Neemia 8
Cap. 8
Esdra legge pubblicamente il libro della legge
Il muro è stato completato, le porte posizionate ed il popolo è al sicuro.
Nel cap. 7 Neemia ha dato dei compiti ad altri responsabili.
Ora Neemia retrocede e lascia posto ad Esdra, che insegnerà la Parola. Notiamo in questo l’umiltà di Neemia, che sa comprendere quando deve lasciare il posto a persone che hanno altri doni.
Esdra è uno scriba ed un sacerdote, tornato dalla schiavitù 14 anni prima di Neemia, anche lui con l’approvazione del e Artaserse. Nel tornare a Gerusalemme egli aveva lo scopo di insegnare la legge di Dio al popolo.
Vs. 1. Tutto il popolo si radunò come un sol uomo sulla piazza che è davanti alla porta delle Acque, e disse a Esdra, lo scriba, che portasse il libro della legge di Mosè che il SIGNORE aveva data a Israele.
Il popolo desidera ascoltare la Parola di Dio, della quale ha grande bisogno.
Vs. 2-3. Il primo giorno del settimo mese, ( mese di Tishri, nel quale si festeggiavano tre feste: 1 Tishri: festa delle trombe, 10 Tishri: Giorno dell’espiazione, 15-20 Tishri: Tabernacoli).
il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea, composta di uomini, di donne e di tutti quelli che erano in grado di capire. 3 Egli lesse il libro sulla piazza che è davanti alla porta delle Acque, dalla mattina presto fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne, e di quelli che erano in grado di capire; e tutto il popolo tendeva l’orecchio, per sentire il libro della legge.
Si radunano davanti alla porta delle acque: l’acqua rappresenta la Parola e lo Spirito.
In assemblea non sono presenti i bambini, poiché essi non sono in grado di comprendere la parola; per questo motivo nelle chiese dovrebbero esserci delle riunioni adatte al loro livello.
Il popolo segue con attenzione, con cuore aperto ed ascolta Esdra per più di 6 ore.
Vs. 4-5. Esdra, lo scriba, stava sopra un palco di legno, che era stato fatto apposta; accanto a lui stavano, a destra, Mattitia, Sema, Anania, Uria, Chilchia e Maaseia; a sinistra, Pedaia, Misael, Malchia, Casum, Casbaddana, Zaccaria e Mesullam. 5 Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava nel posto più elevato; e, appena aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi.
Qui è il rispetto per la Parola di Dio.
Vs. 6. Esdra benedisse il SIGNORE, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; e s’inchinarono, e si prostrarono con la faccia a terra davanti al SIGNORE.
Adoravano il Signore in libertà.
Vs. 7-8. Iesua, Bani, Serebia, Iamin, Accub, Sabbetai, Odia, Maaseia, Chelita, Azaria, Iozabad, Anan, Pelaia e gli altri Leviti spiegavano la legge al popolo, e tutti stavano in piedi al loro posto. 8 Essi leggevano nel libro della legge di Dio in modo comprensibile; ne davano il senso, per far capire al popolo quello che leggevano.
Leggono la Bibbia versetto per versetto e poi la spiegano, affinché tutti possano capire e poi mettere in pratica ciò che è stato letto.
Vs. 9. Neemia, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i Leviti, che insegnavano, dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al SIGNORE vostro Dio; non siate tristi e non piangete!» Tutto il popolo infatti piangeva, ascoltando le parole della legge.
Il popolo è toccato da ciò che ascoltano nella Parola.
Romani 3:20. perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato.
Romani 7: 7-9. Che cosa diremo dunque? La legge è peccato? No di certo! Anzi, io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge; poiché non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire». 8 Ma il peccato, còlta l’occasione, per mezzo del comandamento, produsse in me ogni concupiscenza; perché senza la legge il peccato è morto. 9 Un tempo io vivevo senza legge; ma, venuto il comandamento, il peccato prese vita e io morii; 10 e il comandamento che avrebbe dovuto darmi vita, risultò che mi condannava a morte.
