Neemia 5
Cap. 5.
Riepilogo:
Neemia era cresciuto in Babilonia, ma ha nel cuore di andare a Gerusalemme per ricostruire le mura. Organizza le famiglie e comincia l’opera. Ecco che cominciano gli attacchi da parte del nemico: i primi due sono verbali, un terzo è anche fisico, ma la guida di Dio permette di superare ogni ostacolo; la ricostruzione prosegue.
In questo capitolo vediamo un altro attacco, che non proviene dai nemici, ma dai credenti stessi.
Lamenti del popolo per la loro triste condizione, peggiorata dall’usura dei notabili
Vs. 1-2. Ci fu un grande lamento tra gli uomini del popolo e le loro mogli contro i Giudei loro fratelli. 2 Alcuni dicevano: «Noi, i nostri figli e le nostre figlie siamo numerosi; dateci del grano perché possiamo mangiare e vivere!»
1° problema: la carestia.
La città è in rovina e le persone nella povertà: la situazione è tragica. Il lavoro di riparazione delle mura aveva loro impedito di dedicarsi ai lavori dei campi, perciò non si era pervenuti ad un raccolto; da qui la carestia.
Vs. 3. Altri dicevano: «Impegniamo i nostri campi, le nostre vigne e le nostre case per assicurarci del grano durante la carestia!»
2° problema: altri hanno impegnato le loro proprietà per ricavare dei soldi per mangiare.
Vs. 4-5. Altri ancora dicevano: «Noi abbiamo preso del denaro ipotecando i nostri campi e le nostre vigne per pagare il tributo del re. 5 Ora la nostra carne è come la carne dei nostri fratelli, i nostri figli sono come i loro figli; ed ecco che dobbiamo sottoporre i nostri figli e le nostre figlie alla schiavitù, e alcune delle nostre figlie sono già ridotte schiave; e noi non possiamo farci nulla, perché i nostri campi e le nostre vigne sono in mano d’altri».
3° problema:alcuni hanno avuto in prestito dei soldi dai Giudei, loro fratelli, ed ora dovevano renderli con gli interessi.
4à problema, derivante dal terzo: per pagare i creditori, alcuni vendono i figli come schiavi, fatto che li portò alla disperazione.
Quindi: la carestia spinge alcuni a chiedere dei soldi per mangiare, altri hanno ipotecato le loro case per avere il denaro per sopravvivere, pur sapendo che le avrebbero perse, non avendo i soldi per riscattarle, altri addirittura hanno dovuto vendere come schiavi i figli per pagare le tasse e comprare da mangiare.
Vs. 6. Quando udii i loro lamenti e queste parole, fui molto indignato.
Neemia si arrabbia fortemente, anche perché altri ebrei speculavano su questa situazione e davano prestiti ad usura, acquistavano le proprietà degli altri a poco prezzo o compravano i loro figli! E coloro che agivano tanto perversamente erano altri ebrei, non degli stranieri.
Proverbi dice che il cuore dell’uomo non è mai sazio, come la bocca dell’inferno; in genere, i ricchi sono avidi, mentre i poveri sono generosi.
Esodo 22: 25- 27. Se tu presti del denaro a qualcuno del mio popolo, al povero che è presso di te, non ti comporterai con lui da usuraio; non gli imporrai interesse.
Dio vieta agli Ebrei di dare soldi in prestito con interesse, o tantomeno portare via delle proprietà a fronte di un pagamento non riscosso. Si curava dei poveri anche quando imponeva ai mietitori di passare solo una volta in un campo a raccogliere il grano; ciò che rimaneva poteva essere spigolato dai poveri o dalle vedove. La legge del Giubileo faceva sì che ogni 50 anni tutte le proprietà tornassero alla famiglia originaria; in questo modo chi aveva dei debiti li vedeva cancellati e una casa persa a causa dei debiti veniva in possesso dei vecchi proprietari.
