Neemia 1

Neemia 1
Craig Quam

Neemia era un ebreo che amava il Signore, nato e cresciuto in Babilonia durante la cattività.

Un retroscena storico lo troviamo in II Cronache 36: 18-Nabucodonosor portò a Babilonia tutti gli utensili della casa di Dio, grandi e piccoli, i tesori della casa del SIGNORE, e i tesori del re e dei suoi capi. 19  I Caldei incendiarono la casa di Dio, demolirono le mura di Gerusalemme, diedero alle fiamme tutti i suoi palazzi e ne distrussero tutti gli oggetti preziosi. 20  Nabucodonosor deportò a Babilonia quanti erano scampati alla spada; ed essi furono assoggettati a lui e ai suoi figli, fino all’avvento del regno di Persia 21  si adempisse la parola del SIGNORE pronunziata per bocca di Geremia), fino a che il paese avesse goduto dei suoi sabati; difatti esso dovette riposare per tutto il tempo della sua desolazione, finché furono compiuti i settant’anni. 

Geremia pronuncia il giudizio di Dio su Israele, se esso non si ravvede. Infatti il Signore, nella sua misericordia, ha atteso tanti anni, poi ha inviato il suo profeta ad avvertire il popolo dell’imminente giudizio, quindi, a causa del mancato ravvedimento, ha mandato la punizione, ossia l’esilio per 70 anni.

Alcuni anni dopo, infatti, Nabucodonosor porta via in Babilonia il popolo di Giuda.

22  Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinché si adempisse la parola del SIGNORE pronunziata per bocca di Geremia, il SIGNORE destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno questo editto: 23  «Così dice Ciro, re di Persia: "Il SIGNORE, Dio dei cieli, mi ha dato tutti i regni della terra, ed egli mi ha comandato di costruirgli una casa a Gerusalemme, che si trova in Giuda. Chiunque fra voi è del suo popolo, sia il SIGNORE, il suo Dio, con lui, e parta! 

Dopo 70 anni, il re Ciro permette al primo gruppo di esuli di tornare a Gerusalemme per ricostruire il Tempio di Dio, accompagnati da Zorobabel.

Nel 458 a.C. Esdra porterà un altro gruppo per ristabilire i riti del Tempio, poi entrerà in scena Neemia.

  • Neemia era un uomo di preghiera: pregava sempre prima di agire. Parlava naturalmente con Dio di ogni argomento, chiedendogli di punire coloro che peccavano, oppure di ricordare le buone azioni di altri e di essere clemente con loro.

  • Era anche un uomo pratico, ben organizzato. Svolgeva lavori manuali, ma sapeva anche studiare la disposizione delle porte e la fattezza delle mura delle città, così come era in grado di comprendere le esigenze del popolo.

  • Sapeva provare emozioni e sentimenti profondi, era preoccupato o felice. Incoraggiava gli altri a godere del Signore, così come con ira poteva colpire un’altra persona.

  • Era socievole ed andava d’accordo con gli altri.

Un altro protagonista importante è Dio, che ama il suo popolo e ne dirige gli eventi della vita.

  • Li ha mandati in esilio perché hanno contravvenuto alla legge del sabato;

  • poi, però, li ha riportati a Gerusalemme.

Egli è dietro le quinte, ma dirige ogni passo, protegge il suo popolo, ma si aspetta che questi gli sia fedele.


Cap. 1

Vs. 1-2.  Parole di Neemia, figlio di Acalia. Nel mese di Chisleu del ventesimo anno, mentre mi trovavo nel castello di Susa, 2  Anani, un mio fratello, e alcuni altri uomini arrivarono da Giuda. Io li interrogai riguardo ai Giudei scampati, superstiti della deportazione, e riguardo a Gerusalemme. 

Neemia è in Babilonia, è coppiere del re Artaserse e, nel mese di Chisleu (novembre – dicembre), chiede notizie di coloro che erano tornati a Gerusalemme. Il regno di Artaserse VI ebbe inizio nel 464 a.C., perciò siamo nel 444 a.C.

A quei tempi il coppiere era anche consigliere del re, doveva essere colto, educato, di bell’aspetto poiché si trovava al fianco del re quando arrivavano delle persone importanti per visitare il sovrano.

Vs. 3.  E quelli mi risposero: «I superstiti della deportazione sono là, nella provincia, in gran miseria e nell’umiliazione; le mura di Gerusalemme restano in rovina e le sue porte sono consumate dal fuoco». 