La legge ci dona la consapevolezza del peccato. Ella è il nostro precettore, colui che ci giuda dall’adolescenza alla maturità. Ci compunge circa e il peccato e ci fa comprendere quanto sia necessaria la presenza di un Salvatore.
Le persone piangono, provando rimorso per la passata disobbedienza, ma Esdra e Neemia li esortano a gioire in quel giorno consacrato perché stanno vivendo un periodo di festa.
Così è anche per noi: Cristo ci ama e ci ha perdonati, perciò siamo gioiosi.
Vs. 10- 12. Poi Neemia disse loro: «Andate, mangiate cibi grassi e bevete bevande dolci, e mandate delle porzioni a quelli che non hanno preparato nulla per loro; perché questo giorno è consacrato al nostro Signore; non siate tristi; perché la gioia del SIGNORE è la vostra forza».
Dio prova gioia pensando a noi, sapendo che siamo salvati, siamo suoi figli e vivremo con Lui per l’eternità.
11 I Leviti calmavano tutto il popolo, dicendo: «Tacete, perché questo giorno è santo; non siate tristi!» 12 Tutto il popolo se ne andò a mangiare, a bere, a mandare porzioni ai poveri, e a fare gran festa, perché avevano capito le parole che erano state loro spiegate.
Quando comprendiamo la Parola proviamo grande gioia.
Celebrazione della festa delle capanne
Vs. 13. Il secondo giorno, i capi famiglia di tutto il popolo, i sacerdoti e i Leviti si radunarono presso Esdra, lo scriba, per esaminare le parole della legge.
I capi famiglia vanno da Esdra perché spieghi loro la Parola di Dio. Il loro cuore è pronto a ricevere.
Vs. 14-15. Trovarono scritto nella legge, che il SIGNORE aveva data per mezzo di Mosè, che i figli d’Israele dovevano abitare in capanne durante la festa del settimo mese, 15 e che in tutte le loro città e in Gerusalemme si doveva pubblicare questo bando: «Andate al monte, a cercare rami d’olivo, rami d’olivastro, di mirto, di palma e di alberi ombrosi, per fare delle capanne, come sta scritto».
Comprendiamo che anche durante il tempo della cattività in Babilonia avevano avuto con loro le scritture, ma che non le leggevano. Ora vogliono comprendere, poiché sanno quanto sono stati mancanti.
Leggono le disposizioni presenti in Levitico e riguardanti la Festa delle Capanne e le mettono in pratica.
Vs. 16-18. Allora il popolo andò fuori, portò i rami, e ciascuno fece la sua capanna sul tetto della propria casa, nel proprio cortile, nei cortili della casa di Dio, sulla piazza davanti alla porta delle Acque, e sulla piazza davanti alla porta di Efraim. 17 Così tutta l’assemblea di quanti erano tornati dall’esilio si fece delle capanne, e abitò nelle capanne. Dal tempo di Giosuè, figlio di Nun, fino a quel giorno, i figli d’Israele non avevano più fatto così. E ci fu grandissima gioia. 18 Fu letto un brano della legge di Dio ogni giorno, dal primo all’ultimo; la festa durò sette giorni, e l’ottavo si tenne una solenne assemblea, com’è prescritto.
La festa delle capanne prevedeva il vivere nelle capanne per 7 giorni per ricordare l’esodo dall’Egitto, quando vivevano nelle tende come pellegrini. In questo modo ricordavano ciò che Dio aveva fatto per loro.
Ecco il frutto dell’obbedienza: ci fu grandissima allegria, che viene dall’obbedienza alla Parola di Dio.
18 Fu letto un brano della legge di Dio ogni giorno, dal primo all’ultimo; la festa durò sette giorni, e l’ottavo si tenne una solenne assemblea, com’è prescritto.
Perseverano nella lettura della Parola; poi la festa delle capanne termina con un’adunanza di tutto il popolo.