Luca 8

Luca 8:1-3
Craig Quam
Luca 8:4-18
Craig Quam
Luca 8:4-19
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Luca 8:22-26
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Luca 8:27-39
Craig Quam

Luca 8:40-56

Luca 8:40-56
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Cap. 8

Vs. 1-3.  E in seguito avvenne che egli andava attorno per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio; con lui vi erano i dodici, 2  e certe donne, che erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni, 3  Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, le quali lo sostenevano con i loro beni. 

Di Maria Maddalena si parla più volte nel Nuovo testamento, ma di queste altre due donne si fa menzione solamente qui, ove è detto che sostenevano Gesù materialmente. Questi versetti, che sembrano scritti quali intermezzo tra una narrazione e l’altra, affermano tale azione delle donne; per Dio, infatti, è importante il rapporto che i cristiani hanno con il danaro, in quanto afferma che non sia possibile servire Lui ed anche i beni materiali. Il rapporto con questi ultimi deve essere diverso da quello che hanno le persone non convertite: i soldi sono necessari per vivere, ma sono solo un mezzo, non il fine della vita. La felicità non viene dalle ricchezze, ma dal servire Dio e fare la Sua volontà.

Nella cultura ebraica la donna non era considerata, poteva essere ripudiata dal marito e cacciata dalla casa. Non aveva alcun diritto, eppure proprio delle semplici donne sostenevano l’opera del Signore. Egli non ha bisogno delle nostre offerte, poiché essendo onnipotente, è in grado di soddisfare ogni bisogno proprio e altrui, tuttavia desidera che le persone collaborino e che abbiano il privilegio di fare qualcosa per il Signore.

Salmo 50:7-15.  "Ascolta, o popolo mio, e io parlerò; ascolta o Israele, e io testimonierò contro di te, sono DIO, il tuo DIO. 8  Non ti riprenderò per i tuoi sacrifici, né per i tuoi olocausti che mi stanno sempre davanti. 9  Non prenderò alcun torello dalla tua casa né capri dai tuoi ovili. 10  Mie infatti sono tutte le bestie della foresta; mio è il bestiame che sta a migliaia sui monti. 11  Conosco tutti gli uccelli dei monti; e tutto ciò che si muove nei campi è mio 12  Se avessi fame, non te lo direi; perché il mondo e quanto esso contiene è mio. 13  Mangio forse carne di tori, o bevo sangue di capri? 14  Offri a DIO sacrifici di lode e adempi i tuoi voti fatti all’Altissimo. 15  Invocami nel giorno dell’avversità, io ti libererò e tu mi glorificherai". 

Dio possiede ogni cosa, per cui non ha bisogno delle nostre offerte. Al contrario, per noi è un privilegio servire il nostro Dio e far parte della sua opera.

1 Corinzi 3:5-9.  Chi è dunque Paolo e chi è Apollo, se non ministri per mezzo dei quali voi avete creduto, e ciò secondo che il Signore ha dato a ciascuno? 6  Io ho piantato, Apollo ha annaffiato, ma Dio ha fatto crescere. 7  Ora né chi pianta né chi annaffia è cosa alcuna, ma è Dio che fa crescere. 8  Così colui che pianta e colui che annaffia sono una medesima cosa, ma ciascuno riceverà il proprio premio a secondo la sua fatica. 9  Noi siamo infatti collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio. 

Paolo, Apollo e tutti gli altri apostoli sono unicamente dei messaggeri, ma ciò che realmente ha valore è il messaggio, ossia Gesù Cristo crocifisso per i peccati degli uomini e risorto dai morti. Questo è il tesoro, e deve essere diffuso. Nella sua misericordia, Dio ha deciso di usarci, ma noi non siamo nulla. Noi annaffiamo il seme seminato, ma è Dio colui che fa crescere. Tuttavia, al vs. 8 viene specificato che , nonostante la salvezza per grazia, saremo premiati per la fatica che avremo fatto nel lavorare per il Signore: gli spettatori non sono ammissibili nell’opera di Dio. Pregare, parlare con gli altri, incoraggiare, anche dare materialmente, sono tutti compiti dei cristiani collaboratori.

Le donne nominate al cap. 8 non hanno mai guarito nessuno, né hanno profetizzato, tuttavia hanno dato a Gesù ciò che potevano, e la crescita della chiesa era anche un loro frutto.

1 Corinzi 3:13-17.  l’opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14  Se l’opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa, 15  ma se la sua opera è arsa, egli ne subirà la perdita, nondimeno sarà salvato, ma come attraverso il fuoco. 16 Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17  Se alcuno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui, perché il tempio di Dio, che siete voi, è santo. 

Ognuno di noi un giorno renderà conto a Dio per l’operato svolto sulla terra.

2 Corinzi 9:6-15. Or questo dico: Chi semina scarsamente mieterà altresì scarsamente; e chi semina generosamente mieterà altresì abbondantemente. 

I fratelli di Corinto dovevano fare un’offerta alla chiesa di Gerusalemme e pertanto Paolo li esorta a non essere avari in questo aspetto.

Questo principio è valido anche oggi e si riferisce a vari aspetti della vita cristiana: al dare amore a piene mani o, al contrario, al seminare discordia e scoraggiamento. Tutto ciò che seminiamo verrà mietuto in seguito, sia nel bene che nel male. Quanto ai beni materiali, non è corretta la dottrina secondo la quale dobbiamo dare per ricevere denaro dal Signore; tuttavia, dobbiamo essere fedeli anche in queste cose, al fine di non divenire troppo legati alle cose del mondo.

7  Ciascuno faccia come ha deliberato nel suo cuore, non di malavoglia né per forza, perché Dio ama un donatore allegro. 8  Ora Dio è potente di fare abbondare in voi ogni grazia affinché, avendo sempre il sufficiente in ogni cosa, voi abbondiate per ogni buona opera, 

Dio desidera che il nostro dare sia in allegria poiché significa che Egli ha provveduto a noi e che la nostra offerta può contribuire, ad esempio, al mantenimento di un locale, nel quale molte anime affluiscono e vanno verso la salvezza. Nel mondo sono importanti i beni economici e servono alla divulgazione della Parola di Dio, ad aiutare altre chiese e altre persone meno fortunate. Anche in queste cose facciamo parte dell’opera di Dio.

