Romani 12
Capitolo 12.
Il comportamento del cristiano.
Parla di come mettere in pratica la fede nella nostra vita.
Paolo esorta i cristiani ad agire, in risposta a quanto Cristo ha fatto per noi.
Vs.1-2.Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. 2 E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.
Due sono i temi che si possono estrapolare:
Qual’ è il nostro dovere davanti a Dio;
Come può un credente conoscere quale sia la volontà di Dio.
Dal capitolo 1 fino all’11 Paolo ha raccontato cos’ha fatto Dio per noi. Ora ci dice come essere santo e consacrato a Dio, strumento nelle sue mani.
Tutto il mondo è sotto il peccato, siamo salvati solo per la grazia di Dio, attraverso Cristo. Di conseguenza dobbiamo agire e presentarci davanti a Dio. Egli ci accetta come siamo per merito di Cristo, morto per noi. Ogni giorno dobbiamo presentare ogni cosa al Signore, in modo che Egli guidi ogni nostra azione. Se Dio è il Signore della nostra vita, allora essa sarà guidata da lui ed indirizzata secondo la sua volontà.
Talvolta diamo la nostra vita al Signore, ma poi, a causa della natura umana, la riprendiamo nelle nostre mani: così svanisce la gioia e la serenità che c’erano prima.
Noi siamo il sacrificio vivente che dobbiamo presentare a Dio ogni giorno. Un tempo venivano immolati gli animali, ma ora tale offerta è stata superata dal sacrificio di Cristo, offerto a Dio per espiare i peccati di tutti.
I credenti vivono sulla terra, ma invece di conformarsi all’immoralità umana, devono mettere Dio al primo posto della propria vita e cercare di trasformarsi in base alla volontà di Dio e al suo piano per noi.
Ogni insegnamento contenuto nella Bibbia deve essere ben conosciuto dai credenti, ma anche attualizzato nella vita di ogni giorno.
Luca 9:23-27. Poi disse a tutti: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. 24 Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per causa mia, la salverà. 25 Che giova infatti all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi rovina se stesso e va in perdizione? 26 Perché, se uno ha vergogna di me e delle mie parole, anche il Figlio dell’uomo avrà vergogna di lui, quando verrà nella gloria sua e del Padre e dei santi angeli. 27 Or io vi dico in verità che vi sono alcuni qui presenti che non gusteranno la morte, prima di aver visto il regno di Dio".
Chi vuole essere un vero cristiano deve negare se stesso e prendere la propria croce; essa non è un lavoro non gradito, una malattia, oppure le azioni che si crede di dover compiere per guadagnare la salvezza (penitenze, pellegrinaggi…). Al contrario, la nostra croce è la consapevolezza di essere morti al mondo e chiedere a Cristo di regnare nella nostra vita.
Romani 6:11-14. Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi a Dio, in Gesù Cristo, nostro Signore. 12 Non regni quindi il peccato nel vostro corpo mortale, per ubbidirgli nelle sue concupiscenze. 13 Non prestate le vostre membra al peccato come strumenti d’iniquità, ma presentate voi stessi a Dio, come dei morti fatti viventi, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia. 14 Infatti il peccato non avrà più potere su di voi, poiché non siete sotto la legge, ma sotto la grazia.
Prendere la croce vuol dire che il nostro vecchio uomo è morto, anche se spesso non sembra, ed è immune dai vecchi peccati. Ogni giorno bisogna mettere la nostra vita sull’altare di Dio e chiedergli di regnare nel quotidiano con la sua guida. Siamo morti con Cristo sulla croce, e con lui risorti.
In Romani 12:2 Paolo dice che questo presentarci ogni giorno a Dio è ragionevole, ossia che è la cosa giusta da fare e la più logica perché Egli è un buon padre per noi, degno della nostra fiducia. Inoltre, chi perderà la sua vita la guadagnerà; per questo è buono dare la nostra vita nelle mani di Dio.
Daniele 3:16-30. Il re Nebukadnestar creò una statua ed impose a tutti l’adorazione della stessa. Shadrak, Meshak e Abed-nego rifiutarono di compiere tale atto perché servi di Dio. Allora il re si arrabbiò con loro e decise di gettarli in una fornace di fuoco ardente. Tuttavia Dio si usa di loro anche in questa circostanza.
Shadrak, Meshak e Abed-nego risposero al re, dicendo: "O Nebukadnetsar, noi non abbiamo bisogno di darti risposta in merito a questo. 17 Ecco, il nostro Dio, che serviamo, è in grado di liberarci dalla fornace di fuoco ardente e ci libererà dalla tua mano, o re. 18 Ma anche se non lo facesse, sappi o re, che non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo l’immagine d’oro che tu hai fatto erigere". 19 Allora Nebukadnetsar fu ripieno di furore e l’espressione del suo volto mutò nei riguardi di Shadrak, Meshak e Abednego. Riprendendo la parola comandò di riscaldare la fornace sette volte più di quanto si soleva riscaldarla. 20 Comandò quindi ad alcuni uomini forti e valorosi del suo esercito di legare Shadrak, Meshak e Abed-nego e di gettarli nella fornace di fuoco ardente. 21 Allora questi tre uomini furono legati con i loro calzoni, le loro tuniche, i loro copricapo e tutte le loro vesti e furono gettati in mezzo alla fornace di fuoco ardente. 22 Ma poiché l’ordine del re era duro e la fornace era estremamente surriscaldata, la fiamma del fuoco uccise gli uomini che vi avevano gettato Shadrak, Meshak e Abed-nego. 23 E questi tre uomini, Shadrak, Meshak e Abed-nego, caddero legati in mezzo alla fornace di fuoco ardente. 24 Allora il re Nebukadnetsar, sbalordito, si alzò in fretta e prese a dire ai suoi consiglieri: "Non abbiamo gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?". Essi risposero e dissero al re: "Certo, o re". 25 Egli riprese a dire: "Ecco, io vedo quattro uomini slegati, che camminano in mezzo al fuoco, senza subire alcun danno; e l’aspetto del quarto è simile a quello di un figlio di Dio". 26 Poi Nebukadnetsar si avvicinò all’apertura della fornace di fuoco ardente e prese a dire: "Shadrak, Meshak e Abed-nego, servi del Dio Altissimo, uscite e venite qui". Allora Shadrak, Meshak e Abed-nego uscirono di mezzo al fuoco. 27 Quindi i satrapi, i prefetti, i governatori e i consiglieri del re si radunarono per osservare quegli uomini: il fuoco non aveva avuto alcun potere sul loro corpo, i capelli del loro capo non erano stati bruciati, i loro mantelli non erano stati alterati e neppure l’odore di fuoco si era posato su di loro. 28 Nebukadnetsar prese a dire: "Benedetto sia il Dio di Shadrak, Meshak e Abed-nego, che ha mandato il suo angelo e ha liberato i suoi servi, che hanno confidato in lui; hanno trasgredito l’ordine del re e hanno esposto i loro corpi alla morte, piuttosto che servire e adorare altro dio all’infuori del loro. 29 Perciò io decreto che chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, dirà male del Dio di Shadrak, Meshak e Abed-nego, sia tagliato a pezzi e la sua casa sia ridotta in un letamaio, perché non c’è nessun altro dio che possa salvare a questo modo". 30 Allora il re fece prosperare Shadrak, Meshak e Abed-nego nella provincia di Babilonia.
I tre protagonisti hanno prestato i propri corpi come sacrificio vivente ed il risultato è stato che Cristo era con loro ed il fuoco non li ha toccati. Analogamente, se noi ci arrendiamo a Cristo, la condanna non ci toccherà perché Cristo sarà con noi.
Inoltre, il re si converte e prescrive a tutta la nazione di adorare il Dio vivente.
In Romani 12:1 si comprende coma la nostra vita appartenga a Cristo, il quale l’ha pagata a caro prezzo.
In Romani 12:2 si dice che se ci arrendiamo a Dio, conosciamo la sua volontà e agiamo di conseguenza. Poi ci separiamo dal mondo nei nostri cuori per non conformarci ai peccati. Agire come gli altri significa compiere le azioni che Dio non accetta.
Inoltre permettiamo a Dio di trasformarci mediante il rinnovamento della nostra mente. La volontà di Dio è buona, accettevole e perfetta per la nostra vita. Questa trasformazione avviene mediante la parola di Dio, la quale va letta quotidianamente, giorno e notte.
Salmi 1:1-3. Beato l’uomo che non cammina nel consiglio degli empi, non si ferma nella via dei peccatori e non si siede in compagnia degli schernitori, 2 ma il cui diletto è nella legge dell’Eterno, e sulla sua legge medita giorno e notte.
Se vogliamo essere trasformati dobbiamo separarci dal mondo e meditare giorno e notte la parola di Dio.
3 Egli sarà come un albero piantato lungo i rivi d’acqua, che dà il suo frutto nella sua stagione e le cui foglie non appassiscono; e tutto quello che fa prospererà, Questa è la conseguenza del fatto di seguire Dio.
Salmo 37:3-4. Confida nell’Eterno e fa’ il bene, abita il paese e coltiva la fedeltà. 4 Prendi il tuo diletto nell’Eterno ed egli ti darà i desideri del tuo cuore.
