Luca 20

Luca 20:1-26
Craig Quam
Luca 20:27-47
Craig Quam

Cap. 20

Nel capitolo 19 abbiamo visto l’entrata del Messia a Gerusalemme in modo trionfale, in adempimento alla profezia di Daniele, che aveva dato anche il giorno esatto di tale presentazione. Era il 10 Nissan del calendario ebraico, quello in cui veniva scelto l’ agnello che sarebbe stato sacrificato il giorno di Pasqua, ossia il 14 Nissan. Levitico prescriveva che tale agnello doveva essere recintato ed osservato attentamente, per essere certi che non avesse alcun difetto.

Del battesimo di Giovanni

Vs. 1-2.  E in uno di quei giorni avvenne che, mentre egli istruiva il popolo nel tempio e predicava l’evangelo, sopraggiunsero i capi dei sacerdoti e gli scribi, con gli anziani, 2  e gli dissero: "Dicci con quale autorità fai queste cose; o, chi è colui che ti ha dato questa autorità?". 

Quindi: Gesù è entrato a Gerusalemme, è stato riconosciuto quale Messia, ha purificato il Tempio dai mercanti ed ora riceve la visita degli scribi e dei farisei, i quali gli domandano con quale autorità sta compiendo tali azioni. Essi, infatti, ritenevano di essere l’unica autorevole personalità religiosa del tempo e pertanto vogliono sapere da Cristo come mai egli pensava di potersi arrogare tale diritto. Volevano trarlo in inganno, sperando che dichiarasse di essere il Messia e poterlo, così, accusare di eresia. Non si rendevano conto che, mentre la comunità si stava preparando nella scelta dell’agnello da sacrificare, anche loro stavano osservando Cristo, l’agnello di Dio senza macchia che sarebbe stato sacrificato.

Vs. 3-4.  Ed egli, rispondendo, disse loro: "Anch’io vi domanderò una cosa, e voi rispondetemi. 4  Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?". 

Giovanni Battista era stato il precursore di Gesù, l’amico dello sposo, colui che ha il compito di annunciarne l’arrivo; per gli Ebrei era stato un personaggio di notevole spessore spirituale, perciò Gesù chiede loro di sbilanciarsi circa l’autorità che lo spingeva ad agire. Giovanni aveva riconosciuto in Cristo il Messia tanto atteso e ne aveva annunciato l’arrivo imminente: i Farisei avevano creduto in Giovanni? Perché ora rinnegavano Cristo? Se non hanno creduto in Giovanni, servo inviato da Gesù, allora non sono degni di sapere chi veramente è Cristo.

Vs. 5-6. Ed essi ragionavano fra loro, dicendo: "Se diciamo dal cielo, egli ci dirà: "Perché dunque non gli avete creduto?". 6  Se invece diciamo dagli uomini, tutto il popolo ci lapiderà perché è convinto che Giovanni era un profeta". 

Gli interlocutori di Gesù non sanno cosa rispondere poiché non hanno mai accettato l’operare di Giovanni, perciò ora non possono affermarne la divinità del mandato. Al contrario, temono di attribuire a tale uomo un potere meramente umano, poiché il popolo avrebbe potuto insorgere con violenza contro di loro. 

Temono maggiormente gli uomini rispetto a Dio, perciò preferiscono non rispondere. Sono politici, più che uomini di Dio e Suoi fedeli servitori:

vs. 7-8.  Risposero dunque che non sapevano da dove venisse. 8  Allora Gesù disse loro: "Neppure io vi dirò con quale autorità faccio queste cose". 

Gesù non risponde alle loro domande, dal momento che essi non prendono alcuna posizione.

Parabola dei malvagi vignaioli

Vs. 9.  Poi cominciò a raccontare al popolo questa parabola: "Un uomo piantò una vigna, l’affidò a certi vignaioli e se ne andò lontano per lungo tempo. 

Sta parlando dell’allontanamento di Cristo dalla terra avvenuto circa 2000 anni fa e del quale stiamo attendendo il ritorno negli ultimi tempi. Da un altro punto di vista sta parlando dell’agire  dei capi religiosi contro il piano di Dio, il quale ha inviato suo figlio per la nostra redenzione, ma è stato ucciso.

