Neemia 3-4
Neemia 3-4
Neemia 4
Cap. 3
Elenco di coloro che lavorarono alla ricostruzione delle mura
Ora vi è un elenco di tutte le persone che lavorarono a Gerusalemme alla ricostruzione della città. Ogni famiglia ha un compito e si dedica alla ricostruzione di una parte dell’opera, vicino alla propria casa. Anche nella chiesa deve accadere questo: siamo soldati in guerra nell’esercito di Dio e nessuno può permettersi di essere uno spettatore.
Vengono nominate 10 porte, ma in realtà erano 12, quante ce ne saranno nella Gerusalemme celeste.
Vs. 1-32. Eliasib, sommo sacerdote,
era nipote di Jeshua, che era stato sommo sacerdote al tempo di Zorobabel.
si mise al lavoro con i suoi fratelli sacerdoti e insieme costruirono la porta delle Pecore; la consacrarono e vi misero i battenti; continuarono a costruire fino alla torre di Mea, che consacrarono, e fino alla torre di Cananeel. 2 Accanto a Eliasib lavorarono gli uomini di Gerico, e accanto a loro lavorò Zaccur, figlio d’Imri. 3 I figli di Senaa costruirono la porta dei Pesci,
La porta dei Pesci era quella attraverso la quale la gente di Tiro portava il pesce che poi vendeva.
ne fecero l’intelaiatura, e vi misero i battenti, le serrature e le sbarre. 4 Accanto a loro lavorò alle riparazioni Meremot, figlio di Uria, figlio di Accos;
Meremot era figlio di un sacerdote.
accanto a loro lavorò alle riparazioni Mesullam, figlio di Berechia, figlio di Mesezabeel; accanto a loro lavorò alle riparazioni Sadoc, figlio di Baana; 5 accanto a loro lavorarono alle riparazioni i Tecoiti, di cui i più importanti non vollero sottomettersi a lavorare all’opera del loro signore. 6 Ioiada, figlio di Pasea, e Mesullam, figlio di Besodeia, restaurarono la porta Vecchia;
Tra la Porta Vecchia e il Muro Largo si trovava la porta di Efraim.
ne fecero l’intelaiatura, e vi misero i battenti, le serrature e le sbarre. 7 Accanto a loro lavorarono alle riparazioni Melatia, il Gabaonita, Iadon, il Meronotita, e gli uomini di Gabaon e di Mispa, che dipendevano dalla sede del governatore d’oltre il fiume; 8 accanto a loro lavorò alle riparazioni Uzziel, figlio di Caraia, uno degli orefici, e accanto a lui lavorò Anania, uno dei profumieri. Essi lasciarono Gerusalemme com’era, fino al muro largo. 9 Accanto a loro lavorò alle riparazioni Refaia, figlio di Cur, capo della metà del distretto di Gerusalemme. 10 Accanto a loro lavorò alle riparazioni, di fronte a casa sua, Iedaia, figlio di Carumaf, e accanto a lui lavorò Cattus, figlio di Casabneia. 11 Malchia, figlio di Carim, e Cassub, figlio di Paat-Moab, restaurarono un’altra parte delle mura e la torre dei Forni. 12 Accanto a loro lavorò alle riparazioni, con le sue figlie, Sallum, figlio di Alloches, capo della metà del distretto di Gerusalemme. 13 Canun e gli abitanti di Zanoà restaurarono la porta della Valle; la costruirono, vi misero i battenti, le serrature e le sbarre. Fecero inoltre mille cubiti di muro fino alla porta del Letame.
La Porta del Letame era chiamata così perché portava alla valle di Hinnom, a sud della città, che fungeva da discarica dei rifiuti.