Se ci dilettiamo nel Signore e lo ringraziamo per tutto ciò che ha fatto per noi e per ciò che continua a fare, diventeremo simili a Lui, ed egli stillerà nel nostro cuore i desideri giusti per noi e conformi alle nostre necessità, secondo la Sua Parola.
2 Corinzi 3:17-18. Or il Signore è lo Spirito, e dov’è lo Spirito del Signore, vi è libertà. E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore.
Non siamo chiamati a guardare gli altri, ma il Signore, contemplando la sua benignità verso di noi, il suo affetto e il suo amore per noi. Questo fatto ci trasformerà.
Ebrei 12:1-2. Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 2 tenendo gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio.
Teniamo gli occhi fissi su Gesù, colui che ha iniziato un’opera nella nostra vita e la porterà a compimento. Se siamo occupati col Signore, meditando continuamente la Sua Parola, lo Spirito di Dio ci trasformerà. Chi ha fondato la casa sulla Parola di Dio, la vedrà resistere ad ogni intemperie, perché costruita sulla roccia.
Ogni mattina presentiamoci davanti a Dio e mettiamo la nostra vita nelle sue mani; in questo modo cammineremo in acque sicure. Non seguiamo le mode di questo mondo, mutevoli e spesso immorali, ma unicamente la parola di Dio.
Vs.2. E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.
Questo comportamento non è il mezzo per ottenere la salvezza, non è un obbligo, non il mezzo per ottenere l’amore di Dio. Infatti, salvezza e amore ci vengono dal sacrificio che Cristo ha fatto per noi e non è frutto di un nostro merito: è per grazia. Al contrario, i nostri comportamenti devono nascere dalla gratitudine per un Dio che ci ha già salvati e che ci ama, anche se non meritiamo tali attenzioni. Leggiamo la Parola di Dio ogni giorno, mettiamo il Suo regno al primo posto e ogni cosa ci sarà sopraggiunta.
Vs.3. Infatti, per la grazia che mi è stata data, dico a ciascuno che si trovi fra voi di non avere alcun concetto più alto di quello che conviene avere, ma di avere un concetto sobrio, secondo la misura della fede che Dio ha distribuito a ciascuno.
Non possiamo vantarci di alcuna cosa verso Dio: qui Paolo dice che anche la fede che è in noi è un dono che abbiamo ricevuto. Per questo dobbiamo essere sobri nel ragionare e non avere un concetto troppo elevato di noi stessi perché non siamo superiori a nessun altro. Siamo servi inutili, salvati per la grazia di Dio.
Vs.4-5. Infatti, come in uno stesso corpo abbiamo molte membra e tutte le membra non hanno la medesima funzione, 5 così noi, che siamo molti, siamo un medesimo corpo in Cristo, e ciascuno siamo membra l’uno dell’altro.
La caratteristica principale della creazione è la diversità degli elementi, non l’uniformità. Anche nelle chiese cristiane vi sono persone diverse per caratteristiche e capacità, le quali hanno ricevuto doni spirituali molto vari, al fine di poter cooperare al bene dell’insieme.
Siamo membri di un unico corpo ed è positivo far parte di una chiesa; a sua volta essa è una parte del corpo di Cristo, composta da tutti i figlioli di Dio. Ognuno ha un compito all’interno del corpo di Cristo ed un ministero. Gesù è il capo, ma ogni credente è una parte importante ed ha una sua utilità.
Vs.6-7. Ora, avendo noi doni differenti secondo la grazia che ci è stata data, se abbiamo profezia, profetizziamo secondo la proporzione della fede (non vuol dire necessariamente predire il futuro, ma proclamare la parola di Dio); 7 se di ministero, attendiamo al ministero ( è il servire gli altri); similmente il dottore attenda all’insegnamento;
Usiamo i doni che Dio ci ha dato per la Sua gloria.
Vs.8. e colui che esorta, attenda all’esortare; colui che distribuisce, lo faccia con semplicità; colui che presiede, presieda con diligenza; colui che fa opere di pietà le faccia con gioia.
Ognuno ha un dono o più di uno ed è positivo metterli al servizio di tutti. Moltiplichiamo i nostri talenti rendendoli utili. Prendiamo con serietà le cose di Dio, ad esempio arrivando in orario alle riunioni, ossia comportandoci con coscienza e lavorando in modo corretto.
Tutti i doni ci sono stati donati per l’edificazione della chiesa, ossia per farla crescere in modo stabile e duraturo. Quando Neemia voleva costruire le mura di Gerusalemme, Tobia e Samballat facevano di tutto per scoraggiarli, in quanto guidati da Satana: questo è il compito di coloro che distruggono la chiesa.
Chiediamo al Signore di indicarci quale sia il nostro compito all’interno della chiesa, al fine di essere fruttiferi.
La vita cristiana: amore, fervore, umiltà e beneficenza.
Nella prima parte del capitolo 12 (vs. 1-8) Paolo parla dei nostri doni, dicendo che ognuno deve scoprire quale sia il proprio; in questo modo saremo un apporto positivo per la crescita del corpo.
Dal vs. 9 al 21 c’è un’esortazione pratica sul nostro cammino cristiano. Infatti il vero cristiano si vede nei fatti, nelle sue azioni e nel proprio modo di comportarsi. Il cristianesimo è vivere con Cristo ogni giorno.
Vs.9. L’amore sia senza ipocrisia, detestate il male e attenetevi fermamente al bene.
Un falso amore è ipocrisia, ed essa è odiata da Dio. Anche tra fratelli deve esserci un rapporto di amore, perché solo così si è a posto anche davanti a Dio. Se riprendiamo qualcuno, facciamolo con amore.
Matteo 15:7-9. Ipocriti, ben profetizzò di voi Isaia quando disse: 8 "Questo popolo si accosta a me con la bocca e mi onora con le labbra; ma il loro cuore è lontano da me. 9 E invano mi rendono un culto, insegnando dottrine che sono comandamenti di uomini".
Dio detestava l’atteggiamento dei farisei, i quali lo onoravano con le labbra, ma mettevano al primo posto le loro regole religiose, fatte dagli uomini. Guardavano con alterigia i gentili poiché erano pieni di orgoglio.
Matteo 23:11-15. E il maggiore di voi sia vostro servo, 12 Or chiunque si innalzerà sarà abbassato; e chiunque si abbasserà sarà innalzato, 13 Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini; poiché né entrate voi né lasciate entrare coloro che stanno per entrarvi. 14 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché divorate le case delle vedove e per pretesto fate lunghe preghiere; per questo subirete una condanna più severa. 15 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché scorrete il mare e la terra, per fare un proselito e, quando lo è diventato, ne fate un figlio della Geenna il doppio di voi.
Matteo 23:23-33. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché calcolate la decima della menta dell’aneto e del comino, e trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede, queste cose bisogna praticare senza trascurare le altre. 24 Guide cieche, che colate il moscerino e inghiottite il cammello. 25 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché pulite l’esterno della coppa e del piatto, mentre l’interno è pieno di rapina e d’intemperanza. 26 Fariseo cieco! Pulisci prima l’interno della coppa e del piatto, affinché anche l’esterno sia pulito. 27 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché rassomigliate a sepolcri imbiancati, i quali di fuori appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putredine. 28 Così anche voi di fuori apparite giusti davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità. 29 Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché edificate i sepolcri dei profeti e ornate i monumenti dei giusti 30 e dite: "se noi fossimo vissuti al tempo dei nostri padri, non ci saremmo associati a loro nell’uccisione dei profeti 31 Così dicendo, voi testimoniate contro voi stessi, che siete figli di coloro che uccisero i profeti. 32 Voi superate la misura dei vostri padri! 33 Serpenti, razza di vipere! Come sfuggirete al giudizio della Geenna?
Gesù li sgrida in modo durissimo.
Matteo 24:48-51. descrive la fine che faranno gli ipocriti.
Ma, se quel malvagio servo dice in cuor suo: "il mio padrone tarda a venire" 49 e comincia a battere i suoi conservi, e a mangiare e a bere con gli ubriaconi; 50 il padrone di quel servo verrà nel giorno in cui meno se l’aspetta e nell’ora che egli non sa; 51 lo punirà duramente e gli riserverà la sorte degli ipocriti. Lì sarà il pianto e lo stridor di denti".
Gesù afferma che gli ipocriti saranno eternamente separati da Dio. Per questo anche i credenti dovrebbero analizzare la propria vita ed estirpare ogni piccola ipocrisia che regna nel loro cuore. Talvolta sembriamo apparentemente positivi, ordinati, accettabili, ma cosa regna realmente nel nostro cuore è conosciuto solo da Dio. Egli odia l’ipocrisia e desidera che l’amore che esprimiamo agli altri sia sincero, non ipocrita. I sentimenti negativi impediscono allo Spirito Santo di operare in noi. Se proviamo rancore verso qualcuno, tale sentimento negativo non tocca l’altra persona, ma divora noi giorno per giorno, mina la nostra pace ed il rapporto col Signore. Per questo, prima di presentarci davanti a Dio dobbiamo mettere a posto le cose con gli altri.
