Luca 19
Cap. 19
Zaccheo
Zaccheo è un uomo ricco ma totalmente antitetico rispetto al giovane ricco del capitolo precedente. E’ difficile che un ricco si salvi, ma qui vediamo come Zaccheo abbia un atteggiamento molto positivo e per nulla ancorato al danaro. Gesù entra in casa sua e con Lui anche la grazia di Dio, che porta la salvezza.
Vs. 1-3. Poi Gesù, entrato in Gerico, l’attraversava; 2 ed ecco un uomo, chiamato Zaccheo il quale era il capo dei pubblicani ed era ricco. 3 Egli cercava di vedere chi fosse Gesù, ma non poteva a motivo della folla, perché era piccolo di statura.
Gerico è la città che Dio distrusse nei tempi antichi e di ciò narra il Vecchio Testamento. L’Eterno aveva decretato che tale luogo non doveva essere ricostruito e maledisse l’uomo che contravvenì a tale ordine, estendendo la sua esecrazione anche alla famiglia di lui. In questi versetti, però, vediamo come Gesù si ferma in Gerico proprio per Zaccheo, ovvero perché trova in lui qualcosa di buono e lo ritiene degno di una sua visita. Quindi se anche noi pensiamo di aver agito in modo da provocare l’ira di Dio, dobbiamo essere coscienti del suo amore per noi e della sua disposizione al perdono.
Gesù giunge a Gerico ed incontra Zaccheo, che significa “uomo giusto” o “puro”. Egli era un esattore delle tasse ed il capo dei pubblicani. Non si trova in nessuna altra parte tale titolo, perciò si può dedurre che egli era colui che inviava altri esattori a riscuotere le tasse, per poi consegnarle ai Romani. Egli viveva a Gerico, dove passava una grande via commerciale che da Gerusalemme andava verso Oriente. Era una città ricca grazie alle piantagioni di balsamo, perciò Zaccheo, che riscuoteva le tasse, era ricco a sua volta, poiché parte delle stesse spettavano a lui quale compenso. Tuttavia egli non era ben visto dai paesani ed emarginato. Sente parlare di Gesù e vuole vederlo per soddisfare la sua curiosità; probabilmente non era appagato della vita che conduceva ed inoltre aveva sentito parlare della guarigione del cieco. Però, essendo piccolo di statura, è impedito in questa azione; inoltre, nessuno era disposto a fare spazio ad un uomo tanto impopolare.
Vs. 4. Allora corse avanti e salì su un sicomoro per vederlo, perché egli doveva passare di là.
Zaccheo non si ferma davanti a questo ostacolo, né si preoccupa di perdere la sua dignità di fronte ai suoi sottoposti: sceglie un albero alto (era simile al gelso) e vi sale sopra. Per arrivare a Gesù è necessario ignorare l’opinione degli altri e concentrarsi solamente su di Lui, poichè oggi è il giorno della nostra salvezza e dobbiamo afferrarla con tutta la forza.
Notiamo che egli corre per vedere Gesù, svolgendo un’azione poco appropriata alla sua condizione di uomo d’affari; il suo portamento doveva essere signorile, non incline alla corsa, né tanto mento salire sopra un albero.
Vs. 5. E, quando Gesù arrivò in quel luogo alzò gli occhi, lo vide e gli disse: "Zaccheo, scendi giù subito, perché oggi devo fermarmi in casa tua".
Gesù chiede tre cose a Zaccheo: di scendere, di farlo in quell’istante e di lasciare che dimori in casa sua. Anche a tutti gli altri uomini egli dice la stessa cosa, ossia di andare verso di Lui adesso, non tra qualche anno o nella vecchiaia e li lasciarlo dimorare nella loro casa. Non lo invita a fare un pellegrinaggio o comunque a compiere altri tipi di opere, per poi avere un rapporto con lui; invece gli chiede subito un incontro, immediatamente, nato dall’umiliazione dell’uomo rispetto a Dio. Oggi è il giorno della salvezza e non bisogna attendere un futuro che magari non verrà.
Quindi Gesù non chiede a Zaccheo di scendere dall’albero con calma, quando sarà vecchio oppure quando a lui farà comodo: deve farlo ora.
Poi gli comunica che deve entrare nella sua casa, perché la conoscenza di Cristo vuol dire accoglierlo dentro di noi e riconoscerlo come salvatore personale. Il Signore sa che il fatto di andare presso Zaccheo è parte della sua missione divina e che Egli deve compiere tale gesto.
Vs. 6. Ed egli scese in fretta e lo ricevette con gioia.
Zaccheo risponde prontamente a tutte e tre le richieste di Gesù con umiltà: scende velocemente, nel momento stesso in cui Gesù glielo ha chiesto e lo ha accolto con gioia. Questo sentimento è il primo segno della salvezza perché c’è nell’uomo la consapevolezza del perdono dei peccati.
Vs. 7. Vedendo ciò, tutti mormoravano, dicendo: "Egli è andato ad alloggiare in casa di un uomo peccatore".
La folla disapprova e mormora contro l’agire di Cristo, inoltre immediatamente etichettano Zaccheo come un peccatore. Ancora oggi molte chiese vengono criticate perché ospitano persone dall’aspetto poco decente, oppure che hanno alle spalle un passato poco onesto; tuttavia ogni chiesa è una sorta ospedale, istituito da Cristo per ricevere i bisognosi: da sempre il Signore va da coloro che hanno bisogno di Lui e che lo cercano.
Vs. 8-9. Ma Zaccheo si alzò e disse al Signore: "Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri e, se ho defraudato qualcuno di qualcosa, gli restituirò quattro volte tanto". 9 E Gesù gli disse: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anche costui è figlio d’Abrahamo.
La salvezza entra nella casa di Zaccheo perché il suo animo è cambiato ed in lui vi è un autentico pentimento; il suo donare agli altri è solamente il frutto della sua conversione, non il motivo della sua salvezza. Le opere non danno la vita eterna, tuttavia sono il frutto del nostro ravvedimento.
1 Giovanni 5: 10-13. Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in sé; chi non crede a Dio, lo ha fatto bugiardo, perché non ha creduto alla testimonianza che Dio ha reso circa suo Figlio. 11 E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel suo Figlio. 12 Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. 13 Ho scritto queste cose a voi che credete nel nome del Figlio di Dio, affinché sappiate che avete la vita eterna e affinché continuiate a credere nel nome del Figlio di Dio.
Ogni credente deve avere la certezza di essere già in possesso della vita eterna: è qualcosa che abbiamo già ora.
