Giovanni 5

Giovanni 5:1-25
Craig Quam
Giovanni 5:24-36
Craig Quam

Cap. 5.

Guarigione del paralitico a Betesda

Gesù è a Gerusalemme in occasione di una festa giudaica, non definita.

Vs. 1-8.  Dopo queste cose ci fu una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2  Or a Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, 

La porta delle Pecore si trovava nei pressi dell’angolo sud-orientale della vecchia città di Gerusalemme. Di lei non si parla nel Nuovo Testamento, ma viene invece menzionata nel Vecchio, quando si descrive la ricostruzione delle mura in Neemia 3 e 12.

c’è una vasca, chiamata in ebraico Betesda, che ha cinque portici. 3  Sotto questi portici giaceva un gran numero d’infermi, di ciechi, di zoppi, di paralitici, i quali aspettavano l’agitarsi dell’acqua; 4  perché un angelo scendeva nella vasca e metteva l’acqua in movimento; e il primo che vi scendeva dopo che l’acqua era stata agitata era guarito di qualunque malattia fosse colpito. 5  Là c’era un uomo che da trentotto anni era infermo. 6  Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?» 7  L’infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l’acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me». 8  Gesù gli disse: «Alzati, prendi il tuo lettuccio, e cammina». 

Gli archeologi hanno trovato la piscina posta vicino alla Porta delle pecore, che oggi si trova in una grotta, 50 metri sotto il livello stradale. E’ interessante notare che Gesù, l’agnello di Dio, compie il suo primo miracolo a Gerusalemme proprio presso la Porta delle pecore. Essa si trovava a nord ed attraverso di essa passavano le pecore, che poi dovevano essere vendute e sacrificate nel Tempio.

Vicino alla porta vi era una piscina, chiamata Betesda; tale nome è la congiunzione di due parole: BET (casa) e ESDA (misericordia), quindi “Casa di misericordia”. Infatti la storia qui narrata dimostra la grande misericordia di Dio.

Tale vasca qui viene chiamata Betesda (casa della misericordia), in altri Betzatha (casa dell’olio d’oliva), in altri ancora Betsaida (casa dei pescatori). Era una doppia vasca, di quelle che oggi si trovano vicino alla chiesa di Sant’Anna, vicino all’entrata del cancello di Santo Stefano.

Ogni vasca era di forma trapezioidale e la lunghezza totale era di 97 metri.

Cinque colonnati erano situati ognuno ai quattro lati della doppia vasca ed uno attraversava il centro come divisorio fra le due vasche.

Molte persone accorrono alla piscina per trovare guarigione; venivano portati dai parenti al mattino e lasciati lì tutto il giorno; tra loro c’era un uomo che era lì da 38 anni: un tempo molto lungo. Egli non aveva nessuno che lo aiutasse, perciò per tutto questo tempo era rimasto deluso. Gesù arriva ed opera in lui una guarigione spirituale, attraverso quella fisica; quest’ultima, infatti, è meno importante della prima, perché anche se oggi siamo sani, un giorno moriremo ugualmente. La guarigione spirituale, invece, è per sempre e ci avvicina a Dio.

La moltitudine attende l’agitarsi dell’acqua, ossia il miracolo; allo stesso modo oggi la gente ha bisogno di Gesù.

Il Signore arriva:

6  Gesù, vedutolo che giaceva e sapendo che già da lungo tempo stava così, gli disse: «Vuoi guarire?»

Gesù conosce quest’uomo perché Egli è Dio e sa tutto di noi; ha visto la sua lunga sofferenza, così come conosce la nostra. Egli ha sofferto ed è stato tentato come ognuno di noi, ha pianto, ha provato ogni nostra sofferenza. Capiva pienamente quest’uomo e gli chiede se desidera la guarigione: questa è la stessa domanda che pone anche a noi oggi; vogliamo che agisca nella nostra vita? Vogliamo la guarigione dal peccato?

7  L’infermo gli rispose: «Signore, io non ho nessuno che, quando l’acqua è mossa, mi metta nella vasca, e mentre ci vengo io, un altro vi scende prima di me».