Egli provvede ai nostri bisogni se siamo suoi figli e se facciamo parte del suo disegno, dandoci tutto ciò che a noi serve per vivere (non promette alcuna ricchezza).

9  come sta scritto: "Egli ha sparso, egli ha dato ai poveri, la sua giustizia dura in eterno". 10  Or colui che fornisce la semente al seminatore e il pane da mangiare, ve ne provveda e moltiplichi pure la vostra semente, ed accresca i frutti della vostra giustizia; 11  allora sarete arricchiti per ogni liberalità, che per nostro mezzo produrrà rendimento di grazie a Dio. 

Dio ci arricchisce affinché possiamo dare di più, in modo che Egli sia ringraziato maggiormente.

12  Poiché l’adempimento di questo servizio sacro non solo supplisce alle necessità dei santi, ma produce anche abbondanza di ringraziamenti verso Dio, 

Anche l’offerta è un servizio sacro, poiché supplisce alle necessità di coloro che sono nel bisogno e produce un ringraziamento verso Dio.

13  perché, a causa della prova di questa sovvenzione, essi glorificano Dio per l’ubbidienza all’evangelo di Cristo, che voi confessate, e per la liberalità con cui ne fate parte a loro e a tutti. 14  E con le loro preghiere per voi vi dimostrano singolare affezione per l’eccellente grazia di Dio sopra di voi. 

I fratelli in Gerusalemme rendono gloria a Dio per la generosità dimostrata verso di loro dai fratelli in Corinto. 

15  Or sia ringraziato Dio per il suo dono ineffabile.

Paolo conclude dicendo che qualunque dono possiamo elargire agli altri, esso non sarà mai nulla se paragonato al dono ineffabile che Dio ha donato all’uomo, ovvero il sacrificio di Cristo.

Vs. 1-3. E in seguito avvenne che egli andava attorno per le città e i villaggi, predicando e annunziando la buona novella del regno di Dio; con lui vi erano i dodici, 2  e certe donne, che erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demoni, 3  Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode, Susanna e molte altre, le quali lo sostenevano con i loro beni. 

Andava è un verbo che dà l’idea di un ministerio errante e continuativo, non basato sul frequentare le sinagoghe, divenute luoghi in cui la  presenza di Gesù non era gradita. Egli, quindi, predicava nelle strade, attorniato da folle numerosissime (vedi 7:11, 7:24, 8:4, 8:19, 8:40, 8:45).

Nel viaggio era accompagnato dai dodici e da alcune donne, alle quale aveva cacciato i demoni. I capi religiosi generalmente non insegnavano la Parola alle donne e le ponevano in una condizione di inferiorità rispetto agli uomini. Gesù, invece, le ha accolte quali compagni di viaggio e collaboratori nell’opera.

Nel gruppo vi era Maria Maddalena, il cui nome significa “proveniente da Magdala”. Di lei sappiamo che è stata guarita da Gesù e salvata da una vita penosa, essendo posseduta dai demoni. Non è certo che fosse realmente una prostituta, fatto che è comunemente creduto, ma forse solo frutto di una tradizione popolare.

Giovanna  è citata anche in 24:10, ma non si conosce altro di lei. Era moglie di Cuza, un amministratore di Erode, forse un uomo ricco. Probabilmente amministrava i beni del re, oppure rivestiva una carica politica sotto il suo governo. E’ stato ipotizzato che fosse l’ufficiale del re al quale Gesù ha guarito il figlio (Giovanni 4:46), e se così fosse, spiegherebbe perché Giovanna fosse una seguace tanto fervente.

La parabola del seme.

Il seme, ovvero la Parola di Dio, viene seminata nella terra da Gesù, attraverso coloro che diventano i suoi discepoli. In base alle caratteristiche del  terreno che la riceve, la Parola porta più o meno frutto: questo è il vero segno che contraddistingue i cristiani, non tanto il parlare in lingue, fare miracoli o guarire le persone. Se siamo diversi dagli altri e seguaci di Gesù, dobbiamo diventare come Lui, seguendone le orme.

Vs. 4-5. Ora, mentre si radunava una grande folla ed accorreva a lui gente da ogni città, egli disse in parabola: 5  "Un seminatore uscì a seminare la sua semente; e mentre egli seminava una parte cadde lungo la via, fu calpestata e gli uccelli del cielo la mangiarono. 

Questa è l’interpretazione:

vs. 11-12.  Or questo è il significato della parabola: La semente è la parola di Dio. Quelli lungo la strada sono coloro che odono la parola, ma poi viene il diavolo e porta via la parola dal loro cuore, affinché non credano e non siano salvati.

La terra che si trova lungo un sentiero molto frequentato è molto dura perché calpestata; pertanto il seme non riesce ad entrare in profondità. Coloro che sono qui indicati hanno udito la Parola, ma non vi hanno prestato ascolto. Satana l’ha portata via dal loro cuore prima che credessero.

Dobbiamo essere come un terreno preparato, arato e concimato, pronto a ricevere.

Vs. 6.  Un’altra parte cadde sulla roccia e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. 

Questa è l’interpretazione:

vs. 13.  Quelli sulla roccia sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la parola con gioia; costoro però non hanno radice, credono per un certo tempo, ma al momento della prova, si tirano indietro.

In questo secondo caso ci sembra di vedere dei buoni risultati, ma la conversione è legata all’emotività ed ha breve durata. Il Signore dona grandi emozioni, ma le sensazioni non possono essere alla base della fede; infatti, con l’arrivo delle tentazioni, tali persone si tireranno indietro.

