Giudici 2

Giudici 2:1-15
Craig Quam

Cap. 2

Nel cap. 1 abbiamo visto che, dopo la morte di Giosuè, c’è stato un susseguirsi di atti di disobbedienza nella storia del popolo di Israele:

Si parte da Giuda che va a combattere con Simeone,

  • vengono poi descritte delle disobbedienze sempre più profonde e compromessi più radicati.

Tale narrazione prosegue fino al cap. 2 vs. 5; a questo punto per 5 versetti vengono descritti dei fatti antecedenti alla morte di Giosuè, e dal vs. 10 ritorna la storia dei Giudici.

Quindi: i vs. da 6 a 10 del cap. 2 andrebbero posti prima del cap. 1.

Morte di Giosuè

Vs. 6-10.  Giosuè rimandò il popolo, e i figli d’Israele andarono ciascuno nel suo territorio a prendere possesso del paese. 7  Il popolo servì il SIGNORE durante tutta la vita di Giosuè e durante tutta la vita degli anziani che sopravvissero a Giosuè, che avevano visto tutte le grandi opere che il SIGNORE aveva fatte in favore d’Israele. 8  Poi Giosuè, figlio di Nun e servo del SIGNORE, morì all’età di centodieci anni 9  e fu sepolto nel territorio che gli era toccato a Timnat-Cheres, nella regione montuosa di Efraim, a nord della montagna di Gaas. 10  Anche tutta quella generazione fu riunita ai suoi padri; poi, dopo quella, vi fu un’altra generazione che non conosceva il SIGNORE, né le opere che egli aveva compiute in favore d’Israele.

Il vs. 6 è parallelo a Giosuè 24: 28.   Poi Giosuè rimandò il popolo, ognuno alla sua eredità. 

Giudici 2:7. Giosuè rimandò il popolo, e i figli d’Israele andarono ciascuno nel suo territorio a prendere possesso del paese.

Vs. 7.  Il popolo servì il SIGNORE durante tutta la vita di Giosuè e durante tutta la vita degli anziani che sopravvissero a Giosuè, che avevano visto tutte le grandi opere che il SIGNORE aveva fatte in favore d’Israele.

Questo versetto è parallelo a Giosuè 24: 31. Israele servì il SIGNORE durante tutta la vita di Giosuè e durante tutta la vita degli anziani che sopravvissero a Giosuè, i quali avevano conoscenza di tutte le opere che il SIGNORE aveva fatte per Israele. 

In cap. 2:1 arriva un angelo a pronunciare il giudizio sul popolo, al vs. 5 la gente piange e fa cordoglio  e al vs. 6 si parla di Giosuè che congeda la gente; tale particolare fa comprendere che Giosuè fosse presente in quel momento, invece egli è morto e la narrazione è antecedente al cap. 1,1 di Giudici.

Nel cap. 2 c’è il seguito di ciò che è stato narrato nel cap. 1: Giuda, la guida del popolo, ha disobbedito a Dio e alla fine del capitolo ben 8 tribù si sono allontanate dal comandamento di Dio e non hanno scacciato i pagani dalla terra promessa. Cosa possiamo imparare da questo? Ogni piccola trasgressione apre la porta ad una successiva. Infatti, il popolo eletto arriverà ad adorare Baal e Ashteroth, le due divinità del sesso. Baal è legato a Satana, che infatti viene chiamato Belzebub, proprio dal nome di Baal. Ogni parte della Bibbia contiene un insegnamento e tutta la dottrina di Dio deve essere osservata seriamente: ogni disobbedienza ne richiama un’altra. Ad esempio, in molte chiese cristiane in America, il divorzio tra i credenti è una pratica comune; eppure questa non è cosa permessa da Dio. Dobbiamo vivere in totale obbedienza alla Parola di Dio: questo almeno deve essere il nostro obiettivo.

Israele ripreso dall’Angelo dell’Eterno

Dio manda un angelo, Gesù Cristo pre-incarnato, per riprendere il popolo a causa il loro peccato:

Vs. 1-2. Or l’Angelo dell’Eterno salì da Ghilgal a Bokim e disse: "Io vi ho fatto salire dall’Egitto e vi ho condotto nel paese che avevo giurato di dare ai vostri padri. Avevo anche detto: "Io non romperò mai il mio patto con voi. 2 Ma voi non farete alcuna alleanza con gli abitanti di questo paese e demolirete i loro altari". Voi però non avete ubbidito alla mia voce. Perché avete fatto questo?

