Giovanni 4

Giovanni 4:1-10
Craig Quam
Giovanni 4:1-42
Craig Quam
Giovanni 4;43-54
Craig Quam

Cap. 4

Fino a questo punto del Vangelo, Giovanni ha descritto il diffondersi progressivo del ministero di Gesù, e le moltitudini lo seguivano. Il Suo mandato era iniziato da poco tempo, ma già Egli aveva conquistato i cuori della gente. Infatti, alla fine del cap. 3 viene descritto come molte persone, che un tempo seguivano Giovanni Battista, ora andavano da Gesù, ed alcuni seguaci di Giovanni si lamentavano di ciò. In questo è il successo di un cristiano, ossia quando la gente guarda a Cristo e non a noi: Egli deve essere innalzato e il predicatore diminuito. I Giudei non seguivano i farisei, poiché essi non avevano amore per le persone, mentre Cristo dimostra un sentimento sincero. Nel suo insegnamento vi era autorità, in quanto Egli stesso era  il messaggio predicato. Noi predichiamo l’amore di Cristo e cerchiamo di somigliare a Lui; Egli predicava l’amore del Padre e lo sentiva dentro di sé. Per questo motivo le persone andavano a Lui numerose, mentre si allontanavano dai farisei, che avevano fallito in questo. Gesù rivelava il vero cuore di Dio. Egli amministrava alla folla, ma in Giovanni troviamo descritti gli incontri con una sola persona per volta: Nicodemo, Natanaele e la donna di Samaria. Egli dedicava del tempo per il singolo, poiché questo è il cuore del buon pastore, che lascia le folle per dedicarsi ad uno solo. Ai grandi predicatori piace rivolgersi alla moltitudine, tuttavia Gesù dedicava molto tempo al rapporto uno a uno. Se nel lavoro, ad esempio, cerchiamo di raggiungere una persona alla volta, certamente chiameremo a Dio molti. Questo compito è più difficile della predicazione collettiva, in quanto diamo molto di noi stessi; il lato positivo sta nel fatto che raggiungeremo dei discepoli. Questo è l’esempio che ci ha lasciato Cristo.

La donna di Samaria

Vs. 1-3  Quando dunque Gesù seppe che i farisei avevano udito che egli faceva e battezzava più discepoli di Giovanni 2  (non fosse Gesù che battezzava, ma i suoi discepoli), 3  lasciò la Giudea e se ne andò di nuovo in Galilea. 

Gesù sta scappando dai farisei, con i quali non vuole avere a che fare. A Nicodemo aveva dedicato del tempo in quanto il suo cuore era sincero, ma non agli altri, che amavano l’attenzione delle folle ed ora erano gelosi, poiché tale successo era di Cristo. Allo stesso modo  un tempo perseguitavano Giovanni Battista, mentre ora la loro attenzione è rivolta a Cristo, in quanto seguito da molte più persone di Giovanni. La loro gelosia e l’orgoglio li portava all’omicidio. Non avevano nel cuore l’amore del Padre. Gesù, quindi, si allontana, poiché non vuole avere rapporti con coloro che non hanno alcun desiderio di ricevere la verità. 

La Giudea è a sud di Israele, la Galilea a nord. Per andare da un luogo all’altro era necessario passare per la Samaria, se si voleva percorrere la via più breve. 

In Samaria c’è una persona che Egli vuole raggiungere:

Vs. 4.  Or doveva passare per la Samaria. 

Gesù va da sud a nord, attraversando la Samaria, compiendo, così, un’azione che i Giudei non avrebbero mai fatto. Essi, infatti, non volevano avere alcun contatto con i Samaritani, al punto che, dovendo andare da sud a nord, giravano attorno a tale terra pur di non attraversarla. Ai loro occhi i Samaritani erano sporchi, contaminati, da evitare in tutti i modi. Questa era una tradizione umana, non un volere di Dio, che desidera la conversione di tutti i popoli. 700 anni prima della nascita di Cristo, gli Assiri attaccarono e conquistarono Israele, fecero prigionieri tutti coloro che facevano parte delle tribù del nord e, per non lasciare vuote le terre, vi portarono dei membri del loro popolo. Con il passare del tempo, i Giudei cominciarono ad unirsi a tali popolazioni e ad adorare i loro dei, anche Moloc, un dio al quale sacrificavano i loro bambini. Dio odiava quel peccato, come ogni altro, così come ama il peccatore e lo vuole raggiungere.

