Giudici 4-5
Cap. 4
Debora e Barak liberano dai Cananei
Barak significa “lampo” e Debora “ape”.
Tutti i giudici, tranne Debora, sono dei liberatori che donano al popolo d’Israele la libertà attraverso l’uso delle armi; Debora ha un ruolo più simile a quello di Samuele ed è una profetessa. Tutto il popolo andava da lei per chiedere consiglio per agire correttamente davanti a Dio.
Vs. 1-2. Morto Eud, i figli d’Israele continuarono a fare ciò che è male agli occhi del SIGNORE. 2 Il SIGNORE li diede nelle mani di Iabin, re di Canaan, che regnava ad Asor (era la più importante fortezza cananea nel nord della Galilea, posta a circa 13 km a nord del mare di Chinneret (di Galilea). Il capo del suo esercito era Sisera, che abitava ad Aroset-Goim.
Muore un leader ed il popolo si perde, allontanandosi da Dio e sviandosi. In questo fatto vediamo la debolezza dell’essere umano che con troppa facilità si allontana dall’Eterno, se privato di una guida.
Allora l’Eterno li consegna nelle mani del nemico, abbandonandoli al loro destino.
Romani 1: 20-26. infatti le sue qualità invisibili, la sua eterna potenza e divinità, si vedono chiaramente fin dalla creazione del mondo essendo percepite per mezzo delle opere sue; perciò essi sono inescusabili, 21 perché, pur avendo conosciuto Dio, non l’hanno glorificato come Dio, né l’hanno ringraziato; ma si son dati a vani ragionamenti e il loro cuore privo d’intelligenza si è ottenebrato. 22 Benché si dichiarino sapienti, son diventati stolti, 23 e hanno mutato la gloria del Dio incorruttibile in immagini simili a quelle dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. 24 Per questo Dio li ha abbandonati all’impurità, secondo i desideri dei loro cuori, in modo da disonorare fra di loro i loro corpi; 25 essi, che hanno mutato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura invece del Creatore, che è benedetto in eterno. Amen. 26 Perciò Dio li ha abbandonati a passioni infami: infatti le loro donne hanno cambiato l’uso naturale in quello che è contro natura;
Se consapevolmente scegliamo di peccare, allora Dio ci abbandona al nostro destino.
Sono passati circa 200 anni da quando l’Eterno li aveva liberati dalla schiavitù dell’Egitto; ora, al contrario, li dà nelle mani dei Cananei per punirli dei peccati commessi.
Vs. 3. I figli d’Israele gridarono al SIGNORE, perché Iabin aveva novecento carri di ferro e già da vent’anni opprimeva con violenza i figli d’Israele.
Il popolo di Dio è oppresso per 20 anni da un uomo che possiede 900 carri, mentre essi hanno solamente spade e coltelli (non scudi o lance) per difendersi; perciò gridano a Dio.
Come sempre, la risposta del Padre è immediata:
Vs. 4-5. In quel tempo era giudice d’Israele una profetessa, Debora, moglie di Lappidot. 5 Lei sedeva sotto la palma di Debora, fra Rama e Betel, nella regione montuosa di Efraim, e i figli d’Israele salivano da lei per le controversie giudiziarie.
Debora è giudice e profetessa.
Solo poche donne della Bibbia vengono definite “profetesse:
Miriam, sorella di Mosè (Esodo 15:20),
Ulda (II Cronache 34:22),
Debora.
Nel Nuovo Testamento:
Anna, colei che incontrò Gesù e i suoi genitori quando essi lo portarono a Gerusalemme per presentarlo nel Tempio(Luca 2: 36);
Filippo, scelto come Diacono dagli Apostoli, aveva 4 figlie che profetizzavano (Atti 21: 8-9).
Dio userà Debora per cambiare il destino di una nazione, nonostante lei non voglia essere una guida; è ispirata nel parlare dallo Spirito Santo e dimostra di essere vicino a Dio.
E’ umile e rivolge a Barac la chiamata di Dio.
Vs. 6-7. Debora mandò a chiamare Barac, figlio di Abinoam, da Cades di Neftali (era una città di rifugio, solitamente identificata con Tel Qedesh), e gli disse: «Il SIGNORE, Dio d’Israele, non ti ha forse dato quest’ordine: "Va’, raduna sul monte Tabor e prendi con te diecimila uomini dei figli di Neftali e dei figli di Zabulon? 7 Io attirerò verso di te, al torrente Chison, Sisera, capo dell’esercito di Iabin, con i suoi carri e la sua numerosa gente, e lo darò nelle tue mani"».