La parola “angelo” è “malac”. Si può tradurre con “messaggero” e può anche indicare il responsabile spirituale, ossia il pastore di una chiesa, colui che è messaggero della parola di Dio. La parola “malac” si può tradurre con “angelo, messaggero, re, ambasciatore”. Abramo in Genesi 14 incontrò Melchisedec (era un’apparizione di Cristo); il nome di questa persona è l’unione del termine “malac”e “tsedec”, che significa “giustizia”. Melchisedec, infatti, significa “re di giustizia”.

La Bibbia a volte dice: “un angelo dell’Eterno”, ma qui afferma “l’Angelo dell’Eterno” e tale personaggio afferma di essere colui che ha fatto salire il popolo dall’Egitto, che ha dato loro la terra promessa e che ha stabilito un patto con loro: Egli è Gesù.

Egli ha compiuto ogni azione per noi, perciò non dobbiamo allontanarci da Lui perché ci ama e vuole che abbiamo una vita piena e ricca di benedizioni.

Ad Israele volle donare una terra di proprietà, priva della schiavitù dell’Egitto, una terra benedetta, ricca di frutti; tuttavia essi hanno disobbedito e poi si sono rivolti all’adorazione degli idoli pagani.

Nel nostro caso, dobbiamo scacciare il peccato ed il compromesso dalla nostra vita, eliminando i rapporti con persone che ci inducono al peccato, agendo con violenza. Non è lecito, quindi, l’unione ecumenica di tutti i credi religiosi: l’unica via è Gesù, il mediatore, il Signore, il Figlio di Dio. La luce non può avere comunione con le tenebre.

Salì da Ghilgal a Bokim:

Bokim significa “piangere” e lo sappiamo dai versetti 4 e 5: il popolo aveva peccato contro l’Eterno e piange.

Ghilgal significa “portare via la riprensione”. Tale posto era importante per Israele:

Giosuè sta attraversando una terra con il popolo per andare verso la terra promessa; compie un atto di fede e Dio prosciuga l’acqua del Giordano, in modo che Israele passi sulla terra asciutta.

Giosuè 4: 19-23.     Il popolo salì dal Giordano il decimo giorno del primo mese e si accampò a Ghilgal, all’estremità orientale di Gerico. 20  E Giosuè fece rizzare in Ghilgal le dodici pietre che essi avevano prese dal Giordano. 

Questo è il primo altare eretto nella terra promessa e Ghilgal è il primo luogo conquistato. 

21  Poi parlò ai figli d’Israele e disse loro: «In avvenire, i vostri figli domanderanno ai loro padri: "Che cosa significano queste pietre?" 22  Allora voi lo farete sapere ai vostri figli, e direte: "Israele attraversò questo Giordano all’asciutto". 23  Infatti il SIGNORE, il vostro Dio, ha prosciugato le acque del Giordano davanti a voi finché foste passati, come il SIGNORE, il vostro Dio, fece al mar Rosso che egli prosciugò finché fossimo passati, 

Le pietre avevano lo scopo di ricordare alle generazioni future l’attraversata del Giordano all’asciutto ed a tutto il popolo il passaggio del mar Rosso. Per i cristiani tale passaggio rappresenta la nuova nascita, ossia la sepoltura del vecchio uomo e la sua rinascita a nuova vita.

Quindi: il popolo ha attraversato il Giordano ed è entrato a Ghilgal, il luogo in cui viene rimossa la riprensione, la vergogna; ciò avviene grazie a Giosuè, che li porta alla terra promessa; Giosuè è una figura di Cristo, il nostro Salvatore.

Notiamo come il libro di Giosuè inizi con la morte di Mosè, la cui legge era il nostro precettore per portarci a Cristo. Mosè è la legge e non può portarci alla terra promessa; tuttavia ci conduce a Cristo, colui che per fede ci dà la vita eterna.

La legge ci uccide, ci compunge e ci dimostra la necessità di avere un salvatore. Giosuè ci porta la vittoria.

