Luca 5

Luca 5:1-11
Craig Quam
Luca 5:12-16
Craig Quam
Luca 5:17-26
Craig Quam
Luca 5:27-32
Craig Quam
Luca 5:33-39
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Cap. 5

La pesca miracolosa: i primi discepoli.

Qui è narrata la prima pesca miracolosa, poiché la seconda è avvenuta dopo la resurrezione di Cristo.

In questi versetti possiamo comprendere come essere usati da Dio, soprattutto tramite l’obbedienza. Qui di seguito vengono elencati i requisiti che ogni credente deve possedere per perseguire tale scopo.

Vs. 1. Or avvenne che, mentre egli si trovava sulla riva del lago di Gennesaret (detto anche “mare di Galilea” o di “Tiberiade”) e la folla gli si stringeva attorno per ascoltare la parola di Dio, 

La folla si accalca per ascoltare Gesù. In altre occasioni, le persone andavano a Lui per vedere i miracoli e ricevere le guarigioni. 

1. Chi vuole essere usato da Dio deve avere fame per la Sua Parola.

Giacomo 1:19-21.  Perciò, fratelli miei carissimi, sia ogni uomo pronto ad ascoltare, lento a parlare e lento all’ira, 20  perché l’ira dell’uomo non promuove la giustizia di Dio. 21  Perciò, deposta a ogni lordura e residuo di malizia, ricevete con mansuetudine la parola piantata in voi, la quale può salvare le anime vostre. 

Il primo requisito di un servo è la fame per la Parola, accolta con mansuetudine. Possiamo accostarci ad essa con l’animo di colui che ritiene di conoscerne già ogni parte, oppure con l’umiltà di chi vuole ricevere un messaggio personale.

Vs. 2.  vide due barche ormeggiate alla riva del lago, dalle quali erano scesi i pescatori e lavavano le reti. 

I pescatori lavano le reti per togliere i sali, le alghe e le impurità, le quali con il tempo corrodono le corde e le spezzano. Quindi le tirano fortemente.

2. Chi vuole essere usato da Dio deve essere purificato dalla Parola e 3. corretto dal Padre.

Efesini 5:25-26.  Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la chiesa e ha dato se stesso per lei, 26  per santificarla, avendola purificata col lavacro dell’acqua per mezzo della parola, 

Qui c’è una similitudine tra il rapporto coniugale e quello tra Cristo e la Chiesa, affermando che Gesù ha purificato la chiesa attraverso l’acqua della Parola. Questo si verifica alla nuova nascita e poi prosegue durante tutto il tempo della nostra vita. Ogni giorno Dio vuole purificarci tramite la Parola, rinnovandoci nella conoscenza della volontà del nostro Creatore.

Ebrei 12:3-11.  Ora considerate colui che sopportò una tale opposizione contro di sé da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate e veniate meno. 4  Voi non avete ancora resistito fino al sangue, combattendo contro il peccato, 5  e avete dimenticato l’esortazione che si rivolge a voi come a figli: "Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti d’animo quando sei da lui ripreso, 6  perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce". 7  Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? 8  Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli. 9  Inoltre ben abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo molto di più ora al Padre degli spiriti, per vivere? 10  Costoro infatti ci corressero per pochi giorni, come sembrava loro bene, ma egli ci corregge per il nostro bene affinché siamo partecipi della sua santità. 11  Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo. 

Colui che vive una prova quale riprensione da Parte di Dio deve lodarLo poiché Egli lo ama e lo gradisce, essendo figlio. Tali situazioni ci rendono tristi, tuttavia il loro frutto è la giustizia, una santità maggiore e un atteggiamento di obbedienza sempre più grande. Se in noi non c’è la disposizione ad essere ripreso e modellato da Dio, siamo come delle reti inutilizzabili. Quindi, la correzione di Dio è un buon segno e ci dice che siamo suoi figli, e non bastardi.

Vs. 3.  Allora salì su una delle barche, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Postosi a sedere, ammaestrava le folle dalla barca. 

4. Dobbiamo essere obbedienti, disposti a fare quanto ci viene richiesto. Affinché Gesù possa parlare alle persone, il suo popolo deve agire, compiendo quella piccola cosa che ci viene richiesta. Se siamo disposti a fare un piccolo passo, allora il Signore ci farà prendere il largo, verso la grande raccolta, usati in modo potente.

Vs. 4. E, quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: "Prendi il largo, e calate le vostre reti per pescare". 

Ora che Simone è stato fedele in una piccola cosa, il Signore gli dice di prendere il largo e calare le reti: è il tempo della grande raccolta.

Vs. 5.  E Simone, rispondendo, gli disse: "Maestro, ci siamo affaticati tutta la notte e non abbiamo preso nulla; però, alla tua parola, calerò la rete". 

Umanamente Pietro non voleva andare di nuovo a pescare, probabilmente desiderava riposare, tuttavia obbedisce alla parola di Gesù. L’incredulità, infatti, è l’arma usata normalmente dal nemico, il quale ci fa ritenere inutili delle azioni che Dio ci richiede. Certamente Pietro non comprende il senso di quanto detto da Cristo, tuttavia obbedisce per la fede riposta nel suo maestro. E’ obbediente, e per questo motivo sarà usato potentemente dal Signore.

Mosè, invece, ha disobbedito e non ha visto la terra promessa.

