Romani 7

Romani 7:1-11
Craig Quam
Romani 7:12-25
Craig Quam

Cap. 7

La liberazione dalla legge.

Il capitolo 6 ci ha insegnato che il potere del peccato è stato annullato definitivamente nella nostra vita.

Il capitolo 7 dice che siamo morti alla legge: un cristiano non deve seguire la legge di Mosè, la quale non è più la nostra regola di vita.

Vs. 1-4. Ignorate, fratelli (perché parlo a persone che hanno conoscenza della legge) (sta parlando agli ebrei), che la legge ha potere sull’uomo per tutto il tempo che egli vive? 2  Infatti una donna sposata è per legge legata al marito finché egli vive, ma se il marito muore, ella è sciolta dalla legge del marito. 3  Perciò, se mentre vive il marito ella diventa moglie di un altro uomo, sarà chiamata adultera; ma quando il marito muore, ella è liberata da quella legge, per cui non è considerata adultera se diventa moglie di un altro uomo. 4  Così dunque, fratelli miei, anche voi siete morti alla legge mediante il corpo di Cristo per appartenere ad un altro, che è risuscitato dai morti, affinché portiamo frutti a Dio.

Essendo sotto la grazia, il peccato non ha più potere su di noi; infatti, essere “sotto la legge” significa essere dominati dal peccato, mentre “essere sotto la grazia” significa essere liberati dal dominio del peccato e dalla legge. Per Paolo “essere sotto la grazia” significa pensare alle cose spirituali, mentre “essere sotto la legge” significa pensare carnalmente. Già Pietro a Gerusalemme definì la legge come “un giogo che né i padri nostri né noi siamo stati in grado di sopportare” (Atti 5:10).

In croce Gesù ha preso il nostro posto e anche noi, spiritualmente parlando, siamo morti sulla croce; egli ha preso su di sé i nostri falli e noi abbiamo ricevuto la sua giustizia.

La parola di Dio dice che siamo santi come Gesù perché abbiamo assunto la sua giustizia, come un dono.

La legge è ancora attiva per i non convertiti e per gli ebrei, mentre i figli di Dio sono sotto  la grazia: la legge non è più un giogo per noi che siamo sposati a Gesù.

Per portare frutto a Dio dobbiamo dimorare in Cristo e nella Parola.

Vs.5.  Infatti, mentre eravamo nella carne, le passioni peccaminose che erano mosse dalla legge operavano nelle nostre membra, portando frutti per la morte, 

Chi vive sotto la legge porta un frutto di morte, essendo, come i  farisei, sempre pronto a puntare il dito sugli altri, convinto di essere giusto.

Vs.6.  ma ora siamo stati sciolti dalla legge, essendo morti a ciò che ci teneva soggetti, (morti con Cristo e al peccato) per cui serviamo in novità di spirito e non il vecchio sistema della lettera. 

Il vecchio sistema diceva che la benedizione sarebbe stata assegnata a chi riusciva ad obbedire ad ogni punto della legge; il nuovo sistema dello spirito parla della fede nell’opera di Cristo, la quale è l’unica che ci può salvare. Obbedire a Dio secondo la legge era un obbligo; ora, invece, è qualcosa di desiderato e frutto di una scelta per amore di Dio. 

Vs.7. Che diremo dunque? Che la legge è peccato? Così non sia; (Il problema non è nella legge, ma nella nostra natura peccaminosa.)anzi io non avrei conosciuto il peccato, se non mediante la legge; infatti io non avrei conosciuta la concupiscenza, se la legge non avesse detto: "Non concupire". 

La legge fa sorgere nell’uomo la coscienza e consapevolezza che nell’essere umano regni il peccato. Un tempo Paolo, come ogni altro uomo, non aveva coscienza del peccato; ad esempio, nella fanciullezza egli era spensierato e non conosceva la legge. Le proibizioni, tuttavia, risvegliano il desiderio della cosa proibita.

