Romani 14

Romani 14
Craig Quam
Romani 14:13-15:14
Craig Quam

Cap. 14.

La libertà cristiana.

Paolo godeva pienamente della libertà cristiana, staccato dai tabù e dalle inibizioni spirituali. Riusciva a conformarsi al vivere giudaico tra gli ebrei, e con altrettanta facilità si adattava alle usanze gentili quando viveva con loro. Ciò che maggiormente lo interessava era la diffusione del vangelo e la conseguente salvezza delle anime umane. 

Sapeva bene che molti altri cristiani non erano altrettanto emancipati quanto lui e che, pertanto, andavano trattati con gentilezza. La fede di un cristiano può essere debole, immatura o disinformata sotto molti aspetti; tuttavia, in quanto cristiano, deve essere sempre accolto con amore  e non spinto a sostenere discussioni su quegli aspetti della sua vita che ancora non sono pervenuti a maturazione. Paolo tratta due argomenti sui quali i cristiani contendevano sovente: il cibo e l’osservanza di alcuni giorni particolari. Infatti, alcuni cristiani non si facevano alcuno scrupolo nel mangiare ogni specie di cibo, altri rifiutavano di consumarne alcuni; alcuni cristiani consideravano tutti i giorni come consacrati al Signore e uguali tra loro, altri affermavano che alcuni giorni siano più santi di altri. Come comportarsi di fronte a persone che si scandalizzano di fronte ad alcuni comportamenti? Paolo insegna a non disprezzare chi ancora è legato da certe tradizioni ed invita a non disputare con essi. Infatti, ogni cristiano deve essere libero di fronte al Signore.

Vs. 1. Or accogliete chi è debole nella fede, ma non per giudicare le sue opinioni. 

Paolo tratta argomenti pratici della vita comunitaria, attuali ancora oggi. Infatti, nelle chiese affluiscono persone con usi,  costumi e opinioni differenti, e per questo Paolo vuole farci capire che è importante distinguere le cose peccaminose dalle semplici opinioni umane. Nella chiesa primitiva i problemi erano dovuti essenzialmente alla convivenza tra giudei e cristiani gentili, e quindi all’amalgamarsi di usanze differenti. Ad esempio, gli ebrei potevano consumare solo determinati cibi, mentre altri erano proibiti (maiale, frutti di mare…); i gentili italiani avevano usanze alimentari differenti e si sentivano liberi di consumare qualunque cibo. Da qui l’insorgere di evidenti attriti.

Oggi accadono fatti analoghi: ci sono differenti modi di intendere il vestirsi, in alcuni paesi del mondo i credenti non bevono alcolici, eccetera.

Qui Paolo ci dice chiaramente che si tratta solamente di opinioni umane, ma non prescrizioni da parte di Dio. L’unica regola che Paolo consiglia di adottare è quella di essere delle persone modeste, al fine di non attirare l’attenzione su noi stessi. 

Pietro ha dato dei consigli (es. non intrecciare i capelli con l’oro…), ma non erano comandamenti; egli, infatti, intendeva solo far comprendere come la bellezza esterna non corrisponde alla santità, e che Dio non guarda alla nostra esteriorità, bensì al cuore dell’uomo.

Quando Samuele doveva scegliere il re d’Israele, basava il proprio giudizio sull’aspetto esteriore, ossia sulla prestanza fisica dei candidati. Al contrario, Dio sceglie Davide, un fanciullo, il suo cuore era secondo la Sua volontà.

Pertanto non bisogna disprezzare coloro che hanno usanze differenti dalle nostre.

Vs. 2-3. L’uno crede di poter mangiare d’ogni cosa, mentre l’altro, che è debole, mangia solo legumi. 3  Colui che mangia non disprezzi colui che non mangia, e colui che non mangia non giudichi colui che mangia, poiché Dio lo ha accettato. 

Nessuno è giudice degli altri, in quanto tale compito spetta unicamente a Dio. I cristiani devono sapere di non essere più sotto la legge e che, pertanto, non esistono cibi puri ed altri impuri. Coloro che sono ancora ligi al rispetto della legge di Mosè sono deboli, in quanto soggetti ad una religiosità esteriore, basata sulle opere umane.