I capi religiosi dei Giudei hanno respinto ogni messaggio che Dio ha inviato agli uomini:

Neemia 9:26. Ciò nonostante essi disubbidirono, si ribellarono contro di te, gettarono la tua legge dietro le spalle, uccisero i tuoi profeti che li esortavano a ritornare a te e commisero cose blasfeme. 

Geremia 7:25. Dal giorno in cui i vostri padri uscirono dal paese d’Egitto fino a quest’oggi, vi ho mandato tutti i miei servi, i profeti ogni giorno con urgenza ed insistenza. 

Geremia 25:4-7.  L’Eterno vi ha pure mandato tutti i suoi servi, i profeti con urgenza ed insistenza, ma voi non avete ascoltato né prestato l’orecchio per ascoltare. 5  Essi dicevano: Si converta ciascuno dalla sua via malvagia e dalle sue cattive azioni, e abiterete nel paese che l’Eterno ha dato a voi e ai vostri padri da sempre e per sempre. 6  Non andate dietro ad altri dèi per servirli e per prostrarvi davanti a loro e non provocatemi a ira con l’opera delle vostre mani, e io non vi farò male alcuno". 7  Ma voi non mi avete ascoltato", dice l’Eterno, "e mi avete provocato ad ira con l’opera delle vostre mani a vostro danno. 

Matteo 23:34. Perciò, ecco io vi mando dei profeti, dei savi e degli scribi; di loro ne ucciderete e crocifiggerete alcuni, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città, 

Atti 7:52. Quale dei profeti non perseguitarono i padri vostri? Essi uccisero anche coloro che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale ora voi siete divenuti traditori e uccisori; 

Ebrei 11:36-38.  Altri ancora subirono scherni e flagelli, e anche catene e prigionia. 37  Furono lapidati, segati, tentati, morirono uccisi di spada, andarono in giro coperti di pelli di pecora e di capra, bisognosi, afflitti, maltrattati 38  (il mondo non era degno di loro), erranti per deserti e monti, in spelonche e grotte della terra. 

Ora davanti alle autorità religiose non c’è un profeta, bensì il Figlio di Dio ed essi sono costretti a prendere una posizione definitiva.

Vs. 10-12.  Al tempo del raccolto, mandò un servo da quei vignaioli perché gli dessero la sua parte del frutto della vigna; ma i vignaioli, battutolo, lo rimandarono a mani vuote. 11  Egli mandò di nuovo un altro servo ma essi, dopo aver battuto e insultato anche questo, lo rimandarono a mani vuote. 12  Egli ne mandò ancora un terzo, ma essi ferirono anche questo e lo cacciarono. 

Alcuni suppongono che il primo servo rappresenti Mosè, il secondo i profeti ed il terzo Giovanni Battista, tutti inviati secondo il vecchio patto. Infatti, anche Giovanni chiude l’antico patto stipulato tra uomo e Dio.

Vs. 13-14.  Allora il padrone della vigna disse: "Che devo fare? Manderò il mio amato figlio. Forse, vedendo lui, lo rispetteranno!". 14  Ma i vignaioli, quando lo videro, dissero tra di loro: "Costui è l’erede; venite, uccidiamolo affinché l’eredità diventi nostra". 

Anche il figlio del padrone, erede della vigna, viene ucciso. Qui Gesù fa comprendere che conosceva bene quale destino lo attendeva.

Vs. 15-16.  Così cacciatolo fuori dalla vigna, lo uccisero. Che farà dunque a costoro il padrone della vigna? 16  Egli verrà, sterminerà quei vignaioli, e darà la vigna ad altri". Ma essi, udito ciò, dissero: "Così non sia". 

I capi dei sacerdoti comprendono che tale parabola è indirizzata a loro, servi malvagi che non condividono i frutti dell’opera di Dio con la gente, ma che la rubano e la tengono per se stessi.

Cosa farà Dio a coloro che hanno rigettato Suo figlio? Li sterminerà. Nel giorno del giudizio, l’Eterno chiederà a tutti gli uomini se hanno accettato o respinto Gesù, Suo figlio, e ci giudicherà esclusivamente in base a questo punto. Il Signore è la nostra unica salvezza e senza di Lui siamo perduti irrimediabilmente; Dio non manda nessun uomo all’inferno, ma sono gli umani che scelgono di andarci.

