Luca 9

Luca 9:10-17

Luca 9:10-17
Craig Quam

Luca 9:18-26

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Craig Quam

Luca 9:27-36

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Craig Quam

Luca 9:37-56

Luca 9:37-56
Craig Quam

Luca 9:57-62

Luca 9:57-62
Craig Quam

Cap. 9

La missione dei dodici.

Per molto tempo Gesù ha parlato ai discepoli del vivere per fede, dimostrando tale fatto con la propria vita,  e ora chiede loro di mettere in pratica quanto hanno appreso, vivendo nella totale dipendenza da Dio. Tale situazione non costituiva una condizione permanente, tant’è vero che in Luca 22:35-37 è scritto:

35  Poi disse loro: "Quando vi mandai senza borsa, senza sacca e senza sandali, vi è forse mancata qualche cosa?". Ed essi dissero: "Nessuna". 36  Disse loro dunque: "Ma ora chi ha una borsa la prenda con sé, e così pure una sacca; e chi non ha la spada venda la sua veste e ne compri una. 37  Poiché io vi dico che ciò che è scritto deve ancora essere adempiuto in me: "Ed egli è stato annoverato fra i malfattori". Le cose infatti che sono scritte di me hanno il loro compimento". 

In questo momento il Signore dà ordini diversi e questo ci fa capire che Egli non richiede sempre da noi delle rinunce, quali stile usuale di vita. Probabilmente ad alcuni lo richiede, ma normalmente i cristiani vivono nella società e la loro condizione  sociale è nella norma (lavoro, casa, conto in banca…). Tuttavia Egli ci chiede di vivere per fede, affinché il nostro cristianesimo sia vivo ed attivo, e ci permetta di vedere l’azione di Dio nella nostra vita. Solamente in questo modo, infatti, la nostra religione diviene diversa da tutte le altre, poiché non è un credere sterile, ma il vedere Dio all’opera. Tutte le grandi personalità religiose mondiali sono morte e di loro esiste un sepolcro: Gesù, invece, è risorto dai morti ed il suo sepolcro è vuoto; ha potere ed autorità sulle malattie, sui demoni, su ogni cosa poiché è vivo ed opera.

Vs. 1.  Poi, chiamati insieme i suoi dodici discepoli, diede loro potere ed autorità sopra tutti i demoni e di guarire le malattie. 

Marco 16:15-19.  Poi disse loro: "Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo a ogni creatura; 16  chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato. 17  E questi sono i segni che accompagneranno quelli che hanno creduto: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno nuove lingue; 18  prenderanno in mano dei serpenti, anche se berranno qualcosa di mortifero, non farà loro alcun male; imporranno le mani agli infermi, e questi guariranno". 19  Il Signore Gesù dunque, dopo aver loro parlato, fu portato in cielo e si assise alla destra di Dio. 

Gesù dà un ultimo comandamento, ossia di andare a predicare il Vangelo, pregare per i malati e scacciare i demoni.

Matteo 28:19-20.  Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra. 19 Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen". 

Gesù ha autorità sopra ogni cosa, pertanto anche i cristiani hanno il medesimo potere, nel nome di Gesù. Dei segni li accompagnano, tuttavia bisogna far attenzione che non avvenga il contrario. Talvolta, infatti, i credenti vanno alla ricerca del grande uomo di Dio, della personalità di spicco, dei segni. Coloro che credono sono accompagnati da eventi particolari, certamente non quotidianamente, ma alcune volte nell’arco della vita. Anche anticamente era così, infatti, ad esempio, la narrazione del libro di Atti, così piena di miracoli, copre un arco di tempo molto lungo, ovvero 30 anni. I prodigi non avvenivano continuamente, però si verificavano, ed anche oggi deve accadere la stessa cosa. Ogni credente deve essere un testimone dell’operare del Signore, qualcuno che ha visto e può raccontare a coloro che non lo conoscono. Dobbiamo ricordare le meraviglie che il Signore ha compiuto per noi nel passato, come ha fatto Davide davanti al gigante, che ha confrontato l’incirconciso Golia con il suo Dio, ed ha ricordato che gli aveva dato la vittoria sull’orso e sul leone e che certamente gli avrebbe permesso di sconfiggere il gigante.

Vs. 2-3.  E li mandò a predicare il regno di Dio e a guarire i malati. 3  E disse loro: "Non prendete nulla per il viaggio: né bastoni, né sacca, né pane, né denari, e non abbiate due tuniche ciascuno. 

Gli apostoli vengono inviati a predicare e a guarire, ossia ad assolvere quei due compiti che era solito portare a termine Gesù stesso, prendendosi cura sia del corpo che dell’anima delle persone. Non dovevano avere nulla con loro, neppure il minimo equipaggiamento da viaggio, per vivere per fede nelle opere del Signore. Era importante che si affidassero totalmente, vivendo al di fuori delle umane possibilità, in modo che la loro sopravvivenza fosse chiaramente opera dell’agire di Dio. Per i cristiani è molto buono vivere per fede, affidandosi totalmente al Padre ( per i soldi, per un progetto che sembra impossibile, per la conversione di parenti o colleghi…), poiché solamente così è possibile piacerGli. Vedere Dio all’opera, inoltre, ci fortifica e quando saremo di fronte ad un altro problema diremo, come Davide, che se Dio ha già agito una volta, lo farà ancora, perché per Lui nulla è impossibile.

Vs. 4.  In qualunque casa entrerete, là rimanete e da quella ripartite. 

Entrando in una città dovevano ricevere l’ospitalità di una sola famiglia, senza cambiare continuamente dimora, e non fermarsi a lungo.

Vs. 5.  Se poi alcuni non vi ricevono, uscendo da quella città, scuotete anche la polvere dai vostri piedi, in testimonianza contro di loro". 

