Giovanni 3

Giovanni 3:1-21
Craig Quam
Giovanni 3:22-31
Craig Quam

Cap. 3

Gesù ammaestra Nicodemo sulla nuova nascita.

Vs. 1.  C’era tra i farisei un uomo chiamato Nicodemo, uno dei capi dei Giudei. 

I Farisei erano i fanatici religiosi, coloro che proclamavano di seguire la Legge in ogni punto, pronti a giudicare gli altri; erano orgogliosi. Tra essi l’apostolo Paolo. Nicodemo era un fariseo, dottore nella Parola, uno dei 70 capi della religione ebraica , cioè membro del Sinedrio; un suo compito era quello di preparare gli altri Rabbini per adempiere alle loro funzioni. I farisei sono menzionati 20 volte nel Vangelo di Giovanni e presentati come antagonisti di Gesù.

Va da Gesù di notte per non essere visto dagli altri mentre lo incontrava: ciò sarebbe stato disonorevole. Riconosce Gesù quale rabbino, come maestro; Nicodemo, però, era umanamente molto più importante di Gesù in quel momento in Gerusalemme (possiamo paragonare Nicodemo ad un attuale cardinale e Gesù ad un pastore di una piccola chiesa).

Nicodemo era affamato per la verità e voleva capire con sincerità ciò che Dio desidera dall’uomo. In Giovanni 19 è scritto che egli preparerà il corpo di Gesù per la sepoltura e apertamente si identificherà con Lui, proclamando la sua fedeltà al Signore.

Nicodemo qui è guardingo e viene a Cristo di nascosto. 

Vs. 2.  Egli venne di notte da Gesù, e gli disse: «Rabbì, noi sappiamo che tu sei un dottore venuto da Dio; perché nessuno può fare questi miracoli che tu fai, se Dio non è con lui». 

Questa dichiarazione non è veritiera perché la Parola afferma che negli ultimi tempi dei falsi profeti faranno segni e prodigi ed inganneranno anche gli eletti. I segni e i miracoli, quindi, non sono la prova certa che identifica un credente; anche i maghi e gli stregoni sanno compiere segni e prodigi.

Non identifica Cristo col Messia, ma dice che è un semplice dottore che viene da Dio.

Vs. 3.  Gesù gli rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio». 

NATO DI NUOVO letteralmente si traduce con “nato dall’alto, dal cielo”. Gesù sta dicendo  che i figli di Dio sono coloro i quali sono nati da Dio.

“Vedere il regno” equivale ad “entrare” nel Regno. Secondo i farisei contemporanei di Gesù tutti i Giudei sarebbero entrati nel regno di Dio alla resurrezione dell’ultimo giorno con la sola eccezione di coloro che rinnegavano la fede o che commettevano atti di apostasia. Essere nato Giudeo era la garanzia per essere erede del Regno. Anche da qui lo stupore di Nicodemo nell’apprendere come un Giudeo potesse perdere la salvezza se “non fosse nato di nuovo”; inoltre, egli pensava ad una nascita fisica. 

Nicodemo non capisce.

Vs. 4.  Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?» 

Gesù sta parlando di una nascita spirituale. Con pazienza spiega a Nicodemo con vari esempi; intanto gli dice (vs. 3) che senza una rivelazione da parte dello Spirito Santo nessun essere umano può comprendere ciò che la Bibbia ci rivela.

Vs. 5-7.  Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio. 6  Quello che è nato dalla carne, è carne; e quello che è nato dallo Spirito, è spirito. 7  Non ti meravigliare se ti ho detto: "Bisogna che nasciate di nuovo". 

Gesù parla del battesimo, rinascita spirituale.

Perché dobbiamo nascere di nuovo?

Genesi 2: 16-17.  Dio il SIGNORE ordinò all’uomo: «Mangia pure da ogni albero del giardino, 17  ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare; perché nel giorno che tu ne mangerai, certamente morirai». 

Adamo non è morto fisicamente, ma il peccato (cioè la morte) è entrato in lui. Subito si rende conto di essere nudo, prova vergogna e si nasconde da Dio.

Spiritualmente sono morti.

