Neemia 9-10
Cap. 9
Il popolo confessa i propri peccati
Abbiamo visto una grande adunanza ed ora, il giorno dopo, l’effetto della Parola di Dio sulla vita delle persone. Il cap. 8, infatti, ci ha insegnato che durante la festa delle capanne veniva letta pubblicamente la Parola di dio per 6 ore al giorno e per 7 giorni; nel 1° e nell’8° giorno della festa vigeva il divieto al lavoro.
Ora nel cap. 9 ci troviamo nel giorno successivo a quello che determinava la fine della festa e possiamo già vedere il frutto della Parola nella vita delle persone: a volte sottovalutiamo la potenza della Bibbia. L’impatto è stato potente ed ha prodotto vari effetti:
Vs. 1. Il ventiquattresimo giorno dello stesso mese, i figli di Israele si radunarono, vestiti di sacco e coperti di polvere, per celebrare un digiuno.
1° effetto: il pentimento.
Coprirsi di sacco e di terra a quei tempi aveva il significato che l’uomo che compiva tali azioni si pentiva e si ravvedeva davanti a Dio; era un momento luttuoso, caratterizzato da questi erano segni di ravvedimento, cordoglio e pentimento. All’arrivo di Neemia le persone sfruttavano i concittadini, mentre ora comincia il pentimento e il risveglio di un’intera nazione che si trasforma ad opera del sorgere della fede. La Parola di Dio è potente, cambia i cuori, penetra nell’intimo dell’animo umano.
Vs. 2. Quelli che appartenevano alla discendenza d’Israele si separarono da tutti gli stranieri, si presentarono davanti a Dio, e confessarono i loro peccati e le iniquità dei loro padri.
2° frutto: separazione dai peccatori pagani, dal peccato. Prima Tobia e Samballat vivevano assieme al popolo di Dio, ma ora quest’ultimo ricerca la santità e vuole separarsi. Eliminano i compromessi ed i rapporti con le persone non cristiane. Anche a noi viene chiesta la separazione dal peccato, la dedicazione della vita a Dio, la consacrazione, il lasciare le cose mondane, al fine di vedere il risveglio.
Vs. 3. Si alzarono in piedi nel posto dove si trovavano, e ascoltarono la lettura del libro della legge del SIGNORE loro Dio, per un quarto della giornata; e per un altro quarto essi fecero la confessione dei peccati, e si prostrarono davanti al SIGNORE loro Dio.
3° frutto: confessano i loro peccati. Leggono la Bibbia per tre ore (è un quarto della giornata, considerata nelle sue ore di luce, cioè 12) e per un tempo altrettanto lungo pregavano il Signore, lo adorano e confessavano i loro peccati. La ricerca di Dio è profonda e la trasformazione è radicale.
Vs. 4-6. Iesua, Bani, Cadmiel, Sebania, Bunni, Serebia, Bunni e Chenani salirono sulla tribuna dei Leviti e invocarono ad alta voce il SIGNORE loro Dio. 5 I Leviti Iesua, Cadmiel, Bani, Casabneia, Serebia, Odia, Sebania e Petaia dissero: «Alzatevi e benedite il SIGNORE vostro Dio, di eternità in eternità!» Si benedica il tuo nome glorioso, che è esaltato al di sopra di ogni benedizione e di ogni lode! 6 Tu, tu solo sei il SIGNORE! Tu hai fatto i cieli, i cieli dei cieli e tutto il loro esercito, la terra e tutto ciò che è sopra di essa, i mari e tutto ciò che è in essi, e tu fai vivere tutte queste cose, e l’esercito dei cieli ti adora.
Alcuni Leviti guidano il popolo nella lode, mentre altri si dedicano alla supplica. All’unisono 8 uomini cominciano a pregare e gridano a Dio, guidati dallo Spirito Santo nel pronunciare le stesse parole. Riconoscono chi è Dio (il Creatore, che tiene in vita ogni cosa, anche il battito del cuore e il respiro) e lo adorano.