Neemia è triste perché si tratta del suo popolo e della sua terra. Ora sa che la gente della Giudea è abbattura e umiliata e che le mura  sono in rovina, perciò la città è facile preda degli attacchi nemici.

Il popolo abìveva cominciato a costruire le mura, ma era stato fermato dai Persiani ad opera di Reum, un comandante responsabile davanti al re.

Le notizie sono sconfortanti e allora Neemia piange perché aveva a cuore il popolo di Dio.

Vs. 4.  Quando udii queste parole, mi misi seduto, piansi, e per molti giorni fui in grande tristezza. Digiunai e pregai davanti al Dio del cielo. 

Neemia fa tre cose:

  • ha cura del popolo di Dio,

  • piange perché si identifica con la loro miseria,

  • prega e digiuna affinché la situazione possa cambiare. Il suo credo era attivo e lui vuole intercedere.

Vs. 5-11.  E dissi: «O SIGNORE, Dio del cielo, Dio grande e tremendo, 

Comincia riconoscendo chi sia Dio, ossia il Re del cielo, il creatore onnipotente; allo stesso modo si comportò Gesù quando pronunciò il “Padre nostro”. 

Elogia il Dio celeste, non quello umano, che a quel tempo era Artaserse (Nabucodonosor era morto).

Dio è il creatore onnipotente, maestoso, colui che ha stretto un patto con il suo popolo.

Solo Dio può cambiare la situazione a Gerusalemme.

che mantieni il patto e fai misericordia a quelli che ti amano e osservano i tuoi comandamenti. 

Ricorda com’è il carattere di Dio, ossia misericordioso. In questo modo supplica Dio di risparmiare la sua ira sul suo popolo, che non è perfetto, ma lo ama.

6  Siano i tuoi orecchi attenti, i tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera che il tuo servo ti rivolge adesso, giorno e notte, per i figli d’Israele, tuoi servi, confessando i peccati dei figli d’Israele: perché abbiamo peccato contro di te; abbiamo peccato io e la casa di mio padre. 

Riconosce i peccati di Israele, li confessa e li esprime come fossero i propri, poiché sa di essere un peccatore, in quanto essere umano.

7  Abbiamo agito da malvagi contro di te, e non abbiamo osservato i comandamenti, le leggi e le prescrizioni che tu hai dato a Mosè, tuo servo. 8  Ricòrdati della parola che ordinasti al tuo servo Mosè di pronunziare: "Se sarete infedeli, io vi disperderò fra i popoli; 9  ma se tornerete a me e osserverete i miei comandamenti e li metterete in pratica, anche se sarete dispersi negli estremi confini del mondo, io di là vi raccoglierò e vi ricondurrò al luogo che ho scelto per farne la dimora del mio nome". 

Ora Neemia avanza delle richieste. Ricorda a Dio la sua stessa Parola e cita un versetto da Deuteronomio, le promesse per il popolo.

Salmo 25: 6-7. Ricòrdati, o SIGNORE, delle tue compassioni e della tua bontà, perché sono eterne. 7  Non ricordarti dei peccati della mia gioventù, né delle mie trasgressioni; ricòrdati di me nella tua clemenza, per amor della tua bontà, o SIGNORE. 

Chiede che Dio ricordi la sua bontà, ma che dimentichi i peccati dell’uomo.

10  Essi sono tuoi servi, tuo popolo; tu li hai salvati con la tua grande potenza e con la tua forte mano. 

Paolo in Filippesi ha detto che Dio ha cominciato una buona opera nel Suo popolo ed ora la porterà a compimento, secondo le Sue promesse. Lo ha redento con la sua forte mano ed ora non lo abbandonerà  ai nemici.

11  Signore, te ne prego, siano i tuoi orecchi attenti alla preghiera del tuo servo e alla preghiera dei tuoi servi, che vogliono temere il tuo nome; e concedi oggi, ti prego, successo al tuo servo, e fa’ che egli trovi pietà presso quest’ uomo». A quel tempo io ero coppiere del re. 

Il capitolo comincia nel mese di Chisleu (autunno), nell’anno ventesimo, poi nel vs. 8 viene raccontato che Neemia fa digiuno per vari giorni, ma in cap. 2 vs. 1 ci viene detto che nel mese di Nisan (primavera), ossia dopo sei mesi, egli prega Dio perché trovi clemenza agli occhi del re.

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Neemia 2