Giovanni 6

Giovanni 6:1-13
Craig Quam
Giovanni 6:22-29
Craig Quam
Giovanni 6:30-71
Craig Quam
Giovanni 6:44
Craig Quam

Cap. 6

La moltiplicazione dei pani.

Questo che viene ora narrato è l’unico miracolo, al di là della resurrezione, che è ricordato da tutti e 4 gli Evangelisti. Come sempre, la finalità di questo miracolo non era quella di soddisfare l’esigenza carnale di queste persone, ma quella spirituale. Nello specifico, doveva insegnare ai suoi discepoli una lezione importantissima per la loro crescita:

Vs. 1-2. Dopo queste cose Gesù se ne andò all’altra riva del mare di Galilea, cioè il mare di Tiberiade. 2  Una gran folla lo seguiva, perché vedeva i miracoli che egli faceva sugli infermi. 

Siamo sul mar di Galilea, nella zona nord del lago. La gente, posta lungo la riva, lo vede perché tale lago è circondato dalle colline; da queste alture era possibile seguire il movimento della barca.

Marco dà degli elementi in più:

Marco 6: 30-38. Gli apostoli si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e insegnato. 31  Ed egli disse loro: «Venitevene ora in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un poco». Difatti, era tanta la gente che andava e veniva, che essi non avevano neppure il tempo di mangiare. 

Per tanti giorni Gesù e i discepoli hanno servito la gente, hanno predicato la Parola e pregato, al punto da non avere neppure il tempo per sedersi a mangiare. Pertanto il Signore desidera appartarsi con loro, per rimanere in tranquillità.

32  Partirono dunque con la barca per andare in un luogo solitario in disparte. 33  Molti li videro partire e li riconobbero; e da tutte le città accorsero a piedi e giunsero là prima di loro. 34  Come Gesù fu sbarcato, vide una gran folla e ne ebbe compassione, perché erano come pecore che non hanno pastore; e si mise a insegnare loro molte cose. 

Gesù ha compassione delle persone, della nostra nazione ed anche di noi personalmente.

35  Essendo già tardi, i discepoli gli si accostarono e gli dissero: «Questo luogo è deserto ed è già tardi; 36  lasciali andare, affinché vadano per le campagne e per i villaggi dei dintorni e si comprino qualcosa da mangiare». 

I discepoli sono stanchi e vorrebbero un po’ di libertà, del tempo da trascorrere tra di loro. Per questo vorrebbero che la gente andasse via; le loro forze fisiche, mentali e spirituali sono sfinite.

37  Ma Egli rispose: «Date loro voi da mangiare». Ed essi a lui: «Andremo noi a comprare del pane per duecento denari e daremo loro da mangiare?» 38  Egli domandò loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Essi si accertarono e risposero: «Cinque, e due pesci». 

Ovviamente il Signore sapeva che non c’era cibo a sufficienza per sfamare quella moltitudine, eppure chiede ai discepoli ugualmente di dar loro da mangiare; perché avrà agito così? Chiedendo loro di fare qualcosa di impossibile desidera che si rendano conto dei loro limiti e capiscano che solo in Lui possono trovare la soluzione al problema. Gesù è la risposta, l’unica.

A questo punto, il Vangelo di Giovanni riporta un dettaglio, non ricordato da Marco:

Vs. 5-6. Gesù dunque, alzati gli occhi e vedendo che una gran folla veniva verso di lui, disse a Filippo: «Dove compreremo del pane perché questa gente abbia da mangiare?» 6  Diceva così per metterlo alla prova; perché sapeva bene quello che stava per fare.

Gesù sapeva in anticipo come si sarebbero svolti i fatti, perciò vuole mettere alla prova Filippo, nel senso che vuole fargli comprendere la limitatezza umana e l’immensità divina del Signore. La nostra fede, messa alla prova, diviene reale; pensiamo a Davide davanti a Golia: egli non aveva alcuna speranza concreta di sconfiggere il gigante, ma la sua certezza era basata, non su se stesso, ma sulle meraviglie che aveva visto realizzarsi nella sua vita: se Dio gli aveva permesso di sconfiggere l’orso e il leone, ora gli avrebbe dato la vittoria sul gigante. Egli aveva sperimentato la potenza di Dio, perciò ora si sentiva forte.

Vs. 7.  Filippo gli rispose: «Duecento denari di pani non bastano perché ciascuno ne riceva un pezzetto».

Filippo si rende conto che le risorse di cui dispongono sono insufficienti per pagare il cibo per tutte quelle persone ( si stima che fossero circa 15.000 persone). 

200 denari a quel tempo corrispondevano alla paga di 8 mesi di lavoro (circa 10.000 euro?), perciò Filippo sta pensando che tutta questa gran quantità di denaro (dal punto di vista umano) sarebbe stata sufficiente solamente per dare un assaggio di cibo ad ognuno.