Qualora nessuno volesse ospitarli, essi dovevano allontanarsi da quella terra e scuotere la polvere dai propri sandali. Questa era un’usanza rabbinica, secondo la quale la terra dei Gentili era contaminata e, per questo motivo, doveva essere scossa dai calzari al rientro in Palestina. In questo caso, il fatto di scuotere la polvere dai sandali voleva significare che anche gli Israeliti che rifiutavano di accogliere la Parola di Dio dovevano essere considerati alla stregua dei Gentili, ossia non appartenenti al popolo dei salvati.

Vs. 6.  Allora essi partirono e andavano per i villaggi; evangelizzando e operando guarigioni dovunque. 

Erode il tetrarca e Giovanni Battista.

Vs. 7-9.  Or Erode, il tetrarca, sentì parlare di tutte le cose fatte da Gesù e ne era perplesso, perché alcuni dicevano che Giovanni era risuscitato dai morti, 8  altri invece che Elia era apparso, e altri ancora che era risuscitato uno degli antichi profeti. 9  Ma Erode disse: "Giovanni l’ho decapitato io; chi è dunque costui del quale sento dire tali cose?". E cercava di vederlo. 

Luca è un uomo che utilizza poche parole per descrivere i fatti, per questo a volte è più opportuno leggere i passi paralleli, al fine di acquisire maggiori elementi.

Marco 6:14-29. 14 Ora il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato celebre, e diceva: "Quel Giovanni che battezzava è risuscitato dai morti; e perciò le potenze miracolose operano in lui". 15  Altri dicevano: "E’ Elia"; ed altri: "E’ un profeta, o come uno dei profeti". 16  Ma Erode, udito questo, diceva: "Quel Giovanni, che io ho fatto decapitare, è risorto dai morti!". 

Il Vangelo di Marco afferma chiaramente che Erode credeva che Giovanni fosse risorto.

Una vita consacrata: differenza tra Erode e Giovanni Battista.

Erode era un uomo potente, un tetrarca, un uomo che comandava, molto ricco, governatore del territorio in cui Gesù aveva svolto gran parte della sua opera. Ai suoi ordini c’erano i soldati, anzi un intero esercito.

Giovanni era un uomo strano, vestito con una gonna di cammello, che si nutriva di locuste e miele, dall’aspetto molto trasandato. Era solo, senza alcun potere, né ricchezza, né fama, eppure faceva tremare Erode, l’uomo di potere. La sua potenza, infatti, era nell’essere un uomo di Dio.

17  Erode stesso infatti aveva fatto arrestare Giovanni e l’aveva tenuto legato in carcere a causa di Erodiade, moglie di Filippo suo fratello, perché egli l’aveva presa per moglie. 18  Giovanni infatti diceva ad Erode: "Non ti è lecito di avere la moglie di tuo fratello". 

Erode viveva in adulterio e Giovanni, che non temeva di dire la verità, gli diceva senza mezzi termini che davanti a Dio stava peccando.

19  Ed Erodiade gli portava rancore e volentieri l’avrebbe fatto uccidere, ma non poteva. 20  Erode infatti temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e lo proteggeva; 

Mentre Erodiade avrebbe voluto la morte di Giovanni, Erode lo temeva, riconoscendo in lui un uomo di Dio. Se la nostra vita è consacrata al Signore, la gente deve vedere in noi la potenza del Creatore ed aver paura. Giovanni non comprometteva il messaggio di Dio, neppure davanti ad una persona potente; al contrario, oggi si parla di ecumenismo, che vuole trovare un accordo tra le varie religioni del mondo. Ma per piacere a Dio bisogna ravvedersi, ossia cambiare totalmente direzione alla nostra vita, abbandonando il peccato e rivolgendosi verso l’Eterno, chiedendo a Lui di prendere possesso  della nostra vita. 

Erode riconosce che Giovanni è una persona giusta e santa, quindi ha avuto modo di conoscere la verità. A questo punto Dio gli chiede di fare una scelta, così come a tutti coloro che vengono a contatto con la sua Parola: o persevera nel suo peccato, oppure cambia totalmente vita e si ravvede.

Erode ascoltava volentieri la Parola, con cuore aperto, riconoscendo che in essa vi era la verità, e faceva molte opere, probabilmente opere di bene. Erodiade, invece, odiava Giovanni e non voleva abbandonare il suo peccato di adulterio. Desiderava far tacere la voce del servo di Dio, volendone la morte. Erode è l’esempio di colui che ascolta con piacere la Parola e compie molte opere di bene, eppure questo non è sufficiente per avere la vita eterna: bisogna convertirsi, cambiando radicalmente vita ed allontanando il peccato.

e, dopo averlo udito, faceva molte cose e lo ascoltava volentieri. 21  Ora, venuto un giorno propizio, Erode per il suo compleanno offrì un banchetto ai suoi grandi, ai comandanti e ai notabili della Galilea. 22  La figlia di Erodiade stessa entrò e danzò, e piacque ad Erode e a coloro che erano a tavola con lui; allora il re disse alla fanciulla: "Domandami tutto ciò che vuoi e io te lo darò". 23  E le giurò: "Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fino alla metà del mio regno!". 24  Ella uscì, e disse a sua madre: "Che cosa devo chiedere?". Quella rispose: "La testa di Giovanni Battista". 25  Ed ella, ritornata subito dal re, gli fece in fretta la richiesta, dicendo: "Io desidero che tu mi dia immediatamente, su un piatto, la testa di Giovanni Battista". 26  E il re, sebbene ne fosse molto rattristato, a motivo del giuramento e per rispetto dei convitati, non volle opporle un rifiuto. 27  Così il re mandò subito una guardia, con l’ordine di portargli la testa di Giovanni. 28  E quegli andò, lo decapitò in prigione e portò la sua testa su un piatto e la diede alla fanciulla, e la fanciulla la diede a sua madre. 29  E quando i suoi discepoli udirono ciò, vennero, presero il suo corpo e lo posero in un sepolcro. 