Dio promette di dare nelle mani di Barac Sisera, un generale di Iabin; promette di attirarlo presso il torrente Chison. Questo particolare è importante perché in Giudici 5 è riportato il cantico di Debora e Barac, che descrive con dovizia di particolari lo svolgersi della battaglia; vi è detto che il nemico, molto più numeroso e ben equipaggiato, è certo di distruggere Israele e va loro incontro.
Giudici 5: 19-22. I re vennero, combatterono; allora combatterono i re di Canaan a Taanac, presso le acque di Meghiddo; non ne riportarono un pezzo d’argento. 20 Dai cieli si combatté: gli astri, nel loro corso, combatterono contro Sisera. 21 Il torrente Chison li travolse, l’antico torrente, il torrente Chison. Anima mia, avanti, con forza! 22 Allora gli zoccoli dei cavalli martellavano il suolo, al galoppo, al galoppo dei loro guerrieri in fuga.
Dio ha mandato una tempesta di pioggia che ha riempito la valle ed ingrossato il torrente; il nemico era a bordo dei carri, perciò non si muoveva agevolmente e si impantanava. Per questo motivo Sisera ad un certo punto preferisce scendere e proseguire a piedi, invece che a cavallo. E’ buffo pensare che i Cananei adoravano Baal, il dio del tempo, che non li ha protetti dalla tempesta.
Debora profetizza la vittoria certa di Israele a Barac, il quale però tentenna. Umanamente parlando egli ha ragione, poiché il suo popolo era debolissimo al confronto dell’altro; tuttavia egli aveva Dio dalla sua parte ed una promessa sicura. E’ lo stesso errore commesso da Israele contro Golia: cosa poteva fare un uomo contro un gigante? Però Davide non ha preso in considerazione le sue possibilità umane, ma le opere prodigiose che Dio aveva compiuto nella sua vita: Davide e Debora guardano i fatti della vita con gli occhi della fede. E’ strano pensare che Barac sia elencato tra gli eroi della fede (Ebrei 11:42).
Tutta la vittoria contro Sisera è di Dio.
Vs. 8-13. Barac le rispose: «Se vieni con me, andrò; ma se non vieni con me, non andrò». 9 Debora disse: «Certamente, verrò con te; però, la via per cui cammini non ti porterà onori; perché il SIGNORE darà Sisera in mano a una donna». E Debora si alzò e andò con Barac a Cades. 10 Barac convocò Zabulon e Neftali a Cades; diecimila uomini si misero al suo seguito e Debora salì con lui. 11 Ora Eber, il Cheneo, si era separato dai Chenei, discendenti di Obab, suocero di Mosè, e aveva piantato le sue tende fino al querceto di Saannaim, che è vicino a Cades. 12 Fu riferito a Sisera che Barac, figlio di Abinoam, era salito sul monte Tabor. 13 Sisera adunò tutti i suoi carri, novecento carri di ferro, e tutta la gente che era con lui, da Aroset-Goim fino al torrente Chison.
Debora promette di essere al fianco di Barac.
Vs. 14-20. Allora Debora disse a Barac: «Alzati, poiché questo è il giorno in cui il SIGNORE ha dato Sisera nelle tue mani. Il SIGNORE non va forse davanti a te?» Allora Barac scese dal monte Tabor, seguito da diecimila uomini. 15 Il SIGNORE mise in rotta, davanti a Barac, Sisera con tutti i suoi carri e con tutto il suo esercito, che fu passato a fil di spada; e Sisera, sceso dal carro, si diede alla fuga a piedi. 16 Ma Barac inseguì i carri e l’esercito fino ad Aroset-Goim; e tutto l’esercito di Sisera cadde sotto i colpi della spada e non scampò neppure un uomo. 17 Sisera fuggì a piedi verso la tenda di Iael, moglie di Eber, il Cheneo, perché vi era pace fra Iabin, re di Asor, e la casa di Eber, il Cheneo. 18 Iael uscì incontro a Sisera e gli disse: «Entra, mio signore, entra da me; non temere». Egli entrò da lei nella sua tenda e lei lo coprì con una coperta. 19 Egli le disse: Ti prego, dammi un po’ d’acqua da bere perché ho sete. Quella, aperto l’otre del latte, gli diede da bere e lo coprì. 20 Egli le disse: «Stattene all’ingresso della tenda; forse qualcuno verrà a interrogarti e ti chiederà: "C’è qualcuno qui dentro?" Tu risponderai di no».
