Luca 6

Luca 6:1-11
Craig Quam
Luca 6:12-20
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Luca 6:20-23
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Luca 6:27-38
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Luca 6:37-42
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Luca 6:43-46
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Luca 6:46-49
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Cap. 6

Gesù signore del sabato.

Vs. 1-4.  Or avvenne in un giorno di sabato, dopo il grande sabato, che egli camminava attraverso i campi di grano, ed i suoi discepoli coglievano delle spighe e le mangiavano, sfregandole con le mani. 2  E alcuni dei farisei dissero loro: "Perché fate ciò che non è lecito fare nei giorni di sabato?". 3  Ma Gesù, rispondendo, disse loro: "Non avete voi letto ciò che fece Davide e coloro che erano con lui quando ebbe fame? 4  Come egli entrò nella casa di Dio, prese i pani della presentazione, e ne mangiò e ne diede anche a quelli che erano con lui, sebbene non fosse lecito mangiarne se non ai soli sacerdoti?".

Il sabato.

Uno dei punti principali del conflitto tra le autorità giudaiche e Cristo riguardava il modo giusto di osservare il sabato. I giudei vedevano questa prescrizione come qualcosa di molto serio, al punto da aver istituito  una serie di regole minuziose e repressive, ma ne avevano dimenticato totalmente il significato. Gesù, invece, sta sconvolgendo tutte le loro convinzioni poiché vuole stabilire un nuovo patto, totalmente diverso dal precedente.

Genesi 2:1-3.  Così furono terminati i cieli e la terra e tutto il loro esercito. 2  Pertanto il settimo giorno, DIO terminò l’opera che aveva fatto, e nel settimo giorno si riposò da tutta l’opera che aveva fatto. 3  E DIO benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso DIO si riposò da tutta l’opera che aveva creato e fatto.

Dio ha creato tutto l’universo in sei giorni, mentre il settimo ha riposato; in questo modo ha voluto insegnarci che deve esistere il giusto riposo.

Marco 2:27-28.  Poi disse loro: "Il sabato è fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato. 28  Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato".

I farisei avevano fatto un idolo del sabato, contornato da una serie di rituali: questo era più importante dell’amore e della misericordia.

L’uomo è il capolavoro della creazione, importante agli occhi di Dio. Per noi Egli ha istituito il sabato.

Ancora oggi ci sono delle idee controverse circa questo argomento, poiché alcuni affermano che la riunione di culto dovrebbe cadere in quel giorno e non la domenica. L’usanza di scegliere tale giorno per il Signore risale al tempo di Atti, quando la chiesa primitiva volle celebrare la resurrezione di Cristo.

Romani 14:4-8.    Chi sei tu che giudichi il domestico altrui? Stia egli in piedi o cada, ciò riguarda il suo proprio signore, ma sarà mantenuto saldo, perché Dio è capace di tenerlo in piedi. 5  L’uno stima un giorno più dell’altro, e l’altro stima tutti i giorni uguali; ciascuno sia pienamente convinto nella sua mente. 6  Chi ha riguardo al giorno, lo fa per il Signore; chi non ha alcun riguardo al giorno lo fa per il Signore; chi mangia lo fa per il Signore e rende grazie a Dio; e chi non mangia non mangia per il Signore e rende grazie a Dio. 7  Nessuno di noi infatti vive per se stesso, e neppure muore per se stesso, 8  perché, se pure viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore, dunque sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore. 

Paolo dichiara chiaramente che il Signore può essere celebrato in un giorno specifico, oppure in un altro: ogni soluzione in merito va bene per Dio. Infatti, non seguiamo le prescrizioni circa i giorni oppure determinati rituali, bensì lo Spirito Santo. Questo è quanto Gesù desiderava insegnare ai Giudei del tempo; è il momento di vivere qualcosa di nuovo, che scaturisca dal cuore dell’uomo e lo guidi ogni giorno nel suo cammino.

Vs. 5.  Poi disse loro: "Il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato". 

“Figlio dell’uomo” era un titolo che designava il Messia ed era ben compreso dai farisei: egli stava affermando di essere il creatore di tutte le cose, quindi anche del sabato, e di avere ogni autorità su di esso. Era un’affermazione sconcertante perché il sabato era un’istituzione divina. Essere signore del sabato voleva dire occupare una posizione elevata, al pari di Dio.

Guarigione dell’uomo dalla mano secca.

Gesù compie un altro miracolo di sabato.

Vs. 6-7.  Or avvenne in un altro sabato che egli entrò nella sinagoga e insegnava; or là c’era un uomo la cui mano destra era secca. 7  E i farisei e gli scribi lo stavano osservando se lo avesse guarito di sabato per poi accusarlo. 

Di nuovo gli scribi e i farisei desiderano una scusa per accusarlo e non sono interessati alla guarigione o all’amore che il Signore esprime. Ogni cristiano deve distogliere gli occhi dagli altri e tenerli fermamente in Gesù.

Ebrei 12:1-2.  Anche noi dunque, essendo circondati da un così gran numero di testimoni, deposto ogni peso e il peccato che ci sta sempre attorno allettandoci, 

Ognuno di noi ha attorno a sé tutti suoi peccati, i quali operano affinché inciampi, ed è per questo motivo che Paolo ci dice di deporli. In questo momento gli angeli sono con noi e guardano il conflitto che viviamo qui sulla terra contro le forze del male.

corriamo con perseveranza la gara che ci è posta davanti, 

se stiamo correndo una gara contro il nemico, certamente non possiamo guardare indietro o vicino a noi, poiché perderemmo tempo e romperemo il passo che stiamo utilizzando; dobbiamo guardare davanti verso la nostra meta, ossia la corona della vita. Non dobbiamo guardare gli altri, poiché crederemo di scorgere dei motivi per gloriarci; guardiamo alla meta, in modo da renderci conto che dobbiamo percorrere ancora molta strada.

tenendo gli occhi su Gesù, autore (Egli è colui che ha iniziato un’opera nella nostra vita e che la porterà a termine) e compitore della nostra fede, il quale, per la gioia che gli era posta davanti,( noi, la chiesa) soffrì la croce disprezzando il vituperio e si è posto a sedere alla destra del trono di Dio. 

