Neemia 2

Neemia 2:1-10
Craig Quam

Neemia 2:9-20
Craig Quam

Cap. 2

Vs. 1-2.  Nel mese di Nisan, il ventesimo anno del re Artaserse, il vino stava davanti al re; io lo presi e glielo versai. Io non ero mai stato triste in sua presenza. 2  Il re mi disse: «Perché hai l’aspetto triste? Eppure non sei malato; non può essere altro che per una preoccupazione». Allora fui colto da grande paura, 

Neemia è timoroso perché a nessun servo era permesso essere triste davanti al re e poteva anche essere ucciso per questo motivo. Tuttavia era pronto a rischiare la vita.

Dal mese di Chisleu a quello di Nisan trascorrono quattro mesi.

Vs. 3-4.  e dissi al re: «Viva il re per sempre! Come potrei non essere triste quando la città dove sono le tombe dei miei padri è distrutta e le sue porte sono consumate dal fuoco?» 4  E il re mi disse: «Che cosa domandi?» 

Il re rispetta Neemia, perciò non lo fa uccidere e lo ascolta. Allora il coppiere parla della desolazione nella quale versa la città ove sono sepolti i suoi antenati: sono passati 71 anni dalla ricostruzione del Tempio, eppure la città è ancora in rovina.

Neemia grida a Dio con tutto il cuore; egli è un uomo di preghiera e si rivolga a Dio in ogni occasione.

Allora io pregai il Dio del cielo; 

Ora avanza una richiesta molto azzardata:

Vs. 5-8.  poi risposi al re: «Se ti sembra giusto e il tuo servo ha incontrato il tuo favore, mandami in Giudea, nella città dove sono le tombe dei miei padri, perché io la ricostruisca». 6  Il re, che aveva la regina seduta al suo fianco, mi disse: «Quanto durerà il tuo viaggio? Quando ritornerai?» La cosa piacque al re, che mi lasciò andare, e gli indicai una data. 7  Poi dissi al re: «Se il re è disposto, mi si diano delle lettere per i governatori d’oltre il fiume affinché mi lascino passare ed entrare in Giuda, 8  e una lettera per Asaf, guardiano del parco del re, affinché mi dia del legname per costruire le porte della fortezza annessa al tempio del SIGNORE, per le mura della città, e per la casa che abiterò». Il re mi diede le lettere, perché la benefica mano del mio Dio era su di me. 

Chiede di allontanarsi per ricostruire una città, un lasciapassare attraverso i regni, il legname e tutto il materiale per portare a termine la sua opera.

Dio apre il cuore del re, che acconsente ad ogni richiesta. Il consenso di Artaserse per la ricostruzione di Gerusalemme è il decreto profetizzato da Daniele 95 anni prima, nel 539 a.C. Tale decreto fu emanato il 5 marzo 444 a.C.

Vs. 9.  Mi recai presso i governatori d’oltre il fiume, e diedi loro le lettere del re. Il re mi aveva dato una scorta di ufficiali e di cavalieri. 

Ottiene più di quanto ha chiesto.

Vs. 10.  Quando Samballat, il Coronita, e Tobia, il servo ammonita, furono informati del mio arrivo, furono molto contrariati dalla venuta di un uomo che cercava il bene dei figli di Israele. 

Samballat e Tobia sono figure di Satana, combattono contro Israele e non vogliono che venga ricostruita la città. Il nemico non vuole il bene dei figli di Dio, ma cerca di distruggerli. Cerca di annientare ogni testimonianza di Dio in ogni parte del mondo, per mantenere le persone nell’ignoranza spirituale, ma la potenza dell’Eterno è molto più forte.

Possiamo essere anche noi come Neemia, uomini e donne di preghiera, per vedere il cambiamento delle situazioni.

Dio compie opere più grandi di quanto possiamo immaginare, perciò sfidiamolo, chiedendo potenti operazioni.

Il popolo di Dio si era abituato a vivere tra le rovine e non se ne interessa, poiché si è intiepidito. Ciò accade anche con la fede: quando viviamo un’esperienza esaltante ci sentiamo al settimo cielo, ma poi l’entusiasmo si affievolisce. Facciamo attenzione a non vivere nel peccato o a vederlo attorno a noi e a farci l’abitudine.

Nessuna persona porta avanti l’opera di Dio, ma Neemia viene dalla Babilonia per portare un risveglio.

Il re Artaserse emana un terzo decreto, dopo quelli di Ciro e di Dario. Questo terzo decreto permette l’uscita di un terzo gruppo di esuli, ma ha anche un’importanza speciale nel piano di Dio e lo vediamo in Daniele. Egli era un profeta che visse in Babilonia durante l’esilio, prima dei fatti narrati in Neemia. Egli pregava e digiunava per conoscere il momento in cui il popolo sarebbe tornato a Gerusalemme, perciò un angelo gli è apparso.

Daniele 9: 25-27. Sappi dunque e comprendi bene: dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, ci saranno sette settimane; e in sessantadue settimane essa sarà restaurata e ricostruita, piazza e mura, ma in tempi angosciosi. 

Questo editto scandisce l’inizio di un tempo ben preciso, misurabile cronologicamente in modo esatto: dopo sette gruppi di sette anni  più 62 (= 69) (totale 483 anni) da questo decreto arriverà il Messia: questo è l’anno esatto in cui Gesù è entrato a Gerusalemme (32 d.C.) e tutti hanno gridato “Osanna al Figlio di Davide”.