La separazione tra Giudei e Samaritani era talmente marcata che il termine “samaritano” veniva usato anche per insultare un'altra persona. Gli stessi farisei avevano chiamato “samaritano” Cristo, affermando che fosse posseduto da un demone.

Gesù, tuttavia, non approvava tale superstizione, poiché non esiste nulla che possa separare l’amore di Dio dagli uomini e che possa farlo recedere dal desiderio di raggiungere ogni persona del mondo. Questa è la lezione che i discepoli stanno imparando. Essi non avrebbero mai attraversato la Samaria, ma Cristo doveva incontrare una donna e pertanto si recarono in quel luogo. Anche oggi nella chiesa di Dio c’è separazione, che rallenta l’opera di Dio dal modo in cui Egli desidera che si verifichi. Dobbiamo vedere le cose di Dio e le persone con i Suoi occhi, nel modo in cui Egli le vede. In un’altra occasione Giacomo e Giovanni hanno preceduto Cristo in Samaria. Qui, essendo Giudei, non sono stati accolti molto bene dai Samaritani, ed allora essi si sono molto irati ed hanno chiesto al Signore di giudicarli, di mandare su di essi il fuoco sterminatore. Allora Cristo li ha ripresi, dicendo che lo spirito della distruzione non è da Dio, poiché Egli vuole salvare l’uomo, rialzarlo. Probabilmente i discepoli rimasero delusi, poiché è facile voler prendere parte al giudizio quando riguarda un altro. Se gli uomini avessero l’autorità di giudicare, sarebbero molto severi con gli altri, per cui è  molto importante che tale autorità sia solo di Dio. Cristo afferma  che gli apostoli sarebbero divenuti più simili a lui quando avrebbero ricevuto la potenza dall’alto; poi sarebbero andati a Gerusalemme per essere suoi testimoni, quindi in Giudea, in Samaria, per professare anche in quel luogo. Per fare questo avevano bisogno della potenza dello Spirito Santo, il quale rende possibile l’amare gli altri e l’essere Suoi testimoni. Dio deve operare in noi per renderci capaci. Dio ci dice di pregarlo affinché invii nuovi operai, non perché Egli abbia bisogno di essere pregato per compiere un’opera che è già nella Sua volontà, ma perché quando preghiamo ci sentiamo compunti e comprendiamo la necessità di veder progredire l’opera di Dio. Egli ci chiama affinché Lo seguiamo, perché possiamo avere una visione che va al di là del luogo in cui viviamo, per raggiungere altre persone. Questo viene compiuto attraverso i cristiani, che diventano sempre più come Lui, perché possano attrarre i cuori delle persone. Chiediamo che ciò avvenga attraverso noi.

Giovanni 8: 48. I Giudei gli risposero: «Non diciamo noi con ragione che sei un Samaritano e che hai un demonio?» 

I Giudei vogliono insultare Gesù e, a tale scopo, usano questi termini.