1 Pietro 2:1-2. Deposta dunque ogni malizia ed ogni inganno, le ipocrisie, le invidie ed ogni maldicenza, Qui Pietro ci dice di pulire il terreno, prima di avvicinarci alla Parola 2  come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate, La Parola è il nutrimento del cristiano, l’unico che fa crescere, entrando in profondità nella persona e cambiandone l’animo. Per questo motivo non può essere sostituita con nient’altro e va bramata con tutte le nostre forze. Essa ci rende forti anche nel combattimento spirituale, che avviene corpo a corpo contro Satana ed ha come esito la vita di uno solo dei due combattenti. Il nemico desidera la nostra morte e vederci separati da Dio; pertanto non dobbiamo permettergli di vincere neanche una piccola battaglia, poiché egli prenderà campo dentro di noi, sempre di più, fino ad annientarci. Quindi, se vogliamo crescere e se desideriamo che la nostra sia una terra fertile, allora leggiamo la Parola. 

Vs. 7  Un’altra parte cadde fra le spine; e le spine, cresciute insieme, la soffocarono. 

Qui è l’interpretazione:

vs. 14.  E la parte che è caduta fra le spine sono coloro che hanno udito la parola; ma, strada facendo, sono soffocati dalle sollecitudini, dalle ricchezze e dai piaceri di questa vita, e non giungono a maturità.

La Parola di Dio viene soffocata dalle preoccupazioni, che emergono quando vogliamo avere nelle mani le redini della nostra vita. Portiamo, invece, tutto a Dio, chiediamo al Padre, poiché Egli è pronto a soccorrerci.

Anche la ricchezza è motivo di caduta, così come i piaceri della vita. Il materialismo ci allontana dalla spiritualità, poiché ci fa apprezzare le comodità, gli oggetti, ossia tutto ciò che è destinato a finire. Essi sono un’abominazione per Dio, ossia qualcosa di repellente. Gli standard del mondo non sono quelli dei cristiani, i quali lavorano per vivere, ma che non fondano sulle ricchezze la propria esistenza. Coloro che mettono il Signore al primo posto nella vita devono sentirsi liberi dalle ansietà, poiché Egli si prende cura di ogni figlio e sovviene ai bisogni.

Vs. 8.  Una parte invece cadde in buona terra, germogliò e fruttò il cento per uno". Dette queste cose, esclamò: "Chi ha orecchi da udire, oda!". 

Questa è l’interpretazione:

Vs. 15. 15  Ma la parte che è caduta in buona terra sono coloro che, dopo aver udita la parola, la ritengono in un cuore onesto e buono e portano frutto con perseveranza".

La Parola di Dio nella nostra vita non deve cadere su un terreno comune, ma separato e consacrato al Padre. Un cuore onesto è quello che esamina la Parola e comprende cosa ci sia di sbagliato nella propria vita, pronto a porvi rimedio. Il risultato di tale azione è la fruttificazione con perseveranza. Un cuore onesto riconosce il proprio stato davanti a Dio, mentre un cuore buono è quello che decide di mettere in pratica la Parola, con libertà, lasciando al Signore ogni decisione per la propria vita.

Un cuore buono è descritto anche in Giacomo 1:21-27. 

21  Perciò, deposta ogni lordura e residuo di malizia, ricevete con mansuetudine la parola piantata in voi, la quale può salvare le anime vostre. 22  E siate facitori della parola e non uditori soltanto, ingannando voi stessi. 23  Poiché, se uno è uditore della parola e non facitore, è simile a un uomo che osserva la sua faccia naturale in uno specchio; 24  egli osserva se stesso e poi se ne va, dimenticando subito com’era. 25  Ma chi esamina attentamente la legge perfetta, che è la legge della libertà, e persevera in essa, non essendo un uditore dimentichevole ma un facitore dell’opera, costui sarà beato nel suo operare. 26  Se qualcuno fra voi pensa di essere religioso, ma non tiene a freno la sua lingua, certamente egli inganna il suo cuore, la religione di quel tale è vana. 27  La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puro dal mondo. 

Un cuore onesto riconosce le proprie mancanze davanti a Dio, e un cuore buono decide di lasciarsi cambiare dal Signore, invitandolo a prendere possesso della propria vita.

Quindi, un solo terreno tra tanti porta frutti succosi ed è una gioia per gli occhi di Dio. Se la Parola penetra in un terreno preparato, come conseguenza naturale porta frutto: questo è un fatto scontato e ovvio. Pertanto diveniamo una luce per quelli che ci circondano e li attiriamo a Dio. Siamo il Vangelo vivente, osservati dagli uomini, i quali vogliono vedere come agiamo: se in noi non vedono nulla di buono, difficilmente decideranno di avvicinarsi alla Bibbia.

La parabola della lampada.

Vs. 16-17.  "E nessuno, accesa una lampada, la copre con un vaso o la mette sotto il letto, ma la mette sul candeliere, affinché coloro che entrano vedano la luce. 17  Poiché non vi è nulla di nascosto che non sarà manifestato, né di segreto che non debba essere conosciuto e portato alla luce. 

Lo scopo di una lampada accesa è quello di illuminare e pertanto non viene poi posta in un luogo nascosto. Allo stesso modo, i cristiani devono brillare della luce di Dio, affinché essa illumini gli uomini e li porti all’Eterno. 

Poi Luca parla dell’obbedienza, affermando che nessuna cosa può sfuggire a Dio, il quale è testimone dei nostri comportamenti, in qualunque luogo e tempo.

Vs. 18.  Fate dunque attenzione a come ascoltate, perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche quello che pensa di avere". 

E’ importante ascoltare col cuore aperto, per non essere un terreno duro e improduttivo. Se utilizziamo ciò che il Padre ci dà e lo mettiamo a disposizione degli altri, tale cosa si accrescerà, mentre se non lo facciamo, perderemo tutto. “Pensa di avere” vuol dire che tutto ciò che abbiamo appartiene a Dio, sia i beni materiali che la nostra stessa vita. Essa è stata acquistata a caro prezzo e quindi non ci appartiene più. A Lui appartiene anche la nostra obbedienza.