Alla fine del vs. 9 Paolo ci esorta di detestare il male e di attenerci fermamente al bene: detestare il male vuol dire rigettarlo con tutte le nostre forze;
attenersi al bene fermamente vuol dire esserne incollato, al punto di essere un tutt’uno con esso. Un cristiano deve fuggire il peccato, vivere alla luce di Dio e presentarsi a Lui ogni mattina, chiedendo al Padre di essere la luce al suo sentiero in ogni momento della vita ed una guida costante. Questa esortazione di Paolo è rivolta ad ogni singolo credente, ed è un lavoro che ognuno deve compiere su se stesso, non sugli altri (es. non guardare il male nella vita degli altri ma nella propria).
II Samuele 12:1-14
Davide aveva peccato con Bath-Sceba, moglie di Uriah ed ora attendeva un figlio da lei. Per coprire questo peccato, ha fatto uccidere il marito della donna in battaglia.
Più volte Dio aveva parlato al cuore di Davide, ma egli perseverava nelle sue azioni sbagliate. Allora gli invia il profeta Nathan, al quale Dio svela il peccato di Davide.
Poi l’Eterno mandò a Davide Nathan; e Nathan andò da lui e gli disse: "Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. 2 Il ricco aveva un gran numero di greggi e mandrie; 3 ma il povero non aveva nulla, se non una piccola agnella che egli aveva comprato e nutrito; essa era cresciuta insieme a lui e ai suoi figli, mangiando il suo cibo, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. 4 Un viandante giunse a casa dell’uomo ricco; questi rifiutò di prendere dal suo gregge e dalla sua mandria per preparare da mangiare al viandante giunto da lui, ma prese l’agnella di quel povero e la fece preparare per l’uomo venuto da lui". 5 Allora l’ira di Davide si accese grandemente contro quell’uomo e disse a Nathan: "Com’è vero che l’Eterno vive, colui che ha fatto questo merita la morte! 6 Egli pagherà quattro volte il valore dell’agnella, per aver fatto una tale cosa e non aver avuto pietà". Uriah era amico di Davide, non uno sconosciuto, eppure a Davide il suo peccato non sembra molto grave. Invece è bravissimo a giudicare il male negli altri e pronto ad emettere giudizi pesanti. Ma Dio disprezza il male in tutti e ci invita a guardare la nostra vita, non quella degli altri.
7 Allora Nathan disse a Davide: "Tu sei quell’uomo! Così dice l’Eterno, il DIO d’Israele: "Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul. 8 Ti ho dato la casa del tuo signore, ho messo nelle tue braccia le donne del tuo signore e ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda; e se questo era troppo poco, io ti avrei dato molte altre cose. 9 Perché dunque hai disprezzato la parola dell’Eterno, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai fatto morire con la spada Uriah lo Hitteo, hai preso per moglie la sua moglie e lo hai ucciso con la spada dei figli di Ammon. 10 Or dunque la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, perché tu mi hai disprezzato e hai preso la moglie di Uriah lo Hitteo per essere tua moglie". 11 Così dice l’Eterno: "Ecco, io farò venire contro di te la sciagura dalla tua stessa casa, e prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle ad un altro, che si unirà con loro in pieno giorno. 12 Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele alla luce del sole"". 13 Allora Davide disse a Nathan: "Ho peccato contro l’Eterno". Nathan rispose a Davide: "L’Eterno ha rimosso il tuo peccato; tu non morrai. 14 Tuttavia, poiché facendo questo tu hai dato ai nemici dell’Eterno occasione di bestemmiare, il figlio che ti è nato dovrà morire".
La tentazione vissuta da Davide è stata molto sottile: egli era casualmente sul tetto e ha visto la donna di Uriah che si faceva il bagno. A questo punto sarebbe dovuto rientrare in casa per non guardare, ma non l’ha fatto, ed è stato tentato. Per questo un cristiano deve sapere quando è il momento di non lasciarsi tentare, meditare sulle conseguenze del peccato nella sua vita e nel rapporto con Dio, il quale viene spezzato. Satana ci prospetta il peccato e ci sussurra che rimarrà segreto per tutti, ma così non è: Dio vede, e spesso viene leso il rapporto con gli altri e con Dio stesso.
Non basta detestare il male, è necessario abbracciare il bene e rimanere incollati ad esso.
Filippesi 4:8. Quanto al rimanente, fratelli, tutte le cose che sono veraci, tutte le cose che sono oneste, tutte le cose che sono giuste, tutte le cose che sono pure, tutte le cose che sono amabili, tutte le cose che sono di buona fama, se vi è qualche virtù e se vi è qualche lode, pensate a queste cose.
Se siamo incollati alla Parola di Dio, alla preghiera e alla comunione fraterna saremo difficilmente attaccabili dal maligno. Perché Davide è caduto nel peccato? Perché non era andato in battaglia con gli altri. Il Signore ci ha liberato dal peccato, e se noi vogliamo rimanerne lontani dobbiamo scegliere la strada dello Spirito. Se camminiamo in esso saremo difficilmente attaccabili da Satana.
Vs.10. Nell’amore fraterno, amatevi teneramente gli uni gli altri nell’onore usate riguardo gli uni verso gli altri.
Questo è un versetto pratico, il quale ci esorta ad amare, perché questo sentimento è il più grande. Amiamo con tenerezza i fratelli e soprattutto il coniuge.
Filippesi 2:3. non facendo nulla per rivalità o vanagloria, ma con umiltà, ciascuno di voi stimando gli altri più di se stesso.
Efesini 5:21. sottomettetevi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
Sul matrimonio.
Efesini 5:22-31. Mogli, siate sottomesse ai vostri mariti come al Signore, 23 poiché il marito è capo della moglie, come anche Cristo è capo della chiesa, ed egli stesso è Salvatore del corpo. 24 Parimenti come la chiesa è sottomessa a Cristo, così le mogli devono essere sottomesse ai loro mariti in ogni cosa. Le esigenze personali molte volte vanno deposte per andare incontro ai bisogni del marito e dei figli. Cristo non ci impone la sottomissione, la quale deve essere una scelta. Analogamente accade nel matrimonio, dove gli uni agli altri dobbiamo essere sottomessi, per rispettare le esigenze di tutti.
Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, 26 per santificarla, avendola purificata col lavacro dell’acqua per mezzo della parola, 27 per far comparire la chiesa davanti a sé gloriosa, senza macchia o ruga o alcunché di simile, ma perché sia santa ed irreprensibile. 28 Così i mariti devono amare le loro mogli, come i loro propri corpi; chi ama la propria moglie ama se stesso. 29 Nessuno infatti ebbe mai in odio la sua carne, ma la nutre e la cura teneramente, come anche il Signore fa con la chiesa, 30 poiché noi siamo membra del suo corpo, della sua carne e delle sue ossa. 31 “Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due diverranno una sola carne”.
L’uomo ha il compito di curare spiritualmente la famiglia e di amare la moglie come Cristo ha amato la chiesa, ossia dando la vita per lei.
Il rapporto matrimoniale è reciproco:
se l’uomo ama la moglie, lei si sottometterà a lui,
se la moglie si sottomette, l’uomo l’amerà più facilmente più di se stesso.Ognuno faccia la sua parte. Se una parte non riesce ad assolvere il compito che Dio ha comandato, il Signore stesso lo aiuterà ad operare rettamente.
Davanti a Dio siamo una carne sola e non possiamo scinderci l’uno dall’altro.
Dio ha stabilito che il matrimonio sia un’istituzione santa, la figura del rapporto esistente tra Cristo e la chiesa, visibile per il mondo. Per Dio è un rapporto durevole per tutta la vita, nato da un insieme scelto da Dio.
Tanti problemi coniugali sorgono perché non c’è stata una separazione con la famiglia di origine, la quale continua ad interferire. Essa, invece, è un’entità separata, anche se legata a noi dall’amore. Il matrimonio forma una nuova famiglia, autonoma, la quale deve gestirsi da sola, sottomessa a Cristo.
Efesini 5:32-33. Questo mistero è grande; or lo dico in riferimento a Cristo e alla chiesa. 33 Ma ciascuno di voi così ami la propria moglie come ama se stesso; e similmente la moglie rispetti il marito.
Dio chiede agli uomini di amare la moglie, e alle donne di rispettare il marito: sono due comandamenti diversi, dati in base al modo di essere dei due. L’amore e il perdono sono alla base del matrimonio, perché se vogliamo il perdono da Dio dobbiamo perdonare gli altri. Cominciamo una pagina nuova nel nostro rapporto di coppia, seminiamo positività e questa raccoglieremo.
Galati 6:1-8. Fratelli, se uno è sorpreso in qualche fallo, voi che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine. Ma bada bene a te stesso, affinché non sii tentato anche tu. 2 Portate i pesi gli uni degli altri, e così adempirete la legge di Cristo. 3 Se infatti qualcuno pensa di essere qualche cosa, non essendo nulla, inganna se stesso. 4 Ora esamini ciascuno l’opera sua, e allora avrà ragione di vantarsi solamente di se stesso e non nei confronti degli altri. 5 Ciascuno infatti porterà il proprio fardello. 6 Ora colui che è istruito nella parola faccia parte di tutti i suoi beni a colui che lo istruisce. 7 Non v’ingannate, Dio non si può beffare, perché ciò che l’uomo semina quello pure raccoglierà. Perché colui che semina per la sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione, ma chi semina per lo Spirito. dallo Spirito raccoglierà vita eterna.