Nel cap. 5 viene lodata Iael perché ha tradito Sisera, lo ha ucciso, operano a favore di Israele. La profezia data a Debora si compie ad opera di due donne.
Giudici 5: 24-25. Benedetta sia fra le donne Iael, moglie di Eber, il Cheneo! Fra le donne che stanno sotto le tende, sia benedetta! 25 Egli chiese dell’acqua e lei gli diede del latte; in una coppa d’onore gli offerse della crema.
Iael offre della crema, e non dell’acqua, per assopire i sensi di Sisera e poi, quando egli si sarebbe sentito al sicuro, ucciderlo.
Vs. 21-24. Allora Iael, moglie di Eber, prese un piuolo della tenda e un martello, andò pian piano da lui e gli piantò il piuolo nella tempia tanto che esso penetrò in terra. Egli era profondamente addormentato e sfinito; e morì. 22 Mentre Barac inseguiva Sisera, Iael uscì a incontrarlo e gli disse: «Vieni, e ti mostrerò l’uomo che cerchi». Egli entrò da lei; ecco, Sisera era steso morto, con il piuolo nella tempia. 23 Quel giorno Dio umiliò Iabin, re di Canaan, davanti ai figli d’Israele. 24 La mano dei figli d’Israele si fece sempre più pesante su Iabin, re di Canaan, finché l’ebbero annientato.
Dio distrugge Iabin, grazie al risveglio avvenuto nel popolo.
Oggi i credenti sono i soldati di Dio, che combattono contro un nemico spirituale, Satana e vogliono liberare i prigionieri, ossia tutti i non credenti, attualmente posti nelle mani del maligno.
Da questa narrazione comprendiamo che per sconvolgere una nazione è sufficiente una persona credente che desidera ardentemente vedere la gloria di Dio ed è stanca di assistere all’oppressione subita dal popolo. Se anche in noi sorgerà questa rabbia, allora Dio opererà e convertirà le anime.
Debora è stata lo strumento per muovere Barac, poi 10.000 persone, poi ancora 40.000, poi tutta la nazione di Israele.
Cap. 5
Cantico di Debora e Barak
Questa poesia antica è un inno di vittoria, scritto da Debora per attribuire a JHWH ogni merito nella sconfitta dei Cananei. Aggiunge dei particolari rispetto a ciò che viene narrato nel cap. 4.
Vs. 1-2. In quel giorno, Debora cantò questo cantico con Barac, figlio di Abinoam: 2 Poiché dei capi si sono messi alla testa del popolo in Israele, poiché il popolo si è mostrato volenteroso, benedite il SIGNORE!
Quando i leader guidano il popolo e si muovono per il Signore, quando il popolo si muove spontaneamente, allora dobbiamo benedire l’Eterno.
Non tutte le tribù hanno avuto fede e si sono unite alle altre nella battaglia: questi sono svergognati perché non hanno avuto fede.
Lo stesso principio vale anche per noi: vogliamo lavorare attivamente per diffondere la Parola, oppure ci basta essere spettatori?
Debora era disponibile a servire l’Eterno.
Vs. 3-7. Ascoltate, o re! Porgete orecchio, o prìncipi! Al SIGNORE, sì, io canterò, salmeggerò al SIGNORE, al Dio d’Israele. 4 O SIGNORE, quando uscisti dal Seir, quando venisti dai campi di Edom, la terra tremò, e anche i cieli si sciolsero, anche le nubi si sciolsero in acqua. 5 I monti furono scossi per la presenza del SIGNORE, anche il Sinai, là, fu scosso davanti al SIGNORE, al Dio d’Israele! 6 Ai giorni di Samgar, figlio di Anat, ai giorni di Iael, le strade erano abbandonate, e i viandanti seguivano sentieri tortuosi. 7 I capi mancavano in Israele; mancavano, finché non venni io, Debora, finché non venni io, come una madre in Israele.
Prima dell’avvento di Debora non c’erano uomini che guidavano il popolo; la gente aveva paura ad uscire per strada e l’oppressione era pesante. Questa sofferenza aveva le sue radici nell’idolatria, perché Israele aveva scelto altri dei.
Vs. 8-9. Si sceglievano nuovi dèi, e la guerra era alle porte. Si scorgeva forse uno scudo, una lancia, fra i quarantamila uomini d’Israele? 9 Il mio cuore va ai condottieri d’Israele! O voi che vi offriste volenterosi fra il popolo, benedite il SIGNORE!