Numeri 20:7-13.   Poi l’Eterno parlò a Mosè, dicendo: 8  prendi il bastone; tu e tuo fratello Aaronne convocate l’assemblea e davanti ai loro occhi parlate alla roccia, ed essa darà la sua acqua; così farai sgorgare per loro acqua dalla roccia e darai da bere all’assemblea e al suo bestiame". 9  Mosè dunque prese il bastone che era davanti all’Eterno, come l’Eterno gli aveva ordinato. 10  Così Mosè ed Aaronne convocarono l’assemblea davanti alla roccia e Mosè disse loro: "Ora ascoltate, o ribelli; dobbiamo far uscire acqua per voi da questa roccia?". 11  Poi Mosè alzò la mano, percosse la roccia col suo bastone due volte, e ne uscì acqua in abbondanza; e l’assemblea e il suo bestiame bevvero. 12  Allora l’Eterno disse a Mosè e ad Aaronne: "Poiché non avete creduto in me per dare gloria a me agli occhi dei figli d’Israele, voi non introdurrete questa assemblea nel paese che io ho dato loro". 13  Queste sono le acque di Meriba dove i figli d’Israele contesero con l’Eterno, ed egli si mostrò Santo in mezzo a loro.

Ecco gli errori di Mosè:

Dio dice di parlare alla roccia, ma egli grida al popolo e percuote la roccia, simbolo di Cristo e della sua crocifissione. Mosè agisce in questo modo perché un fatto analogo era già accaduto: Esodo 17:6-7.   Ecco, io starò davanti a te, là sulla roccia in Horeb; tu percuoterai la roccia, ne scaturirà dell’acqua e il popolo berrà". Mosè fece così davanti agli occhi degli anziani d’Israele. 7  Perciò chiamò quel luogo Massa e Meriba a motivo della contesa dei figli d’Israele, e perché avevano tentato l’Eterno, dicendo: "E’ l’Eterno in mezzo a noi, o no?". 

Quindi, Mosè si comporta come la volta precedente, trasformando in rito un comando di Dio: tuttavia l’Eterno non desidera questo da noi, ma che viviamo giornalmente di ciò che Egli ci dice.

Vs. 6.  E, fatto ciò, presero una tale quantità di pesci che la rete si rompeva. 

Pietro ha fatto solo un piccolo passo e ha visto la gloria di Dio.

Vs. 7.  Allora fecero cenno ai loro compagni, che erano nell’altra barca, perché venissero ad aiutarli. Ed essi vennero e riempirono tutt’e due le barche, tanto che stavano affondando. 

Qui vi è un’altra verità spirituale: la nostra obbedienza è motivo di benedizione anche per gli altri. Come accade ai compagni di Pietro, che sono chiamati a partecipare alla raccolta straordinaria del pesce, così anche oggi, la nostra benedizione trabocca e rigenera anche coloro che vivono intorno a noi.

Vs. 8.  Vedendo questo, Simon Pietro si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: "Signore allontanati da me perché sono un uomo peccatore". 

Qui è la conversione di Pietro, che riconosce in Gesù il figlio del Dio vivente. La sua reazione richiama alla mente quella degli uomini di Dio, quando si trovarono alla presenza dell’Eterno:

Abramo: Gen. 18:27. Allora Abrahamo riprese e disse: "Ecco, prendo l’ardire di parlare al Signore, benché io non sia che polvere e cenere.

Giobbe: Giobbe 42:6. Perciò provo disgusto nei miei confronti e mi pento sulla polvere e sulla cenere". 

Isaia: Isaia 6:5. Allora io dissi: "Ahimé! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; eppure i miei occhi hanno visto il Re, l’Eterno degli eserciti". 

Pietro viene compunto dalla presenza di Dio. In Romani è scritto che la benignità dell’Eterno ci ha portato al ravvedimento.

Pietro viene trasformato e tale metamorfosi è indicata anche nel nome: fino a questo momento viene chiamato “Simone”, che indica l’uomo, mentre ora è detto “Simon Pietro”: Pietro è il nome che il Signore gli dà ed indica la roccia, l’uomo di Dio.

Vs. 9-11.  Infatti Pietro (ora viene chiamato solo Pietro) e tutti quelli che erano con lui furono presi da grande stupore, per la quantità di pesci che avevano preso. 10  Lo stesso avvenne pure a Giacomo e a Giovanni, figli di Zebedeo, che erano compagni di Simone. Allora Gesù disse a Simone: "Non temere; da ora in avanti tu sarai pescatore di uomini vivi". 11  Essi quindi, tirate in secco le barche, lasciarono ogni cosa e lo seguirono.

Nel momento in cui conosciamo Cristo e lo accettiamo dobbiamo lasciare ogni aspetto della vecchia vita, senza tenere per noi neppure un piccolo dettaglio, poiché esso potrebbe lievitare e divenire sempre più imponente. E’ importante rompere i vecchi legami.

Tre anni dopo accadde la seconda pesca, in seguito alla resurrezione di Cristo.

Giovanni 21:1-12.  Dopo queste cose, Gesù si fece vedere di nuovo dai discepoli presso il mare di Tiberiade; e si fece vedere in questa maniera. 2  Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele da Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e due altri dei suoi discepoli erano insieme. 3  Simon Pietro disse loro: "Io vado a pescare". Essi gli dissero: "Veniamo anche noi con te". Così uscirono e salirono subito sulla barca; ma quella notte non presero nulla. 

Gesù era apparso ai discepoli ed aveva detto loro di andare a Gerusalemme per attendere in preghiera. Pietro, invece, va a pescare, tornando nella sua vecchia vita. Anche altri lo seguono. 