Vs. 5-6.  Giunse dunque a una città della Samaria, chiamata Sicar, vicina al podere che Giacobbe aveva dato a suo figlio Giuseppe; 6  e là c’era il pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, stanco del cammino, stava così a sedere presso il pozzo. Era circa l’ora sesta (mezzogiorno)

Gesù è in Samaria ed è stanco a causa del viaggio. Ciò ci mostra l’umanità del nostro Signore, il buon pastore. Egli è l’unica persona nata allo scopo di morire. Infatti, molto spesso Egli compie delle azioni e poi afferma di essere venuto proprio a tale scopo. Gesù ha sempre messo in pratica la volontà del Padre, viaggiando, predicando, guarendo i malati: la sua vita era spesa per gli altri. Questo è ciò che Dio vuole da noi. Per tre anni Cristo ha vissuto con i discepoli, allo scopo di insegnare loro. E’ possibile imparare dai libri, ma se possiamo vedere con i nostri occhi le cose che stiamo studiando, possiamo imparare molto più facilmente. Anche gli apostoli stanno imparando da Gesù: sono sempre in viaggio, sono molto stanchi, affamati, eppure viene richiesto loro di servire prima gli altri. Devono imparare ad essere come Gesù e spendere la vita per gli altri. Nel Getsemani Gesù chiese loro di pregare con lui, ma per tre volte essi si addormentarono. La Bibbia ci dice che i loro occhi erano pesanti in quanto stanchi per aver tanto amministrato. Ma se vogliamo essere come il buon pastore dobbiamo dedicare agli altri la nostra vita, e allora Dio ci riempie.

Sicar, attuale Askar, si trova circa a un km e mezzo a sud-est dall’odierna Nablus ed assai vicino al luogo dell’antica Sikem, situata all’entrata della valle tra i due monti Gherizim ed Ebal (Deut.11:26-32; 27:13-28:68). Giacobbe aveva lasciato in eredità un appezzamento di terra a suo figlio Giuseppe e fu in quel luogo che le ossa di questi furono deposte a riposare quando gli Israeliti uscirono dall’Egitto.

In Samaria Cristo è stanco perché molta è la strada che ha percorso a piedi, tuttavia è pronto per incontrare nuove anime poiché il suo scopo è quello di amministrare.

Vs. 7-9.  Una Samaritana venne ad attingere l’acqua. Gesù le disse: «Dammi da bere». 8  i suoi discepoli erano andati in città a comprar da mangiare.) 9  La Samaritana allora gli disse: «Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?» (Infatti i Giudei non hanno relazioni con i Samaritani). 

A quel tempo la cultura proibiva di parlare ad una donna, soprattutto se a farlo era un Rabbi. Addirittura una preghiera ringraziava Dio di non essere una donna. In questo caso Cristo non solo le parla, ma addirittura lo fa ad una Samaritana. Infrange le regole del tempo e chiede a lei di dargli da bere, invece di utilizzare il proprio bicchiere. Secondo le tradizioni dei farisei, egli sarebbe divenuto impuro. I farisei erano peccatori, ma non lo riconoscevano, e ardivano stabilire delle leggi che emarginavano alcune categorie di persone: i lebbrosi, le prostitute, i Samaritani. Gesù si è dedicato a tutti loro e li ha amati. La donna Samaritana aveva peccato, eppure si sente accettata da Gesù. Dobbiamo pregare di assomigliare di più a Cristo, poiché molte volte anche noi cristiani rifiutiamo delle persone che non sono simili a noi. Possiamo essere la via che conduce a Cristo, ma anche un impedimento all’avanzamento dell’opera. Se diveniamo come Gesù, le persone verranno attirate a Lui, poiché tutti vogliono stare con Cristo quando comprendono come Egli sia.

Vs. 10-14.  Gesù le rispose: «Se tu conoscessi il dono di Dio (Gesù) e chi è che ti dice: "Dammi da bere", tu stessa gliene avresti chiesto, ed egli ti avrebbe dato dell’acqua viva». 11  La donna gli disse: «Signore, tu non hai nulla per attingere, e il pozzo è profondo; da dove avresti dunque quest’acqua viva? 12  Sei tu più grande di Giacobbe, nostro padre, che ci diede questo pozzo e ne bevve egli stesso con i suoi figli e il suo bestiame?» 13  Gesù le rispose: «Chiunque beve di quest’acqua avrà sete di nuovo; 14  ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete; anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una fonte d’acqua che scaturisce in vita eterna». 

