Giovanni 12
Cap. 12
Maria unge d’olio i piedi di Gesù.
Nel cap. 11 Lazzaro è stato risorto dai morti e tale fatto ha focalizzato l’attenzione su Gesù; le guide ebraiche stanno cospirando la sua morte e ci stiamo avvicinando alla fine del ministerio pubblico di Cristo. Tra qualche giorno Egli verrà tradito e messo a morte. Prima di questo evento entrerà trionfalmente a Gerusalemme, adempiendo alle profezie di Zaccaria 9, che dice a Gerusalemme di non temere poiché il suo Re sarebbe entrato in città su un asino.
Gesù lascia Efraim (a nord) e torna a Betania (più a sud), che è in Giuda.
Qui c’è il resoconto di una cena di Gesù a casa di un uomo lebbroso, guarito dal Signore, che ha cambiato le vite di tutti coloro che erano presenti. Tali persone vogliono ringraziare Cristo per quanto ha fatto per loro, poiché toccati in modo personale.
La religione ha posto Cristo lontano dall’uomo, frapponendo tra Lui e noi molte cose, eppure Egli è molto vicino a noi, ci conosce personalmente: conosce il numero dei nostri capelli, cosa ci preoccupa, cosa ci piace, ciò di cui abbiamo bisogno. Poiché ha toccato la nostra vita in modo personale, il nostro modo di vivere è una risposta a questo fatto, una reazione, nata da un rapporto personale con Lui.
Ora guarderemo attentamente la reazione di 4 personaggi presenti alla festa:
Vs. 1. Gesù dunque, sei giorni prima della Pasqua, si recò a Betania dove abitava Lazzaro, colui che era morto e che egli aveva risuscitato dai morti.
Molte persone del tempo si chiamavano Lazzaro, per cui Giovanni specifica che sta parlando proprio di quello che era morto, fatto noto a tutti, poiché si trattava di un vero miracolo.
Come molti altri, anche Gesù sta viaggiando verso Gerusalemme per la Pasqua. Strada facendo si ferma a Betania, a casa di Simone il Lebbroso (come indicato da Matteo e Marco).
Siamo nell’ultima settimana della vita di Cristo e la cena si svolge due giorni prima della sua morte.
Vs. 2. E qui gli fecero un convito, Marta serviva e Lazzaro era uno di quelli che erano a tavola con lui.
Le guide spirituali cercano di metterlo a morte, mentre i suoi amici fanno festa con Lui. Marta, sorella di Maria, sta servendo ed è indaffarata, ma non critica sua sorella e non la giudica, come ha fatto in passato.
Infatti, in Luca 10 c’è la narrazione di un’altra cena preparata da Marta, mentre Maria è seduta ai piedi di Gesù e lo ascolta con piacere. Marta si lamenta perché Maria non l’aiuta, ma Gesù le dice che lei si preoccupa di tante cose, ma trascura l’unica veramente importante, ovvero il sedersi ai piedi di Gesù. Questa è l’unica cosa veramente necessaria nella nostra vita e la nostra risposta all’opera compiuta da Cristo. Per prima cosa dobbiamo stare assieme a Gesù, poi, dopo del tempo, cominciare a servire.
Marta ama Gesù e vuole essergli utile. In Efesini è detto che Dio ha dato alla chiesa molti doni, ognuno dei quali è particolare; ogni servizio ha la sua importanza e la sua dignità, e tutti cooperano al bene della chiesa. Ogni tassello occupa una parte del corpo di Cristo e da Lui viene usato.
Lazzaro è seduto a tavola con Gesù, assieme a Simone, il lebbroso. Essi sono un ritratto per te e me. Nella Bibbia la lebbra è una malattia orribile, contagiosa, mortale e per questo ci isola dal resto della comunità.
Lazzaro è morto e ora è risorto. Anche noi un tempo eravamo morti a causa del nostro peccato, separati da Dio, senza speranza e non potevamo fare nulla per cambiare la nostra situazione. Non c’è cura per la lebbra, a meno che Dio non guarisca; non c’è cura per il peccato, tranne la morte di Cristo. Noi non possiamo fare nulla. E’ evidente la gratitudine di queste persone, riportate alla vita da Cristo.
Anche noi siamo stati riportati alla vita da Dio e siamo una nuova creatura in Cristo Gesù. Tutto è stato rinnovato, il passato è cancellato, abbiamo un cuore nuovo, un inizio nuovo, una lavagna pulita.
