Giovanni 18

Giovanni 18:1-11
Craig Quam
Giovanni 18:28-38
Craig Quam
Giovanni 18:38-19:13
Craig Quam

Cap. 18

Arresto di Gesù nel Getsemani

Gesù ha insegnato ad amare gli altri, a dare la vita per i fratelli; ora mette in pratica i suoi insegnamenti. In questo modo ci dona la vita eterna.

In questo giardino Gesù dimostra di avere paura, di non voler morire (per tre volte chiede tale possibilità al Padre), ma di saper vincere tali sentimenti, anteponendo ad essi il volere del Padre. Per noi ha abbandonato le sfere celesti, la presenza di Dio e degli angeli; ora sta per accogliere su di sé tutta l’ira del Padre.

Tre giardini.

I giardino: in Adamo siamo morti, in Cristo vivificati.

Marco 22:39 afferma che Gesù si trova nel monte degli ulivi, detto Getsemani. Tale parola in aramaico è Gath (=pressa) e Shemen (=olio), e significa “luogo dove viene spremuto l’olio. In un giardino è stata interrotta la comunione con Dio (nell’Eden), in questo viene ristabilita.

1 Corinzi 15 ci parla della resurrezione, di quando ci spoglieremo di questo corpo umano mortale per rivestirci dell’immortalità.

1 Corinzi 15: 21-22.  Infatti, poiché per mezzo di un uomo è venuta la morte, così anche per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione dei morti. 22  Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati; 

Nel giardino dell’Eden siamo morti nel peccato, con Gesù riacquistiamo la vita.

1 Corinzi 15: 45. Così anche sta scritto: «Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente»; l’ultimo Adamo è spirito vivificante. 

1 Corinzi 15: 56-57. 56  Ora il dardo della morte è il peccato, e la forza del peccato è la legge; 57  ma ringraziato sia Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo. 

In Genesi c’è la storia del primo giardino:

Genesi 2: 25- 3: 9.  L’uomo e sua moglie erano entrambi nudi e non ne avevano vergogna. 1  Il serpente era il più astuto di tutti gli animali dei campi che Dio il SIGNORE aveva fatti. Esso disse alla donna: «Come! Dio vi ha detto di non mangiare da nessun albero del giardino?» 2  La donna rispose al serpente: «Del frutto degli alberi del giardino ne possiamo mangiare; 3  ma del frutto dell’albero che è in mezzo al giardino Dio ha detto: "Non ne mangiate e non lo toccate, altrimenti morirete"». 

Dio non ha mai detto di non toccare l’albero: dobbiamo conoscere in modo preciso la Parola per non essere tratti in inganno da Satana.

4  Il serpente disse alla donna: «No, non morirete affatto; 

Satana sta affermando che Dio è bugiardo.

5  ma Dio sa che nel giorno che ne mangerete, i vostri occhi si apriranno e sarete come Dio, avendo la conoscenza del bene e del male». 6  La donna osservò che l’albero era buono per nutrirsi, che era bello da vedere e che l’albero era desiderabile per acquistare conoscenza; prese del frutto, ne mangiò e ne diede anche a suo marito, che era con lei, ed egli ne mangiò. 7  Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e s’accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture. 8  Poi udirono la voce di Dio il SIGNORE, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l’uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio il SIGNORE fra gli alberi del giardino. 

Gli uomini si nascondono perché il peccato li fa sentire in colpa.

9  Dio il SIGNORE chiamò l’uomo e gli disse: «Dove sei?» 

Genesi 3: 23-24.  Perciò Dio il SIGNORE mandò via l’uomo dal giardino d’Eden, perché lavorasse la terra da cui era stato tratto. 24  Così egli scacciò l’uomo e pose a oriente del giardino d’Eden i cherubini, che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita. 

Qui è il frutto del peccato: l’uomo viene allontanato dal giardino. 

Nel primo giardino abbiamo perso la comunione quotidiana con Dio.

2° giardino: il secondo Adamo.