1 Giovanni 2:12. Figlioletti, vi scrivo perché i vostri peccati vi sono perdonati per mezzo del suo nome.
I nostri peccati sono stati perdonati grazie all’opera e al nome di Cristo, non certo per le nostre opere.
Quindi: ogni cristiano deve avere la certezza fin da ora che i suoi peccati sono già stati perdonati, che ha la vita eterna e che trascorrerà tutta l’eternità in paradiso con il Signore. Non c’è alcun dubbio in questo.
La salvezza entra nella casa di Zaccheo perché Gesù è entrato in quella dimora. Zaccheo viene riconosciuto quale vero figliolo di Abramo, ossia un ebreo autentico e seguace della fede del suo patriarca. Questa era la condizione di ogni ebreo, tuttavia non tutti erano salvati.
Vs. 10. Perché il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto".
Zaccheo era tra i perduti, tuttavia la fede in Cristo ed il suo accoglierlo nella sua vita con gioia gli ha dato la vita eterna. Infatti saremo giudicati in base al nostro accogliere o meno Cristo e non per le nostre azioni, che in ogni caso non possono essere sufficienti per darci la vita eterna. Tutti gli uomini sono privi della gloria di Dio, però possono giungere al Padre seguendo una sola via: Gesù Cristo.
Parabola delle dieci mine.
Questa parabola parla della fedeltà che Dio desidera da ogni uomo. La Parola dichiara che quando abbiamo accettato Gesù nella nostra vita siamo stati liberati dall’ira di Dio, perciò in futuro non saremo oggetto del suo giudizio. I non credenti saranno vagliati in merito alla salvezza, mentre i credenti posseggono già questo dono meraviglioso. Tuttavia verremo giudicati in merito al nostro modo di vivere sulla terra e tale vaglio sarà riservato solo ai cristiani.
Vs. 11. E, mentre essi ascoltavano queste cose, Gesù proseguì a raccontare una parabola, perché era vicino a Gerusalemme, ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi subito.
Gesù sta percorrendo un tragitto che lo avrebbe condotto a Gerusalemme. Gerico era a 27 km da tale città, perciò era ovvio che il viaggio stava per concludersi. Questa circostanza aveva fatto credere a molti che stesse per arrivare il momento tanto atteso, ossia quello nel quale il Messia avrebbe regnato sulla terra, scalzando tutti regni umani. A quel punto i suoi seguaci avrebbero ricoperto ruoli di primo piano nel governo di Gesù ed avrebbero visto l’uscita di scena degli invasori: i Romani. In realtà il tempo stava realmente per compiersi, però si trattava di qualcosa di ben diverso, ossia della passione, morte e resurrezione di Cristo. Per questo motivo questi racconta tale parabola, proprio allo scopo di far comprendere che il suo regno terreno sarebbe giunto dopo migliaia di anni.
Vs. 12. Disse dunque: "Un uomo nobile andò in un paese lontano, per ricevere l’investitura di un regno e poi tornare.
Gesù sta insegnando che Egli sarebbe partito dalla terra, alla volta di un luogo lontanissimo, ma che poi sarebbe tornato a tempo debito, dopo l’assegnazione del suo regno. Quando tornerà il Signore? Sono trascorsi duemila anni ed ancora non lo vediamo, ma molti riferimenti biblici ci danno dei dettagli per comprendere quando i tempi saranno prossimi.
Apocalisse 11:15-19. Poi il settimo angelo suonò la tromba e si fecero grandi voci nel cielo che dicevano: "I regni del mondo sono divenuti il regno del Signor nostro e del suo Cristo, ed egli regnerà nei secoli dei secoli". 16 Allora i ventiquattro anziani, che sedevano davanti a Dio sui loro troni, si prostrarono sulle loro facce e adorarono Dio, 17 dicendo: "Noi ti ringraziamo, o Signore, Dio onnipotente, che sei, che eri e che hai da venire, perché hai preso in mano il tuo grande potere e ti sei messo a regnare. 18 Le nazioni si erano adirate, ma è giunta la tua ira ed è arrivato il tempo di giudicare i morti e di dare il premio ai tuoi servi, ai profeti, ai santi e a coloro che temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di distruggere quelli che distruggono la terra". 19 Allora si aperse nel cielo il tempio di Dio e in esso apparve l’arca del suo patto, e ci furono lampi, voci, tuoni, un terremoto e una forte tempesta di grandine.
Cristo tornerà per giudicare il mondo e per elargire premi ai profeti, ai servi ed ai santi; quindi tutta la chiesa sarà chiamata al suo cospetto e riceverà il premio dovuto ad ogni cristiano.
Cosa abbiamo fatto con ciò che Egli ci ha affidato?
Vs. 13. E, chiamati a sé dieci suoi servi, diede loro dieci mine, e disse loro: "Trafficate fino al mio ritorno".
Diamoci da fare fino al Suo ritorno perché poi Egli ce ne chiederà conto.
Una mina valeva cento dracme ed una dracma equivaleva alla retribuzione di un operaio in un giorno.
Questa parabola ricorda quella dei talenti di Matteo 25, tuttavia quest’ultima aveva un altro significato. Infatti in Matteo viene detto che Gesù ha affidato ad ognuno di noi un talento particolare ed in base a questo ci giudicherà, non a ciò che non sappiamo fare.
Invece qui viene raccontato che a tutti i servi viene data la medesima retribuzione che, nel caso della chiesa, corrisponde alla diffusione del Vangelo ed al possesso di Gesù in noi.
Il Signore dona del danaro a dieci servi, tuttavia poi la parabola si occupa solamente di tre di loro.
Vs. 14. Ma i suoi cittadini lo odiavano e gli mandarono dietro un’ambasciata, dicendo: "Non vogliamo che costui regni su di noi".
Una frase analoga è stata pronunciata dal popolo di Israele quando Gesù era davanti a Pilato e la gente, rigettandolo, ha affermato che loro unico re era Cesare. Anche oggi il Signore viene respinto dalla maggior parte degli esseri umani.
Vs. 15. Ora, quando fu di ritorno, dopo aver ricevuto l’investitura del regno fece chiamare quei servi ai quali aveva dato il denaro per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato trafficando.
Un giorno ogni figliolo di Dio starà davanti al Signore da solo e dovrà rispondere dell’uso che ha fatto del tesoro che gli era stato affidato.
Vs. 16-17. Allora si fece avanti il primo e disse: "Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine"; 17 ed egli disse: "Bene, servo buono poiché sei stato fedele in cosa minima, ricevi il governo su dieci città.