Cristo dice che la donna non conosce il valore del dono di Dio, e questo è ciò che accade a tutti gli uomini. Vuole darle dell’acqua viva, corrente, in movimento, fresca, come quella necessaria per lavare gli utensili cerimoniali. Qui Cristo sta parlando spiritualmente della relazione viva che intercorre tra Cristo e il credente, relazione che proviene da Gesù e lava i nostri peccati. Il flusso viene interrotto dalle preoccupazioni della vita, che ci inducono ad attingere da qualcosa di diverso da Dio: solo la vera acqua che viene da Dio ci può soddisfare.

Giovanni 7: 37-38.   Nell’ultimo giorno, il giorno più solenne della festa, Gesù stando in piedi esclamò: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 38  Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, fiumi d’acqua viva sgorgheranno dal suo seno». 

Sta parlando dello Spirito Santo: la vita stessa di Dio entra nell’uomo e zampilla, si espande.

Vs. 15-18.  La donna gli disse: «Signore, dammi di quest’acqua, affinché io non abbia più sete e non venga più fin qui ad attingere». 16  Gesù le disse: «Va’ a chiamar tuo marito e vieni qua». 17  La donna gli rispose: «Non ho marito». E Gesù: «Hai detto bene: "Non ho marito"; 18  perché hai avuto cinque mariti; e quello che hai ora, non è tuo marito; in questo hai detto la verità». 

La donna non ha marito e sta vivendo nel peccato, per cui Cristo le dice che chi vuole ricevere l’acqua viva deve ravvedersi e non bere più dell’acqua contaminata. Molte persone pensano di doversi purificare prima di venire a Dio, di dover compiere qualcosa con le proprie forze, ma Cristo dice alla donna di portare a Lui l’uomo che vive con lei, ovvero il peccato che regna nella sua vita. Cristo espierà il peccato, non dobbiamo farlo noi. Se combattiamo contro un peccato, non possiamo sconfiggerlo e dobbiamo portarlo a Dio, che vuole togliere ciò che interrompe il flusso dell’acqua viva. Cristo ha compassione per la donna e le dice di ravvedersi.

Vs. 19-26.  La donna gli disse: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20  I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che a Gerusalemme è il luogo dove bisogna adorare». 21  Gesù le disse: «Donna, credimi; l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22  Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23  Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 24  Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità». 25  La donna gli disse: «Io so che il Messia (che è chiamato Cristo) deve venire; quando sarà venuto ci annunzierà ogni cosa». 26  Gesù le disse: «Sono io, io che ti parlo!» 

Gesù doveva correggere due elementi nella sua vita:

  1. Il peccato (cioè la convivenza)

  2. Il culto a Dio (cioè l’idea che si può adorare solo a Gerusalemme).

Adorare in Spirito e verità: l’adorazione vera è una condizione del cuore: con quale spirito adoriamo Dio?

Ebrei 13: 13-16.   Usciamo quindi fuori dall’accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio. 14  Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura. 15  Per mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome. 16  Non dimenticate poi di esercitare la beneficenza e di mettere in comune ciò che avete; perché è di tali sacrifici che Dio si compiace.

Anche il nostro modo di parlare è lode che esce dalla nostra bocca o, al contrario, un insieme di parole che contristano Dio.

Adorare Dio con tutta la nostra vita vuole anche dire non essere tirchi, essere onesti ed adottare un comportamento coerente.

Vs. 27-42.  In quel mentre giunsero i suoi discepoli e si meravigliarono che egli parlasse con una donna; eppure nessuno gli chiese: «Che cerchi?» o: «Perché discorri con lei?» 28  La donna lasciò dunque la sua secchia, se ne andò in città e disse alla gente: 29  «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto; non potrebbe essere lui il Cristo?» 30  La gente uscì dalla città e andò da lui. 

