Giudici 17-18

Giudici 17-18
Craig Quam

Cap. 17

In tutto il resto del libro non troveremo più la presenza di alcun giudice.

Sansone, l’ultimo di essi, ha combattuto i nemici di Dio, ma non ha operato in alcun modo affinché il popolo di Israele tornasse all’Eterno.

Forse dal cap. 17 alla fine del libro vengono narrati fatti antecedenti a Sansone.

Idolatria di Mica.

Siamo in tempi in cui in Israele non vi è alcun re ed ognuno fa ciò che sembra bene ai suoi occhi, senza tener conto del Signore; con tale frase termina anche il libro dei Giudici. Quale attualità può avere questo libro con i tempi in cui viviamo oggi e con la chiesa degli ultimi tempi? Oggi nel mondo la moralità sembra non esistere, non c’è una giustizia valida per tutti; una frase ricorrente è: “Se va bene per te... se tu credi in questo... ma non pretendere che vada bene per tutti”. Anche oggi, quindi, seguiamo una moralità soggettiva, che non si tiene conto del Signore. Dio, però, ha creato l’uomo dotato di coscienza ed ha stabilito delle regole morali; ciò che l’uomo semina, raccoglierà, come ciò che una nazione semina, poi la porterà alla disfatta o a Dio.  Se voltiamo le spalle a Lui e viviamo nella malvagità, forse vuol dire che l’Eterno  ci sta lasciando agire secondo la nostra volontà, non secondo la Sua; è anche vero che una delle Sue promesse afferma che, se torniamo a Lui, allora vedremo il cielo aprirsi e la benedizione cadere su di noi.

Dio ha dato una legge, i dieci comandamenti, che vuole costituire una base morale sulla quale impostare la vita; essa non ci salva, ma ci fa capire in quali aspetti siamo mancanti davanti a Dio. Chi non crede in Lui verrà giudicato da tale legge, mentre i credenti lo saranno secondo la grazia.

Le nazioni che emanano decreti secondo il sentire soggettivo verranno giudicate, perché i legislatori soffocano la coscienza umana e la verità data da Dio.

Capitoli 17 e 18 sono una preparazione per i successivi, che sono dei capitoli terribili.

Vs. 1-2.  C’era un uomo nella regione montuosa di Efraim che si chiamava Mica. 2  Egli disse a sua madre: «I millecento sicli d’argento che ti hanno rubato e a proposito dei quali hai pronunziato una maledizione, e l’hai pronunziata in mia presenza, ecco, li ho io; quel denaro l’avevo preso io». Sua madre disse: «Il Signore ti benedica, figlio mio!» 

Mica (il suo nome significa: “Chi è come JHWH?) ha rubato dei soldi a sua madre e lei non lo rimprovera, anzi lo benedice. Anche oggi la società promuove il male, esaltando aspetti quali l’omosessualità e l’adulterio, mentre afferma che seguire Cristo è sbagliato.

Vs. 3.  Egli restituì a sua madre i millecento sicli d’argento, e sua madre disse: «Io consacro al SIGNORE, di mano mia, quest’argento a favore di mio figlio, per farne un’immagine scolpita e un’immagine di metallo fuso; e ora te lo rendo».

Consacra i soldi all’Eterno di Israele per farne un’immagine scolpita, ossia qualcosa che Dio disprezza perché segno di idolatria (V. In Esodo il II comandamento).

Vs. 4-5.  Quando egli ebbe restituito l’argento a sua madre, questa prese duecento sicli e li diede al fonditore, il quale ne fece un’immagine scolpita, di metallo fuso, che fu messa in casa di Mica. 5  Così quest’uomo, Mica, ebbe una casa per gli idoli; fece un efod e degli idoli domestici e consacrò uno dei suoi figli, che teneva come sacerdote. 

Mica è un idolatra; inoltre, pur essendo un beniamita, consacra sacerdote suo figlio; ricordiamo che solo i Leviti potevano rivestire tale ruolo. Non è possibile sovvertire ciò che Dio ci ha comandato.

Per il popolo di Dio non era più tanto importante obbedire alla Parola, perciò agivano secondo il volere umano.

Infatti:

Vs. 6-13.  In quel tempo non vi era re in Israele; ognuno faceva quello che gli pareva meglio. 

L’illegalità religiosa di Mica era usuale in quel periodo poiché mancava l’autorità spirituale.