Tra gli infermi c’è competizione e nell’acqua entra chi è più forte, più veloce o più ricco, tanto da permettersi di pagare un servo perché lo immerga.

Questo malato, però, dopo tanti anni di delusione un giorno ha incontrato Cristo, il Salvatore e la sua sorte cambia.

Cristo lo guarisce, stendendo la sua mano misericordiosa; quel giorno a Betesda la sorte del malato cambia.

Vs. 9-13.  In quell’istante quell’uomo fu guarito; e, preso il suo lettuccio, si mise a camminare. 10  Quel giorno era un sabato; perciò i Giudei dissero all’uomo guarito: «É sabato, e non ti è permesso portare il tuo lettuccio». 11  Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina"». 12  Essi gli domandarono: «Chi è l’uomo che ti ha detto: "Prendi il tuo lettuccio e cammina?"» 13  Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato, perché in quel luogo c’era molta gente. 

Gesù non è più presente perché si è allontanato; a Lui non interessava la gloria, ma vedere un’anima salvata.

Ed i religiosi? Invece di gioire per la fine della sofferenza di un uomo, durata 38 anni, lo rimproverano perché sta portando il suo letto di sabato.

Infatti, per essere certi che la legge del sabato non fosse infranta, gli studiosi del tempo avevano trovato 39 attività lavorative proibite:

seminare, arare, mietere, legare i covoni, trebbiare, spulate, cernere il raccolto, macinare, vagliare, impastare, infornare, tosare le pecore, lavare la lana, tingerla, batterla, filarla, tesserla, fare due cappi, intrecciare due fili, separarli, fare un nodo, disfarlo, cucire, strappare la stoffa, cacciare una gazzella, ucciderla, scuoiarla, salarla, trattarne la pelle, raschiarla tagliarla a pezzi, scrivere due lettere, cancellare, preparare un fuoco, disfarlo, spegnerlo, accenderlo, dare martellate, portare fuori alcunché dal proprio domicilio (Sabat 7:2).

Vs. 14-16.  Più tardi Gesù lo trovò nel tempio, e gli disse: «Ecco, tu sei guarito; non peccare più, ché non ti accada di peggio». 15  L’uomo se ne andò, e disse ai Giudei che colui che l’aveva guarito era Gesù. 

Gesù si dichiara Figlio di Dio, uno col Padre

16  Per questo i Giudei perseguitavano Gesù e cercavano di ucciderlo; perché faceva quelle cose di sabato. 

Volevano uccidere il Signore perché aveva guarito un uomo di sabato! 

La legge di Mosè imponeva di non portare pesi dentro e fuori le mura di Gerusalemme destinati al commercio, poiché tale giorno era destinato al riposo; era un regalo che Dio faceva all’uomo, una benedizione, ma i Farisei ne avevano fatto una schiavitù.

Vs. 17-19.  Gesù rispose loro: «Il Padre mio opera fino ad ora, e anch’io opero». 18  Per questo i Giudei più che mai cercavano d’ucciderlo; perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio. 19  Gesù quindi rispose e disse loro: «In verità, in verità vi dico che il Figlio non può da sé stesso far cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre; perché le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa ugualmente. 

Gesù è in mezzo al Suo popolo ogni giorno, senza distinzione alcuna: Egli ci ama e vuole la nostra guarigione ogni giorno della settimana.

Vs. 20-21.  Perché il Padre ama il Figlio, e gli mostra tutto quello che egli fa; e gli mostrerà opere maggiori di queste, affinché ne restiate meravigliati. 21  Infatti, come il Padre risuscita i morti e li vivifica, così anche il Figlio vivifica chi vuole. 

Anche oggi Gesù ci pone la stessa domanda rivolta a quel paralitico 2000 anni fa: vuoi la vita? Vuoi essere guarito? Queste cose sono per noi, se le vogliamo.

Vs. 22-23.  Inoltre, il Padre non giudica nessuno, ma ha affidato tutto il giudizio al Figlio, 23  affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio non onora il Padre che lo ha mandato. 