Come credenti siamo chiamati a tenere gli occhi fissi su Gesù: se guardiamo gli altri, come facevano gli scribi e i farisei, perderemo la gioia e non faremo festa con il Signore. Satana ci inganna, desiderando che perdiamo tempo nella critica dei fratelli. In questo modo egli ci incatena poiché non è nostro compito controllare gli altri e giudicarli.

Molti credenti intraprendono il proprio cammino seguendo Gesù, come i Galati, ma poi si perdono dietro alle prescrizioni della legge poiché distolgono gli occhi dal Signore. Non dobbiamo essere così. Ogni giorno camminiamo per grazia, così come per grazia siamo stati salvati.

Colossesi 2:11-23.   

I Colossesi avevano distolto lo sguardo dal Signore, camminando nel legalismo.

11 nel quale siete anche stati circoncisi di una circoncisione, fatta senza mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, mediante lo spogliamento del corpo dei peccati della carne: 12  essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. 13 E con lui Dio ha vivificato voi, che eravate morti nei peccati e nell’incirconcisione della carne, perdonandovi tutti i peccati. 14  Egli ha annientato il documento fatto di ordinamenti, che era contro di noi e che ci era nemico, e l’ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce; 15  avendo quindi spogliato le potestà e i principati, ne ha fatto un pubblico spettacolo, trionfando su di loro in lui. 16  Nessuno dunque vi giudichi per cibi o bevande, o rispetto a feste, a noviluni o ai sabati; 17  queste cose sono ombra di quelle che devono venire; ma il corpo è di Cristo. 18  Nessuno vi derubi del premio con un pretesto di umiltà e di culto degli angeli, fondandosi su cose che non ha visto, essendo temerariamente gonfio a motivo della sua mente carnale 19  e non attenendosi al capo, da cui tutto il corpo, ben nutrito e tenuto insieme mediante le giunture e le articolazioni cresce con l’accrescimento che viene da Dio. 20  Se dunque siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché vi sottoponete a dei precetti come se viveste nel mondo, quali: 21  “Non toccare, non assaggiare, non maneggiare”, 22  tutte cose che periscono con l’uso, secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? 23  Queste cose hanno sì qualche apparenza di sapienza nella religiosità volontariamente scelta, nella falsa umiltà e nel trattamento duro del corpo, ma non hanno alcun valore contro le intemperanze carnali. 

Non permettiamo al nemico di derubarci della gioia e della festa che viviamo in Gesù. Egli vuole costringerci nei regolamenti e metterci a catena, ma le cose di un tempo sono un’ombra di ciò che deve venire; il settimo giorno è il riposo, quello che abbiamo nel Signore, il compitore di ogni cosa: Egli ha fatto tutto per noi e noi per fede entriamo nel suo riposo.

Ebrei 4:1-16.      

Parla del riposo sabbatico.

1  Perciò, poiché rimane ancora una promessa di entrare nel suo riposo, abbiamo timore perché qualcuno di voi non ne resti escluso. 2  Infatti a noi come pure a loro è stata annunziata la buona novella, ma la parola della predicazione non giovò loro nulla, non essendo stata congiunta alla fede in coloro che l’avevano udita. 

Sta parlando del popolo ebraico liberato dall’Egitto, che non entrò nella terra promessa in quanto non ha creduto a Dio.

3  Noi infatti, che abbiamo creduto, entriamo nel riposo come egli disse: "Così giurai nella mia ira: Non entreranno nel mio riposo". E così disse, sebbene le sue opere fossero terminate fin dalla fondazione del mondo. 4  In qualche luogo infatti, a proposito del settimo giorno, egli disse così: "E Dio si riposò nel settimo giorno da tutte le sue opere"; 5  e ancora in questo passo: "Non entreranno nel mio riposo".

Dio ha portato il popolo alla terra promessa, in cui scorrevano latte e miele; ha detto loro di entrare nel luogo da Lui preparato per i suoi figli, ma essi non hanno creduto. Per questo non sono entrati e non hanno goduto dei benefici di Dio, rimanendo nel deserto e vagando per 40 anni. La medesima cosa accade per gli uomini di oggi: Dio ha preparato un regno per noi, fin dalla creazione ed ora sta all’uomo accettarlo ed entrare, oppure rimanerne escluso.

 6  Poiché dunque rimane per alcuni di entrarvi, mentre quelli a cui prima fu annunziata la buona novella non vi entrarono a motivo della loro incredulità, 7  egli determina di nuovo un giorno: Oggi dicendo dopo tanto tempo, come è stato detto prima per mezzo di Davide: "Oggi, se udite la sua voce, non indurite i vostri cuori". 

OGGI è il momento di lasciare la vita legalista per entrare nel riposo di Dio.

8  Perché, se Giosuè avesse dato loro riposo, Dio non avrebbe in seguito parlato di un altro giorno. 9  Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio. 

Chi entra nell’opera di Cristo gode del riposo.

10  Chi infatti è entrato nel suo riposo, si è riposato anch’egli dalle proprie opere, come Dio dalle sue. 

Per entrare nel riposo dobbiamo smettere di guadagnare il favore di Dio tramite delle opere che ci costano fatica, ma con l’umiltà e con la consapevolezza di essere peccatori; mettiamo la nostra vita nelle mani di Dio, che ha già preparato il luogo per noi. Entriamoci per fede, poiché presso Cristo c’è gioia, pace e riposo.

11  Diamoci da fare dunque per entrare in quel riposo, affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza, 

Anche noi cadremo se, come i Giudei, saremo increduli.

12  La parola di Dio infatti è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore. 

La religiosità va bene per gli uomini, ma la Parola di Dio penetra nella profondità, ovvero fino al midollo. 

