Romani 15
Cap. 15
Vs. 1. Or noi, che siamo forti, dobbiamo sopportare le debolezze dei deboli e non compiacere a noi stessi.
Debole è colui che si scandalizza a causa del cibo, fatto tipico degli ebrei, legati ancora alla legge. Pertanto Paolo esorta i cristiani ad evitare comportamenti che possano scandalizzare i fratelli più deboli, fondando l’agire sull’amore per il fratello più debole. I forti hanno compreso il messaggio della grazia di Dio e sanno che i comportamenti relativi al cibo, al vestire o altro sono leciti; tuttavia non sempre sono edificanti e possono essere causa di disagio per altri fratelli. I forti devono camminare secondo l’amore ed adeguare a tale sentimento il proprio comportamento. Generalmente coloro che vivono secondo il legalismo hanno una vita spiritualmente asciutta, come quella dei farisei, i quali, di fronte ai miracoli compiuti da Cristo, invece di dare gloria a Dio per quanto accaduto, ponevano l’accento sul fatto, ad esempio, che i discepoli di Gesù mangiavano il grano di sabato o compivano miracoli in tale giorno.
Vs. 2-3. Ciascuno di noi compiaccia al prossimo nel bene, per l’edificazione, 3 poiché anche Cristo non ha compiaciuto a se stesso, ma come sta scritto: "Gli oltraggi di coloro che ti oltraggiano sono caduti su di me".
Il cristiano è libero circa il mangiare e il bere, tuttavia deve prestare attenzione ai sentimenti dei fratelli, perché non siamo isole, ma membri di una famiglia. Lo scopo primario della chiesa è l’edificazione del regno di Dio. Gesù in Matteo 16:13-18. Poi Gesù, giunto dalle parti di Cesarea di Filippo, domandò ai suoi discepoli: "Chi dicono gli uomini che io, il Figlio dell’uomo, sia?". 14 Ed essi dissero: "Alcuni, Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia, o uno dei profeti". 15 Egli disse loro: "E voi, chi dite che io sia?". 16 E Simon Pietro, rispondendo, disse: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". 17 E Gesù, rispondendo, gli disse: "Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. 18 Ed io altresì ti dico, che tu sei Pietro, e sopra questa roccia io edificherò la mia chiesa e le porte dell’inferno non la potranno vincere.
“Pietra” significa “sassolino”, mentre “roccia” significa “montagna”. Pertanto Cristo afferma che Pietro è come un piccolo sassolino, ma su quanto ha affermato, ossia il fatto che Cristo è il figlio di Dio, Egli edificherà la sua chiesa. Gesù è l’unico fondamento della chiesa, e non può esserlo certamente un uomo peccatore. Egli afferma che la Chiesa è in grado di demolire le fortezze di Satana, fatto che sta accadendo in ogni luogo in cui i credenti si riuniscono, in quanto ovunque vengono riscattati prigionieri di Satana e condotti al Signore; al contrario, il maligno non sopraffarà mai l’opera di Dio.
I Corinzi 14:26. Che conviene dunque fare, fratelli? Quando vi riunite, avendo ciascuno di voi, chi un salmo, chi un insegnamento, chi parole in altra lingua, chi una rivelazione, chi un’interpretazione, si faccia ogni cosa per l’edificazione.
Ogni cosa che viene nella chiesa deve avere lo scopo di edificarne i membri stessi.
Efesini 4:11-12. Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori, 12 per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo,
Anche i servitori sono stati posti da Cristo al fine di edificare i membri della chiesa stessa.
Quindi:
Cristo ha edificato la chiesa,
afferma che ogni cosa deve essere fatta per l’edificazione,
perfino il compito dei ministri è quello di edificare.
L’edificazione è senz’altro qualcosa di molto importante per Gesù, pertanto esaminiamo la nostra vita per vedere se siamo un esempio positivo per gli altri e se il nostro comportamento sia edificante o meno.