Vs. 17-18.  Allora egli, guardandoli in faccia, disse: "Che cosa è dunque ciò che sta scritto: "La pietra che gli edificatori hanno rigettata è diventata la testata d’angolo"? 18  Chiunque cadrà su questo sasso si sfracellerà, e colui sul quale esso cadrà sarà stritolato". 

Gesù sta citando il Salmo 118:22, dove al vs. 26 sono riportate le parole che la folla ha pronunciate all’entrata di Gesù a Gerusalemme. I dottori della legge conoscevano questi passi messianici, però hanno preferito essere ciechi e sordi.

Gesù è la pietra angolare sulla quale si fonda l’universo. Chi cadrà su Cristo si sfracellerà, cioè si spezzerà e sarà salvato, ma chi riceverà la pietra su di sé ne verrà polverizzato e distrutto. Dobbiamo scegliere: vogliamo appoggiarci su Gesù  ed ottenere la salvezza o esserne distrutti?

La questione del tributo

Vs. 19-20.  In quello stesso momento, i capi dei sacerdoti e gli scribi, cercarono di mettergli le mani addosso, perché avevano compreso che aveva raccontato quella parabola per loro, ma temettero il popolo. 20  Essi lo osservavano attentamente e gli mandarono degli istigatori che, fingendosi giusti, lo sorprendessero in fallo in un suo discorso, per poi consegnarlo al potere e all’autorità del governatore. 

Gli scribi ed i sacerdoti provano una gran rabbia, però non possono agire secondo la propria carne temendo la rivolta popolare. Allora cambiano tattica, mandando a Gesù dei falsi religiosi, con lo scopo di trarlo in fallo.

Vs. 21.  Costoro lo interrogarono, dicendo: "Maestro, noi sappiamo che tu parli e insegni rettamente e che non usi alcuna parzialità ma insegni la via di Dio in verità. 

Facciamo attenzione alle labbra bugiarde, che lodano falsamente. Gesù, che è Dio e legge nei cuori, conosce la loro reale motivazione.

Vs. 22-23.  Ci è lecito pagare il tributo a Cesare o no?". 23  Ma egli, accortosi della loro malizia, disse loro: "Perché mi tentate? 

Queste persone cercano di intrappolare Gesù, ma Egli è più astuto di loro. La domanda riguardava i tributi , cioè le tasse personali dovute da ogni cittadino. Se egli avesse affermato che le tasse erano qualcosa di lecito, allora sarebbe apparso come un oppositore del popolo, uno che appoggiava gli oppressori romani e certamente non sarebbe stato valutato quale Messia. Al contrario, se avesse negato l’opportunità di pagare le tasse, allora sarebbe apparso come un fomentatore delle folle e nemico di Cesare. 

Gesù si trova in una situazione impossibile, dalla quale esce grazie alla sua saggezza divina:

Vs. 24-25.  Mostratemi un denaro: di chi è l’immagine e l’iscrizione che porta?". Ed essi, rispondendo, dissero: "Di Cesare". 25  Allora egli disse loro: "Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio". 

Tutti gli esseri umani devono pagare le tasse, però devono anche dare a Dio ciò che spetta a Lui.

Genesi 1:26. Poi DIO disse: "Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su tutta la terra, e su tutti i rettili che strisciano sulla terra". 

Siamo stati creati ad immagine di Dio: diamo pure allo stato ciò che ci chiede, però ricordiamoci delle cose di Dio e diamo a Lui tutto di noi. Siamo le creature più nobili del creato e per noi nostro Padre desidera donarci una vita meravigliosa, dignitosa, degna di una creatura nata a somiglianza del Padre.

Vs. 26.  E così non poterono coglierlo in fallo nel suo discorso davanti al popolo e, meravigliati della sua risposta, tacquero. 

Ecco quale reazione produce la risposta di Cristo: tutti vengono ridotti al silenzio e restano stupefatti.

I Sadducei e la resurrezione

I Sadducei non credevano nella resurrezione, nè negli angeli, nè negli spiriti; la loro dottrina, quindi, nega la resurrezione, eppure si recano da Gesù per porgli una domanda circa tale argomento. 

Di loro sappiamo che il loro nome derivava da “Sadoc”, perciò erano chiamati “sadochiti”. Facevano parte del partito conservatore e aristocratico dei Sommi Sacerdoti. Avevano atteggiamenti mondani e non esitavano a collaborare con i Romani, i quali riservavano per tali persone molti privilegi. Accettavano solamente la rivelazione scritta, scartando la tradizione orale. Non credevano nella vita dopo la morte, perciò rifiutavano anche tutta la dottrina riguardante la ricompensa o il castigo derivanti dall’agire umano.

