Giovanni 13
Cap. 13
Gesù lava i piedi dei suoi discepoli.
Gesù sta per essere tradito. Da ora e per 5 capitoli vengono descritti fatti svoltisi in 24 ore, che occupano circa 1\3 del Vangelo di Giovanni. Questo ci fa capire che ciò che sta per accadere è molto importante e va ascoltato con estrema attenzione. Qui si parla della seconda venuta di Gesù, della Sua preparazione di un luogo per i suoi discepoli e della promessa del dono dello Spirito Santo in noi, il consolatore. Giovanni ci presenta il cuore amoroso e tenero di Gesù.
Qui è descritto il giorno prima della festa di Pasqua.
Nel cap. 12 Gesù ha pronunciato il suo ultimo discorso pubblico; dal cap. 13 inizia a parlare privatamente ai discepoli, tra i quali siamo anche noi. Per questo motivo dobbiamo porgere tutta la nostra attenzione a quanto Egli ci dice.
Si tratta, infatti, di un discorso intimo, a tu per tu con chi crede in Lui:
Vs. 1. Or prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
L’ora è venuta: tale espressione è frequente nel Vangelo di Giovanni. Quando la folla voleva incoronarlo re, Cristo si allontanò poiché la sua ora non era ancora arrivata. A Caparnaum Gesù fece il miracolo del vino, dopo aver detto a sua madre che non era ancora giunta l’ora della sua morte in croce. Ricordiamo che Egli era nato al solo scopo di morire: per questo è venuto sulla terra. Anche se il popolo lo ha rigettato moltissime volte, Egli era nel mondo per adempiere a questo compito e lo ha portato a termine per amore dell’uomo. Attorno a Lui ci sono solo i discepoli ed alcune donne, mentre tutti coloro che erano stati sanati da lui gridavano a gran voce di crocifiggerlo; avevano dimenticato ogni benedizione ricevuta. Pur vedendo queste cose, Egli continuava ad amministrare perché il suo amore è senza fine. Gesù amava i suoi: tra essi ci siamo anche noi, poiché apparteniamo a Lui.
Giovanni 3:16 Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.
Questo è il messaggio per tutte le persone. La sua morte e il dolore sono stati vissuti per ogni persona. Egli ama tutto il mondo, ma conosce ogni cristiano personalmente ed i segni che ha nel corpo sono per noi. Conosce ogni singolo capello della nostra testa, ci ama ed è morto per noi. Egli ci ha amato del maggior amore possibile.
Questa è l’ultima cena con i fratelli.
Vs. 2. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo,
Anche Luca ha descritto l’ultima cena, ma in modo molto più dettagliato. Gesù rompe il pane e dice ad ogni discepolo che esso rappresenta il suo corpo, rotto per te, non per il mondo ma per te. Analogamente ha versato il vino e lo offre come sacrificio personale per ognuno. La sua morte è per ogni uomo.
Vs. 3. Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio se ne tornava,
Tutta l’autorità e tutta la potenza erano state deposte ai piedi di Gesù poiché egli è Dio, eppure si è alzato dal tavolo ed ha cominciato a servirli.
Vs. 4-5. si alzò da tavola, depose le sue vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse. 5 Poi mise dell’acqua in una bacinella, e cominciò a lavare i piedi ai discepoli, e ad asciugarli con l’asciugatoio del quale era cinto.
Il lavare i piedi era un’operazione necessaria a quei tempi poiché le strade erano polverose e sporche degli escrementi dei cammelli e degli asini. Lavare i piedi agli altri era un compito svolto dai servi, qualcosa di molto sporco e poco gradito, eppure il figlio del Re, il Signore, lo ha eseguito per i suoi discepoli. Anche da un punto di vista umano, Gesù era un maestro, un rabbino, un uomo molto importante e a lui non spettava compiere un’azione così umile: ciò era impensabile. Consideriamo, inoltre, che Gesù non era solo un rabbino, ma Dio ONNIPOTENTE, il creatore dell’universo, eppure si è improvvisato servo ed ha lavato i piedi alle sue creature. Egli non insegnava a parole, ma con i fatti.