Ora riconoscono tutto ciò che Dio ha compiuto in favore del suo popolo:
Vs. 7-17. Sei tu il SIGNORE Dio che hai scelto Abramo, lo hai fatto uscire da Ur dei Caldei, e gli hai dato il nome di Abraamo; 8 tu hai trovato il suo cuore fedele davanti a te, e hai concluso un patto con lui, promettendogli di dare alla sua discendenza il paese dei Cananei, degli Ittiti, degli Amorei, dei Ferezei, dei Gebusei e dei Ghirgasei; tu hai mantenuto la tua parola, perché sei giusto. 9 Tu hai visto l’afflizione dei nostri padri in Egitto e hai udito il loro grido presso il mar Rosso. 10 Hai operato miracoli e prodigi contro il faraone, contro tutti i suoi servi, contro tutto il popolo del suo paese, perché sapevi che essi avevano trattato i nostri padri con prepotenza. Così ti sei fatto un nome come quello che hai in questo giorno. 11 Hai aperto il mare davanti a loro, ed essi sono passati in mezzo al mare all’asciutto; tu hai gettato nell’abisso quelli che li inseguivano, come una pietra in fondo ad acque vorticose. 12 Di giorno li guidavi con una colonna di nuvola, e di notte con una colonna di fuoco per illuminare loro il cammino da percorrere. 13 Sei sceso sul monte Sinai e hai parlato con loro dal cielo dando loro prescrizioni giuste e leggi di verità, buoni precetti e buoni comandamenti. 14 Hai fatto loro conoscere il tuo santo sabato, e hai dato loro comandamenti, precetti e una legge per mezzo di Mosè, tuo servo. 15 Davi loro pane dal cielo quand’erano affamati, e facevi scaturire acqua dalla roccia quand’erano assetati, e hai detto loro che andassero a prendere possesso del paese che avevi giurato di dar loro. 16 Ma i nostri padri si sono comportati con superbia, irrigidendo i loro colli, e non ubbidendo ai tuoi comandamenti. 17 Hanno rifiutato di ubbidire, e non si sono ricordati delle meraviglie da te fatte in loro favore; e hanno irrigidito i loro colli e, nella loro ribellione, si son voluti dare un capo per tornare alla loro schiavitù. Ma tu sei un Dio pronto a perdonare, misericordioso, pieno di compassione, lento all’ira e di gran bontà, e non li hai abbandonati.
Pronunciano un excursus storico per ricordare le meraviglie di Dio a Israele; gli umani, infatti, hanno la tendenza a dimenticare come Dio ha agito nella nostra vita, induriamo il nostro cuore nelle difficoltà e abbiamo la tendenza di voler tornare nella schiavitù. L’Eterno, però, è misericordioso, ci perdona e ci ricolma di benedizioni. I nostri cuori, invece, sono duri e la mente ha dimenticato la potenza dell’agire divino.