Nessuno di noi può illudersi di comportarsi in modo errato e non avere conseguenze, perché raccoglieremo ciò che avremo seminato. Perciò nel matrimonio cerchiamo si seminare azioni secondo il volere di Dio e raccoglieremo benedizioni. Siamo figli della luce, eppure da noi esce acqua inquinata: ma questo non è il volere di Dio. Se il nemico vuole entrare nella nostra casa noi dobbiamo contrastarlo, perché il nostro combattimento non è contro carne e sangue, ma contro i demoni: vogliono distruggere il nostro matrimonio, il rapporto con i figli, la stima reciproca.
Per questo dobbiamo scegliere di seguire gli insegnamenti di Cristo, il quale ci ama con tenerezza, cura, passione, amore; analogamente dobbiamo fare con il marito o la moglie, che è parte di noi.
Salmo 133:1-3. <<Canto dei pellegrinaggi. Di Davide.>> Ecco, quanto è buono e quanto è piacevole, che i fratelli dimorino assieme nell’Unità! 2 E’ come l’Olio prezioso sparso sul capo, che scende sulla barba di Aaronne, che scende fino all’Orlo delle sue vesti. 3 E’ come la rugiada dell’Hermon, che scende sui monti di Sion, perché è là che l’Eterno ha posto la benedizione, la vita in eterno.
Se è bello e piacevole quando i fratelli dimorano assieme nell’unità, quanto più lo è nella famiglia: è l’olio dell’unzione dello Spirito Santo.
Vs.11. Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello spirito, servite il Signore,
Anche questo è un versetto di esortazione.
Per 11 capitoli Paolo ci ha descritto cosa ha fatto Dio per noi;
dal 12 al 15 ci dice come dovremmo comportarci in quanto cristiani, perché se abbiamo realmente conosciuto Gesù Cristo, dobbiamo distinguerci dagli altri con il nostro comportamento.
Quindi non dobbiamo essere pigri nello zelo per Dio, bensì essere ferventi nel servire Dio. Come serviamo noi il Signore? In modo fervente o con pigrizia? Come stiamo utilizzando i talenti che ci sono stati affidati? Per noi Dio non ha dato gli scarti, ma il suo unico figlio, ossia la sua primizia; e noi come lo ricambiamo?
Ci ha dato lo Spirito Santo per potenziarci nel fare la Sua volontà. Le esortazioni che Paolo ci rivolge sono realizzabili solo grazie allo Spirito Santo e all’opera che egli compie in noi. Grazie a lui dobbiamo essere ferventi e non pigri: Dio ci ha liberati dalle debolezze, le quali non ci hanno più in pugno. Quando gli uomini di Saul erano di fronte a Golia si sentivano inferiori a quel gigante; tuttavia Davide non lo ha guardato con occhi umani, ma attraverso la fede in Dio, per il quale Golia non era nulla. Il diavolo vuole che la nostra vita sia sempre legata ai nostri vecchi vizi, ma Dio ci ha liberato da essi e ci vuole veramente liberi. Non siamo più miseri, ma figli del Re.
Spesso siamo zelanti, corretti e perfetti nelle cose umane (ad es. nel lavoro), ma molto meno lo siamo per Dio, forse perché la salvezza ci viene per grazia e l’abbiamo già. Dobbiamo fare attenzione a non dare al Signore lo scarto del nostro tempo, del nostro amore o del nostro zelo. Non dobbiamo comportarci rettamente per ottenere la salvezza, la quale ci viene da Cristo; al contrario, il nostro comportamento deve essere la risposta d’amore e di gratitudine a quanto il Signore ha fatto.
1 Corinzi 3:9-15. Noi siamo infatti collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio. 10 Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come savio architetto io ho posto il fondamento, ed altri vi costruisce sopra; ora ciascuno stia attento come vi costruisce sopra 11 perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo. 12 Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, 13 l’opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa, 15 ma se la sua opera è arsa, egli ne subirà la perdita, nondimeno sarà salvato, ma come attraverso il fuoco.
Grazie al sacrificio di Gesù, il giudizio di Dio ci ha oltrepassato, come avvenne per gli ebrei quando l’angelo della morte risparmiò le case nei cui stipiti vi era il sangue dell’agnello. Pasqua significa oltrepassare. Per questo non subiremo il giudizio divino; Cristo, infatti, ha detto che chi lo confesserà davanti agli uomini verrà da lui confessato davanti a Dio. Però come credenti saremo giudicati per le nostre azioni, e Dio ci chiederà cosa abbiamo fatto con i talenti che ci ha affidato. Certamente saremo salvati, perché tale giudizio non tocca l’anima, ma riguarda le opere compiute dal momento della salvezza in poi. Abbiamo posto Cristo come fondamento della nostra vita? Egli è la pietra angolare posta da Dio, e nel momento in cui abbiamo creduto in lui la nostra vita è stata innestata in questo fondamento. Tutte le cose fatte prima della nuova nascita erano errate e senza alcun significato per Dio. Ma dal momento dell’innesto in poi le nostre azioni devono basarsi su Cristo.
Paolo sta parlando ai Corinzi, credenti come noi, e chiede loro di esaminare la propria vita per capire se è fondata su Cristo. Dio ci ha dato la primizia e anche noi dobbiamo fare lo stesso, cercando prima il regno di Dio e tutte le altre cose ci saranno sopraggiunte. Non prodighiamoci per le cose effimere del mondo, ma per quelle durature, che resistono al fuoco, ossia per il regno di Dio. Agli occhi del Signore le anime sono dei tesori inestimabili ed è morto per la loro salvezza. Mentre Gesù era in croce, quando sul suo capo vi erano i peccati di tutti e l’ira di Dio era su di lui, egli era felice perché vedeva le anime che si salvavano grazie al suo sacrificio. Per questo pensiamo al ritorno di Cristo e non concentriamoci in cose banali; anche se il Signore dovesse tornare tra tanti anni, in ogni caso la nostra vita ha una fine ed il nostro incontro con Lui è vicino. Non sprechiamo tempo e chiediamoci su quale fondamento stiamo basando la nostra vita: sul regno di Dio o su un nostro regno?
Vs.12. allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera;
La speranza.
Anche ai credenti accadono le calamità e allora, per essere costanti nell’afflizione, dobbiamo rallegrarci nella speranza. La nostra speranza è Gesù. Grazie a lui è stata ristabilita la pace tra il credente e Dio. Un non credente non ha alcuna speranza circa il futuro della propria anima.
Efesini 2:11-13 Perciò ricordatevi che un tempo voi gentili di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi, perché tali sono stati fatti nella carne per mano d’uomo, 12 eravate in quel tempo senza Cristo, estranei dalla cittadinanza d’Israele e estranei ai patti della promessa, non avendo speranza ed essendo senza Dio nel mondo. 13 Ma ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete stati avvicinati per mezzo del sangue di Cristo.
Chi non crede ha bisogno di costruirsi delle certezze e per questo si aggrappa ai soldi, alla pensione, o ad altre cose, ma questi sono aspetti aleatori e privi di fondamento. Si dice che il sistema finanziario italiano stia andando verso la bancarotta, quindi non può fornire alcuna certezza alle persone. La nostra speranza si deve fondare sull’opera di Gesù, il quale si prende cura di noi sotto ogni punto di vista.
1 Timoteo 1:1 Paolo, apostolo di Gesù Cristo, per comando di Dio, nostro Salvatore e del Signore Gesù Cristo, nostra speranza.
La nostra speranza si basa su una persona, capace di guidarci verso la soluzione di ogni nostro problema.
Colossesi 1:26-27 il mistero che fu tenuto nascosto per le passate età e generazioni, ma che ora è stato manifestato ai suoi santi, 27 ai quali Dio ha voluto far conoscere quali siano le ricchezze della gloria di questo mistero fra i gentili, che è Cristo in voi, speranza di gloria,
Cristo è la speranza anche per il futuro eterno. Egli è in noi e vive dentro di noi. Chi ha il figlio ha la vita. In Apocalisse 3:20 è scritto “Ecco, io sto alla porta e busso, se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me. “
Per questo solo in Cristo è la nostra speranza di vedere un giorno la gloria di Dio, ed è l’unica speranza. Egli è una speranza certa, fondata sulla Parola di Dio. Egli ci ha assicurato circa la nostra vita eterna avendo sacrificato la vita di suo figlio.
Tito 2:11-14. Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, 12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, Molti credono che i credenti vadano posti sotto alla legge affinché abbiano la salvezza, ma Paolo ci insegna che è la bontà di Dio e il suo amore che ci porta a rinunciare alle cose malvagie di questo mondo perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, 13 aspettando la beata speranza e l’apparizione della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo, la nostra speranza deve basarsi su Gesù, sul fatto che egli un giorno tornerà per trarci fuori da questo mondo malvagio, prima della fine 14 il quale ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e purificare per sé un popolo speciale, zelante nelle buone opere.
Gesù ha dato se stesso per darci la certezza che un giorno avremo la vita eterna; il Signore ce lo ha promesso e non per nostri meriti, ma per il sangue di Gesù. Per questo nelle prove possiamo essere allegri, sperando in Gesù perché nessuno potrà mai toccare la nostra anima. Egli è il Cristo, il figlio del Dio vivente e porterà a termine il lavoro che ha cominciato in noi.
Romani 8:35-39 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà l’afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? 36 Come sta scritto: "Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello". 37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati.