4  Al mattino presto, Gesù si presentò sulla riva, i discepoli tuttavia non si resero conto che era Gesù. 5  E Gesù disse loro: "Figlioli, avete qualcosa da mangiare?". Essi gli risposero: "No!". 6  Ed egli disse loro: "Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete". Essi dunque la gettarono e non potevano più tirarla su per la quantità di pesci. 7  Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: "E il Signore". Simon Pietro, udito che era il Signore, si cinse con la veste (perché era nudo) e si gettò in mare

Gli apostoli seguono il comando di Gesù e solo allora raggiungono dei risultati strepitosi. Senza di Lui, infatti, non possiamo ottenere nulla.

8  Gli altri discepoli invece andarono con la barca (non erano infatti molto lontani da terra, solo circa duecento cubiti), trascinando la rete piena di pesci. 9  Come dunque furono scesi a terra, videro della brace con sopra del pesce e del pane. 10  Gesù disse loro: "Portate qua dei pesci che avete presi ora". 11  Simon Pietro risalì in barca e tirò a terra le rete, piena di centocinquantatré grossi pesci; e benché ve ne fossero tanti, la rete non si strappò. 12  Gesù disse loro: "Venite a far colazione".Gesù è benigno: anche se gli uomini sono cocciuti, egli è paziente e amorevole. Or nessuno dei discepoli ardiva chiedergli: "Chi sei?", sapendo che era il Signore. 

Guarigione di un lebbroso.

Isaia 1:4-6.  Guai, nazione peccatrice, popolo carico di iniquità, razza di malfattori, figli che operano perversamente! Hanno abbandonato l’Eterno, hanno disprezzato il Santo d’Israele, si sono sviati e voltati indietro. 5  Perché volete essere ulteriormente colpiti? Vi ribellereste ancor di più. Tutto il capo è malato, tutto il cuore langue. 6  Dalla pianta del piede fino alla testa non vi è nulla di sano: solo ferite, lividure e piaghe aperte, che non sono state pulite né fasciate né lenite con olio. 

Isaia dichiara che gli israeliti sono “lebbrosi”, nel senso che il peccato dilagava in quella nazione. Tale malattia è sinonimo del peccato in quanto inizia in sordina e poi lentamente invade tutto il corpo. Nel mondo antico era molto diffusa e le persone malate erano scartate dalla società. In Levitico 13-14 sono indicati i comportamenti da adottare nei confronti di un lebbroso.

Numeri 12:9-16.  Così l’ira dell’Eterno si accese contro di loro, poi egli se ne andò. 10  Quando la nuvola si fu ritirata di sopra alla tenda, ecco Miriam era lebbrosa, bianca come neve; Aaronne guardò Miriam, ed ecco era lebbrosa. 11  Aaronne disse a Mosè: "Deh, signor mio, non addossare su di noi la colpa che abbiamo stoltamente commesso e il peccato che abbiamo fatto. 12  Deh non permettere che ella sia come uno morto, la cui carne è già mezza consumata quando esce dal grembo di sua madre!". 13  Così Mosè grido all’Eterno, dicendo: "Guariscila, o Dio, te ne prego!". 14  Allora l’Eterno rispose a Mosè: "Se suo padre le avesse sputato in viso, non sarebbe forse nella vergogna per sette giorni? Sia dunque isolata fuori dell’accampamento sette giorni; dopo ciò sarà di nuovo ammessa". 15  Miriam dunque fu isolata fuori dell’accampamento sette giorni; e il popolo non si mise in cammino finché Miriam non fu riammessa nell’accampamento. 16  Poi il popolo partì da Hatseroth e si accampò nel deserto di Paran. 

- Miriam commette il peccato di parlare alle spalle di Mosè e viene punita con la lebbra. Aronne la paragona ad un morto, così come ogni essere umano lo è in quanto tendente al peccato. Come nel caso del lebbroso di Luca 5, Gesù ha sanato la nostra morte.

- Il peccato ci separa dal popolo di Dio perché ci indurisce il cuore.

- La malattia di Miriam ha impedito a tutto il popolo di procedere, così come il peccato di un cristiano ostacola il cammino di tutta la chiesa.

Vs. 12-13.  Or avvenne che, mentre egli si trovava in una di quelle città, ecco un uomo tutto coperto di lebbra che, veduto Gesù, si prostrò con la faccia a terra e lo pregò, dicendo: "Signore, se tu vuoi, tu puoi mondarmi". 13  Allora egli, distesa la mano, lo toccò dicendo: "Sì, lo voglio, sii mondato". E subito la lebbra lo lasciò. 

Luca ci parla di un uomo interamente coperto dalla lebbra, quindi rifiutato da tutti e tenuto a distanza. Egli non ha alcuna speranza, ma ecco giungere Gesù nella sua vita. Il Signore non lo allontana da sé, come chiunque altro avrebbe fatto, ma lo ascolta e lo guarisce. Egli ha agito sempre in questo modo:

Luca 5:29-32.  Poi Levi gli preparò un gran banchetto in casa sua, e una grande folla di pubblicani e di altri erano a tavola con loro. 30  Ma gli scribi e i farisei di quel luogo mormoravano contro i discepoli di Gesù, dicendo: "Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?". 31  E Gesù, rispondendo, disse loro: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 32  Io non sono venuto a chiamare a ravvedimento i giusti, ma i peccatori".

La religiosità ci dice di non aver contatto con i peccatori, tuttavia Cristo non ha mai affermato questo concetto. Certamente non dobbiamo subire l’influenza di coloro che non sono convertiti e scendere a compromessi con loro, ma allo stesso tempo è importante parlare a tali persone di Gesù e diffondere il Vangelo.