Questo è stato l’ultimo insegnamento eseguito davanti agli occhi dei discepoli prima di lasciarli. Gesù sta per morire e pertanto vuole lasciare loro un messaggio che non dimenticheranno.
Matteo 20:20-24. Allora la madre dei figli di Zebedeo si accostò a lui con i suoi figli, si prostrò e gli chiese qualche cosa. 21 Ed egli le disse: "Che vuoi?". Ella rispose: "Ordina che questi miei due figli siedano l’uno alla tua destra e l’altro alla sinistra nel tuo regno". 22 E Gesù, rispondendo, disse: "Voi non sapete ciò che domandate, potete voi bere il calice che io sto per bere, ed essere battezzati del battesimo di cui io sarò battezzato?". Essi gli dissero: "Sì, lo possiamo". 23 Allora egli disse loro: "Voi certo berrete il mio calice e sarete battezzati del battesimo di cui io sarò battezzato; ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo, ma è riservato a coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio". 24 All’udire ciò, gli altri dieci si indignarono contro i due fratelli.
La madre di due discepoli chiede che essi siedano accanto a Gesù, poiché desiderosi di ricevere la gloria. Il Signore parla loro della croce, ma essi non comprendono che la vera gloria non è nel sedersi nel trono o avere potere, ma nell’amore di Dio manifestato in modo altruistico, ovvero nella croce.
Marco 9:33-34. Giunsero poi a Capernaum, e quando fu in casa, domandò loro: "Di che discutevate fra di voi per la strada?". 34 Ed essi tacquero, perché per via avevano discusso intorno a chi fra di loro fosse il più grande.
Gesù sta per morire, eppure essi discutono ancora per definire chi tra loro sarà il maggiore nel nuovo regno. Essi pensano al potere, ma Gesù è venuto per morire.
Marco 9:35-37. Allora, postosi a sedere, egli chiamò i dodici, e disse loro: “Se alcuno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servo di tutti”. 36 E preso un bambino, lo pose in mezzo a loro; poi, presolo in braccio, disse loro: “Chiunque riceve uno di questi bambini nel mio nome, riceve me; e chiunque riceve me, non riceve me, ma colui che mi ha mandato”.
Prende ad esempio un bambino ed afferma che egli sarà il maggiore. Molte volte Gesù ha incitato i discepoli ad essere simili ai bambini, genuini e semplici.
Luca 22:24-30. E tra di loro sorse anche una contesa, intorno a chi di loro doveva essere considerato il maggiore. 25 Ma Gesù disse loro: "I re delle nazioni le signoreggiano, e coloro che esercitano autorità su di esse sono chiamati benefattori. 26 Ma con voi non sia così; anzi il più grande fra di voi sia come il minore e chi governa come colui che serve. 27 Chi è infatti più grande chi siede a tavola, o colui che serve? Non è forse colui che siede a tavola? Eppure io sono in mezzo a voi come colui che serve. 28 Or voi siete quelli che siete rimasti con me nelle mie prove. 29 Ed io vi assegno il regno, come il Padre mio lo ha assegnato a me, 30 affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele.
I discepoli sono ancora in disputa circa l’essere il maggiore. Gesù dimostra loro di essere uno che serve gli altri e lava loro i piedi; in un certo senso prende la loro sporcizia su se stesso. Tutto ciò è l’opposto di ciò che fa il mondo, che decreta il successo di coloro che appaiono, che hanno un grande ufficio e controllano gli altri con autorità. Gesù mostra il comportamento di un servo e il vero amore.
Vs. 6. Si avvicinò dunque a Simon Pietro, il quale gli disse: «Tu, Signore, lavare i piedi a me?»