Un pezzetto: questa parola fa un po’ pensare alla mentalità umana che ci vede promotori di iniziative, dove ci arrabattiamo con tutte le nostre forze, per ottenere almeno un po’ di miglioramento; se ci affidiamo a Dio, invece, abbiamo l’abbondanza della misericordia, non “almeno un po’”. Se noi ci diamo da fare per diffondere la Parola “almeno” nella nostra zona, la visione di Dio, invece, è quella di sconvolgere il Veneto, metterlo sottosopra: non accontentiamoci di poco, sfidiamo Dio per avere l’impossibile.

Vs. 8-9.  Uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro, gli disse: 9  «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cosa sono per tanta gente?»

Di nuovo vediamo come i discepoli guardano umanamente i fatti e non comprendono chi sia Gesù e quanta potenza Egli abbia. Alla fine del capitolo 6, però, Gesù rivelerà ai suoi discepoli di essere il pane della vita, il pane disceso dal cielo. Questo miracolo, quindi, è una sorta di preparazione alla comprensione di chi sia Gesù: è l’onnipotente, il Messia, il Figlio di Dio: esiste qualcosa troppo difficile per Lui?

Cinque pani d’orzo: il pane d’orzo ai tempi di Gesù era quello dei più poveri, in quanto tale alimento era molto più economico del grano. Quindi, un ragazzo povero mette a disposizione di tutti il poco che ha.

Vs. 10.  Gesù disse: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. La gente dunque si sedette, ed erano circa cinquemila uomini. 

Dagli altri Vangeli sappiamo che solo gli uomini erano 5.000, ma che in tale cifra non sono comprese le donne ed i bambini.

Guardando questa folla Gesù aveva detto che li paragonava a pecore senza pastore (Marco 6: 34 pecore che non hanno pastore;); ora ci dice che li ha fatti sedere sull’era verde. Viene in mente Salmo 23: 1-6.    Salmo di Davide. Il SIGNORE è il mio pastore: nulla mi manca. 2  Egli mi fa riposare in verdeggianti pascoli, mi guida lungo le acque calme. 3  Egli mi ristora l’anima, mi conduce per sentieri di giustizia, per amore del suo nome. 4  Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra della morte, io non temerei alcun male, perché tu sei con me; il tuo bastone e la tua verga mi danno sicurezza. 5  Per me tu imbandisci la tavola, sotto gli occhi dei miei nemici; cospargi di olio il mio capo; la mia coppa trabocca. 6  Certo, beni e bontà m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita; e io abiterò nella casa del SIGNORE per lunghi giorni. 

Il Salmo 78 parla del vagare nel deserto da parte del popolo di Israele e del suo lamentarsi, del dubitare delle promesse di Dio.

Salmo 78: 17-19.  Ma essi continuarono a peccare contro di lui, a ribellarsi contro l’Altissimo, nel deserto. 18  Tentarono Dio in cuor loro, chiedendo cibo secondo le proprie voglie. 19  Parlarono contro Dio, dicendo: «Potrebbe Dio imbandirci una mensa nel deserto? 

Dio può fare questo ed anche molto di più! Guardiamo come ha moltiplicato pochi pani e pesci per sfamare una moltitudine.

Vs. 11-12.  Gesù, quindi, prese i pani e, dopo aver reso grazie, li distribuì alla gente seduta; lo stesso fece dei pesci, quanti ne vollero. 12  Quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché niente si perda». 

Gesù non distribuisce personalmente il cibo, ma affida questo compito ai discepoli; allo stesso modo oggi diffonde la Sua Parola attraverso i credenti, se gli offrono tutti i loro talenti.

Benedice i pani e i pesci, che vengono distribuiti in abbondanza a tutti, fino a che furono sazi, cioè ripieni fino a non poterne più: quando il Signore fa un miracolo non risparmia le Sue fatiche.

Poi chiede di raccogliere gli avanzi, perché nulla si perda. Perché non l’ha lasciato alle folle, magari per uno spuntino successivo?

L’indizio lo abbiamo al Vs. 13. Essi quindi li raccolsero e riempirono dodici ceste di pezzi che di quei cinque pani d’orzo erano avanzati a quelli che avevano mangiati. 

Avanzano 12 ceste, una per ogni apostolo; lo scopo del miracolo non era quello di sfamare delle persone, ma di far comprendere ai discepoli, e a noi oggi, che se mettiamo nelle mani di Gesù quel poco che abbiamo, lo vedremo centuplicare, in modo che non possiamo neanche immaginare. Poco prima avevano contato i soldi, ed avevano capito che con essi avrebbero potuto comprare ben poco: Gesù dimostra che con niente ha sfamato una moltitudine. Ora ogni apostolo fisicamente può portare via una cesta piena di cibo e comprendere quali meraviglie Cristo possa compiere: veramente il Signore può ogni cosa nella mia vita.

Vs. 14-15.  La gente dunque, avendo visto il miracolo che Gesù aveva fatto, disse: «Questi è certo il profeta (quello di cui parlava Mosè) che deve venire nel mondo». 15  Gesù, quindi, sapendo che stavano per venire a rapirlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo. 

Gli apostoli si trovano su una barca, ma Gesù non è con loro. E’ la seconda volta che i discepoli si trovano in mezzo ad una tempesta, all’interno di una barca.