Vs. 4-7. Infatti tutte le cose che furono scritte in passato furono scritte per nostro ammaestramento Le scritture, e in questo caso il Vecchio Testamento, danno ampia prova della lealtà di Dio, soprattutto quando vengono lette alla luce del loro adempimento per opera di Cristo; per questo motivo chi le legge è incoraggiato a fidarsi di Dio e ad attenderlo con pazienza, affinché mediante la perseveranza e la consolazione delle Scritture noi riteniamo la speranza. 5 Ora il Dio della pazienza e della consolazione vi dia di avere gli uni verso gli altri gli stessi pensieri, secondo Cristo Gesù,
Il nostro Dio è paziente e ci consola: questo è un insegnamento della Bibbia e deve rallegrarci, perché ci presenta un lato del carattere di Dio molto bello e positivo per l’uomo. 6 affinché con una sola mente e una sola bocca glorifichiate Dio, che è Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Dio desidera unità nella chiesa, affinché le menti e le bocche di tutti proclamino unite la gloria di Dio nella loro vita, secondo la Sacra Scrittura. In una preghiera Gesù ha chiesto che i propri discepoli siano uno, come Egli lo è con Dio. Il mondo deve riconoscere i figli di Dio da un unico segno: l’amore che nutrono gli uni per gli altri.7 Perciò accoglietevi gli uni gli altri come anche Cristo ci ha accolti per la gloria di Dio. Dio ci ha accolto con amore, così come siamo, con tutti i nostri errori e i nostri difetti; anche a noi viene chiesto di accoglierci ed accettarci per quello che siamo, pregando per i difetti, astenendoci dalle critiche.
Se abbiamo giudicato gli altri nel passato, cambiamo il nostro comportamento, in quanto questo non è il compito dell’uomo. Dobbiamo accettare le differenze degli altri, perché Dio ci ha fatti così.
Vs. 8-12. Or io dico che Gesù Cristo è diventato ministro dei circoncisi a difesa della verità di Dio, per confermare le promesse fatte ai padri, 9 ed ha accolto i gentili per la sua misericordia, affinché glorifichino Dio come sta scritto: "Per questo ti celebrerò fra le genti, e canterò le lodi del tuo nome" (Salmo 18:49). 10 E altrove la Scrittura dice: "Rallegratevi, o genti, col suo popolo" (Deut. 32:43: canto di Mosè). 11 E di nuovo "Lodate il Signore, tutte le genti; e lo celebrino i popoli tutti" (Salmo 117:1). 12 Ed ancora Isaia dice: "Spunterà un germoglio dalla radice di Iesse, e colui che sorgerà per reggere le genti; le nazioni spereranno in lui" (Isaia 11:10).
Paolo scrive queste cose ispirato dallo Spirito Santo. Infatti, a quel tempo la chiesa in Roma era composta sia da ebrei che da gentili, e per questo motivo Paolo ritiene giusto far comprendere agli ebrei che molte prescrizioni della legge sono state superate dall’arrivo sulla terra della persona di Gesù Cristo, figlio di Dio. Già i profeti avevano annunciato la creazione del popolo di Dio tratto dalle genti di tutti i popoli.
Vs. 13. Ora il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nel credere, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.
Dio non è colui che ci abbandona nella disperazione, ma il nostro consolatore, colui che è pronto ad infonderci la speranza e il coraggio di andare avanti nonostante i nostri peccati ed i nostri problemi. E’ lo Spirito Santo, tuttavia, che rende possibile ai credenti di sperimentare in questa vita le benedizioni della vita futura.
Vs. 14. Ora, fratelli miei, io stesso sono persuaso a vostro riguardo, che anche voi siete pieni di bontà, ripieni d’ogni conoscenza, capaci anche di ammonirvi gli uni gli altri.
Paolo è certo che i fratelli romani fossero in possesso di un buon fondamento, costituito dall’amore reciproco e dalla conoscenza biblica. Tale aspetto è fondamentale, al punto che in Corinzi afferma che molti cristiani periscono per mancanza di conoscenza biblica. Ma Paolo qui ribadisce che questo non era un problema dei cristiani di Roma. Essi erano anche in grado di riprendere i fratelli con amore, ammonirli, esortarli a seguire le vie del Signore; questo compito è stato dato a tutti i membri della chiesa, non solo ai responsabili. L’atteggiamento opposto è quello del criticare gli altri, il quale nasce dal disegno di Satana di dividere i credenti, spaccare la chiesa, ed annullare, così, l’opera di Dio nel mondo.