Efesini 2: 1-5.  Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, 2  ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l’andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell’aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli. 3  Nel numero dei quali anche noi tutti vivevamo un tempo, secondo i desideri della nostra carne, ubbidendo alle voglie della carne e dei nostri pensieri; ed eravamo per natura figli d’ira, come gli altri. 4  Ma Dio, che è ricco in misericordia, per il grande amore con cui ci ha amati, 5  anche quando eravamo morti nei peccati, ci ha vivificati con Cristo (è per grazia che siete stati salvati), 

Per natura siamo figli d’ira, spiritualmente morti, se non fosse per la pietà che Dio nutre per noi, al punto da donarci la salvezza attraverso Gesù, unico mediatore. Se oggi siamo vivi lo dobbiamo solamente a Lui.

Chi non è nato di nuovo è morto e come destino avrà l’inferno, separato da Dio.

Perciò DOBBIAMO nascere di nuovo: non è un’opzione, ma una necessità.

L’orgoglio umano si offende pensando che in noi non c’è nulla di buono, ma questa è la realtà. Se vogliamo la vita DOBBIAMO nascere di nuovo; così riceveremo la grazia, cioè un dono non meritato.

Eravamo morti, condannati, ma Cristo ci ha dato la vita.

Vs. 8.  Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né da dove viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito». 

Il movimento dello Spirito è qualcosa di misterioso; è simile al soffiare del vento, che si muove come vuole.

Vs. 9-10.  Nicodemo replicò e gli disse: «Come possono avvenire queste cose?» 10  Gesù gli rispose: «Tu sei maestro d’Israele e non sai queste cose? 

Nicodemo era il capo della Sinagoga, perciò doveva conoscere tutti i misteri di Dio, invece si dimostra ignorante; non sa che nel Vecchio Testamento Dio aveva profetizzato la nuova nascita e il Nuovo Patto:

Geremia 31: 31-34.   «Ecco, i giorni vengono», dice il SIGNORE, «in cui io farò un nuovo patto con la casa d’Israele e con la casa di Giuda; 32  non come il patto che feci con i loro padri il giorno che li presi per mano per condurli fuori dal paese d’Egitto: patto che essi violarono, sebbene io fossi loro signore», dice il SIGNORE; 33  «ma questo è il patto che farò con la casa d’Israele, dopo quei giorni», dice il SIGNORE: «io metterò la mia legge nell’intimo loro, la scriverò sul loro cuore, e io sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo. 34  Nessuno istruirà più il suo compagno o il proprio fratello, dicendo: "Conoscete il SIGNORE!" poiché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande», dice il SIGNORE. «Poiché io perdonerò la loro iniquità, non mi ricorderò del loro peccato». 

Ezechiele 36: 24-28.  Io vi farò uscire dalle nazioni, vi radunerò da tutti i paesi, e vi ricondurrò nel vostro paese; 25  vi aspergerò d’acqua pura e sarete puri; io vi purificherò di tutte le vostre impurità e di tutti i vostri idoli. 26  Vi darò un cuore nuovo e metterò dentro di voi uno spirito nuovo; toglierò dal vostro corpo il cuore di pietra, e vi darò un cuore di carne. 27  Metterò dentro di voi il mio spirito e farò in modo che camminerete secondo le mie leggi, e osserverete e metterete in pratica le mie prescrizioni. 28  Abiterete nel paese che io diedi ai vostri padri, sarete il mio popolo, e io sarò il vostro Dio. 

La Parola parlava da tempo di un nuovo spirito che sarebbe stato messo dentro l’uomo.

Vs. 11-13.  In verità, in verità ti dico che noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo di ciò che abbiamo visto; ma voi non ricevete la nostra testimonianza. 12  Se vi ho parlato delle cose terrene e non credete, come crederete se vi parlerò delle cose celesti? 13  Nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figlio dell’uomo che è nel cielo. 

Gesù proclama di essere il Figlio di Dio, disceso dal cielo per spiegarci le cose di Dio e per attuare la salvezza per noi.

Vs. 14-15.  «E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, 15  affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. 

Così come Mosè innalzò il serpente, affinché chiunque lo guardava aveva la salvezza, così Gesù sarà innalzato e chi guarderà a Lui sarà salvato.

