Luca 7

Luca 7:1-10
Craig Quam
Luca 7:11-16
Craig Quam
Luca 7:18-23
Craig Quam
Luca 7:24-28
Craig Quam

Cap. 7.

Il centurione di Caparnaum.

In origine il centurione era un ufficiale al comando di cento soldati, ma nel corso del tempo il numero era cambiato. Sopra al centurione vi era il chiliarca e sotto, invece, il decurione. Il centurione è simile al capitano dell’esercito. Lo storico Polibio afferma che dovevano essere uomini atti al comando, decisi nell’azione ed affidabili; non dovevano essere troppo desiderosi di precipitarsi in battaglia ma, se incalzati, dovevano essere pronti a tener duro e a morire al proprio posto. Erano uomini di carattere ed integri.

Questo centurione era gentile, forse romano, distaccato per servire nell’esercito di Erode Antipa. Aveva un servo molto malato, moribondo, al quale era molto affezionato. Aveva solamente sentito parlare di Gesù. 

Vs. 1-3.  Ora, dopo che ebbe terminato tutto questo suo discorso al popolo che udiva, entrò in Capernaum. 2  Ora il servo di un centurione, che gli era molto caro, era malato e stava per morire. 3  E il centurione, avendo sentito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei, pregandolo di venire a guarire il suo servo. 

Era una persona piena di umanità che, pur non conoscendo Cristo, ha sentito parlare di lui e lo manda a chiamare affinché guarisca il suo servo malato. 

Vs. 4-5. Ed essi, giunti da Gesù, lo pregarono con insistenza dicendo: "Egli merita che tu gli conceda questo, 5  perché egli ama la nostra nazione, ed è stato lui a costruirci la sinagoga". 

Le persone incitano Gesù affinché aiuti il centurione, quasi per Lui fosse un obbligo, ritenendo quest’uomo una persona degna, molto religiosa. Al contrario egli è molto umile, consapevole della povertà dell’ essere umano e della grandezza di Cristo, pur non avendolo mai incontrato. Egli, infatti, aveva solamente udito parlare di lui. Un fatto analogo è quello dei samaritani, convertiti unicamente dalle parole della donna che aveva incontrato Gesù presso il pozzo.

Il centurione non si presenta davanti a Gesù, sentendosi indegno, e ancora meno osa chiedere a Lui alcuna cosa; non ha pretese ed agisce con umiltà. A Cristo chiede solamente una parola, poiché sa chi Egli sia.

Vs. 6-7.  Allora Gesù andò con loro. Egli non era molto lontano dalla casa, quando il centurione gli mandò degli amici per dirgli: "Signore, non disturbarti, perché io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto. 7  Per questo neppure mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. 

Sa che Gesù è il creatore dell’universo, per cui a Lui basta una parola per dare la salute al servo. Il Signore ha dato alla chiesa il potere di cambiare le realtà del mondo attraverso la preghiera, l’unico mezzo potente ed efficace, in grado di distruggere le forze del male. La preghiera è un atto di fede, poiché rivolta ad un Dio che non vediamo, ma che riconosciamo come autore di noi stessi e della nostra vita, colui che ci conduce giorno per giorno e ci tiene nella retta via.

Il centurione ha avuto fede: non conosceva Gesù, non lo vedeva, tuttavia credeva in Lui. Attraverso i suoi amici lo prega di intervenire, anche se non fisicamente, poiché egli non riteneva di essere degno di tanto onore. A Cristo riconosce il potere di guarire anche tramite la Sua parola, poiché figlio del Dio vivente, l’onnipotente.

Vs. 8.  Poiché anch’io sono un uomo sottoposto all’autorità altrui e ho sotto di me dei soldati, e dico ad uno: "Va’" ed egli va, e a un altro: "Vieni" ed egli viene, e al mio servo: "Fa’ questo" ed egli lo fa". 

Comprende l’autorità posseduta da Gesù essendo egli stesso un comandante. Egli aveva alcuni sottoposti, i quali obbedivano ai suoi ordini poiché ne erano obbligati. Nell’esercito, infatti, nessuno ha la facoltà di scegliere, poiché ciò creerebbe disordine. Analogamente, nella nostra vita dobbiamo seguire le direttive dateci da Gesù, affinché la nostra sia un’esistenza ordinata e vissuta alla luce della Parola.

Come il centurione aveva autorità sui suoi uomini in campo militare, così riconosce il potere di Gesù sui demoni e sulle malattie: una sua parola è sufficiente a cambiare le cose.

Vs. 9.  Quando Gesù udì queste cose si meravigliò di lui e, rivolgendosi alla folla che lo seguiva, disse: "Io vi dico, che neppure in Israele ho trovato una fede così grande". 

Se abbiamo fede possiamo pregare per le situazioni di tutto il mondo e le vedremo risolversi perché quando due o più credenti sono riuniti in preghiera, il Signore è in mezzo a loro. La preghiera è potente e cambia le cose. E’ un atto di fede rivolto ad un Dio che non vediamo, ma nel quale crediamo con tutte le nostre forze e che consideriamo essere il rimuneratore per quelli che lo cercano. 