14 Malchia, figlio di Recab, capo del distretto di Bet-Accherem restaurò la porta del Letame; la costruì, vi mise i battenti, le serrature, le sbarre. 15 Sallum, figlio di Col-Oze, capo del distretto di Mispa, restaurò la porta della Sorgente; la costruì, la coperse, vi mise i battenti, le serrature e le sbarre. Fece inoltre il muro del serbatoio di Siloe,
Il serbatoio di Siloe era vicino al giardino del re, presso a cui Sederchia, ultimo re di Giuda, si era recato nel tentativo di fuggire da Gerusalemme quando i Babilonesi stavano per conquistare la città.
presso il giardino del re, fino alla scalinata che scende dalla città di Davide. 16 Dopo di lui Neemia, figlio di Azbuc, capo della metà del distretto di Bet-Zur, lavorò alle riparazioni sino di fronte alle tombe di Davide,
Questo luogo indica la tomba di davide e dei suoi discendenti, i re di Giuda.
fino al serbatoio che era stato costruito, e fino alla casa dei prodi. 17 Dopo di lui lavorarono alle riparazioni i Leviti, sotto Reum, figlio di Bani; e accanto a lui lavorò per il suo distretto Casabia, capo della metà del distretto di Cheila. 18 Dopo di lui lavorarono alle riparazioni i loro fratelli, sotto Bavvai, figlio di Chenadad, capo della metà del distretto di Cheila; 19 e accanto a lui Ezer, figlio di Iesua, capo di Mispa, restaurò un’altra parte delle mura, di fronte alla salita dell’arsenale, all’angolo. 20 Dopo di lui Baruc, figlio di Zabbai, ne restaurò con ardore un’altra parte, dall’angolo fino alla porta della casa di Eliasib, il sommo sacerdote. 21 Dopo di lui Meremot, figlio di Uria, figlio di Accoz, ne restaurò un’altra parte, dalla porta della casa di Eliasib fino all’estremità della casa di Eliasib. 22 Dopo di lui lavorarono i sacerdoti che abitavano le campagne circostanti. 23 Dopo di loro Beniamino e Cassub lavorarono di fronte alla loro casa. Dopo di loro Azaria, figlio di Maaseia, figlio di Anania, lavorò presso la sua casa. 24 Dopo di lui Binnui, figlio di Chenadad, restaurò un’altra parte delle mura, dalla casa di Azaria fino alla svolta e fino all’angolo. 25 Palal, figlio d’Uzai, lavorò di fronte alla svolta e alla torre superiore che sporge dal palazzo del re
doveva essere stato costruito da Salomone.
e che dà sul cortile della prigione.
Faceva parte del grande cortile che era vicino al palazzo di Salomone.
Dopo di lui lavorò Pedaia, figlio di Paros. 26 I Netinei che abitavano sulla collina, lavorarono fino di fronte alla porta delle Acque, verso oriente, e di fronte alla torre sporgente. 27 Dopo di loro i Tecoiti ne restaurarono un’altra parte, di fronte alla grande torre sporgente e fino al muro della collina. 28 I sacerdoti lavorarono alle riparazioni al di sopra della porta dei Cavalli, ciascuno di fronte alla propria casa. 29 Dopo di loro Sadoc, figlio d’Immer, lavorò di fronte alla sua casa. Dopo di lui lavorò Semaia, figlio di Secania, guardiano della porta orientale. 30 Dopo di lui Anania, figlio di Selemia, e Canun, sesto figlio di Salaf, restaurarono un’altra parte delle mura. Dopo di loro Mesullam, figlio di Berechia, lavorò di fronte alla sua camera. 31 Dopo di lui Malchia, uno degli orefici, lavorò fino alle case dei Netinei e dei mercanti, di fronte alla porta di Ammifcad e fino al piano superiore dell’angolo. 32 Gli orefici e i mercanti lavorarono alle riparazioni fra il piano superiore dell’angolo e la porta delle Pecore.
Questa porta ci conduce al punto di partenza, al vs. 1.
Cap. 4.
Ostacoli provenienti dal ridicolo e dalle minacce dei nemici e dallo scoraggiamento dei Giudei
Le famiglie sono fedelmente al lavoro.
Vs. 1. (3-33) Quando Samballat udì che noi costruivamo le mura, si adirò, s’indignò moltissimo, si fece beffe dei Giudei,
Satana si infuria ogni volta che il popolo di Dio progredisce e fa crescere l’opera che il Signore ha dato. Allo stesso modo accade anche quando le nostre chiese crescono in numero e in membri, oppure quando i cristiani organizzano delle evangelizzazioni: non vuole che le persone conoscano la luce e i loro occhi si aprano.
L’opera di Dio progredisce e Samballat decide di passare ad un’azione più diretta.