In Giudici, però, Giosuè muore ed il popolo si allontana dal Signore. Così l’angelo va da Ghilgal a Bokim, il luogo del pianto.

Giosuè 5: 2-4;  9.  In quel tempo il SIGNORE disse a Giosuè: «Fatti dei coltelli di pietra, e torna di nuovo a circoncidere i figli d’Israele». 3  E Giosuè si fece dei coltelli di pietra e circoncise i figli d’Israele sul colle d’Aralot. 4  Questo fu il motivo per cui li circoncise: tutti i maschi del popolo uscito dall’Egitto, cioè tutti gli uomini di guerra, erano morti nel deserto durante il viaggio dopo essere usciti dall’Egitto. 

9 Allora il SIGNORE disse a Giosuè: Oggi vi ho tolto di dosso l’infamia d’Egitto. E quel luogo fu chiamato Ghilgal, nome che dura fino ad oggi. 

Quindi Ghilgal significa “rimuovere la vergogna, il vituperio”.

Colossesi 2: 10-12. e voi avete tutto pienamente in lui, che è il capo di ogni principato e di ogni potenza; 11  in lui siete anche stati circoncisi di una circoncisione non fatta da mano d’uomo, ma della circoncisione di Cristo, che consiste nello spogliamento del corpo della carne: 12  siete stati con lui sepolti nel battesimo, nel quale siete anche stati risuscitati con lui mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti. 

La circoncisione raffigurava la rimozione del peccato dalla vita dell’uomo; Ghilgal era un luogo importante perché raffigurava la vita vittoriosa che abbiamo in Cristo. Era il campo base al quale tornava sempre Giosuè dopo essere andato in battaglia. Se dimoriamo in Cristo avremo sempre la vittoria e Ghilgal è il luogo dove la carne è stata rimossa, dove siamo usciti dall’Egitto in novità di vita in Gesù.

A Ghilgal con Giosuè c’era la vittoria, ma il popolo ha lasciato le vie di Dio e quindi l’angelo dell’Eterno, Gesù, lascia tale luogo e va a Bokim, luogo del pianto.

Vs. 3.  Perciò anch’io ho detto: "Io non li scaccerò davanti a voi; ma essi saranno tanti nemici contro di voi e i loro dèi saranno, per voi, un’insidia"». 

Gesù pronuncia un giudizio sul Suo popolo: visto che i Giudei non avevano distrutto totalmente i pagani, ma piuttosto li avevano lasciati vivere e avevano lasciato intatti i loro altari, Dio annuncia la dura disciplina che manderà loro. Visto che avevano disubbidito, Dio dichiara ai Giudei che NON avrebbe più scacciato quei popoli dalla terra promessa, ma che li avrebbe lasciati vivere lì perché fossero un laccio per loro.

Vs. 4-5.   Appena l’angelo del SIGNORE ebbe detto queste parole a tutti i figli d’Israele, il popolo si mise a piangere ad alta voce. 5  Posero a quel luogo il nome di Bochim e offrirono là dei sacrifici al SIGNORE. 

Il popolo pianse! Furono rattristati dal loro comportamento ribelle e dalle conseguenze che Dio aveva annunciato. Però non abbandonarono i loro peccati. La loro tristezza non portò al ravvedimento.

Qui è una dura lezione:  quando noi scegliamo di peccare, possiamo essere perdonati, ma spesso creiamo delle situazioni che avranno delle conseguenze per il resto della nostra vita. Se i Giudei avessero ubbidito a Dio, avrebbero scacciato tutti i popoli pagani dalla terra promessa e così avrebbero evitato di essere tentati dai pagani intorno a loro. Invece, non ubbidendo a Dio, furono tentati per vari secoli, e volta dopo volta caddero nell'idolatria. Spesso troviamo lo stesso principio nella nostra vita. Per esempio, se un credente compra una casa senza capire e seguire i principi di Dio, anche se dopo capisce di aver sbagliato e chiede perdono, ne pagherà le conseguenze per anni. Forse dovrà lavorare di più per pagare tutto, e perciò sarà impedito nel prendere il tempo necessario per crescere spiritualmente.