Chi è figlio di Dio è più che vincitore grazie a Gesù. 38 Infatti io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, 39 né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore. Nulla ci separerà dall’amore di Cristo, se siamo in lui.
Nel mondo molte persone decidono di perdere la vita perché hanno perso ogni speranza. Ma chi crede in Cristo, anche se vive dei momenti difficili, ha la speranza della vita eterna.
Ebrei 6:13-15. Quando Dio infatti fece la promessa ad Abrahamo, siccome non poteva giurare per nessuno maggiore, giurò per se stesso, 14 dicendo "Certo, ti benedirò e ti moltiplicherò grandemente". 15 E così, Abrahamo, avendo aspettato con pazienza, ottenne la promessa.
Abramo ha avuto un figlio secondo la carne, Ismaele, e questa è la radice di tutti i problemi che ci sono nel Medio Oriente. Ogni giorno gli esperti cercano di capire come risolvere tali problemi e quale sia la loro radice; tuttavia Dio 5000 anni fa ha detto quale ne è il motivo, ossia il fatto che Ismaele, padre di tutti gli arabi, sarà sempre nemico di Isacco, padre degli Israeliti, perché figlio della carne e, quindi, privo della benedizione di Dio; al contrario Isacco, figlio della promessa, è erede di Dio e membro della discendenza di Cristo. Infatti, anche se Abramo è venuto meno nella fede ed ha generato un figlio secondo la carne, tuttavia Dio non ha rinnegato la propria promessa; Egli, infatti, ha promesso in base alla Sua natura e non grazie alle qualità di un uomo.
Anche per noi è così: le promesse di Dio sono basate sulla Sua persona, non sulla nostra fede o sulle nostre azioni (vs. 13); infatti, se Dio si basasse su queste cose, certamente noi non riusciremmo a perseguire gli standard da lui richiesti.
Ebrei 6:16-20 Gli uomini infatti ben giurano per uno maggiore, e così per loro il giuramento è la garanzia che pone termine ad ogni contestazione. 17 Così Dio, volendo dimostrare agli eredi della promessa più chiaramente l’immutabilità del suo consiglio, intervenne con un giuramento 18 affinché per mezzo di due cose immutabili, nelle quali è impossibile che Dio abbia mentito, avessimo un grande incoraggiamento noi, che abbiamo cercato rifugio nell’afferrare saldamente la speranza che ci è stata messa davanti. 19 Questa speranza che noi abbiamo è come un’ancora sicura e ferma della nostra vita, e che penetra fin nell’interno del velo 20 dove Gesù è entrato come precursore per noi essendo divenuto sommo sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek.
La salvezza che abbiamo nel Signore è sicura perché frutto di un giuramento di Dio.
Nel tempio, dietro al velo, era il luogo santissimo, la presenza di Dio e il suo trono; il tempio, infatti, era il modello di quello celeste. Quindi, in paradiso il luogo santissimo è quello più vicino al trono di Dio.
Paolo ci dice che la nostra speranza è fondata sul giuramento di Dio: come Egli giurò ad Abramo di portare a termine le sue promesse, analogamente fa anche con noi. Per questo ciò è un’ancora sicura, che ci tiene saldamente fermi nel porto di Dio, nel luogo santissimo, davanti al tempio di Dio. Pertanto, quando preghiamo entriamo nel luogo santissimo, e lì presentiamo le nostre richieste al Creatore. In ciò è la certezza che il Padre ci stia ascoltando, in quanto nella preghiera ci troviamo direttamente alla Sua presenza.
Questa certezza è un’ancora che ci tiene in salvo anche nelle tempeste: Gesù sarà con noi fino alla fine del mondo, dentro di noi, per darci forza e per sostenerci. Egli non verrà mai meno e le sue promesse sono “si e amen”. Se sappiamo che questa ancora ha nelle sue mani la nostra anima, possiamo gioire anche nelle afflizioni. Pregando il Padre prima di andare in Croce, Gesù diceva di non aver perso neanche una persona di quelle che avevano creduto in lui; questo vale anche per noi oggi: Cristo ha un progetto per noi e lo porterà a termine, nonostante i nostri comportamenti sbagliati.
1 Giovanni 3:1-3. Vedete quale amore il Padre ha profuso su di noi, facendoci chiamare figli di Dio. La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. 2 Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato ciò che saremo; sappiamo però che quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è. 3 E chiunque ha questa speranza in lui, purifichi se stesso, come egli è puro.
Un giorno vedremo il Re dei Re in tutta la sua gloria, ci inchineremo alla sua presenza e sarà meraviglioso. Saremo simili a lui, frutto di un lavoro compiuto solo dal Signore, e completato alla fine di tutto. Avrà gli occhi di fiamma e le vesti bianche. Chi ha questa speranza deve purificare se stesso per essere pronto davanti a Dio, per amore suo, per tutto quello che ha fatto per noi. Bisogna vivere una vita senza peccato o compromesso, al fine di piacere a Dio.
Vs.11-12. Non siate pigri nello zelo, siate ferventi nello spirito, servite il Signore 12 allegri nella speranza, costanti nell’afflizione, perseveranti nella preghiera;
Questi che abbiamo appena letto sono comandamenti, non consigli. Gesù ha detto che chi lo ama osserva i suoi comandamenti.
La preghiera.
Anche la preghiera è un comandamento e serve per superare le afflizioni. Essa deve essere una costante nella nostra vita e, pertanto, deve essere un impegno. Va vissuta ogni giorno, sia che ci sentiamo portati a farlo, sia che non ne abbiamo voglia, perché essa è un comandamento di Dio. Se la Bibbia ci dice di pregare, noi dobbiamo farlo, indipendentemente dalla nostra volontà, altrimenti andiamo contro il volere di Dio.
Bisogna pregare per i nostri parenti, per la chiesa a cui apparteniamo, per la nostra nazione, per le anime di tutti coloro che nel mondo non conoscono il Signore. In Ezechiele
il Signore dice di aver cercato in tutta la nazione una persona che, con le sue preghiere, cercasse di intercedere per il suo popolo, che stava per essere giudicato da Dio. Pur avendo cercato ovunque, Dio non ha trovato alcuno dedito alla preghiera. Facciamo in modo che questo non accada per la nostra città. Il cristiano è il mezzo usato da Dio per portare la Sua parola alle persone, anche attraverso le preghiere e per fede.
Tutte le religioni indirizzano le proprie preghiere verso qualcosa: Gerusalemme, la Mecca, Buddha, statue, ecc. Il vero cristianesimo non prega verso un luogo, ma un Dio invisibile, senza immagini, ma che agisce nella vita del figlio di Dio.
Per questo motivo la nostra preghiera è un atto di fede verso un Dio che non vediamo, ma del quale crediamo l’esistenza e l’attenzione per le preghiere dei fedeli
Ebrei 11:6 Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano.
Con la preghiera noi dimostriamo fede in Dio, colui che ci salva per il sangue di Gesù. Chi prega fa capire a Dio di credere nella sua esistenza, nella sua potenza e nell’amore che egli nutre per gli uomini. Egli è colui che risolve i nostri problemi e che sa fare segni e prodigi per il suo popolo.
Senza fede non possiamo piacere a Dio. Questo aspetto non riguarda la salvezza, che abbiamo per grazia, ma il giudizio, al quale saremo sottoposti in ogni caso, e che analizzerà tutto ciò che abbiamo fatto sulla terra per il Signore. Anche le preghiere sono un impegno che dobbiamo prendere di fronte a Dio, per portare a Lui le anime delle persone.
Quando crediamo di potercela fare da soli e ci riteniamo autosufficienti, non bisognosi dell’aiuto da parte di Dio, generalmente smettiamo di pregare, interrompendo il legame con Dio e venendo meno nella fede. Al contrario, quando la nostra vita va in frantumi, corriamo subito da Dio in cerca di aiuto e comprendiamo quanto siamo bisognosi del Suo aiuto.
Un altro impedimento nella preghiera è il fatto di ritenere che solo alcune persone speciali debbano pregare (prete, pastore, l’unto…), in quanto fuori dal comune e più degni di comunicare con Dio; tuttavia questa è una menzogna di Satana. Infatti in 1 Giovanni 2: 27 viene dichiarato che ogni credente è unto dallo Spirito Santo e che tutti siamo uguali agli occhi di Dio, sia pure con incarichi diversi.
Altri si domandano se hanno il diritto di pregare Dio, visto la nostra condizione di peccatori. Anche questo ritenersi indegni è un inganno che Satana pone quale ostacolo tra l’uomo e Dio. Nessun uomo è degno della grazia di Dio, ma essa ci è stata donata dal sacrificio di Gesù, grazie al quale siamo divenuti figli ed eredi di Dio.
Efesini 2:13-18 Ma ora, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete stati avvicinati per mezzo del sangue di Cristo. 14 Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due popoli uno e ha demolito il muro di separazione, 15 avendo abolito nella sua carne l’inimicizia, la legge dei comandamenti fatta di prescrizioni, per creare in se stesso dei due un solo uomo nuovo, facendo la pace, 16 e per riconciliare a ambedue con Dio in un sol corpo per mezzo della croce, avendo ucciso l’inimicizia in se stesso. 17 Ed egli venne per annunziare la pace a voi che eravate lontani e a quelli che erano vicini, 18 poiché per mezzo di lui abbiamo entrambi accesso al Padre in uno stesso Spirito.