13  E non vi è alcuna creatura nascosta davanti a lui, ma tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto. 

La religiosità deve essere gettata via, poiché, anche se ci permette di apparire giusti agli occhi degli altri, davanti a Dio siamo totalmente scoperti, in quanto Egli conosce il nostro cuore.

14  Avendo dunque un gran sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, riteniamo fermamente la nostra confessione di fede. 15  Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato. 

Noi non siamo giudicati da un religioso, bensì da Colui che ci comprende in quanto ha vissuto nelle nostre medesime condizioni. E’ stato tentato in ogni modo umano, ma ha vinto il male; per questo, se lo permetteremo, anche nella nostra vita Egli riporterà delle vittorie in ogni ambito. Mettiamo nelle sue mani ogni area della nostra vita.

16  Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno. 

Ogni giorno abbiamo bisogno di entrare nella grazia di Dio per affrontare i problemi della vita: in Lui c’è la vittoria, dal momento che le nostre forze sono fallaci.

Vs. 8-11.  Ma egli conosceva i loro pensieri e disse all’uomo dalla mano secca: "Alzati e mettiti qui nel mezzo". Ed egli si alzò in piedi. 9 Quindi Gesù disse loro: "Io vi domando: E’ lecito, nei giorni di sabato fare del bene o del male, salvare una persona o ucciderla?". 10 E, volgendo lo sguardo intorno su tutti loro, disse a quell’uomo: "Stendi la tua mano!". Ed egli lo fece, e la sua mano fu resa sana come l’altra. 11  Ma essi furono pieni di rabbia e discutevano fra loro che cosa potessero fare a Gesù. 

Elezione dei dodici.

Vs. 12.  Or avvenne in quei giorni che egli se ne andò sul monte a pregare, e passò la notte in preghiera a Dio. 

Prima di prendere una decisione importante Gesù ha pregato per l’intera notte, poi  ha scelto 12 apostoli tra i numerosi discepoli che lo seguivano. Ciò è accaduto prima di iniziare una nuova giornata. I prescelti avrebbero fondato la chiesa dopo di Lui, pietra angolare. Se il figlio di Dio ha cercato così intensamente la guida del Padre prima di agire, tanto di più noi. Invece, molto spesso agiamo di nostra iniziativa, e solo successivamente chiediamo a Dio di benedire le nostre scelte. Ogni aspetto della nostra vita deve essere davanti all’Eterno: il tipo di lavoro, la scelta della casa, il compagno della vita…; Dio deve poterci guidare ogni giorno.

Proverbi 3:5-6.   Confida nell’Eterno con tutto il tuo cuore e non appoggiarti sul tuo intendimento; 6  riconoscilo in tutte le tue vie, ed egli raddrizzerà i tuoi sentieri.

In ogni area della nostra vita dobbiamo dare a Dio la signoria, in quanto Egli per noi ha ideato un ottimo piano di vita.

Giacomo 4:13-16.  E ora a voi che dite: "Oggi o domani andremo nella tale città, e vi dimoreremo un anno, commerceremo e guadagneremo", 14  mentre non sapete ciò che accadrà l’indomani. Cos’è infatti la vostra vita? In verità essa è un vapore che appare per un po’ di tempo, e poi svanisce. 15  Dovreste invece dire: "Se piace al Signore e se saremo in vita, noi faremo questo o quello". 16  Voi invece vi vantate nella vostra arroganza; ogni vanto di questo genere è cattivo. 17  Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato.

Se vogliamo che la nostra vita sia benedetta dobbiamo metterla nelle mani di Dio, col quale è doveroso trascorrere del tempo in preghiera, per non perdere il rapporto meraviglioso di figliolanza che abbiamo in Gesù per grazia.

Gesù prega di notte, nel momento del riposo, quando sui prati scende la rugiada, che disseta e dà vita. Quando il popolo di Dio era nel deserto, la manna dava loro il nutrimento e, quindi, la vita. Essa è una figura del Signore Gesù e del rapporto quotidiano che abbiamo con Lui.

Esodo 16:4.  L’Eterno disse a Mosè: "Ecco, io farò piovere per voi del pane dal cielo; e il popolo uscirà e raccoglierà ogni giorno la provvista del giorno, perché io lo voglio mettere alla prova per vedere se camminerà o no secondo la mia legge. 

Nel deserto non vi era alcun modo per nutrirsi, tuttavia il Padre fece cadere dal cielo il nutrimento necessario; Egli provvide ai suoi figli, così come oggi vuole fare per noi, se rendiamo ogni cosa a Lui.

Esodo 16:12.  "Io ho udito le mormorazioni dei figli d’Israele; parla loro, dicendo: "Sull’imbrunire mangerete della carne e al mattino sarete saziati di pane; e conoscerete che io sono l’Eterno, il vostro DIO"". 

Esodo 16:16-17.  Ecco quel che l’Eterno ha comandato: Ne raccolga ognuno quanto gli basta per il suo nutrimento, un omer a testa, secondo il numero delle persone che siete; ognuno ne pigli per quelli che sono nella sua tenda". 17  I figli d’Israele fecero così; gli uni ne raccolsero di più e gli altri di meno. 

La manna deve essere raccolta ogni giorno, come ogni giorno dobbiamo curare il rapporto spirituale col Signore.

Esodo 16:13-21.  Così, verso sera avvenne che salirono delle quaglie e ricopersero il campo; e al mattino c’era uno strato di rugiada intorno al campo. 14  Poi lo strato di rugiada scomparve, ed ecco sulla superficie del deserto una cosa fine e tonda, minuta come la brina sulla terra. 

La manna era nella rugiada e si vedeva quando quest’ultima si asciugava. La manna è Gesù, il pane della vita, e la rugiada è acqua, lo Spirito Santo: ogni giorno dobbiamo raccogliere dal figlio e dallo Spirito Santo.