La funzione della legge è propedeutica perché, rivelando alle persone la loro peccaminosità e, allo stesso tempo, l’incapacità a comportarsi in modo corretto, rivela altresì il bisogni di una liberazione da tale stato. Solo la grazia di Dio, tramite Cristo, mette in pratica la salvezza dell’uomo.

Vs. 8.  Il peccato invece, presa occasione da questo comandamento, ha prodotto in me ogni concupiscenza, 

La legge ha portato a termine il suo compito, ossia il fatto di farci capire che non siamo santi; è come uno specchio, nel quale riflettere la nostra immagine e vedere come siamo. Per fede ci appropriamo del sangue di Gesù e Dio ci lava da ogni peccato.

Lo spirito santo sa guidarci verso una vita santa; non ci sono leggi o regole: l’unica regola è quella di fare la volontà di Dio.

Vs.9-12.  perché senza la legge, il peccato è morto. Ci fu un tempo in cui io vivevo senza la legge, ma essendo venuto il comandamento, il peccato prese vita ed io morii, 10  e trovai che proprio il comandamento, che è in funzione della vita, mi era motivo di morte. 11  Infatti il peccato, colta l’occasione per mezzo del comandamento, mi ingannò e mediante quello mi uccise. 12  Così, la legge è certamente santa, e il comandamento santo, giusto e buono. 

E’ una lotta interiore sperimentata da tutti i credenti: la legge è come una catena, dalla quale vogliamo sempre scappare; il rapporto che il credente ha istaurato con Dio lo spinge a rimanere vicino al Padre, perché quello è il posto migliore per lui. Lì abbiamo la benedizione in Cristo. Nella nostra carne non dimora alcun bene e allora bisogna lasciare che Cristo viva in noi e al nostro posto.

Vs.13. Ciò che è buono è dunque diventato morte per me? Così non sia; anzi il peccato mi è diventato morte, affinché appaia che il peccato produce in me la morte per mezzo di ciò che è buono, affinché il peccato divenisse estremamente peccaminoso per mezzo del comandamento. 

Lo scopo della legge è stato quello di farci capire che siamo condannati perché estremamente peccaminosi. La conseguenza di questo è la morte. (La redenzione può venire a noi solo attraverso Gesù).

Mentre la legge è buona e vuole portare l’uomo alla vita, il peccato è negativo, si insinua nell’essere umano e gli impedisce di fare il bene.

Vs.14. Infatti noi sappiamo che la legge è spirituale, ma io sono carnale, venduto come schiavo al peccato. 

La nostra carne in Adamo è condannata, senza speranza di salvezza.

Ora Paolo descrive la vita sotto la legge, priva dell’aiuto dello Spirito Santo, vista dall’ottica di chi ha sperimentato la potenza liberatrice di Cristo. Chi vive sotto la legge non sembra consapevole della tensione descritta in questi versetti. I cristiani, al contrario, vivono in tensione tra due mondi, essendo uomini e donne in carne ed ossa, soggetti alle limitazioni di questo mondo. Tuttavia, spiritualmente sono passati dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, e sono già spiritualmente cittadini del nuovo mondo.

Galati 5:17. la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; e queste cose sono opposte l’una all’altra, cosicché voi non fate quel che vorreste. 

Descrive il conflitto esistente nei cristiani tra i desideri della carne e quelli dello Spirito.

I credenti sono giustificati da Cristo, tuttavia la loro santificazione, iniziata con la conversione, prosegue gradualmente.

Vs.15. Giacché non capisco quel che faccio, perché non faccio quello che vorrei, ma faccio quello che odio. 

Al momento della conversione desideriamo solamente fare la volontà di Dio; ma il vecchio uomo c’è ancora, e la nostra natura peccaminosa è sempre in agguato. Moltissime volte ci meravigliamo delle nostre azioni o dei nostri pensieri, che non approviamo.

Vs.16. Ora, se faccio ciò che non voglio, io riconosco che la legge è buona. 