In Levitico 14 è scritto che i malati di lebbra venivano purificati con dell’acqua corrente, “vivente”, simbolo del sacrificio di Cristo che ci ha sanati, essendo acqua viva. 

La lebbra è una malattia che agisce in profondità, così come il peccato si muove all’interno di noi, fino nella nostra anima. L’unico in grado di sanarci è il sangue di Cristo, che ci purifica. L’uomo lebbroso di Luca 5:12-13 comprende che Egli è in grado di ripulirlo, e questo è il primo passo che Dio vuole che compiamo: dobbiamo umiliarci davanti a Lui, riconoscendo di essere immondi e bisognosi della sua opera purificatrice. Infatti, il risultato perseguito dal lebbroso è quello di essere toccato da Cristo, fatto vietato dalla legge. Secondo l’opinione comune, chiunque si avvicinava ad un malato di lebbra diveniva egli stesso un contaminato, e doveva purificarsi. Tuttavia a Gesù non interessava l’opinione della gente e compie unicamente quanto Dio gli ha comandato.

2 Corinzi 5:20-21. 20  Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro, e noi vi esortiamo per amore di Cristo: Siate riconciliati con Dio. 21  Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui. 

Spiritualmente parlando, Gesù ha compiuto una grande opera in noi, toccandoci quando eravamo lebbrosi e contaminati,  prendendo su di sé il nostro peccato e donandoci la Sua santità.

Cristo desidera mondarci, così come ha fatto per il lebbroso: dobbiamo solamente umiliarci davanti a Lui e riconoscere la nostra condizione di peccatori.

In Levitico 13:52 è scritto che ogni cosa toccata da un lebbroso doveva essere bruciata nel fuoco e in Apocalisse 21:6-8: Qui è il giudizio finale: 6  E mi disse ancora: "E’ fatto! Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine; a chi ha sete io darò in dono della fonte dell’acqua della vita. 7  Chi vince erediterà tutte le cose, e io sarò per lui Dio ed egli sarà per me figlio. 8  Ma per i codardi, gl’increduli, gl’immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda". 

I peccatori verranno arsi nello stagno di fuoco. E’ necessario scegliere da quale parte stare, se con Dio, riconosciuto nostro Salvatore, oppure nello stagno di fuoco, eternamente separati da Lui.

Vs. 14. E Gesù gli comandò: "Non dirlo a nessuno; ma va mostrati al sacerdote e fa’ un’offerta per la tua purificazione, come ha prescritto Mosé, affinché ciò serva loro di testimonianza". 

Levitico 14 prescriveva di recarsi dal sacerdote, il quale faceva le veci dell’ispettore sanitario e ne appurava l’effettiva guarigione. Quindi veniva offerto un sacrificio e poi l’uomo poteva riprendere il proprio posto nella società.

Vs. 15-16.  E la sua fama si diffondeva sempre più; e grandi folle si radunavano per udirlo e per essere da lui guarite dalle loro infermità. 16  Ma egli si ritirava in luoghi solitari e pregava. 

Marco dice che l’uomo non mantenne il silenzio, per cui Gesù divenne molto popolare e le folle si accalcavano attorno a Lui. Perciò abbandonò la città e si recò nel deserto.

Guarigione di un paralitico.

Vs. 17.  Or un giorno avvenne che, mentre egli insegnava, erano presenti, seduti, dei farisei e dei dottori della legge, i quali erano venuti da tutti i villaggi della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme; e la potenza del Signore era con lui, per compiere guarigioni. 

Luca non dice dove si è svolto il fatto, mentre Marco afferma che era a Caparnaum. Gesù era molto noto, tanto che i farisei e i dottori della legge erano venuti perfino dalle località lontane, come la Giudea e Gerusalemme. I farisei vivevano molto seriamente la religione e non volevano infrangere la legge,  al punto che mettevano “una recinzione” attorno ad essa. Per esempio, quando la legge diceva di non pronunciare invano il nome di Dio, per non disobbedire a tale comandamento, essi non pronunciavano mai tale nome. Questo voler mettere un recinto di protezione attorno a tutte le disposizioni della legge produceva  il risultato di fare della religione qualcosa di esteriore, e non necessariamente riuscivano ad amare Dio con il cuore. I farisei non erano numerosi, ma esercitavano una grande influenza. Infatti, erano i capi religiosi del tempo ed i maggiori oppositori di Gesù.

Gli scribi e i farisei erano persone sempre pronte a cogliere in Lui qualcosa che non andava e lesti nel criticare. Nel loro agire non erano spinti dall’amore ma dal desiderio di tenere legate le persone alla loro tradizione religiosa.

Vs. 18-19.  Ed ecco, alcuni uomini portavano sopra un letto un uomo paralitico e cercavano di portarlo dentro e di metterlo davanti a lui. 19  Ma, non riuscendo ad introdurlo a causa della folla, salirono sul tetto della casa e lo calarono attraverso le tegole con il lettuccio, proprio in mezzo, davanti a Gesù. 

Questo uomo era paralizzato e non poteva recarsi autonomamente da Gesù, avendo bisogno di qualcuno che lo aiutasse. Allo stesso modo attorno a noi esistono persone che da sole non sanno arrivare a Cristo ed in questo è la responsabilità della chiesa. I credenti tendono a vivere nel loro mondo cristiano, anche se Cristo ci ha dato un mandato. Inoltre, ognuno di noi è giunto a Gesù perché qualcuno lo ha evangelizzato.