E’ il turno di Pietro, che non ritiene sia il caso che il Signore si umili a tal punto. Pietro è un uomo che agisce prima di pensare, ma è anche ricco di entusiasmo: si è gettato nell’acqua incontro a Gesù poiché non aveva pazienza di attendere che Egli giungesse alla riva, che parla senza riflettere.
Vs. 7-8. Gesù gli rispose: «Tu non sai ora quello che io faccio, ma lo capirai dopo». 8 Pietro gli disse: «Non mi laverai mai i piedi!» Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non hai parte alcuna con me».
Gesù si riferisce alla croce, quando Pietro avrebbe compreso nel messaggio del lavare i piedi:
il fatto di essere dei servi;
che è necessario che Gesù lavi i nostri peccati.
Vs. 9-10. E Simon Pietro: «Signore, non soltanto i piedi, ma anche le mani e il capo!» 10 Gesù gli disse: «Chi è lavato tutto, non ha bisogno che di aver lavati i piedi; è purificato tutto quanto; e voi siete purificati, ma non tutti».
Pietro vuole essere lavato completamente per avere un totale rapporto con Gesù. Chi viene lavato dal sangue di Cristo è completamente purificato. Mentre camminiamo in questo mondo ci sporchiamo i piedi, ma il sangue del Signore ci purifica di nuovo. Chiediamo a Cristo di lavarci, ed Egli ci purificherà.
Vs. 11-17. Perché sapeva chi era colui che lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete netti». 12 Quando dunque ebbe loro lavato i piedi ed ebbe ripreso le sue vesti, si mise di nuovo a tavola, e disse loro: «Capite quello che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore; e dite bene, perché lo sono. 14 Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. 15 Infatti vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io. 16 In verità, in verità vi dico che il servo non è maggiore del suo signore, né il messaggero è maggiore di colui che lo ha mandato. 17 Se sapete queste cose, siete beati se le fate.
Gesù insegna in modo pratico ai suoi discepoli il modo corretto di agire.
Non siamo ricompensati per quello che sappiamo, ma per quello che facciamo in base alle verità che conosciamo. Gesù non ci ha mai chiesto di fare le cose che egli non abbia fatto per primo: questo è l’amore perfetto di cui parla Giovanni. Amare gli altri vuol dire amarli come Gesù ha dato l’esempio. Ci dice di amare la moglie come Egli ha amato la chiesa; laviamo i piedi degli altri come Egli ha fatto; prendiamo la croce e seguiamolo come Egli per primo è andato in croce. Nel suo amore perfetto, come sommo sacerdote ha fatto ogni cosa per primo. Comprende le nostre debolezze, le tentazioni, sa come siamo fatti poiché ci ha fatti. Inoltre è stato uomo, perciò ha sperimentato tutte le cose che ci riguardano. Avverte il cristiano che il mondo lo odia, poiché ha odiato Lui per primo. Gesù è il nostro esempio. La Bibbia dice che Dio esalterà coloro che si umiliano.
Come possiamo essere veri servi di Gesù?
Marco 10: 42-44. Ma Gesù, chiamatili a sé, disse loro: «Voi sapete che quelli che son reputati principi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi le sottomettono al loro dominio. 43 Ma non è così tra di voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; 44 e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti.
Bisogna servire gli altri.
Al contrario, nella vita quotidiana, gli importanti prelati sono ricchi e venerati dal popolo. Il mondo non insegna a servire.
Gesù conosceva 4 verità:
1. Or prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta per lui l’ora di passare da questo mondo al Padre (vs. 1).
Gesù sa che è arrivato il momento di morire. In altri passi, al contrario, viene detto che non era ancora giunta la sua ora (es. quando Maria gli chiede di trasformare l’acqua in vino).
Gesù sa di essere al centro del volere di Dio, perciò riusciva a servire gli esseri umani. Ci ha amati con tutto se stesso, fino all’ultimo respiro, quindi ha accettato di morire sulla croce.
2. Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani (vs. 3).