15  Quando i figli d’Israele la videro, si dissero l’un l’altro: "Che cos’è?", perché non sapevano che cosa fosse. E Mosè disse loro: "Questo è il pane che l’Eterno vi ha dato da mangiare. 16  Ecco quel che l’Eterno ha comandato: Ne raccolga ognuno quanto gli basta per il suo nutrimento, un omer a testa, secondo il numero delle persone che siete; ognuno ne pigli per quelli che sono nella sua tenda". 17  I figli d’Israele fecero così; gli uni ne raccolsero di più e gli altri di meno. 18  Lo misurarono con l’omer; or chi ne aveva raccolto molto non n’ebbe troppo; e chi ne aveva raccolto poco non ne mancò. Ognuno ne raccolse in base al suo bisogno di cibo. 19  Poi Mosè disse loro: "Nessuno ne avanzi fino al mattino". 20  Ma essi non ubbidirono a Mosè e alcuni ne avanzarono fino all’indomani; e questo imputridì producendo vermi e mandò fetore; e Mosè si adirò contro costoro. 21  Così lo raccoglievano tutte le mattine: ciascuno in base al suo bisogno di cibo; ma quando il sole si faceva caldo, quello si scioglieva. 

Il popolo disobbedisce ed ottiene come risultato un cibo putrefatto. Così accade ogni qualvolta che ignoriamo il volere divino.

Un altro insegnamento di questi versetti è il fatto che non possiamo vivere della manna di ieri, della conversione di 20 anni fa, del ricordo della chiesa dove eravamo: la fonte della nostra vita è il Signore Gesù che incontriamo oggi.

Giovanni 6:48-51.   Io sono il pane della vita. 49  I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. 50  Questo è il pane che discende dal cielo affinché uno ne mangi e non muoia, 51  Io sono il pane vivente che è disceso dal Cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; or il pane che darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo". 

Questi versetti confermano quanto detto.

Gesù ci dà la vita, se confidiamo in Lui in ogni istante.

Osea 14:1-7. Qui vediamo punto per punto una sorta di ricetta da parte di Dio su come ravvivarci.

1  O Israele, torna all’Eterno, il tuo DIO, perché sei caduto per la tua iniquità. 

Prima cosa: torniamo a Dio, poiché Egli chiede a noi di mostrare la nostra volontà ad agire ed a ravvederci. Siamo il popolo di Dio, ma siamo lontani del Signore, sviati, abbiamo cuori induriti. 

  1.  Prendete con voi delle parole e tornate all’Eterno. Ditegli: "Togli via ogni iniquità e accetta ciò che è buono, e noi ti offriremo i sacrifici delle nostre labbra. 

Seconda cosa: chiediamo perdono a Dio, affinché tolga l’iniquità dalla nostra vita.

3  L’Assiria non ci salverà, non cavalcheremo più su cavalli e non diremo più all’opera delle nostre mani: "Tu sei il nostro Dio", perché presso di te l’orfano trova misericordia". 

Terza cosa: confessare di avere degli idoli ed abbandonarli.

Quarta cosa: cercare la misericordia di Dio, chiedendo perdono.

Se compiremo tali azioni, allora Dio opererà:

4  "Io guarirò il loro traviamento, li amerò grandemente, perché la mia ira si è ritirata da loro. 5  Sarò come la rugiada per Israele; cioè colei che dà la linfa vitale, il vigore, la forza.

egli fiorirà come il giglio e affonderà le sue radici come i cedri del Libano. 

Dio darà forza al nostro ministerio.

6  I suoi rami si estenderanno, la sua bellezza sarà come quella dell’ulivo, la sua fragranza come quella del Libano. 7  Quelli che abitano alla sua ombra ritorneranno, rivivranno come il grano, fioriranno come la vite e saranno celebri come il vino del Libano. 

Qui è il risveglio, la nuova vita all’ombra dell’Eterno, in preghiera e in comunione.

Vs. 13.  E quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli, e ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli: 

I discepoli erano un gruppo di persone unite a Cristo in modo stretto, dal momento che lo seguivano ed apprendevano da Lui. Sceglie 12 apostoli, tanti quanti le tribù di Israele. L’apostolo è un inviato, un messaggero.

Vs. 14-16.  Simone, che soprannominò Pietro, e Andrea suo fratello, Giacomo e Giovanni, Filippo e Bartolomeo, 15  Matteo e Tommaso, Giacomo d’Alfeo e Simone, chiamato Zelota, 16  Giuda, fratello di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu anche il traditore. 

Simone viene chiamato Pietro, che significa “pietra, roccia”. Per l’attribuzione di tale nome vedere Giovanni 1:42.

Simone lo Zelota forse apparteneva al gruppo degli Zeloti, ben conosciuti per la loro resistenza violenta a Roma.

Il termine “Iscariota” probabilmente significa “uomo di Cheriot”, città della Giudea (Gios. 15:25), o di Moab (Ger. 48:24). Se è così, Giuda era l’unico dei 12 a non essere Galileo.

Il sermone ai piedi del monte.

17  Poi, sceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante, con la folla dei suoi discepoli e con un gran numero di popolo da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per udirlo e per essere guariti dalle loro malattie; 18  e anche quelli che erano tormentati da spiriti immondi erano guariti. 19  E tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una potenza che guariva tutti. 

Qui parla chiaramente di una potenza che riguarda la guarigione del fisico dell’uomo, tuttavia a Dio interessa primariamente la guarigione spirituale, al fine di avere la vita eterna. Tutti coloro che toccavano Gesù venivano guariti; sarebbe bellissimo pensare che tutti coloro che vengono a contatto con i cristiani ricevano la benedizione che deriva dal Padre.

Ora Gesù afferma che coloro che soffrono a causa del Suo nome devono gioire per questo motivo. Si sta rivolgendo ai discepoli, ovvero anche a coloro che oggi desiderano seguirLo. Infatti, chi nel mondo piange, è povero o ha fame per causa degli eventi della vita, non è beato, mentre lo è sicuramente chi soffre a causa di Gesù.