Erode deve fare una scelta e per non sfigurare agli occhi degli invitati sacrifica il rapporto con Dio. La figlia di Erodiade era una tentatrice e, assieme a sua madre, una serva di Satana. Chiedendo la testa di Giovanni, in realtà chiede a Erode il possesso sulla sua anima, destinata alla condanna eterna. Il sovrano non si ravvede e quando deve scegliere, rifiuta il Signore. Per lui il tempo della grazia è finito: ha ascoltato il Vangelo per molto tempo, ha avuto modo di capire ed ora deve scegliere. Atti racconta che è morto mangiato dai vermi, mentre veniva glorificato da un pubblico che lo ascoltava.

Mentre stiamo vivendo nel mondo abbiamo modo di sapere quale sarà la destinazione della nostra anima:

1 Giovanni 5:9-13.   Se noi accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è ancora più grande, poiché questa è la testimonianza di Dio che egli ha dato circa il suo Figlio. 10  Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in sé; chi non crede a Dio, lo ha fatto bugiardo, perché non ha creduto alla testimonianza che Dio ha reso circa suo Figlio. 11  E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel suo Figlio. 12  Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. 13  Ho scritto queste cose a voi che credete nel nome del Figlio di Dio, affinché sappiate che avete la vita eterna e affinché continuiate a credere nel nome del Figlio di Dio. 

Dobbiamo sapere con certezza di avere la vita eterna, poiché crediamo in Gesù e ci siamo ravveduti.

Giovanni 3:16-21.  Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17  Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18  Chi crede in lui non è condannato ma chi non crede è già condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19  Ora il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie. 20  Infatti chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprovate; 21  ma chi pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio". 

Molti subiranno la condanna eterna, non perché siano meno onesti di tanti altri, ma in base al rifiuto del figlio di Dio nella loro vita. Gesù è l’unica via, la luce e solo il credere in Lui porta alla vita eterna. 

Prima moltiplicazione dei pani

Questo miracolo è riportato in tutti e quattro i Vangeli.

Vs. 10.  Quando gli apostoli ritornarono, raccontarono a Gesù tutte le cose che avevano fatto. 

Gli Apostoli tornano dal viaggio e raccontano quanto essi hanno fatto, non tanto le meraviglie che Dio aveva compiuto tramite loro, dimenticando che il potere e l’autorità sono stati dati loro da Gesù.

Allora egli li prese con sé e si ritirò in disparte in un luogo deserto di una città, detta Betsaida. 

Allora Gesù li porta nel deserto per pregare, per cercare la faccia di Dio ed umiliarsi. Solo in quelle condizioni avviene la purificazione, l’unzione dello Spirito.

Vs. 11.  Ma quando le folle lo vennero a sapere, lo seguirono; 

Gesù non aveva mai un momento personale di riposo ed era sempre disponibile per chi aveva bisogno.

ed egli le accolse e parlava loro del regno di Dio, e guariva coloro che avevano bisogno di guarigione. Gesù è la risposta per ogni bisogno fisico, mentale, emotivo, economico…

vs. 12.  Or il giorno cominciava a declinare; e i dodici, accostatisi, gli dissero: "Congeda la folla, perché se ne vada per i villaggi e per le campagne d’intorno a trovare alloggio e nutrimento perché qui siamo in un luogo deserto". 

Le persone si stancano, perdono la pazienza o si irritano, ma il Signore è sempre disponibile.

Vs. 13.  Ma egli disse loro: "Date voi ad essi da mangiare". Essi risposero: "Noi non abbiamo altro che cinque pani e due pesci, a meno che andiamo noi stessi a comprare dei viveri per tutta questa gente". 

Probabilmente in questo caso il Signore voleva far loro comprendere come l’uomo sia dipendente in tutto da Dio e come le potenti opere che avevano compiuto durante il viaggio non fossero frutto del loro operare, bensì dell’agire del Padre attraverso loro. Gesù aveva dato loro il potere, che non era in loro, ma dato in dono. Non abbiamo  nulla di nostro da donare agli altri, se non Gesù stesso.

Allo stesso modo, i cristiani di oggi possono pensare che il lavoro da svolgere per l’evangelizzazione è troppo per le forze che esistono nella chiesa; infatti, le persone non convertite sono una moltitudine ed i cristiani sono pochi. Eppure, come accadde allora, anche a noi il Signore dice di dare a Lui ciò che abbiamo ed Egli compirà i miracoli.

Vs. 14-15.  Erano infatti circa cinquemila uomini. Ma egli disse ai suoi discepoli: "Fateli accomodare a gruppi di cinquanta". 15  Essi fecero così e fecero accomodare tutti. 

I discepoli obbediscono a Gesù e si preparano a sfamare la folla. Oggi in Italia tante persone, soprattutto i giovani, non comprendono il senso della vita, ricercano il soprannaturale, ma non sanno a chi rivolgersi. Vanno verso il satanismo oppure verso le dottrine esoteriche poiché hanno fame. A loro dobbiamo dare il pane della vita, l’unico che non perisce, che è Cristo Gesù.

Vs. 16.  Egli allora prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, li benedisse, li spezzò e li diede ai suoi discepoli, perché li distribuissero alla folla. 

Gesù prende il cibo e prega, offrendo ciò che aveva a Dio. Spezza il pane, atto che simboleggia il suo corpo spezzato per noi, grazie al quale la moltitudine viene saziata. Predicare Cristo crocifisso vuol dire espandere la salvezza.

Vs. 17.  E tutti mangiarono e furono saziati; Gesù è il pane che sazia, l’acqua che disseta per sempre, l’unico che soddisfa.

e dei pezzi avanzati ne raccolsero dodici ceste. Come gli Apostoli erano dodici, così le ceste avanzate sono dodici: hanno dato quel poco che avevano al Signore e sono stati benedetti in modo straordinario. 