Il primo servo ha moltiplicato per dieci volte quanto aveva ricevuto. Anche nell’eternità riceveremo dei premi in base al nostro operato e saranno qualcosa di molto prezioso per noi. Tutti saremo ugualmente salvati, tuttavia a coloro che hanno servito fedelmente il Signore saranno affidate delle maggiori responsabilità.
Vs. 18-19. Venne poi il secondo, dicendo: "Signore, la tua mina ha fruttato altre cinque mine"; 19 ed egli disse anche a costui: "Tu pure sii capo di cinque città".
Anche il secondo ha prodotto un utile e perciò gli viene elargito un premio in proporzione a quanto ha reso. Notiamo, però, che manca l’elogio da parte di Cristo.
Osserviamo che entrambi non hanno attribuito a se stessi l’esito positivo della crescita del denaro, ma hanno affermato che la mina del loro signore aveva reso dieci volte o cinque volte tanto. Inoltre si comprende come la ricompensa non consista nel riposo, bensì nel lavorare per un incarico più ampio.
Vs. 20-21. Venne poi un altro, che disse: "Signore, ecco la tua mina che ho tenuta riposta in un fazzoletto 21 perché ho avuto paura di te, che sei un uomo severo; tu prendi ciò che non hai depositato e mieti ciò che non hai seminato".
Il terzo servo ha nascosto la moneta che gli era stata affidata per paura della severità del suo padrone. Lo definisce quale un uomo che si arricchisce con la fatica altrui, utilizzando un proverbio usuale a quei tempi.
Vs. 22-23. E il suo signore gli disse: "Ti giudicherò dalle tue stesse parole, malvagio servo; tu sapevi che sono un uomo duro, che prendo ciò che non ho depositato e mieto ciò che non ho seminato; 23 perché non hai depositato il mio denaro in banca; così, al mio ritorno, lo avrei riscosso con l’interesse?"
Il rimprovero che riceve è molto duro perché non ha portato alcun utile al suo padrone. Notiamo che a quel tempo non esistevano le banche come oggi, perciò il termine “banca” deriva dalla parola “banco” e significa “dare danaro in prestito”.
Cosa significa oggi spiritualmente “depositare in banca”? Non è una responsabilità dei credenti quella di convertire le persone, però è loro compito seminare la Parola: la maggior parte delle persone rigetterà quanto udrà, anzi non desidererà neppure ascoltare, ma qualcuno si convertirà. La conversione della anime è compito dello Spirito Santo e non dei credenti, che devono solamente “depositare”, cioè seminare la Parola. Annunziamo l’amore di Dio, il perdono dei peccati e la vita eterna.
Isaia 55:10-11. Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, in modo da dare il seme al seminatore e pane da mangiare, 11 così sarà la mia Parola, uscita dalla mia bocca: essa non ritornerà a me a vuoto, senza avere compiuto ciò che desidero e realizzato pienamente ciò per cui l’ho mandata.
La Parola di Dio viene paragonata alla pioggia, che lava la nostra anima con freschezza: perché tenerla per noi? Essa è potente ed i cristiani devono solamente spargerla.
Pietro è appena tornato dalla casa di Cornelio, un Gentile, dove ha annunciato la Parola di Dio.
Atti 11:1-14. Or gli apostoli e i fratelli che erano in Giudea vennero a sapere che anche i gentili avevano ricevuto la parola di Dio. 2 E, quando Pietro salì a Gerusalemme, quelli che erano circoncisi contendevano con lui 3 dicendo: "Tu sei entrato in casa di uomini incirconcisi e hai mangiato con loro!". 4 Ma Pietro cominciando dall’inizio, spiegò loro per ordine come si erano svolti i fatti dicendo: 5 "Io stavo pregando nella città di Ioppe, quando fui rapito in estasi ed ebbi una visione: un oggetto, simile a un gran lenzuolo tenuto per i quattro capi, scendeva come se fosse calato giù dal cielo e giunse fino a me. 6 Guardandovi attentamente dentro scorsi e vidi quadrupedi, fiere, rettili della terra e uccelli del cielo. 7 E udii una voce che mi diceva: "Pietro, alzati, ammazza e mangia". 8 Ma io dissi: "Niente affatto, Signore, poiché non mi è mai entrato in bocca nulla di impuro o di contaminato". 9 Ma la voce mi rispose per la seconda volta dal cielo: "Le cose che Dio ha purificato, non farle tu impure". 10 E ciò accadde per tre volte, poi ogni cosa fu di nuovo ritirata in cielo. 11 In quello stesso momento tre uomini, mandati a me da Cesarea, si presentarono alla casa dove mi trovavo. 12 E lo Spirito mi disse di andare con loro, senza avere alcuna esitazione. Or con me vennero anche questi sei fratelli, e così entrammo nella casa di quell’uomo. 13 Egli ci raccontò come aveva visto presentarsi un angelo in casa sua e dirgli: "Manda degli uomini a Ioppe e fa’ chiamare Simone, soprannominato Pietro. 14 Egli ti dirà parole, per mezzo delle quali sarai salvato tu e tutta la tua casa".
La Parola salva le persone e, per giungere a tale obiettivo, Dio si serve della chiesa. Perché l’angelo appare a Cornelio, gli parla ma non gli annuncia la Parola? Perché quello non era il suo compito.
Ezechiele 33:1-14. La parola dell’Eterno mi fu rivolta, dicendo: 2 "Figlio d’uomo, parla ai figli del tuo popolo e di’ loro: Quando farò venire la spada contro un paese e il popolo di quel paese prende un uomo dai suoi confini e lo pone come sentinella, 3 se vede la spada venire contro il paese, e suona la tromba e avverte il popolo, 4 chiunque ode il suono della tromba e non fa caso all’avvertimento, se la spada viene e lo porta via, il suo sangue sarà sul suo capo. 5 Egli ha udito il suono della tromba, ma non ha fatto caso all’avvertimento, il suo sangue sarà su di lui. Chi invece ha fatto caso all’avvertimento salverà la sua vita. 6 Ma se la sentinella vede la spada venire e non suona la tromba per avvertire il popolo, e la spada viene e porta via qualcuno di loro, questi sarà portato via per la propria iniquità, ma del suo sangue chiederò conto alla sentinella. 7 Così, o figlio d’uomo, io ti ho stabilito sentinella per la casa d’Israele; perciò ascolta la parola dalla mia bocca e avvertili da parte mia.
Il cristiano è colui che deve avvertire del pericolo le persone con le quali viene a contatto, altrimenti avrà la responsabilità delle anime perdute che non avrà messo in guardia.