Luca 18:1-8.  Poi propose loro ancora una parabola, per mostrare che bisogna continuamente pregare senza stancarsi, 2  dicendo: "C’era in una città un giudice che non temeva Dio e non aveva rispetto per alcun uomo. 3  Or in quella stessa città c’era una vedova che andava da lui, dicendo: "Fammi giustizia del mio avversario". 4  Per un certo tempo egli si rifiutò di farlo, ma poi disse fra sé: "Anche se non temo Dio e non ho rispetto per alcun uomo, 5  tuttavia, poiché questa vedova continua a infastidirmi, le farò giustizia perché a forza di venire, alla fine non mi esaurisca"". 6  E il Signore disse: "Ascoltate ciò che dice il giudice iniquo. 7  Non vendicherà Dio i suoi eletti che gridano a lui giorno e notte. Tarderà egli forse a intervenire a loro favore? 8  Sì, io vi dico che li vendicherà prontamente. Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?". 

Quando Gesù tornerà la seconda volta, troverà fede sulla terra? Troverà fede nella mia vita? Insistiamo con la preghiera poiché è l’arma che ci permette di combattere contro le potestà spirituali e cambia le cose. Fare dei passi di fede arricchisce il nostro essere cristiani, che altrimenti sarà morto, stagnante perché non vede l’azione di Dio sulla nostra vita. Fare un piccolo passo di fede permette a Dio di mostrarci la Sua potenza; Egli ci sfida, ci incita a credere, ad agire per fede e così vedremo la Sua gloria.

Vs. 10.   E, quando gli inviati fecero ritorno a casa, trovarono il servo, che era stato infermo, guarito. 

Non viene riportata alcuna parola guaritrice espressa da Gesù, tuttavia di fatto il servo viene sanato.

Il figlio della vedova di Nain.

Due gruppi di persone si incontrano: uno seguiva Gesù, l’altro era al seguito di un uomo morto. Nain è una località manzionata solo a questo punto della Bibbia, e forse corrisponde all’odierna Nein, posta a 10 km a sud di Nazaret, sulle pendici del Piccolo Hermon, ad un giorno di cammino da Capernaum.

Vs. 11-12. E il giorno dopo egli si recò in una città, chiamata Nain; e con lui andavano molti dei suoi discepoli e una grande folla. 12  E quando fu vicino alla porta della città, ecco che si portava a seppellire un morto, figlio unico di sua madre, che era vedova; e una grande folla della città era con lei. 

Nello stesso momento in cui Gesù giunge alla porta della città seguito da un gruppo numeroso di persone, un’ altra folla ne esce, per recarsi al cimitero. Due folle si incontrano. Una segue un morto, l’altra Gesù. La prima è triste e si reca ad un luogo di pianto, la seconda è gioiosa poiché segue Cristo, il Salvatore, colui che cambia la vita. Anche oggi possiamo sperimentare sulla nostra pelle il fatto di essere diversi dalle consuetudini del mondo; tuttavia i cristiani sanno che stanno seguendo la vera via, quella che porta alla vita, mentre il mondo va dietro alle cose vane, futili, in putrefazione, così come lo è un morto. Qui è anche la differenza tra il cristianesimo e tutte le altre religioni del mondo: Gesù è stato sepolto a Gerusalemme, eppure la sua tomba è vuota, mentre tutti gli altri esponenti religiosi (Buddha, Maometto, Sai Baba, Padre Pio) sono morti ed il loro corpo si è decomposto dentro ad una tomba. Essi sono morti e la loro condizione non è mutata, per cui chi li segue va dietro a persone morte. I cristiani, invece, seguono il risorto, colui che ha potere sulla morte, che non è morto ma siede alla destra di Dio e che ancora oggi ha pieno potere ed autorità.

In questi versetti vediamo Gesù cha va a Nain per evangelizzare, con al seguito delle persone gioiose, ma presso la porta incontra un corteo funebre, che esce dalla città ripieno di tristezza.

Ebrei 11:13-16. Tutti costoro sono morti nella fede, senza aver ricevuto le cose promesse ma, vedutele da lontano, essi ne furono persuasi e le accolsero con gioia, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra. 14  Coloro infatti che dicono tali cose dimostrano che cercano una patria. 15  E se avessero veramente avuto in mente quella da cui erano usciti, avrebbero avuto il tempo per ritornarvi. 16  Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, perché ha preparato loro una città. 

Per noi Dio ha preparato una città, nella quale non saremo più afflitti dalla morte, dal pianto e dal dolore, dove le strade saranno lastricare d’oro e dove, soprattutto, vedremo il Signore nella sua gloria.

La folla che segue Gesù è una figura della chiesa, in quanto è colei che segue il Salvatore verso la città celeste, mentre quella che segue il morto è come coloro che hanno rifiutato Dio, e vanno verso il pianto e il dolore.

Matteo 7:13-14.  Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono coloro che entrano per essa. 14  Quanto stretta è invece la porta e angusta la via che conduce alla vita! E pochi sono coloro che la trovano! 