La mietitura e gli operai

31  Intanto i discepoli lo pregavano, dicendo: «Maestro, mangia». 32  Ma egli disse loro: «Io ho un cibo da mangiare che voi non conoscete». 33  Perciò i discepoli si dicevano gli uni gli altri: «Forse qualcuno gli ha portato da mangiare?» 34  Gesù disse loro: «Il mio cibo è far la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l’opera sua. 35  Non dite voi che ci sono ancora quattro mesi e poi viene la mietitura? Ebbene, vi dico: alzate gli occhi e guardate le campagne come già biancheggiano per la mietitura. 36  Il mietitore riceve una ricompensa e raccoglie frutto per la vita eterna, affinché il seminatore e il mietitore si rallegrino insieme. 37  Poiché in questo è vero il detto: "L’uno semina e l’altro miete". 38  Io vi ho mandati a mietere là dove voi non avete lavorato; altri hanno faticato, e voi siete subentrati nella loro fatica». 39  Molti Samaritani di quella città credettero in lui a motivo della testimonianza resa da quella donna: «Egli mi ha detto tutto quello che ho fatto». 40  Quando dunque i Samaritani andarono da lui, lo pregarono di trattenersi da loro; ed egli si trattenne là due giorni. 41  E molti di più credettero a motivo della Sua parola 42  e dicevano alla donna: «Non è più a motivo di quello che tu ci hai detto, che crediamo; perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il Salvatore del mondo». 

Una donna peccatrice, adultera, fornicatrice viene trasformata in un’adoratrice vera del Signore; tramite lei molte persone credono in Gesù e vengono salvate.

Ora Gesù si dirige verso il nord e va in Galilea.

Guarigione del figlio del funzionario regio.

Vs. 43-45.  Trascorsi quei due giorni, egli partì di là per andare in Galilea; 44  poiché Gesù stesso aveva attestato che un profeta non è onorato nella sua patria. 45  Quando dunque andò in Galilea, fu accolto dai Galilei, perché avevano visto le cose che egli aveva fatte in Gerusalemme durante la festa; essi pure infatti erano andati alla festa (Pasqua)

Durante la festa di Pasqua Gesù ha rovesciato tutti i tavoli dei venditori, perché mercanteggiavano in modo fraudolento nel Tempio. Perciò la sua fama si era diffusa.

Vs. 46.  Gesù dunque venne di nuovo a Cana di Galilea, dove aveva cambiato l’acqua in vino. Vi era un ufficiale del re, il cui figlio era infermo a Capernaum. 

Ci troviamo vicino al Mar di Galilea, nel nord di Israele. Capernaum era la città principale a quei tempi e si trovava nella riva nord del mare;in essa vi era la dogana e la sede governativa. Qui abitavano delle persone ricche e potenti, vicine ai governatori.

Cana era un piccolo villaggio posto a metà strada tra il mar di Galilea ed il Mediterraneo, nelle alture della Galilea, dove c’erano delle paludi, nelle quali crescevano delle canne. Era anche vicino a Nazareth.

In questa narrazione vediamo come Dio usa tutte le circostanze della nostra vita per condurci a Lui; in questo caso usa la malattia del ragazzo per compiere, non solo un miracolo temporaneo, ma per donare la vita eterna.

Va. 47.  Come egli ebbe udito che Gesù era venuto dalla Giudea in Galilea, andò da lui e lo pregò 

Il funzionario aveva sentito parlare di Gesù e dei miracoli che Egli compiva; nonostante fosse un potente e ricco di denaro non ha la capacità di guarire suo figlio. Allora prega Gesù, trovandosi in una situazione disperata. Forse prima della malattia del figlio si sentiva intoccabile, onnipotente, ma poi una situazione troppo grande per lui lo induce a cercare Dio.

che scendesse e guarisse suo figlio, perché stava per morire. 

In quale modo avrà pregato Gesù? Con suppliche? In modo autoritario? Non lo sappiamo.

Vs. 48.  Perciò Gesù gli disse: «Se non vedete segni e miracoli, voi non crederete». 