Luca 6:38. Date e vi sarà dato: una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata in seno, perché con la misura con cui misurate, sarà altresì misurato a voi". 

Dare i soldi per l’opera di Dio è cosa buona, tuttavia ciò che Egli desidera è che l’intero nostro essere venga donato, corpo e anima, l’intera vita al nostro Padre.

La confessione di Pietro

18  Or avvenne che, mentre egli si trovava in disparte a pregare, i discepoli erano con lui. Ed egli li interrogò, dicendo: "Chi dicono le folle che io sia?". 19  Ed essi, rispondendo, dissero: "Alcuni dicono Giovanni Battista altri Elia ed altri uno degli antichi profeti che è risuscitato". 20  Ed egli disse loro: "E voi chi dite che io sia?". Pietro allora, rispondendo, disse: "Il Cristo di Dio". 21  Allora egli ingiunse loro severamente e comandò di non dirlo ad alcuno 22  dicendo: "E’ necessario che il Figlio dell’uomo soffra molte cose, sia rigettato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, sia ucciso e risusciti il terzo giorno". 

Del prendere la propria croce

23  Poi disse a tutti: "Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. 24  Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi perderà la sua vita per causa mia, la salverà. 25  Che giova infatti all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi rovina se stesso e va in perdizione? 26  Perché, se uno ha vergogna di me e delle mie parole, anche il Figlio dell’uomo avrà vergogna di lui, quando verrà nella gloria sua e del Padre e dei santi angeli. 27  Or io vi dico in verità che vi sono alcuni qui presenti che non gusteranno la morte, prima di aver visto il regno di Dio". 

La medesima storia viene narrata anche da Matteo, con una maggior dovizia di particolari:

Matteo 16:13-28. 13 Poi Gesù, giunto dalle parti di Cesarea di Filippo,

Cesarea di Filippo è una località vicino ai piedi del monte Hermon. E’ un territorio pagano, in cui veniva adorato il dio Pan.

domandò ai suoi discepoli: "Chi dicono gli uomini che io, il Figlio dell’uomo, sia?". Il Signore vuole sapere dai discepoli cosa dicevano di Lui le persone, coloro che non lo conoscevano, per poi portare la conversazione su un livello più personale, chiedendo ai suoi amici più stretti cosa credevano essi di Lui.

14  Ed essi dissero: "Alcuni, Giovanni Battista, altri Elia, altri Geremia, o uno dei profeti". Giovanni Battista parlava del ravvedimento ed era un evangelista, Elia era un uomo di miracoli e di potenza, Geremia parlava del giudizio e della condanna. Quindi, la folla vedeva questi tre elementi in Gesù. Oggi viene messo assieme a molti altri, paragonato ad altre figure religiose, ma Egli è profondamente diverso da tutti. Maometto parla di conquista attraverso la spada, Gesù vuole convertire attraverso la predicazione dei suoi seguaci.

15  Egli disse loro: "E voi, chi dite che io sia?". 16  E Simon Pietro, rispondendo, disse: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". La conoscenza di Dio è qualcosa di personale, diversa dal riferire cose dette da altri. Pietro dice che è il Cristo, colui che è stato tanto atteso e annunziato dai profeti per secoli, il Messia presentato da Daniele quale portatore di una giustizia eterna e colui che deve morire per il popolo, il figlio di un Dio che vive e opera, il mio Dio personale. Anche oggi Dio ci chiede chi crediamo che Egli sia, se uno qualunque o l’unico. Gesù è l’unica via che porta a Dio e tale verità è stata affermata da Lui stesso. Chi lo rigetta sarà condannato e posto nell’inferno, poiché il rapporto deve essere personale: “Cosa pensi tu di me ?” ci chiede il Signore, e noi dobbiamo rispondere in qualche modo. Pietro afferma che Egli è il Cristo, il figlio del Dio vivente, Colui nel quale crede e della cui santità fa una proclamazione pubblica. In Romani è scritto che con il cuore l’uomo crede, ma con la bocca confessa: non è sufficiente avere la fede nel cuore, poiché il Signore ci chiede di proclamarla apertamente; se ci vergogniamo di Lui, allo stesso modo Egli si vergognerà di noi. La confessione pubblica porta a compimento la salvezza e si esplica con il battesimo e con la testimonianza della propria fede.

17  E Gesù, rispondendo, gli disse: "Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. 18  Ed io altresì ti dico, che tu sei Pietro (=”petros”, una pietra staccata, che si può spostare, come un sasso), e sopra questa roccia(=”petra”, ossia un massiccio, qualcosa che non si può spostare poiché poderosa) io edificherò la mia chiesa e le porte dell’inferno non la potranno vincere. 

Gesù è il massiccio, il fondamento della chiesa. Daniele parla di una pietra staccata dalla montagna, ma non dalla mano umana, che diventa un grande regno e consuma tutti gli altri: qui stava profetizzando della chiesa.

1 Corinzi 10:1-4.   Ora, fratelli, non voglio che ignoriate che i nostri padri furono tutti sotto la nuvola e tutti passarono attraverso il mare, 2  tutti furono battezzati per Mosé nella nuvola e nel mare, 3  tutti mangiarono il medesimo cibo spirituale, 4  e tutti bevvero la medesima bevanda spirituale, perché bevevano dalla roccia spirituale che li seguiva; or quella roccia(torna il termine “petra”) era Cristo. 

Anche qui parla della roccia e dice chiaramente che si tratta di Gesù. Quindi, su di Lui e sulla verità che Egli è il Messia, il figlio del Dio vivente, viene edificata la chiesa. Egli è il salvatore del mondo e solo in Lui c’è speranza.

1 Corinzi 10:19-26. 19  Ed io ti darò le chiavi del regno dei cieli; tutto ciò che avrai legato sulla terra, sarà legato nei cieli, e tutto ciò che avrai sciolto sulla terra sarà sciolto nei cieli". 20  Allora egli ordinò ai suoi discepoli di non dire ad alcuno che egli era Gesù, il Cristo. 21  Da quel momento Gesù cominciò a dichiarare ai suoi discepoli che era necessario per lui andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, essere ucciso e risuscitare il terzo giorno. 