Il paralitico aveva degli amici, persone che hanno fatto di tutto per risolvergli un problema. Per loro sarebbe stato facile scoraggiarsi, vista la folla che attorniava Gesù, invece hanno deciso di calarlo dal tetto, pur essendo un’operazione molto faticosa. Molti cristiani operano nelle terre più difficili, altri hanno vissuto l’emigrazione: forse Dio ha permesso queste cose per muovere i propri figli e portarli a contatto con le anime non ancora convertite.

Gli amici del paralitico riescono a calare il lettuccio proprio davanti a Cristo: come possiamo noi portare la gente che ci è attorno davanti alla presenza del Signore? A volte è molto difficile perché le persone non sono interessate, ma se nessuno ci proverà, quando sarà stabilita una testimonianza nei nostri luoghi? La perseveranza si esprime anche nelle preghiere, armi spirituali che cambiano le cose.

Vs. 20.  Ed egli, veduta la loro fede, disse a quello: "Uomo, i tuoi peccati ti sono perdonati". 

Gesù perdona i peccati del paralitico grazie alla fede dei suoi amici. Ci vuole fede per non rinunciare. Essa è qualcosa di visibile poiché è accompagnata dalle azioni. 

Circa la fede che giova agli altri:

Luca 7:2-10.   Ora il servo di un centurione, che gli era molto caro, era malato e stava per morire. 3  E il centurione, avendo sentito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei, pregandolo di venire a guarire il suo servo. 4  Ed essi, giunti da Gesù, lo pregarono con insistenza dicendo: "Egli merita che tu gli conceda questo, 5  perché egli ama la nostra nazione, ed è stato lui a costruirci la sinagoga". 6  Allora Gesù andò con loro. Egli non era molto lontano dalla casa, quando il centurione gli mandò degli amici per dirgli: "Signore, non disturbarti, perché io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto. 7  Per questo neppure mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. 8  Poiché anch’io sono un uomo sottoposto all’autorità altrui e ho sotto di me dei soldati, e dico ad uno: "Va’" ed egli va, e a un altro: "Vieni" ed egli viene, e al mio servo: "Fa’ questo" ed egli lo fa". 9  Quando Gesù udì queste cose si meravigliò di lui e, rivolgendosi alla folla che lo seguiva, disse: "Io vi dico, che neppure in Israele ho trovato una fede così grande". 10  E, quando gli inviati fecero ritorno a casa, trovarono il servo, che era stato infermo, guarito. 

La fede del centurione salva il suo servo.

Il Signore Gesù pensa innanzi tutto a salvare l’anima del paralitico e dà scarsa importanza al corpo, poiché è possibile essere guariti fisicamente ma andare all’inferno, eternamente separati da Dio.

Vs. 21.  Allora gli scribi e i farisei cominciarono a ragionare, dicendo: "Chi è costui che pronunzia bestemmie? Chi può togliere i peccati se non Dio solo?". 

Gli scribi e i farisei hanno ragione: solo Dio può togliere i peccati; in questo Gesù ha dimostrato di essere l’Onnipotente. Egli viene offeso dai peccati umani e pertanto solo Lui può perdonarli.

Vs. 22-23.  Ma Gesù conosciuti i loro pensieri, prese la parola e disse loro: "Che ragionate nei vostri cuori? 23  Che cosa è più facile dire: "I tuoi peccati ti sono perdonati" oppure dire: "Alzati e cammina"? 

Dire che i peccati sono perdonati è più facile in quanto tale fatto non può essere provato. La seconda affermazione ha bisogno di una manifestazione immediata e quindi non può essere pronunciata per nulla.

Vs. 24.  Ora, affinché sappiate che il Figlio dell’uomo ha autorità sulla terra di perdonare i peccati, io ti dico, (disse al paralitico), alzati, prendi il tuo lettuccio e va’ a casa tua". 

Se Cristo può guarire, può anche perdonare i peccati.

L’espressione “figlio dell’uomo” designa Gesù. Viene usata in Daniele 7:13.     Io guardavo nelle visioni notturne ed ecco sulle nubi del cielo venire uno simile a un Figlio dell’uomo; egli giunse fino all’Antico di giorni e fu fatto avvicinare a lui. Questa è una profezia che parla della seconda venuta di Cristo, allo scopo di giudicare il mondo. Quando Gesù utilizzava tale definizione per se stesso, voleva indicare il fatto di essere il Messia, colui che un giorno sarebbe tornato per giudicare tutte le persone, in base ai loro peccati. Inoltre, egli era Dio, venuto nel mondo per essere come noi, ma anche per vivere senza peccato e soffrire per le nostre iniquità.

Vs. 25.  E subito quell’uomo si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e se ne andò a casa sua, glorificando Dio. 

Gesù non si limita a guarire il fisico dell’uomo paralizzato, ma tutta la sua vita ora è trasformata. Prima della conversione tutte le persone sono simili al paralitico, ma l’incontro con il Signore cambia la vita umana.

Vs. 26.  E tutti furono presi da stupore e glorificavano Dio. E, pieni di paura, dicevano: "Oggi abbiamo visto delle cose sorprendenti". 

Quando avvengono le vere guarigioni, la gloria viene data a Dio, non ad un uomo. In questo caso, la folla riconosce che l’Eterno vive e che il cristianesimo non è una religione inventata dall’uomo.