Questo passo parla dell’eredità che possiede in Dio, ossia del fatto di padroneggiare tutto l’universo. Quando si è certi di avere in Cristo tutto l’amore di Dio, un rapporto particolare con Lui, allora non può nascere alcuna invidia per gli altri.
Romani 8: 16-17. Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio. 17 Se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui.
Dobbiamo essere consapevoli di essere figli del re dell’universo e di avere il possesso su tutte le stelle del cielo, i prati e tutta la creazione; come possiamo essere invidiosi degli altri?
Romani 8: 31-32. Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? 32 Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui?
Il nostro rapporto con il Padre è unico; un giorno avremo in dono una pietruzza bianca, con sopra scritto il nome che Egli ci ha dato e che solo noi e lui conosciamo. Il rapporto è personale e inimitabile.
3. che era venuto da Dio (vs. 3)
Gesù sapeva qual’era la sua provenienza: il cielo, la perfezione, la gloria di Dio. Noi, invece, proveniamo dal peccato e dalla morte (Efes. 2: 1-3.) ed eravamo figli d’ira. Se ricordiamo da dove siamo venuti, allora possiamo servire gli altri.
Filippesi 2: 3-6. Non fate nulla per spirito di parte o per vanagloria, ma ciascuno, con umiltà, stimi gli altri superiori a sé stesso, 4 cercando ciascuno non il proprio interesse, ma anche quello degli altri. 5 Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, 6 il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente,
La Bibbia dice che ci stimiamo troppo e che non ne abbiamo per gli altri; per questo motivo uccidiamo, rapiniamo, facciamo del male. Il cristiano, invece, deve innalzare gli altri.
4. e a Dio se ne tornava (vs. 3).
Dove stava andando? In cielo da Dio.
Anche noi dobbiamo sapere dove stiamo andando.
Ebrei 11: 9-10. Per fede soggiornò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende, come Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, 10 perché aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio.
Abramo sapeva dove stava andando.
Ebrei 12:2. fissando lo sguardo su Gesù, colui che crea la fede e la rende perfetta. Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio.
Gesù sapeva che sarebbe tornato al Padre e che il suo sacrificio avrebbe aperto la porta della salvezza a tante anime.
1 Pietro 1: 3-4. Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, 4 per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi,
In cielo è la nostra eredità, che non appassisce.
Apocalisse 21:2-7. E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scender giù dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3 Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. 4 Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate». 5 E colui che siede sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose». Poi mi disse: «Scrivi, perché queste parole sono fedeli e veritiere», e aggiunse: 6 «Ogni cosa è compiuta. Io sono l’alfa e l’omega, il principio e la fine. A chi ha sete io darò gratuitamente della fonte dell’acqua della vita. 7 Chi vince erediterà queste cose, io gli sarò Dio ed egli mi sarà figlio.
Dobbiamo sapere dove stiamo andando.
Gesù continua a parlare ai discepoli, ossia ai suoi fedelissimi ed il suo messaggio è importantissimo anche per noi oggi, se siamo suoi seguaci: saremo felici, appagati, soddisfatti, possessori di una vita piena se serviamo gli altri; chi aiuta gli altri serve Gesù stesso.
Vs. 18. «Non parlo di voi tutti; io conosco quelli che ho scelti; ma, perché sia adempiuta la Scrittura, "Colui che mangia il mio pane, ha levato contro di me il suo calcagno".
Cita Salmo 41:9, dove Davide si riferisce a Ahitofel, che lo ha tradito a favore di Absalom. Questo Salmo, quindi, pur riferendosi ad un fatto specifico nella vita di Davide, profetizzava il comportamento di Giuda. E’ interessante sottolineare che sia Ahitofel che Giuda sono morti suicidi, tramite impiccagione.
Vs. 19-22. Ve lo dico fin d’ora, prima che accada; affinché quando sarà accaduto, voi crediate che io sono. 20 In verità, in verità vi dico: chi riceve colui che io avrò mandato, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato».