Gesù rivela loro di essere il Messia profetizzato da Daniele 9, colui che stabilirà un regno eterno attraverso la propria morte, portata a termine per il popolo. Egli sta andando incontro al proprio destino e di questo rende partecipi i discepoli.

22  Allora Pietro lo prese in disparte e cominciò a riprenderlo, dicendo: "Signore, Dio te ne liberi; questo non ti avverrà mai". 23  Ma egli, voltatosi, disse a Pietro: "Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini". 

Pochi attimi prima lo stesso Pietro aveva ricevuto una rivelazione da parte dello Spirito Santo circa l’identità di Gesù ed ora deve essere rimproverato così duramente, in quanto contesta il piano di Dio. Nella Bibbia vengono raccontati anche gli errori compiuti dai grandi uomini, in quanto essi siano per noi un incoraggiamento, comprendendo che il Signore si serve delle persone, indipendentemente dalle loro imperfezioni. Se, invece, di loro conoscessimo unicamente le gesta più eclatanti, saremmo portati a pensare di non essere in grado di raggiungere tali livelli e, quindi, di non essere degni di divenire strumenti nelle mani di Cristo.

24  Allora Gesù disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno mi vuole seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 

Il Signore fa comprendere ai discepoli che Egli non è il solo a dover andare in croce a morire per il mondo, ma che anche loro devono morire a loro stessi, rinnegando il proprio io.

25  Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la ritroverà. 26  Che giova infatti all’uomo, se guadagna tutto il mondo e poi perde la propria anima? Ovvero, che darà l’uomo in cambio dell’anima sua? 

Il segreto della felicità è nel morire a se stessi, nel rendere la propria vita al Signore: lì è la vita eterna ed un cristianesimo appagante. Pietro non voleva che Gesù morisse, ma il Signore gli ha detto che il suo ragionare veniva da Satana. Il nemico, infatti, desidera che continuiamo a vivere, per prendere possesso ella nostra mente e della nostra stessa esistenza. Se il Signore ha il dominio della nostra vita, invece, allora non siamo più noi a decidere, né tanto meno il demonio, ma Cristo stesso.

Galati 2:20-21.  Io sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e quella vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me. 21  Io non annullo la grazia di Dio perché, se la giustizia si ha per mezzo della legge, allora Cristo è morto invano. 

Questa deve essere un’affermazione che normalmente un credente può pronunciare nella sua quotidianità: la vita consacrata implica il fatto che sia Cristo a vivere al nostro posto, facendo di noi ciò che vuole.

27  Perché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli; e allora egli renderà a ciascuno secondo il suo operato. 28  In verità vi dico che alcuni di coloro che sono qui presenti non morranno prima d’aver visto il Figlio dell’uomo venire nel suo regno". 

La trasfigurazione

Vs. 28-29.  Or avvenne che circa otto giorni dopo questi discorsi, egli prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte per pregare. 29  E mentre egli pregava, l’aspetto del suo volto cambiò e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 

I discepoli hanno affermato mentalmente di credere nella divinità di Cristo ed ora, alcuni giorni dopo, sperimentano tale certezza in prima persona. Il Signore deve essere conosciuto personalmente, comprendendo che Egli è sempre presente e ci è vicino. Gesù sale sul monte per pregare ed avviene la trasfigurazione. Anche nel libro di Atti viene sempre sottolineato il fatto che ogni volta che si parla del pregare o della preghiera, subito dopo avviene qualche fatto eccezionale. Mentre prega, Gesù viene trasformato: se vogliamo essere trasformati dal Signore, allora dobbiamo pregare per cercare la presenza di Dio. La preghiera cambia le cose e risolve le situazioni.

La veste del Signore diviene candida, ossia bianca e pura: la preghiera ci purifica; diviene anche sfolgorante: la luce di Dio scende su di noi.

Vs. 30-31.  Ed ecco, due uomini parlavano con lui; essi erano Mosé ed Elia, 31  i quali, apparsi in gloria, parlavano della sua dipartita che stava per compiersi a Gerusalemme. 

Mosè e Elia, morti da tempo, sono ancora loro stessi: quindi, la reincarnazione non esiste.

Mosè ha portato la legge, Elia era un grande profeta, Giovanni Battista è stato l’ultimo profeta del vecchio patto. Tutto il vecchio testamento, rappresentato dalla legge e dai profeti, era presente davanti al Signore perché il piano di salvezza stava per giungere al termine. Il testo originale riporta la parola “exodos” per indicare la morte del Signore: come l’esodo dall’Egitto ha liberato il popolo dalla schiavitù, così la dipartita di Cristo avrebbe liberato tutti i cristiani dalla schiavitù della morte.

Vs. 32.  Or Pietro e i suoi compagni erano appesantiti dal sonno; ma, quando furono completamente svegli, videro la sua gloria e i due uomini che erano con lui. 

Qui Gesù non appare come uomo, bensì nella divinità, nella gloria.

Vs. 33.  E mentre questi si separavano da lui Pietro disse a Gesù: "Maestro, è bene per noi stare qui; facciamo dunque tre tende: una per te, una per Mosé e una per Elia"; ma egli non sapeva quello che diceva. 

Pietro è un impulsivo e non si rende conto che, stimando grandemente Mosè e Elia, stava mettendo Gesù al loro stesso livello. Ma Gesù è grandemente maggiore, poiché è Dio. Con il temine “tenda” veniva anche indicata una capanna fatta di foglie, avente un uso temporaneo.

Vs. 34-35.  E, mentre egli parlava così, venne una nuvola che li avvolse nella sua ombra; e i discepoli temettero, quando essi entrarono nella nuvola. 35  E una voce venne dalla nuvola dicendo: "Questi è il mio amato Figlio; ascoltatelo". 