Come possiamo onorare il Figlio? Obbedendo ai suoi comandamenti, credendo nel suo completo sacrificio, ricevendo la grazia di Dio, comprendendo che l’unica salvezza può venire solo da Lui. Non possiamo salvare noi stessi, perciò dobbiamo mettere da parte il nostro orgoglio e riconoscere la nostra incapacità; la salvezza possiamo ottenerla solamente attraverso il lavacro del sangue di Gesù. Dio ci vede puri grazie a  tale sacrificio.

Onorare Cristo vuol dire darGli il rispetto che merita. Non possiamo aggiungere nulla al suo sacrificio.

Vs. 24-25.  In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. 25  In verità, in verità vi dico: l’ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio; e quelli che l’avranno udita, vivranno. 

Siamo salvati per grazia, non per le nostre opere. Ha la vita eterna chi ascolta la Parola di Dio e crede; possiamo, quindi, proclamare di avere già la vita eterna e di essere vivificati attraverso il sangue di Cristo, versato per noi una volta per tutte. Prima eravamo morti agli occhi di Dio, anche se abbiamo fatto di tutto per vivere una vita retta. Tutti siamo peccatori, privi della grazia di Dio. Però la Parola di Dio ci ha donato la vita eterna. Oggi ogni credente HA la vita eterna perché chi ha il figlio ha la vita. Possiamo avere questa certezza. Se non vogliamo passare attraverso il giudizio di Dio, che ci condannerebbe sicuramente, dobbiamo chiedere il perdono di Dio e chiedere di essere sanati. Anche oggi è il giorno della grazia e siamo a Betesda, la casa della misericordia, dove si riceve la grazia di Dio.

Chi pone fede in Gesù riceve uno scambio: non afferriamo la Sua santità, la Sua giustizia e Lui i nostri peccati, che ha già scontato sulla croce. Chi è in Cristo ha la vita eterna.

In verità, in verità: è un modo per rafforzare l’affermazione successiva.

Vs. 26.  Perché come il Padre ha vita in sé stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in sé stesso; 

Cristo è eterno, allo stesso modo di Dio. Umanamente è nato, ma nella sua divinità ha vita in se stesso.

Vs. 27-32.  e gli ha dato autorità di giudicare, perché è il Figlio dell’uomo. 28  Non vi meravigliate di questo; perché l’ora viene in cui tutti quelli che sono nelle tombe udranno la sua voce e ne verranno fuori; 29  quelli che hanno operato bene, in risurrezione di vita; quelli che hanno operato male, in risurrezione di giudizio. 30  Io non posso far nulla da me stesso; come odo, giudico; e il mio giudizio è giusto, perché cerco non la mia propria volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato. 31  «Se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza non è vera. 32  Vi è un altro che rende testimonianza di me; e so che la testimonianza che egli rende di me è vera. 

Da questo punto Gesù parla di 4 testimoni, che parleranno di chi Lui è e della sua opera. Infatti, afferma Cristo, chi parla di se stesso non può dimostrare che quanto afferma sia vero. Grazie a questi testimoni, invece, sappiamo con certezza che quanto afferma Cristo è vero, poiché hanno visto con i loro occhi.

I testimone: Giovanni Battista.

Vs. 33.  Voi avete mandato a interrogare Giovanni, ed egli ha reso testimonianza alla verità. 

Giovanni era cugino di Cristo e con Lui ha vissuto un brevissimo periodi di vita.

La testimonianza di Giovanni Battista.

Giovanni 1: 22-23. Essi dunque gli dissero: «Chi sei? affinché diamo una risposta a quelli che ci hanno mandati. Che dici di te stesso?» 23  Egli disse: «Io sono la voce di uno che grida nel deserto: "Raddrizzate la via del Signore", come ha detto il profeta Isaia». 

Sta citando Isaia 40:3, dove la parola tradotta con “Signore” è “Jahweh”, ossia Dio. Perciò Giovanni dice di non essere il Messia, ma colui che prepara la via per JHWH, l’Iddio onnipotente, il creatore: questi è Gesù.