Gesù svela il tradimento di Giuda
21 Dette queste cose, Gesù fu turbato nello spirito e, apertamente, così dichiarò: «In verità, in verità vi dico che uno di voi mi tradirà». 22 I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo di chi parlasse.
Giuda adottava un comportamento analogo agli altri, infatti i suoi compagni non sospettavano assolutamente di lui. Egli era il tesoriere del gruppo, quindi molto stimato.
Vs. 23. Ora, a tavola, inclinato sul petto di Gesù, stava uno dei discepoli, quello che Gesù amava.
Giovanni parla di se stesso.
Vs. 24-26. Simon Pietro gli fece cenno di domandare chi fosse colui del quale parlava. Pietro non ha il coraggio di esporsi in prima persona e manda avanti Giovanni.
25 Egli, chinatosi sul petto di Gesù, gli domandò: «Signore, chi è?» 26 Gesù rispose: «É quello al quale darò il boccone dopo averlo intinto». E intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariota.
Due discepoli si chiamavano Giuda, perciò viene specificato il nome dell’apostolo.
A quel tempo esisteva un’usanza, secondo la quale colui che intingeva il pane nella salsa e poi lo porgeva ad un altro, esprimeva un segno di grande onore, di amore.
Gesù sapeva cosa avrebbe fatto Giuda, ma non prova ira, bensì amore e dà l’offerta del pane.
Vs. 27-34. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui. Per cui Gesù gli disse: «Quel che fai, fallo presto». 28 Ma nessuno dei commensali comprese perché gli avesse detto così. 29 Difatti alcuni pensavano che, siccome Giuda teneva la borsa, Gesù gli avesse detto: «Compra quel che ci occorre per la festa»; ovvero che desse qualcosa ai poveri. 30 Egli dunque, preso il boccone, uscì subito; ed era notte.
Le ragioni della sua partenza
31 Quando egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è glorificato e Dio è glorificato in lui. 32 Se Dio è glorificato in lui, Dio lo glorificherà anche in sé stesso e lo glorificherà presto. 33 Figlioli, è per poco che sono ancora con voi. Voi mi cercherete; e, come ho detto ai Giudei: "Dove vado io, voi non potete venire", così lo dico ora a voi. 34 Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri.
Il comandamento è nuovo perché chiede di amarci allo stesso modo compiuto da Cristo, ossia fino alla fine, fino alla morte, in modo estremo.
Vs. 35. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».
L’amore che esiste per gli altri è l’unica prova che siamo discepoli di Cristo.
In 1 Corinzi 13 Paolo parla dell’amore:
1 Corinzi 13: 1-13. Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi amore, sarei un rame risonante o uno squillante cembalo.
Il parlare in lingue non è il vero segno dell’essere un seguace di Cristo, perché se non c’è l’ amore per gli altri tale linguaggio è vuoto, come il battere insensato su un metallo.
2 Se avessi il dono di profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza
aver ottenuto tutte le lauree possibili.
e avessi tutta la fede in modo da spostare i monti, ma non avessi amore, non sarei nulla.
L’amore è l’unico segno.
3 Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire i poveri, se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente. 4 L’amore è paziente, è benevolo; l’amore non invidia; l’amore non si vanta, non si gonfia, 5 non si comporta in modo sconveniente, non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, 6 non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; 7 soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. 8 L’amore non verrà mai meno. Le profezie verranno abolite; le lingue cesseranno; e la conoscenza verrà abolita; 9 poiché noi conosciamo in parte, e in parte profetizziamo; 10 ma quando la perfezione sarà venuta, quello che è solo in parte, sarà abolito. 11 Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. 12 Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto. 13 Ora dunque queste tre cose durano: fede, speranza, amore; ma la più grande di esse è l’amore.
E’ bello possedere i doni dello spirito, ma se non abbiamo amore, allora non possediamo nulla.
L’unico modo che abbiamo per amare come Gesù ci ha comandato è grazie alla potenza dello Spirito Santo, perché tale amore esclusivo non viene dalla nostra natura.