Stretta è la via che porta alla vita eterna e pochi la troveranno, ma essa è Gesù, l’unica via. Tutti gli altri sono dei ladri, dei briganti: questo è ciò che afferma Cristo.

Giovanni 10:7. Perciò Gesù disse loro di nuovo: "In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore. 

Tale concetto non è molto popolare ai nostri giorni, così come non lo è parlare dell’ inferno. Generalmente si ritiene che la bontà di Dio sia talmente grande che, alla fine, essendo un padre amorevole, porterà con sé tutte le sue creature. Tuttavia la Bibbia afferma chiaramente che chiunque non crederà alla Parola di Dio andrà all’inferno e sarà eternamente separato dal Padre, tormentato per sempre. Se veramente crediamo con tutte le nostre forze che questa sia la verità, dobbiamo anche comprendere che questo è ciò che sta accadendo ai nostri vicini, a molti amici, ai parenti: essi sono nell’altra folla e stanno andando all’inferno. Certamente dovremmo provare una maggiore compassione e lavorare più tenacemente per il Signore.

1 Pietro 1:7-8.  affinché la prova della vostra fede, che è molto più preziosa dell’oro che perisce anche se vien provato col fuoco, risulti a lode, onore e gloria nella rivelazione di Gesù Cristo, 8  che, pur non avendolo visto, voi amate e, credendo in lui anche se ora non lo vedete, voi esultate di una gioia ineffabile e gloriosa,

Questo è il nostro diritto come figlioli di Dio e proviamo una gioia ineffabile, ossia inesprimibile con le parole.

Isaia 57:20-21.  Ma gli empi sono come il mare agitato, che non può calmarsi e le cui acque vomitano melma e fango. 21  "Non c’è pace per gli empi", dice il mio DIO. 

Questa è la descrizione della folla che va verso la morte. Sono tesi, agitati, senza pace e senza gioia. Coloro che non hanno Cristo non hanno appigli nella vita, poiché le cose del mondo sono poco durevoli, ma neppure nella morte, perché viene vista come la fine di tutto ed un epilogo doloroso. 

Vs. 13-14.  Appena la vide, il Signore ne ebbe compassione e le disse: "Non piangere!". 14  Accostatosi, toccò la bara, e i portatori si fermarono, allora egli disse: "Giovinetto, io ti dico, alzati!". 

Nonostante nessuno gli chieda nulla, Gesù ha compassione della donna e di tutti coloro che erano al seguito della bara, poiché questa è la sua natura, la stessa che lo ha spinto a lasciare i luoghi celesti per dare a noi la vita eterna. La Bibbia non ci dice che gli altri discepoli videro la folla triste, né che questi ultimi si accorsero di Gesù; essa ci dice che Cristo vide ed allora agì. Egli vede l’Italia, la nostra regione ed in esse scorge il pianto e la sofferenza. Come allora, anche oggi ha compassione ed invia i suoi figli affinché predichino la Parola e spezzino i legami di Satana. Egli vuole che apriamo gli occhi, che vediamo la folla dei disperati che ci vengono incontro, diretti al dolore eterno, e che agiamo, così come Lui ha fatto. L’atteggiamento del cristiano spesso è quello di essere felice per la condizione che ha raggiunto e per il fatto di essere dietro a Gesù, ma deve anche voltarsi verso l’altra folla, averne compassione ed agire. Solamente il Signore può aprire i nostri occhi, farci vedere gli altri come Egli li vede, ovvero attraverso un cuore come il suo.

Il Signore ha visto il bisogno, quindi si è mosso per venire incontro alle persone in difficoltà. Ancora: Egli è andato a parlare con gli afflitti. 

Anche noi dobbiamo:

  • vedere il bisogno,

  • muoverci,

  • parlare di Gesù.

Dio non ci chiama ad essere dei credenti segreti, ma persone che proclamano la Sua parola e che vivono secondo i Suoi criteri.

Vs. 15.  E il morto si mise a sedere e cominciò a parlare. E Gesù lo consegnò a sua madre. 

E’ una reazione a catena: quando una persona si converte, racconta a tutti quale opera meravigliosa Dio ha fatto in lei. Una vita trasformata è la migliore evangelizzazione.

Vs. 16-17.  Allora furono tutti presi da meraviglia e glorificavano Dio, dicendo: "Un grande profeta è sorto fra noi" e: "Dio ha visitato il suo popolo". 17  E questo detto a suo riguardo si sparse per tutta la Giudea e per tutta la regione all’intorno. 

Coloro che assistono al fatto comprendono di trovarsi alla presenza di Dio. Sono invasi da un timore reverenziale e glorificano l’Eterno, dando a Lui tutto il merito per il miracolo avvenuto. Riconoscono che Cristo è un grande profeta e che Dio , grazie a tale benedizione, ha visitato il popolo. Il racconto di quanto avvenuto si sparse per tutta la Giudea, diffondendo sempre più la fama di Cristo.

Giovanni dubita.