Vs. 4.  Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Non sta a noi giudicare l’operato degli altri, in quanto ognuno di noi è sottoposto a Dio, unico padrone e Signore. Siamo tutti servi di Dio, l’unico che può emettere il giudizio. Il nostro unico compito è quello di badare su noi stessi e sul nostro comportamento. Stia egli in piedi o cada, ciò riguarda il suo proprio signore, ma sarà mantenuto saldo, perché Dio è capace di tenerlo in piedi. Dio mantiene in piedi i propri figli, perché è preoccupato delle anime di ogni uomo. Questo è il Suo compito ed Egli lo porterà a termine. L’uomo che giudica il fratello si pone sullo stesso piano di Dio, volendo rivestirne il ruolo, e così facendo commette un grave peccato. Questo comportamento, comunque, riguarda le opinioni personali e si differenzia dal riprendere il fratello che pecca, fatto che fa parte della vita della chiesa.

Vs. 5-12.  L’uno stima un giorno più dell’altro, e l’altro stima tutti i giorni uguali; ciascuno sia pienamente convinto nella sua mente. 6  Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; chi non ha alcun riguardo al giorno lo fa per il Signore; chi mangia lo fa per il Signore e rende grazie a Dio; e chi non mangia non mangia per il Signore e rende grazie a Dio. 7  Nessuno di noi infatti vive per se stesso, e neppure muore per se stesso, 8  perché, se pure viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore, dunque sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. 9  Poiché a questo fine Cristo è morto, è risuscitato ed è tornato in vita: per signoreggiare sui morti e sui vivi. 10  Ora tu, perché giudichi il tuo fratello? O perché disprezzi il tuo fratello? Poiché tutti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo. 11  Sta infatti scritto: "Come io vivo, dice il Signore, ogni ginocchio si piegherà davanti a me e ogni lingua darà gloria a Dio". 12  Così dunque ognuno di noi renderà conto di se stesso a Dio. 

Ogni cristiano deve rendere conto solamente a Cristo circa le proprie azioni. 

Questo versetto riguarda il rispetto per il sabato ed è inerente un’opinione. Galati 5 afferma chiaramente che la salvezza viene per la grazia di Dio e non per l’osservanza della legge.

Gal. 5:1-6.  State dunque saldi nella libertà con la quale Cristo ci ha liberati, e non siate di nuovo ridotti sotto il giogo della schiavitù. 2  Ecco, io, Paolo, vi dico che se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla. 3  E daccapo attesto ad ogni uomo che si fa circoncidere che egli è obbligato ad osservare tutta la legge. Se rispettiamo l’osservanza del sabato, dobbiamo anche osservare ogni punto della Bibbia. 4  Voi, che cercate di essere giustificati mediante la legge, vi siete separati da Cristo; siete scaduti dalla grazia. Entrare nel legalismo significa separarci da Cristo.5  Noi infatti in Spirito, mediante la fede, aspettiamo la speranza della giustizia, 6  poiché in Cristo Gesù né la circoncisione, né l’incirconcisione hanno alcun valore, ma la fede che opera mediante l’amore. Il rispetto della legge non ha più alcun valore per Dio. 

Colossesi 2:16-23.   Nessuno dunque vi giudichi per cibi o bevande, o rispetto a feste, a noviluni o ai sabati; 17  queste cose sono ombra di quelle che devono venire; ma il corpo è di Cristo. 18  Nessuno vi derubi del premio con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, fondandosi su cose che non ha visto, essendo temerariamente gonfio a motivo della sua mente carnale 19  e non attenendosi al capo, da cui tutto il corpo, ben nutrito e tenuto insieme mediante le giunture e le articolazioni cresce con l’accrescimento che viene da Dio. 20  Se dunque siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché vi sottoponete a dei precetti come se viveste nel mondo, quali: 21  "Non toccare, non assaggiare, non maneggiare", 22  tutte cose che periscono con l’uso, secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? 23  Queste cose hanno sì qualche apparenza di sapienza nella religiosità volontariamente scelta, nella falsa umiltà e nel trattamento duro del corpo, ma non hanno alcun valore contro le intemperanze carnali. 