Per il mondo “è beato” colui che è benedetto nelle cose materiali, mentre per Dio la beatitudine viene dall’essere vicino a Lui. Molti discepoli seguivano il Signore per ottenere da lui guarigioni e miracoli, non per una convinzione spirituale.

Vs. 20. Quindi egli, alzati gli occhi verso i suoi discepoli, 

Sta parlando ai discepoli, incitandoli ad essere veramente tali, non dei seguaci superficiali.

diceva: "Beati voi, poveri perché vostro è il regno di Dio. 

Chi è povero per il nome di Gesù è beato, poiché sa di non poter contare sulle proprie risorse, bensì unicamente su Dio; quindi è umile.

2 Corinzi 8:9. Voi conoscete infatti la grazia del Signor nostro Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà. 

Questa è la ricchezza di cui parla il Signore, ossia quella che nasce dall’amore di chi ha svuotato se stesso ed ha dato la sua vita per i figli. Egli ha lasciato ogni ricchezza inimmaginabile per venire nel mondo, diventare uomo, vivere in povertà e morire per la nostra salvezza. Vivere per gli altri e per Dio dà soddisfazione ed arricchisce spiritualmente; lì è il segreto della felicità per i credenti.

Vs. 21.  Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati, Beati voi, che ora piangete, perché riderete. 

Beati sono coloro che piangono per un mondo lontano da Dio, per le anime perse. Coloro che vedono queste cose, un giorno rideranno. Questo era il cuore di Paolo.

Filippesi 2: 5-11. 5  Abbiate in voi lo stesso sentimento che già è stato in Cristo Gesù, 6  il quale, essendo in forma di Dio, non considerò qualcosa a cui aggrapparsi tenacemente l’essere uguale a Dio, 7  ma svuotò se stesso, prendendo la forma di servo, divenendo simile agli uomini; 8  e, trovato nell’esteriore simile ad un uomo, abbassò se stesso, divenendo ubbidiente fino alla morte e alla morte di croce. 9  Perciò anche Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni nome, 10  affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio delle creature (o cose) celesti, terrestri e sotterranee, 11  e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre. 

Gesù ha sofferto, ha svuotato se stesso per noi, si è abbassato, dando l’esempio.

Salmo 126: 5-6.   Quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia. 6  Ben va piangendo colui che porta il seme da spargere, ma tornerà con canti di gioia portando i suoi covoni. 

Qui si parla del popolo di Dio in cattività in Babilonia, ma profeticamente si riferisce ai credenti di oggi. Infatti, noi abbiamo la Parola di Dio e siamo chiamati ad essere seminatori della buona novella. Il Signore ci sfida a spargere il seme in ogni luogo per raccogliere il grano, ossia le anime perdute.

Vs. 22-23.  Beati voi, quando gli uomini vi odieranno, vi scomunicheranno e vitupereranno, e bandiranno il vostro nome come malvagio, a causa del Figlio dell’uomo. 23  Rallegratevi in quel giorno e saltate di gioia, perché ecco, il vostro premio è grande in cielo, nello stesso modo infatti i loro padri trattavano i profeti. 

Se siamo derisi in quanto credenti, dobbiamo saltare di gioia, poiché ciò accade per il nome del Signore. Quando gli Apostoli nel libro di Atti venivano picchiati e frustati per il Vangelo, dimostravano gioia, poiché ritenuti degni di soffrire per Cristo.

Dopo le beatitudini iniziano gli avvertimenti e la certezza di una dura sentenza per colui che vive in modo egoistico:

vs. 24-26.  Ma guai a voi ricchi, perché avete la vostra consolazione. 25  Guai a voi che siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete perché farete cordoglio e piangerete. 26  Guai a voi, quando tutti gli uomini diranno bene di voi, perché allo stesso modo facevano i padri loro verso i falsi profeti. 

Vs. 27-30.  Ma io dico a voi che udite: Amate i vostri nemici; fate del bene a coloro che vi odiano. 28  Benedite coloro che vi maledicono e pregate per coloro che vi maltrattano. 29  Se qualcuno ti percuote su una guancia, porgigli anche l’altra; e a chi ti toglie il mantello, non impedire di prenderti anche la tunica. 30  Da’ a chiunque ti chiede; e se qualcuno ti toglie il tuo, non glielo ridomandare. 

Giovanni ci mostra un Dio che insegna agli uomini come comportarsi, ma solo dopo aver vissuto le medesime situazioni. Egli è il nostro esempio e non ci chiede nulla che egli stesso non abbia fatto a sua volta. Egli ha perdonato coloro che lo hanno ucciso ed ha chiesto a Dio Padre di fare altrettanto; egli ha lavato i piedi agli Apostoli per insegnarci ad essere umili e servili verso i fratelli; ha benedetto coloro che lo hanno maledetto; ha pregato, ha offerto l’altra guancia, ha dato, ha amato noi per primo. A noi chiede di assumere un comportamento difficile, lontano dalla nostra natura, tuttavia se siamo realmente suoi discepoli possiamo farcela, grazie all’aiuto dello Spirito Santo. Siamo discepoli di Cristo o solamente dei frequentatori di una chiesa? La chiesa non è un club, ma l’unione del popolo di Dio, impegnato nella predicazione del Vangelo per aggiungere molte altre anime al regno di Dio. Siamo figli dell’Altissimo e dobbiamo comportarci in questo modo, non per ottenere la salvezza, che ci è data per grazia, ma perché gli altri vedano in noi delle persone speciali, dei veri figli di Dio.

Vs. 31.  Ma come volete che gli uomini facciano a voi, così fate a loro. 

Gesù ci dà degli ordini pratici, che noi dobbiamo eseguire nella vita quotidiana. Infatti, ciò che seminiamo oggi in famiglia, tra i fratelli, ecc, raccoglieremo domani. Se seminiamo un buon seme, raccoglieremo un buon frutto.