Giovanni 1: 29. Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!

Gesù è l’Agnello di Dio, sacrificato per noi. All’udire queste parole gli Israeliti pensavano al sacrificio di Isacco e alla Pasqua.

Genesi 22: 7-8. Isacco parlò ad Abraamo suo padre e disse: «Padre mio!» Abraamo rispose: «Eccomi qui, figlio mio». E Isacco: «Ecco il fuoco e la legna; ma dov’è l’agnello per l’olocausto?» 8  Abraamo rispose: «Figlio mio, Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto». E proseguirono tutti e due insieme. 

Dio provvede l’agnello per il perdono dei peccati e sceglie il suo unigenito Figlio, così come fece Abramo.

Esodo 12: 5-6. Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell’anno; potrete prendere un agnello o un capretto. 6  Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta la comunità d’Israele, riunita, lo sacrificherà al tramonto. 

E’ la celebrazione della prima Pasqua. Dio comanda la preparazione di un agnello senza difetto, il cui sangue doveva essere asperso lungo gli stipiti orizzontali e verticali delle porte degli Israeliti. Quando l’angelo della morte sarebbe passato, avrebbe risparmiato la vita dei primogeniti di coloro che erano protetti dal sangue dell’agnello. Tutti erano condannati alla morte, ma solo coloro che hanno creduto sono stati salvati.

Giovanni 1: 32-34.  Giovanni rese testimonianza, dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. 33  Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: "Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo". 34  E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figlio di Dio». 

  • Gesù è Jahwè, il Creatore del mondo, Dio onnipotente

  • l’agnello di Dio,

  • il Figlio di Dio.

Questa è la testimonianza di Giovanni Battista circa Gesù.

Vs. 34-35.  Io però la testimonianza non la ricevo dall’uomo, ma dico questo affinché voi siate salvati. 35  Egli era la lampada ardente e splendente e voi avete voluto per breve tempo godere alla sua luce. 

II testimone: le opere compiute da Gesù

Vs. 36.  Ma io ho una testimonianza maggiore di quella di Giovanni; perché le opere che il Padre mi ha date da compiere, quelle stesse opere che faccio, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 

La testimonianza dei miracoli.

Giovanni 3: 1-2.   C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. 2  Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui». 

Nicodemo era un capo religioso ebraico e non credeva in Gesù, eppure ne riconosce la divinità.

I miracoli testimoniano della personalità di Cristo.

III testimone. Dio stesso.

Vs. 37.  Il Padre che mi ha mandato, egli stesso ha reso testimonianza di me. La sua voce, voi non l’avete mai udita; il suo volto, non l’avete mai visto; 

La testimonianza di Dio.

Luca 3: 21-22. Ora, mentre tutto il popolo si faceva battezzare, anche Gesù fu battezzato; e, mentre pregava, si aprì il cielo, 22  e lo Spirito Santo scese su di lui in forma corporea, come una colomba; e venne una voce dal cielo: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto». 

Dio afferma che Gesù è Suo Figlio. Molti Farisei erano presenti al fatto ed hanno udito la voce di Dio, eppure non credono.

Vs. 38.  e la sua parola non dimora in voi, perché non credete in colui che egli ha mandato. 

IV testimone: la Scrittura.

Vs. 39-42.  Voi investigate le Scritture, perché pensate d’aver per mezzo di esse vita eterna, ed esse son quelle che rendono testimonianza di me; 40  eppure non volete venire a me per aver la vita! 41  Io non prendo gloria dagli uomini; 42  ma so che non avete l’amore di Dio in voi. 

La testimonianza della Scrittura.

La lettera agli Ebrei è ricchissima di simboli riguardanti il Vecchio Testamento e dimostra come essi parlassero di Gesù, presentandolo agli uomini: i rituali del Tempio, gli utensili, il tabernacolo.

I Farisei pensavano di avere la vita eterna per meriti umani, conoscevano la Scrittura, ma non volevano riconoscere Gesù quale Messia.

Centinaia di passi parlano di Cristo, perciò ne vedremo solo alcuni:

Daniele 9: 24-27. 