La famiglia di Gesù.

La folla che seguiva Gesù era talmente numerosa che sua madre ed i fratelli non riuscivano a raggiungerlo.

Vs. 19-21.  Or sua madre e i suoi fratelli vennero da lui, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. 20  E da alcuni gli fu riferito: "Tua madre e i tuoi fratelli sono là fuori e ti vogliono vedere". 21  Ma egli, rispondendo, disse loro: "Mia madre e i miei fratelli sono quelli che odono la parola di Dio e la mettono in pratica". 

In quanto Dio, Gesù non è figlio di Maria, poiché la sua divinità lo porta ad essere privo di genitori, anzi è l’Io Sono, il creatore di tutte le cose, l’origine di tutto. Invece, carnalmente egli è figlio di Maria e per lei nutriva certamente un amore speciale. Spiritualmente, però, egli non la pone a livelli superiori agli altri, così come neanche noi dobbiamo fare. 

Maria e i fratelli di Gesù vogliono parlare con Lui, ma egli si nega a loro, volendo far capire alle persone che i doveri verso Dio sono prioritari.

Matteo 12:46-50 è un passo parallelo che sottolinea il fatto che i parenti volevano “parlare” con Gesù. Tutti coloro che lo seguono, al contrario, restano in ascolto, imparano e poi mettono in pratica. Dobbiamo essere coloro che odono e poi obbediscono.

Giovanni 14:15-21.  "Se mi amate, osservate i miei comandamenti, 16  ed io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore, che rimanga con voi per sempre, 17  lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce; ma voi lo conoscete, perché dimora con voi e sarà in voi. 18  Non vi lascerò orfani; tornerò a voi. 19  Ancora un po’ di tempo e il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete; poiché io vivo, anche voi vivrete. 20  In quel giorno conoscerete che io sono nel Padre mio, e che voi siete in me ed Io in voi. 21  Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama, e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui". 

Chi ama Gesù deve mettere in pratica la Sua parola: questo è un ordine datoci dal nostro padrone, colui che comanda sulla nostra vita. La salvezza è per noi un fatto certo, tuttavia dobbiamo obbedire, quale conseguenza di un’opera compiuta in noi  e per noi. Se non siamo obbedienti veniamo puniti dal Padre, il quale ci ama e desidera che camminiamo rettamente. Il Signore si manifesta a coloro che lo amano, fa vedere la sua gloria, fa conoscere il proprio carattere, parla al credente e lo guida con potenza.

Numeri 20:7-13.  Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: 8  prendi il bastone; tu e tuo fratello Aaronne convocate l’assemblea e davanti ai loro occhi parlate alla roccia, ed essa darà la sua acqua; così farai sgorgare per loro acqua dalla roccia e darai da bere all’assemblea e al suo bestiame". 9  Mosè dunque prese il bastone che era davanti all’Eterno, come l’Eterno gli aveva ordinato. 10  Così Mosè ed Aaronne convocarono l’assemblea davanti alla roccia e Mosè disse loro: "Ora ascoltate, o ribelli; dobbiamo far uscire acqua per voi da questa roccia?". 11  Poi Mosè alzò la mano, percosse la roccia col suo bastone due volte, e ne uscì acqua in abbondanza; e l’assemblea e il suo bestiame bevvero. 12  Allora l’Eterno disse a Mosè e ad Aaronne: "Poiché non avete creduto in me per dare gloria a me agli occhi dei figli d’Israele, voi non introdurrete questa assemblea nel paese che io ho dato loro". 13  Queste sono le acque di Meriba dove i figli d’Israele contesero con l’Eterno, ed egli si mostrò Santo in mezzo a loro. 

Mosè disobbedisce al Signore e colpisce la roccia, invece di parlarle. Per questo motivo non viene ammesso nella terra promessa. Ciò ci fa comprendere che non è messa in discussione la nostra salvezza, tuttavia il nostro disobbedire comporta delle conseguenze. Consacriamo la vita al Signore ed obbediamo alla sua Parola in ogni momento della nostra vita.

Gesù calma la tempesta.

Dallo studio di questo capitolo abbiamo imparato che è necessario preparare il terreno per accogliere la Parola, ascoltarla con un cuore aperto e puro, obbedire al Signore e metterla in pratica. Ora bisogna camminare per fede, soprattutto di fronte alle tempeste. Non sappiamo se il fatto narrato qui si seguito sia stato opera del demonio, ma è certo che il termine “sgridato” nell’ebraico è lo stesso che viene usato quando Cristo sgrida i demoni. In ogni caso è altrettanto certo che, quando decidiamo di obbedire a Dio, Satana si scatena e provoca delle vere tempeste nella nostra vita. Quello è il momento per aggrapparci a Dio.

Vs. 22.  Ora uno di quei giorni avvenne che egli salì su una barca con i suoi discepoli e disse loro: "Passiamo all’altra riva del lago". Ed essi presero il largo. Il Signore non dà un consiglio, ne tanto meno chiede un’opinione: ordina ed i discepoli obbediscono.

Vs. 23.  Mentre navigavano, egli si addormentò; e un turbine di vento si abbatté sul lago, tanto che la barca si riempiva, ed erano in pericolo. 

I discepoli obbediscono al Signore, stanno camminando per fede, eppure un grave pericolo si abbatte su di loro. Gesù nel frattempo stava dormendo, fatto che mette in evidenza la sua umanità. Infatti, egli era stanco, avendo vissuto un’intensa giornata di predicazione. 

Il lago di Galilea è soggetto a temporali improvvisi essendo posto a circa 230 m  sotto il livello del mare e vicino a zone di montagna. L’aria fredda proveniente dalle sommità dei monti precipita in basso attraverso le gole scoscese ed in breve tempo solleva delle onde. In questo caso la barca si stava riempiendo di acqua ed i marinai erano in pericolo.