Numeri 21: 5-9.  Il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, e disse: «Perché ci avete fatti salire fuori d’Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c’è né pane né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero». 6  Allora il SIGNORE mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e gran numero d’Israeliti morirono. 

Il popolo non era nel deserto per volere di Dio, il quale aveva stabilito una terra promessa, nella quale dovevano entrare dopo 40 giorni; si trovavano in quella miserabile situazione a causa della loro disobbedienza: non hanno ascoltato Dio perciò per loro scelta resteranno nel deserto per 40 anni.

Sono nel peccato, ma danno la colpa a Dio.

L’Eterno allora manda un giudizio: dei serpenti che mordono le persone e le avvelenano.

7  Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il SIGNORE e contro di te; prega il SIGNORE che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo. 8  Il SIGNORE disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita». 9  Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita. 

Il serpente di bronzo porta la guarigione.

Anche Gesù dà la guarigione, strappandoci dalle spire di Satana, il serpente che morde l’uomo per dargli la morte attraverso il suo veleno. Esso ci contamina dall’interno, perciò abbiamo bisogno di un Messia in grado di sanarci dal veleno del peccato. Quando Cristo è morto in croce ha assorbito tutto il nostro male ed è stato giudicato dal Padre al nostro posto.

2 Corinzi 5: 20-21.  Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. 21  Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui. 

Gesù, l’agnello di Dio, il Figlio senza macchia o difetto, sulla croce ha preso su di sé tutto il male. Se guarderemo a Lui con fede saremo salvati e diventeremo figli di Dio.

Vs. 16-21.  Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17  Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18  Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, 

Chi non crede viene ucciso dal veleno del peccato; la condanna è sopra il suo capo.

perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19  Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. 20  Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; 21  ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio».

Il nostro comportamento, quindi, non potrà MAI essere sufficiente per darci la vita eterna: in noi c’è il veleno del serpente: cosa faremo? Volgeremo lo sguardo a Gesù per avere la salvezza? Oppure preferiamo rimanere nelle nostre false credenze religiose? Saremo salvati o condannati solamente in base ad una verità: l’accettazione o la repulsione di Cristo nella nostra vita.

1 Giovanni 5: 11-13.   E la testimonianza è questa: Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figlio suo. 12  Chi ha il Figlio ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita. 13  Vi ho scritto queste cose perché sappiate che avete la vita eterna, voi che credete nel nome del Figlio di Dio. 

Ognuno di noi può avere la certezza di avere la vita eterna.

Altra testimonianza di Giovanni Battista

Vs. 22-23.  Dopo queste cose, Gesù andò con i suoi discepoli nelle campagne della Giudea; là si trattenne con loro e battezzava. 23  Anche Giovanni stava battezzando a Enon, presso Salim, perché là c’era molta acqua; e la gente veniva a farsi battezzare.

La conversazione con Nicodemo era avvenuta a Gerusalemme, durante la festa della Pasqua. Qualche tempo dopo Gesù lasciò la città con i suoi discepoli e andò nella campagna della Giudea, probabilmente vicino al Giordano, perché là poteva battezzare.

Non vi è la certezza della localizzazione di “Enon, presso Salim”, ma probabilmente si trovava a 10 km da Gerico, vicino al Giordano, e a poco meno di 5km dal punto in cui il fiume entra nel Mar Morto. 

Nella chiesa primitiva il battesimo avveniva per immersione e rappresentava la sepoltura con Cristo e la rinascita in Cristo.

Vs. 24-26.  Giovanni, infatti, non era ancora stato messo in prigione. 25  Nacque dunque una discussione sulla purificazione, tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo. 26  E andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te di là dal Giordano, e al quale rendesti testimonianza, eccolo che battezza, e tutti vanno da lui». 

I discepoli sono preoccupati perché vedono in Gesù e nei suoi discepoli qualcuno in competizione con loro.

Vs. 27-28.  Giovanni rispose: «L’uomo non può ricever nulla se non gli è dato dal cielo. 28  Voi stessi mi siete testimoni che ho detto: "Io non sono il Cristo, ma sono mandato davanti a lui". 

Il ministerio di Giovanni era quello di preparare la via per Gesù, annunciare il Messia.