Vocazione di Levi. (E’ Matteo)

Vs. 27.  E, dopo queste cose, egli uscì e vide un pubblicano di nome Levi che sedeva al banco delle imposte, e gli disse: "Seguimi". 

Matteo raccoglieva le tasse per i Romani, il popolo che opprimeva i Giudei. Gli esattori delle imposte erano detestati dal popolo in quanto collaboratori dei Romani e perché estorcevano denaro alla gente. Gli appartenenti a questa categoria erano considerati disonesti e rapinatori.

Levi, quindi, maneggiava i soldi delle tasse e curiosamente il suo nome significa: “un prestito dato per forza”. Quando più tardi Cristo chiamerà gli apostoli, il suo nome non sarà più Levi:

Luca 6:13-16.   E quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli, e ne scelse dodici ai quali diede anche il nome di apostoli: 14  Simone, che soprannominò Pietro, e Andrea suo fratello, Giacomo e Giovanni, Filippo e Bartolomeo, 15  Matteo e Tommaso, Giacomo d’Alfeo e Simone, chiamato Zelota, 16  Giuda, fratello di Giacomo e Giuda Iscariota, che fu anche il traditore

Ora si chiama Matteo, che significa “dono di Dio”. Ancora oggi, a distanza di oltre 2000 anni, egli è ancora fonte di benedizione per i credenti, essendo l’autore di uno dei quattro vangeli. Dio sceglie le persone più impensabili per compiere il proprio piano, quali, ad esempio, l’apostolo Paolo, che all’inizio era un persecutore e che poi ha operato grandemente per la fondazione di nuove chiese; egli è anche il compositore della maggior parte del Nuovo Testamento.

A Levi Cristo chiede solo di essere seguito.

Vs. 28.  Ed egli, lasciata ogni cosa, si alzò e lo seguì. 

La reazione è immediata: Levi lo segue. Il gesto deve aver comportato un grande sacrificio, in quanto normalmente gli esattori delle tasse erano ricchi. Matteo deve essere stato il più ricco degli apostoli e la sua rinuncia non deve passare inosservata. Infatti, se i pescatori avessero incontrato dei problemi nel seguire Cristo, avrebbero potuto intraprendere senza difficoltà il loro precedente lavoro. Ma per Levi non vi era più alcuna possibilità di tornare indietro, per cui il suo seguire Cristo rappresentava un impegno definitivo.

Vs. 29.  Poi Levi gli preparò un gran banchetto in casa sua, e una grande folla di pubblicani e di altri erano a tavola con loro. 

Matteo, sperimentando la gioia della salvezza, organizza un banchetto per tutti i suoi amici. E’ chiaro che per lui abbandonare le ricchezze per seguire Cristo è una cosa gioiosa e stimolante. Probabilmente desidera presentare ai propri amici il Signore Gesù.

Gli scribi e i farisei, che criticavano Gesù ad ogni occasione, sono presenti anche a questa festa (seguivano il Signore ad ogni passo?) e non risparmiano le proprie osservazioni:

vs. 30.  Ma gli scribi e i farisei di quel luogo mormoravano contro i discepoli di Gesù, dicendo: "Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?". 

Certamente, se Cristo fosse stato un “religioso” come lo erano loro, non avrebbe mai mangiato a quella mensa.

Matteo 11:19. venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, ed essi dicono: "Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani, e dei peccatori" Ma alla sapienza è stata resa giustizia dai suoi figli". 

Gesù era amico dei peccatori ed ancora lo è; in questo dobbiamo essergli grati, poiché certamente è anche nostro amico. Nelle Sue azioni scopriamo il carattere di Dio: Egli è colui che vuole essere al nostro fianco.

Quando i religiosi del tempo scartavano alcune persone, reputandoli dei peccatori, Cristo vedeva in loro unicamente dei malati da guarire. Come consideriamo noi, ad esempio, i terroristi islamici? Dio ci direbbe che sono persone da compatire in quanto malati che non Lo conoscono e che seguono gli inganni di Satana. Preghiamo per i missionari in Iraq. 

Vs. 31-32.  E Gesù, rispondendo, disse loro: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 32  Io non sono venuto a chiamare a ravvedimento i giusti, ma i peccatori". 

Gesù vedeva il bisogno e cercava di andare incontro ai peccatori. I farisei si ritenevano giusti, così come accade a molte persone ancora oggi, che pensano di essere a posto davanti a Dio, a loro agio nella religione che proviene dalla tradizione della famiglia. Credono di essere sani e di non aver bisogno della salvezza: Dio è venuto anche per loro, tuttavia viene rigettato e ritenuto inutile. Anche i tossicodipendenti per intraprendere il processo di guarigione hanno bisogno di un passo iniziale: ammettere di avere il problema e riconoscere il bisogno di aiuto. Anche per essere sanati spiritualmente abbiamo bisogno di ammettere la nostra situazione di peccato.

Oggi si giustificano molti peccati attribuendoli ad una malattia o all’ereditarietà. In questo modo l’alcolismo e la tossicodipendenza non sono più considerati una colpa, ma la conseguenza di un gene ereditario. Dio, invece, parlando dei peccati di Israele, fa comprendere come l’uomo sia colpevole dei propri errori:

Isaia 1:10-23.