Lazzaro era uno di quelli a tavola con Gesù: anche noi dovremmo essere ricordati in questo modo, poiché siamo in comunione con Lui. Siamo riconoscenti per quanto ha compiuto nella nostra vita, dunque stiamo con Lui. Egli è pronto per stare con tutti coloro che desiderano la Sua compagnia. Più tempo trascorriamo con Lui e più saremo simili a Lui. Pensiamo a Mosè, quando tornò dagli Israeliti dopo aver visto Dio: la sua faccia era talmente splendente che egli doveva coprirla, poiché rifletteva la gloria di Dio.
Vs. 3. Maria allora prese una libbra di olio profumato di nardo autentico di gran prezzo, ne unse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli; e la casa fu ripiena del profumo di quest’olio.
Non è la storia che troviamo in Luca 7, dove una donna peccatrice unge i piedi di Gesù a casa di Simone, in Galilea, a nord di Israele.
Qui siamo a casa di un altro Simone, il lebbroso.
Il profumo era orientale, con essenze prese in montagna, difficili da procurarsi e per questo molto costose. Veniva utilizzato per ungere i morti e costava quanto lo stipendio di un anno intero (circa 17.000 €); lei lo versa sui piedi di Gesù perché lo ama moltissimo e vuole esprimere la sua devozione. Stava dando il meglio che aveva; era un gesto di lode, di adorazione e lo ha donato totalmente. Gesù, infatti, aveva tutto il cuore di Maria e rappresentava tutto per lei. A Dio non interessa il valore economico delle cose che gli offriamo, bensì il luogo in cui è riposto il nostro cuore, ovvero il nostro tesoro. Ciò che per noi è prezioso riceve il nostro cuore e lì si dirigono tutte le nostre energie: carriera, possedimenti, lavoro, una persona… a Gesù dobbiamo dare tutto il nostro meglio. Questa è una vita di adorazione. Allora saremo una coppa profumata.
2 Samuele 24 : 18-24. Quel giorno Gad andò da Davide e gli disse: «Sali, erigi un altare al SIGNORE nell’aia di Arauna, il Gebuseo». 19 Davide salì, secondo la parola di Gad, come il SIGNORE aveva comandato. 20 Arauna guardò e vide il re e i suoi servitori, che si dirigevano verso di lui; Arauna uscì e si prostrò davanti al re, con la faccia a terra. 21 Poi Arauna disse: «Perché il re mio signore viene dal suo servo?» Davide rispose: «Per comprare da te quest’aia e costruirvi un altare al SIGNORE, affinché il flagello cessi d’infierire sul popolo». 22 Arauna disse a Davide: «Il re, mio signore, prenda e offra quello che gli piacerà! Ecco i buoi per l’olocausto; gli attrezzi per trebbiare e i gioghi dei buoi serviranno da legna. 23 Tutte queste cose, o re, Arauna te le dà». Poi Arauna disse al re: «Il SIGNORE, il tuo Dio, ti sia propizio!»
Davide deve erigere un altare a Dio e Arauna, che temeva Dio, vuole offrire tutto ciò che possiede; è come Maria, che dona a piene mani.
24 Ma il re rispose ad Arauna: «No, io comprerò da te queste cose per il loro prezzo e non offrirò al SIGNORE, al mio Dio, olocausti che non mi costino nulla». Davide comprò l’aia e i buoi per cinquanta sicli d’argento;
A Gesù non si può offrire qualcosa che non ci costa nulla.
Ricordiamo la donna che diede pochi spiccioli, ma era tutto ciò che possedeva, perciò Gesù l’ha elogiata.
La vera adorazione ha un profumo soave: l’olio di Marta si diffonde nell’ambiente.
Giuda non ripone il tesoro in Dio:
vs. 4-6. Allora uno dei suoi discepoli, Giuda Iscariota, figlio di Simone, quello che stava per tradirlo, disse: 5 "Perché non si è venduto quest’olio per trecento denari e non si è dato il ricavato ai poveri?". 6 Or egli disse questo, non perché si curasse dei poveri, ma perché era ladro e, tenendo la borsa, ne sottraeva ciò che si metteva dentro.
Giuda rovina questo quadro di amore parlando del denaro e pensando di impossessarsene.
In questi versetti si vedono due cose:
se diamo la vita a Gesù ci sarà sempre qualcuno che ci criticherà, affermando che stiamo sprecando il nostro tempo. Eppure, solo ciò che facciamo per Dio ha una durata eterna. Dobbiamo andare avanti nella vita, riponendo le sicurezze solo in Dio. Egli è il Signore.