Vs. 24.  Allora essi, accostatisi, lo svegliarono, dicendo: "Maestro, maestro, noi periamo!". In Marco 4:35-41 è il brano parallelo. In particolare, al vs.38 i discepoli chiedono al Signore: “Non t’importa?”, come a domandare se non era interessato alla loro sorte.  Anche noi ci comportiamo nello stesso modo: nei momenti gioiosi rendiamo grazia a Dio e ci sentiamo molto protetti, mentre in quelli tristi, di malattia, o di licenziamento ci scoraggiamo e corriamo a Gesù pieni d’angoscia, chiedendogli se non si sia disinteressato di noi. Leggendo questi versetti ci viene da sorridere e magari ci chiediamo come hanno potuto essere così deboli, soprattutto dal momento che avevano Cristo con loro. Ma tutti siamo fatti così e dimentichiamo che prima di partire Gesù li ha assicurati dell’arrivo all’altra sponda. Il raggiungimento dell’obiettivo era certo, eppure le difficoltà li hanno scoraggiati. Quando il Signore dice qualcosa, essa è certa e amen. Gli uomini sono bugiardi, ma le parole di Dio sono Si e Amen.

Ed egli, destatosi, sgridò il vento e la furia dell’acqua; e questi si acquietarono e si fece bonaccia. 

Gesù rimprovera i venti (v. Salmo 106:9), forse causati da una forza malvagia. Il risultato è il suo completo dominio sulla natura (v. Salmo 89:9) e la conseguente pace.

Vs. 25.  E Gesù disse ai suoi discepoli: "Dov’è la vostra fede?". 

Gesù afferma che essi non avrebbero dovuto spaventarsi, ma riporre in Lui tutta la fiducia.

In che cosa poniamo la nostra fede? Sul lavoro, sul danaro, sulle proprietà…Stranamente non sempre crediamo fino in fondo che Colui che ha dato la sua vita per noi possa prendersi cura pienamente della nostra esistenza e della nostra anima. Alcuni discepoli erano esperti pescatori, figli di pescatori e, quindi, profondi conoscitori del lago di Galilea. Ponevano fede nelle proprie conoscenze, nate dall’esperienza, ma in quest’occasione comprendono che le certezze carnali sono caduche, mentre la fede in Cristo è radicata. Egli sarà con noi fino alla fine di tutte le cose, e tale fatto è certo poiché lo ha promesso il Signore stesso. Non dobbiamo mai dubitare della sua promessa, poiché la sua parola è verace.

Romani 8:28. Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento. 

Come questa tempesta sul lago cooperava per il bene nella vita dei discepoli, analogamente le difficoltà della nostra vita hanno lo stesso scopo, ovvero ci formano e ci fortificano. Quando Davide doveva affrontare Golia, aveva fede nell’intervento di Dio, poiché da Lui era stato aiutato nella lotta contro il leone. Davide ricordava la cura che Dio aveva dimostrato e quindi si sentiva forte nell’affrontare un gigante. Mentre tutti guardavano alla grandezza di Golia, Davide guardava alla forza dell’Eterno, di fronte al quale anche il gigante scompariva. Così accade anche a noi: quando usciamo vincitori da una battaglia, affrontiamo con rinnovato vigore la prossima, ancora più certi dell’intervento di Dio. In questo modo accresce la nostra fede.

Matteo 6:25-34.  Perciò io vi dico: Non siate con ansietà solleciti per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di che vi vestirete. La vita non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26  Osservate gli uccelli del cielo: essi non seminano non mietono e non raccolgono in granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27  E chi di voi, con la sua sollecitudine, può aggiungere alla sua statura un solo cubito? 28  Perché siete in ansietà intorno al vestire? Considerate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29  eppure io vi dico, che Salomone stesso, con tutta la sua gloria, non fu vestito come uno di loro. 30  Ora se Dio riveste in questa maniera l’erba dei campi, che oggi è e domani è gettata nel forno, quanto più vestirà voi o uomini di poca fede? 31  Non siate dunque in ansietà, dicendo: "Che mangeremo, o che berremo, o di che ci vestiremo? 32  Poiché sono i gentili quelli che cercano tutte queste cose, il Padre vostro celeste, infatti, sa che avete bisogno di tutte queste cose. 33  Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte. 34  Non siate dunque in ansietà del domani, perché il domani si prenderà cura per conto suo. Basta a ciascun giorno il suo affanno". 

Dovè la nostra fede? In Dio o in noi stessi? Ognuno di noi pensi in che cosa deve avere fede e poi si affidi a Dio. In caso contrario dobbiamo vivere in base alle nostre forze, e ciò è molto duro, anzi impossibile, poiché porta alla rovina.

Filippesi 1:6 dice che Dio porterà a termine l’opera che ha iniziato nella nostra vita. Le tempeste verranno, ma esse sono un momento che ci permette di maturare.

Ed essi, impauriti, si meravigliavano e si dicevano l’un l’altro: "Chi è mai costui, che comanda anche al vento e all’acqua, e gli ubbidiscono?". 

Gesù è Dio e lo dimostra.

L’indemoniato Gadareno

Il miracolo qui di seguito descritto avvenne in una regione abitata prevalentemente dai Gentili, anche se alcuni ebrei vi dimoravano.

Gesù e i discepoli, superata la tempesta, arrivano all’altra sponda e subito vengono accolti da un uomo nudo, posseduto da una legione di demoni, che abitava nei cimiteri. Egli era un selvaggio indomabile, che neppure le catene riuscivano a trattenere; Marco racconta che si aggirava tra le tombe, urlava e si tagliava con le pietre. Era un uomo posseduto, ma anche oggi molte persone lo sono, seguendo le sette di Satana. Gesù è la cura per i Gadareni e come allora, anche oggi vuole guarirli e percorre molte miglia, attraversando le tempeste, solamente per salvare una persona.