10  Ascoltate la parola dell’Eterno, o capi di Sodoma, prestate orecchio alla legge del nostro DIO, o popolo di Gomorra! 11  "Che m’importa la moltitudine dei vostri sacrifici, dice l’Eterno. Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate; il sangue dei tori, degli agnelli e dei capri non lo gradisco. 12  Quando venite a presentarvi davanti a me, chi ha richiesto questo da voi, che calpestiate i miei cortili? 13  Smettete di portare oblazioni inutili; l’incenso, è per me un abominio; non posso sopportare i noviluni e i sabati, il convocare assemblee e l’iniquità assieme alle riunioni sacre. 14  Io odio i vostri noviluni e le vostre feste solenni; sono un peso per me, sono stanco di sopportarle. 15  Quando stendete le vostre mani, io nascondo i miei occhi da voi; anche se moltiplicate le preghiere, io non ascolto; le vostre mani sono piene di sangue.

Gli Israeliti erano soliti offrire a Dio riti e sacrifici, ma poi tornavano nei propri peccati. E’ come il confessarsi cattolico: un rito esteriore, ma senza il ravvedimento.                           

16  Lavatevi, purificatevi, togliete dalla mia presenza la malvagità delle vostre azioni, cessate di fare il male. 17  Imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova. 

Dio desidera un ravvedimento autentico.

18  Venite quindi e discutiamo assieme, dice l’Eterno, anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.

Dio è disposto a discutere con l’uomo per arrivare ad un accordo e ad un incontro. Utilizza il colore “scarlatto” quale opposto del bianco (a noi verrebbe da pensare al nero) poiché esso è evidente ed è il simbolo del pericolo; è forte, acceso e si vede immediatamente. Nella Bibbia qualcos’altro è rosso, ossia il sangue di Cristo: il rosso copre il rosso. Il peccato è ovvio per Dio, palese davanti ai suoi occhi, tuttavia Egli lo copre con un altro rosso, cioè il sangue del Figlio.

  1. Se siete disposti a ubbidire, mangerete le cose migliori del paese; 20  ma se rifiutate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada", perché la bocca dell’Eterno ha parlato. 21  Come mai la città fedele è divenuta una prostituta? Era piena di rettitudine, la giustizia vi dimorava, ma ora vi abitano gli assassini. 22  Il tuo argento è diventato scorie, il tuo vino è stato diluito con acqua. 23  I tuoi principi sono ribelli e compagni di ladri; tutti amano regali e corrono dietro alle ricompense. Non fanno giustizia all’orfano, e la causa della vedova non giunge davanti a loro. 

1 Pietro 1:15-25.   ma come colui che vi ha chiamati è santo, voi pure siate santi in tutta la vostra condotta, 16  poiché sta scritto: "Siate santi, perché io sono santo".

Questo è il requisito richiesto ad ogni figlio, poiché senza la santità nessun uomo vedrà Dio.

17  E se invocate come Padre colui che senza favoritismi di persona giudica secondo l’opera di ciascuno, conducetevi con timore per tutto il tempo del vostro pellegrinaggio, 18  sapendo che non con cose corruttibili, come argento od oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri, 19  ma col prezioso sangue di Cristo, come di Agnello senza difetto e senza macchia, 20  preconosciuto prima della fondazione del mondo, ma manifestato negli ultimi tempi per voi, 21  che per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria, affinché la vostra fede e speranza fossero in Dio. 

Dio vede chiaramente i peccati umani e per questo ha provveduto un mezzo per cancellarli e rendere le persone bianche come la neve: il sangue di Gesù. Ogni giorno dobbiamo gioire perché la nostra coscienza è a posto con Dio, col quale ci siamo riconciliati

22  Avendo purificato le anime vostre con l’ubbidienza alla verità mediante lo Spirito, per avere un amore fraterno senza alcuna simulazione, amatevi intensamente gli uni gli altri di puro cuore, 23  perché siete stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio vivente e che dura in eterno. 24  Poiché ogni carne è come l’erba ed ogni gloria d’uomo è come il fiore dell’erba; l’erba si secca e il fiore cade, 25  ma la parola del Signore rimane in eterno; e questa è la parola che vi è stata annunziata. 


Del digiuno.

Siamo ancora in casa di Levi, quando egli desidera festeggiare la sua conversione assieme agli amici e presentare loro Gesù, affinché lo ascoltino. Analogamente, la donna samaritana, dopo aver incontrato il Signore presso il pozzo ed aver parlato con lui, è corsa al paese per raccontare a tutti di Gesù.

Anche gli scribi e i farisei sono presenti alla festa, o attorno alla casa, allo scopo di seguire Cristo e gli apostoli, e cogliere ogni piccolo spunto per criticare il loro operato. Inizialmente contestano il fatto che essi stiano mangiando con i pubblicani, ma il Signore controbatte affermando di essere venuto nel mondo proprio per coloro che sono “malati” nell’anima.

Vs. 33.  Allora essi gli dissero: "Perché i discepoli di Giovanni e anche quelli dei farisei digiunano spesso e fanno preghiere, mentre i tuoi mangiano e bevono?". 

Ora lo accusano di permettere che i suoi seguaci non rispettino il digiuno, a causa della loro gioia interiore. Probabilmente questi uomini ritenevano che fosse loro compito sorvegliare ed emettere giudizi sugli altri.

Matteo 6:16-18.  Ora, quando digiunate, non siate mesti d’aspetto come gli ipocriti; perché essi si sfigurano la faccia per mostrare agli uomini che digiunano, in verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio. 17  Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, 18  per non mostrare agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa pubblicamente"

I farisei vivevano la religione come qualcosa di esteriore, come una serie di comportamenti da adottare per essere considerato dagli altri una persona spirituale. Certamente non comprendevano la gioia di coloro che vivevano accanto al Signore. Questi ha, invece, insegnato che il digiuno e la preghiera devono essere visti unicamente da Dio. Un esempio sono Paolo e Sila, che divenendo oggetto di adorazione da parte di coloro che li avevano visti compiere delle guarigioni, hanno strappato le proprie vesti, affermando che la gloria di ogni meraviglia va unicamente a Dio Padre.

