Giovanni 11
Cap. 11.
La resurrezione di Lazzaro
Qui è narrato l’ultimo miracolo pubblico del ministerio di Gesù, ovvero quello della resurrezione di Lazzaro. Egli era un amico di Gesù e, assieme alle sue sorelle, molto vicino a Lui. Ciò ci fa capire che tale condizione non ci rende immuni al dolore, anzi a volte più vulnerabili, in quanto presi di mira dal nemico. Tuttavia, essendo figlioli di Dio abbiamo il vantaggio di avere il potere di Dio su di noi, un potere che Dio vuole manifestare in noi, servendosi dei travagli della nostra vita.
Siamo nei pressi della Pasqua, quando Gesù verrà ucciso.
Vs. 1-2. Era allora malato un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta, sua sorella.
Lazzaro si trovava a Betania, a 3 km da Gerusalemme. Gesù, invece, è in un altro villaggio, fuori di Giuda, infatti i suoi discepoli gli dicono di non andare in tale luogo perché alcuni farisei volevano ucciderlo.
2 Or Maria era quella che unse di olio profumato il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli;
E’ interessante vedere come un credente venga ricordato principalmente per il rapporto che ha con il Signore. In questo caso, Lazzaro è un personaggio molto famoso, in quanto è stato resuscitato da Cristo, fatto tutt’altro che usuale. Tuttavia egli viene identificato come il fratello di colei che unse i piedi di Gesù e li asciugò con i propri capelli. In altre parole, Lazzaro è il fratello di colei che aveva un rapporto speciale con Cristo. Possiamo dedurre, quindi, che in cielo verremo ricordati per la nostra vicinanza intima con il Signore, più che per i miracoli che attraverso noi Cristo ha realizzato. A volte noi vorremmo poter raccontare di grandi opere compiute attraverso noi, oppure di miracoli accaduti nella nostra vita; per il Signore, invece, sono preziosi quei momenti vissuti in intimità e in comunione con noi, quando ci poniamo ai Suoi piedi. Marta e Maria erano persone che stavano vicino a Lui, ringraziandolo per chi Egli era.
e suo fratello Lazzaro era malato.
Vs. 3. Le sorelle dunque mandarono a dire a Gesù: "Signore, ecco, colui che tu ami è malato".
Qui non viene detto che è malato colui che ama Gesù, ma colui che è amato dal Signore. L’amore umano, infatti, è instabile e subisce delle alternanze di entusiasmo e di demotivazione; al contrario, l’amore di Cristo è eterno, non cambia, è senza condizioni e non viene mai meno. Attraverso questo amore noi siamo considerati dal Padre, ed attraverso tale amore Egli agisce nella nostra vita.
Il termine adoperato per rendere il significato di amore non è “agapao”, che significa un amore incondizionato, che non viene mai meno, senza condizioni, ma “fileo”, che descrive il rapporto tra due amici che si amano e che si sentono fratelli. Gesù ci considera suoi amici e ci ama perché vuole, non perché deve.
Quindi: Gesù amava Lazzaro come un fratello.
Vs. 4. E Gesù, udito ciò, disse: "Questa malattia non è a morte, ma per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato".
Gesù invia alle due sorelle un messaggio, nel quale fa sapere loro che la malattia del fratello non finirà con la morte, ma che sarà usata per la gloria di Dio. Per ogni cristiano la morte è un momento di trapasso da uno stato all’altro, verso la vita eterna con Cristo. La malattia non è certamente provocata dai nostri peccati, ma è un mezzo del quale Dio si serve per raggiungere determinati scopi. Ci sono circostanze che prevedono il dolore e le difficoltà, ma se comportano la glorificazione di Dio, allora dobbiamo essere soddisfatti.