Vs. 18-21.  Or Giovanni venne informato dai suoi discepoli di tutte queste cose. 19  E Giovanni, chiamati a sé due dei suoi discepoli, li mandò da Gesù a dirgli: "Sei tu colui che ha da venire, oppure dobbiamo aspettarne un altro?". 20  Quegli uomini, dunque, andarono da lui e gli dissero: "Giovanni Battista ci ha mandati da te, a dirti: "Sei tu colui che deve venire, oppure dobbiamo aspettarne un altro?"". 21  In quella stessa ora Gesù ne guarì molti da infermità, da calamità e da spiriti maligni, e a molti ciechi donò la vista. 

La notizia della resurrezione dei ragazzo di Nain arriva alle orecchie di Giovanni, che si trova in carcere in quanto aveva messo in guardia Erode circa la sua convivenza con la moglie di suo fratello. Tale fatto dava molto fastidio a Erode, il quale lo fece incarcerare. Probabilmente Giovanni si aspettava che Cristo facesse qualcosa per lui.

Alcuni discepoli di Giovanni erano soliti andarlo a trovare e da loro apprende le notizie. Solo, in carcere, al buio ed in condizioni di sofferenza, Giovanni dubita sull’identità del Signore, proprio lui che lo aveva riconosciuto al momento del battesimo. Inoltre ha visto la colomba scendere su Gesù ed ha udito la voce di Dio Padre, che Lo riconosceva quale figlio (Matteo 3:16-17). Ora dubita. Anche oggi molti cristiani vivono dei momenti di dubbio, nonostante la conversione e l’aver visto Dio operare potentemente nella loro vita o in quella degli altri. Satana vuole che cadiamo in questi momenti di dubbio, che ci separiamo dalla chiesa e dai fratelli, che viviamo isolati, come in un carcere. Non abbandoniamo la radunanza poiché in essa c’è la forza.

La nostra fede non può essere legata all’emotività, al continuo vedere segni e prodigi da parte di Dio. Il rapporto con il Signore non può essere basato sulle sensazioni, sui sensi, cioè su ciò che vediamo e sentiamo: coloro che ricercano forti sensazioni in chiesa la domenica e poi in fabbrica si comportano come pagani, non vivono il vero cristianesimo. Essi sono uguali a coloro che vanno allo stadio o in discoteca alla ricerca di forti emozioni, ed il loro cammino con Dio è uguale alle montagne russe, e va in alto e in basso a seconda delle sensazioni provate. E’ vero che l’adorazione deve contenere una buona parte di emotività, però dobbiamo anche andare oltre e credere per fede.

Giovanni ha visto la colomba, ha udito la voce di Dio, eppure ora che si trova in difficoltà è assalito dal dubbio. Anche per noi credenti l’Eterno è colui che dovrebbe esaudire ogni nostra esigenza personale, non i reali bisogni, che sono ben noti a Dio. Egli ha per noi una visione molto più ampia delle piccole esigenze personali, una visione che riguarda l’eternità. Egli ci dice di non camminare secondo i sensi, bensì grazie alla Parola e alle sue promesse.

Gesù risponde ai seguaci di Giovanni:

vs. 22.  E Gesù, rispondendo, disse loro: "Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi recuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i morti risuscitano, e l’evangelo è annunziato ai poveri. 

Questo è il frutto della presenza di Cristo nel mondo, in adempimento alla Parola di Dio. I miracoli, infatti, e la predicazione ai poveri avevano un significato messianico. Erano segni di riconoscimento dell’operare del Messia.

Isaia 35:5-6. Qui vengono profetizzati fatti riguardanti il Messia.

5  Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e saranno sturate le orecchie dei sordi; 6  allora lo zoppo salterà come un cervo e la lingua del muto griderà di gioia, perché sgorgheranno acque nel deserto e torrenti nella solitudine. 

Isaia 61:1-3.  Lo Spirito del Signore, l’Eterno, è su di me, perché l’Eterno mi ha unto per recare una buona novella agli umili; mi ha inviato a fasciare quelli dal cuore rotto, a proclamare la libertà a quelli in cattività, l’apertura del carcere ai prigionieri 2  a proclamare l’anno di grazia dell’Eterno e il giorno di vendetta del nostro DIO, per consolare tutti quelli che fanno cordoglio, 3  per accordare gioia a quelli che fanno cordoglio in Sion per dare loro un diadema invece della cenere, l’olio della gioia invece del lutto, il manto della lode invece di uno spirito abbattuto, affinché siano chiamati querce di giustizia, la piantagione dell’Eterno per manifestare la sua gloria. 

Dio aveva profetizzato quali sarebbero stati i segni che avrebbero accompagnato il Messia, ed essi erano ben noti a Giovanni. Ogni cosa procede secondo il piano di Dio e tale fatto deve darci forza e sicurezza nel futuro. Afferriamo le promesse del Padre quando viviamo dei momenti bui, ricordiamo ciò che abbiamo visto ed udito, poiché ogni giorno accadono delle meraviglie. Non dobbiamo camminare basandoci unicamente su quello che vediamo, poiché il giusto vivrà per fede. Se ci fossilizziamo sui sensi o sulle realtà del mondo, certamente comprendiamo come moltissime sono le difficoltà che ci troviamo davanti: tuttavia dobbiamo sapere che le porte che vengono aperte da Dio non possono essere chiuse dagli uomini. Se santifichiamo a Lui la nostra vita, ponendolo al primo posto, ogni altra cosa ci sarà sopraggiunta. Al contrario, se non ci comportiamo in questo modo, non possiamo pretendere di essere detentori delle promesse del Padre.