Debora ringrazia Dio perché i capi di alcune tribù hanno deciso di ribellarsi; essi vedranno la gloria e la ricompensa, mentre gli altri riceveranno la vergogna.
Vs. 10-15. Voi che cavalcate asine bianche, voi che sedete su ricchi tappeti, e voi che camminate per le vie, cantate! 11 Lungi dalle grida degli arcieri, là tra gli abbeveratoi, si celebrino gli atti di giustizia del SIGNORE, gli atti di giustizia dei suoi capi in Israele! Allora il popolo del SIGNORE discese alle porte. 12 Dèstati, dèstati, Debora! dèstati, dèstati, intona un canto! Alzati, Barac, e prendi i tuoi prigionieri, o figlio di Abinoam! 13 Allora scese un residuo, alla voce dei nobili scese un popolo, il SIGNORE scese con me fra i prodi. 14 Da Efraim vennero quelli che stanno sul monte Amalec; al tuo séguito venne Beniamino fra le tue genti; da Machir scesero dei capi, e da Zabulon quelli che portano il bastone del comando. 15 I prìncipi d’Issacar furono con Debora; quale fu Barac, tale fu Issacar: egli si precipitò nella valle sulle orme di lui. Presso i ruscelli di Ruben, le decisioni furono coraggiose!
Queste sono le tribù lodate: Efraim, Beniamino, Machir, Zebulon, Issacar.
Altri, invece, hanno preferito non partecipare alla battaglia: Ruben, Galaad, Dan, Asher.
Vs. 16-17. Perché sei rimasto fra gli ovili ad ascoltare il flauto dei pastori? Presso i ruscelli di Ruben, le decisioni furono coraggiose! 17 Galaad non ha lasciato la sua dimora oltre il Giordano; e Dan, perché si è tenuto sulle sue navi? Ascer è rimasto presso la riva del mare, e si è riposato nei suoi porti.
Vs. 18. Zabulon è un popolo che ha rischiato la vita, così pure Neftali, sulle alture della campagna.
Due tribù rischiano la vita per donare la libertà al popolo di Dio: Zebulon e Neftali.
Vs. 19-31. I re vennero, combatterono; allora combatterono i re di Canaan a Taanac, presso le acque di Meghiddo; non ne riportarono un pezzo d’argento. 20 Dai cieli si combatté: gli astri, nel loro corso, combatterono contro Sisera. 21 Il torrente Chison li travolse, l’antico torrente, il torrente Chison. Anima mia, avanti, con forza! 22 Allora gli zoccoli dei cavalli martellavano il suolo, al galoppo, al galoppo dei loro guerrieri in fuga. 23 Maledite Meroz, dice l’angelo del SIGNORE; maledite, maledite i suoi abitanti, perché non vennero in soccorso del SIGNORE, in soccorso del SIGNORE insieme con i prodi! 24 Benedetta sia fra le donne Iael, moglie di Eber, il Cheneo! Fra le donne che stanno sotto le tende, sia benedetta! 25 Egli chiese dell’acqua e lei gli diede del latte; in una coppa d’onore gli offerse della crema. 26 Con una mano prese il piuolo; e con la destra, il martello degli operai; colpì Sisera, gli spaccò la testa, gli fracassò e gli trapassò le tempie. 27 Ai piedi di Iael egli si piegò, cadde, giacque disteso; ai suoi piedi si piegò e cadde; là, dove si piegò, cadde esanime. 28 La madre di Sisera guarda dalla finestra e grida attraverso l’inferriata: Perché il suo carro tarda ad arrivare? Perché sono così lente le ruote dei suoi carri? 29 Le più sagge delle sue dame le rispondono, e anche lei replica a sé stessa: 30 Non trovano forse bottino? Non se lo stanno forse dividendo? Una fanciulla, due fanciulle per ognuno;
Le donne consolano la mamma di Sisera ipotizzando le conseguenze positive della vittoria su Israele: bottini, feste, orge…
a Sisera un bottino di vesti variopinte; un bottino di vesti variopinte e ricamate, variopinte e ricamate d’ambo i lati per le spalle del vincitore! 31 Così periscano tutti i tuoi nemici, o SIGNORE!
Coloro che oggi deridono le cose spirituali, un giorno staranno davanti al trono di Dio e gemeranno.
Coloro che ti amano siano come il sole quando si alza in tutta la sua forza! Così il paese ebbe pace per quarant’anni.
Coloro che confidano in Dio risplenderanno in cielo.