Matteo 26: 36-39.  Allora Gesù andò con loro in un podere chiamato Getsemani e disse ai discepoli: «Sedete qui finché io sia andato là e abbia pregato». 37  E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a essere triste e angosciato. 38  Allora disse loro: «L’anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate con me». 39  E, andato un po’ più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi». 

Gesù è molto angosciato, al punto da sudare sangue. Non vuole morire, ma rimette la sua sorte nelle mani di Dio.

Gesù prega per la prima volta e tale attività dura un’ora.

Matteo 26: 40-42.  Poi tornò dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: «Così, non siete stati capaci di vegliare con me un’ora sola? 41  Vegliate e pregate, affinché non cadiate in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole». 42  Di nuovo, per la seconda volta, andò e pregò, dicendo: «Padre mio, se non è possibile che questo calice passi oltre da me, senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà». 

II preghiera. Gesù ha ancora del conflitto in lui e per questo prega di nuovo; però è già più accondiscendente.

Matteo 26: 43-44.   E, tornato, li trovò addormentati, perché i loro occhi erano appesantiti. 44  Allora, lasciatili, andò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le medesime parole. 

III preghiera.

Matteo 26: 45-46.  Poi tornò dai discepoli e disse loro: «Dormite pure oramai, e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina, e il Figlio dell’uomo è dato nelle mani dei peccatori. 46  Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce è vicino». 

Gesù si trova in un giardino a combattere la sua battaglia contro Satana perché in un giardino il peccato aveva vinto.

III giardino: nella nuova Gerusalemme.

Apocalisse 21: 22-22:5.  Nella città non vidi alcun tempio, perché il Signore, Dio onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. 23  La città non ha bisogno di sole, né di luna che la illumini, perché la gloria di Dio la illumina, e l’Agnello è la sua lampada. 24  Le nazioni cammineranno alla sua luce e i re della terra vi porteranno la loro gloria. 25  Di giorno le sue porte non saranno mai chiuse (la notte non vi sarà più); 26  e in lei si porterà la gloria e l’onore delle nazioni. 27  E nulla di impuro né chi commetta abominazioni o falsità, vi entrerà; ma soltanto quelli che sono scritti nel libro della vita dell’Agnello. 1  Poi mi mostrò il fiume dell’acqua della vita, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. 2  In mezzo alla piazza della città e sulle due rive del fiume stava l’albero della vita. Esso dà dodici raccolti all’anno, porta il suo frutto ogni mese e le foglie dell’albero sono per la guarigione delle nazioni. 3  Non ci sarà più nulla di maledetto. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello; i suoi servi lo serviranno, 4  vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome scritto sulla fronte. 5  Non ci sarà più notte; non avranno bisogno di luce di lampada, né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà e regneranno nei secoli dei secoli. 

Sono passate la grande tribolazione, la battaglia di Armageddon, il millennio. Al centro della città c’è un giardino.

Voglio entrare nell’ultimo giardino. Credo in Gesù: solo in Lui è la mia fede. Voglio che nel libro della vita sia inserito il mio nome.

Vs. 1-11. Dette queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Chedron, dov’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. 2  Giuda, che lo tradiva, conosceva anche egli quel luogo, perché Gesù si era spesso riunito là con i suoi discepoli. 

Solo Giovanni ci dice che il giardino in oggetto era spesso meta di frequentazione da parte di Gesù e degli Apostoli.

3  Giuda dunque, presa la coorte (speiran) e le guardie (huperetas) mandate dai capi dei sacerdoti e dai farisei, 

Il Nuovo Testamento usa sempre “speira” per indicare le guardie romane e “huperetes” per gli ufficiali giudei del Tempio; quindi, i capi dei sacerdoti ed i farisei avevano mandato gli ufficiali del Tempio per arrestare Gesù, ma avevano anche chiesto l’intervento dell’esercito romano attraverso Pilato.

andò là con lanterne, torce e armi. 4  Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» 

Gesù prende l’iniziativa perché Egli era padrone delle circostanze: il suo arresto e la sua morte erano per Lui ben note da tempo. Infatti, da tempo aveva detto che sarebbe morto di sua volontà

5  Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Gesù disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro. 6  Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra. 