Vs. 27-33.  Or gli si accostarono alcuni sadducei, i quali negano che vi sia la risurrezione, e lo interrogarono, 28  dicendo: "Maestro, Mosé ci ha scritto che se il fratello di qualcuno muore avendo moglie e muore senza figli, il suo fratello prenda la moglie e susciti una discendenza a suo fratello. 29  Or vi furono sette fratelli; il primo prese moglie e morì senza lasciare figli. 30  Il secondo la prese come moglie, e morì anch’egli senza lasciare figli. 31  La prese poi il terzo; e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. 32  Dopo tutti, morì anche la donna. 33  Nella risurrezione, dunque, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta per moglie". 

I sadducei si comportano in modo ipocrita poiché non sono realmente interessati alla risposta di Cristo, quanto desiderano metterlo in difficoltà e, magari, trovare motivi di discussione. Ma Gesù conosceva i loro cuori e discerneva le loro motivazioni.

Notiamo quante volte nel Vangelo di Luca Dio smascheri la religiosità e l’ipocrisia, perché Egli la odia profondamente. La radice del termine “ipocrita” sta  nella parola “attore”, e quindi indica delle persone che fingono situazioni o interpretano dei ruoli. La falsità è un peccato detestato da Dio, il quale condanna pesantemente i religiosi, più delle prostitute, dei ladri o degli imbroglioni.

Vs. 34-36.  E Gesù, rispondendo, disse loro: "I figli di questa età si sposano e si maritano, 35  ma coloro che sono ritenuti degni di ottenere l’altra età e la risurrezione dei morti, non si sposano né si maritano; 36  essi infatti non possono più morire, perché sono come gli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione. 

La vita celeste è diversa da quella terrena e vede l’interruzione di ogni legame secondo la mentalità umana. Gesù parla solamente dei salvati, non di tutti i defunti e li considera giusti, non per proprie opere, bensì per la grazia di Dio. Essi non si sposeranno, non saranno toccati dalla morte, saranno simili agli angeli e figli di Dio.

Vs. 37-38.  E che i morti risuscitino, lo ha dichiarato Mosé stesso nel passo del roveto, quando chiama Signore, il Dio di Abrahamo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe. 38  Or egli non è il Dio dei morti ma dei viventi, poiché tutti vivono per lui". 

Ora Gesù ricorre alla Scrittura per dimostrare la veridicità della resurrezione, citando un passo molto famoso, nel quale Dio è chiamato Dio dei patriarchi. Essi sono considerati ancora vivi, anche se morti da tempo. Il Creatore, infatti, ci ama e desidera avere con noi un rapporto eterno, non limitato dalla morte.

Vs. 39-40.  Allora alcuni degli scribi presero la parola e dissero: "Maestro, hai detto bene". 40  E non ardirono più fargli alcuna domanda. 

Anche questa volta il Signore ha ammutolito gli avversari.

Il Cristo, Figlio di Davide

Vs. 41.  Ed egli disse loro: "Come mai dicono che il Cristo è Figlio di Davide? 

Quando Gesù è entrato a Gerusalemme è stata chiamato “Figlio di Davide”, titolo dato al Messia; la sua genealogia, infatti, dimostra la discendenza carnale da Davide.

Quindi: il Messia, figlio di Dio, viene chiamato figlio di Davide, un uomo. Come è possibile che Davide chiami un suo discendente “Signore”, ossia “padrone”? Come interpretavano, allora, il Salmo 110 questi scribi? Credevano nella venuta del Messia? 

Chiediamoci: Chi è Gesù per noi? E’ solo un amico pronto a soccorrerci, oppure il padrone indiscusso della nostra vita?

I Giudei antichi credevano che il Messia sarebbe stato un liberatore, un capo militare, un secondo Davide. Invece Egli è venuto la prima volta come servo, ma poi tornerà una seconda volta come un re vittorioso.

Gesù cita il Salmo 110.

Vs. 42-44.  Nel libro dei Salmi Davide stesso dice: "Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, 43  finché io abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi". 44 Davide dunque lo chiama Signore, come può essere suo figlio?". 

Salmo 110: 1-7.     <<Salmo di Davide.>> L’Eterno dice al mio Signore: "Siedi alla mia destra finché io faccia dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi". 