7  Vi era un giovane di Betlemme di Giuda, della famiglia di Giuda, il quale era un Levita, e abitava in questo luogo. 8  Quest’uomo partì dalla città di Betlemme di Giuda, per cercare un luogo adatto dove stabilirsi; e, cammin facendo, giunse nella regione montuosa di Efraim, alla casa di Mica. 9  Mica gli chiese: «Da dove vieni?» Quello gli rispose: «Sono un Levita di Betlemme di Giuda e vado a stabilirmi dove troverò un luogo adatto». 10  Mica gli disse: «Rimani con me e sii per me padre e sacerdote; ti darò dieci sicli d’argento all’anno, un vestito completo e il vitto». Il Levita entrò. 11  Egli acconsentì a stare con quell’uomo, che trattò il giovane come uno dei suoi figli. 12  Mica consacrò quel Levita; il giovane gli servì da sacerdote e si stabilì in casa sua. 13  Mica disse: «Ora so che il SIGNORE mi farà del bene, perché ho questo Levita come mio sacerdote». 

Mica ricerca la benedizione nel fatto di avere in casa un giovane Levita, dimostrandosi un superstizioso; non tiene in considerazione la propria idolatria, e, anzi, porta alla corruzione anche il giovane Levita. Questi, infatti, non si oppone alla presenza degli idoli nella casa.


Cap. 18

I Daniti in cerca di un territorio

Vs. 1.  In quel tempo, non vi era re in Israele; e in quel medesimo tempo, la tribù dei Daniti cercava un suo territorio per stabilirvisi, perché, fino a quei giorni, non le era toccata alcuna eredità fra le tribù d’Israele.

La tribù di Dan non ha un territorio per il compromesso che hanno stabilito con i pagani; il loro territorio era quello degli Amorei, ma non ne hanno potuto prendere possesso. Ora, perciò, cercano un luogo dove dimorare.

Vs. 2-6.  I figli di Dan mandarono dunque da Sorea e da Estaol cinque uomini della loro tribù, scelti fra loro tutti, uomini valorosi, per esplorare ed esaminare il paese; e dissero loro: «Andate a esaminare il paese!» Quelli giunsero nella regione montuosa di Efraim, alla casa di Mica e pernottarono in quel luogo. 3  Quando furono in prossimità della casa di Mica, riconobbero la voce del giovane levita; e, avvicinatisi, gli chiesero: «Chi ti ha condotto qua? Che fai in questo luogo? Perché sei qui?» 4  Egli disse loro quello che Mica aveva fatto per lui e aggiunse: «Mi stipendia e io gli servo da sacerdote». 5  Quelli gli dissero: «Consulta Dio, affinché sappiamo se il viaggio che abbiamo intrapreso avrà successo». 6  Il sacerdote rispose loro: «Andate in pace; il viaggio che fate è sotto lo sguardo del SIGNORE». 

Probabilmente il Signore non ha parlato a questo ragazzo, essendo egli compromesso con un idolatra.

Notiamo come i Daniti sono superstiziosi e ricerchino in questo Levita una parola da parte di Dio.

Vs. 7.  I cinque uomini dunque partirono, giunsero a Lais (odierna Tell el-Qadi) e videro che il popolo, che vi abitava, viveva al sicuro, come gli abitanti di Sidone, tranquillo e fiducioso, poiché nel paese non c’era nessuno in autorità che potesse fare loro il minimo torto; inoltre erano lontani dai Sidoni e non avevano relazione con nessuno. 

Le persone che occupano questo territorio sono pacifiche e non sono quelle destinate da Dio a perdere il territorio per darlo alla tribù di Dan. Tale terra, infatti, era più a sud.

Vs. 8-19.  Poi tornarono dai loro fratelli a Sorea e a Estaol; i fratelli chiesero loro: «Che dite?» 9  Quelli risposero: «Su, saliamo contro quella gente; poiché abbiamo visto il paese, ed ecco, è eccellente. E voi ve ne state là senza dir nulla? Non siate pigri a muovervi per andare a prendere possesso del paese! 10  Quando arriverete là, troverete un popolo che se ne sta sicuro. Il paese è vasto e Dio ve lo ha messo in mano: è un luogo dove non manca nulla di ciò che è sulla terra». 11  Così seicento uomini della famiglia dei Daniti partirono da Sorea e da Estaol, armati per la guerra. 12  Salirono e si accamparono a Chiriat-Iearim, in Giuda; perciò quel luogo, che è a ovest di Chiriat-Iearim, fu chiamato e si chiama anche oggi Macanè-Dan. I Daniti rubano gli idoli di Mica e si impadroniscono di Lais