Gesù è l’unico figlio, il Messia, il Dio vivente e nessuno è pari a Lui. Siamo nel nuovo patto, nato sul sangue di Cristo, mentre Mosè e Elia rappresentano le cose vecchie.

Luca 24:44-49.   Poi disse loro: "Queste sono le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: che si dovevano adempiere tutte le cose scritte a mio riguardo nella legge di Mosé, nei profeti e nei salmi". 45  Allora aprì loro la mente, perché comprendessero le Scritture, 46  e disse loro: "Così sta scritto, e così era necessario che il Cristo soffrisse e risuscitasse dai morti il terzo giorno 47  e che nel suo nome si predicasse il ravvedimento e il perdono dei peccati a tutte le genti, cominciando da Gerusalemme. 48  Or voi siete testimoni di queste cose. 49  Ed ecco, io mando su di voi la promessa del Padre mio; ma voi rimanete nella città di Gerusalemme, finché siate rivestiti di potenza dall’alto. 

Gesù è risorto e sta percorrendo la strada di Emmaus con due discepoli, ai quali rivela come tutto ciò che è contenuto nel Vecchio Testamento non era altro che un indirizzare la conoscenza delle persone verso di Lui, il Messia. Lo scopo degli uomini antichi è giunto al termine, poiché ora Gesù è venuto nel mondo: Galati afferma che la legge è stata il nostro precettore per portarci a Cristo, ma ora lo scopo si è esaurito. Ci ha resi coscienti della necessità del perdono, di un salvatore che ci risparmi dalla condanna: la legge ci ha giudicati, considerati colpevoli e condannati. Da qui la necessità di qualcuno che ci salvi da tale fine ineluttabile. La legge ci condannava e, come fa uno specchio, ci faceva vedere ciò che in noi è sbagliato, ma non era in grado di perdonarci. Quando comprendiamo il nostro bisogno di salvezza, grazie alla legge, ecco nascere la necessità di avere un salvatore: l’unico possibile è Cristo, la via che porta al Padre, la pietra angolare. La legge è venuta con Mosè, ma la grazia e la verità attraverso Gesù Cristo. La legge non è in grado di trasformare la vita umana, mentre ciò è possibile per la grazia.

2 Corinzi 3:4-18.   Or questa fiducia noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio; 5  non già che da noi stessi siamo capaci di pensare alcuna cosa come proveniente da noi stessi, ma la nostra capacità viene da Dio, 6  il quale ci ha anche resi ministri idonei del nuovo patto, non della lettera, ma dello Spirito, poiché la lettera uccide, ma lo Spirito dà vita. 7  Or se il ministero della morte, che era scolpito in lettere su pietre, fu glorioso tanto che i figli d’Israele non potevano fissare lo sguardo sul volto di Mosé, per la gloria del suo volto che però doveva essere annullata, 

Mosè era salito sul monte Sinai per ricevere la legge di Dio e quando scese aveva il volto talmente splendente per la gloria dell’Eterno, che fu necessario mettervi sopra un velo affinché non abbagliasse gli occhi delle persone. Qui, tuttavia, Paolo ci racconta qualcosa che nel Vecchio Testamento non viene detto, ovvero che tale velo ebbe anche lo scopo di nascondere il fatto che lo splendore di Dio andava via via scomparendo dal volto di Mosè.

8  quanto più glorioso sarà il ministero dello Spirito? 

Se il volto di Mosè era così tanto sfolgorante nel ricevere la legge, frutto del vecchio patto, tanto più glorioso è il nuovo patto, nato dal sangue di Gesù.

9  Se infatti il ministero della condanna fu circondato di gloria, molto più abbonderà in gloria il ministero della giustizia. 10  Per cui, sotto questo aspetto anche ciò che fu reso glorioso non fu veramente glorioso, se messo a confronto con la più eccellente gloria. 

La gloria sul volto di Mosè era splendente, ma effimera, duratura solo per un momento, mentre la gloria di Cristo è eterna e non ha mai fine. Paragonata ad essa, quella di Mosè è come il nulla, come il buio.

11  Perché, se ciò che doveva essere annullato fu circondato di gloria, sarà molto più glorioso ciò che è duraturo. 12  Avendo dunque questa speranza, usiamo una grande franchezza nel parlare, 13  e non facciamo come Mosé, che si metteva un velo sul proprio volto, affinché i figli d’Israele non fissassero il loro sguardo sulla fine di ciò che doveva essere annullato. 

Mosè ha posto un velo sul volto per nascondere il fatto che la gloria sarebbe stata annullata.

14  Ma le loro menti sono diventate ottuse; infatti, nella lettura dell’antico patto lo stesso velo rimane senza essere rimosso, perché il velo viene annullato in Cristo. 

Il Vecchio Testamento non racconta che il bagliore sul viso di Mosè avrebbe avuto fine, proprio perché è con Cristo che ogni cosa arriva al chiarimento.

Per i cristiani, nel momento in cui scoprono il disegno di Dio per la loro salvezza, è come se un velo venisse rimosso dai loro occhi, mentre prima di allora erano come ciechi.

15  Anzi fino ad oggi, quando si legge Mosé, un velo rimane sul loro cuore. 16  Ma quando Israele si sarà convertito al Signore, il velo sarà rimosso. 

I non credenti sono come ciechi anche oggi.

17  Or il Signore è lo Spirito, e dov’è lo Spirito del Signore, vi è libertà. 18  E noi tutti, contemplando a faccia scoperta come in uno specchio la gloria del Signore, siamo trasformati nella stessa immagine di gloria in gloria, come per lo Spirito del Signore. 

Se vogliamo essere trasformati dal Signore dobbiamo contemplare la Sua gloria.

Romani 12:1-2.  Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. 2  E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio. 