Vs. 32-34.  Ma se amate coloro che vi amano, che merito ne avrete? Poiché anche i peccatori amano coloro che li amano. 33  E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Poiché i peccatori fanno lo stesso. 34  E se prestate a coloro dai quali sperate di riavere, che merito ne avrete? Anche i peccatori prestano ai peccatori, per riceverne altrettanto. 

Qui è la differenza tra un discepolo di Cristo e uno pseudo-cristiano: se ci comportiamo come i peccatori, che differenza c’è tra noi e loro? E’ facile fare del bene alla famiglia e agli amici, tant’è vero che la stessa cosa la fanno, ad esempio, i killer della mafia, ovvero coloro che uccidono per professione. Essi amano i propri bambini, per cui se non siamo diversi nelle altre situazioni, che differenza c’è? Se i vicini o i colleghi ci reputano ipocriti, poiché non viviamo le cose che predichiamo, certamente abbiamo fallito il bersaglio, poiché il nostro compito è quello di farci riconoscere come figli dell’Altissimo. L’evangelizzazione più proficua è quella che nasce dal nostro agire.

Vs. 35-36.  Ma amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete i figli dell’Altissimo, perché egli è benigno verso gli ingrati e i malvagi. 36  Siate dunque misericordiosi, come anche il Padre vostro è misericordioso. 

Il Signore è misericordioso con noi in continuazione e lo sarà ancora, e ancora…La sua benignità è nuova ogni mattina. Egli è lento all’ira, pieno di bontà, pronto al perdono.

Michea 7:18-20.  Qual Dio è come te, che perdona l’iniquità e passa sopra la trasgressione del residuo della sua eredità? Egli non conserva per sempre la sua ira, perché prende piacere nell’usare misericordia. 19  Egli avrà nuovamente compassione di noi, calpesterà le nostre iniquità. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati. 20  Tu mostrerai la tua fedeltà a Giacobbe e la tua misericordia ad Abrahamo, come hai giurato ai nostri padri fin dai tempi antichi.

Dio gioisce quando è misericordioso verso di noi, per cui anche noi dovremmo essere misericordiosi com’è Lui. Egli ci ha insegnato come perdonare i fratelli, andando da chi ci ha offeso per chiarire la situazione; solo quando egli persevera nel suo agire sbagliato deve essere portato davanti alla chiesa, non prima. Non bisogna sparlare degli altri, ma trattarli con amore.

Gesù parla ora del giudizio e del perdono. Ciò che appare evidente in questi passi è il disprezzo di Dio per l’ipocrisia. Gesù, infatti, dimostra misericordia per i peccatori, per la donna adultera e per tutti coloro che riconoscono i propri errori; al contrario, Egli è molto duro con gli ipocriti e i religiosi, che ha definito “razza di vipere”, “sepolcri imbiancati”. I discepoli di Cristo devono essere misericordiosi, al fine di essere riconosciuti come figli dell’Altissimo.

Cristo ci ha comandato:

vs. 37-38.  Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato. 38  Date e vi sarà dato: una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata in seno, perché con la misura con cui misurate, sarà altresì misurato a voi". 

Il giudizio.

Non giudicate, non condannate; perdonate, date: questo è ciò che Cristo ci ordina.

Nella chiesa sovente vi sono persone che ritengono che ogni piccolo appunto sia un giudizio, mentre altri ritengono di essere stati investiti da Dio del compito di puntare il dito su tutto e tutti: entrambi sono degli estremi.

“Giudicare” vuol dire capire le motivazioni del cuore di un altro. Dio ci ha detto di non giudicare, poiché esso è il suo compito. Un esempio: il popolo di Israele ha innalzato re Saul, poiché lo ha ritenuto degno di divenire re solamente in base al suo aspetto esteriore; Dio ha innalzato Davide in base al suo cuore.

Non possiamo giudicare un altro, poiché il suo cuore è noto solo a Dio. Possiamo giudicare il peccato, l’azione compiuta, però Dio poi ci dice di portare restaurazione a quell’anima. Dobbiamo pregare con fede, poiché essa vede nelle persone il piano che Dio sta attuando e le trasformazioni che Egli sta via via portando avanti. Spesso dimentichiamo come eravamo una volta, quanta pazienza il Signore ha avuto con noi, tutte le volte che siamo venuti meno ed Egli ci ha rialzati, e per questo siamo poco tolleranti. E’ importante fare attenzione a non divenire come i farisei, poiché in quel modo usurpiamo l’autorità di Dio. In altre parole, facciamo esattamente ciò che il nemico vuole realizzare.

Isaia 14:11-14.  Il tuo fasto è precipitato nello Sceol assieme al suono delle tue arpe; sotto di te si stende un letto di vermi e i vermi sono la tua coperta 12  Come mai sei caduto dal cielo, o Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato gettato a terra, tu che atterravi le nazioni? 13  Tu dicevi in cuor tuo: "Io salirò in cielo, innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; mi siederò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del nord; 14  salirò sulle parti più alte delle nubi, sarò simile all’Altissimo". 

Qui si parla del diavolo. Isaia sta profetizzando circa la caduta di Satana. Egli è stato cacciato dal cielo in quanto orgoglioso, desideroso di occupare il trono di Dio e di giudicare il cuore degli uomini. Ma a noi non è stato affidato questo compito, ma solo quello di giudicare le persone dai loro frutti.

Matteo 7:16-20.   Voi li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie uva dalle spine o fichi dai rovi? 17  Così, ogni albero buono produce frutti buoni; ma l’albero cattivo produce frutti cattivi. 18  Un albero buono non può dare frutti cattivi, né un albero cattivo dare frutti buoni. 19  Ogni albero che non dà buon frutto è tagliato, e gettato nel fuoco. 20  Voi dunque li riconoscerete dai loro frutti. 

Possiamo giudicare le dottrine, le profezie, secondo la Sacra scrittura.