Gesù cammina sulle acque

Vs. 16-21.  Quando fu sera, i suoi discepoli scesero al mare 17  e, montati in una barca, si dirigevano all’altra riva, verso Capernaum. Era già buio e Gesù non era ancora venuto presso di loro. 18  Il mare era agitato, perché tirava un forte vento. 19  Com’ebbero remato per circa venticinque o trenta stadi, videro Gesù camminare sul mare e accostarsi alla barca; ed ebbero paura. 20  Ma egli disse loro: «Sono io, non temete». 21  Essi dunque lo vollero prendere nella barca, e subito la barca toccò terra là dove erano diretti. 

Giovanni non è particolareggiato nel descrivere gli avvenimenti, poiché per lui è primario il far comprendere chi sia Gesù, non tanto ciò che ha fatto. Per questo vedremo questo avvenimento in Matteo e Marco, maggiormente descrittivi nell’esporre un miracolo.

E’ appena stato compiuto il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci e la gente vuole eleggere Gesù quale leader politico, quale re. Infatti il Signore, che conosce i loro cuori, afferma: 

Vs. 26-27.  Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che voi mi cercate, non perché avete visto dei segni miracolosi, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. 27  Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà; poiché su di lui il Padre, cioè Dio, ha apposto il proprio sigillo».

Non dobbiamo seguire un Gesù popolare, uno che ci dona cose materiali, perché non è questo il Signore della nostra vita; Egli ci ha promesso tribolazioni, malattie e persecuzioni, ma anche la Sua presenza al nostro fianco.

Nella narrazione di Matteo è inserito anche il racconto del camminare di Pietro sulle acque:

Matteo 14: 22-25. Subito dopo, Gesù obbligò i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, mentre egli avrebbe congedato la gente. 23  Dopo aver congedato la folla, si ritirò in disparte sul monte a pregare. E, venuta la sera, se ne stava lassù tutto solo. 

I discepoli si trovano in una barca in obbedienza alla Parola di Dio. Solo quando si trovano in navigazione arriva una violenta tempesta: anche quando ci troviamo in obbedienza al Signore possiamo vivere una tempesta, anzi proprio quando viviamo in base al volere di Dio ci scontriamo con il diavolo; se noi lo provochiamo, infatti, egli reagisce, mentre se camminiamo secondo le mode del mondo, lui ci lascia in pace.

Questa è una tempesta mandata da Dio, perché Egli controlla il vento. Il Signore comanda agli apostoli di salire sulla barca, pur sapendo che sarebbero stati in difficoltà. A volte Dio ci manda delle tempeste perché stiamo disobbedendo ai suoi comandi (vedi Giona), altre volte, anche se siamo obbedienti, ce le manda per altri scopi.

24  Frattanto la barca, già di molti stadi lontana da terra, era sbattuta dalle onde, perché il vento era contrario. 

Il Vangelo di Giovanni ci dice che erano a circa 25-30 stadi, che equivalgono a 6 km: erano in mezzo al mare ed avevano il vento contrario.

25  Ma alla quarta vigilia della notte, Gesù andò verso di loro, camminando sul mare. 

E’ notte fonda, perché la quarta vigilia durava dalle 3 alle 6 di mattina; ricordiamo che i discepoli erano partiti la sera prima, perciò stavano remando contro il vento da molte ore (7-9 ore circa). Noi conosciamo la fine della storia, perciò sappiamo che Gesù andrà a salvarli, ma loro non ne erano a conoscenza, perciò saranno stati disperati. Quando stiamo attraversando delle grandi difficoltà nella vita siamo tentati di chiederci dove sia il Signore: non vede la mia situazione? Tuttavia dobbiamo essere certi che Egli, non solo sa cosa ci sta capitando, ma sta usando tale avversità per il nostro bene.

Anche Marco racconta la stessa storia.

Marco 6: 47-49.  Fattosi sera, la barca era in mezzo al mare ed egli era solo a terra. 48  Vedendo i discepoli che si affannavano a remare perché il vento era loro contrario, verso la quarta vigilia della notte, andò incontro a loro, camminando sul mare; e voleva oltrepassarli, 49  ma essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono che fosse un fantasma e gridarono; 

Gesù vede la tribolazione dei discepoli, anche se era buio: Egli ci vede anche quando noi non Lo vediamo; conosce il numero dei capelli che abbiamo in testa, quindi un dettaglio inutile. Egli ci vede ed anche in questo momento sta intercedendo per noi.

Ebrei 7: 25. Perciò Egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro. 

Gesù ci capisce in ogni dettaglio e conosce ogni nostro sentimento: vive per intercedere per me ora.

Matteo 14: 26-33.  E i discepoli, vedendolo camminare sul mare, si turbarono e dissero: «É un fantasma!» E dalla paura gridarono. 

Immaginiamo questi uomini forti e muscolosi che cominciano a gridare dalla paura!