Vs. 29-30.  Colui che ha la sposa è lo sposo; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, si rallegra vivamente alla voce dello sposo; questa gioia, che è la mia, è ora completa. 30  Bisogna che Egli cresca, e che io diminuisca. 

Attraverso la simbologia del matrimonio, Giovanni afferma che Gesù è il vero sposo, il protagonista e che lui è solamente l’amico dello sposo, una figura di secondaria importanza. Il suo compito era quello di annunciare lo sposo e, avendolo portato a termine, il suo compito è finito. Egli fu un uomo di notevole importanza, perché ha presentato Gesù al mondo, ma, anche se di lui si parla all’inizio del Nuovo testamento, in realtà è l’ultimo profeta del Vecchio perché annuncia il Cristo.

In questo momento la chiesa si trova nella fase dell’attesa del ritorno dello sposo, che si è allontanato per prepararci un luogo in cui vivere in eterno. Nel frattempo viviamo un processo di santificazione, che comporta la morte del nostro “io” e l’esaltazione di Gesù.

Luca 9: 23-26.  Diceva poi a tutti: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi a sé stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua. 24  Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la propria vita per amor mio, la salverà. 25  Infatti, che serve all’uomo guadagnare tutto il mondo, se poi perde o rovina sé stesso? 26  Perché se uno ha vergogna di me e delle mie parole, il Figlio dell’uomo avrà vergogna di lui, quando verrà nella gloria sua e del Padre e dei santi angeli. 

Gesù introduce il principio secondo il quale chi desidera salvare la propria vita, o sperimentare la vera vita, la perderà; al contrario, il mondo ci spinge a prevaricare sugli altri, a schiacciarli per vedere la nostra progressione personale.

Giovanni 12: 23-26. 23  Gesù rispose loro, dicendo: «L’ora è venuta, che il Figlio dell’uomo dev’essere glorificato. 24  In verità, in verità vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto. 25  Chi ama la sua vita, la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà in vita eterna. 26  Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io, sarà anche il mio servitore; se uno mi serve, il Padre l’onorerà. 

Viene ribadito lo stesso concetto. Se vogliamo essere usati da Dio e vedere la nostra vita fruttificare, allora dobbiamo morire a noi stessi: questo è un concetto spirituale.

Gesù sta parlando profeticamente della sua morte, perché il granello che deve morire è Lui stesso.

2 Corinzi 4: 7-12.  Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi. 

Nessuno può avere cosa alcuna se non datagli da Dio.

8  Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; 9  perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi; 10  portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo; 11  infatti, noi che viviamo siamo sempre esposti alla morte per amor di Gesù, affinché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. 12  Di modo che la morte opera in noi, ma la vita in voi. 

Paolo afferma che la nostra redenzione è stata completata da Gesù: siamo già salvi; tuttavia dobbiamo morire a noi stessi, ossia soffocare ciò che desideriamo fare, al fine di portare la Parola di Dio alla gente e adempiere il piano salvifico di Cristo nel mondo. Ogni figliolo di Dio è chiamato per diffondere la Buona Notizia.

Paolo ha sperimentato la sofferenza fisica, ma non si pente di aver dato la sua vita perché vede tante anime arrivare a Dio.

Galati 2: 20.  Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me. 

Quando come Paolo apprenderemo pienamente l’entità del sacrificio che Gesù ha compiuto, allora saremo molto più disposti a donarci.

Bisogna: questa parola viene usata tre volte da Giovanni 3: 

  1. Vs. 7: dovete nascere di nuovo;

  2. Vs. 14: bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato;

  3. Vs. 30: bisogna che Lui cresca e io diminuisca.


Vs. 31-36.  Colui che viene dall’alto è sopra tutti; colui che viene dalla terra è della terra e parla come uno che è della terra; colui che vien dal cielo è sopra tutti. 32  Egli rende testimonianza di quello che ha visto e udito, ma nessuno riceve la sua testimonianza. 33  Chi ha ricevuto la sua testimonianza ha confermato che Dio è veritiero. 34  Perché colui che Dio ha mandato dice le parole di Dio; Dio infatti non dà lo Spirito con misura. 35  Il Padre ama il Figlio, e gli ha dato ogni cosa in mano. 36  Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimane su di lui».

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