1 Corinzi 14:29.  Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino.

Gli uomini devono giudicare il peccato, poiché nella chiesa non può regnare apertamente. Vedi il caso dell’uomo di Corinto che conviveva con la sua matrigna (1 Corinzi 5:7). Nessuno di noi è perfetto e veniamo meno, tuttavia Dio ci chiama al ravvedimento.

Non sta a noi, invece, il giudizio, poiché nella misura in cui giudicheremo saremo giudicati a nostra volta.  

Vs. 39.  Poi egli disse loro una parabola: "Può un cieco far da guida a un altro cieco? Non cadranno tutti e due nella fossa? 

Quando giudichiamo gli altri fratelli, agli occhi di Dio siamo come dei ciechi, poiché crediamo di vedere, ma in realtà siamo ingannati.

Vs. 40-41.  Nessun discepolo è da più del suo maestro, anzi ogni discepolo ben addestrato sarà come il suo maestro. 41  Ora, perché guardi la pagliuzza che e nell’occhio di tuo fratello e non scorgi la trave che è nel tuo proprio occhio? 

Una pagliuzza è piccolissima, mentre un trave è talmente grande da impedire totalmente la vista.

Non è nostro compito giudicare gli altri, ma spetta al Padre. A noi, invece, è chiesto di avere lo sguardo fisso su Cristo, autore e compitore della nostra fede. Egli è l’esempio a cui tendere, poiché  è perfetto, e con la sua perfezione ci fa comprendere quanto siamo imperfetti. La comprensione di questa realtà ci farà gridare a Dio di perdonarci, poiché siamo impuri, membri di un popolo impuro.

Il perdono deve essere rivolto anche verso gli altri, e allora anche a noi sarà perdonato. Gesù ha sempre perdonato i peccatori, pur essendo l’unico perfetto e, quindi, meritevole di giudicare degli uomini. Avrebbe potuto scagliare la pietra contro la donna adultera, ma non lo ha fatto, poiché misericordioso. Siamo chiamati ad essere come Gesù, misericordiosi e benigni, poiché raccoglieremo ciò che avremo seminato. Quindi, se vogliamo una buona raccolta, seminiamo un buon seme.

Il Signore ci dice di dare, per poi ricevere. Tale affermazione non appoggia la teoria della prosperità, poiché Dio non è un bancario e non avalla l’avarizia. Egli ci dice di dare per benedire gli altri. Coloro che donano, non devono farlo per ricevere delle benedizioni, poiché in Cristo siamo già benedetti, e non per il denaro donato, ma per il sangue di Gesù. Il denaro non produce una salvezza più o meno completa. Inoltre, molte sono le cose che si possono dare: tempo, amore, pazienza; se seminiamo tali cose, le riceveremo a nostra volta dai fratelli. Siamo già giustificati e figli di Dio, e tali cose non si possono acquistare con il denaro.

Vs. 42.  O come puoi dire al tuo fratello: "Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio", quando tu stesso non vedi la trave che è nel tuo proprio occhio? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vedere bene per togliere la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello. 

Del portare un buon frutto. Tenere a freno la lingua.

Gesù parla del proprio “frutteto”, perciò dobbiamo chiederci quale frutto stiamo portando. 

Vs. 43-44.  Poiché non c’è albero buono che faccia frutto cattivo, né albero cattivo che faccia frutto buono. 44  Ogni albero infatti lo si riconosce dal proprio frutto, perché non si raccolgono fichi dalle spine e non si vendemmia uva da un rovo. 

Se siamo radicati in Cristo vedremo, come conseguenza naturale, un buon frutto, così come per ogni albero è naturale produrre il proprio frutto specifico. Al contrario, se non c’è un buon frutto nella nostra vita significa che non siamo radicati in Cristo.

Giovanni 15:5. Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla. 

Chi dimora in Cristo porta molto frutto, e di buona qualità: è una conseguenza scontata. Il Signore desidera guardare la sua chiesa e vedere dei bei frutti maturi, succosi e saporiti.

Vs. 45.  L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae il bene; e l’uomo malvagio dal malvagio tesoro del suo cuore trae il male, perché la bocca di uno parla dall’abbondanza del cuore. 

Ciò che esce dalla nostra bocca rivela ciò che è dentro il nostro cuore, poiché un uomo buono non può pronunciare sempre parole malvagie, così come un uomo cattivo non pronuncia delle benedizioni. E’ necessario chiedere a Dio che dalla nostra bocca possano scaturire solo benedizioni,  parole edificanti e frutti succulenti.

Proverbi 18:20-21.  20 L’uomo sazia il ventre col frutto della sua bocca, egli si sazia col prodotto delle sue labbra. Saremo saziati o affamati da ciò che procede dalla nostra bocca. 21  Morte e vita sono in potere della lingua; quelli che l’amano ne mangeranno i frutti. 

Chi ama la vita mangerà il buon frutto che viene fuori dalla nostra bocca. Nella nostra lingua c’è il potere della morte e della vita, poiché pronuncia parole in base al cuore. Tramite essa possiamo seminare la vita o la morte negli altri. Il Signore guarda la nostra vita per comprendere quale frutto produciamo.

Proverbi 15:1-4.  La risposta dolce calma la collera, ma la parola pungente eccita l’ira. 2  La lingua dei saggi usa la conoscenza rettamente, ma la bocca degli stolti riversa follia. 3  Gli occhi dell’Eterno sono in ogni luogo, per guardare i cattivi e i buoni. 4 Una lingua sana è un albero di vita, ma la lingua perversa strazia lo spirito. 

Ancora è detto che nella lingua c’è la vita e c’è la morte. Preghiamo per essere un albero di vita, da cui gli altri possano trarre la forza.

Apocalisse 22:1-2. Poi mi mostrò il fiume puro dell’acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. 2  E in mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trovava l’albero della vita, che fa dodici frutti e che porta il suo frutto ogni mese; e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni. 

Parla dell’albero della vita, che in paradiso vedremo e dal quale mangeremo. Le sue foglie portano guarigione; facciamo sì che anche la nostra vita porti beneficio agli altri.