Vs. 26.  Poi navigarono verso la regione dei Gadareni che sta di fronte alla Galilea; 

Il termine “paese dei Gadareni” deriva dalla città di Gadara, posta a 10 Km dal lago e separata da esso dalla profonda gola dello Yarmuk. Altri vangeli portano la dicitura “paese dei Geraseni”, da Gerasa, città posta a 70 km a sud est del lago, oppure “paese dei Gergeseni”, da Gergesa, città molto più vicina delle altre due.

Vs. 27-28.  e, quando scese a terra, gli venne incontro un uomo di quella città, il quale già da lungo tempo era posseduto da demoni, e non indossava vesti, e non abitava in alcuna casa, ma tra i sepolcri. 28  Quando vide Gesù, lanciò un grido, gli si gettò ai piedi e disse a gran voce: "Che vi è fra me e te, o Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti prego, non tormentarmi!". 

I demoni riconoscono Gesù e sanno perfettamente chi Egli sia. Giacomo ci dice che i demoni credono in Dio, ma il loro credere non li porterà alla vita eterna, poiché la loro vita non è dedicata al Signore. I demoni riconoscono Gesù e allo stesso modo devono riconoscerlo in noi. Nessuno deve vedere una religione, bensì Gesù ed il suo agire attraverso la nostra vita.

Vs. 29.  Gesù comandava infatti allo spirito immondo di uscire da quell’uomo, perché molte volte se ne era impossessato e, benché fosse stato legato con catene e con ceppi e fosse sorvegliato, egli spezzava i legami ed era spinto dal demone nei deserti. 

Gesù è stato portato nel deserto dallo Spirito Santo per arrivare ad una consacrazione maggiore e per prepararsi per il ministerio che aveva di fronte, mentre questo uomo vi viene condotto dai demoni per essere distrutto. Il deserto è un luogo di isolamento, in cui anche oggi possiamo venire trasportati quando i problemi o le incomprensioni ci portano lontano dai fratelli. Il nemico vuole ingannarci ed allontanarci dalla forza che si trova all’interno del popolo di Dio. Ognuno prende incoraggiamento dagli altri e nuova energia per procedere nel cammino cristiano.

Vs. 30.  E Gesù lo interrogò, dicendo: "Qual è il tuo nome?". Ed egli disse: "Legione". Perché molti demoni erano entrati in lui. 

Una legione di soldati romani ne conteneva circa 6000, per cui questo uomo era veramente in mano ai demoni. Umanamente parlando, per lui non c’era speranza, così come ai nostri occhi non ve n’è per i tossicodipendenti, per gli alcolisti, per alcuni matrimoni disastrosi: nessun uomo può porre rimedio a queste situazioni tanto difficili, ma Gesù è in gradi di guarire.

Vs. 31-33.  Ed essi lo pregavano che non comandasse loro di andare nell’abisso. 32  Or c’era là un numeroso branco di porci che pascolavano sul monte, e quei demoni lo pregarono che permettesse loro di entrare in quelli. Ed egli lo permise loro. 33  I demoni allora, usciti da quell’uomo, entrarono nei porci, e quel branco si precipitò dal dirupo nel lago ed annegò. 

I demoni chiedono con insistenza di non essere gettati nell’abisso, poiché esso è il luogo in cui verranno mandati assieme a Satana, secondo Apocalisse 20:1 e ss.

Vs. 34-35.  E quando videro ciò che era accaduto, quelli che li custodivano fuggirono e andarono a portare la notizia in città e per le campagne. 35  La gente allora uscì per vedere ciò che era accaduto e venne da Gesù, e trovò l’uomo dal quale erano usciti i demoni seduto ai piedi di Gesù, Questo è il cambiamento radicale che avviene quando Cristo compie un miracolo a livello fisico, mentale e spirituale. vestito e sano di mente,Quando il Signore agisce, il miracolo avviene anche a livello esteriore. Ai piedi di Gesù si trova una vita nuova. ed ebbe paura. 

Vs. 36-37.  Or quelli che avevano visto l’accaduto, raccontarono loro come l’indemoniato era stato liberato. 37  Allora tutta la popolazione della regione dei Gadareni, chiese a Gesù di allontanarsi da loro, perché erano in preda a un grande spavento. E Gesù, salito sulla barca, tornò indietro. 

Il Signore viene invitato ad andare via, nonostante i prodigi che aveva compiuti. Fare al Signore una tale richiesta è molto pericolo, poiché solo presso di Lui vi è la vita. Questi uomini rifiutano la maggiore opportunità della loro vita, forse scioccati dalla perdita economica. Se questo è vero, videro in Gesù una persona che prediligeva la vita umana rispetto al guadagno, e lo pregano di allontanarsi.

Vs. 38-39.  Intanto l’uomo, da cui erano usciti i demoni, lo pregava di poter restare con lui; ma Gesù lo congedò, dicendo: 39  "Ritorna a casa tua e racconta quali grandi cose Dio ha fatto per te". Ed egli se ne andò per tutta la città proclamando le grandi cose che Gesù aveva fatto per lui. 

Stranamente Gesù, che cercava di avere dei seguaci e che chiedeva a tutti di lasciare la vecchia vita per unirsi a Lui, in questo caso vuole che l’uomo torni a casa propria, per raccontare a tutti la testimonianza del cambiamento della sua vita. Probabilmente il Signore desiderava che in quel luogo ci fosse una prima testimonianza cristiana.

Marco racconta che in seguito Gesù tornerà in tale posto, guarirà un uomo e sfamerà le 4000 persone che lo hanno accolto: probabilmente questo è il frutto della testimonianza dell’uomo Gadareno. Questa è la missione affidata ad ogni figlio di Dio: portiamo la Parola a tutti coloro che conosciamo, diffondiamo il seme della salvezza. Atti 1:8.  Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea, in Samaria e fino all’estremità della terra". 

Dio ci dà la potenza dello Spirito Santo per testimoniare, per diffondere la Parola, per mostrare a tutti come la propria vita sia stata cambiata ( non per parlare in lingue, che hanno lo scopo di fortificare lo spirito del credente).

La donna dal flusso di sangue. La figlia di Iairo.