Vs. 15-16. Ma, fratelli, io vi ho scritto alquanto più arditamente (in quanto non era il fondatore della chiesa romana e non riteneva di potersi rivolgere a tali fedeli con la libertà usata per tutti i membri delle chiese da lui costituite), come per ricordarvi per la grazia che mi è stata data da Dio, 16 per essere ministro di Gesù Cristo presso i gentili, adoperandomi nel sacro servizio dell’evangelo di Dio, affinché l’offerta dei gentili sia accettevole, santificata dallo Spirito Santo.
Paolo desidera ricordare che anche ai gentili sono state aperte le porte della salvezza e che sono stati santificati dallo Spirito Santo. Essi rappresentano l’offerta che un giorno egli avrebbe presentato davanti a Dio, analogamente a quanto facevano i sacerdoti leviti presso l’altare del tempio. Ogni cristiano dovrebbe portare un’offerta a Dio, costituita da anime salvate, persone consolate o aiutate (non che questo sia mezzo di salvezza). Sarebbe bello avere una grande offerta da presentare. Desidera altresì trattare alcuni temi importanti, al fine di permetterne l’assimilazione nella mente dei fratelli. Tale fatto è valido anche per noi oggi, in quanto solo una lettura quotidiana della Parola permette un nutrimento continuo ed una crescita spirituale costante.
Vs.17-19. Io ho dunque di che gloriarmi in Cristo Gesù nelle cose che riguardano Dio. 18 Infatti non ardirei dir cosa che Cristo non abbia operata per mezzo mio, per condurre all’ubbidienza i gentili con la parola e con l’opera, 19 con potenza di segni e di prodigi, con la potenza dello Spirito di Dio; così, da Gerusalemme e nei dintorni fino all’Illiria (attuale Albania), ho compiuto il servizio dell’evangelo di Cristo,
Paolo pone l’accento sull’opera compiuta da Cristo per suo mezzo, in quanto è Lui l’unico ad agire, mentre le persone sono semplicemente uno strumento nelle sue mani.
Paolo era divenuto predicatore cristiano a Damasco (Atti 9:19-22). Il suo ministero quale apostolo dei gentili aveva avuto inizio ad Antiochia di Siria (Atti 13:1-14:28). Qui afferma che la sua opera sia cominciata a Gerusalemme, ritenendo tale centro il punto di partenza del cristianesimo.
L’Illiria era una provincia lungo la costa orientale dell’Adriatico. Non è menzionata in Atti, né in nessuna lettera di Paolo; tuttavia probabilmente vi si recò nell’intervallo di tempo trascorso da quando aveva terminato il suo ministerio a Efeso fino a quando era stato pronto per il suo ultimo viaggio a Gerusalemme, il quale probabilmente durò 2 anni. Trascorrere del tempo in un luogo di lingua latina deve aver fatto scattare in lui l’idea di realizzare un viaggio in Spagna.
Qui afferma di aver predicato il Vangelo in moltissime province romane e per un tempo molto lungo, assolvendo il proprio mandato di apostolo dei gentili e diffondendo a molti la possibilità di afferrare la salvezza eterna.
Ogni essere umano deve decidere se farsi guidare dal Signore o dal nemico.
Qui Paolo afferma che Cristo ha operato tramite la sua persona attraverso alcuni mezzi:
la Parola di Dio, primo strumento da adoperare nelle evangelizzazioni, in quanto potente e vivente;
con le opere, ossia con i fatti. Infatti, non basta il predicare, ma è necessario dimostrare il nostro credo con i fatti della vita. Un esempio in tal senso è la chiesa di Corinto, nella quale non mancavano segni e prodigi, eppure anche il peccato abbondava. Ciò fa comprendere che tali manifestazioni sono in secondo piano rispetto all’integrità della vita. Infatti, già Cristo riconosceva l’esistenza di persone potenti ma inviate dal nemico, le quali, ad es. invitavano ad adorare delle divinità. Negli ultimi tempi molti verranno e, con il loro potere sedurranno molte persone, anche cristiane: a queste cose dobbiamo fare attenzione. L’apostolo Paolo poteva affermare con franchezza che la sua vita era basata sulla Parola di Dio, poi sui fatti; ad essi hanno fatto seguito i segni e i prodigi.