Daniele ha vissuto durante l’esilio in Babilonia, durante la vita di Geremia. Il popolo è in schiavitù e Daniele vive in questo tempo, prima di Esdra e di Neemia, profeti mandati da Dio per far ricostruire il Tempio al popolo eletto.

Daniele ha una visione circa gli ultimi tempi. Chiede quando il popolo sarebbe tornato nella sua terra e l’arcangelo Gabriele risponde così:

24  Settanta settimane sono state fissate riguardo al tuo popolo e alla tua santa città, per far cessare la perversità, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità e stabilire una giustizia eterna, 

Nel VT la giustizia di Dio durava per un anno: in quel tempo il Sommo Sacerdote entrava nel Luogo Santissimo e, se ne usciva vivo, allora voleva dire che il popolo era perdonato per un altro anno. Nel successivo bisognava sperare di nuovo.

per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. 25  Sappi dunque e comprendi bene: dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, ci saranno sette settimane; e in sessantadue settimane essa sarà restaurata e ricostruita, piazza e mura, ma in tempi angosciosi. 26  Dopo le sessantadue settimane un unto sarà soppresso, nessuno sarà per lui. Il popolo d’un capo che verrà, distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà come un’inondazione ed è decretato che vi saranno devastazioni sino alla fine della guerra. 27  L’invasore stabilirà un patto con molti, per una settimana; in mezzo alla settimana farà cessare sacrificio e offerta; sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore. Il devastatore commetterà le cose più abominevoli, finché la completa distruzione, che è decretata, non piombi sul devastatore». 

Sappiamo dalla Bibbia che le 70 settimane , ossia 70 x 7, sono 490 anni. Ciò lo sappiamo perché questa profezia parla del Messia e dell’anticristo: 483 anni sono dedicati al primo, gli ultimi 7 ci parlano dell’abominazione di desolazione che commetterà l’anticristo a metà di questo periodo. Di essa parla la lettera ai Tessalonicesi, i Vangeli ed Apocalisse. Quest’ultima ci dice che egli avrà autorità mondiale per 3 anni e mezzo.

62 settimane + 7= 69 settimane, ossia 483 anni.

L’arcangelo dice a Daniele che dal momento in cui è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme fino all’apparire di un unto, di un capo, ci saranno sette settimane; ossia 490 anni. Noi sappiamo dalla storia che il re Artaserse, durante la vita di Neemia, ha dato l’ordine di ricostruire Gerusalemme; è salito al trono nel 464 a.C, secondo il calendario Gregoriano. Da Neemia 2: 1 sappiamo che nel 20 anno del suo regno, il re ha emanato il decreto, quindi nel 444 a.C.; l’anno ebraico durava solamente 360 giorni, perciò non è corretto fare: 483-444= 38 anni; Gesù è morto nel 33, perciò la profezia sembrerebbe essere mancante per 5 anni. Non è così perché noi ci regoliamo secondo il nostro calendario, che è diverso dal loro.

483 anni x 360 giorni del calendario ebraico e poi lo divido per 365, 25 vengono fuori 476 anni del nostro calendario. Dal 444 + 476 anni arriviamo al 30 d.C.

La profezia della venuta di Cristo era specifica, eppure non è stata ascoltata.

La Bibbia sfida gli uomini ed annuncia gli avvenimenti in anticipo:

Isaia 41: 21-26. «Presentate la vostra causa», dice il SIGNORE; «esponete le vostre ragioni», dice il re di Giacobbe. 22  «Le espongano essi e ci dichiarino quel che avverrà. Le vostre predizioni di prima quali sono? Ditecele, perché possiamo porvi mente, e riconoscerne il compimento; oppure fateci udire le cose future. 

Gli idoli non conoscono né il passato, né il futuro, perché sono falsi dei.