Anche i genitori possono peccare nel modo di allevare i figli. Possono anche riconoscere e confessare i loro peccati, ed essere pienamente perdonati da Dio. Però, spesso le conseguenze dureranno per tanti anni. Per esempio, i figli potrebbero essere molto ribelli e costituire un motivo di ira per i genitori.

Quando pecchiamo e non ubbidiamo totalmente a Dio, molto spesso questa nostra ribellione ci porta ad avere una situazione in cui abbiamo tante tentazioni che avremmo potuto evitare. E così facilmente cadremo in tanti peccati, e soffriremo le conseguenze.

Perciò impariamo dall'esempio che Dio ci dà in questo libro: ubbidiamo totalmente, non solo parzialmente! Ubbidiamo fino in fondo, anziché cercare una via più facile! Seguiamo il Signore in ogni campo della vita, in ogni situazione ed in ogni decisione.

Evitiamo la compagnia pagana! Dio ha creato il popolo di Israele come suo possesso particolare, come un popolo che doveva essere consacrato totalmente a Lui. Dio ha creato noi, in Cristo Gesù, come suo popolo santo, un popolo totalmente consacrato a Dio. Ricordiamoci chi siamo, dedichiamoci interamente a Dio! Ricordiamoci che quando camminiamo in ubbidienza, per fede, Dio ci darà vittoria! Camminiamo nella via che Dio ci indica ed Egli ci appianerà la via.

Viviamo per il Signore che ci ha creato per essere un popolo consacrato a Lui!

Vs. 10. Quando tutta quella generazione fu riunita ai suoi padri, dopo di essa sorse un’altra generazione che non conosceva l’Eterno, né le opere che egli aveva compiuto per Israele.

Il compito dei credenti è quello di trasmettere il messaggio della Parola, affinchè nuove persone si uniscano alla chiesa ed abbiano la vita eterna. 

Infatti, dopo la morte di questi uomini che temevano Dio, i figli d'Israele, non avendo chi li aiutasse a tenere lo sguardo su Dio, ben presto arrivarono a dimenticarsi di Lui e delle opere che aveva compiuto per Israele. Queste persone stavano godendo la benedizione di vivere nella terra promessa, fatto che era il risultato delle potenti opere di Dio, eppure ormai prendevano per scontato quel dono. Ne godevano, senza pensare a Colui che ne era la fonte.

Questo è uno dei peccati più comuni in cui cadiamo anche noi e porta poi a tanti altri peccati. Quando smettiamo di essere attivamente riconoscenti a Dio per le benedizioni che abbiamo ricevuto da Lui, ben presto questa nostra ingratitudine ci porta a cadere in peccati sempre peggiori. Si inizia dimenticando Dio, e poi si arriva a commettere peccati che prima sarebbero stati inconcepibili.

Israele si dà all’idolatria dei Baal e delle Ashtaroth

Vs. 11-13.  I figli d’Israele fecero ciò che è male agli occhi del SIGNORE e servirono gli idoli di Baal; 12  abbandonarono il SIGNORE, il Dio dei loro padri, che li aveva fatti uscire dal paese d’Egitto, e andarono dietro ad altri dèi, fra gli dèi dei popoli che li attorniavano; si prostrarono davanti a essi e provocarono l’ira del SIGNORE; 13  abbandonarono il SIGNORE e servirono Baal e gli idoli di Astarte. 

Vediamo un rituale che si è ripetuto molte volte nella vita di Israele:

1. il popolo compie azioni riprovevoli agli occhi di Dio;

2. Dio disciplina il suo popolo con sofferenze, generalmente dando potere al nemico, che pone sotto il suo giogo il popolo eletto;

3. dopo tanta sofferenza il popolo si ravvede e Dio suscita un giudice, che salva Israele dal nemico. Durante la vita del giudice, solitamente il popolo non tornava all'idolatria, però, dopo sua la morte, Israele abbandona nuovamente Dio e segue gli idoli; così il ciclo inizia ancora.

Baal e Ashtaroth erano una coppia: lui era un dio maschile, ed era il dio della natura e della fertilità; lei era la dea del sesso, della maternità e della fertilità. Entrambi erano gli dei del sesso perverso.