Segni e prodigi.
Vs. 20-21. avendo l’ambizione di evangelizzare là dove non era ancora stato nominato Cristo, per non edificare sul fondamento altrui. 21 Ma, come sta scritto: "Coloro ai quali non era stato annunziato nulla di lui vedranno, e coloro che non avevano udito parlare intenderanno" (Isaia 52:15).
Paolo ha cercato sempre luoghi in cui non c’era alcuna testimonianza circa Cristo, al fine di non operare là dove già altri stavano lavorando.
Paolo sta ultimando la sua lettera e tra poco esprimerà il desiderio di incontrare questi fratelli, che ancora non conosce in quanto non è mai stato a Roma.
Vs. 22-24. Anche per questo motivo sono stato spesse volte impedito di venire da voi. 23 Ma ora, non avendo più luogo da evangelizzare in queste contrade, avendo da molti anni un grande desiderio di venire da voi, 24 quando andrò in Spagna, verrò da voi; passando, spero infatti di vedervi e di essere accompagnato da voi fin là, dopo aver goduto un poco della vostra compagnia.
Paolo espone ai romani i propri piani evangelistici, ossia il passare da Roma per poi andare in Spagna. Da tempo egli desiderava la collaborazione di tale chiesa nell’evangelizzazione dell’Europa, per poi continuarla in prima persona. In realtà le cose non andarono come egli aveva programmato, in quanto arrivò a Roma in catene.
Vs. 25-27. Ma ora vado a Gerusalemme per sovvenire ai santi, 26 perché a quelli della Macedonia e dell’Acaia (oggi Grecia e Turchia) è piaciuto di fare contribuzione per i poveri che sono fra i santi in Gerusalemme. 27 Ora è piaciuto loro di far questo, perché sono ad essi debitori; se i gentili infatti hanno avuto parte dei loro beni spirituali, devono anche sovvenire loro nei beni materiali.
I gentili dell’Acaia hanno provveduto a fare una colletta per la chiesa di Gerusalemme, in quanto in quel luogo vi era una potente carestia. Essi si sentivano grati verso questi fratelli, in quanto da tale chiesa erano partiti i primi missionari, i quali portarono la Parola di Dio nella loro terra. Per questo motivo essi sentono il desiderio di aiutare coloro che un tempo furono il mezzo per portare a loro la salvezza.
La colletta per Gerusalemme non era qualcosa di nuovo. Una decina di anni prima lui e Barnaba avevano portato un dono analogo ai cristiani di Antiochia per la chiesa di Gerusalemme, allora colpita da una carestia (Atti 11:30).
Circa il dare beni materiali.
Donare dev’essere frutto del desiderio del cristiano, non un’imposizione; tuttavia è anche un dovere, nel senso che ognuno è debitore verso colui che gli ha spiegato la Parola. Dio è stato generoso con gli uomini, ai quali ha donato la propria vita, e desidera che i propri figli lo siano altrettanto nei confronti dei fratelli, vedendo il bisogno e ponendovi rimedio.
Parlano dell’offerta portata a Gerusalemme da Paolo anche II Corinzi e Filippesi.