A causa del peccato a Giuda accadono cose molto negative. Egli prendeva soldi dalla cassa e col tempo il suo cuore si era indurito e non sentiva alcun rammarico. In un primo tempo, egli non avrebbe mai pensato di tradire Gesù, eppure poi arriva al punto di farlo uccidere. Egli non ha interrotto i peccati che lo legavano, che poi lo hanno travolto, indurendo il suo cuore verso Dio. Il peccato va abbandonato oggi.
Giuda giudica uno spreco questo dono fatto a Gesù.
Da quanto qui detto comprendiamo che Gesù aveva un tesoriere, ossia una persona che amministrava il denaro ricevuto in dono dai credenti.
Un giorno anche noi ci comporteremo come Maria:
Apocalisse 4: 8-11. E le quattro creature viventi avevano ognuna sei ali, ed erano coperte di occhi tutt’intorno e di dentro, e non cessavano mai di ripetere giorno e notte: «Santo, santo, santo è il Signore, il Dio onnipotente, che era, che è, e che viene». 9 Ogni volta che queste creature viventi rendono gloria, onore e grazia a colui che siede sul trono, e che vive nei secoli dei secoli, 10 i ventiquattro anziani
che sono la chiesa, i redenti
si prostrano davanti a colui che siede sul trono e adorano colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: 11 «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà furono create ed esistono».
In cielo saremo prostrati davanti al trono di Dio e getteremo la nostra corona davanti al Signore.
Apocalisse 5: 8-10. Quand’ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, ciascuno con una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi. 9 Essi cantavano un cantico nuovo, dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, 10 e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra».
La chiesa è ai piedi di Cristo e vi resterà per tutta l’eternità.
Gesù difende Maria.
Vs. 7-8. Gesù dunque disse: "Lasciala; essa l’aveva conservato per il giorno della mia sepoltura. 8 I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me".
Il gesto di Maria era spontaneo e pieno d’amore, per questo Gesù non permette che venga sminuito da una falsa religiosità. Quello che facciamo per Gesù verrà ricordato in eterno, poiché Egli è fedele e non dimentica i nostri atti di giustizia.
Vs. 9-11. Intanto una grande folla di Giudei seppe che Egli era là, e venne non solo a motivo di Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. 10 Or i capi dei sacerdoti deliberarono di far morire anche Lazzaro, 11 perché a motivo di lui molti lasciavano i Giudei e credevano in Gesù,
I capi dei sacerdoti hanno un cuore molto duro e pensano di uccidere sia Gesù che Lazzaro. Attraverso questi, infatti, Gesù veniva conosciuto, seguito e creduto. Cristo ha salvato anche noi, per cui anche nella nostra vita la gente dovrebbe vedere Gesù e credere a Lui. La vita stessa di Lazzaro parlava da sé della potenza di Dio, senza che lui ne parlasse. La gente deve venire da noi per chiederci chi è quel Gesù che ci ha cambiati e desiderare di incontrarlo.
Vita nuova in Gesù, come Lazzaro,
servizio, come Marta,
adorazione, come Maria.
Questo è il nostro rapporto con Gesù.
Ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme
Vs. 12-16. Il giorno seguente, una grande folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, 13 prese dei rami di palme e uscì incontro a lui, gridando: "Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele!". 14 E Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra come sta scritto: 15 "Non temere, o figlia di Sion; ecco, il tuo re viene, cavalcando un puledro d’asina". 16 Or i suoi discepoli non compresero sul momento queste cose, ma quando Gesù fu glorificato, allora si ricordarono che queste cose erano state scritte di lui e che avevano fatte queste cose a lui.
Nel Vangelo di Luca si dice che Cristo affermò nei confronti della città: ”Se tu conoscesti questo tuo giorno” e si riferiva all’adempimento delle profezie di Zaccaria 9: dall’ordine di ricostruzione delle mura di Gerusalemme, contando in avanti un certo numero di giorni, si sarebbe arrivati al momento esatto nel quale il Messia sarebbe entrato in Gerusalemme; il popolo è stato cieco verso tale profezia e non l’ha riconosciuto. Giovanni stesso dichiara di non aver capito il significato di quanto stava accadendo, ma di aver ricollegato tutti gli avvenimento quando Gesù è risorto.
Dio aveva dichiarato con estrema precisione il giorno dell’entrata in Gerusalemme del Messia.