Quando dico all’empio: "Empio, tu morirai sicuramente" e tu non parli per avvertire l’empio che si allontani dalla sua via, quell’empio morirà per la sua iniquità, ma del suo sangue chiederò conto alla tua mano. 9 Se però tu avverti l’empio che si allontani dalla sua via ed egli non si allontana dalla sua via, egli morirà per la sua iniquità, ma tu salverai la tua anima. 10 Ora tu, figlio d’uomo, di’ alla casa d’Israele: Voi dite così: "Se le nostre trasgressioni e i nostri peccati sono sopra di noi e a motivo d’essi languiamo, come potremo vivere?" 11 Di’ loro: “Com’è vero che io vivo", dice il Signore, l’Eterno, "io non mi compiaccio della morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie. Perché mai dovreste morire, o casa d’Israele?
Questa è la Parola di Dio ed è valida anche oggi. Perciò è compito dei credenti l’annuncio della Parola, non la conversione delle anime, che spetta a Dio. Un giorno renderemo conto al Signore delle anime alle quali non abbiamo parlato di Dio; meditiamo su questo ogni giorno.
1 Corinzi 3:9-17. Noi siamo infatti collaboratori di Dio; voi siete il campo di Dio, l’edificio di Dio. 10 Secondo la grazia di Dio che mi è stata data, come savio architetto io ho posto il fondamento, ed altri vi costruisce sopra; ora ciascuno stia attento come vi costruisce sopra 11 perché nessuno può porre altro fondamento diverso da quello che è stato posto, cioè Gesù Cristo.
Gesù è l’unico fondamento per la salvezza.
12 Ora, se uno costruisce sopra questo fondamento con oro, argento, pietre preziose, legno, fieno, stoppia, 13 l’opera di ciascuno sarà manifestata, perché il giorno la paleserà; poiché sarà manifestata mediante il fuoco, e il fuoco proverà quale sia l’opera di ciascuno. 14 Se l’opera che uno ha edificato sul fondamento resiste, egli ne riceverà una ricompensa,
Tutto ciò che sopravvive al fuoco durerà per sempre, cioè le anime salvate grazie alla predicazione.
15 ma se la sua opera è arsa, egli ne subirà la perdita, nondimeno sarà salvato, ma come attraverso il fuoco. 16 Non sapete voi che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? 17 Se alcuno guasta il tempio di Dio, Dio guasterà lui, perché il tempio di Dio, che siete voi, è santo.
Tutto ciò che facciamo sarà giudicato un giorno e provato con il fuoco; da ciò non deriva la nostra salvezza, che è un dato di fatto, ma comunque verremo provati dal fuoco. Probabilmente molte cose che abbiamo compiuto verranno bruciate.
Vs. 24. Disse poi ai presenti: "Toglietegli la mina e datela a colui che ha dieci mine".
La mina data a questo uomo viene affidata a chi ha dimostrato maggiormente di saperne fare buon uso.
I primi due servi hanno riconosciuto che la mina apparteneva al padrone, così come la nostra vita, tutto ciò che possediamo e perfino il nostro respiro dipendono da Lui. Il terzo servo, invece, nasconde i propri doni e dà la responsabilità di ciò al padrone, affermando che ciò è stato dovuto alla sua durezza. In altre parole, trova delle scusanti per giustificare il proprio comportamento scorretto; è un servo malvagio, trova delle scuse e dà la colpa agli altri. Un giorno renderemo conto al Signore del nostro comportamento.
Vs. 25-27. Ed essi gli dissero: "Signore, egli ha dieci mine". 26 "Poiché io vi dico che a chi ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha. 27 Inoltre, conducete qui i miei nemici, che non hanno voluto che io regnassi su di loro e uccideteli alla mia presenza.
Qui Gesù non parla di ricchezza materiale, bensì sta trattando dei princìpi spirituali: Dio darà a colui che avrà dimostrato di avere cura delle Sue cose perché ogni dono deve portare frutto.
Ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme.
Gesù si avvicina a Gerusalemme e piange per la sorte che è caduta su di lei, dovuta all’incredulità del suo popolo circa la divinità di Cristo.
Questa storia coincide con quanto profetizzato da Daniele, cioè la presentazione del Messia ad Israele.
Vs. 28-29. Dopo aver detto queste cose, egli andava avanti salendo a Gerusalemme. 29. E come fu vicino a Betfage e a Betania, presso il monte detto degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli,
Le autorità romane volevano sapere dove si trovasse Gesù per poterlo arrestare ed a tale scopo avevano dato disposizione che chiunque ne conoscesse la collocazione doveva andare a riferirlo. A disprezzo di ciò, vediamo che il Signore procede spedito verso Gerusalemme, dove intende entrare pubblicamente perché quella è la meta del suo viaggio.
Betania è un villaggio a circa 3 km da Gerusalemme, nei pressi del Monte degli Ulivi e Betfage era nei paraggi.
Vs. 30-31. dicendo: "Andate nel villaggio di fronte, entrando nel quale troverete un puledro di asino legato, su cui nessun uomo è mai salito; scioglietelo e conducetelo qui. 31 E se qualcuno vi domanda perché lo sciogliete, direte loro così: "Il Signore ne ha bisogno"".
Spiritualmente parlando, un tempo anche noi eravamo come questo piccolo asino, ossia legati da Satana, ma poi qualcuno, parlandoci della salvezza, ci ha slegati e portati al Signore. Egli desidera servirsi di noi e cavalcarci, ossia guidarci in ogni istante ed operare tramite la nostra persona.
E’ interessante notare come al vs. 31 viene detto che il Signore ha bisogno di quel puledro, proprio Lui che non ha bisogno di nulla, ma che ha deciso di servirsi degli esseri da Lui creati. In questo caso doveva adempiere alla profezia contenuta in Zaccaria 9:9, ma in generale ha deciso di servirsi della chiesa per evangelizzare. Avrebbe potuto scegliere altre modalità, tuttavia ha deciso in questo modo e così deve essere. Certamente gli uomini sono imperfetti, fallaci ed è stupefacente che Dio si serva di essi, tuttavia Egli ha deciso in tal senso nella Sua infinita bontà; questa è la meraviglia di Dio, che nonostante il nostro modo di essere, Egli ha deciso di lavorare tramite noi.
Il puledro in questione non era stato mai cavalcato, quindi non contaminato ed adatto ad un uso sacro. Un animale non domato, però, è selvatico e non accetta di venir montato da alcun essere umano. L’addestramento dura anche dei mesi per permettere al cavallo di riuscire ad accettare il peso di un uomo posto sulla sua schiena, però nel caso di Gesù tutto avviene in un attimo: il puledro si sottomette a Cristo.