Se amiamo Dio, allora amiamo anche gli altri.
Vs. 36-38. Simon Pietro gli domandò: «Signore, dove vai?» Gesù rispose: «Dove vado io, non puoi seguirmi per ora; ma mi seguirai più tardi».
Gesù parlava del suo morire sulla croce.
37 Pietro gli disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!».
Pietro è sincero in questo momento poiché stima se stesso oltre misura.
Pietro è un uomo irruento:
riconosce in Gesù il Cristo, il Messia ( Matteo 16: 16-17),
riprende Gesù perché ha affermato che sta per morire (Matteo 16: 20-23),
era abituato ad essere il fratello maggiore, colui che stabiliva l’andamento della vita della sua famiglia,
in Gv 13 non vuole farsi lavare i piedi da Gesù, perché crede di poter mettere in discussione ciò che dice Gesù.
38 Gesù gli rispose: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico che il gallo non canterà che già tu non mi abbia rinnegato tre volte.
Terminato questo discorso Gesù e i discepoli andarono al giardino dei Getsemani e ce lo dice:
Giovanni 18: 1. Dette queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Chedron, dov’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli.
Lungo la via essi hanno conversato, ma Giovanni non riporta quanto è stato detto; lo troviamo, però, nei Vangeli di Matteo e di Marco.
Marco 14:26. Dopo che ebbero cantato gli inni, uscirono per andare al monte degli Ulivi.
Si incamminano verso il giardino degli ulivi e cantano degli inni;
arrivano al giardino (GV 18:1);
Marco 14: 27-28. Gesù disse loro: «Voi tutti sarete scandalizzati perché è scritto: "Io percoterò il pastore e le pecore saranno disperse". 28 Ma dopo che sarò risuscitato, vi precederò in Galilea».
Gesù cita Zaccaria 13: 7, una profezia che riguarda la prima venuta del Messia e la seconda.
Marco 14: 29-31. Allora Pietro gli disse: «Quand’anche tutti fossero scandalizzati, io però non lo sarò!» 30 Gesù gli disse: «In verità ti dico che tu, oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo abbia cantato due volte, mi rinnegherai tre volte». 31 Ma egli diceva più fermamente ancora: «Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano pure tutti gli altri.
Pietro mette di nuovo in dubbio le parole di Cristo, perciò il Signore di nuovo deve sottolineare l’infedeltà di Pietro. Egli conosce il cuore del suo discepolo molto più profondamente di Pietro stesso. Infatti con molta enfasi lo rinnegò tre volte:
Matteo 26: 69-75. Pietro, intanto, stava seduto fuori nel cortile e una serva gli si avvicinò, dicendo: «Anche tu eri con Gesù il Galileo». 70 Ma egli lo negò davanti a tutti, dicendo: «Non so che cosa dici». 71 Come fu uscito nell’atrio, un’altra lo vide e disse a coloro che erano là: «Anche costui era con Gesù Nazareno». 72 Ed egli negò di nuovo giurando: «Non conosco quell’uomo». 73 Di lì a poco, coloro che erano presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: «Certo anche tu sei di quelli, perché anche il tuo parlare ti fa riconoscere». 74 Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell’uomo!» In quell’istante il gallo cantò. 75 Pietro si ricordò delle parole di Gesù che gli aveva dette: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte». E, andato fuori, pianse amaramente.
Cosa possiamo imparare da questa storia? Che dobbiamo camminare con umiltà perché, come Pietro, siamo deboli e paurosi. Ogni volta che giudichiamo gli altri, pensando di essere più forti di loro, poi dobbiamo ricrederci e piangere come Pietro.
Dopo la resurrezione di Gesù:
Giovanni 21: 15-17. Quand’ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16 Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?» Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore». 17 Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?» Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore.
Gesù chiede a Pietro se lo ama per tre volte, non per umiliarlo, ma perché lo aveva rinnegato tre volte.
Se amiamo Cristo, allora dobbiamo esprimere questo amore amando i nostri fratelli.