26  Dopo le sessantadue settimane un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. Il popolo d’un capo che verrà, distruggerà la città e il santuario; 

Viene profetizzata la morte di Cristo e la distruzione di Gerusalemme da parte di Tito, dell’Impero Romano. L’arco di Tito racconta la storia della distruzione del Tempio di Gerusalemme e l’asportazione di tutti i suoi ornamenti, tra i quali i candelabro a 7 bracci (menorah).

la sua fine verrà come un’inondazione ed è decretato che vi saranno devastazioni sino alla fine della guerra. 27  L’invasore stabilirà un patto con molti, per una settimana; in mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e offerta; sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore. 

Gesù parla dell’abominazione della desolazione, quando l’anticristo entrerà nel Tempio di Dio come Cristo stesso; egli farà cessare ogni rito a Dio dentro al Tempio e lo chiederà solo per se stesso. Il Tempio a Gerusalemme, quindi, verrà ricostruito.

Il devastatore commetterà le cose più abominevoli, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore». 

Abbiamo compreso l’importanza di questo decreto nel piano di Dio.

Alcune persone sono scontente che Neemia venisse per il bene del popolo di Gerusalemme, così come ora il nemico non vuole la conversione di nuovi Cristiani.

Probabilmente Samballat e i suoi compari desideravano ottenere il controllo su Giuda; infatti, nei papiri di Elefantina, scritti nel 407 a.C., 37 anni dopo questo evento,  Samballat viene chiamato “governatore della Samaria”.

Vs. 11-12.  Così giunsi a Gerusalemme, e, trascorsi tre giorni, 12  mi alzai di notte, presi con me pochi uomini, e non parlai a nessuno di quello che Dio mi aveva messo in cuore di fare per Gerusalemme. Non avevo con me altra cavalcatura oltre a quella che usavo. 

Come avrà trascorso questi tre giorni? Molto probabilmente avrà pregato prima di mettersi all’opera. Ecco come si comporta: arriva a Gerusalemme e subito si apparta con Dio per tre giorni; molti di noi si sarebbero gettati sul lavoro.

Poi lavora con pochi uomini scelti, uomini di Dio.

Vs. 13-15.  Uscii di notte per la porta della Valle, e mi diressi verso la sorgente del Dragone e la porta del Letame, osservando le mura di Gerusalemme, quanto erano rovinate e come le sue porte erano consumate dal fuoco. 14  Passai presso la porta della Sorgente e il serbatoio del Re, ma non c’era posto per cui potesse passare la mia cavalcatura. 15  Allora risalii di notte la valle, sempre osservando le mura; poi, rientrato per la porta della Valle, me ne tornai a casa. 

Gira tutta la città e ispeziona le mura in rovina. Agisce di notte per non far conoscere le sue intenzioni, finché i suoi piani non fossero ben radicati nella sua mente. In questo modo può imbastire il proprio piano di azione.

Vs. 16-17.  Le autorità non sapevano né dove fossi andato né che cosa facessi. Fino a quel momento, io non avevo detto nulla né ai Giudei né ai sacerdoti né ai notabili né ai magistrati né ad alcuno di quelli che si occupavano dei lavori. 17  Allora dissi loro: «Voi vedete in che misera condizione ci troviamo; Gerusalemme è distrutta e le sue porte son consumate dal fuoco! Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme, e non saremo più nella vergogna!» 

Neemia era un uomo di preghiera, era discreto e agisce in silenzio; probabilmente nel suo cuore vedeva già il lavoro finito, per la gloria di Dio. Anche noi dobbiamo avere una visione per il Signore e per la nostra vita, secondo il cuore di Dio.

Al cap. 3, vs. 5 è scritto che i nobili non hanno lavorato per l’opera di Dio, ma Neemia, braccio destro del re, lavora con il popolo.

Ora incoraggia gli altri:

Vs. 18.  Raccontai loro come la benefica mano del mio Dio era stata su di me, e riferii le parole che il re mi aveva dette. Quelli dissero: «Sbrighiamoci e mettiamoci a costruire!» E si fecero coraggio con questo buon proposito. 

La visione di Neemia contagia gli altri e li incoraggia nell’avviare il lavoro. Quando ricordiamo le opere che Dio ha compiuto nella nostra vita, allora siamo molto più decisi nell’andare avanti. Pensiamo a Davide, che ha sfidato Golia perché ha ricordato come Dio gli aveva concesso di uccidere l’orso e il leone.

Vs. 19.  Ma quando Samballat, il Coronita, e Tobia, il servo ammonita, e Ghesem, l’Arabo, lo seppero, si fecero beffe di noi, e ci disprezzarono dicendo: «Che cosa state facendo? Volete forse ribellarvi al re?» 

Ecco l’attacco del nemico, che vuole scoraggiarli.

Vs. 20.  Allora risposi loro: «Il Dio del cielo ci farà ottenere successo. Noi, suoi servi, ci alzeremo e costruiremo: ma voi non avete né parte né diritto né memoria a Gerusalemme». 

Neemia interviene prontamente per non permettere che lo scoraggiamento si spanda.

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