Gesù guarisce ed ha autorità sulla morte: due persone diverse incontrano il Signore nello stesso momento e ricevono grazia da Lui.

Vs. 40-42.  Or avvenne che, quando Gesù fu ritornato, la folla lo accolse perché tutti lo aspettavano. 41  Ed ecco venire un uomo di nome Iairo, che era capo della sinagoga; gettatosi ai piedi di Gesù, lo pregava di andare a casa sua, 42  perché egli aveva una figlia unica di circa dodici anni, che stava per morire. Or mentre vi andava, la folla gli si accalcava attorno. 

La folla accoglie Gesù con grande calore, al contrario di come avevano fatto i Gadareni. Tra loro vi è Iairo, un capo della sinagoga, un uomo famoso, che aveva il compito di predisporre quanto era necessario per i riti. Era il primo anziano e spettava a lui, ad esempio, scegliere chi doveva guidare la preghiera, leggere la Scrittura o predicare. All’interno della comunità, quindi, rivestiva un ruolo di rilievo.

Vs. 43.  E una donna, che aveva un flusso di sangue da dodici anni ed aveva speso con i medici tutti i suoi beni senza poter essere guarita da alcuno. 

Della donna non conosciamo neanche il nome perché, al contrario di Iairo, non era una persona importante. E’ malata e sa che solamente il Signore è in grado di guarirla. Secondo Levitico 15 ella non poteva neppure entrare nella sinagoga, poiché ritenuta impura, avendo un flusso di sangue. Non poteva accostarsi alla casa di Dio, eppure Gesù, che è Dio, la guarisce.

Gesù compie un miracolo per entrambi, poiché ai suoi occhi le persone sono ugualmente importanti, sia il ricco che il barbone. Gesù ama tutti allo stesso modo. Al contrario, l’opinione degli uomini cambia a seconda della posizione economica e dell’aspetto. Notiamo che la figlia di Iairo aveva 12 anni e che la donna soffriva dalla medesima durata di tempo. Certamente la bambina era la gioia dei propri genitori, ed ora la malattia li aveva prostrati. Iairo era un religioso, eppure di fronte alla malattia, tale religiosità non gli giovava e comprendeva di dover incontrare Dio e supplicarlo. Al contrario, la donna soffriva da tanto tempo e nessun medico riusciva a darle sollievo. Aveva incontrato molti dottori, speso tutto ciò che possedeva, ed ora, secondo Marco, era addirittura peggiorata. Le conseguenze della sua malattia erano anche sociali poiché, oltre al fatto di non poter entrare nella sinagoga, non le era neppure consentito di toccare alcuno, poiché si riteneva che tale impurità fosse trasmissibile. La vita per lei doveva essere molto difficile e, forse, proprio la natura della malattia l’aveva spinta a toccare Cristo in modo furtivo. Ma anche nella sua vita le cose stanno per cambiare, poiché incontrare Gesù trasforma l’esistenza. 

Iairo e la donna cadono ai piedi di Gesù, si umiliano ed in questo trovano la salvezza. Questo è un insegnamento per tutti gli uomini: tutti siamo peccatori e possiamo ottenere grazia agli occhi del Signore solamente cadendo ai Suoi piedi e chiedendo perdono.

Molte persone soffrono nel mondo, non solo fisicamente, ma anche spiritualmente. Cercano una risposta ai propri bisogni nel satanismo, nell’heavy metal, nei maghi, ovvero nelle cose futili e dannose. Tuttavia la risposta è solo in Gesù, l’unico che guarisce. Lui non è in un tempio costruito dagli uomini, dove non tutti sono ben accetti, ma per la strada, accanto a noi, e tutti possono avvicinarsi.

 

Vs. 44-45.  Si avvicinò di dietro e toccò il lembo del suo vestito, e in quell’istante il suo flusso di sangue si arrestò. 45  E Gesù disse: "Chi mi ha toccato?". Siccome tutti lo negavano, Pietro e coloro che erano con lui dissero: "Maestro, le folle ti stringono e ti premono e tu dici: Chi mi ha toccato?". 

Nelle strade strette di una città antica era inevitabile che la presenza di una grande folla comportasse una calca. Eppure vi è differenza tra l’essere vicino a Gesù, toccarlo fisicamente e toccare il Suo cuore, spiritualmente. 

Vs. 46.  Ma Gesù disse: "Qualcuno mi ha toccato, perché ho sentito che una potenza è uscita da me". 

La donna aveva fede e la potenza guaritrice di Dio era disponibile, doveva solamente afferrarla.

Ebrei 11:6. Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano. 

Non possiamo essere graditi a Dio in alcun modo se non abbiamo fede nella Sua esistenza e nel fatto che Egli è colui che risponde a coloro che lo cercano.

Circa il toccare il lembo delle vesti:

Numeri 15:37-41. L’Eterno parlò ancora a Mosè dicendo: 38  "Parla ai figli d’Israele e di’ loro che si facciano, di generazione in generazione, delle frange agli angoli delle loro vesti e che mettano alle frange di ogni angolo un cordone violetto. 39  Sarà una frangia alla quale guarderete per ricordarvi di tutti i comandamenti dell’Eterno e metterli in pratica, e per non seguire invece il vostro cuore e i vostri occhi che vi portano alla fornicazione. 40  Così vi ricorderete di tutti i miei comandamenti e li metterete in pratica, e sarete santi per il vostro DIO. 41  Io sono l’Eterno, il vostro DIO, che vi ho fatti uscire dal paese d’Egitto per essere il vostro DIO. Io sono l’Eterno, il vostro DIO". 

Il lembo del vestito dell’uomo ebraico rappresentava la sua obbedienza a Dio. Qui è un principio importante per la nostra vita: dobbiamo camminare per fede, in obbedienza alla parola di Dio. Nel Vecchio testamento l’uomo doveva obbedire per ottenere la giustizia da Dio. Il cristiano, invece, l’ha già ottenuta, reso giusto in Cristo Gesù, pertanto l’obbedienza è un passo di fede: Dio la chiede e il cristiano risponde in questo modo.