Nel parlare, Gesù esprime tutta l’autorità del Suo essere come Dio.

7  Egli dunque domandò loro di nuovo: «Chi cercate?» Essi dissero: «Gesù il Nazareno». 8  Gesù rispose: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi». 9  E ciò affinché si adempisse la parola che egli aveva detta: «Di quelli che tu mi hai dati, non ne ho perduto nessuno». 10  Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la prese e colpì il servo del sommo sacerdote, recidendogli l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 

Anche gli altri re Vangeli raccontano tale fatto, ma solo Giovanni ci dice che a compierlo fu Pietro e solo Luca riporta la guarigione dell’uomo ad opera di Gesù.

11  Ma Gesù disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero; non berrò forse il calice che il Padre mi ha dato?» 

Gesù prega nel giardino del Getsemani, poi viene arrestato.

Gesù davanti al Sinedrio, il rinnegamento di Pietro

Vs. 12-27.  La coorte, dunque, il tribuno e le guardie dei Giudei, presero Gesù e lo legarono, 13  e lo condussero prima da Anna, perché era suocero di Caiafa, che era sommo sacerdote di quell’anno. 

Anna era stato Sommo Sacerdote dal 5 al 15 d.C; a lui erano succeduti cinque figli ed il genero Caiafa. I Romani designavano i Sommi Sacerdoti e li rimpiazzavano secondo la loro volontà, ma per i Giudei tale incarico doveva essere dato a Dio e durava tutta la vita. Per questo motivo Anna fu ritenuto Sommo Sacerdote anche dopo il termine del suo mandato.

14  Ora Caiafa era quello che aveva consigliato ai Giudei esser cosa utile che un uomo solo morisse per il popolo. 15  Intanto Simon Pietro e un altro discepolo seguivano Gesù; e quel discepolo era noto al sommo sacerdote, ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote; 

L’altro discepolo è Giovanni, figlio di Zebedeo, colui che Gesù amava. Egli era in stretta confidenza con Caiafa, poiché a quel tempo non vi era differenza trai lavori manuali e le altre attività. Inoltre, non dimentichiamo che Zebedeo era un uomo abbastanza ricco da pagare degli uomini per lavorare per lui nell’attività ittica.

16  Pietro invece stava fuori, alla porta. Allora quell’altro discepolo che era noto al sommo sacerdote, uscì, parlò con la portinaia e fece entrare Pietro. 17  La serva portinaia dunque disse a Pietro: «Non sei anche tu dei discepoli di quest’uomo?» Egli rispose: «Non lo sono». 

E’ la prima volta che Pietro nega la sua vicinanza con Cristo.

18  Ora i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e stavano là a scaldarsi; anche Pietro stava con loro e si scaldava. 19  Il sommo sacerdote dunque interrogò Gesù intorno ai suoi discepoli e alla sua dottrina. 20  Gesù gli rispose: «Io ho parlato apertamente al mondo; ho sempre insegnato nelle sinagoghe e nel tempio, dove tutti i Giudei si radunano; e non ho detto nulla in segreto. 21  Perché m’interroghi? Domanda a quelli che mi hanno udito, quello che ho detto loro; ecco, essi sanno le cose che ho dette». 22  Ma appena ebbe detto questo, una delle guardie che gli stava vicino dette uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?» 23  Gesù gli rispose: «Se ho parlato male, dimostra il male che ho detto; ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?» 24  Quindi Anna lo mandò legato a Caiafa, sommo sacerdote. 25  Intanto Simon Pietro stava là a scaldarsi, e gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?» Egli lo negò e disse: «Non lo sono». 

Pietro nega per la seconda volta.

26  Uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: «Non ti ho forse visto nel giardino con lui?» 27  E Pietro da capo lo negò, e subito il gallo cantò. 

Pietro nega per la terza volta.