2 Corinzi 9: 1-7. 1 Riguardo poi alla sovvenzione a favore dei santi, mi è superfluo scrivervi, 2 poiché conosco la prontezza dell’animo vostro, per la quale mi glorio di voi presso i Macedoni, dicendo che l’Acaia è pronta fin dall’anno scorso; e lo zelo da parte vostra ne ha stimolati molti. Paolo aveva elogiato in molte chiese lo spirito di generosità dei fratelli dell’Acaia, ed il loro esempio era stato da stimolo per molti altri credenti. 3 Or ho mandato questi fratelli, perché il nostro vanto per voi non risulti vano a questo riguardo affinché, come dicevo, siate pronti, 4 perché, se dovessero venire con me dei Macedoni e vi trovassero impreparati, noi (per non dire voi) saremmo svergognati in questa nostra ferma fiducia e vanto. Ora Paolo avverte i fratelli di tenersi pronti, in quanto davanti a Dio hanno fatto una promessa già da molto tempo e non possono venire meno sulla parola data.5 Perciò ho ritenuto necessario esortare i fratelli di venire da voi prima del tempo, per far preparare in anticipo la vostra offerta precedentemente promessa perché essa sia pronta come dono di generosità e non di avarizia. 6 Or questo dico: Chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina generosamente mieterà altresì abbondantemente. Il dare deve essere generoso e spontaneo, privo di costrizione, come avveniva al tempo della legge. Deve nascere dalla consapevolezza della generosità ricevuta da Dio, la quale spinge il cristiano ad essere altrettanto magnanimo con l’opera di Cristo e con coloro che hanno bisogno.7 Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro.
Levitico 27:30-34. Ogni decima della terra, sia dei prodotti del suolo che dei frutti degli alberi, appartiene all’Eterno; è cosa consacrata all’Eterno. 31 Se uno vuole riscattare una parte della sua decima, vi aggiungerà il quinto. 32 E per la decima della mandria e del gregge, il decimo capo di tutto ciò che passa sotto la verga sarà consacrato all’Eterno. 33 Non farà distinzione fra buono e cattivo, né farà scambi; e se scambia uno con un altro, ambedue saranno cosa sacra; non si potranno riscattare". Questi sono i comandamenti che l’Eterno diede a Mosè per i figli d’Israele sul monte Sinai.
La decima nella legge di Dio era un obbligo.
Genesi 14:18-20. 18 Allora Melchisedek, re di Salem, portò pane e vino. Egli era sacerdote del Dio Altissimo. 19 E benedisse Abramo, dicendo: "Benedetto sia Abramo dal Dio Altissimo, padrone dei cieli e della terra! 20 E benedetto sia il Dio Altissimo, che ti ha dato nelle mani i tuoi nemici!". E Abramo gli diede la decima di ogni cosa.
L’importanza di questo passo sta nel fatto che Abramo compie tale azione 400 anni prima della legge e, pertanto, prima del comando da parte di Dio.
Ebrei 7:1-4. Infatti questo Melchisedek, re di Salem e sacerdote del Dio Altissimo andò incontro ad Abrahamo, mentre ritornava dalla sconfitta dei re e lo benedisse; 2 a lui Abrahamo diede anche la decima di ogni cosa. Il suo nome significa innanzitutto "re di giustizia" e poi anche "re di Salem" cioè "re di pace". 3 Senza padre, senza madre, senza genealogia, senza principio di giorni né fine di vita, ma fatto simile al Figlio di Dio egli rimane sacerdote in eterno. 4 Considerate pertanto quanto fosse grande costui, al quale il patriarca Abrahamo diede la decima del bottino.
Abramo, prima della legge, dà la decima a Gesù, non come comando, ma per atto di fede. Melchisedek, infatti, era una prefigurazione di Cristo nel vecchio testamento.
Romani 4:1-4. Che cosa diremo dunque in merito a ciò, che il nostro padre Abrahamo ha ottenuto secondo la carne? 2 Perché se Abrahamo è stato giustificato per le opere, egli ha di che gloriarsi; egli invece davanti a Dio non ha nulla di che gloriarsi. 3 Infatti, che dice la Scrittura? "Or Abrahamo credette a Dio e ciò gli fu imputato a giustizia". 4 Ora a colui che opera, la ricompensa non è considerata come grazia, ma come debito;
Chi agisce secondo la legge ritiene di essere giusto davanti a gli occhi di Dio e, quindi, meritevole di ottenere la salvezza. Abramo, invece, non conosceva la legge e non aveva alcun appiglio sul quale gloriarsi. Tuttavia egli credette a Dio e, pertanto, fu giustificato per fede. Anche i cristiani ottengono la salvezza nello stesso modo, ossia non per opere, ma per la fede in Cristo Gesù. Donare agli altri, quindi, non deve essere l’obbedienza ad un comandamento, in quanto darebbe esito ad un salario da parte di Dio; al contrario, esso deve nascere da un atto spontaneo e non può avere come scopo la salvezza o il perdono dei peccati. Il dono è un atto di ringraziamento per quanto ricevuto da Dio.