La nostra trasformazione non avviene attraverso la religione, le regole o i riti religiosi, bensì tramite la Parola di Dio, ovvero Gesù, e la preghiera. Per divenire un uomo di Dio dobbiamo impegnarci, rinunciare ad alcune cose che sono dannose per il nostro spirito, poiché davanti a noi c’è una gloria molto grande. La nostra meta non è certamente la salvezza, che ci viene donata per grazia, però se vogliamo essere uomini e donne di Dio dobbiamo fare una scelta ben chiara, impegnandoci davanti al Signore per capire chi Egli sia ed essere trasformati. Gli uomini di Dio evitano alcune cose, passano il tempo in preghiera, leggono la Parola e ne vengono trasformati. Quello con il Signore è un impegno quotidiano.

Ebrei 12:1-2.  Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 

I credenti sono come i corridori che partecipano ad una gara: in questa circostanza i pesi e i compromessi sono come delle zavorre, che fanno inciampare e perdere tempo. Per questo motivo tutti i compromessi vanno eliminati, per correre con perseveranza, ogni giorno, non solamente la domenica.

2  tenendo gli occhi su Gesù, Se vogliamo essere trasformati di gloria in gloria dobbiamo leggere la Parola e tenere gli occhi su Gesù, poiché Egli è la meta della nostra gara. I corridori non devono mai guardare indietro, altrimenti gli avversari guadagneranno terreno, ma sempre in avanti, verso la meta.

autore e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti, soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio. 

Vs. 36.  E, mentre quella voce parlava, Gesù si trovò tutto solo. Or essi tacquero, e in quei giorni non raccontarono nulla a nessuno di ciò che avevano visto. 

Ora Gesù è solo e gli apostoli guardano solamente a Lui.

Guarigione del fanciullo epilettico

Qui di seguito vengono descritti degli episodi che mostrano come la fede dei discepoli fosse molto labile ed il loro apprendimento estremamente lento. La carnalità che li caratterizza viene sottolineata a più riprese: sono increduli e non riescono a liberare il ragazzo dalla malattia, litigano per chi fosse il maggiore, poi vietano ad un altro credente di scacciare i demoni, infine giudicano gli altri con estrema superficialità. Chiaramente Gesù dice loro di essere guidati dallo spirito di Satana.

Vs. 37-41.  Or il giorno seguente, quando discesero dal monte, avvenne che una gran folla venne incontro a Gesù. 38  Ed ecco, un uomo fra la folla si mise a gridare, dicendo: "Maestro, ti prego, volgi lo sguardo su mio figlio perché è l’unico che ho. 39  Ed ecco, uno spirito lo prende e subito egli grida; poi lo contorce e lo fa schiumare, e se ne va da lui a fatica, dopo averlo straziato. 40  Io ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non hanno potuto". 41  E Gesù, rispondendo, disse: "O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Porta qui tuo figlio". 

Notevole è il contrasto tra la straordinaria esperienza spirituale appena vissuta e la narrazione della loro totale incapacità nell’affrontare un caso di possessione demoniaca.

Vs. 42-45.  E mentre il fanciullo si avvicinava, il demone lo contorse e lo straziò. Ma Gesù sgridò lo spirito immondo, guarì il fanciullo e lo rese a suo padre. 43  E tutti rimasero sbalorditi della magnificenza di Dio. Ora, mentre tutti si meravigliavano per tutte le cose che Gesù faceva, egli disse ai suoi discepoli: 44  "Voi, riponete queste parole nei vostri orecchi, perché il Figlio dell’uomo sarà dato nelle mani degli uomini". 45  Ma essi non compresero questo parlare; ed era loro velato per cui non lo potevano intendere, e temevano di interrogarlo in merito a ciò che aveva detto.

La gente vedeva i miracoli come fatti straordinari, ma non come l’opera di un Dio al quale bisogna arrendersi. 

Ora Gesù parla ai discepoli della sua morte, ma essi non comprendono e non osano chiedergli alcuna spiegazione. 

Il maggiore nel regno dei cieli

Vs. 46-48.  Poi sorse fra loro una disputa: chi di loro fosse il maggiore. 47  Allora Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un piccolo fanciullo e se lo pose accanto 48  e disse loro: "Chi riceve questo piccolo fanciullo nel nome mio, riceve me e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato, perché chi è il più piccolo di tutti voi, questi sarà grande". 

I discepoli dimostrano di essere orgogliosi e desiderosi di emergere l’uno sull’altro, eppure l’umiltà dovrebbe essere una caratteristica dominante nei cristiani. Infatti, mentre Gesù parlava loro del suo imminente sacrificio per il bene degli uomini, essi pensavano a se stessi ed al proprio tornaconto. In questo dimostrano di essere ben lontani dallo spirito del Signore.

Chi non è contro di noi è per noi

Vs. 49-50.  Or Giovanni prese la parola e gli disse: "Maestro, noi abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo proibito, perché non ti segue con noi". 50  Ma Gesù gli disse: "Non glielo proibite. perché chi non è contro di noi è per noi".

Un uomo seguace di Cristo scaccia i demoni e i discepoli glielo impediscono poiché ritengono che solo coloro che seguono Gesù possono farlo. Quell’uomo, invece, pur non essendo membro dello stretto giro che si trovava vicino al Signore, era pronto a servire Dio nel nome di Gesù. Che il Signore ci liberi dal considerare solamente il nostro gruppo come quello che ha in sé la rivelazione, poiché la visione corretta è quella della chiesa universale, del popolo di Dio.

Gesù è in viaggio verso Gerusalemme, anche se il suo ministerio non è ancora concluso. Mentre fino ad ora Luca ci ha parlato delle azioni compiute dal Signore, ora si dedica alla narrazione di ciò che ha insegnato ai discepoli.