Cosa possiamo imparare da questa storia? Che dobbiamo camminare con umiltà perché, come Pietro, siamo deboli e paurosi. Ogni volta che giudichiamo gli altri, pensando di essere più forti di loro, poi dobbiamo ricrederci e piangere come Pietro.

Gesù davanti a Pilato 

La storia ci presenta l’interrogatorio al quale Pilato sottopone Gesù, ma in realtà, dal punto di vista spirituale, è l’interrogatorio del nostro Signore verso Pilato. La stessa cosa capita ad ognuno di noi: nel giorno di giudizio ci verrà domandato quale posto abbiamo dato a Cristo nella nostra vita.

Anna e Caiafa erano due Sommi Sacerdoti, i quali rivestivano tale carica a rotazione.

Vs. 28.  Poi, da Caiafa, condussero Gesù nel pretorio. Era mattina, ed essi non entrarono nel pretorio per non contaminarsi e poter così mangiare la Pasqua. 

Gli Ebrei non potevano entrare nella casa di un gentile, né toccarlo, altrimenti erano considerati impuri e, di conseguenza, non potevano celebrare la Pasqua, né entrare nel Tempio.

Il pretorio era la sede del Pretore, anche se Pilato abitava abitualmente a Cesarea; era venuto a Gerusalemme per le celebrazioni della Pasqua.

E’ mattina presto, Anna e Caiafa non entrano per non essere impuri e Pilato deve interrogare Gesù, che viene condotto dai Giudei per invidia (lo sappiamo dal vangelo di Matteo). Caiafa sa che questa è la motivazione principale. Probabilmente era scocciato di venir coinvolto in beghe tanto futili, tant’è vero che non voleva giudicarlo. Ci sono degli scritti sulla sua vita, dei reperti archeologici, ed una tradizione che lo vede convertirsi a Cristo.

Vs. 29-32.  Pilato dunque andò fuori verso di loro e domandò: «Quale accusa portate contro quest’uomo?» 30  Essi gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te lo avremmo dato nelle mani». 31  Pilato quindi disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra legge». I Giudei gli dissero: «A noi non è lecito far morire nessuno». 32  E ciò affinché si adempisse la parola che Gesù aveva detta, indicando di qual morte doveva morire. 

Cosa sta accadendo? Cerchiamo di capire.

Gli Ebrei erano soliti uccidere i malfattori per lapidazione; vogliono che Cristo muoia perché dichiara di essere Dio. In questo momento, però, i Romani avevano tolto agli Ebrei il diritto di uccidere per lapidazione.

Secondo la profezia Gesù doveva morire in croce: 

Giovanni 3: 14.-15.«E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, 15  affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. 

Così come Mosè innalzò il serpente, affinché chiunque lo guardava aveva la salvezza, così Gesù sarà innalzato e chi guarderà a Lui sarà salvato.

Numeri 21: 5-9.  Il popolo parlò contro Dio e contro Mosè, e disse: «Perché ci avete fatti salire fuori d’Egitto per farci morire in questo deserto? Poiché qui non c’è né pane né acqua, e siamo nauseati di questo cibo tanto leggero». 6  Allora il SIGNORE mandò tra il popolo dei serpenti velenosi i quali mordevano la gente, e gran numero d’Israeliti morirono. 

Il popolo non era nel deserto per volere di Dio, il quale aveva stabilito una terra promessa, nella quale dovevano entrare dopo 40 giorni; si trovavano in quella miserabile situazione a causa della loro disobbedienza: non hanno ascoltato Dio perciò per loro scelta resteranno nel deserto per 40 anni.

Sono nel peccato, ma danno la colpa a Dio.

L’Eterno allora manda un giudizio: dei serpenti che mordono le persone e le avvelenano.

7  Il popolo venne da Mosè e disse: «Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il SIGNORE e contro di te; prega il SIGNORE che allontani da noi questi serpenti». E Mosè pregò per il popolo. 8  Il SIGNORE disse a Mosè: «Fòrgiati un serpente velenoso e mettilo sopra un’asta: chiunque sarà morso, se lo guarderà, resterà in vita». 9  Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra un’asta; e avveniva che, quando un serpente mordeva qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita. 