Samballat comincia a scoraggiare il popolo di Dio.
Vs. 2. (3-34) e disse in presenza dei suoi fratelli e dei soldati di Samaria: «Che fanno questi Giudei indeboliti? Li lasceremo fare? Offriranno sacrifici? Finiranno in un giorno? Faranno forse rivivere delle pietre sepolte sotto mucchi di polvere e consumate dal fuoco?»
Cerca di far credere loro che il lavoro che stanno svolgendo sia inutile; ricordiamo che anche dalle macerie della nostra vita possono nascere delle pietre vive.
Satana ci disprezza e ci sfida.
Vs. 3. (3-35) Tobia l’Ammonita, che gli stava accanto, disse: «Costruiscano pure! Se una volpe ci salta sopra, farà crollare il loro muro di pietra!»
Anche Tobia disprezza la loro costruzione, rinforzando l’opinione di Samballat e cercando di alimentare lo scoraggiamento nel popolo di Dio.
Vs. 4-5. (3-36) Ascolta, o Dio nostro, come siamo disprezzati! Fa’ che i loro oltraggi ricadano sul loro capo ed esponili al disprezzo in un paese di deportazione! 5 (3-37) Non perdonare la loro colpa, e non sia cancellato davanti a te il loro peccato; poiché hanno provocato la tua ira in presenza dei costruttori.
L’attacco nemico viene affrontato con una preghiera collettiva: l’unione dei credenti è una forza. Viene rivolta a Dio questa preghiera, nella quale viene chiesto che ogni minaccia rivolta al popolo di Dio ricada su coloro che l’hanno pronunciata.
Noi sappiamo, e ciò ci deve essere di conforto, che Satana e i suoi fedelissimi saranno legati nello stagno di fuoco per l’eternità (Apocalisse).
Vs. 6. (3-38) Noi dunque ricostruimmo le mura, che furono dappertutto innalzate fino a metà altezza; e il popolo aveva preso a cuore il lavoro.
Poi il gruppo passa all’azione: la chiesa lavora con entusiasmo.
Vs. 7. (4-1) Ma quando Samballat, Tobia, gli Arabi, gli Ammoniti e gli Asdodei udirono che la riparazione delle mura di Gerusalemme progrediva, e che le brecce cominciavano a chiudersi, si indignarono moltissimo,
Si chiudono le brecce spirituali, là dove il nemico poteva insinuarsi all’interno dell’area spirituale del popolo di Dio, perciò il diavolo è ancora più indignato.
La preghiera può chiudere ogni buco: quando qualcuno sparla di un fratello dobbiamo essere pronti a stroncare sul nascere questa conversazione, perché Satana vuole seminare la discordia. La chiesa deve essere compatta, unita, di un solo accordo, perché quando i fratelli dimorano nell’unità è come la rugiada che fa fiorire il deserto o l’olio che scende sulla barba di Aronne.
I nemici congiurano contro Gerusalemme:
Vs. 8. (4-2) e tutti quanti assieme si accordarono di venire ad attaccare Gerusalemme e a crearvi del disordine.
Dal disprezzo verbale arriviamo ora all’attacco fisico. Poi cercano di creare disordine.
Ecco la risposta di Neemia contro il nemico.
Vs. 9. (4-3) Allora noi pregammo il nostro Dio
La preghiera è l’unica risposta.
e mettemmo delle sentinelle di giorno e di notte per difenderci dai loro attacchi.
Vegliano sulla chiesa di Dio, con sentinelle che intercedono giorno e notte.
Vs. 10. (4-4) Quelli di Giuda dicevano: «Le forze vengono meno ai portatori di pesi, e le macerie sono molte; noi non riusciremo a costruire le mura!»
La tribù di Giuda, che vuol dire “lode”, che doveva essere la più fiduciosa, invece si scoraggia e viene meno nella fede. Essi guardavano al lavoro che li attendeva per completare l’opera, perciò erano scoraggiati, ma Gesù ci ha detto di affrontare i problemi al momento giusto, giorno dopo giorno. Il nostro è il Dio dell’impossibile.