Vs. 18-28. Anche quando si erano fatti un vitello di metallo fuso, dicendo: "Ecco il tuo Dio che ti ha fatto uscire dall’Egitto!" E ti avevano oltraggiato gravemente, 19 tu, nella tua immensa misericordia, non li hai abbandonati nel deserto: la colonna di nuvola che stava su di loro non cessava di guidarli durante il giorno, lungo il loro viaggio, e la colonna di fuoco non cessava di illuminare loro il cammino da percorrere di notte. 20 Hai dato loro il tuo buono spirito per istruirli, e non hai rifiutato la tua manna alle loro bocche, e hai dato loro acqua quando erano assetati. 21 Per quarant’anni li hai sostentati nel deserto, e non è mancato loro nulla; i loro vestiti non si sono logorati e i loro piedi non si sono gonfiati. 22 Hai dato loro regni e popoli, li hai divisi fra loro definendone i confini; essi hanno posseduto il paese di Sicon, cioè il paese del re di Chesbon, e il paese di Og re di Basan. 23 Hai moltiplicato i loro figli come le stelle del cielo, e li hai introdotti nel paese in cui avevi promesso ai loro padri di farli entrare per possederlo. 24 I loro figli vi sono entrati e hanno preso possesso del paese; tu hai umiliato davanti a loro i Cananei che abitavano il paese, e li hai consegnati nelle loro mani con i loro re e con i popoli del paese, perché li trattassero come volevano. 25 Essi sono diventati padroni di città fortificate e di una terra fertile, hanno posseduto case piene d’ogni bene, cisterne già scavate, vigne, oliveti, alberi fruttiferi in abbondanza; hanno mangiato, si sono saziati, sono ingrassati e sono vissuti in delizie, per la tua gran bontà. 26 Ma essi hanno disubbidito, si sono ribellati contro di te, si sono gettati la tua legge dietro le spalle, hanno ucciso i tuoi profeti che li scongiuravano di tornare a te, e ti hanno oltraggiato gravemente. 27 Perciò tu li hai messi in mano ai loro nemici, che li hanno oppressi; ma al tempo della loro afflizione essi hanno gridato a te, e tu li hai esauditi dal cielo; e, nella tua immensa misericordia, hai dato loro dei liberatori, che li hanno salvati dalle mani dei loro nemici. 28 Ma, quando erano in pace, ricominciavano a fare il male davanti a te; perciò tu li abbandonavi nelle mani dei loro nemici, che diventavano loro dominatori; poi, quando ricominciavano a gridare a te, tu li esaudivi dal cielo; e così, nella tua misericordia, più volte li hai salvati.
La vita di queste persone ed il loro modo di agire è analogo al nostro: anche noi siamo come loro, perciò non giudichiamoli.
Dio è sempre stato misericordioso con il suo popolo durante tutto l’arco della storia umana: questi uomini pongono sotto gli occhi di tutti l’amore di Dio. Se ci allontaniamo da Lui, allora la nostra vita diventa faticosa e difficile; Egli permette che noi possiamo vivere delle avversità se siamo ribelli; in quelle circostanze i nostri nemici ci domineranno, ma ciò ci porterà a gridare a Dio ancora più forte, affinché intervenga e ci liberi di loro. Anche nel castigo, quindi, Dio dimostra il suo amore, poiché castiga coloro che ama, cioè i suoi figli.
Vs. 29. Tu li scongiuravi per farli tornare alla tua legge; ma essi si inorgoglivano e non ubbidivano ai tuoi comandamenti, peccavano contro le tue prescrizioni che fanno vivere chi le mette in pratica. La loro spalla rifiutava il giogo, essi irrigidivano i loro colli e non volevano ubbidire.
L’orgoglio ci allontana da Dio perché il Padre dà grazia agli umili, ma resiste ai superbi e agli orgogliosi; Satana è superbo, Gesù è umile.
Vs. 30-31. Hai avuto pazienza con loro molti anni, mentre li avvertivi per mezzo del tuo spirito e per bocca dei tuoi profeti; ma essi non vollero dare ascolto, e tu li hai messi in mano ai popoli dei paesi stranieri. 31 Però, nella tua immensa compassione, tu non li hai sterminati del tutto, e non li hai abbandonati, perché sei un Dio clemente e misericordioso.
Se stiamo attraversando un momento difficile dobbiamo sapere che Dio è con noi e che non ci abbandona. Permette le prove nella nostra vita, ma non la distruzione totale.
Ora i Leviti parlano del loro agire nel presente:
Vs. 32-33. Ora dunque, o Dio nostro, Dio grande, potente e tremendo, che mantieni il patto e agisci con misericordia, non ti sembrino poca cosa tutte queste afflizioni che sono piombate addosso a noi, ai nostri re, ai nostri capi, ai nostri sacerdoti, ai nostri profeti, ai nostri padri, a tutto il tuo popolo, dal tempo dei re d’Assiria fino a oggi. 33 Tu sei stato giusto in tutto quello che ci è accaduto, poiché tu hai agito fedelmente, mentre noi abbiamo agito da malvagi.