27  Ma subito Gesù parlò loro e disse: «Coraggio, sono io; non abbiate paura!» 

La parola “rassicuratevi” si può tradurre anche con “Siate gioiosi”. Gesù era con loro in quella difficoltà ed è con noi anche oggi; Egli saprà trarre meraviglie dalle nostre avversità, perché è Lui che ce le ha mandate. Pensiamo ad Abramo: quando attraversava una difficoltà imparava una nuova caratteristica del modo di essere di Dio ed un Suo nuovo nome. Attraverso le tempeste dobbiamo comprendere chi sia Dio.

28  Pietro gli rispose: «Signore, se sei tu, 

Chi doveva essere? Conosceva un altro capace di camminare sulle acque?

comandami di venire da te sull’acqua». 29  Egli disse: «Vieni!» E Pietro, sceso dalla barca, camminò sull’acqua e andò verso Gesù. 

Pietro è impetuoso, focoso, passionale, Tommaso è un calcolatore, Filippo è un matematico: quanta diversità c’è nel corpo di Cristo.

Pietro esce dalla barca e poi dubita, però dimostra di avere coraggio. Tutti noi dovrebbero desiderare di vivere il soprannaturale nella nostra vita: non dobbiamo accontentarci di leggere il libro di Atti, ma desiderare di vivere esperienze come quelle, sperimentarle.

La barca rappresentava il suo lavoro, il suo mezzo di sostentamento: egli voleva vedere la potente mano di Dio ed ha messo da parte le sue certezze; va al di fuori delle sue possibilità e così facendo permette a Dio di operare. Compie un passo di fede e Dio si manifesta. Nessuno di noi potrà camminare sulle acque se non sarà disposto ad uscire dalla barca, dalle proprie certezze; senza fede non possiamo piacere a Dio: Egli vuole che con i fatti Gli dimostriamo quanto crediamo in Lui.

Pietro non cammina sull’acqua in modo presuntuoso, ma in seguito al comando di Gesù: “Vieni!”.

Finché tiene gli occhi su Gesù riesce a camminare, poi ha paura perché pone lo sguardo sulle circostanze della vita e sulle sue possibilità umane. Perciò nei momenti di difficoltà possiamo fidarci di Gesù, perché è Colui che ha dato la Sua vita per me.

Comunque, anche quando non abbiamo fede ed abbiamo paura Egli è sempre pronto a stendere la Sua mano:

30  Ma, vedendo il vento, ebbe paura e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!» 31  Subito Gesù, stesa la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?» 

32  E, quando furono saliti sulla barca, il vento si calmò. 33  Allora quelli che erano nella barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Veramente tu sei Figlio di Dio!» 

Questa è la prima volta che i discepoli riconoscono la vera identità di Dio: era necessaria una tempesta perché abbiano questa rivelazione.

Gesù pane di vita per i credenti

Il Vangelo di Giovanni è un libro molto particolare, diverso dagli altri. Matteo ci presenta Gesù come il Messia dei Giudei e scrive ad un pubblico ebraico, Marco mostra Cristo come Colui che andava in giro a servire le persone, Luca sottolinea l’umanità di Gesù, Giovanni ce lo presenta come il divino Figlio di Dio. L’unione dei 4 Vangeli ci dà la completezza dell’immagine di Cristo.

Nel cap. 20 è presentato lo scopo del Vangelo. Giovanni 20:30-31.   Or Gesù fece ancora molti altri segni In presenza dei suoi discepoli, che non sono scritti in questo libro. 31  Ma queste cose sono state scritte affinché voi crediate che Gesù è il Cristo il Figlio di Dio e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome. 

Dobbiamo comprendere che Gesù è il Cristo, che la salvezza si trova in Lui, che è il Figlio di Dio e che credendo queste cose abbiamo la vita eterna nel Suo nome. Questo è lo scopo dell’intera Bibbia: che crediamo in Dio, che comprendiamo chi Lui è e che abbiamo vita nel Suo nome.

Gesù è il pane della vita: così si definisce Egli stesso, dopo aver sfamato le persone con il pane e i pesci. Solo in Giovanni si trova tale episodio. Gesù non compie mai dei miracoli per stupire la folla, ma per dimostrare alle persone che Egli è il figlio di Dio e perché credano in Lui. Ogni miracolo compiuto aveva un messaggio intrinseco, ma non sempre è stato compreso. La folla non si domanda chi fosse quest’uomo capace di fare così tanto con poco, e non riesce a vedere il Messia in Lui. Egli non desiderava solamente riempire i loro stomaci, ma molto di più, ovvero ricolmare il loro cuore.

I discepoli si trovano a Capernaum e la folla, che il giorno precedente avevano mangiato il pane, li ha raggiunti.

Vs. 22-26.  La folla che era rimasta sull’altra riva del mare aveva notato che non c’era là altro che una barca sola, e che Gesù non vi era entrato con i suoi discepoli, ma che i discepoli erano partiti da soli. 23  Altre barche erano giunte da Tiberiade, presso il luogo dove avevano mangiato il pane dopo che il Signore aveva reso grazie. 24  La folla, dunque, quando ebbe visto che Gesù non era là e che non vi erano i suoi discepoli, montò in quelle barche, e andò a Capernaum in cerca di Gesù. 25  Trovatolo di là dal mare, gli dissero: «Rabbì, quando sei giunto qui?» 

