Giudici 6
Cap. 6
1 Corinzi 1: 25-31. poiché la pazzia di Dio è più saggia degli uomini e la debolezza di Dio è più forte degli uomini. 26 Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; 27 ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; 28 Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, 29 perché nessuno si vanti di fronte a Dio. 30 Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, ossia giustizia, santificazione e redenzione; 31 affinché com’è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore».
Nelle chiese non ci sono persone dotate di particolari doni, comunemente stimati dagli uomini per intelligenza, ricchezza, potenza e Dio è contento di ciò affinché nessuno possa gloriarsi dei risultati ottenuti ed anche perché le persone non convertite possano vedere i miracoli che Egli compie attraverso il credente. La gloria deve andare a Dio.
Così è accaduto nella vita di Gedeone: Dio riduce l’esercito di Israele e lo manda in battaglia contro un nemico numerosissimo. In questo modo la vittoria viene attribuita a Dio.
Israele oppresso dai Madianiti
Vs. 1-6. Ma i figli d’Israele fecero ciò che è male agli occhi del SIGNORE, e il SIGNORE li diede nelle mani di Madian per sette anni. 2 La mano di Madian fu potente contro Israele; e, per la paura dei Madianiti, i figli d’Israele si fecero quelle grotte che sono nei monti, delle caverne e dei forti. 3 Quando Israele aveva seminato, i Madianiti con gli Amalechiti e con i popoli dell’oriente salivano contro di lui, 4 si accampavano contro gl’Israeliti, distruggevano tutti i prodotti del paese fino a Gaza e non lasciavano in Israele né viveri, né pecore, né buoi, né asini. 5 Infatti salivano con le loro greggi e con le loro tende e arrivavano come una moltitudine di cavallette; essi e i loro cammelli erano innumerevoli e venivano nel paese per devastarlo. 6 Israele dunque fu ridotto in grande miseria a causa di Madian; e i figli d’Israele gridarono al SIGNORE.
Anche nel capitolo 6 vediamo come il popolo d’Israele ha abbandonato il Signore, camminando in disobbedienza ed in idolatria, perciò ne ha subito le conseguenze. A quel punto, nel raccogliere i frutti del peccato, si sono rivolti a Dio con un grido ed hanno ottenuto aiuto immediatamente.
Notiamo che restano nelle mani di Madian per lungo tempo, perché sono testardi e orgogliosi: la radice del loro problema non sono i nemici, ma loro stessi, che hanno perseverato nel peccato. Tutti, infatti, anche la famiglia di Gedeone (ma non lui) adoravano Baal. Però, non appena si rivolgono a Dio, questi manda subito un liberatore, come fece il padre del figliol prodigo, che è subito disposto ad accoglierlo come figlio ritrovato.
Il vs. 2 ci dice che Israele viveva nelle caverne, come gli animali: chi vive nel peccato tende a nascondersi perché sa di fare del male e si vergogna. Non erano i Madianiti a metterli in queste condizioni, ma Dio stesso, che li chiamava al ravvedimento.
Vs. 7-10. Quando i figli d’Israele gridarono al SIGNORE a causa di Madian, 8 il SIGNORE mandò ai figli d’Israele un profeta, che disse loro: «Così dice il SIGNORE, il Dio d’Israele: "Io vi feci salire dall’Egitto e vi feci uscire dalla casa di schiavitù; 9 vi liberai dalla mano degli Egiziani e dalla mano di tutti quelli che vi opprimevano; li scacciai davanti a voi, vi diedi il loro paese 10 e vi dissi: Io sono il SIGNORE, il vostro Dio; non adorate gli dèi degli Amorei nel paese dei quali abitate; ma voi non avete ascoltato la mia voce"».
Quando camminiamo in disobbedienza, Dio manda un altro fratello per farci ravvedere.
Dio chiama Gedeone, che distrugge l’altare di Baal
Vs. 11. Poi venne l’angelo del SIGNORE e si sedette sotto il terebinto d’Ofra, che apparteneva a Ioas, abiezerita; e Gedeone, figlio di Ioas, trebbiava il grano con il torchio, per nasconderlo ai Madianiti.
L’angelo dell’Eterno è Gesù, una cristofania, perché Gedeone stesso chiamerà il luogo dell’incontro “L’Eterno è la mia pace”.
L’angelo è seduto: mentre Israele si trova in una situazione disperata Dio è tranquillo, perché ogni avvenimento è sotto il Suo stretto controllo ed Egli è in grado di capovolgere qualsiasi situazione.
Normalmente la trebbiatura avveniva all’aperto, perché l’aria potesse portare via la pula; Gedeone, invece, compie questa operazione in un luogo nascosto perché ha paura: molte volte la Bibbia ci dirà che nutre questo sentimento. Tutti i cristiani provano timore e ciò impedisce loro di compiere passi di fede: sentiamoci incoraggiati, perché Gedeone era debole come noi, ma Dio fece con lui delle meraviglie.