Il popolo è davanti a Dio e riconosce come giusti tutti i castighi ricevuti. Dio è fedele e ci corregge per amore. Proverbi dice che coloro che amano i figli li devono castigare.
Vs. 34-37. I nostri re, i nostri capi, i nostri sacerdoti, i nostri padri non hanno messo in pratica la tua legge e non hanno ubbidito né ai comandamenti né alle esortazioni con cui tu li scongiuravi. 35 Ma proprio mentre godevano del loro regno, dei grandi benefici che tu largivi loro e del vasto e fertile paese che tu avevi messo a loro disposizione, essi non ti hanno servito e non hanno abbandonato le loro opere malvagie. 36 E oggi eccoci schiavi! Eccoci schiavi nel paese che tu hai dato ai nostri padri, perché ne mangiassero i frutti e ne godessero i beni. 37 Esso moltiplica i suoi prodotti per i re ai quali tu ci hai sottoposti a causa dei nostri peccati, e che dispongono dei nostri corpi e del nostro bestiame a loro piacere; e noi siamo in grande angoscia».
Dio non ha mai desiderato che il suo popolo avesse un re che lo comandasse, poiché Lui era il loro sovrano, capace di aver cura dei suoi figli. Era Suo volere vederli liberi e per loro desiderava una vita abbondante. Ma essi furono ribelli, perciò alcuni re li hanno oppressi.
Il popolo si impegna solennemente a mantenere varie obbligazioni
Vs. 38. A motivo di tutto questo, noi abbiamo fatto un patto stabile, lo abbiamo messo per iscritto; e i nostri capi, i nostri Leviti e i nostri sacerdoti vi hanno applicato il loro sigillo.
Ora il popolo accetta di applicare un sigillo su un patto scritto in obbedienza alle prescrizioni della legge mosaica.
Quindi: hanno udito la Parola, si sono pentiti, hanno accettato il castigo di Dio come giusto ed ora agiscono, cambiano atteggiamento e stipulano un patto con l’Eterno.
Cap. 10
Il capitolo inizia con l’elenco delle persone che apposero il sigillo nel patto stipulato con Dio; essi erano i capi famiglia e rappresentavano tutto il popolo.
L’elenco si apre con Neemia, che ancora una volta fu un fulgido esempio per tutti. Molti dei 24 nomi presenti dal vs. 1 all’8 sono riportati anche nella lista di Neemia 12: 12-21, che mostra i nomi dei capi famiglia.
Vs. 1-8. Ad applicare il loro sigillo sono stati: Neemia, il governatore, figlio di Acalia, e Sedechia, 2 Seraia, Azaria, Geremia, 3 Pascur, Amaria, Malchia, 4 Cattus, Sebania, Malluc, 5 Carim, Meremot, Obadia, 6 Daniele, Ghinneton, Baruc, 7 Mesullam, Abiia, Miiamin, 8 Maazia, Bilgai, Semaia. Questi erano i sacerdoti.
Il nome di Esdra non è citato, ma egli era un discendente di Seraia.
Ora c’è l’elenco dei Leviti, sei dei quali avevano partecipato alla lettura della Legge:
Vs. 9-13. Leviti: Iesua, figlio di Azania, Binnui dei figli di Chenadad, Cadmiel, 10 e i loro fratelli Sebania, Odia, Chelita, Pelaia, Anan, 11 Mica, Reob, Casabia, 12 Zaccur, Serebia, Sebania, 13 Odia, Bani, Beninu.
E’ ora la volta dei capi del popolo, 48 capi famiglia.