Tutte queste cose sembrano spirituali, hanno una facciata, ma non hanno alcun valore per Dio. L’osservanza della legge comporta una lunga serie di obblighi, mentre l’opera di Cristo ha portato il riposo per i credenti, stabilendo che le cose vecchie sono passate. Il segreto della vera santità è quello di riposare giornalmente in Cristo, permettendogli di agire nella nostra vita. 

I limiti della libertà.

Vs. 13-14. Perciò non giudichiamo più gli uni gli altri ma piuttosto giudicate questo: di non porre intoppo o scandalo al fratello. 14  Io so e sono persuaso nel Signore Gesù, che nessuna cosa è immonda in se stessa, ma chi stima qualche cosa immonda, per lui è immonda. 

Anche Cristo ha espresso lo stesso concetto, affermando che non è ciò che entra nella bocca dell’uomo che può contaminarlo, bensì ciò che esce da essa (invidia, omicidio, sparlare…).

Vs. 15-19.  Ma se tuo fratello è contristato a motivo di un cibo, tu non cammini più secondo amore; non far perire col tuo cibo colui per il quale Cristo è morto. 16 Perciò quel che per voi è bene non diventi motivo di biasimo 17  poiché il regno di Dio non è mangiare e bere, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo. 18  Infatti chi serve Cristo in queste cose è gradito a Dio e approvato dagli uomini. 19  Perseguiamo dunque le cose che contribuiscono alla pace e alla edificazione reciproca. 

Spesso le chiese perdono tempo in disquisizioni circa delle sciocchezze (uso del velo…), mentre sarebbe molto più saggio impiegarlo per l’evangelizzazione delle persone che stanno perendo.

La questione del cibo era molto viva nelle chiese cristiane antiche, in quanto i giudei asserivano che alcuni cibi fossero proibiti o che, per essere consumati, dovevano essere sottoposti a determinati trattamenti (es. far scolare tutto il sangue dagli animali uccisi). Pertanto Paolo suggerisce ai gentili di porre qualche limite alla propria libertà, al fine di mantenere l’unione con i fratelli giudei.

Vs. 20-21.  Non distruggere l’opera di Dio per il cibo; certo, tutte le cose sono pure, ma è sbagliato quando uno mangia qualcosa che è occasione di peccato. 21  E’ bene non mangiare carne, né bere vino, né fare cosa alcuna che porti tuo fratello a inciampare o ad essere scandalizzato o essere indebolito. 

L’unico motivo del nostro agire deve essere l’amore per i fratelli.

Vs. 22-23.  Hai tu fede? Tienila per te stesso davanti a Dio; beato chi non condanna se stesso in ciò che approva. 23  Ma colui che sta in dubbio, se mangia è condannato, perché non mangia con fede; or tutto ciò che non viene da fede è peccato. 

Chi compie un’azione per la quale la propria coscienza è a disagio, si sente condannato e prova un senso di colpa, in quanto non è convinto del suo agire. Colui, invece, che fa qualcosa che ritiene giusta e positiva, lo fa per fede.

Paolo dedica tutto il capitolo 14 e parte del 15 all’assunzione del cibo, affermando che alla base di ogni nostro comportamento debba esserci l’amore per Dio e per gli altri. A tal proposito cita l’esempio di Cristo, il quale, pur essendo libero da tabù ed inibizioni, fu attento alle debolezze altrui e antepose il bene degli altri al proprio. 

Certamente Paolo non insegna che la salvezza viene dalle opere umane, quindi neppure dall’assunzione di determinati cibi; essa è un dono di Dio, dato all’uomo gratuitamente, senza merito. Accettando l’amore di Dio e credendo in Cristo Gesù, per grazia di Dio otteniamo la vita eterna.

Indietro
Indietro

Romani 13

Avanti
Avanti

Romani 15