Vs. 32-34. E quelli che erano stati mandati andarono e trovarono come egli aveva loro detto. 33 E, mentre scioglievano il puledro, i suoi padroni dissero loro: "Perché sciogliete il puledro?". 34 Ed essi dissero: "Il Signore ne ha bisogno".
Ogni cosa si svolge così come il Signore aveva detto ed i padroni dell’animale accettano che il loro puledro venga portato via senza obiettare nulla.
Vs. 35-36. Lo condussero allora da Gesù e, gettate le loro vesti sopra il puledro, vi fecero montare Gesù. 36 E, mentre egli avanzava, stendevano le loro vesti sulla strada.
I discepoli fanno una sorta di sella per far salire il Signore sull’animale, poi lo fanno montare. Di nuovo Luca ci dice che Gesù avanza verso Gerusalemme e nel frattempo i suoi seguaci stendono le loro vesti lungo la strada, quasi volessero porre un tappeto trionfale per Lui.
Altri evangelisti raccontano che furono posti anche dei rami e Giovanni specifica che erano dei rami di palma.
Vs. 37. E, quando egli fu vicino alla discesa del monte degli Ulivi, tutta la folla dei discepoli iniziò con gioia a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano visto,
Qui viene descritta una scena di gioia: i discepoli acclamano con letizia l’arrivo di Cristo e lo lodano per le meraviglie che ha compiuto. Luca non ci spiega la motivazione di tanta felicità improvvisa, poiché essa deve essere ravvisata nell’adempimento della profezia di Zaccaria 9:9. In quel momento la folla comprendeva che si stava verificando quanto predetto circa l’arrivo del Messia ed accoglie il fatto con grande gioia. Gesù cavalca un asino, simbolo della pace, poiché Egli è il Principe della pace; antitetico è il cavallo, tipica cavalcatura dei re ed utilizzato in caso di guerra. I discepoli si stanno recando a Gerusalemme per la Pasqua e sanno quanti miracoli ha compiuto Cristo; aspettano con ansia l’avvento del Messia che li liberi dai Romani e lo vedono arrivare in groppa ad un asino, così come predetto. Perciò esplodono di gioia, poiché hanno davanti agli occhi il loro liberatore.
Vs. 38-40. dicendo: "Benedetto il Re che viene nel nome del Signore; pace in cielo e gloria nei luoghi altissimi". 39 E alcuni farisei fra la folla gli dissero: "Maestro, sgrida i tuoi discepoli!". 40 Ed egli, rispondendo, disse loro: "Io vi dico che se costoro tacessero, griderebbero le pietre".
Alcuni farisei desiderano far tacere la folla acclamante.
Altre volte è stato detto nei Vangeli che volevano incoronare Re Gesù e, anzi, che i discepoli discutevano anche per il ruolo che avrebbero ricoperto nel nuovo regno. Tuttavia, Gesù non ha mai accettato tale regalità, poiché essa era prematura, mentre ora i tempi sono giusti.
Zaccaria 9:9. Esulta grandemente, o figlia di Sion, manda grida di gioia o figlia di Gerusalemme! Ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e porta salvezza, umile e montato sopra un asino, sopra un puledro d’asina.
Gesù è il Messia e la profezia si sta adempiendo poiché la parola di Dio è sempre verace.
Vs. 41-42. E come egli si avvicinava, vide la città e pianse su di essa, 42 dicendo: "Oh, se tu, proprio tu, avessi riconosciuto almeno in questo tuo giorno le cose necessarie alla tua pace! Ma ora esse sono nascoste agli occhi tuoi.
Ecco il contrasto con la gioia del popolo: Gesù piange perché sa che Gerusalemme sarà distrutta. Eppure sarebbe bastato così poco per cambiare la sua sorte: avrebbe dovuto solamente accettare Cristo ed arrendersi all’amore di Dio, che desidera solamente accoglierci sotto le sue ali. Pensiamo che “Gerusalemme” significa “città di pace”, eppure essa non aveva compreso che tale stato di cose sarebbero state sue se solo si fosse lasciata accudire dall’Eterno.
Quello che stanno vivendo è un giorno speciale, narrato anche in Daniele 9, dove l’arcangelo Gebriele profetizza circa il futuro del popolo di Israele:
Daniele 9: 24-26. Settanta settimane sono stabilite per il tuo popolo e per la tua santa città, per far cessare la trasgressione, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità, per far venire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. 25 Sappi perciò e intendi che da quando è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme, fino al Messia, il principe, vi saranno sette settimane e altre sessantadue settimane; essa sarà nuovamente ricostruita con piazza e fossato, ma in tempi angosciosi.
Ogni giorno delle settimane è composto da un anno. 7+ 62 è 69 e 69 settimane, cioè 69 x 7, dà 483 anni. Quindi: dal momento del decreto che permetteva la ricostruzione dell’intera città di Gerusalemme (non solo il tempio, poiché quello è un decreto emesso da Ciro) bisogna contare 483 anni e sarebbe giunto il Messia sulla terra. L’ordine di ricostruzione della città è stato dato da Artaserse (v. Neemia 2) il 14.3.445 a.C. Calcolando che il calendario ebraico era di 360 giorni (non 365), i 483 anni ebraici a partire dal 14.03.445 ci portano al 10 Nissan (circa marzo/aprile) del 32 anno domini, cioè dopo la nascita di Cristo: questo è il giorno che precede di 4 giorni la Pasqua ed era dedicato alla scelta dell’agnello da sacrificare il 14 Nissan. In quel giorno l’agnello veniva scelto e presentato al popolo e proprio in quel giorno Gesù si presenta pubblicamente quale Re d’Israele.
Come mai gli studiosi biblici del tempo non hanno compreso questo fatto? Eppure essi potevano eseguire i calcoli con maggiore precisione di noi. Però essi erano piuttosto seguaci delle leggi e delle regole che attenti studiosi della Parola.
26 Dopo le sessantadue settimane il Messia sarà messo a morte e nessuno sarà per lui. E il popolo di un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà con un’inondazione, e fino al termine della guerra sono decretate devastazioni.
Gabriele sta dichiarando con esattezza il momento preciso in cui sarebbe giunto il Messia, anche se tale profezia è antecedente la nascita di Cristo di 445 anni circa. Perciò quello che stiamo vivendo in Luca è un giorno speciale, dedicato proprio ad Israele, ma non è stato compreso, così come il Messia non è riconosciuto.