Giudici 3: 5-7.  5  Così i figli d’Israele abitarono in mezzo ai Cananei, agli Ittiti, agli Amorei, ai Ferezei, agli Ivvei e ai Gebusei; 6  sposarono le loro figlie, diedero le proprie figlie come spose ai loro figli, e servirono i loro dèi. 7  I figli d’Israele fecero ciò che è male agli occhi del SIGNORE; dimenticarono il SIGNORE, il loro Dio, e servirono gli idoli di Baal e di Astarte.

Promuovevano il matrimonio con i pagani, persone che bruciavano i figli davanti a Baal e Ashtaroth.

Contaminarono il popolo di Dio con il sesso ed anche ai nostri giorni la cultura cerca di attrarci in questo modo. La Bibbia, invece, ci insegna che dobbiamo cercare la bellezza interiore.

Vs. 14.  L’ira del SIGNORE si accese contro Israele ed egli li diede in mano ai predoni, che li spogliarono; li vendette ai nemici che stavano loro intorno, in modo che non poterono più resistere di fronte ai loro nemici. 

Ecco la punizione di Dio: Israele viene oppresso dai nemici e Dio è contro di loro. L'ira di Dio si

accende contro Israele, che era il suo popolo. Fra tutte le cose belle del mondo, non c'è nulla paragonabile all'amore di Dio. Similmente, fra tutte le cose terribili del mondo, non c'è nulla paragonabile all'ira di Dio. 

Notiamo che è stato Dio a dare i Giudei nelle mani di questi predoni. Non solo ritirò la Sua protezione, ma operò in modo che i figli d'Israele fossero attaccati e spogliati da loro. Li vendette nelle mani dei loro nemici, diede loro la vittoria, permise che avessero il potere per opprimerli duramente. Quindi: tolse la protezione ai Giudei e diede ai pagani la vittoria; ciò accadde a causa della loro ribellione.

Infatti, è importante capire che Dio ha un rapporto privilegiato con il Suo popolo, del quale facciamo parte anche noi oggi, rapporto che non ha con nessun altro: ricolma d’amore e di benedizione i suoi figli, ma non li esime dalla disciplina necessaria per farli camminare rettamente. Egli non ha cura dei malvagi, ai quali riserva la punizione eterna.

Vs. 15-23.  Dovunque andavano, la mano del SIGNORE era contro di loro a loro danno, come il SIGNORE aveva detto, come il SIGNORE aveva loro giurato; e la loro tribolazione fu molto grande. 16  Il SIGNORE allora fece sorgere dei giudici, che li liberavano dalle mani di quelli che li spogliavano. 

Il popolo è incapace di trovare una liberazione da solo, oppresso com’è dal nemico, perciò ha bisogno dei liberatori: i Giudici; tramite queste persone Dio ha liberato più volte Israele.

In tutta la Bibbia vediamo un principio estremamente importante: è Dio che innalza, ed è Lui che annichilisce. E’ da stolti, quindi, cercare di innalzare se stessi.

17  Ma neppure ai loro giudici davano ascolto, anzi si prostituivano ad altri dèi e si prostravano davanti a loro. Abbandonarono ben presto la via percorsa dai loro padri, i quali avevano ubbidito ai comandamenti del SIGNORE; ma essi non fecero così. 

Osserviamo l’ottusità dei figli di Israele: nonostante la misericordia di Dio che interviene a loro favore, essi non ascoltano i giudici, ma si rivolgono ai falsi dei.

18  Quando il SIGNORE suscitava loro dei giudici, il SIGNORE era con il giudice e li liberava dalla mano dei loro nemici durante tutta la vita del giudice; poiché il SIGNORE aveva compassione dei loro gemiti a causa di quelli che li opprimevano e angariavano. 

Qui è la descrizione del cuore di Dio, che ha pietà del suo popolo, nonostante i gravi peccati commessi. Essi non meritavano alcun aiuto, anzi a loro spettava l’essere rigettati per sempre; invece Dio interviene e li salva. Egli ha compassione per loro.