L’Eterno fa fatto alcune promesse ai credenti:

Matteo 28:18-20.   Poi Gesù si avvicinò e parlò loro dicendo: "Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra. 19  Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20  insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen". 

Gesù ha la totale autorità in cielo e sulla terra. Qui promette a tutti i credenti di essere con loro fino alla fine del mondo e quindi è ancora con noi, in ogni momento.

Romani 8:28. Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento.

Ogni cosa che accade nella vita dei credenti coopera per il loro bene, se amano Dio e i fratelli. Infatti, chi non ama coloro che vede, non può amare Dio che non è visibile.

Romani 8:37. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. 

Nulla può separarci dall’amore di Dio poiché anche nelle difficoltà più dure siamo più che vincitori in Cristo.

2 Corinzi 2:14. Or sia ringraziato Dio il quale ci fa sempre trionfare in Cristo e attraverso noi manifesta in ogni luogo il profumo della sua conoscenza. 

Paolo ha appena finito di parlare delle sue sofferenze ed ora afferma che in Cristo siamo comunque dei trionfatori. Fuori di Lui c’è la sconfitta. Gesù è un vincitore, è colui che ha sconfitto Satana e che ha creato tutto l’universo. Per questo motivo in Lui siamo vincitori. Noi ci troviamo nel palmo della mano del Signore e nessuno può portarci via da questa situazione.

Filippesi 4:11-13.  Non lo dico perché sia nel bisogno, poiché ho imparato ad essere contento nello stato in cui mi trovo. 12  So essere abbassato, come anche vivere nell’abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato ad essere sazio e ad aver fame, ad abbondare e a soffrire penuria. 13  Io posso ogni cosa in Cristo che mi fortifica.

Possiamo superare ogni difficoltà, problema o tribolazione in Cristo, poiché Egli ci da forza e vigore.

Ebrei 13:1-6. Continuate nell’amore fraterno. 2  Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli. 3  Ricordatevi dei carcerati come se foste loro compagni e di quelli che sono maltrattati, sapendo che anche voi siete nel corpo. 4  Sia il matrimonio tenuto in onore da tutti e il letto coniugale sia incontaminato, poiché Dio giudicherà i fornicatori e gli adulteri. 5  Nel vostro comportamento non siate amanti del denaro e accontentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto: "Io non ti lascerò e non ti abbandonerò". 6  Così possiamo dire con fiducia: "Il Signore è il mio aiuto, e io non temerò. Che cosa mi potrà fare l’uomo?". 

Dio è con noi in ogni momento e non ci lascerà mai. Per questo, anche se stiamo vivendo un periodo molto duro, dobbiamo comprendere che Dio ha sotto controllo anche questo fatto e che lo userà a buon fine. Egli ci ha promesso di essere con noi in ogni momento, per cui non dobbiamo temere alcun uomo, né alcuna situazione, poiché Dio è dalla nostra parte ed ha la nostra vita nella sua mano. Tale certezza moltiplica la fede.

Vs. 23. E beato è colui che non si scandalizza di me!". 

La grandezza di Giovanni.

Dal vs. 24 Gesù pronuncia delle raccomandazioni su Giovanni Battista, ricordando di lui solamente gli aspetti positivi. Analogamente accade per tutti gli uomini di Dio (Davide, Mosè…). Tale aspetto ci fa comprendere come il Padre tenda a dimenticare i nostri fallimenti ed a ritenere nella mente solo le azioni compiute per fede. Gesù considera Giovanni un uomo di Dio.

Vs. 24.  Quando i messaggeri di Giovanni se ne furono andati, egli prese a dire alle folle riguardo a Giovanni: "Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento? 

Una canna agitata dal vento è una figura di colui che cambia idea in base al mutare degli eventi e che appoggia solamente i più forti in quel momento. Costoro sono i politici, i quali vogliono piacere alla folla. Ci sono chiese che permettono il matrimonio tra gli omosessuali, altre in cui non si parla delle cose che sono sgradite (inferno, peccato…). Al contrario, la chiesa è chiamata ad essere il sale sulla terra, a bruciare nelle ferite, però anche a portare la guarigione. Dobbiamo essere diversi dal mondo, non conformarci ad esso. Giovanni Battista, infatti, è stato posto nel carcere in quanto proclamava il peccato nella vita di Erode; egli ha pagato per la verità.

Vs. 25.  Ma che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con morbide vesti? Ecco, coloro che portano splendide vesti e vivono in delizie stanno nei palazzi dei re. 