Se anche noi oggi non riconosciamo l’opera di Dio nella nostra vita, allora a noi accadranno le cose descritte nei prossimi versetti:
vs. 43-44. Poiché verranno sopra di te dei giorni in cui i tuoi nemici ti circonderanno di trincee, ti accerchieranno e ti assedieranno da ogni parte. 44 E abbatteranno te e i tuoi figli dentro di te; e non lasceranno in te pietra su pietra perché tu non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata".
Come hanno potuto essere così ciechi gli scribi o i farisei che possedevano quel tipo di calendario e avrebbero potuto anche calcolare il giorno esatto dell’avvento del Messia? Per noi oggi viene spontaneo parlare in questo modo, però riconosciamo l’opera di Dio nella nostra vita? Gli permettiamo di operare attraverso la nostra persona?
Il nemico desidera vederci sonnecchiare di fronte alle cose di Dio, cullati dal nostro benessere e dalla certezza della vita eterna, ma questo atteggiamento non è buono. Oggi è il momento per la nostra città di udire la Parola, perché siamo in forze ed in buona salute ed abbiamo la possibilità di proclamare le meraviglie di Dio. Se la chiesa resta in silenzio, allora le pietre grideranno al suo posto, ma nel giorno del giudizio ci verrà chiesto il conto.
Matteo 24:4-14. E Gesù, rispondendo, disse loro: "Guardate che nessuno vi seduca! 5 Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: "io sono il Cristo" e ne sedurranno molti. 6 Allora sentirete parlare di guerre e di rumori di guerre; guardate di non turbarvi, perché bisogna che tutte queste cose avvengano ma non sarà ancora la fine. 7 Infatti si solleverà popolo contro popolo e regno contro regno; vi saranno carestie, pestilenze e terremoti in vari luoghi. 8 Ma tutte queste cose saranno soltanto l’inizio delle doglie di parto.
Il Signore è risorto, si è allontanato per molto tempo e nel frattempo si sono susseguite, e si susseguono ancora, pestilenze, carestie e guerre. Questo è solo l’inizio del travaglio che porterà al suo ritorno. Le doglie del parto all’inizio sono deboli e distanti l’una dalle altre, ma poi aumentano sia in frequenza che in intensità. Così saranno i segni che ci porteranno al ritorno del Signore. Pensiamo alla cronaca di oggi: tsunami, virus dei polli, aids, terremoti in tutto il mondo.
9 Allora vi sottoporranno a supplizi e vi uccideranno; e sarete odiati da tutte le genti a causa del mio nome. 10 Allora molti si scandalizzeranno, si tradiranno e si odieranno l’un l’altro. 11 E sorgeranno molti falsi profeti, e ne sedurranno molti. 12 E perché l’iniquità sarà moltiplicata, l’amore di molti si raffredderà; 13 ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 14 E questo evangelo del regno sarà predicato in tutto il mondo in testimonianza a tutte le genti, e allora verrà la fine".
Oggi la Parola di Dio è stata tradotta in quasi tutte le lingue umane, perciò quasi tutti i popoli della terra conoscono i fatti riguardanti il Messia. Già 50 anni fa la realtà non era questa.
1 Tessalonicesi 5:1-6. Ora, quanto ai tempi e alle stagioni, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva, 2 poiché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come un ladro di notte. 3 Quando infatti diranno: "Pace e sicurezza", allora una subitanea rovina cadrà loro addosso, come le doglie di parto alla donna incinta e non scamperanno affatto. Torna l’esempio delle doglie per spiegare il ritorno di Cristo.
4 Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno vi sorprenda come un ladro. Questo giorno sarà come l’arrivo di un ladro per gli impreparati e per chi befferà il ritorno di Cristo, ma chi è avveduto conosce bene i segni. E’ vero che nessuno ne conosce il giorno e l’ora, neppure gli angeli in cielo, però in generale i tempi e le stagioni devono essere noti alla chiesa. Pensiamo alle vergini astute in antitesi a quelle stolte.
5 Voi tutti siete figli della luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre. 6 Perciò non dormiamo come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri.
Vegliamo e stiamo in allerta perché il Signore sta per tornare. Infatti tutti i segni si esauriranno nell’arco della vita di un uomo a partire dal primo segno; esso è stato la costituzione dello stato di Israele nel 1948, per adempiere alle profezie di Ezechiele. Il popolo eletto è stato disperso per duemila anni, collocato in altri stati e mescolato con altri popoli, lingue e religioni. Poi per miracolo è stato ricomposto e riportato nella sua terra d’origine, dove ha ripreso la sua vita ed ha ripristinato la sua lingua. Gesù ci ha detto che quando avremo visto sbocciare il fico, cioè la rinascita di Israele, allora dobbiamo comprendere che è iniziato il travaglio. Siamo negli ultimi tempi.
2 Pietro 3:1-9. Carissimi, questa è già la seconda epistola che vi scrivo; in entrambe cerco di tener desto il vostro genuino modo di pensare facendo appello alla vostra memoria 2 affinché vi ricordiate delle parole già dette dai santi profeti e del comandamento dello stesso Signore e Salvatore trasmessovi da noi apostoli. 3 Prima di tutto dovete sapere questo, che negli ultimi giorni verranno degli schernitori, che cammineranno secondo le loro proprie voglie 4 e diranno: "Dov’è la promessa della sua venuta? Da quando infatti i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione". 5 Ma essi dimenticano volontariamente che per mezzo della parola di Dio i cieli vennero all’esistenza molto tempo fa, e che la terra fu tratta dall’acqua e fu formata mediante l’acqua, 6 a motivo di cui il mondo di allora, sommerso dall’acqua, perì, 7 mentre i cieli e la terra attuali sono riservati dalla stessa parola per il fuoco, conservati per il giorno del giudizio e della perdizione degli uomini empi. 8 Ora, carissimi, non dimenticate quest’unica cosa: che per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno. 9 Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento.
Il Signore desidera tornare, tuttavia è paziente e sta attendendo la pienezza dei Gentili per riempire la sua chiesa.
Purificazione del tempio
Gesù si trova a Gerusalemme e continua a predicare.