23  Annunziateci quel che succederà più tardi e sapremo che siete degli dèi; sì, fate del bene o del male, affinché noi lo vediamo e lo consideriamo assieme. 24  Ecco, voi siete niente, l’opera vostra non vale nulla. É una cosa abominevole scegliere voi! 25  Io l’ho suscitato dal settentrione ed egli viene; dall’oriente, ed egli invoca il mio nome; egli calpesta i prìncipi come fango, come il vasaio che calca l’argilla. 26  Chi ha annunziato questo fin dal principio perché lo sapessimo? Già da molto prima perché dicessimo: "É vero?" Nessuno l’ha annunziato, nessuno l’ha predetto, nessuno ha udito i vostri discorsi. 

Se un dio è vero è in grado di annunciare un avvenimento prima che accada: solo Dio sa fare questo. Moltissime profezie riguardano Gesù, una la distruzione di Gerusalemme da parte di un generale romano, Tito, la diaspora e la distruzione della nazione di Israele. Ezechiele ha profetizzato la dispersione del popolo in tutto il mondo ed il suo ritorno nella sua terra alla fine dei tempi: questo sarà un segno. A causa dell’olocausto nel maggio 48 a Israele, dopo 2000 anni, è stata attribuita di nuovo la sua terra ed è rinata come nazione in un sol giorno. Era stata distrutta, ma è rinata per opera di Dio. In tutta la storia umana non è mai accaduto nulla del genere ad un altro popolo.

Davanti ai nostri occhi possiamo vedere l’adempiersi di questa profezia di Dio.

Quando l’anticristo regnerà sulla terra, due testimoni di Dio a Gerusalemme profetizzeranno contro di lui e per questo non saranno popolari.

Apocalisse 11: 3-10. Io concederò ai miei due testimoni di profetizzare, ed essi profetizzeranno vestiti di sacco per milleduecentosessanta giorni. 4  Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Signore della terra. 5  Se qualcuno vorrà far loro del male, un fuoco uscirà dalla loro bocca e divorerà i loro nemici; e se qualcuno vorrà offenderli bisogna che sia ucciso in questa maniera. 6  Essi hanno il potere di chiudere il cielo affinché non cada pioggia, durante i giorni della loro profezia. Hanno pure il potere di mutare l’acqua in sangue e di percuotere la terra con qualsiasi flagello, quante volte vorranno. 7  E quando avranno terminato la loro testimonianza, la bestia ( anticristo) che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. 8  I loro cadaveri giaceranno sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sodoma ed Egitto, dove anche il loro Signore è stato crocifisso.

A Gerusalemme saranno esposti i loro cadaveri.

 9  Gli uomini dei vari popoli e tribù e lingue e nazioni vedranno i loro cadaveri per tre giorni e mezzo e non lasceranno che siano posti in sepolcri. 

Com’è possibile che, se sono a Gerusalemme, vengano visti in ogni parte del mondo? Al tempo in cui tale fatto è stato scritto non sarebbe stato possibile! Quindi la Bibbia sta profetizzando la tecnologia attuale, che ci permette di vedere fatti che accadono in qualunque parte del mondo.  Dio ha saputo predire i fatti di oggi.

10  Gli abitanti della terra si rallegreranno di loro e faranno festa e si manderanno regali gli uni agli altri, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra. 

E’ una sorta di Natale diabolico.

Quindi: la Bibbia è Parola di Dio e ci afferma che Gesù è Dio: ascoltiamo questo messaggio e non facciamo come i farisei.

Nel medioriente ci sono dei tumulti e la Bibbia dichiara che la Libia alla fine dei tempi si alleerà con la Russia e l’Iran contro Israele per distruggere Gerusalemme. 


Vs. 43-47.  Io sono venuto nel nome del Padre mio, e voi non mi ricevete; se un altro verrà nel suo proprio nome, quello lo riceverete. 44  Come potete credere, voi che prendete gloria gli uni dagli altri e non cercate la gloria che viene da Dio solo? 45  Non crediate che io sia colui che vi accuserà davanti al Padre; c’è chi vi accusa, ed è Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. 46  Infatti, se credeste a Mosè, credereste anche a me; poiché egli ha scritto di me. 47  Ma se non credete ai suoi scritti, come crederete alle mie parole?»

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