Il serpente di bronzo porta la guarigione.

Anche Gesù dà la guarigione, strappandoci dalle spire di Satana, il serpente che morde l’uomo per dargli la morte attraverso il suo veleno. Esso ci contamina dall’interno, perciò abbiamo bisogno di un Messia in grado di sanarci dal veleno del peccato. Quando Cristo è morto in croce ha assorbito tutto il nostro male ed è stato giudicato dal Padre al nostro posto.

2 Corinzi 5: 20-21.  Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. 21  Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui. 

Gesù, l’agnello di Dio, il Figlio senza macchia o difetto, sulla croce ha preso su di sé tutto il male. Se guarderemo a Lui con fede saremo salvati e diventeremo figli di Dio.

Quindi: Gesù sa che non sarà lapidato, secondo il metodo ebraico, ma crocifisso, per dare la vita eterna a tutti coloro che avrebbero guardato al palo ove veniva appeso.

La crocifissione fu un’invenzione romana, avvenuta circa 500 anni prima di Cristo, ma già nella Bibbia c’erano molte profezie che parlavano della morte del Messia tramite la crocefissione.

Salmo 22: 1-18. Salmo di Davide. Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? 

Sono le medesime parole pronunciata da Cristo perché Davide sta profetizzando dalla croce.

Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito! 2  Dio mio, io grido di giorno, ma tu non rispondi, e anche di notte, senza interruzione. 3  Eppure tu sei il Santo, siedi circondato dalle lodi d’Israele. 4  I nostri padri confidarono in te; confidarono e tu li liberasti. 5  Gridarono a te, e furon salvati; confidarono in te, e non furono delusi. 6  Ma io sono un verme e non un uomo, l’infamia degli uomini, e il disprezzato dal popolo. 7  Chiunque mi vede si fa beffe di me; 

I farisei deridevano il Cristo crocifisso.

allunga il labbro, scuote il capo, dicendo: 8  «Egli si affida al SIGNORE; lo liberi dunque; lo salvi, poiché lo gradisce!» 9  Sì, tu m’hai tratto dal seno materno; m’hai fatto riposar fiducioso sulle mammelle di mia madre. 10  A te fui affidato fin dalla mia nascita, tu sei il mio Dio fin dal seno di mia madre. 11  Non allontanarti da me, perché l’angoscia è vicina, e non c’è alcuno che m’aiuti. 12  Grossi tori mi hanno circondato; potenti tori di Basan m’hanno attorniato; 13  aprono la loro gola contro di me, come un leone rapace e ruggente. 14  Io sono come acqua che si sparge, e tutte le mie ossa sono slogate; il mio cuore è come la cera, si scioglie in mezzo alle mie viscere. 15  Il mio vigore s’inaridisce come terra cotta, e la lingua mi si attacca al palato; 

Gesù aveva sete ed ha chiesto dell’acqua.

tu m’hai posto nella polvere della morte. 16  Poiché cani mi hanno circondato; una folla di malfattori m’ha attorniato; m’hanno forato le mani e i piedi. 

La crocefissione non era ancora stata inventata, ma Davide ha la visione della morte di Gesù.

17  Posso contare tutte le mie ossa. Essi mi guardano e mi osservano: 18  spartiscono fra loro le mie vesti e tirano a sorte la mia tunica. 

I soldato romani hanno fatto questo.

Isaia 53: 3-12.   Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. 4  Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! 5  Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati guariti. 6  Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. 7  Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l’agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca. 8  Dopo l’arresto e la condanna fu tolto di mezzo; e tra quelli della sua generazione chi rifletté che egli era strappato dalla terra dei viventi e colpito a causa dei peccati del mio popolo? 9  Gli avevano assegnato la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte, egli è stato con il ricco, perché non aveva commesso violenze né c’era stato inganno nella sua bocca. 10  Ma piacque al SIGNORE di stroncarlo con i patimenti. Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l’opera del SIGNORE prospererà nelle sue mani. 