La folla  vede che Gesù non è più nel luogo in cui aveva compiuto il miracolo, e non comprende come avesse fatto ad andare via, poiché l’unica barca era ancora là ed era occupata dai discepoli. Va a Capernaum e chiede a  Cristo “quando” vi si è recato, non “come”. Se lo avessero fatto, avrebbero compreso molte cose di Lui; infatti noi sappiamo che si spostò in modo miracoloso, ovvero camminando sulle acque, spaventando i discepoli, che credevano fosse uno spirito. Egli voleva far capire loro che era molto più di un semplice uomo, e desiderava che anche la folla lo comprendesse; spesso hanno perso i significati di Gesù.

26 Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che voi mi cercate, non perché avete visto dei segni miracolosi, ma perché avete mangiato dei pani e siete stati saziati. 

Gesù non risponde alla domanda, ma dice ciò che era necessario in base al cuore delle persone e ai loro bisogni. Cristo non perde mai tempo. Le parole “In verità, in verità” sono un altro modo per dire all’uomo di ascoltare con attenzione, poiché le parole che seguiranno sono importanti. Infatti, poi dice loro che non sono presso di Lui perché hanno compreso che è il Messia e vogliono ricevere delle verità spirituali, bensì per soddisfare il fisico, ossia qualcosa che perisce. Egli vogliono prendere ciò che di materiale Egli può dare e, pur avendo di fronte il figlio di Dio, gli chiedono solo da mangiare. In questo modo perdono molte chances di comunione con Cristo. Oggi il cristiano non deve pregare unicamente per veder esaudite le preghiere, ma soprattutto per entrare in comunione col Signore; in caso contrario, consideriamo il Padre unicamente un’entità ai nostri comandi. Apprezziamo Cristo per quello che Egli è, comprendendo che è capace di benedizioni eterne.

Ora il Signore mette in contrasto il cibo che perisce con quello che dura per l’eternità:

Vs. 27.  Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà; poiché su di lui il Padre, cioè Dio, ha apposto il proprio sigillo».

Qui Cristo dà all’uomo un consiglio, dicendo che è molto più  saggio lavorare per ciò che durerà in eterno, piuttosto che per la vita terrena, che è destinata a finire. Le ricchezze, la reputazione, il denaro, infatti, sono cose che svaniranno, mentre ciò che compiamo per l’opera di Cristo è destinato all’eternità. Tutto ciò che è spirituale ha un’enorme importanza, ciò che è materiale sta già perendo: investiamo nella vita spirituale. Ci vuole fede per vivere per qualcosa che non vediamo, e tale capacità ci deve essere data da Dio.

Adoperatevi: significa “Datevi da fare”. Anche per ottenere il cibo eterno bisogna darsi da fare, ossia mettere Dio al primo posto nella nostra vita e credere in Gesù Cristo. Non possiamo essere degli inerti spettatori.

E’ giusto lavorare e provvedere per la propria famiglia, ma siamo incompleti se non ci occupiamo di coltivare la parte spirituale del nostro essere. Solo lo Spirito Santo può colmare il vuoto che c’è nel nostro animo. Non dobbiamo consumare la nostra vita nell’accumulare ricchezze perché esse, che sembrano così preziose agli occhi umani, sono destinate alla distruzione.

Aggeo è un profeta che faceva parte del primo gruppo di esuli che, al seguito di Zorobabel, uscirono da Babilonia per tornare a Gerusalemme per ricostruire il Tempio. 

Il popolo esce in seguito ad un comando da parte di Dio, ma poi dimentica i buoni propositi e si dedica principalmente alla costruzione delle loro case e a tale opera danno la priorità.

Aggeo 1: 2-11.  Così parla il SIGNORE degli eserciti: «Questo popolo dice: "Non è ancora venuto il tempo in cui si deve ricostruire la casa del SIGNORE"». 3  Per questo la parola del SIGNORE fu rivolta loro per mezzo del profeta Aggeo, in questi termini: 4  «Vi sembra questo il momento di abitare nelle vostre case ben rivestite di legno, mentre questo tempio è in rovina?» 5  Ora così parla il SIGNORE degli eserciti: «Riflettete bene sulla vostra condotta! 6  Avete seminato molto e avete raccolto poco; voi mangiate, ma senza saziarvi; bevete, ma senza soddisfare la vostra sete; vi vestite, ma non c’è chi si riscaldi; chi guadagna un salario mette il suo salario in una borsa bucata». 

7  Così parla il SIGNORE degli eserciti: «Riflettete bene sulla vostra condotta! 8  Salite nella regione montuosa, portate del legname e ricostruite la casa: io me ne compiacerò e sarò glorificato», dice il SIGNORE. 9  «Voi vi aspettavate molto ed ecco c’è poco; ciò che avete portato in casa, io l’ho soffiato via. Perché?» dice il SIGNORE degli eserciti. «A motivo della mia casa che è in rovina, mentre ognuno di voi si dà premura solo per la propria casa. 10  Perciò il cielo, sopra di voi, è rimasto chiuso; non c’è stata rugiada e la terra ha trattenuto il suo prodotto. 11  Io ho chiamato la siccità sul paese, sui monti, sul grano, sul vino, sull’olio, su tutto ciò che il suolo produce, sugli uomini, sul bestiame e su tutto il lavoro delle mani». 