In questo passo Gesù dichiara di essere Figlio di Dio e promette a Marta e a Maria che Lazzaro non sarebbe morto. Noi sappiamo dal testo che lo era già quando è arrivato il messaggero con l’annuncio della malattia dell’uomo, e certamente Gesù sapeva tale fatto essendo Dio onnipotente; eppure Egli promette alle due donne che il loro fratello sarebbe rimasto in vita. Poi sembra comportarsi con indifferenza, rimanendo altri due giorni dove si trovava; quando giungerà, agli occhi di Marta e Maria sembrerà essere arrivato tardi: i tempi di Dio non sono i nostri.
Vs. 5. Or Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro.
Qui la parola “amore” è “agape” e descrive il tipo di amore che univa Gesù a Marta, Maria e Lazzaro: era un amore incondizionato e si riferisce all’amore di Dio; Egli ci ama nonostante tutto e lo nutriva per noi anche quando eravamo suoi nemici. Sicuramente Egli è compiaciuto quando camminiamo rettamente e poniamo fede in Lui,ma il Suo amore per noi permane in eterno, a prescindere dal nostro comportamento.
Perché a questo punto viene reso noto l’amore di Cristo per Lazzaro? Probabilmente Giovanni vuole anticipare con queste parole quanto accadrà nel prossimo versetto. Infatti, nonostante tale amore, il Signore attende ancora due giorni prima di recarsi dall’amico e noi allora potremmo desumere che Egli non l’amasse. Gesù, invece, voleva servirsi di tale circostanza per mostrare la propria potenza e far capire al mondo chi Egli fosse.
Vs. 6. Come dunque ebbe inteso che Lazzaro era malato, si trattenne ancora due giorni nel luogo dove egli era.
I tempi del Signore non sono i nostri, ma possiamo essere certi del Suo amore. Tuttavia, come ogni buon genitore, anche nostro Padre non ci dà ogni cosa che chiediamo, in quanto non tutte le cose sono per il nostro bene. Egli ci dona ogni cosa che chiediamo secondo la Sua volontà e molte volte lo fa in un modo che noi ritenevamo fosse impossibile.
Vs. 7. Poi disse ai suoi discepoli: "Torniamo di nuovo in Giudea".
Gesù attende due giorni e poi torna in Giudea. Egli, infatti, conosce perfettamente il tempo giusto e sa quando operare; il problema è che ai nostri occhi il suo tempo non collima con il nostro.
Vs. 8. I discepoli gli dissero: "Maestro, i Giudei poco fa cercavano di lapidarti e tu vai di nuovo là?".
I discepoli non vogliono tornare in Giudea in quanto temono l’insorgere di nuovi problemi e cercano di scoraggiare il Signore, nonostante la malattia di Lazzaro.
Vs. 9-10. Gesù rispose: "Non vi sono forse dodici ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo 10 ma se uno cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui".
Gesù doveva portare a termine un compito ed aveva a disposizione un tempo ben determinato per farlo; nulla sarebbe stato di ostacolo per il compimento di tale opera. Anche per i cristiani vale il medesimo concetto: se rimaniamo stretti vicino al Signore, siamo nelle sue mani e nulla può cambiare tale fatto; Egli guida la nostra vita.
Qui Gesù sta cercando di insegnare ai discepoli che non devono temere alcun male, poiché stanno camminando in obbedienza al piano di Dio, il quale verrà portato a compimento in ogni caso. Inoltre, essi non vanno da soli, bensì Egli è con loro, anzi davanti a loro.
Vs. 11-16. Dopo aver detto queste cose, soggiunse: "Il nostro amico Lazzaro si è addormentato, ma io vado a svegliarlo". 12 Allora i suoi discepoli dissero: "Signore, se dorme si riprenderà". 13 Or Gesù aveva parlato della sua morte, essi invece pensavano che avesse parlato del riposo del sonno. 14 Allora Gesù disse loro apertamente: "Lazzaro è morto. 15 Ed io mi rallegro per voi di non essere stato là, affinché crediate; ma andiamo da lui". 16 Allora Tommaso, detto Didimo, disse ai condiscepoli: "Andiamo anche noi a morire con lui".