I credenti in tutto il mondo sono la progenie di Cristo.

11  Egli vedrà il frutto del suo tormento interiore, e ne sarà saziato; per la sua conoscenza, il mio servo, il giusto, renderà giusti i molti, si caricherà egli stesso delle loro iniquità. 12  Perciò io gli darò la sua parte fra i grandi, egli dividerà il bottino con i potenti, perché ha dato sé stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli. 

Isaia vede la morte futura di Cristo, posto fra due malfattori.

Zaccaria 12: 10. «Spanderò sulla casa di Davide e sugli abitanti di Gerusalemme lo spirito di grazia e di supplicazione; essi guarderanno a me, a colui che essi hanno trafitto, e ne faranno cordoglio come si fa cordoglio per un figlio unico, e lo piangeranno amaramente come si piange amaramente un primogenito. 

E’ Dio che sta parlando.

Zaccaria vede le cose future, quelle che ancora devono compiersi; tutti gli Israeliti vedranno Gesù e lo riconosceranno come Messia.

Vs. 33-34.  Pilato dunque rientrò nel pretorio; chiamò Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?» 34  Gesù gli rispose: «Dici questo di tuo, oppure altri te l’hanno detto di me?» 

Cosa crede Pilato di Cristo? E noi cosa crediamo?

E’ il Re dei re, oppure no? E’ uno dei vari mezzi per arrivare a Dio, oppure l’unica via?

Oggi è il momento per decidere: non possiamo rimandare la risposta.

Pilato cerca di eludere la domanda:

Matteo 27: 17-19. Essendo dunque radunati, Pilato domandò loro: «Chi volete che vi liberi, Barabba o Gesù detto Cristo?» 18  Perché egli sapeva che glielo avevano consegnato per invidia. 

Pilato sapeva tante cose su Gesù, delle guarigioni, dei miracoli e del fatto che molti lo indicavano come il Messia.

19  Mentre egli sedeva in tribunale, la moglie gli mandò a dire: «Non aver nulla a che fare con quel giusto, perché oggi ho sofferto molto in sogno per causa sua». 

La moglie ha una profezia circa Gesù e gliela manda a dire. Pilato capisce che Cristo non è una persona qualunque e ha paura.

Vs. 35-37.  Pilato gli rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua nazione e i capi dei sacerdoti ti hanno messo nelle mie mani; che cosa hai fatto?» 36  Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui». 37  Allora Pilato gli disse: «Ma dunque, sei tu re?» Gesù rispose: «Tu lo dici; sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce». 

Gesù è l’unica fonte della verità; esistono delle verità assolute, prima fra tutte quella che Dio è il nostro creatore.

Vs. 38-39.  Pilato gli disse: «Che cos’è verità?» E detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo colpa in lui. 

«Io non trovo colpa in lui.: tre volte Pilato ripeterà pubblicamente tale frase, così come per tre volte Pietro l’ha rinnegato.

Per tre volte proclama l’innocenza di Cristo e allora perché lo condanna? Perché il sacrificio di Cristo, uomo-Dio senza peccato né difetto, aveva lo scopo di addossargli le colpe umane, facendolo diventare la personificazione del peccato. La buona notizia è quella che ci dà la possibilità di vedere cancellati i nostri peccati perché Gesù ha già pagato per noi: questa è l’offerta che ci viene posta. Davanti a Dio siamo resi giusti dal sangue dell’agnello: il sacrificio di Gesù ci rende senza peccato.

39  Ma voi avete l’usanza che io vi liberi uno per la Pasqua; volete dunque che vi liberi il re dei Giudei?» 40  Allora gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!» Ora, Barabba era un ladrone. 

Pilato non ravvisa in Lui alcuna colpa, però non prende una posizione perché ha paura del popolo. Desidera liberarlo e comprende che Egli è un Re, ma è influenzato dalla folla.

Barabba era un ladro e un omicida, eppure viene innalzato; la medesima cosa capita anche nei tempi di oggi.

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