Il Signore dice chiaramente agli Israeliti che Lui stesso ha posto degli impedimenti alla loro vita perché le loro priorità sono sbagliate: invece di dedicarsi alla costruzione del Tempio, si sono adoperati per i beni deperibili. Anche noi oggi siamo come l’asino, che corre dietro ad una carota che mai potrà raggiungere; allo stesso  modo siamo attratti dai beni materiali, pensando inutilmente che possano darci la felicità.

Matteo 6: 24-34. Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l’uno e amerà l’altro, o avrà riguardo per l’uno e disprezzo per l’altro. Voi non potete servire Dio e Mammona. 25  «Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? 26  Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27  E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un’ora sola alla durata della sua vita? 28  E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29  eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. 30  Ora se Dio veste in questa maniera l’erba dei campi che oggi è, e domani è gettata nel forno, non farà molto di più per voi, o gente di poca fede? 31  Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" 32  Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. 

Il Signore non sta dicendo che dobbiamo vivere in povertà, ma solamente che Egli sa che abbiamo bisogno di tante cose per vivere in questo mondo. Esse, però, non devono essere al primo posto della nostra vita, come lo sono per i pagani.

33  Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. 34  Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno. 

Se afferriamo questa verità saremo molto sollevati: viviamo solo gli affanni di oggi.

Luca 18: 24-30.  Gesù, vedendolo così triste, disse: «Quanto è difficile, per quelli che hanno delle ricchezze, entrare nel regno di Dio! 25  Perché è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio». 26  Quelli che udirono dissero: «Chi dunque può essere salvato?» 27  Egli rispose: «Le cose impossibili agli uomini sono possibili a Dio». 

E’ la storia del giovane ricco.

Se non mettiamo le ricchezze al primo posto, allora possiamo entrare nel regno di Dio.

28  Pietro disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato le nostre cose e ti abbiamo seguito». 29  Ed egli disse loro: «Vi dico in verità che non c’è nessuno che abbia lasciato casa, o moglie, o fratelli, o genitori, o figli per amor del regno di Dio, 30  il quale non ne riceva molte volte tanto in questo tempo, e nell’età futura la vita eterna». 

Chi cerca di salvare la propria vita la perderà, ma se la perdiamo per il Regno di Dio, allora la guadagneremo. Gesù vuole che viviamo secondo principi eterni.

Non lavoriamo per ciò che viene gettato via, ma per le cose eterne di Dio.

Vs. 28-29.  Essi dunque gli dissero: «Che dobbiamo fare per compiere le opere di Dio?» 

In altre parole: quale dovere religioso è necessario? La tendenza dell’uomo è quella di ritenere che il favore di Dio debba essere acquistato. Infatti, l’induismo ha moltissimi dei, il giudaismo i dieci comandamenti, il buddismo gli 8 passi al Nirvana, l’Islamismo i 5 pilastri di fede: la verità è che il favore di Dio non si può conquistare, se non tramite il sacrificio di Cristo, che è gratuito. Solo Lui ha l’approvazione del Padre, per cui la nostra salvezza è in Lui.

29  Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che Egli ha mandato».

Non c’è nulla che possiamo fare per piacere a Dio, se non credere in ciò che Egli stesso ha fatto per donarci una salvezza gratuita e immeritata. Dobbiamo solo ricevere. Credere a Gesù vuol dire che crediamo a tutte le Sue parole e Lo seguiamo, lasciando la vecchia vita; in questo modo saremo ripuliti da tutte le nostre iniquità e rivestiti con la Sua giustizia.

 

Vs. 30.  Allora essi gli dissero: «Quale segno miracoloso fai, dunque, perché lo vediamo e ti crediamo? Che operi? 

Ha già compiuto tantissimi miracoli (tramutato l’acqua in vino, moltiplicato i pani) , eppure Gli vengono chiesti altri segni. Pur avendo visto un miracolo da parte di Gesù, tale fatto non ha provocato la fede in loro, poiché mancava la predisposizione del cuore. Paragonano Mosè a Gesù, affermando che il primo era capace di grandi opere avendo sfamato il popolo per 40 anni (eppure avevano assistito al miracolo dei pani e dei pesci). Mosè aveva sfamato un popolo, Cristo un gruppo di uomini.

In Matteo 27:42. Gesù è appeso sulla croce, quindi già per vari anni ha compiuto segni e miracoli di ogni tipo; addirittura ha resuscitato un morto, Lazzaro. Nonostante ciò la folla gli domanda:

«Ha salvato altri e non può salvare sé stesso! Se lui è il re d’Israele, scenda ora giù dalla croce, e noi crederemo in lui. 

Ancora deve dimostrare qualcosa? Inoltre, Egli non agisce per compiacerci o in base ai nostri desideri. Gesù è Dio e non Lo possiamo manipolare: Egli è l’onnipotente ed è il Signore della nostra vita.