I farisei vivevano una religiosità triste, mentre il Signore ci vuole gioiosi al fianco di Gesù. Inoltre, invece di comprendere il proprio errore e di cambiare atteggiamento, provavano invidia per gli altri e li criticavano. Tuttavia, dove c’è la presenza di Dio c’è anche la gioia.

Vs. 34-35.  Ed egli disse loro: "Potete voi far digiunare gli intimi amici dello sposo, mentre lo sposo è con loro? 35  Ma verranno i giorni in cui lo sposo sarà loro tolto e allora, in quei giorni, digiuneranno". 

Lo sposo sarebbe stato tolto con la Sua morte sulla croce. Intanto la sua presenza procurava loro immensa gioia; anche noi oggi siamo cristiani gioiosi in quanto consapevoli del fatto che la nostra anima è al sicuro nelle mani di Dio, nostro Padre.

Vs. 36.  Inoltre disse loro una parabola: "Nessuno cuce un pezzo di un vestito nuovo sopra un vestito vecchio; altrimenti si trova con il nuovo strappato, e il pezzo tolto dal nuovo non si adatta al vecchio. 

Se si applica una toppa nuova su un vestito vecchio, si rovina il nuovo ed essa, inoltre, non si adatta al vecchio.

Marco ne dà una versione leggermente diversa affermando che la toppa nuova è forte, mentre il vestito vecchio è logoro e si strapperà nuovamente, magari in un altro punto.

Gesù voleva dire che non era venuto per applicare degli elementi nuovi su una religione vecchia e da scartare, bensì per dare all’uomo qualcosa di totalmente nuovo, lavato dal Suo sangue. Il nostro vecchio uomo deve morire per rinascere con Cristo Gesù.

Apocalisse 7:13-14.  Poi uno degli anziani si rivolse a me, dicendo: "Chi sono costoro che sono coperti di bianche vesti, e da dove sono venuti?". 14  Ed io gli dissi: "Signore mio, tu lo sai". Egli allora mi disse: "Costoro sono quelli che sono venuti dalla grande tribolazione, e hanno lavato le loro vesti e le hanno imbiancate nel sangue dell’Agnello. 

La nuova veste non nasce dalle nostre opere (digiuno, preghiere…), ma dal prezioso sangue di Cristo. A noi viene chiesto unicamente di indossarlo per fede.

Vs. 37-38.  E nessuno mette vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo rompe gli otri, ed esso si spande e gli otri vanno perduti. 38  Ma bisogna mettere il vino nuovo in otri nuovi, così tutti e due si conservano. 

Anche questa similitudine paragona le cose vecchie con quelle nuove: non è possibile unire la legge e la grazia, poiché una rovinerà l’altra. 

Anticamente gli otri venivano realizzati con la pelle delle capre. All’inizio essi erano elastici, ma con il tempo perdevano tale caratteristica e potevano facilmente scoppiare durante la fermentazione del vino. Il Signore ci chiede di farci rendere elastici e malleabili dalla sua Parola. Egli non vuole rappezzare il vecchio giudaismo, poiché il suo insegnamento è qualcosa di totalmente nuovo.

Vs. 39.  Nessuno poi, avendo bevuto del vino vecchio, ne vuole subito del nuovo, perché egli dice: "Il vecchio è migliore". 

Il vino nuovo sta fermentando, è frizzante, vivo, si muove, sta cambiando: è una figura della gioia; la religione che nasce con Cristo è gioiosa, poiché camminare con lui è una festa.

Il vino vecchio non fermenta, non si muove, non cresce, non è vivo.

Marco 14:22-25. 22  E mentre essi mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo averlo benedetto lo spezzò e lo diede loro dicendo: "Prendete, mangiate; questo è il mio corpo". 23  Poi prese il calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. 24  Quindi disse loro: "Questo è il mio sangue, il sangue del nuovo patto, che è sparso per molti. 25  In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno in cui lo berrò nuovo nel regno di Dio". 

La santa cena è qualcosa di nuovo che Cristo ha istituito, vivente, reale.

2 Corinzi 3:2-4.  2 Voi siete la nostra lettera, scritta nei nostri cuori, conosciuta e letta da tutti gli uomini, 3  essendo manifesto che voi siete una lettera di Cristo, che è il risultato del nostro ministero scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, e non su tavole di pietra, ma sulle tavole di un cuore di carne. 4  Or questa fiducia noi l’abbiamo per mezzo di Cristo presso Dio; 

Paolo fa un paragone tra la legge e il nuovo patto: 

la prima era scritta sulle pietre, su qualcosa privo di vita, che dava all’uomo lo standard al quale arrivare; era come una sorta di abisso che vede Dio all’altro versante: l’uomo può solamente fare dei tentativi (digiuni, preghiere, pellegrinaggi…) per cercare un modo per avvicinarsi il più possibile; ovviamente sono tentativi inutili, poiché il risultato è la morte.

Il nuovo patto, però, stabilisce un ponte tra l’uomo e Dio, e se abbiamo fiducia in Lui possiamo giungere nel Regno di Dio. Non si tratta, quindi, di aggiungere degli elementi al vecchio patto, bensì di scartarlo per vivere qualcosa di totalmente diverso.

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