Paolo sta parlando del popolo ebraico e descrive il tempio. Esso era diviso in settori: il più esterno era il cortile dei gentili, i quali non potevano oltrepassarlo, pena la morte.
Poi vi era quello degli ebrei, più interno, suddiviso nel reparto maschile e quello femminile.
Oltre c’era il luogo santo, dove venivano offerti i sacrifici all’altare, che era accessibile solo per i sacerdoti.
Infine vi era il luogo santissimo, contenente l’arca del patto e la shechinah di Dio. Qui entrava solo il sommo sacerdote e solo una volta all’anno, per fare l’espiazione dei propri peccati e di quelli di tutto il popolo.
Pertanto Paolo sta dicendo che il muro che separava i gentili dagli ebrei all’interno del tempio, ed impediva loro un diretto contatto con Dio, ora è stato demolito da Cristo; per questo ora i gentili fanno parte del popolo di Dio e possono accedere addirittura al luogo santissimo. Dio è vicino a noi, ci ama e ci ha adottati come figli. Egli è il nostro papà e quando lo preghiamo entriamo nel luogo santissimo, a contatto intimo con Lui. Molte volte preghiamo a lungo per qualcosa e, non vedendo alcuna risposta, ci stanchiamo di pregare; tuttavia all’improvviso, quando non ce lo aspettiamo più, ecco arrivare la risposta di Dio a quella nostra antica preghiera, che sembrava inascoltata. Probabilmente non era il tempo previsto da Dio, e noi abbiamo smesso di pregare perché caduti nell’incredulità.
Paolo ci ha detto che con il nuovo patto siamo stati ammessi alla presenza di Dio, addirittura al luogo santissimo. Infatti, quando Gesù stava morendo ed ha gridato: “E’ compiuto!”, la tenda che separava il luogo santo da quello santissimo si è strappata in due parti, pur avendo avuto lo spessore di 6 cm..
Ebrei 4:14-16 Avendo dunque un gran sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, riteniamo fermamente la nostra confessione di fede. 15 Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato. 16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno.
Gesù comprende tutti i nostri problemi perché è stato uomo come noi, pur non avendo ceduto al peccato. Egli ascolta le nostre preghiere nel luogo santissimo, perché fatte in intimità con lui, davanti al trono della grazia, ma c’è un tempo per ogni risposta.
Nel luogo santissimo il trono della grazia era il propiziatorio, ossia il coperchio dell’arca di Dio, ove i cherubini stendevano le ali. Per questo possiamo andare a Dio con piena fiducia, non per i meriti che non abbiamo, ma per il sangue di Gesù Cristo. Quando preghiamo siamo davanti al trono di Dio, quindi sicuramente veniamo ascoltati da lui. In Apocalisse la preghiera dei santi è descritta come un incenso che sale davanti a Dio, un soave profumo per lui.
Il luogo santissimo viene descritto in
Esodo 25: 20-22 E i cherubini avranno le ali spiegate in alto, in modo da coprire il propiziatorio con le loro ali; saranno rivolti l’uno verso l’altro, mentre le facce dei cherubini saranno volte verso il propiziatorio. 21 Metterai quindi il propiziatorio in alto, sopra l’arca; e nell’arca metterai la Testimonianza che ti darò. 22 Là io ti incontrerò, e da sopra il propiziatorio, fra i due cherubini che sono sull’arca della testimonianza, ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i Figli d’Israele.
Dio dà le indicazioni per costruire il tabernacolo e il propiziatorio. Gesù è il nostro propiziatorio, colui che ci ha permesso di fare la pace con Dio. Quando verrà il giudizio, l’angelo della morte passerà oltre perché non guarderà i nostri peccati, ma il propiziatorio, il luogo della misericordia. Quello è il luogo in cui incontriamo Dio e abbiamo comunione con Lui. Solo lì può accadere questo, perché grazie a Gesù, l’agnello sacrificato, possiamo ottenere misericordia. Perciò ogni giorno in preghiera possiamo entrare nel luogo santissimo, avendo la fiducia e la certezza di venir ascoltati da Dio.
Ebrei 10:19-22. Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel santuario, in virtù del sangue di Gesù, 20 che è la via recente e vivente che egli ha inaugurato per noi attraverso il velo, cioè la sua carne, 21 e avendo un sommo sacerdote sopra la casa di Dio, 22 accostiamoci con cuore sincero, in piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi per purificarli da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.
L’acqua pura è la Parola di Dio. Possiamo entrare nel luogo santissimo grazie al sangue di Gesù, il quale ci permette un rapporto vivo con Dio. Il velo squarciato è simbolo della carne di Gesù, lacerata per noi, al fine di aprire a tutti l’accesso a Dio. Non dubitiamo del fatto che il Padre possa ascoltarci o meno quando preghiamo, bensì andiamo a Lui con piena fede; infatti la Bibbia ci assicura che Dio è lì, che vuole incontrarci ed ascoltarci, e non per nostri meriti, ma per il sangue di Gesù. Il nemico vuole farci sentire indegni di andare a Dio, ma noi sappiamo che se ci purifichiamo, se ci pentiamo di quanto abbiamo fatto, possiamo essere certi del perdono di Dio e quindi possiamo presentarci al suo cospetto.
Bisogna perseverare nella preghiera. In Luca 18 è narrata la storia della vedova, la quale ottiene quanto sperato dal giudice ingiusto grazie alla propria insistenza. La preghiera è segno di fede e la perseveranza dimostra a Dio che abbiamo fiducia che egli possa rispondere. Al ritorno di Cristo ci sarà ancora una fede così perseverante? Giacobbe ha lottato con Dio ed il suo nome, che significava usurpatore e imbroglione, è stato mutato in Israele, ossia principe con Dio. Egli non ha lasciato Dio finché non è stato benedetto. Finché non vediamo la risposta da parte di Dio dobbiamo perseverare nella preghiera, dimostrando che abbiamo fede.
In 2 Corinzi è scritto che le nostre armi non sono carnali, ma potenti in Dio, e sono la preghiera e la Parola. Se vogliamo risultati spirituali, dobbiamo usare armi spirituali, indirizzate ai nostri cari e a coloro che conosciamo. La preghiera è un’arma di intercessione.
Daniele 10:2-14. In quel tempo, io Daniele feci cordoglio per tre settimane intere. 3 Non mangiai cibo prelibato, non entrarono nella mia bocca né carne né vino e non mi unsi affatto, finché non furono passate tre intere settimane. 4 Il ventiquattresimo giorno del primo mese, mentre ero sulla sponda del gran fiume, che è il Tigri, 5 alzai gli occhi e guardai, ed ecco un uomo vestito di lino, con ai lombi, una cintura d’oro di Ufaz. 6 Il suo corpo era simile al topazio, la sua faccia aveva l’aspetto della folgore, i suoi occhi erano come torce fiammeggianti, le sue braccia e i suoi piedi parevano bronzo lucidato e il suono delle sue parole era come il rumore di una moltitudine. 7 Soltanto io, Daniele, vidi la visione, mentre gli uomini che erano con me non videro la visione, ma un gran terrore piombò su di loro e fuggirono a nascondersi. 8 Così rimasi solo a osservare questa grande visione. In me non rimase più forza; il bel colorito cambiò in un pallore e le forze mi vennero meno. 9 Tuttavia udii il suono delle sue parole; all’udire però il suono delle sue parole, caddi in un profondo sonno con la faccia a terra. 10 Ma ecco, una mano mi toccò e mi fece stare tutto tremante sulle ginocchia e sulle palme delle mani. 11 Poi mi disse: "Daniele, uomo grandemente amato intendi le parole che ti dico e alzati in piedi, perché ora sono stato mandato da te". Quando mi ebbe detto questa parola, io mi alzai in piedi tutto tremante. 12 Egli allora mi disse: "Non temere, Daniele, perché dal primo giorno che ti mettesti in cuore di intendere e di umiliarti davanti al tuo DIO, le tue parole sono state ascoltate e io sono venuto in risposta alle tue parole. 13 Ma il principe del regno di Persia mi ha resistito ventun giorni, però ecco, Mikael, uno dei primi principi, mi è venuto in aiuto, perché ero rimasto là con il re di Persia. 14 E ora sono venuto per farti intendere ciò che avverrà al tuo popolo negli ultimi giorni; perché la visione riguarda un tempo futuro".
Daniele prega per 3 settimane al fine di conoscere gli avvenimenti degli ultimi tempi. L’angelo dice a Daniele che le sue parole sono state ascoltate già dal primo giorno (vs. 12) e che Dio ha risposto fin da allora. Tuttavia la potestà demoniaca che comandava la Persia ha resistito 21 giorni, e per questo Daniele non ha visto subito il risultato.
Quindi, quando noi preghiamo, siamo alla presenza di Dio, ci umiliamo e veniamo ascoltati. Dio risponde, ma la guerra spirituale impedisce che i risultati avvengano in tempi brevi. Se perseveriamo nelle preghiere, diamo forza all’angelo di Dio nella sua lotta spirituale; se Daniele avesse pregato per pochi giorni, sarebbe arrivata ugualmente la risposta? Oppure senza la forza delle preghiere non sarebbe arrivata mai? Non ci stanchiamo di pregare, se vogliamo vedere il prosperare dell’opera di Dio.
Come dobbiamo pregare?