Vs. 31.  I nostri padri mangiarono la manna nel deserto, come è scritto: "Egli diede loro da mangiare del pane venuto dal cielo"». 

A questo discorso Gesù si aggancerà per dirci che Egli è:

  • il pane della vita,

  • la luce del mondo,

  • la porta,

  • il buon pastore,

  • il Figlio di Dio,

  • la resurrezione e la vita,

  • la via,

  • la verità,

  • la vita,

  • la vera vite.

Si evince un certo orgoglio religioso, poiché queste persone dicono di se stesse di essere figli di coloro che erano con Mosè. La religione ebraica pone molta enfasi sulla tradizione dei padri.

Vs. 32.  Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che non Mosè vi ha dato il pane che viene dal cielo, ma il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. 

Il cibo ricevuto da Dio era un pane fisico e raffigurava l’opera del Messia; la manna era una figura del VERO pane: Gesù.

Il cibo materiale dà un sollievo temporaneo, ma Gesù è il VERO pane.

Vs. 33-35.  Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo, e dà vita al mondo». 34  Essi quindi gli dissero: «Signore, dacci sempre di codesto pane». 35  Gesù disse loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà mai più sete. 

La manna era stata data solamente al popolo d’Israele, non ai Gentili; Cristo dona vita a tutti coloro che per fede afferrano quel pane, a prescindere dall’etnia o dal credo religioso.

Dio aveva sfamato il popolo di Israele perché imparasse a dipendere dal suo Creatore, il quale elargiva in base alle esigenze. Era una lezione di umiltà: da soli non potevano sopravvivere e quindi dovevano rivolgersi a JHWH. E’ la stessa cosa che dobbiamo capire noi, così come la folla di allora.

Tutto ciò che riguarda i beni terreni è qualcosa di temporaneo, non dura e perisce; tutto ciò che riguarda Cristo dura per l’eternità e ci soddisferà per sempre.

La manna era una rappresentazione di Gesù:

  • era piccola , umile ed anche Cristo è venuto in umiltà.

  • Era bianca, pura ed anche Cristo è l’agnello senza macchia.

  • Era rotonda, ed il cerchio è una forma infinita; Cristo è il figlio eterno di Dio.

  • Il gusto era dolce; Gesù è amorevole e dolcissimo.

  • Veniva da Dio e Cristo è il figlio divino, capace di dare vera vita. Solo in lui c’è la speranza, che è tutta intorno a Lui.

Vs. 36-41.  Ma io ve l’ho detto: "Voi mi avete visto, eppure non credete!" 37  Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori; 38  perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. 39  Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno. 40  Poiché questa è la volontà del Padre mio: che chiunque contempla il Figlio e crede in lui, abbia vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». 

Gesù non perderà nessuno di coloro che vengono a Lui, ma li risusciterà nell’ultimo giorno. Chi è nelle mani di Dio è al sicuro, la salvezza è certa.

Dal punto di vista umano avranno la vita eterna coloro che hanno creduto in Cristo, dal punto di vista divino, essi sono coloro che il Padre ha dato a Gesù. Essi, infatti, sono stati pre-conosciuti.

Vs. 41-43.  Perciò i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane che è disceso dal cielo». 42  Dicevano: «Non è costui Gesù, il figlio di Giuseppe, del quale conosciamo il padre e la madre? Come mai ora dice: "Io sono disceso dal cielo?"» 43  Gesù rispose loro: «Non mormorate tra di voi. 

Ricordiamo che Gesù ci comanda di non mormorare ed applichiamo tale comando ad ogni area della nostra vita, soprattutto ai nostri rapporti con gli altri fratelli della chiesa.

Vs. 44-47.  Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45  É scritto nei profeti: "Saranno tutti istruiti da Dio". Ogni uomo che ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46  Perché nessuno ha visto il Padre, se non colui che è da Dio; egli ha visto il Padre. 47  In verità, in verità vi dico: chi crede in me ha vita eterna. 

La vita eterna è già in nostro possesso, se siamo figli di Dio e siamo una sola cosa con Cristo. 

Vs. 48-52.  Io sono il pane della vita. 49  I vostri padri mangiarono la manna nel deserto e morirono. 50  Questo è il pane che discende dal cielo, affinché chi ne mangia non muoia. 51  Io sono il pane vivente, che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane vivrà in eterno; e il pane che io darò è la mia carne, che darò per la vita del mondo». 52  I Giudei dunque discutevano tra di loro, dicendo: «Come può costui darci da mangiare la sua carne?» 

Gesù parla in senso spirituale, mentre i farisei comprendono tali parole in modo materiale e pensano al cannibalismo.

Vediamo come Gesù non ha terminato di scandalizzarli e prosegue il Suo discorso:

Vs. 53.  Perciò Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi. 