26 Se prendi in pegno il vestito del tuo prossimo, glielo restituirai prima che tramonti il sole; 27 perché esso è l’unica sua coperta, è la veste con cui si avvolge il corpo. Con che dormirebbe? E se egli grida a me, io lo udrò; perché sono misericordioso.
Dio è misericordioso, perciò chiede al suo popolo di esserlo altrettanto.
Allora Neemia, quale pastore di questa comunità, interviene per bloccare questa situazione:
Vs. 7. Dopo aver molto riflettuto, rimproverai aspramente i notabili e i magistrati, e dissi loro: «Come! Voi prestate a interesse ai vostri fratelli?» Convocai contro di loro una grande assemblea,
Prima di agire Neemia riflette a lungo, non agisce d’impulso.
Poi li riprende e fa comprendere loro che stanno facendo del male ai loro stessi fratelli.
Vs. 8. e dissi loro: «Noi, secondo la nostra possibilità, abbiamo riscattato i nostri fratelli giudei che si erano venduti ai pagani; e voi stessi vendereste i vostri fratelli, ed è a noi che essi sarebbero venduti!» Allora quelli tacquero, e non seppero che rispondere.
Li fa ragionare sul fatto che erano stati appena graziati da un’altra schiavitù ed ora viene chiesto loro di vendersi ai loro fratelli! Che vergogna.
Vs. 9. Dissi ancora: «Quello che voi fate non è ben fatto. Non dovreste piuttosto camminare nel timore del nostro Dio
Non hanno timore di Dio e lo allontanano dal loro pensiero.
per non essere oltraggiati dai pagani nostri nemici?
Stanno dando una pessima testimonianza ai pagani con questo agire.
1 Corinzi 6: 1-2 Quando qualcuno di voi ha una lite con un altro, ha il coraggio di chiamarlo in giudizio davanti agli ingiusti anziché davanti ai santi? 2 Non sapete che i santi giudicheranno il mondo? Se dunque il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare delle cose minime?
Paolo sta riprendendo i Corinti, ricordando loro che un giorno i credenti giudicheranno i non convertiti, perciò ora non devono correre dietro a motivi futili.
3 Non sapete che giudicheremo gli angeli? Quanto più possiamo giudicare le cose di questa vita! 4 Quando dunque avete da giudicare su cose di questa vita, costituite come giudici persone che nella chiesa non sono tenute in alcuna considerazione.
Se in una chiesa c’è un problema tra due credenti, è una vergogna recarsi davanti ad un giudice non credente; al contrario, bisogna radunare la chiesa e la persona meno stimata deve essere giudice. Paolo li sta un po’ prendendo in giro, infatti aggiunge:
5 Dico questo per farvi vergogna. É possibile che non vi sia tra di voi neppure una persona saggia, capace di pronunciare un giudizio tra un fratello e l’altro? 6 Ma il fratello processa il fratello, e lo fa dinanzi agl’infedeli. 7 Certo è già in ogni modo un vostro difetto che abbiate fra voi dei processi. Perché non patite piuttosto qualche torto? Perché non patite piuttosto qualche danno? 8 Invece siete voi che fate torto e danno; e per giunta a dei fratelli. 9 Non sapete che gl’ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v’illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, 10 né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. 11 E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio.
E’ vietato portare un fratello in tribunale e, se lo facciamo, compiamo una disobbedienza davanti a Dio. Il consiglio di Paolo, piuttosto, è quello di lasciarci defraudare e considerare il maltolto un regalo fatto al fratello.
Anche Neemia dichiara che gli Ebrei che derubano i fratelli devono vergognarsi.
Vs. 10. Anch’io, i miei fratelli e i miei servi abbiamo dato loro in prestito denaro e grano. Vi prego, condoniamo loro questo debito!
Per primo Neemia dava l’esempio: a titolo strettamente personale d° denaro e grano a chi ne ha bisogno.