Questo salmo è stato scritto da Davide, ma non riguarda se stesso, nè gli avvenimenti della sua vita. Infatti, sta parlando del momento nel quale Gesù ascenderà alla destra di Dio, quaranta giorni dopo la resurrezione. Qui Dio padre chiama alla sua destra Dio figlio, fino alla sconfitta dei nemici, posti sotto ai suoi piedi.

2  L’Eterno estenderà da Sion lo scettro della tua potenza. Domina in mezzo ai tuoi nemici. 3  Il tuo popolo si offrirà volenteroso nel giorno del tuo potere; nello splendore di SANTITA’, dal grembo dell’aurora, tu avrai la rugiada della tua gioventù. 4  L’Eterno ha giurato e non si pentirà: "Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek". 

Melchisedek era un sacerdote, al quale Abramo diede la decima dei suoi beni; è una cristofania, ossia un’apparizione di Cristo prima della sua incarnazione.

5  Il Signore è alla tua destra. Egli distruggerà dei re nel giorno della sua ira. 

Qui parla di avvenimenti futuri, quelli degli ultimi tempi (v. Daniele o apocalisse), quando Gesù giudicherà i re malvagi.

6  Egli giudicherà le nazioni, le riempirà di cadaveri e distruggerà i governanti di gran parte della terra. 7  Berrà dal torrente per via e perciò alzerà il capo.

Questo salmo parla dell’incarnazione di Cristo, della Sua morte e resurrezione e del suo ritorno alla fine dei tempi, quando verrà per distruggere tutte le nazioni malvagie.  

L’autore di Ebrei ci spiega il significato del fatto che Gesù è un sacerdote eterno. E’ un libro scritto agli Ebrei, per convincerli della divinità di Cristo e del fatto che Egli è il Messia. Il suo sacerdozio viene paragonato a quello dei sacerdoti del Vecchio Testamento.

Ebrei 7:21-25.   (ma costui con giuramento da parte di colui che gli ha detto: "Il Signore ha giurato e non si pentirà: Tu sei sacerdote in eterno, secondo l’ordine di Melchisedek"). 22  Per questo Gesù è diventato garante di un patto molto migliore. 

Il nuovo patto è di gran lunga migliore del vecchio.

23  Inoltre quelli erano fatti sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare, 24  ma costui (= Gesù), perché dimora in eterno, ha un sacerdozio che non passa ad alcun altro, 25  per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro. 

Gesù sta pregando per ognuno di noi e questo fatto deve essere un incoraggiamento per noi. Lo Spirito Santo è sempre all’opera perciò nessuna situazione è impossibile; per questo motivo l’apostolo Paolo poteva affermare con certezza: “Io so in chi ho creduto”. Gesù è il nostro avvocato presso il Padre, colui che intercede per noi, che è il nostro sacerdote e non  ci abbandona mai.

Contro di noi c’è il diavolo, che ci accusa davanti a Dio, sottolineando tutte le nostre mancanze, ma Gesù è pronto a difenderci, affermando che siamo sotto il Suo sangue e membri della nostra famiglia. Egli è potente, resuscitato dai morti e assiso alla destra di Dio.

Gesù censura gli Scribi

Vs. 45-47.  Ora, mentre tutto il popolo stava ascoltando, egli disse ai suoi discepoli: 46  "Guardatevi dagli scribi, i quali passeggiano volentieri in lunghe vesti e amano i saluti nelle piazze, Essi sono persone sempre alla moda: secondo la tradizione ebraica, la lunghezza del vestito determinava la santità di una persona e la sua consacrazione a Dio; la santità, allora, è solo apparenza? Qualcosa che gli altri devono vedere? A Dio interessa la santità interiore. Amavano essere chiamati “Rabbino”, essere onorati con baciamani ed inchini ed essere considerati molto importanti.

i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti; Amano i primi posti sia nelle sinagoghe che nei conviti, allo scopo di farsi vedere da tutti. Per Dio i primi posti appartengono ai servitori, non alle celebrità.

47  essi divorano le case delle vedove Chiedono alle vedove oltre alle loro possibilità

e fanno lunghe preghiere per farsi vedere. Essi riceveranno una più dura condanna". 

Gesù apertamente, davanti agli scribi stessi, smaschera la loro ipocrisia.

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