Vs. 14-27. Capi del popolo: Paros, Paat-Moab, Elam, Zattu, Bani, 15 Bunni, Azgad, Bebai, 16 Adonia, Bigvai, Adin, 17 Ater, Ezechia, Azzur, 18 Odia, Casum, Besai, 19 Carif, Anatot, Nebai, 20 Magpias, Mesullam, Chezir, 21 Mesezabeel, Sadoc, 22 Iaddua, Pelatia, Anan, Anania, 23 Osea, Anania, Cassub, 24 Alloches, Pila, Sobec, 25 Reum, Casabna, Maaseia, 26 Achia, Canan, Anan, 27 Malluc, Carim, Baana.
Neemia 8:1-3. Tutto il popolo si radunò come un sol uomo sulla piazza che è davanti alla porta delle Acque, e disse a Esdra, lo scriba, che portasse il libro della legge di Mosè che il SIGNORE aveva data a Israele. 2 Il primo giorno del settimo mese, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea, composta di uomini, di donne e di tutti quelli che erano in grado di capire. 3 Egli lesse il libro sulla piazza che è davanti alla porta delle Acque, dalla mattina presto fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne, e di quelli che erano in grado di capire; e tutto il popolo tendeva l’orecchio, per sentire il libro della legge.
La Parola di Dio viene letta ed entra nel cuore della gente.
Neemia 9:1-2. Il ventiquattresimo giorno dello stesso mese, i figli di Israele si radunarono, vestiti di sacco e coperti di polvere, per celebrare un digiuno. 2 Quelli che appartenevano alla discendenza d’Israele si separarono da tutti gli stranieri, si presentarono davanti a Dio, e confessarono i loro peccati e le iniquità dei loro padri.
La Parola produce il pentimento.
Quindi nel cap. 10 cominciano a mettere in pratica ciò che hanno udito.
Ora vi è l’elenco delle promesse fatte a Dio, cose che poi realmente il popolo mette in pratica. Questa infatti è la volontà dell’Eterno: che agiamo concretamente e che Lo adoriamo nell’obbedienza.
Deuteronomio 6: 4-6. Ascolta, Israele: Il SIGNORE, il nostro Dio, è l’unico SIGNORE. 5 Tu amerai dunque il SIGNORE, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. 6 Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore;
Questa preghiera viene proclamata ancora oggi ogni giorno e si chiama “Shema”: dobbiamo amare Dio con tutto il nostro cuore, con la mente, le emozioni e la volontà.
Israele, infatti,
nel cap. 8 ama Dio con la mente, ricevendo la Parola;
nel cap. 9 con le emozioni;
nel cap. 10 Gli donano la loro volontà.
1 Samuele 15: 22-23. Saul disobbedisce a Dio ed offre in sacrificio degli animali; egli, infatti, non essendo un sacerdote, non poteva comportarsi in questo modo. Quando Samuele scopre il peccato commesso dal re, che ha anche risparmiato allo sterminio gli animali dei pagani e li ha sacrificati a Dio, va da lui e lo rimprovera.
22 Samuele disse: «Il SIGNORE gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l’ubbidire alla sua voce? No, l’ubbidire è meglio del sacrificio, dare ascolto vale più che il grasso dei montoni; 23 infatti la ribellione è come il peccato della divinazione, e l’ostinatezza è come l’adorazione degli idoli e degli dèi domestici. Poiché tu hai rigettato la parola del SIGNORE, anch’egli ti rigetta come re».
Saul viene rigettato da Dio quale re.
Giovanni 14: 21. Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama; e chi mi ama sarà amato dal Padre mio, e io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Il Signore vuole che obbediamo alla Sua Parola, che decidiamo di cambiare e che agiamo per realizzare tale cambiamento.