2 Corinzi 9: 6-15. Or questo dico: Chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina generosamente mieterà altresì abbondantemente. 7 Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro. 8 Ora Dio è potente di fare abbondare in voi ogni grazia affinché, avendo sempre il sufficiente in ogni cosa, voi abbondiate per ogni buona opera, 9 come sta scritto: "Egli ha sparso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno". 10 Or colui che fornisce la semente al seminatore e il pane da mangiare, ve ne provveda e moltiplichi pure la vostra semente, ed accresca i frutti della vostra giustizia; 11 allora sarete arricchiti per ogni liberalità, chi arricchisce per grazia di Dio, diviene anche più libero nel dare, non nell’essere avaro che per nostro mezzo produrrà rendimento di grazie a Dio. 12 Poiché l’adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce alle necessità dei santi, ma produce anche abbondanza di ringraziamenti verso Dio, il dare produce maggior benessere nei bisognosi, ed anche grandi ringraziamenti verso Dio: coloro che ricevono un aiuto ringraziano Dio per l’aiuto ricevuto. La gloria va a Dio, non agli uomini.13 perché, a causa della prova di questa sovvenzione, essi glorificano Dio per l’ubbidienza all’evangelo di Cristo, che voi confessate, e per la liberalità con cui ne fate parte a loro e a tutti. 14 E con le loro preghiere per voi vi dimostrano singolare affezione per l’eccellente grazia di Dio sopra di voi. 15 Or sia ringraziato Dio per il suo dono ineffabile. Paolo ricorda il dono ineffabile dato da Dio agli uomini.
Salmi 50. "Ascolta, o popolo mio, e io parlerò; ascolta o Israele, e io testimonierò contro di te, sono DIO, il tuo DIO. 8 Non ti riprenderò per i tuoi sacrifici, né per i tuoi olocausti che mi stanno sempre davanti. 9 Non prenderò alcun torello dalla tua casa né capri dai tuoi ovili. 10 Mie infatti sono tutte le bestie della foresta; mio è il bestiame che sta a migliaia sui monti. Dio dichiara di non prendere nulla con la forza, perché già a lui appartiene ogni cosa. L’offerta deve essere spontanea e nascere dal cuore dell’uomo.
Malachia 3:8-11. Un uomo deruberà DIO? Eppure voi mi derubate e poi dite: "In che cosa ti abbiamo derubato?" Nelle decime e nelle offerte. 9 Voi siete colpiti di maledizione perché mi derubate, sì, tutta quanta la nazione. 10 Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché vi sia cibo nella mia casa, e poi mettetemi alla prova in questo" Dio lancia una sfida e chiede di essere messo alla prova dice l’Eterno degli eserciti, "se io non vi aprirò le cateratte del cielo e non riverserò su di voi tanta benedizione che non avrete spazio sufficiente ove riporla. 11 Inoltre sgriderò per voi il divoratore, perché non distrugga più il frutto del vostro suolo, e la vostra vite non mancherà di portar frutto per voi nella campagna", dice l’Eterno degli eserciti. Questa non è una formula per diventare ricchi, ma l’affermare che essere fedeli a Dio porta ad avere tutto ciò che ci è necessario.
Vs. 28-33. Dopo dunque aver compiuto questo ed aver consegnato loro questo frutto, andrò in Spagna, passando da voi. 29 Ma io so che, venendo da voi, verrò nella pienezza della benedizione dell’evangelo di Cristo. 30 Or vi esorto, fratelli, per il Signor nostro Gesù Cristo e per l’amore dello Spirito, a combattere con me presso Dio per me nelle vostre preghiere, 31 affinché io sia liberato dagli increduli che sono nella Giudea, perché il mio servizio per Gerusalemme sia accettevole ai santi, 32 affinché, se piace a Dio, io venga con gioia da voi e sia ricreato insieme a voi. 33 Ora il Dio della pace sia con tutti voi Amen.