Matteo 6:5-13.
Gesù ha insegnato questa preghiera per mostrare ai credenti come rivolgersi a Dio Padre. Inoltre dà alcune direttive per tenerci lontano da situazioni spiritualmente pericolose, consigliandoci i comportamenti da adottare.
5 E quando tu preghi, non essere come gli ipocriti, perché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe, e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini; in verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio. Non bisogna pregare per essere visti dagli altri, bensì viverlo come un atto privato che riguardi noi e Dio. I farisei amavano essere visti dagli uomini, affinché essi li considerassero persone spirituali. Suscitare l’ammirazione degli altri è una caratteristica umana molto comune, alimentata da Satana, il quale, quando preghiamo, digiuniamo o compiamo qualunque azione per Dio, vuole indurci a dare gloria a noi stessi piuttosto che al Creatore.
6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente. Gesù ci invita a ricercare l’approvazione di Dio, piuttosto di quella degli uomini.
Luca e Matteo riportano la preghiera del “Padre Nostro” in modo differente:
In Matteo la preghiera segue le beatitudini. Queste in Luca sono al cap. 6, mentre la preghiera è al cap. 11. Infatti i due avvenimenti sono accaduti a due anni di distanza e nel frattempo si sono verificati molti avvenimenti. I discepoli hanno vissuto a lungo con Gesù, testimoni delle sue azioni straordinarie, eppure sentono il bisogno di chiedergli di insegnare loro il modo corretto di pregare. Egli, infatti, pregava in privato, come chiede anche a noi di fare.
7 Ora, nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole.
A Dio non bisogna rivolgersi con parole ripetute a memoria, ma con frasi che nascono dal cuore. E’ vero che Gesù ha ripetuto più volte questa preghiera, in varie occasioni, ma non in senso ripetitivo, bensì per esprimere a Dio lo stesso pensiero. Ripetere una preghiera in modo automatico porta a non ragionare sulle parole pronunciate, e rischia di non essere qualcosa che sgorga dall’anima. E’ biblico pregare il padre nostro, ma bisogna farlo meditando sulle parole pronunciate e ponendo in esse la mente.
Dio non ama l’abbondanza delle parole, in quanto esamina la sincerità del cuore. Tutte le religioni hanno in comune questa caratteristica, ma Dio ci insegna a non comportarci in tale modo. Egli è nostro padre, per cui a Lui possiamo rivolgerci con le semplici parole che escono dal nostro cuore.
Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno prima che gliele chiediate. Dio conosce i nostri bisogni, ma è necessario pregare per essi perché Egli ci chiede di farlo. Cristo ci insegna come pregare.
Voi dunque pregate in questa maniera: "Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome.
Padre: Dio è nostro padre, qualcuno vicino a noi. Questo titolo lo diamo a Dio grazie al sangue di Gesù.
Dio è il creatore di tutti gli uomini, ma non il loro padre; infatti Cristo ha detto ai farisei di essere figli del diavolo.
Dio è padre di tutti i credenti, e con loro vuole vivere in intimità.
Padre nostro: ossia non esclusivo di Gesù, ma di tutti i credenti. Per questo la preghiera deve essere a beneficio degli altri, di tutto il corpo della chiesa, presenti in ogni luogo del mondo.
Che sei nei cieli: pur se abbiamo comunione con Dio, dobbiamo ricordare che egli è il creatore e che vive nel cielo, mentre noi siamo sulla terra.
Ecclesiaste 5:2. Non essere precipitoso con la tua bocca, e il tuo cuore non si affretti a proferire alcuna parola davanti a DIO, perché DIO è in cielo e tu sulla terra, perciò le tue parole siano poche.
Sia santificato il tuo nome: rivolgiamoci a Lui con umiltà e proclamiamo la santità del Suo nome oggi nella nostra vita. Quando Davide ha peccato con la moglie di Uriah, ha ricevuto il perdono dei propri peccati da parte di Dio, ma le conseguenze del suo agire sono ricadute sulla sua casa; infatti, il nostro peccare dà ai nemici di Dio la possibilità di bestemmiare il Suo nome. Per questo il nostro comportamento dobbiamo portare gloria a Dio sia con il costro comportamento che con le parole. Quando le persone guardano la nostra vita devono vedere la gloria per Dio nel nostro comportamento.
Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo.
Venga il tuo regno: il Signore deve regnare nel nostro cuore ed in ogni aspetto della nostra esistenza. Di conseguenza egli è invitato a regnare sulla terra, per l’espandersi della Sua gloria.
Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo: se la volontà di Dio si realizzerà nella nostra vita oggi, vivremo nella giusta via e sotto le ali del Padre. Pregare che la volontà di Dio sia fatta sulla terra può essere una frase astratta, ma invocarla nella nostra vita in questo momento la rende molto più concreta. Questo è un requisito per avere risposta alle nostre preghiere.
I Giovanni 5:14-15. Questa è la sicurezza che abbiamo davanti a lui: se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. 15 E se sappiamo che egli ci esaudisce in qualunque cosa gli chiediamo, noi sappiamo di avere le cose che gli abbiamo chiesto.
Se preghiamo secondo la volontà di Dio otterremo quanto abbiamo chiesto. Giacomo dice che chi non riceve prega secondo le proprie concupiscenze, ossia in modo sbagliato e lontano dalla volontà di Dio. Chi conosce la Parola di Dio conosce ciò che Egli desidera.
Dacci oggi il nostro pane necessario.
Oggi noi non preghiamo più per il pane, perché ne abbiamo in abbondanza. Tuttavia, essendo Cristo il pane sceso dal cielo, dovremmo pregare ogni giorno Dio di darci Gesù nella nostra vita. Il Signore fa grandi cose per noi ogni giorno e quotidianamente ci parla attraverso la Parola che ci nutre, dandoci sapienza e intelligenza per vivere in ogni istante.
12 E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori.
Dobbiamo sperare che Dio non riservi a noi il trattamento che serbiamo per le altre persone, perché noi nutriamo rancore e amarezza, mentre Dio sa perdonare dal profondo del cuore. Questi nostri sentimenti negativi sono un inciampo per noi e non permettono l’esaudirsi delle nostre preghiere.
Salmi 66:18-20. Se avessi serbato del male nel mio cuore, il Signore non mi avrebbe dato ascolto. 19 Ma DIO mi ha ascoltato e ha prestato attenzione alla voce della mia preghiera. 20 Sia benedetto DIO, che non ha respinto la mia preghiera e non mi ha negato la sua benignità.
Il fatto di serbare amarezza verso le persone impedisce l’esaudirsi delle nostre preghiere, perché se viviamo nel peccato non possiamo avvicinarci a Dio con fede. Per questo ogni giorno dobbiamo chiedere perdono a Dio affinché dimentichi le nostre mancanze. Molte volte troviamo difficile compiere questo atto di fronte a noi stessi e al Padre, preferendo incolpare altre persone delle nostre azioni sbagliate.
Matteo 5:23. 23 Se tu dunque stai per presentare la tua offerta all’altare, e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, 24 lascia lì la tua offerta davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta.
Gli israeliti pregavano davanti all’altare e, in questo modo, si presentavano davanti a Dio. Per questo è necessario mettere in ordine il rapporto con gli altri prima di cercare Dio.
1 Pietro 3:7. Similmente voi, mariti, vivete con le vostre mogli con la comprensione dovuta alla donna, come al vaso più debole, e onoratele perché sono coeredi con voi della grazia della vita, affinché le vostre preghiere non siano impedite.
Anche i litigi tra marito e moglie impediscono l’esaudirsi delle preghiere.
Per questo ogni giorno dobbiamo chiedere perdono a Dio per le nostre azioni, in quanto se non perdoniamo gli altri non verremo perdonati a nostra volta; inoltre, dimostriamo di non aver capito quanto è stato perdonato a noi da Dio padre.
E non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno,
Certamente non è Dio colui che ci tenta: Giacomo ci insegna che Dio non è tentato da nulla e non pone ostacoli nella vita delle persone. II Corinzi afferma che Dio ha posto per noi una via di uscita contro ogni nostra tentazione, Gesù Cristo, colui che ci rende più che conquistatori. Questa frase della preghiera di Gesù vuole dire che, pur essendo coscienti delle continue tentazioni che si susseguono nella nostra vita, chiediamo al Signore di aiutarci nel superarle, dandoci forza. Dio è la fonte della nostra forza, colui che ci libera dal maligno, che elimina ogni appiglio che ci faccia inciampare, regnando su di noi in modo che la nostra vita sia santa e consacrata a Lui.
perché tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno. Amen".
Vs. 13. provvedete ai bisogni dei santi, esercitate l’ospitalità.
I cristiani sono chiamati a donare, al fine di versare sugli altri le benedizioni che Dio ha dato loro. Questo modo di agire permette di mettere in movimento i talenti che Dio ci ha donato, ed impedirne la putrefazione. Dobbiamo essere fonte di benedizione spirituale per coloro che hanno fame di Dio, ma non sanno dove cercarlo.
Primariamente dobbiamo provvedere ai bisogni dei fratelli, poi a quelli di tutti gli altri.
All’interno della chiesa, ogni credente è un ministro agli occhi di Dio, al di là dell’incarico che riveste o del tempo di conversione. Il ministro è un servo di Dio, ed ha il privilegio di essere le orecchie, le mani, gli occhi…di Dio stesso.