Ecco come gli Israeliti hanno messo in atto l’obbedienza:
Vs. 28-39. Il resto del popolo, i sacerdoti, i Leviti, i portinai, i cantori, i Netinei e tutti quelli che si erano separati dai popoli dei paesi stranieri
1. Si separano dai pagani.
per aderire alla legge di Dio, le loro mogli, i loro figli e le loro figlie, tutti quelli che avevano discernimento e intelligenza, 29 si sono uniti ai loro fratelli più ragguardevoli, e si sono impegnati con esecrazioni (invocazioni di calamità qualora non avessero tenuto fede al patto) e giuramenti a
- camminare nella legge di Dio data mediante Mosè servo di Dio,
2. Prendono l’impegno di obbedire a Dio.
- a osservare e mettere in pratica tutti i comandamenti del SIGNORE nostro Dio, le sue prescrizioni e le sue leggi,
- 30 a non dare le nostre figlie ai popoli del paese e a non prendere le loro figlie per i nostri figli,
3. Vietano il matrimonio con i figli dei non credenti (lo stesso precetto vale anche per noi oggi), perché essi porterebbero l’idolatria nella comunità.
- 31 a non comprare nulla in giorno di sabato o in altro giorno di festa, dai popoli che portassero a vendere in giorno di sabato merci o derrate di qualsiasi genere,
- a lasciare riposare la terra ogni settimo anno,
- e a rimettere ogni debito.
4. Viene ribadita la legge del riposo, del giubileo e del sabato
32 Ci siamo anche imposti per legge
di dare ogni anno il terzo di un siclo per il servizio della casa del nostro Dio, 33 per i pani della presentazione, per l’offerta continua, per l’olocausto continuo dei sabati, dei noviluni, delle feste, per le cose consacrate, per i sacrifici espiatori in favore d’Israele, e per tutta l’opera della casa del nostro Dio. 34 Noi, sacerdoti, Leviti e popolo, abbiamo stabilito per sorteggio quando ognuna delle nostre famiglie deve portare alla casa di Dio, nei tempi stabiliti, ogni anno, un contributo di legna da bruciare sull’altare del SIGNORE nostro Dio, come sta scritto nella legge;
5. Prendono l’impegno di donare alcuni loro averi per l’opera di Dio e di darsi da fare attivamente per il Tempio. Ogni famiglia procurava la legna per la costruzione perché è un’offerta gradita anche il tempo e la fatica dedicati: non è bene essere degli spettatori nella chiesa.
35 e ci siamo impegnati a portare ogni anno nella casa del SIGNORE le primizie del nostro suolo e le primizie dei frutti di tutti gli alberi, 36 e così pure i primogeniti dei nostri figli e del nostro bestiame secondo quanto sta scritto nella legge, e i primogeniti delle nostre mandrie e delle nostre greggi per presentarli nella casa del nostro Dio ai sacerdoti che fanno il servizio nella casa del nostro Dio. 37 Ci siamo anche impegnati a portare ai sacerdoti nei magazzini della casa del nostro Dio, la nostra prima farina, le nostre offerte, le primizie dei frutti di tutti gli alberi, del vino e dell’olio, e di dare la decima delle rendite del nostro suolo ai Leviti, i quali devono prelevare essi stessi queste decime in tutti i luoghi da noi coltivati. 38 Un sacerdote, figlio di Aaronne, sarà con i Leviti quando preleveranno le decime; e i Leviti porteranno la decima della decima alla casa del nostro Dio nelle stanze usate come magazzino,
6. L’’offerta riguarda la decima di ogni bene che Dio dona loro. Anche i Leviti davano la decima delle decime che ricevevano: nessuno è escluso dal donare.
39 perché in quelle stanze i figli d’Israele e i figli di Levi devono portare l’offerta di frumento, di vino e d’olio; là sono gli utensili del santuario, i sacerdoti che fanno il servizio, i portinai e i cantori. Noi ci siamo così impegnati a non trascurare la casa del nostro Dio.
I sacerdoti, i portinai e i cantanti percepivano la decima dal popolo.