Vs. 11. Restituite oggi i loro campi, le loro vigne, i loro uliveti e le loro case, e la percentuale del denaro, del grano, del vino e dell’olio, che avete ottenuto da loro come interesse».
Chiede la restituzione di tutto ciò che hanno tolto, anche la parte più piccola.
Vs. 12-13. Quelli risposero: «Restituiremo tutto, e non domanderemo loro più nulla; faremo come tu dici». Allora chiamai i sacerdoti, e in loro presenza li feci giurare che avrebbero mantenuto la promessa. 13 Poi, agitando il mio mantello, dissi: «Così Dio scuota dalla sua casa e dai suoi beni chiunque non avrà mantenuto questa promessa, e sia egli scosso e resti senza nulla!» Tutta l’assemblea disse: «Amen!» Poi celebrarono il SIGNORE. E il popolo mantenne la promessa.
La riprensione ha avuto un esito positivo.
Neemia scuote il mantello, in segno di disprezzo, come Dio farà con coloro che lo rifiutano. Gesù dice di scuotere via la polvere dai sandali, quando un città non ascoltava la sua parola.
Tutti approvano e lodano l’Eterno. Quando un pastore è fedele nel seguire la Parola di Dio, nel momento in cui riprende viene ascoltato, poiché stimato quale servo fedele. Neemia, infatti, è stato duro, ma viene apprezzato ed appoggiato nelle sue scelte.
Vs. 14. Dal giorno in cui venni nominato governatore nel paese di Giuda, dal ventesimo anno fino al trentaduesimo anno del re Artaserse, per dodici anni, né io né i miei fratelli godemmo del compenso assegnato dal governatore.
Per 12 anni Neemia rifiuta la sua paga, giustamente dovutagli, e la versa ai poveri.
Vs. 15. I governatori che mi avevano preceduto avevano gravato il popolo, ricevendone pane e vino, oltre a quaranta sicli d’argento; perfino i loro servi angariavano il popolo; ma io non ho fatto così, perché ho avuto timor di Dio.
Neemia è differente da coloro che davano ordini agli altri, mentre egli era umile. L’esempio più eclatante è quello di Gesù, che ha lavato i piedi ai discepoli: solo chi è umile sarà il primo nel Regno di Dio.
Ecco l’esempio di Pietro:
1 Pietro 5: 1-4. Esorto dunque gli anziani che sono tra di voi, io che sono anziano con loro e testimone delle sofferenze di Cristo e che sarò pure partecipe della gloria che deve essere manifestata: 2 pascete il gregge di Dio che è tra di voi, sorvegliandolo, non per obbligo, ma volenterosamente secondo Dio; non per vile guadagno, ma di buon animo; 3 non come dominatori di quelli che vi sono affidati, ma come esempi del gregge. 4 E quando apparirà il supremo pastore, riceverete la corona della gloria che non appassisce.
La chiesa deve essere guidata da persone che sono un esempio per gli altri.
Vs. 16. Anzi ho messo mano ai lavori di riparazione di queste mura, e non abbiamo comprato nessun campo, e tutta la mia gente si è raccolta là a lavorare.
Neemia era un nobile, colto e ricco, ma lavorava attivamente con le mani; era un esempio.
Vs. 17-19. Avevo a tavola con me centocinquanta uomini, Giudei e magistrati, oltre a quelli che venivano a noi dalle nazioni circostanti. 18 Ogni giorno venivano preparati per me un bue, sei montoni scelti e del pollame; e ogni dieci giorni si preparava grande abbondanza di vini di ogni qualità; tuttavia io non chiesi mai il compenso dovuto al governatore, perché il popolo era già gravato abbastanza a causa dei lavori. 19 O mio Dio, ricòrdati per farmi del bene di tutto quello che ho fatto per questo popolo.
Sfamava ogni giorno tantissime persone a sue spese e rinunciava al suo giusto salario. Infatti, non voleva pesare sul popolo, già provato.
La ricompensa gli verrà dal Signore.