13  Di là passarono nella regione montuosa di Efraim e giunsero alla casa di Mica. 14  Allora i cinque uomini che erano andati a esplorare il paese di Lais dissero ai loro fratelli: «Sapete voi che in questa casa c’è un efod, ci sono degli idoli domestici, un’immagine scolpita, di metallo fuso? Considerate ora quello che dovete fare». 15  Essi si diressero da quella parte, giunsero alla casa del giovane levita, alla casa di Mica, e gli chiesero come stava. 16  I seicento uomini dei figli di Dan, armati per la guerra, si misero davanti alla porta. 17  Ma i cinque uomini che erano andati a esplorare il paese salirono, entrarono in casa, presero l’immagine scolpita, l’efod, gl’idoli domestici e l’immagine di metallo fuso, mentre il sacerdote stava davanti alla porta con i seicento uomini armati. 18  Quando furono entrati in casa di Mica ed ebbero preso l’immagine scolpita, l’efod, gli idoli domestici e l’immagine di metallo fuso, il sacerdote disse loro: «Che fate?» 19  Essi gli risposero: «Taci, mettiti la mano sulla bocca, vieni con noi e ci farai da padre e da sacerdote. Che è meglio per te, essere sacerdote in casa di un uomo solo, oppure essere sacerdote di una tribù e di una famiglia in Israele?» 

Al Levita viene offerto un lavoro migliore e lui se ne rallegra. Tradisce Mica, che lo aveva accolto come un figlio.

Vs. 20-24.  Il sacerdote si rallegrò nel suo cuore; prese l’efod, gl’idoli domestici e l’immagine scolpita e si unì a quella gente. 21  Così si rimisero in cammino, mettendo davanti a loro i bambini, il bestiame e i bagagli. 22  Quando erano già lontani dalla casa di Mica, la gente che abitava nelle case vicine a quella di Mica si radunò e inseguì i figli di Dan. 23  Siccome gridava dietro ai figli di Dan, questi, voltatisi indietro, dissero a Mica: «Che cos’hai? Perché hai radunato questa gente?» 24  Egli rispose: «Avete portato via gli dèi che mi ero fatti e il mio sacerdote e ve ne siete andati. Che cosa mi rimane? Come potete dunque dirmi: "Che hai?"»

Mica si lamenta perché non ha più i “tesori” che aveva realizzato: i suoi falsi dei, nei quali aveva posto la sua fede. Tutto ciò che è fuori di Gesù verrà meno e ci deluderà, poiché solo Lui è la nostra rocca di salvezza.

Non seguiamo le vie degli uomini, ma solo il Signore. I falsi dei non parlano, non camminano, non sanno svolgere alcuna azione autonomamente. Solo Dio è onnipotente.

Vs. 25-27.  I figli di Dan gli dissero: «Non alzare la voce verso di noi, perché alcuni potrebbero irritarsi e scagliarsi su di voi e tu ci perderesti la vita tua e quella della tua famiglia!» 26  I figli di Dan continuarono il loro viaggio; e Mica, vedendo che essi erano più forti di lui, se ne tornò a casa sua. 27  Essi, dopo aver preso le cose che Mica aveva fatte e il sacerdote che aveva al suo servizio, giunsero a Lais, da un popolo che se ne stava tranquillo e senza timori; lo passarono a fil di spada e diedero la città alle fiamme.

Dio non aveva ordinato a Dan di andare in quel posto, né di sterminare quel popolo.

Vs. 28-31.  Non ci fu nessuno che la liberasse, perché era lontana da Sidone e i suoi abitanti non avevano relazioni con altra gente. Essa era nella valle che si estende verso Bet-Reob. 29  Poi i Daniti ricostruirono la città, e l’abitarono. Le posero nome Dan, dal nome di Dan, loro padre, che era stato uno dei figli d’Israele; ma prima, il nome della città era Lais. 30  Poi i figli di Dan rizzarono per sé l’immagine scolpita; e Gionatan, figlio di Ghersom, figlio di Mosè, e i suoi figli furono sacerdoti della tribù dei Daniti fino al giorno in cui gli abitanti del paese furono deportati. 31  Così collocarono per sé l’immagine scolpita, che Mica aveva fatta, per tutto il tempo che la casa di Dio rimase a Silo. 

Silo era il luogo del culto, ma i Daniti ne avevano creato uno di loro volontà a Lais. E’ importante pensare al fatto che nella Gerusalemme celeste tale tribù non è nominata. Erano leader di idolatria e non vengono più riconosciuti da Dio.

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