Attenzione ai predicatori della prosperità, poiché essi sono seguaci di Satana. Dio provvede ai nostri bisogni e Davide afferma nei Salmi che in tutta la sua vita non ha mai visto il giusto mendicare il pane. Dio si prende cura di noi, ma non ci garantisce la ricchezza. Gesù era povero ed anche gli apostoli erano nelle sue stesse condizioni, eppure avevano una grande fede.

Nel caso di Giovanni, egli non era affatto vestito con morbide vesti, anzi viveva poveramente, mangiava cibi della terra ed abitava nel deserto.

Vs. 26-27. Ma che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, ancor più di un profeta. 27 Egli è colui del quale è scritto: "Ecco, io mando il mio messaggero davanti alla tua faccia, il quale preparerà la tua strada davanti a te".

Giovanni era un profeta, anzi un grande profeta poiché a lui era stato dato il compito di annunciare il Messia. 

Viene citato Malachia 3:1. "Ecco, io mando il mio messaggero a preparare la via davanti a me. E subito il Signore, che voi cercate, entrerà nel suo tempio, l’angelo del patto in cui prendete piacere, ecco, verrà", dice l’Eterno degli eserciti. 

In Malachia Dio padre afferma che manderà questo profeta “davanti a me”, Dio stesso;

quando Gesù cita tale versetto, quale figlio di Dio, afferma “davanti alla tua faccia”, a quella di Gesù: qui è proclamata la trinità ed il fatto che Dio e Gesù sono la stessa persona. 

Vs. 28.  Perché io vi dico che fra i nati di donna, non vi è alcun profeta più grande di Giovanni Battista; tuttavia il minimo nel regno di Dio è più grande di lui". 

Gesù dichiara che Giovanni è il più grande fra tutti i profeti del Vecchio Testamento: egli non ha compiuto alcun miracolo, né segni e prodigi, alcuna guarigione, eppure il Signore afferma che è il più grande di tutti. Questo fatto è dovuto all’essere stato scelto da Dio per presentare il Messia al mondo. Ciò ci fa capire che i miracoli e le altre potenti manifestazioni sono importanti, ma che la più grande è il presentare al mondo il Cristo crocifisso. Questa è la chiamata più alta che abbiamo da Dio. Cristo è vivente e ci consola, ci sostiene, ci sta vicino in ogni momento.

Poi però Gesù aggiunge che tuttavia il minimo nel regno di Dio è più grande di lui". Ogni credente è più grande di Giovanni perché egli annunziava il regno, ma i cristiani sono coloro che ne fanno parte.

1 Pietro 2:9-10.  Ma voi siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce; voi, che un tempo non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia. 

Un conto è annunciare il regno di Dio, un altro è essere cittadini di tale regno.

Giovanni 3:27-30.   Giovanni rispose e disse: "L’uomo non può ricevere nulla, se non gli è dato dal cielo. 28  Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: "Io non sono il Cristo, ma sono stato mandato davanti a lui". 29  Colui che ha la sposa è lo sposo, ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ode, si rallegra grandemente alla voce dello sposo; perciò questa mia gioia è completa. Bisogna che egli cresca e che io diminuisca. 

Nelle nozze ebraiche, la sposa attendeva a casa l’arrivo dello sposo, assieme alle damigelle. Quindi arrivava l’amico dello sposo, per annunziarne l’imminente venuta. In quel momento la sposa doveva essere pronta. Qui terminava il compito dell’amico, raffigurato da Giovanni, il quale non entra nel matrimonio. Noi, invece, siamo la sposa, colei che vuole unirsi a Cristo per l’eternità. In questo senso siamo più grandi di Giovanni Battista.

Apocalisse 19:5-9.  E dal trono venne una voce che diceva: "Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servi e voi che lo temete, piccoli e grandi". 6  Poi udii come la voce di una grande moltitudine, simile al fragore di molte acque e come il rumore di forti tuoni che diceva: "Alleluia, perché il Signore nostro Dio, l’Onnipotente, ha iniziato a regnare. 7  Rallegriamoci, giubiliamo e diamo a lui la gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello e la sua sposa si è preparata. 8  E le è stato dato di essere vestita di lino finissimo, puro e risplendente, poiché il lino finissimo sono le opere giuste dei santi". 9  Quindi mi disse: "Scrivi: Beati coloro che sono invitati alla cena delle nozze dell’Agnello". Mi disse ancora: "Queste sono le veraci parole di Dio". 

Questa è la scena che ci vedrà protagonisti: beati siamo noi se siamo stati invitati al matrimonio con Gesù. Noi saremo la sposa pronta al matrimonio, vestita di lino finissimo, puro, e ci uniremo a Dio per sempre, per l’eternità.

Apocalisse 3:19-20.   lo riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti. 20  Ecco, io sto alla porta e busso, se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me. 

Gesù ci invita ad andare da lui, ad invitarlo ad entrare nella nostra vita: egli risponderà all’invito e dimorerà con noi.

Vs. 29.  E tutto il popolo che lo aveva udito, e i pubblicani riconobbero la giustizia di Dio, e si fecero battezzare del battesimo di Giovanni. 