Molti anche oggi sono ciechi e non leggono i segni del secondo ritorno di Cristo, ma la Chiesa non deve farsi cogliere di sorpresa ed essere pronta al ritorno dello sposo. Le crisi dei governi sparsi nel mondo porteranno ad un governo mondiale, ad una moneta unica e ad una sola banca: ci stiamo preparando.
Vs. 18-19. La folla dunque, che era con lui quando aveva chiamato Lazzaro fuori dal sepolcro e l’aveva risuscitato dai morti, gli rendeva testimonianza. 18 Perciò la folla gli andò incontro, perché aveva udito che egli aveva fatto questo segno. 19 I farisei allora dissero tra di loro: "Vedete che non guadagnate nulla; ecco, il mondo gli va dietro".
Se Gesù avesse guarito Lazzaro, la cosa sarebbe stata nota solamente al suo stretto nucleo familiare; la resurrezione di un morto, invece, fece scalpore e molte persone seguirono Gesù; ora i suoi seguaci sono molti. La morte di Lazzaro ha dato la vita a tanti, quella di Cristo l’ha donata a tutti i credenti.
Fino a questo punto Giovanni ha riportato molti episodi nei quali Gesù parla della “sua ora”. Al cap. 2 lo troviamo ad una festa di nozze assieme a sua madre, la quale gli chiede di fare qualcosa poiché il vino è terminato. A tale richiesta, egli risponde che la sua ora non è ancora venuta, riferendosi al momento in cui la sua gloria sarebbe stata manifestata.
Al cap. 4 parlava alla donna samaritana al pozzo e le dice che l’ora è vicina, anzi già arrivata; si riferiva a quando sarebbe stato scritto il NT, basato sul suo sangue e parla della chiesa, tempio di Dio.
Cap. 5:25 parla di coloro che sono morti spiritualmente, i quali avendo udito la sua parola avrebbero ricevuto vita dal punto di vista spirituale. Tutti i peccatori erano morti, ma avendo accettato Cristo hanno ricevuto la vita nel Suo nome.
Cap. 7:30 parla con i Farisei che lo volevano catturare, ma non vi riuscirono poiché la sua ora non era ancora venuta.
Tutti questi versetti indicano l’ora della sua crocifissione, ma i discepoli non avevano compreso che egli avrebbe sofferto e sarebbe morto. Erano entusiasti del successo della missione di Cristo, riconosciuta da tutti, anche dai farisei, i quali devono ammettere che egli ha moltissimi seguaci. Non desideravano che tutto questo finisse, poiché è bello far parte di qualcosa che ha successo. Cristo è all’apice del suo ministerio. Sta preparando i discepoli agli avvenimenti futuri, dicendo loro che non è importante quello che otteniamo dalla vita, ma ciò che doniamo durante la vita.
Alcuni Greci vogliono vedere Gesù; Egli parla della Sua morte.
Vs. 20. Or tra quelli che erano saliti ad adorare a durante la festa c’erano alcuni Greci.
I Greci credevano che esistessero molte verità e numerose vie. Costoro che arrivano da Gesù sono un’eccezione, poiché ricercano il vero Dio e frequentano le sinagoghe. Essi erano giunti al posto giusto, poiché Gesù è l’unica fonte della verità. La loro presenza apre la porta ai gentili, poiché tutti gli uomini hanno bisogno di Lui.
Vs. 21. Costoro dunque, accostatisi a Filippo, che era di Betsaida di Galilea, lo pregarono dicendo: "Signore, vorremmo vedere Gesù".
Essi avevano sentito parlare di Gesù ed ora volevano conoscerlo personalmente. A noi ciò fa capire che chiunque desidera conoscere Cristo può farlo, senza passare attraverso l’autorità. Possiamo andare direttamente a Gesù. Purtroppo l’uomo ha complicato i canali di incontro tra l’uomo e Dio, resi semplicissimi da Dio stesso. Cristo ha sempre detto:
Matteo 11:28. Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo.
Possiamo accedere al figlio di Dio senza alcun ostacolo.
Filippo riceve la richiesta da parte di questi Greci di vedere Gesù e la rivolge a sua volta ad Andrea; quest’ultimo va da Gesù, il quale, di fronte a tale domanda, risponde in modo apparentemente insensato:
Vs. 22-23. Filippo andò a dirlo ad Andrea; a loro volta, Andrea e Filippo lo dissero a Gesù. 23 Ma Gesù rispose loro, dicendo: "L’ora è venuta, in cui il Figlio dell’uomo deve essere glorificato.