Questa è la seconda volta che il Signore libera il cortile esterno del tempio dai mendicanti, poiché la prima risale all’inizio del suo ministerio, poco dopo il battesimo e la troviamo narrata in
Giovanni 2:12-22. 12 Dopo questo, egli discese a Capernaum con sua madre, i suoi fratelli e i suoi discepoli; ed essi rimasero lì pochi giorni. 13 Or la Pasqua dei Giudei era vicina, e Gesù salì a Gerusalemme. 14 E trovò nel tempio venditori di buoi, di pecore, di colombi, e i cambiamonete seduti; 15 fatta quindi una frusta di cordicelle, li scacciò tutti fuori del tempio insieme con i buoi e le pecore, e sparpagliò il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò le tavole, 16 e ai venditori di colombi disse: "Portate via da qui queste cose; non fate della casa del Padre mio una casa di mercato". 17 Così i suoi discepoli si ricordarono che stava scritto: "Lo zelo della tua casa mi ha divorato". 18 Allora i Giudei risposero e gli dissero: "Quale segno ci mostri per fare queste cose?". 19 Gesù rispose e disse loro: "Distruggete questo tempio e in tre giorni io lo ricostruirò". 20 Allora i Giudei dissero: "Ci son voluti quarantasei anni per edificare questo tempio, e tu lo ricostruiresti in tre giorni?". 21 Ma egli parlava del tempio del suo corpo. 22 Quando poi egli fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che egli aveva loro detto questo e credettero alla Scrittura e alle parole che Gesù aveva detto.
Vs. 45-46. Poi, entrato nel tempio, cominciò a cacciarne fuori coloro che vendevano e comperavano, 46 dicendo loro: "Sta scritto: "La mia casa è casa di preghiera (per tutti i popoli – dicono Matteo e Marco sottolineando l’apertura della grazia di Gesù a tutti i popoli) , ma voi ne avete fatto un covo di ladroni"".
Il tempio di Dio, sia quello di Salomone, che di Esdra, o di Erode, era composto da varie parti.
Quella più interna era il luogo santissimo, dove solo il Sommo Sacerdote entrava una volta all’anno per offrire sacrifici espiatori dei propri peccati e di quelli del popolo. Questa era una figura di quella che sarebbe stata l’azione di Cristo per noi, con la differenza che il suo sacrificio sarebbe stato compiuto una volta per sempre, mentre quello del sacerdote doveva essere ripetuto più e più volte. In questa parte del tempio era l’Arca del patto, con i cherubini sopra il propiziatorio, ossia il trono posto sopra il coperchio dell’Arca del patto. Quello era il trono di misericordia, l’unico luogo nel quale Dio accettava di incontrare gli uomini, e dove il Signore si è immolato, donando il Suo sangue.
Fuori del luogo santissimo vi era il luogo santo, dove entravano solamente i sacerdoti per offrire i sacrifici quotidiani, costituiti da animali immolati. Tale azione doveva servire per ricevere clemenza per i peccati loro e del popolo.
Ancora più esternamente vi era il cortile degli uomini ebrei, dove entravano solo i sacerdoti e gli uomini circoncisi.
Arriviamo ora al cortile delle donne ebree, che non potevano accedere al cortile degli uomini, ma che avevano questo spazio riservato a loro per incontrare Dio.
Più esterno era il cortile dei Gentili, dove le persone di ogni razza potevano accostarsi al Signore.
Dobbiamo comprendere l’entità del peccato del quale Gesù sta accusando i mercanti nel tempio.
Gesù sta citando Isaia 56:3-8. Non dica il figlio dello straniero che si è unito all’Eterno: "L’Eterno mi ha certamente escluso dal suo popolo". E non dica l’eunuco: "Ecco, io sono un albero secco". 4 Poiché così dice l’Eterno: "Agli eunuchi che osservano i miei sabati, scelgono ciò che a me piace e si attengono fermamente al mio patto, 5 darò loro nella mia casa e dentro le mie mura un posto e un nome, che varranno meglio di quello dei figli e delle figlie; darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato. 6 I figli degli stranieri che si sono uniti all’Eterno per servirlo, per amare il nome dell’Eterno e per essere suoi servi, tutti quelli che osservano il sabato senza profanarlo e si attengono fermamente al mio patto, 7 li condurrò sul mio monte santo e li riempirò di gioia nella mia casa d’orazione, i loro olocausti e i loro sacrifici saranno graditi sul mio altare, perché la mia casa sarà chiamata una casa di orazione per tutti i popoli". 8 Il Signore, l’Eterno, che raduna i dispersi d’Israele, dice: "Io raccoglierò intorno a lui anche altri, oltre a quelli già raccolti".
Qui è la profezia della chiesa, che vedrà la presenza di tutti i popoli, i quali avranno un posto speciale per cercare il volto di Dio ed innalzare a Lui la lode, frutto delle loro labbra. Proprio in questo luogo consacrato e dato ai Gentili sta avvenendo un mercato, a disprezzo della gioia che proprio lì tali persone dovevano trovare. Conoscere Dio, infatti, è gioioso e dona felicità agli uomini.
In tutti i Vangeli, le uniche due volte in cui Gesù si è irato è stato quando ha purificato il Tempio; in Giovanni 2, addirittura prende una frusta e picchia le persone. Da ciò comprendiamo quanto fosse orribile ai suoi occhi quanto stava accadendo e quanta rabbia provava.
Il Signore desiderava che Israele fosse una luce per tutte le nazioni.
Isaia 42:6-7. "Io, l’Eterno, ti ho chiamato secondo giustizia e ti prenderò per mano, ti custodirò e ti farò l’alleanza del popolo e la luce delle nazioni, 7 per aprire gli occhi dei ciechi, per fare uscire dal carcere i prigionieri e dalla prigione quelli che giacciono nelle tenebre.
Questa è una profezia circa Gesù. Quando questi si era allontanato dai genitori e viene ritrovato nel Tempio, Simeone profetizza che sarebbe stato una luce per le nazioni.
Gesù è la luce delle nazioni, ma anche Israele:
Isaia 49:3-4. Mi ha detto: "Tu sei il mio servo, Israele, in cui sarò glorificato" (sta parlando della nazione di Israele). 4 Ma io dicevo: "Invano ho faticato, per nulla e inutilmente ho speso la mia forza; certamente però il mio diritto è presso l’Eterno e la mia ricompensa presso il mio DIO". 5 E ora dice l’Eterno che mi ha formato fin dal grembo materno per essere suo servo, per ricondurre a lui Giacobbe e per radunare intorno a lui Israele (io sono onorato agli occhi dell’Eterno, e il mio DIO è la mia forza). 6 Egli dice: "E’ troppo poco che tu sia mio servo per rialzare le tribù di Giacobbe e per ricondurre gli scampati d’Israele. Ti ho stabilito come la luce delle nazioni, perché tu sia la mia salvezza fino alle estremità della terra".
Dio aveva un piano per Israele, ossia quello che essi potessero godere delle benedizioni che Egli elargiva, ma anche che fosse una luce per tutti i popoli, un faro che attiri la gente al suo Creatore. Oggi la chiesa ha questo compito, tuttavia spesso ci gonfiamo delle nostre conoscenze bibliche e delle benedizioni che ci sono donate, però teniamo tutto per noi e dimentichiamo il dovere della predicazione. Dio ci ha salvato perché siamo una luce e strumento di benedizione per le altre persone.