Gesù ha innalzato Giovanni e quindi le persone si fanno battezzare. Anche i pubblicani facevano parte del popolo di Dio, ma erano odiati e considerati separati: per questo Luca li nomina separatamente dal popolo. Più volte Gesù li ha posti in evidenza in quanto hanno riconosciuto la sovranità di Cristo ed hanno accettato le Sue vie.

Vs. 30.  Ma i farisei e i dottori della legge respinsero il disegno di Dio per loro e non si fecero battezzare. 

I farisei e i dottori della legge, coloro che erano stimati dal popolo e detentori della religione, invece rifiutano Dio, poiché interessati alla legge, ma non al volere dell’Eterno. Le persone umili ascoltano il Signore e dedicano a Lui la propria vita, mentre questi dottori della legge ritengono di essere giusti davanti all’Eterno, e si compiacciono di se stessi. In questo modo rifiutano Dio nella loro vita.

Vs. 31-32.  Allora il Signore disse: "A che cosa dunque paragonerò gli uomini di questa generazione? E a chi somigliano? 32  Sono simili ai fanciulli che siedono in piazza e gridano gli uni agli altri, dicendo: "Noi vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, vi abbiamo cantato dei lamenti e non avete pianto". 

Non hanno accettato né Gesù, né Giovanni e sono simili a dei bambini che non sono disposti né a giocare allegramente, né a farlo con tristezza. Non apprezzano né una cosa né l’altra.

Vs. 33. E’ venuto infatti Giovanni Battista che non mangia pane né beve vino, e voi dite: "Egli ha un demone". 

Giovanni viveva in modo essenziale, come tanti santi uomini del tempo; eppure è stato disprezzato dai contemporanei a causa del messaggio predicato, ritenuto troppo duro.

Vs. 34. E’ venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve voi dite: "Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori". 

Al contrario, Gesù mangiava e beveva con le persone, ma  era ritenuto un gozzovigliatore, uno che ricercava la compagnia  dei più disprezzati.

Vs. 35.  Ma alla sapienza è stata fatta giustizia da tutti i suoi figli". 

Coloro che accettano Cristo comprendono come fossero giuste entrambe le vie, derivanti dalla sapienza di Dio.

Gesù unto da una peccatrice.

La donna in questione non è Maria, ma una donna che ha udito parlare di Gesù e del fatto che egli era in grado di lavare via i peccati. Nella cultura ebraica, quando un rabbino era invitato ad un banchetto, allo stesso non avevano accesso le donne, né tanto meno esse potevano parlare con lui.

Vs. 36-37. Or uno dei farisei lo invitò a mangiare con lui; ed egli, entrato in casa del fariseo, si mise a tavola. 37  Ed ecco una donna della città, che era una peccatrice, saputo che egli era a tavola in casa del fariseo, portò un vaso di alabastro pieno di olio profumato. 

A questa donna non era permesso avvicinare un rabbino, ma il suo desiderio di incontrare Gesù era talmente forte che ella ha agito contro i canoni del tempo.

Il vaso di alabastro era un contenitore per profumi dalla forma sferica, senza manici e dotato di un lungo collo, che veniva spezzato quando se ne voleva prelevare il contenuto. Le donne ebree ne facevano grande uso, al punto che portavano una boccetta legata al collo, proprio come parte integrante del loro abbigliamento. Il profumo era oleoso e veniva usato per le feste. Generalmente era anche molto costoso.

Durante i banchetti, le persone non erano sedute a tavola, ma sdraiate su un fianco, con i piedi rivolti verso l’esterno. Per questo motivo la donna ha raggiunto Gesù con una certa facilità.

Vs. 38.  E, stando ai suoi piedi, di dietro piangendo, cominciò a bagnargli di lacrime i piedi e ad asciugarli con i capelli del suo capo; e glieli baciava e li ungeva con l’olio profumato. 

La donna sconosciuta si avvicina, poi piange, bagna di lacrime i piedi del Signore e li asciuga con i capelli. Questo tipo di confidenza era veramente azzardato per il tempo, ma lei si sente compunta dalla santità di Cristo. Si ravvede e versa le proprie lacrime per Gesù.

Vs. 39.  Al vedere questo, il fariseo che lo aveva invitato disse fra sé: "Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e quale genere di persona e la donna che lo tocca perché è una peccatrice". 

Simone vede questa scena ed arriva a due conclusioni: che Gesù non è un profeta e che non conosce l’identità della donna che lo sta toccando. 