Gesù guarirà il bambino, ma prima deve far capire alcune cose a questo uomo. Innanzi tutto lo riprende, lo rimprovera. Molti, comunque, andavano dove si trovava Gesù per vedere lo spettacolo dato dai miracoli.

La pericolosità del rincorrere i segni, i miracoli, la potenza.

Luca 11: 29.     Mentre la gente si affollava intorno a lui, egli cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; chiede un segno ma nessun segno le sarà dato, tranne il segno di Giona. 

Siamo malvagi se rincorriamo gli aspetti eclatanti, esteriori.

Matteo 24: 23-24.    Allora, se qualcuno vi dice: "Il Cristo è qui", oppure: "É là", non lo credete; 24  perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti, e faranno grandi segni e prodigi da sedurre, se fosse possibile, anche gli eletti. 

I segni ed i prodigi non sono una testimonianza certa della presenza di Dio.

2 Tessalonicesi 2: 9-10.   La venuta di quell’empio avrà luogo, per l’azione efficace di Satana, con ogni sorta di opere potenti, di segni e di prodigi bugiardi,

L’ Anticristo negli ultimi tempi farà segni e prodigi bugiardi.

 10  con ogni tipo d’inganno e d’iniquità a danno di quelli che periscono perché non hanno aperto il cuore all’amore della verità per essere salvati. 

Il popolo di Israele ha visto innumerevoli segni e prodigi. Ora l’Eterno promette loro di portarli in una terra dove scorre latte e miele, ma desidera che essi credano; essi, però, non credono e danno retta a coloro che descrivono tale terra come inospitale ed abitata dai giganti. Dimenticano Dio completamente e non ascoltano le Sue parole.

Numeri 14: 11. e il SIGNORE disse a Mosè: «Fino a quando mi disprezzerà questo popolo? Fino a quando non avranno fede in me dopo tutti i miracoli che ho fatti in mezzo a loro? 

L’incredulità è un modo per disprezzare Dio perché lo si definisce bugiardo. Perciò il popolo non entrerà nella terra promessa a causa della loro incredulità. Chi cammina in base al proprio sentire, alle sensazioni, agisce in modo pericoloso perché, quando esse verranno meno, allora anche la fede scemerà. Ricordiamo, invece, che Gesù ci ha promesso di essere con noi fino alla fine del mondo, senza condizioni: le sue promesse sono “si e amen”. Confidiamo nella Sua Parola: Lui l’ha detto e sarà così.

Vs. 49.  L’ufficiale del re gli disse: «Signore, scendi prima che il mio bambino muoia». 

Non sta comandando più, ma supplica. Forse ha capito chi sia Gesù perché lo chiama “Signore”: crede che Gesù possa guarire, ma forse non ancora che possa resuscitarlo.

La finalità della storia non è la guarigione del bambino, ma la salvezza dell’anima di tutta la famiglia.

Vs. 50.  Gesù gli disse: «Va’, tuo figlio vive». Quell’uomo credette alla parola che Gesù gli aveva detta, e se ne andò. 

Per quest’uomo dev’essere stato difficile credere senza ricevere alcun segno in cambio; tuttavia crede ed il bambino è salvo.

Vs. 51-54.  E mentre già stava scendendo, i suoi servi gli andarono incontro e gli dissero: «Tuo figlio vive». 52  Allora egli domandò loro a che ora avesse cominciato a star meglio; ed essi gli risposero: «Ieri, all’ora settima, la febbre lo lasciò». 53  Così il padre riconobbe che la guarigione era avvenuta nell’ora che Gesù gli aveva detto: «Tuo figlio vive»; e credette lui con tutta la sua casa. 54  Gesù fece questo secondo segno miracoloso, tornando dalla Giudea in Galilea.

Se viviamo per fede e compiamo dei passi di fede, allora vediamo delle azioni potenti compiersi nella nostra vita. Ciò ci permette di essere più forti quando altre difficoltà ci colpiranno: se Dio ci ha aiutato la volta precedente, compiendo questa o quella cosa, tanto più oggi possiamo sapere che farà tanto di più.

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