I Samaritani respingono Gesù

Vs. 51-56.  Or avvenne che, mentre si stava compiendo il tempo in cui egli doveva essere portato in cielo, egli diresse risolutamente la sua faccia per andare a Gerusalemme, 52  e mandò dei messaggeri davanti a sé. Ed essi, partiti, entrarono in un villaggio dei Samaritani, per preparargli un alloggio. 53  Ma quelli del villaggio non lo vollero ricevere, perché egli camminava con la faccia rivolta a Gerusalemme. 

I Samaritani non volevano avere a che fare con coloro che andavano verso Gerusalemme e, quindi, negano l’ospitalità a Gesù.

54  Visto ciò, i suoi discepoli Giacomo e Giovanni dissero: "Signore, vuoi che diciamo che scenda fuoco dal cielo e li consumi, come fece anche Elia?". 

Questo atteggiamento sembra molto arrogante a Giacomo e a Giovanni, i quali vorrebbero incenerire i Samaritani, evocando quanto fece Elia circa i profeti di Baal. E’ vero, tuttavia, che Elia bruciò l’altare e le pietre che lo costituivano, non le persone, anche se poi ha giustiziato i sacerdoti pagani con la spada. Tuttavia i discepoli, che ritengono di essere superiori a tali persone, propongono di essere essi stessi quelli che invocano il fuoco dal cielo, dimenticando che poco prima non erano stati in grado di cacciare dei demoni. Ora, addirittura, desiderano uccidere delle persone.

55  Ma egli si voltò verso di loro e li sgridò dicendo: "Voi non sapete di quale spirito siete; 56  poiché il Figlio dell’uomo non è venuto per distruggere le anime degli uomini, ma per salvarle". Gesù non era venuto per giudicare, ma per portare la grazia alle persone. Poi andarono in un altro villaggio. Anche  i cristiani di oggi tendono ad essere carnali, veloci nel giudicare, settari, desiderosi di primeggiare sugli altri e increduli. E’ comunque incoraggiante notare che Gesù, anche se con un rimprovero, ha affermato che Egli resterà con noi e ci sopporterà fino alla fine del mondo. Nel nostro cuore c’è il desiderio di essere uomini e donne di Dio, di essere come il nostro Signore, eppure i nostri peccati molte volte ci demoralizzano, poiché ci mostrano come siamo, contenziosi, orgogliosi, settari, ricolmi di imperfezioni. Le nostre contraddizioni ci opprimono, però per noi c’è speranza, poiché Gesù è con noi e non ci abbandona. Anche questi Apostoli sono un esempio, poiché nonostante i numerosi errori, essi sono stati usati da Dio per essere la base della chiesa nel mondo ed ancora oggi la loro vita è un esempio per tutti coloro che si accostano alla lettura della Bibbia. Il nemico ci accusa e cerca di demoralizzarci per allontanarci dall’opera di Dio, ma lo Spirito Santo, al contrario, ci compunge per spingerci al miglioramento e per conformarci all’immagine di Gesù. 

Del seguire Gesù

Alcune persone dichiarano di voler seguire Gesù, tuttavia dimostrano di non aver compreso cosa comporti tale impegno. Il Signore vuole trasformarci in suoi servi, ma tale fatto ha delle conseguenze, ovvero un impegno preciso, grazie al quale ci vengono fatte delle precise richieste. Dio è amore, ci ama moltissimo, ci dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno, tuttavia ci chiede di venir onorato, poiché è santo. Il cristiano non può vivere secondo i propri desideri, in trasgressioni e dissolutezze, ma seguire i principi cristiani, vivendo separato. Siamo stati comprati a caro prezzo ed ora dobbiamo vivere secondo il volere di Dio.

Vs. 57-58. Or avvenne che, mentre camminavano per la via, qualcuno gli disse: "Signore, io ti seguirò dovunque andrai" Matteo dice che si trattava di uno scriba, quindi un uomo colto e agiato. 58  Ma Gesù gli disse: "Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi; ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo". 

Seguire Gesù vuol dire non fare affidamento in un tenore di vita lussuoso. Questo uomo ricorda Pietro, il quale era certo di voler seguire il Signore fino in fondo, a differenza degli altri discepoli, che erano anche capaci di rinnegarlo. Invece, fu proprio Pietro colui che rinnegò Gesù, anzi, la terza volta disse addirittura di non conoscerlo. Forse anche quest’uomo, legato all’emotività, ha fatto grandi promesse al Signore, tuttavia non ha considerato le conseguenze di tale affermazione: era un benestante e probabilmente non  ha pensato alle rinunce che il seguire Gesù comporta. Chi segue il Signore non può porre fiducia nei beni materiali, bensì vivere per fede nell’intervento di Dio. Il cristiano che possiede dei beni li deve usare per il progredire dell’opera del Padre, ma non deve porre in essi la propria fiducia.

Vs. 59-60.  Poi disse ad un altro: "Seguimi!". Ma quello rispose: "Signore, permettimi prima di andare a seppellire mio padre". 60  Gesù gli disse: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti, ma tu va’ ad annunziare il regno di Dio". 

Alcuni ritengono che, se questo uomo avesse avuto in casa il cadavere del padre, certamente non si sarebbe trovato presso Gesù, bensì ad adempiere gli obblighi di un servizio funebre. Tale frase, quindi, viene interpretata come il permesso a rimanere a casa fino a quando suo padre non fosse morto, quindi a tempo indeterminato. Per questo Gesù lo rimprovera  e gli dice di lasciare ai non convertiti gli obblighi terreni, mentre egli doveva andare ad occuparsi della predicazione della Parola.

Vs. 61-62.  Ancora un altro gli disse: "Signore io ti seguirò, ma permettimi prima di congedarmi da quelli di casa mia". 62  Gesù gli disse: "Nessuno che ha messo la mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio". 

Questo uomo dimostra una certa riluttanza a guardare avanti e ricorda coloro che non seguono il Signore senza il permesso della famiglia. Gesù dice che non bisogna guardare indietro. Queste sono le cose che impediscono il seguire Gesù: le cose materiali, il lavoro e la famiglia.

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