Vs. 12. L’angelo del SIGNORE gli apparve e gli disse: «Il SIGNORE è con te, o uomo forte e valoroso!»
Così appare Gedeone agli occhi di Dio!!! Eppure egli si sente insignificante (v. vs. 15): questa è la sua situazione. Al contrario Dio lo percepisce già in Cristo, grazie al quale è possibile compiere qualsiasi opera, perché è Lui che ci fortifica. Così a noi ci vede già seduti nei luoghi celesti: percepisce come già in essere qualcosa che ai nostri occhi non appare ancora. Gedeone è piccolo, debole, senza capacità, ma attraverso lui Dio può fare tantissimo; lo trasformerà in una miccia, per mezzo della quale accendere un fuoco nel popolo di Dio. Gli ha già dato in mano i Madianiti, anche se il fatto concretamente si verificherà a breve.
Vs. 13-14. Gedeone gli rispose: «Ahimé, mio signore, se il SIGNORE è con noi, perché ci è accaduto tutto questo? Dove sono tutte quelle sue meraviglie che i nostri padri ci hanno narrate dicendo: "Il SIGNORE non ci ha forse fatti uscire dall’Egitto?" Ma ora il SIGNORE ci ha abbandonati e ci ha dati nelle mani di Madian». 14 Allora il SIGNORE si rivolse a lui e gli disse: «Va’ con questa tua forza e salva Israele dalla mano di Madian; non sono io che ti mando?»
L’Eterno dichiara di essere con Gedeone e di essere Colui che lo manda a salvare Israele.
Gedeone di nuovo pone davanti al comando una difficoltà:
Vs. 15-16. Egli rispose: «Ah, signore mio, con che salverò Israele? Ecco, la mia famiglia è la più povera di Manasse, e io sono il più piccolo nella casa di mio padre». 16 Il SIGNORE gli disse: «Io sarò con te e tu sconfiggerai i Madianiti come se fossero un uomo solo».
Gedeone guarda la realtà fisica, Dio quella spirituale. Se agli occhi di questo mondo non abbiamo valore, per Dio siamo figli del Dio Altissimo e siamo più che vincitori in Cristo Gesù. Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi? Dobbiamo credere per fede, non in base a ciò che vediamo.
Per la terza volta Dio dichiara di essere al fianco di Gedeone.
Vs. 17. Gedeone a lui: «Se ho trovato grazia agli occhi tuoi, dammi un segno che sei proprio tu che mi parli.
Gedeone dubita ancora e chiede un segno, una conferma.
Vs. 18. Ti prego, non te ne andare di qui prima che io torni da te, ti porti la mia offerta e te la metta davanti».
Gedeone vuole offrire a Dio un animale sacrificato, perciò Gli chiede di attendere affinchè andrà a prenderlo, ucciderlo, pulirlo e cuocerlo: ci vorrà molto tempo. Eppure Dio risponde:
Il SIGNORE disse: «Aspetterò finché tu ritorni».
Immensa è la pazienza di Dio nei nostri riguardi.
Vs. 19-21. Allora Gedeone entrò in casa, preparò un capretto e, con un efa di farina, fece delle focacce azzime; mise la carne in un canestro, il brodo in una pentola, gli portò tutto sotto il terebinto e glielo offrì. 20 L’angelo di Dio gli disse: «Prendi la carne e le focacce azzime, mettile su questa roccia, e versavi su il brodo». Egli fece così. 21 Allora l’angelo del SIGNORE stese la punta del bastone che aveva in mano e toccò la carne e le focacce azzime; e dalla roccia uscì un fuoco che consumò la carne e le focacce azzime; e l’angelo del SIGNORE scomparve dalla sua vista.
Un fuoco santo consuma il sacrificio di Gedeone.
Vs. 22. Allora Gedeone vide che era l’angelo del SIGNORE e disse: «Misero me, Signore, mio DIO, perché ho visto l’angelo del SIGNORE faccia a faccia!»
Gedeone comprende di aver visto Dio.
Vs. 23-27. Il SIGNORE gli disse: «Sta’ in pace, non temere, non morirai!» 24 Allora Gedeone costruì un altare al SIGNORE e lo chiamò SIGNORE-Pace. Esso esiste anche al giorno d’oggi, a Ofra degli Abiezeriti. 25 Quella stessa notte, il SIGNORE gli disse: «Prendi il toro di tuo padre e il secondo toro di sette anni, demolisci l’altare di Baal che è di tuo padre, abbatti l’idolo che gli sta vicino 26 e costruisci un altare al SIGNORE, al tuo Dio, in cima a questa roccia, disponendo ogni cosa con ordine; poi prendi il secondo toro e offrilo come olocausto usando il legno dell’idolo che avrai abbattuto. 27 Allora Gedeone prese dieci uomini tra i suoi servitori e fece come il SIGNORE gli aveva detto; ma non osando farlo di giorno, per paura della casa di suo padre e della gente della città, lo fece di notte.