Vs. 11-12. (4-5) I nostri avversari dicevano: «Essi non sapranno e non vedranno nulla, finché non saremo piombati in mezzo a loro; allora li uccideremo, e faremo cessare i lavori». 12 (4-6) I Giudei però, che risiedevano vicino a loro, vennero dieci volte a riferirci questo, da tutti i luoghi da cui provenivano.
Giuda scoraggia gli altri per ben dieci volte, senza pensare che Dio può ogni cosa.
Facciamo attenzione a non comportarci come Giuda, perché limiteremmo l’opera di Dio attraverso i fratelli.
Misure di difesa messe in atto da Neemia
Allora Neemia affronta anche questo attacco:
Vs. 13-14. (4-7) Allora io disposi il popolo per famiglie, con le loro spade,
Mette delle persone fidate con le spade; la spada rappresenta la Parola di Dio: essa è la nostra arma.
le loro lance, i loro archi, nelle parti più basse del posto, dietro le mura, allo scoperto. 14 (4-8) Dopo aver bene esaminato ogni cosa, mi alzai e dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: «Non li temete! Ricordatevi del Signore, grande e tremendo.
Guardiamo a Dio, non ai nemici, perché Egli sa come difenderci e portare a termine il progetto intrapreso. Satana vuole ucciderci ed impedirci di proclamare la Parola, ma Dio lo ha già sconfitto. Dobbiamo avere fede nel Signore; essa è l’opposto della paura; ciò non cambia le circostanze, perché i problemi rimangono, però la nostra vita è nelle mani di Dio perciò dobbiamo abbandonarci.
Non dobbiamo avere paura perché Dio, il NOSTRO DIO, è grande ed è al nostro fianco.
Combattete per i vostri fratelli, per i vostri figli e figlie, per le vostre mogli e le vostre case!»
Parla ai capi famiglia e li esorta a combattere per la propria famiglia; noi dobbiamo farlo nello spirito in preghiera, perché le nostre armi non sono carnali, ma potenti in Cristo.
Vs. 15-16. (4-9) Quando i nostri nemici si accorsero che eravamo al corrente dei loro piani, Dio rese vano il loro progetto, e noi tutti tornammo alle mura, ognuno al suo lavoro. 16 (4-10) Da quel giorno, la metà dei miei giovani lavorava, e l’altra metà stava armata di lance, di scudi, di archi e di corazze; e i capi stavano dietro a tutto il popolo di Giuda.
Coloro che lavoravano praticamente e le sentinelle hanno la stessa importanza, poiché entrambi concorrono alla costruzione del muro, ognuno con un compito diverso.
Vs. 17. (4-11) Quelli che costruivano le mura e quelli che portavano o caricavano i pesi, con una mano lavoravano, e con l’altra tenevano la loro arma.
Alcuni lavorano, ma hanno la spada nell’altra mano: lavorano e pregano.
Vs. 18-20. (4-12) E ognuno dei costruttori, durante il lavoro, portava la spada cinta ai fianchi. Il trombettiere stava accanto a me. 19 (4-13) Io dissi ai notabili, ai magistrati e al resto del popolo: «L’opera è grande ed estesa, e noi siamo sparsi sulle mura, e distanti l’uno dall’altro. 20 (4-14) Dovunque udrete il suono della tromba, là radunatevi con noi; il nostro Dio combatterà per noi».
Neemia sa che Dio combatte per il suo popolo, perciò avremo la vittoria, visto che le nostre forze sono fallaci.
Il suono della tromba era il segnale del raduno alla battaglia.
Vs. 21-22. (4-15) Così continuavamo i lavori, mentre la metà impugnava la lancia, dallo spuntar del giorno all’apparire delle stelle. 22 (4-16) Allo stesso tempo io dissi al popolo: «Ciascuno di voi con i suoi servi passi la notte a Gerusalemme, per far la guardia con noi durante la notte e riprendere il lavoro di giorno».
Parte del popolo abitava fuori delle mura e Neemia chiede loro di vegliare anche di notte sopra la città di Dio, senza tornare alla comodità della propria casa.
Vs. 23. (4-17) Io poi, i miei fratelli, i miei giovani e gli uomini di guardia che mi seguivano, non ci spogliavamo; ognuno teneva le armi a portata di mano.
Neemia era un nobile, braccio destro del re, ma dà loro l’esempio ed è al loro fianco fino alla fine.