Marco 11:15-17. Così giunsero a Gerusalemme. E Gesù, entrato nel tempio, cominciò a scacciare quelli che nel tempio vendevano e compravano e rovesciò le tavole dei cambiamonete( i cambiavalute avevano il compito di fornire agli stranieri le monete di Tiro, le quali erano le uniche con le quali si potevano effettuare delle offerte) e le sedie dei venditori di colombi. 16 E non permetteva ad alcuno di portare oggetti attraverso il tempio. 17 E insegnava, dicendo loro: "Non è scritto: "La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti?" Voi, invece, ne avete fatto un covo di ladroni!".
Marco tratta lo stesso argomento narrato da Luca e ci descrive come il cortile dei Gentili fosse stato trasformato in un mercato, mentre era stato consacrato al Signore e dedicato alla preghiera. In esso, infatti, vi erano molti animali, che sporcavano con i loro bisogni, vi erano dei venditori, coloro che cambiavano le valute e molti carri che vi transitavano. Infatti, per non girare attorno al tempio, molte persone avevano preso l’abitudine di utilizzare il cortile del Gentili quale scorciatoia, non rispettando lo scopo per il quale era stato realizzato.
Da qui l’ira del Signore, che non vedeva il Suo popolo agire per la conversione degli altri, alzi li privavano dello spazio dedicato alla preghiera. Pensiamo ad uno straniero che sente parlare di Gesù e desidera incontrarlo, vedere le meraviglie che Egli compie e si reca a Gerusalemme; cosa avrebbe trovato? Una grande Babilonia, una compra – vendita di oggetti sacri, avidità, mercanteggiare ed alcuna traccia della spiritualità. I sacerdoti sono corrotti e permettono questo mercanteggiare nel cortile dei gentili, anche perché invece il loro era libero e pulito. Cosa avrebbe provato questo uomo straniero? Certamente sarebbe rimasto scandalizzato e si sarebbe allontanato dal Signore senza voltarsi più indietro.
Oggi noi siamo il tempio di Dio, perciò come dobbiamo essere? In noi c’è un luogo santissimo, quello nel quale incontriamo il Signore nell’intimità e riceviamo tutte quelle benedizioni e quell’adozione che ci vengono donate in virtù del sacrificio di Cristo. Il luogo santo, quello dei sacrifici quotidiani, è il nostro camminare quotidiano con Signore attraverso la preghiera e lo studio della Parola. Il cortile degli uomini e quello delle donne è il rapporto con gli altri fratelli. Il cortile dei Gentili è quell’area della nostra vita che dovremmo dedicare ai non credenti attraverso la predicazione o la preghiera.
1 Pietro 2:1-12. Deposta dunque ogni malizia ed ogni inganno, le ipocrisie, le invidie ed ogni maldicenza, 2 come bambini appena nati, desiderate ardentemente il puro latte della parola, affinché per suo mezzo cresciate, 3 se pure avete gustato che il Signore è buono.
Coloro che desiderano crescere in quanto cristiani devono leggere assiduamente la Parola di Dio, che costituisce il nostro nutrimento.
4 Accostandovi a lui, come a pietra vivente, rigettata dagli uomini ma eletta e preziosa davanti a Dio, (cioè Gesù)
5 anche voi, come pietre viventi, siete edificati per essere una casa spirituale, un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali, graditi a Dio per mezzo di Gesù Cristo.
Ogni credente ha tre caratteristiche:
è una pietra vivente, che assieme alle altre compone il Tempio di Dio, ossia una casa spirituale. Dio è il collante che unisce i credenti, il quale ci ha messi assieme.
è un sacerdote davanti a Dio, perciò non siamo spettatori, bensì siamo chiamati a lavorare attivamente per Dio.
6 Nella Scrittura si legge infatti: "Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa, e chi crede in essa non sarà affatto svergognato". 7 Per voi dunque che credete essa è preziosa, ma per coloro che disubbidiscono: "La pietra, che gli edificatori hanno rigettato, è divenuta la testata d’angolo, pietra d’inciampo e roccia d’intoppo che li fa cadere". 8 Essendo disubbidienti, essi inciampano nella parola, e a questo sono altresì stati destinati.
Ecco che ora vengono elencate altre caratteristiche dei cristiani, sulle quali dobbiamo meditare:
9 Ma voi siete una stirpe eletta,
gente speciale, regale, separata da Dio per se stesso.
un regale sacerdozio,
sacerdoti non comuni, ma che appartengono alla nobiltà di Cristo
una gente santa,
gente separata
un popolo acquistato per Dio,
gente pagata a caro prezzo da Dio e riscattata
affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce;
è nostra responsabilità proclamare la Parola perché siamo stati chiamati a questo: è la nostra missione principale e lo scopo per il quale siamo stati eletti.
10 voi, che un tempo non eravate un popolo, ma ora siete il popolo di Dio; voi, che non avevate ottenuto misericordia, ma ora avete ottenuto misericordia. 11 Carissimi, io vi esorto, come stranieri e pellegrini, ad astenervi dai desideri della carne che guerreggiano contro l’anima.
Un’altra chiamata ci chiede di astenerci dai desideri della carne perché stiamo vivendo una guerra spirituale contro tali cose: avarizia, concupiscenza, materialismo, ecc. con le quali il nemico vuole attirarci.
12 Comportatevi bene fra i gentili affinché,
Ci viene chiesto di adottare un comportamento corretto per essere un esempio per le persone che vivono attorno a noi.
là dove vi accusano di essere dei malfattori, a motivo delle buone opere che osservano in voi, possano glorificare Dio nel giorno della visitazione.
Compiamo delle opere buone e non viviamo con egoismo perché gli altri possano glorificare Dio attraverso la nostra vita.
Riflettiamo su quanto studiato e domandiamoci se nel nostro tempio ci sono elementi da ripulire e preghiamo Dio perché compia tale opera in noi.
Vs. 47-48. Ogni giorno egli insegnava nel tempio. E i capi dei sacerdoti, gli scribi e i capi del popolo cercavano di farlo morire. 48 Ma non riuscivano a decidere che cosa fare, perché tutto il popolo lo ascoltava pendendo dalle sue labbra.
Gesù predicava e molte persone influenti del tempo gli diventano nemiche. Desiderano vederlo morto, ma non riescono ad agire subito perché la folla lo ama e lo attornia, bramosa di ascoltarlo.