Il problema non è la legge, quindi, ma la nostra natura.

Vs.17-18. Quindi non sono più io ad agire, ma è il peccato che abita in me. 18  Infatti io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene, poiché ben si trova in me la volontà di fare il bene, ma io non trovo il modo di compierlo. 

Ogni giorno vogliamo camminare secondo lo spirito, ma spesso non riusciamo a farlo. Certamente, però, Dio desidera una nostra maturazione e che compiamo un cammino sempre più spirituale. Ogni giorno dobbiamo prendere la nostra croce, ossia comprendere che in noi non dimora alcun bene e che ogni cosa deve essere compiuta da Gesù. Solo così, persa la fiducia in noi stessi, abbiamo vittoria in Cristo.

Vs.19-24.  Infatti il bene che io voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio. 20  Ora, se faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me. 21  Io scopro dunque questa legge: che volendo fare il bene, in me è presente il male. 22  Infatti io mi diletto nella legge di Dio secondo l’uomo interiore, 23  ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e che mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. 24  O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte? 

Nella nostra vita quotidiana  si alternano esaltanti momenti di spiritualità e di zelo, con altri di caduta. Questa guerra avrà fine con la nostra morte. Ma la si può vincere:

Colossesi 2: 9-17.  poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità. 10  E voi avete ricevuto la pienezza in lui, essendo egli il capo di ogni principato e potestà, 11  nel quale siete anche stati circoncisi di una circoncisione, fatta senza mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, mediante lo spogliamento del corpo dei peccati della carne: 12  essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. 13  E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati. 14  Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; 15  avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui. 16  Nessuno dunque vi giudichi per cibi o bevande, o rispetto a feste, a noviluni o ai sabati; 17  queste cose sono ombra di quelle che devono venire; ma il corpo è di Cristo. 

Nella chiesa dei colossesi vi erano delle persone che volevano imporre dei precetti legalistici. 18  Nessuno vi derubi del premio con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, fondandosi su cose che non ha visto, essendo temerariamente gonfio a motivo della sua mente carnale questi sono aspetti falsamente religiosi: ma Paolo dice che sono cose carnali 19  e non attenendosi al capo, da cui tutto il corpo, ben nutrito e tenuto insieme mediante le giunture e le articolazioni cresce con l’accrescimento che viene da Dio.  Tutte le regole dell’antico testamento erano precedenti all’avvento di Cristo, ma con Gesù tutto questo è decaduto perché ora abbiamo lui personalmente. 20  Se dunque siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché vi sottoponete a dei precetti come se viveste nel mondo, quali: 21  "Non toccare, non assaggiare, non maneggiare", 22  tutte cose che periscono con l’uso, secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? 23  Queste cose hanno sì qualche apparenza di sapienza nella religiosità volontariamente scelta, nella falsa umiltà e nel trattamento duro del corpo, ma non hanno alcun valore contro le intemperanze carnali. I monasteri, ad es., sono stati costruiti per separarsi dal mondo e fuggire le concupiscenze carnali: il problema è che in ogni luogo portiamo la nostra carnalità e la natura peccaminosa; per questo non esistono cose che possono salvarci, tranne Gesù Cristo.

Forse Paolo con la frase : “Chi mi libererà da questo corpo di morte?” si rifaceva ad un tipo di condanna per omicidio in voga nella Roma antica: il condannato veniva legato ad un cadavere, in modo che la putrefazione di questo faceva marcire anche il corpo dell’uomo vivo. Anche noi dovremmo pensare al nostro vecchio uomo come a qualcosa di putrefatto,  che non si può camuffare con una falsa religiosità, ma del quale disfarci. La risposta non è nelle azioni, ma nella persona di Gesù.

Vs.25. Io rendo grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Io stesso dunque con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato. 

Solo in Cristo possiamo camminare in vera santità e per questo dobbiamo ringraziarlo.

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