sempre e non si ritirerà mai da noi. Nulla può intromettersi tra il suo amore ed i suoi figli, neanche le prove e le afflizioni. Nel conflitto spirituale, forze soprannaturali si schierano contro di loro; tuttavia in Cristo il male è già stato vinto, schiacciato sotto il suo piede.
Vs.32. Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui?
Ha dato suo figlio per noi, immeritatamente, e questa è una garanzia del suo amore eterno nei nostri confronti. Talvolta pensiamo che ci abbia abbandonato e che non ci ami più; ma il nostro unico nemico è Satana, un essere dalle possibilità limitate, perché è stato creato; egli è un burattino nelle mani di Dio, il quale volge al bene tutti gli attacchi che il nemico sferra nei confronti dei suoi figlioli.
Vs. 33. Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica.
Il nemico non può accusarci perché Dio ci ha resi giusti davanti ai suoi occhi, grazie al sangue di Gesù.
Isaia 50:8-9. E’ vicino colui che mi giustifica; chi contenderà con me? Presentiamoci insieme. Chi è il mio avversario? Si avvicini a me. 9 Ecco, il Signore, l’Eterno, mi verrà in aiuto; chi è colui che mi condannerà? Ecco, tutti costoro si logoreranno come un vestito, la tignola li roderà".
Quando Dio stesso è dalla nostra parte, nessuna giuria ha la possibilità di condannarci.
Vs. 34. Chi è colui che li condannerà? Cristo è colui che è morto, e inoltre è anche risuscitato; egli è alla destra di Dio, ed anche intercede per noi.
Per questo nessuno può condannarci.
Quando sbagliamo, lo Spirito santo ci compunge col peccato, al fine di farci ravvedere e tornare sulla retta via;
il diavolo, al contrario, vuole condannarci, scoraggiarci e farci credere che non saremo mai in grado di portare a termine i nostri proponimenti. Per questo, anche se continuiamo a chiedere perdono a Dio delle nostre azioni, la nostra natura peccaminosa riemergerà ancora.
Se il diavolo ci condanna, Dio ci giustifica.
Egli è il giudice supremo, Gesù è il nostro avvocato ed intercede per noi, e Satana è il nostro accusatore; quest’ultimo non ha alcuna possibilità di vittoria.
Cristo è alla destra di Dio:
Salmo 110:1. <<Salmo di Davide.>> L’Eterno dice al mio Signore: "Siedi alla mia destra finché io faccia dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi".
Tali parole sono state attribuite a Cristo già dagli scribi giudei contemporanei del Signore (vedi Marco 12:35-37). Anche la chiesa primitiva poneva Cristo alla destra di Dio, esaltandolo nel posto di supremazia dell’universo.
Cristo intercede per noi: è il nostro avvocato presso il Padre.
Isaia 53:12. Perciò gli darò la sua parte fra i grandi, ed egli dividerà il bottino con i potenti, perché ha versato la sua vita fino a morire ed è stato annoverato fra i malfattori; egli ha portato il peccato di molti e ha interceduto per i trasgressori.
Vs.35-39. Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà l’afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? 36 Come sta scritto: "Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello". 37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. 38 Infatti io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, 39 né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.