Per capire questa affermazione leggiamo Daniele 7:13-14. Io guardavo nelle visioni notturne ed ecco sulle nubi del cielo venire uno simile a un Figlio dell’uomo; egli giunse fino all’Antico di giorni e fu fatto avvicinare a lui. 14 A lui fu dato dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, nazioni e lingue lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà mai distrutto".
Certamente i discepoli hanno pensato che la glorificazione di Gesù era prossima, visto che i Greci, cioè dei gentili, già lo cercavano. Essi pensavano ad una gloria terrena, ricca di potere, a qualcosa di grandioso, non certamente ad un sacrificio, poiché le cose eclatanti attirano la carne. Eppure la croce è l’espressione massima dell’amore di Cristo.
Vs. 24. In verità, in verità vi dico: Se il granel di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto.
In verità, in verità vi dico: Gesù richiede la nostra piena attenzione per comunicarci qualcosa di importante.
Il granello di frumento si trasforma in una pianta che dà vita a tantissimi granelli. Questi ultimi, a loro volta, daranno vita ad innumerevoli granelli. Così la morte di Cristo, unico granello, dà vita a tante anime; in Apocalisse Giovanni afferma che esse sono talmente tante che non si possono contare. Il sacrificio di sé, il morire in croce per il bene degli altri, è qualcosa di totalmente contrario alla mentalità umana. Forse gli uomini possono compiere un gesto eroico spinti dall’istinto (es. salvare una persona che sta per essere travolta da un’ auto), ma certamente non dedicherebbero la propria vita al sacrificio di sé, giorno dopo giorno.
Matteo 16:24. Allora Gesù disse ai suoi discepoli: "Se qualcuno mi vuole seguire, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
Questo è il segreto di una vita piena e gioiosa, poiché nel dare la nostra vita la troviamo.
Quindi: affinché le persone vedano Gesù, quest’ultimo doveva morire; solo in questo modo è possibile incontrare Cristo nelle persone che compongono la Chiesa.
Vs. 25. Chi ama la sua vita la perderà, e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.
La vita è un dono prezioso e come tale va apprezzata, però non bisogna investire tutti noi stessi in questa vita, poiché essa è destinata a finire.
Proverbi 13:7. C’è chi si comporta come un ricco, ma non ha nulla, c’è invece chi si comporta come un povero, ma ha molti beni.
Quando viviamo per servire gli altri, lì troviamo il nostro scopo di vita. Trascorriamo del tempo con coloro che non credono, altrimenti essi non avranno mai la possibilità di comprendere e convertirsi. Ovviamente, non facciamo le cose che essi fanno.
Vs. 26. Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io, là sarà anche il mio servo; se uno mi serve, il Padre l’onorerà.
Gesù sta per essere ucciso e pertanto Egli ci chiede di seguirlo fino alla croce. Questa è una sfida per la nostra vita: egli moriva per le persone che lo odiavano, tuttavia noi siamo capaci di tanto? Egli è morto per noi quando eravamo peccatori, non ha atteso il nostro ravvedimento, ma ha compiuto il primo passo.
Ora troviamo l’ultimo discorso pubblico di Cristo; dal vs. 13 ne troveremo tanti altri, ma saranno intimi, vissuti a tu per tu con qualcuno.
Vs. 27. Ora l’anima mia è turbata; e che dirò: Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo io sono giunto a quest’ora.
Anche per Cristo era difficile portare a termine il piano salvifico di Dio, poiché Egli era umano come noi. Stava combattendo contro la carne, come accade a noi. La morte della carne vuol dire la vittoria dello spirito. La vita del cristiano non appare gloriosa per il mondo, tuttavia piace a Dio e porta a Lui la gloria.
Vs. 28. Padre, glorifica il tuo nome!". Allora venne una voce dal cielo: "L’ho glorificato e lo glorificherò ancora".
Per la terza volta Dio parla dal cielo davanti agli uomini:
1. Mt. 3, 17: Gesù viene battezzato e Dio dice: “Questo è il mio amato figlio, nel quale mi sono compiaciuto”,
2. Mt. 17,5: gli apostoli volevano fare tre tabernacoli, uno per Gesù, uno per Mosè ed uno per Elia e Dio dice di porre ascolto solo a Gesù, l’unico Messia,
3. qui, dove Dio pone di nuovo il suo sigillo su suo figlio.