19  Ma quando il giudice moriva, tornavano a corrompersi più dei loro padri, andando dietro ad altri dèi per servirli e prostrarsi davanti a loro; non rinunziavano affatto alle loro pratiche e alla loro caparbia condotta. 20  Perciò l’ira del SIGNORE si accese contro Israele, ed egli disse: «Poiché questa nazione ha violato il patto che avevo stabilito con i loro padri ed essi non hanno ubbidito alla mia voce, 21  anch’io non scaccerò più davanti a loro nessuna delle nazioni che Giosuè lasciò quando morì; 22  così, per mezzo di esse, metterò alla prova Israele per vedere se si atterranno alla via del SIGNORE e cammineranno per essa come fecero i loro padri, o no». 23  Il SIGNORE lasciò stare quelle nazioni senz’affrettarsi a scacciarle e non le diede nelle mani di Giosuè. 

Al tempo di Mosè, Dio aveva promesso che avrebbe scacciato tutte le nazioni pagane che si trovano nella terra promessa. Se fosse andata così, i figli d'Israele avrebbero avuto una vita benedetta, senza nemici vicini, ed avrebbero potuto godere il loro rapporto speciale e unico con Dio.

Invece, visto che avevano ripetutamente violato il patto che l’Eterno aveva stipulato con loro sul Monte Sinai, questi ha stabilito che non sarebbe più intervenuto in loro favore. Perciò per tanti secoli i figli d'Israele dovettero subire le pesanti conseguenze dei loro peccati, già durante la vita di Giosuè e appena dopo. Perciò vissero circondati dai nemici, soggiogati da loro.

Cosa possiamo imparare noi oggi da questi fatti?

Abbiamo visto attuarsi un circolo vizioso:

  • i figli d’Israele peccavano contro Dio,

  • Egli li puniva dandoli in mano ai nemici,

  • essi allora gridavano all’Eterno, il quale ne aveva pietà e suscitava tra loro un giudice, che li salvava dai nemici.

  • Durante la vita del giudice seguivano Dio, e poi, quando egli  moriva, tornavano a ribellarsi contro di Lui, ripetendo il ciclo.

Facilmente succede che anche nella nostra vita mettiamo in essere un ciclo simile a quello descritto nei Giudici. Camminiamo bene per un periodo, e poi cadiamo in peccati che avevamo precedentemente abbandonato. Dio allora usa diversi metodi per svegliarci e per portarci al ravvedimento. Così abbandoniamo di nuovo quei peccati, e torniamo a camminare vicini a Dio.

Però poi il ciclo si ripete, e succede che arriviamo di nuovo a togliere i nostri occhi da Dio, e ci troviamo di nuovo avviluppati nei peccati che avevamo abbandonato.

Come possiamo rompere questo ciclo, e restare vicini al Signore? 

1.  Evitiamo la compagnia sbagliata:

Israele peccò non separandosi completamente dai pagani che vivevano intorno a loro. Noi viviamo nel mondo e certamente abbiamo contatto con le persone intorno a noi. Però Dio ci comanda di non fare dei non credenti la nostra compagnia.

Questo riguarda le amicizie, ma anche il modo in cui passiamo il nostro tempo libero: i libri che leggiamo, e quello che guardiamo o ascoltiamo. La compagnia sbagliata ci porterà ad allontanarci da Dio. 

2.  Ricordiamo le opere dell'Eterno:

Dopo la morte della generazione di Giosuè, il popolo non conosceva l'Eterno. In altre parole, non

teneva ben presenti nella mente la persona e le opere di Dio. Quindi, per evitare cadute, dobbiamo, non solo evitare la compagnia sbagliata, ma riempire i nostri pensieri con le verità di Dio, ricordando giorno per giorno le sue opere, e meditando sulla sua persona.

3. Avere buona guida:

Un terzo impegno che può aiutarci tantissimo a non cadere nel peccato è quello di fare tutto il possibile per avere come guida uomini timorati di Dio e fedeli. Questo richiede prima di tutto tanta preghiera, settimana dopo settimana, anno dopo anno. Preghiamo per gli anziani attuali, e per coloro che potrebbero diventarlo un domani, e non solo per loro, ma anche per le loro mogli. Inoltre possiamo incoraggiarli e dimostrare apprezzamento e incoraggiamento per il loro ministero, per aiutarli a non stancarsi di fare del bene.

Ringraziamo Dio per la Sua Parola, e per le lezioni che Egli ci dà in essa. Impegniamoci a camminare in base a quello che Egli ci insegna.

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