Nella vita di Gesù, Dio Padre, attraverso il corpo fisico di Cristo, per mezzo dello Spirito Santo, operava miracoli; ancora oggi Dio Padre, attraverso il corpo di Cristo, ossia la chiesa, per mezzo dello Spirito Santo vuole raggiungere tutte le persone del mondo.
Prima di morire Gesù ha avvisato i discepoli che avrebbero fatto prodigi maggiori di quelli fatti da Lui, in quanto strumenti posti nelle mani di Dio.
Il fatto di donare agli altri arricchisce spiritualmente il donatore; Cristo ci ha detto che il mondo deve riconoscere i cristiani dall’amore che essi dimostrano l’uno per l’altro, e che espandono a tutti. L’amore di Cristo è qualcosa di vivo, e per questo dobbiamo essere missionari nel mondo per servire Dio, ed essere suoi ambasciatori nel luogo in cui viviamo o lavoriamo.
Galati 6: 9-10. Or non veniamo meno nell’animo facendo il bene; se infatti non ci stanchiamo, raccoglieremo a suo tempo. 10 Mentre dunque abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti, ma principalmente a coloro della famiglia della fede.
Siamo chiamati a fare del bene ai fratelli primariamente, incoraggiandoli, aiutandoli. Ogni membro della chiesa non deve pensare a ciò che otterrà dalla comunità, bensì ai compiti che può svolgere in essa e a ciò che Dio vuole che compia in quella chiesa (pregare, aiutare materialmente, spiritualmente…). Così i non credenti, vedendo l’amore l’uno per l’altro, saranno attirati a Dio e desidereranno conoscere i sentieri che il Padre ha tracciato e che il mondo non possiede.
L’ospitalità è un mezzo che permette ai credenti di spostarsi, di trovare un lavoro, una casa e stabilirsi in un luogo. Dio ci chiama ad essere ospitali, rendendoci conto che tutto ciò che abbiamo non ci appartiene, ma è di Dio. Pertanto, usufruendo già di beni altrui, dobbiamo condividerli con gli altri, al fine di espandere la benedizione.
Ebrei 13:2. Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli.
Le persone ospitate portano la benedizione di Dio nelle famiglie che le ospitano e a volte sono strumenti del Padre per portare un aiuto, una consolazione o addirittura la svolta della vita. La chiesa primitiva ospitava facilmente le persone perché era convinta che ogni bene posseduto fosse in realtà di Dio.
A volte è possibile ospitare degli angeli.
Gli ultimi versetti del cap. 12 vogliono indurci ad amare i nostri nemici e a benedire coloro che ci maledicono. Umanamente parlando, questo aspetto è impossibile, tuttavia, grazie allo Spirito Santo, dobbiamo sforzarci di comportarci in questo modo.
Vs. 14. Benedite quelli che vi perseguitano; benedite e non maledite.
Luca 6:28. Benedite coloro che vi maledicono e pregate per coloro che vi maltrattano.
I cristiani sono esortati ad invocare le benedizioni sui persecutori, propri o altrui.
Il Signore ci comanda di essere diversi dai pagani, i quali amano soltanto coloro che li amano.
Paolo era stato un persecutore dei cristiani, ha torturato i fratelli fino a quando non li ha visti rinnegare il nome di Dio, molti li ha messi a morte; era presente nel momento in cui Stefano veniva ucciso ed ha udito la benedizione che egli invocava per i propri persecutori. Certamente questa esperienza lo avrà colpito e probabilmente la chiesa primitiva pregava per la sua conversione. Poi Dio lo ha trasformato dall’essere malvagio che era, nel servo di Dio, al fine di dimostrare quanto è grande la Sua grazia, profondo ed immenso il Suo perdono. Paolo, quindi, ha vissuto sulla propria pelle il sentimento di odio verso i cristiani, ma ha anche visto alcune persone perseguitate benedire i propri persecutori.
Vs. 15-16. Rallegratevi con quelli che sono allegri, piangete con quelli che piangono. 16 Abbiate gli stessi pensieri gli uni verso gli altri;
Bisogna provare gli stessi sentimenti nei riguardi di tutti i fratelli, senza guardare alla posizione sociale dei singoli membri.
non aspirate alle cose alte,
Non significa di non fare progetti elevati per quanto riguarda le cose di Dio, perché il Signore ci chiede di domandargli la realizzazione di eventi strabilianti (es. conversione di tutta una regione…); tale frase vuole significare che nessun cristiano deve aspirare ad una posizione elevata nella società, fama o ricchezza.
ma attenetevi alle umili;
Questo è un insegnamento antitetico rispetto a quanto il mondo insegna. Tutti, infatti, aspirano a conoscere i personaggi famosi o le persone ricche; tuttavia la Bibbia ci insegna di cercare le persone umili.
non siate savi da voi stessi.
Ci insegna a non porci al di sopra degli altri, al fine di non giudicare. Questo atteggiamento non piace a Dio, il quale vuole essere l’unico giudice, in quanto solo Lui è capace di leggere nel cuore umano. Al contrario, dobbiamo vivere nella consapevolezza di essere dei servi inutili, giunti alla salvezza per la grazia di Dio e per la morte di Cristo.
Vs. 17-19. Non rendete ad alcuno male per male, cercate di fare il bene davanti a tutti gli uomini. 18 Se è possibile e per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. 19 Non fate le vostre vendette, cari miei, ma lasciate posto all’ira di Dio, perché sta scritto: "A me la vendetta, io renderò la retribuzione, dice il Signore".
La Bibbia riconosce che non è sempre possibile vivere in pace con tutte le persone, ma ci chiede di fare del nostro meglio, secondo le nostre capacità e per la grazia di Dio.
Matteo 18:21-35. Allora Pietro, accostatosi, gli disse: "Signore, se il mio fratello pecca contro di me, quante volte gli dovrò perdonare? Fino a sette volte?". 22 Gesù gli disse: "Io non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. 23 Perciò il regno dei cieli è simile ad un re, il quale volle fare i conti con i suoi servi. 24 Avendo iniziato a fare i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti (equivalente di 20.000 di euro). 25 E non avendo questi di che pagare, il suo padrone comandò che fosse venduto lui con sua moglie, i suoi figli e tutto quanto aveva, perché il debito fosse saldato. 26 Allora quel servo, gettandosi a terra gli si prostrò davanti dicendo: "Signore, abbi pazienza con me e ti pagherò tutto" 27 Mosso a compassione, il padrone di quel servo lo lasciò andare e gli condonò il debito. 28 Ma quel servo, uscito fuori, incontrò uno dei suoi conservi, che gli doveva cento denari (circa 8 euro); e, afferratolo per la gola, lo soffocava dicendo: "Pagami ciò che mi devi" 29 Allora il suo conservo, gettandosi ai suoi piedi, lo supplicava dicendo: "Abbi pazienza con me, e ti pagherò tutto" 30 Ma costui non volle, anzi andò e lo fece imprigionare, finché non avesse pagato il debito. 31 Ora gli altri servi, visto quanto era accaduto, ne furono grandemente rattristati e andarono a riferire al loro padrone tutto ciò che era accaduto. 32 Allora il suo padrone lo chiamò a sé e gli disse: "Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito, perché mi hai supplicato. 33 Non dovevi anche tu aver pietà del tuo conservo, come io ho avuto pietà di te?" 34 E il suo padrone, adiratosi, lo consegnò agli aguzzini finché non avesse pagato tutto quanto gli doveva. 35 Così il mio Padre celeste farà pure a voi, se ciascuno di voi non perdona di cuore al proprio fratello i suoi falli".
Se comprendiamo fino in fondo quanto ci è stato perdonato da Dio a causa dei nostri peccati, allo stesso modo dobbiamo dimenticare i torti subiti dagli altri. Per questo Dio ci comanda di andare da colui che ci ha offeso e chiarire ogni malinteso, al fine di avere pace con Dio. Ogni persona va guardata con gli occhi di Dio, non con i nostri: chiediamo a Dio di darci i suoi occhi ed il suo cuore.
Vs.20. "Se dunque il tuo nemico ha fame dagli da mangiare, se ha sete dagli da bere; perché, facendo questo, radunerai dei carboni accesi sul suo capo". (Da Prov. 25:21-22).
Anticamente era molto difficile accendere il fuoco, pertanto, il suo spegnersi sera un problema rilevante. Per risolverlo era necessario andare da un caro amico e farsi dare parte dei suoi carboni, al fine di riaccendere il proprio fuoco. Tale dono costituiva un grande favore. In questo caso Paolo sta dicendo di preparare il carbone anche per chi ci maledice, perché chi lo fa è una persona che non ha la fiamma di Dio nella propria vita; ricevere tanto amore può convertire persone tanto lontane da Dio.
Giacomo 1:19-20 Perciò, fratelli miei carissimi, sia ogni uomo pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira, 20 perché l’ira dell’uomo non promuove la giustizia di Dio.
Normalmente le persone sono solerti nel parlare, ma ascoltano con difficoltà. Infatti, la nostra ira e il nostro giudizio non promuove la giustizia di Dio. Egli, infatti, l’ha ottenuta attraverso l’amore, manifestato attraverso il sacrificio di Gesù.
Vs. 21. Non essere vinto dal male, ma vinci il male con il bene.