Bere il sangue era vietato:

Levitico 17:  10-14. «"Se un uomo della casa d’Israele, o uno degli stranieri che abitano in mezzo a loro mangia qualsiasi genere di sangue, io volgerò la mia faccia contro la persona che avrà mangiato del sangue, e la toglierò via dal mezzo del suo popolo. 11  Poiché la vita della carne è nel sangue. Per questo vi ho ordinato di porlo sull’altare per fare l’espiazione per le vostre persone; perché il sangue è quello che fa l’espiazione, per mezzo della vita. 12  Perciò ho detto ai figli d’Israele: «Nessuno tra voi mangerà del sangue; neppure lo straniero che abita fra voi mangerà del sangue». 13  E se uno qualunque dei figli d’Israele o degli stranieri che abitano fra loro prende alla caccia un quadrupede o un uccello che si può mangiare, ne spargerà il sangue e lo coprirà di polvere; 14  perché la vita di ogni carne è il sangue; nel suo sangue sta la vita; perciò ho detto ai figli d’Israele: «Non mangerete il sangue di nessuna creatura, poiché la vita di ogni creatura è il suo sangue; chiunque ne mangerà sarà tolto via». 

Dio è stato molto severo e categorico: nessuno deve mangiare del sangue.

La stessa prescrizione la troviamo anche nel Nuovo Testamento, ad esempio in Atti, dove gli Ebrei stabiliscono che i Gentili convertiti erano obbligati a non mangiare il sangue.

Perché Dio ha inserito questo divieto? Perché la vita scorre attraverso il sangue, che porta il nutrimento e l’ossigeno ad ogni cellula ed anche contrasta, attraverso i globuli bianchi, la diffusione delle malattie. Grazie a Gesù un giorno del sangue è stato offerto sopra ad un colle a tutti gli uomini ed ha donato la vita eterna a tutti coloro che hanno creduto in Lui in ogni epoca storica.

Facendo questo discorso Gesù ha scandalizzato molti suoi seguaci.

Vs. 53.  Perciò Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi.

A cosa si riferiva Cristo? Pensiamo alla celebrazione della Pasqua:

Esodo 12: 5-10.    Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell’anno; potrete prendere un agnello o un capretto. 6  Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese (Nissan, in primavera)

e tutta la comunità d’Israele, riunita, lo sacrificherà al tramonto. (come al tempo della morte di Cristo) 

7  Poi si prenda del sangue d’agnello e lo si metta sui due stipiti e sull’architrave della porta delle case dove lo si mangerà. 8  Se ne mangi la carne in quella notte; la si mangi arrostita al fuoco, con pane azzimo e con erbe amare.(Il pane senza lievito rappresenta il corpo di cristo senza peccato e le erbe amare dovevano ricordare agli Israeliti l’amarezza della schiavitù sotto il dominio del Faraone) 

9  Non mangiatelo poco cotto o lessato nell’acqua, ma sia arrostito al fuoco con la testa, le gambe e le interiora. 10  Non lasciatene avanzo alcuno fino alla mattina. Quello che sarà rimasto fino alla mattina, bruciatelo con il fuoco.  (L’agnello deve essere consumato interamente perché quando riceviamo Cristo nella nostra vita lo dobbiamo accogliere interamente, affinché Egli sia Signore della nostra intera vita. Qualunque cibo che ingeriamo diviene parte di noi, in quanto assorbito dal nostro corpo e diffuso in tutto il corpo; così accade con Gesù: Egli è tutt’uno con noi. In questo senso dobbiamo nutrirci di Lui).

Vs. 54-57.  Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55  Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue è vera bevanda. 56  Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me, e io in lui. 57  Come il Padre vivente mi ha mandato e io vivo a motivo del Padre, così chi mi mangia vivrà anch’egli a motivo di me. 

Non abbiamo vita in noi stessi, per nostri meriti, ma in Cristo: è Lui che ci dona la vita.

Vs. 58-63.  Questo è il pane che è disceso dal cielo; non come quello che i padri mangiarono e morirono; chi mangia di questo pane vivrà in eterno». 59  Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga di Capernaum. 

Gesù abbandonato da alcuni discepoli; confessione di Pietro.

60  Perciò molti dei suoi discepoli, dopo aver udito, dissero: «Questo parlare è duro; chi può ascoltarlo?» 61  Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano di ciò, disse loro: «Questo vi scandalizza? 62  E che sarebbe se vedeste il Figlio dell’uomo ascendere dov’era prima? 63  É lo Spirito che vivifica; la carne non è di alcuna utilità; le parole che vi ho dette sono spirito e vita. 

Non sta parlando di mangiare il suo corpo o bere il suo sangue fisicamente, perché la carne non giova a nulla; sta parlando in senso spirituale. Le Sue parole sono spirito e vita.

Vs. 64.  Ma tra di voi ci sono alcuni che non credono». Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito. 

Gesù conosce coloro che sono Suoi o che lo diventeranno.

Vs. 65-69.  E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è dato dal Padre». 66  Da allora molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. 67  Perciò Gesù disse ai dodici: «Non volete andarvene anche voi?» 68  Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna; 69  e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio». 

Gesù ci vuole portare al punto di comprendere che solo presso di Lui c’è la vita. Egli ha dato la sua vita per noi e la nostra salvezza dipende da questa accettazione.

70  Gesù rispose loro: «Non ho io scelto voi dodici? Eppure, uno di voi è un diavolo!» 71  Egli parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota, perché questi, uno dei dodici, stava per tradirlo.

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