Iairo ha fede in Cristo, si umilia di fronte a Lui, anche se il Signore non era stimato dai religiosi ebrei. Va da questo rabbino itinerante e si umilia.

La donna si trova in una posizione antitetica: non poteva entrare nella sinagoga e forse credeva di non essere amata da Dio, essendo impura. Tocca furtivamente il Signore per ottenerne il favore di nascosto.

Iairo era arrivato vicino a Gesù prima di lei, eppure ha dovuto attendere il suo turno.

Certamente Gesù sapeva chi lo aveva toccato, tuttavia insistette per far uscire la donna allo scoperto, affinché tutti venissero a conoscenza della sua guarigione e lei potesse essere riaccolta in società. 

Vs. 47-48.  Allora la donna, vedendo che non era rimasta inosservata, venne tutta tremante e, gettandosi ai suoi piedi, gli dichiarò in presenza di tutto il popolo per quale motivo lo aveva toccato e come era stata guarita all’istante. 48  Ed egli le disse: "Fatti animo, figliola; la tua fede ti ha guarita; va’ in pace!". 

Gesù la chiama “figliola” in modo affettuoso: è l’unica donna della quale è scritto che sia stata chiamata così.

La fede è la via che porta al perdono, alla guarigione, alla soluzione di una situazione che ai nostri occhi sembra impossibile.

Vs. 49.  Mentre egli parlava ancora, venne uno dalla casa del capo della sinagoga, e gli disse: "La tua figlia è morta, non disturbare il maestro". 

Agli occhi umani non sembra esserci più alcuna speranza per la bambina, ma queste persone non conoscono Gesù! Egli dà la vita eterna ai credenti, ed un giorno donerà a tutti un corpo glorioso nella resurrezione. Chi crede in lui non morirà mai. Dobbiamo avere fede per i nostri cari ed il Signore opererà con prodigi e meraviglie.

Vs. 50.  Ma Gesù, udito ciò, gli disse: "Non temere; credi solamente ed ella sarà guarita". 

La religiosità ci fa credere che Dio non debba essere disturbato, ma Egli, invece, ci invita a cercarlo, a pregare, a volere un rapporto con Lui per vedere la sua gloria. Il Signore dice a Iairo di fare due cose: non temere e credere. Quando siamo assaliti dalle difficoltà, non dobbiamo avere paura, anzi prendere autorità su tale sentimento che Satana desidera farci vivere. Poi bisogna solamente credere: Gesù ci fa capire che non è poi così difficile. Crediamo nel Signore.

2 Corinzi 10:4-5.  perché le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere le fortezze, 5  affinché distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo, 

Le fortezze di Satana che dobbiamo distruggere sono i pensieri malvagi che egli vuole insinuare nella nostra mente. Non vuole che crediamo in Gesù e ci spinge ad allontanarci da tutto ciò che possa salvarci. Le nostre armi, però, sono potenti e distruggono le insidie di Satana, che vuole allontanarci dalla Parola e dalle promesse di Dio, contenute in essa. 

Vs. 51-53.  Giunto alla casa, non permise ad alcuno di entrare, eccetto Pietro, Giovanni e Giacomo, e il padre e la madre della fanciulla. 52  Or tutti piangevano e facevano cordoglio per lei. Ma egli disse: "Non piangete; ella non è morta, ma dorme". 53  Ed essi lo deridevano, sapendo che era morta. 

Per Dio, quando un credente muore, è come se si fosse addormentato.

Nel caso della donna, Gesù rende noto a tutti il miracolo appena compiuto, al fine di giovare alla sua vita sociale; in questa circostanza, invece, desidera che la resurrezione avvenga in privato, proprio per non creare disorientamento alla bambina che, al suo risveglio, si sarebbe vista circondata da tante persone meravigliate. Era preferibile che vedesse solamente i genitori e pochi altri.

Vs. 54.  Ma egli, dopo aver messo tutti fuori, le prese la mano ed esclamò dicendo: "Fanciulla, alzati!". 

Gesù esclude tutti coloro che non credono, poiché l’incredulità contrista lo Spirito Santo ed impedisce l’opera di Dio. Al contrario, coloro che credono in Dio vedranno il suo operare. L’Eterno ci ama, è morto per noi e desidera benedirci e vederci prosperare.

Dio è amore: 1 Giovanni 4:8. Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. Ogni atto che Egli compie nella nostra vita ha come motivazione l’amore ed il nostro bene.

Siamo benedetti in Cristo: Efesini 1:3. Benedetto sia Dio, Padre del Signor nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in Cristo, Ogni figliolo di Dio è benedetto con ogni benedizione, grazie a Cristo. Ogni situazione che il Padre permette nella nostra vita ha come motivazione l’amore, quindi dobbiamo essere certi che essa è per il nostro bene. Il nemico vuole farci credere che se Dio ci amasse ci risparmierebbe alcune situazioni, invece noi dobbiamo essere certi che se Egli le permette, ciò è proprio per il nostro bene.

Dio è per noi: Romani 8:31-32. Che diremo dunque circa queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Dio è dalla nostra parte. 

Certamente colui che non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà anche tutte le cose con lui? Ci ha dato tutto ciò che aveva, quindi desidera farci dono di ogni meraviglia. Ogni volta che ci guardiamo allo specchio pensiamo di essere persone benedette da Dio, guidate dal Padre, Colui che ci conduce. Dobbiamo avere fede e credere che ogni cosa che ci accade verrà usata da Dio per trasformare la nostra vita. E’ una sfida spirituale: crediamo sempre nelle cose più grandi, poiché il Padre sa sbalordire.

Vs. 55-56.  E il suo spirito ritornò in lei e subito ella si alzò; Gesù poi comandò che le si desse da mangiare. 

56  E i suoi genitori rimasero stupefatti. Ma Gesù raccomandò loro di non dire a nessuno quanto era accaduto.

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