Questa è la gloria che ci dà il Signore, la quale è totalmente diversa di quella che pensa il mondo. E’ la gloria di ubbidire a Dio e di servire gli altri.
I tesori di questa terra sono insicuri, ma nel cielo ci sono ben altri tesori, che durano per sempre. Per cosa stiamo vivendo? Per la gloria di Dio o per le cose del mondo?
Vs. 29-31. La folla dunque, che era presente e aveva udito la voce, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: "Un angelo gli ha parlato". 30 E Gesù rispose e disse: "Questa voce non è venuta per me, ma per voi. 31 Ora è il giudizio di questo mondo ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo.
Il principe di questo mondo è Satana, che si è ribellato contro Dio. Ogni giorno vediamo i frutti di questa ribellione: quando l’uomo opera senza tener conto di Dio crea delle situazioni catastrofiche e malvagie.
Solo la croce di Cristo può distruggere le opere del diavolo; l’uomo combatte spiritualmente contro di lui e la vittoria è già scritta in cielo: egli verrà gettato nello stagno di fuoco alla fine dei tempi. Il Messia è stato ucciso per dare la vita a tutti coloro che vogliono aggrapparsi a questa sponda di salvezza.
Prima di Creare l’universo Gesù conosceva tutto il percorso della storia umana ed aveva deciso quale piano di salvezza mettere in atto; tuttavia non l’ha svelato al demonio, perciò l’ha lasciato nell’ignoranza. Satana non è onnisciente. La parabola dei vignaioli omicidi spiega i rapporti tra il Padre, il Figlio e il nemico. Gesù è la pietra rigettata, sulla quale verranno distrutti i malvagi.
Vs. 32-36. Ed io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me". 33 Or egli diceva questo, per indicare di qual morte egli doveva morire. 34 La folla gli rispose: "Noi abbiamo appreso dalla legge che il Cristo rimane in eterno; ora come puoi tu dire che il Figlio dell’uomo deve essere innalzato? Chi è questo Figlio dell’uomo?". 35 Gesù allora disse loro: "La luce è con voi ancora per un po’; camminate mentre avete la luce, affinché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va".
Gesù, luce del mondo
36 "Mentre avete la luce, credete nella luce, affinché diventiate figli di luce". Queste cose disse Gesù; poi se ne andò e si nascose da loro.
Gesù è la luce del mondo.
Vs. 37-41. Sebbene avesse fatto tanti segni davanti a loro, non credevano in lui, 38 affinché si adempisse la parola detta dal profeta Isaia: "Signore, chi ha creduto alla nostra predicazione? E a chi è stato rivelato il braccio del Signore?". 39 Perciò non potevano credere, perché Isaia disse ancora: 40 "Egli ha accecato i loro occhi e ha indurito il loro cuore, perché non vedano con gli occhi, non intendano col cuore, non si convertano e io non li guarisca". 41 Queste cose disse Isaia, quando vide la sua gloria e parlò di lui.
Isaia vide la gloria del Signore, cioè Gesù, quando ebbe una visione dell’Eterno (inizio del libro).
Vs. 42-46. Tuttavia, anche tra i capi, molti credettero in lui; ma a motivo dei farisei non lo confessavano, per non essere espulsi dalla sinagoga, 43 perché amavano la gloria degli uomini più della gloria di Dio. 44 Or Gesù gridò e disse: "Chi crede in me, non crede in me, ma in Colui che mi ha mandato. 45 E chi vede me, vede Colui che mi ha mandato. 46 Io sono venuto come luce per il mondo, affinché chiunque crede in me non resti nelle tenebre.
La salvezza è per tutti.
Vs. 47. E se uno ode le mie parole e non crede, io non lo giudico; perché io non sono venuto a giudicare il mondo, ma a salvare il mondo.
OGGI è il momento della salvezza, perché la luce è in mezzo a noi; non sprechiamo questa opportunità, perché poi ci pentiremo per aver lasciato passare un’occasione irripetibile. Ad essa farà seguito il giudizio.
Vs. 48-50. Chi mi respinge e non accoglie le mie parole, ha chi lo giudica; la parola che ho annunziata sarà quella che lo giudicherà nell’ultimo giorno. 49 Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre stesso mi ha mandato e mi ha comandato ciò che io devo dire ed annunziare. 50 Ed io so che il suo comandamento è vita eterna; le cose dunque che io dico le dico così come il Padre me le ha dette".