Proverbi 6:16-20.   L’Eterno odia queste sei cose, anzi sette sono per lui un abominio: 17  gli occhi alteri, la lingua bugiarda, le mani che versano sangue innocente, 18  il cuore che escogita progetti malvagi, i piedi che sono veloci nel correre al male, 19  il falso testimone che proferisce menzogne e chi semina discordie tra fratelli. 

Su 7 aspetti abominevoli agli occhi del Signore, ben 4 riguardano la bocca, utilizzata in modo sbagliato. Dobbiamo, invece, essere alberi che portano buon frutto, i frutti dello Spirito: pazienza, amore, bontà, benignità… Le opere della carne, al contrario, sono: ira, odio, gelosia, tumulto…Ogni giorno Dio guarda gli uomini per vedere se producono frutti della carne o dello spirito: la differenza sta nell’essere radicati o meno nel rapporto col Signore.

Ecclesiste 7:21-22.  Inoltre non fare attenzione a tutte le parole che si dicono, per non sentirti maledire dal tuo servo 22  perché anche il tuo cuore sa che tu stesso hai molte volte maledetto altri. 

Dio ci chiama ad essere alberi che portano buon frutto e a porre attenzione alle parole della nostra bocca.

Efesini 4:29-32.  Nessuna parola malvagia esca dalla vostra bocca, ma se ne avete una buona per l’edificazione, secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a quelli che ascoltano. 30  E non contristate lo Spirito Santo di Dio, col quale siete stati sigillati per il giorno della redenzione. 31  Sia rimossa da voi ogni amarezza, ira, cruccio, tumulto e maldicenza con ogni malizia. 32  Siate invece benigni e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda, come anche Dio vi ha perdonato in Cristo. 

Con le nostre parole possiamo rendere triste lo Spirito santo, così come possiamo rallegrare il cuore di Dio. Giacomo dice che gli uomini hanno domato ogni tipo di animale, ma non hanno avuto successo con la lingua, una piccola parte del nostro corpo, ma certamente molto pericolosa. Che il Signore ci dia la grazia di cambiare questa realtà.

Proverbi 22:11.   Chi ama la purezza di cuore e ha grazia sulle labbra avrà il re per amico.

Su che cosa è fondata la nostra vita?

Vs. 46.  Ora, perché mi chiamate, Signore, Signore, e non fate quello che dico? 

Il termine “Signore” significa “proprietario, capo, padrone”, e indica una persona che ha piena autorità decisionale. Per questo motivo Cristo afferma che è inutile affermare che Egli sia il padrone, quando in realtà la disobbedienza dimostra il contrario. Cristo è “Signore” e “salvatore”, tuttavia i cristiani prediligono il suo essere “salvatore”, per gioire della vita eterna, della figliolanza con Dio e delle beatitudini, ma molto meno il suo essere “signore”, perché ciò implica obbedienza.

Vs. 47.  Chiunque viene a me, e ode le mie parole e le mette in pratica, io vi mostrerò a chi e simile. 

Il cristiano saggio deve compiere tre azioni:

  • andare da Gesù, poiché egli è l’unico che ha parole di vita eterna,

  • ascoltare le Sue parole con un atteggiamento pronto a ricevere,

  • mettere in pratica quanto udito nella vita di tutti i giorni. Infatti, Cristo è il Signore, dal quale dobbiamo essere dipendenti, lasciandolo comandare in ogni area della nostra vita. Gli uomini, invece, vogliono essere padroni di se stessi, decidere come agire, sentirsi potenti. Tuttavia Dio deve essere il padrone e comandare in tutta la vita. Questa è la santificazione: Cristo ci rende santi in Lui, ma poi noi dobbiamo attuare tale santificazione nella nostra vita consacrandoci a Dio e maturando nella fede.

Vs. 48.  Egli è simile ad un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto il fondamento sopra la roccia, e venuta una piena, il torrente ha investito quella casa, ma non l’ha potuta scrollare perché era stata fondata sulla roccia. 

Nella costruzione di un immobile sono determinanti le fondamenta, poiché sorreggono tutto il fabbricato. Se esse sono fragili, grande sarà la rovina. Anche nella vita cristiana sono importanti le fondamenta sulle quali essa si basa, ovvero la Parola di Dio, che deve essere messa in pratica ogni giorno. Se non ci basiamo su essa, la nostra vita crollerà. Dobbiamo scavare in profondità, sradicando tutto ciò che è deleterio, fino ad arrivare alla roccia, Cristo Gesù, sul quale edificheremo una casa incrollabile. Siamo obbedienti a Dio e vedremo le Sue benedizioni.

Luca 11:27-28.  Or avvenne che, mentre egli diceva queste cose, una donna della folla alzò la voce e gli disse: "Beato il grembo che ti ha portato e le mammelle che ti hanno allattato". Una donna tra la folla afferma che la mamma di Gesù era beata, in quanto madre Sua. 28  Ma egli disse: "Beati piuttosto coloro che odono la parola di Dio e l’osservano". Per Cristo è beato colui che fa la volontà di Dio e, proprio per queste sue azioni, è membro della Sua famiglia. Maria stessa, non è beata in quanto madre di Gesù, ma piuttosto perché ha ascoltato la Parola di Dio e l’ha messa in pratica nella propria vita. Ella era una serva di Dio ed un esempio da seguire. “Beato” vuol dire “felice”, “contento”, “appagato”: tali sentimenti si hanno nel seguire la parola di Dio. Rendiamo a Dio ogni area della nostra vita, arrendiamoci a Lui, ed Egli ci spianerà la strada davanti agli occhi. Gesù è la fonte della nostra gioia.


Vs. 49.  Chi invece le ha udite e non le ha messe in pratica, è simile a un uomo che ha edificato una casa sopra la terra senza fondamento; quando il torrente l’ha investita, essa è subito caduta, e la sua rovina è stata grande".

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