Prima che Gedeone parta per la battaglia, Dio gli dà delle indicazioni:
Deve:
distruggere gli idoli in casa sua;
bruciare il palo che li sosteneva;
poi potrà sconfiggere il nemico.
Per avere una grande vittoria per Dio bisogna distruggere il peccato e il compromesso nella propria vita. Poi dovrà erigere un altare per Dio, segno di appartenenza a Lui.
Gedeone è stato obbediente alle prescrizioni di Dio, ha preso una posizione per Lui; le persone vogliono ucciderlo, ma suo padre prende le sue difese.
Gedeone ha paura, ma è obbediente e porta a termine il comando ricevuto.
L’insegnamento per noi è quello di distruggere prima i nostri legami e poi compiere delle opere per il Signore nella vita degli altri.
Ecco la reazione degli altri:
Vs. 28-32. Quando la gente della città l’indomani mattina si alzò, ecco che l’altare di Baal era stato demolito, che l’idolo postovi accanto era abbattuto e che il secondo toro era offerto in olocausto sull’altare che era stato costruito. 29 Si dissero l’un l’altro: «Chi ha fatto questo?» Dopo essersi informati e dopo aver fatto delle ricerche, fu loro detto: «Gedeone, figlio di Ioas, ha fatto questo». 30 Allora la gente della città disse a Ioas: «Conduci fuori tuo figlio e sia messo a morte, perché ha demolito l’altare di Baal e ha abbattuto l’idolo che gli stava vicino». 31 Ioas rispose a tutti quelli che insorgevano contro di lui: «Volete difendere la causa di Baal? Volete venirgli in soccorso? Chi vorrà difendere la sua causa sarà messo a morte prima di domattina; se esso è un dio, difenda egli stesso la sua causa, visto che hanno demolito il suo altare». 32 Perciò quel giorno Gedeone fu chiamato Ierubbaal, perché si disse: «Difenda Baal la sua causa contro di lui, visto che egli ha demolito il suo altare».
Il padre di Gedeone era l’autore di questo altare, ma ora prende le difese del figlio, colpito dalla sua franchezza. Come ogni Israelita, anche lui sapeva bene ciò che era giusto agli occhi dell’Eterno, perciò apprezza la decisione di suo figlio di prendere una posizione per Dio. La fede di Gedeone risveglia la fede in Ioas.
Vs. 33-35. Tutti i Madianiti, gli Amalechiti e i popoli dell’oriente si radunarono, attraversarono il Giordano e si accamparono nella valle di Izreel. 34 Ma lo spirito del SIGNORE si impossessò di Gedeone, il quale sonò la tromba, e gli Abiezeriti furono convocati per seguirlo. 35 Egli mandò anche dei messaggeri in tutto Manasse, invitandolo a seguirlo; mandò dei messaggeri nelle tribù di Ascer, di Zabulon e di Neftali, e anche queste salirono a incontrarli.
Molte tribù lo seguono, perché hanno visto la sua fede e il suo coraggio. Così accade anche nella chiesa: coloro che compiono passi di fede sono “contagiosi”, nel senso che stimolano gli altri a fare altrettanto.
Il segno del vello
Vs. 36-40. Gedeone disse a Dio: «Se vuoi salvare Israele per mano mia, come hai detto, 37 ecco, io metterò un vello di lana sull’aia: se c’è della rugiada sul vello soltanto e tutto il terreno resta asciutto, io saprò che tu salverai Israele per mia mano come hai detto».
Come conferma chiede un evento miracoloso, impossibile.
38 Così avvenne. La mattina dopo, Gedeone si alzò presto, strizzò il vello e ne spremette la rugiada: una coppa piena d’acqua. 39 Gedeone disse a Dio: «Non si accenda l’ira tua contro di me. Io non parlerò che questa volta soltanto. Permetti che io faccia un’altra prova con il vello: resti asciutto soltanto il vello e ci sia della rugiada su tutto il terreno». 40 Dio fece così quella notte: il vello soltanto restò asciutto e ci fu della rugiada su tutto il terreno.
Alcuni commentatori affermano che questa prova del vello sia un segno profetico: il vello rappresenta Israele ed il terreno circostante tutte le nazioni pagane, a lui intorno. Al tempo del Vecchio patto l’acqua, cioè lo Spirito Santo, si posò solo su Israele, nel Nuovo bagna tutte le nazioni dei gentili, ma non il popolo eletto.