La disprezza profondamente, al punto di rifiutarne la presenza. Per gli ebrei, il contatto con una persona gentile era qualcosa di abominevole e li rendeva impuri. In seguito a tale fatto, quindi, dovevano purificarsi. Invece questa donna, non solo tocca il corpo di Gesù, ma certamente e soprattutto il suo cuore. Dimostra passione e fame per Gesù, per il suo perdono; al contrario, Simone era accecato dal suo orgoglio. Egli pensa di essere superiore a lei e la giudica, sia pure con il pensiero; per questo motivo Gesù gli dimostra di essere più di un profeta, ovvero l’Iddio Onnipotente, in grado di leggere perfino nella mente umana. Svela l’ipocrisia e l’orgoglio radicati nel cuore di Simone: 

vs. 40-42.  E Gesù, rispondendo, gli disse: "Simone, ho qualche cosa da dirti". Ed egli disse: "Maestro, di’ pure". 41  E Gesù gli disse: "Un creditore aveva due debitori; l’uno gli doveva cinquecento denari (un denaro era l’equivalente di una giornata di lavoro di un operaio) e l’altro cinquanta. 42  Non avendo essi di che pagare, egli condonò il debito ad entrambi. Secondo te, chi di loro lo amerà di più?". 

Il Signore vuole ricavare da Simone stesso la risposta, inducendolo alla riflessione.

Vs.43-45.  E Simone, rispondendo, disse: "Suppongo sia colui, al quale egli ha condonato di più". E Gesù gli disse: "Hai giudicato giustamente". 44  Poi, volgendosi verso la donna, disse a Simone: "Vedi questa donna? Io sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato dell’acqua per lavare i piedi, lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i capelli del suo capo. 45  Tu non mi hai dato neppure un bacio, ma lei da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. 

L’usanza del tempo prevedeva il lavaggio dei piedi degli ospiti; quindi, se l’invitato era una persona molto cara, veniva salutata con un bacio ed il suo capo veniva unto con l’olio. Gesù fa notare a Simone che non solo non lo ha fatto oggetto dei riguardi speciali, ma neppure delle consuetudini più comuni. Probabilmente Simone non onorava veramente Gesù, ma lo aveva invitato per studiarlo più a fondo e per capire chi fosse. In fondo al suo cuore forse c’era anche del sospetto e l’intenzione di giudicarlo.

Al contrario, la donna lo onora con tutto il suo cuore, con amore e passione, lava, asciuga e bacia i suoi piedi, poi li unge con olio profumato.

In Medio Oriente le strade non erano asfaltate, quindi polverose, e cosparse di escrementi di animali. Per questo motivo i piedi delle persone erano sempre molto sporchi ed era usanza di chi ospitava offrire dell’acqua per pulirli. La donna non osa baciare il Cristo sulla guancia, ma si inchina davanti a Lui, riconoscendone la santità e bacia i suoi piedi, la parte più bassa. Era felice anche di toccare questa parte del Signore.

L’olio era un segno di amore e veniva versato sul capo. In Giov. 12 Maria, sorella di Lazzaro, unge il capo di Cristo prima della sua sepoltura, essendo in confidenza con Lui in quanto amici intimi. Questa donna, invece, osa ungere solamente i suoi piedi, in segno di umiltà.

Vs. 46-47.  Tu non mi hai unto il capo di olio, ma lei ha unto i miei piedi di olio profumato. 47  Perciò ti dico che i suoi molti peccati le sono perdonati, perché ha molto amato; ma colui al quale poco è perdonato, poco ama". 

Mentre i peccati  della donna erano noti a tutti, quelli di Simone erano molto più nascosti: andava al tempio, pregava e per questo era stimato dalla gente. Tuttavia egli era orgoglioso, e tale peccato lo separava da Dio, poiché il Creatore ama gli umili. Questa donna è un esempio di questo principio. Simone credeva di aver poco bisogno di essere perdonato, di aver commesso dei piccoli peccati, perciò amava poco Gesù. L’amore che proviamo per Lui è il termometro che ci indica la nostra temperatura spirituale: siamo riconoscenti al Signore per quanto ha fatto per noi? Questa donna lo era e ha versato su di Lui tutta la sua passione, fino nell’intimità; l’olio prezioso che ha versato era stato acquistato con fatica, mentre Simone, che viveva nella sua auto-giustizia, non ha lavato i suoi piedi, non lo ha baciato e non ha unto il suo capo. Era orgoglioso. Se siamo ingrati, vuol dire che non amiamo Gesù.

Un altro segno del poco amore è la critica verso gli altri, che ci pone ad un livello superiore. Simone era un fariseo ed avrebbe dovuto portare a Dio le persone come questa donna. Al contrario, egli la respingeva in quanto la riteneva indegna di amore.

Simone era poco riconoscente verso Gesù, pertanto lo amava poco e donava poco amore. Per la donna, invece, Cristo è tutto e dona a Lui ogni cosa.

Gesù non minimizza i peccati della donna: sono molti, ma la grazia li può perdonare.

Vs. 48-50.  Poi disse a lei: "I tuoi peccati ti sono perdonati". 49  Allora quelli che erano a tavola con lui cominciarono a dire fra loro: "Chi è costui che perdona anche i peccati?". 50  Ma Gesù disse alla donna: "La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!". 

La donna non viene salvata in virtù dei suoi sacrifici (lacrime, olio, capelli), ma dalla sua fede. Così è stata salvata per la grazia di Dio, ed invitata ad andare via in pace poiché perdonata. Solo Cristo può perdonare i nostri peccati e darci la pace.

Indietro
Indietro

Luca 6

Avanti
Avanti

Luca 8