Gesù spiega che Lazzaro è morto, ma che Egli va a svegliarlo. La morte del cristiano, infatti, viene paragonato al sonno. Qui Gesù spiega il motivo di tanto ritardo: voleva essere certo della morte dell’amico, affinché la sua resurrezione portasse le persone alla fede. Poi Tommaso, che è un uomo incredulo e che vede le difficoltà ovunque, ritiene che tale spedizione li porterà alla morte e comunica agli altri il proprio pensiero. Al contrario, il Signore ci chiede di incoraggiare gli altri e di non vedere sempre ovunque le difficoltà.
Vs. 17. Arrivato dunque Gesù, trovò che Lazzaro era già da quattro giorni nel sepolcro.
Lazzaro è morto già da tempo, forse alcuni attimi dopo che i messaggeri avevano fatto la propria ambasciata. Inoltre, Gesù aveva lasciato trascorrere altro tempo da quel momento, quindi ora umanamente non vi è più alcuna speranza. Questo è esattamente ciò che Gesù voleva, ossia la totale perdita della speranza, affinché tutti potessero gettarsi ai suoi piedi, chiedendo a Lui di fare qualcosa.
Vs. 18-19. Or Betania distava da Gerusalemme circa quindici stadi. 19 E molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle del loro fratello.
La casa è piena di persone venute per consolare le due sorelle, ma essi non sanno che ben presto tale abitazione diverrà un luogo di gioia poiché il Signore vi è entrato. Ogni luogo in cui si ferma Gesù è un luogo gioioso, poiché Egli può operare liberamente, portando la vita dove c’era la morte.
Vs. 20-21. Marta dunque, come udì che Gesù veniva, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21 Marta disse a Gesù: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto,
Marta dimostra di avere fede,
Vs. 22. ma anche adesso so che tutto quello che chiederai a Dio, Dio te lo darà".
e che anche ora tutto è possibile, perché Gesù è presente. Se andiamo a Lui tutto può cambiare. Ricordiamo che Dio risponde sempre alle preghiere dei suoi figlioli, ma non sempre lo fa nel modo che desideriamo. In questo caso, Egli risponde alle suppliche di Marta e Maria, ma non nei tempi e nei modi che esse desiderano.
Vs. 23-24. Gesù le disse: "Tuo fratello risusciterà". 24 Marta gli disse: "Lo so che risusciterà nella risurrezione all’ultimo giorno".
Marta crede che Gesù stia parlando della resurrezione finale, quella che dà la vita al cristiano e il giudizio eterno a colui che ha rifiutato la Parola.
Vs. 25. Gesù le disse: "Io sono la risurrezione e la vita; chiunque crede in me, anche se dovesse morire, vivrà.
Gesù è la resurrezione e la vita ora e in ogni momento, la fonte, la sostanza, la primizia e la causa di ogni cosa. Se gli permettiamo di operare Egli cambierà le cose, portando la vita al posto della morte. Questo è il messaggio dell’evangelo: noi viviamo perché Gesù stilla in noi l’alito vitale.
Vs. 26-27. E chiunque vive e crede in me, non morrà mai in eterno. Credi tu questo?". 27 Ella gli disse: "Sì, Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che doveva venire nel mondo".
Gesù non è solamente il Figlio di Dio, ma la resurrezione e la vita. Egli può ogni cosa, ma non ci darà tutto ciò che chiederemo, ma solamente ciò che è nella sua perfetta volontà.
Vs. 28-32. E, detto questo, andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: "Il Maestro è qui e ti chiama". 29 Appena udito ciò, ella si alzò in fretta e venne da lui. 30 Or Gesù non era ancora giunto nel villaggio, ma si trovava nel luogo dove Marta lo aveva incontrato. 31 Perciò i Giudei che erano in casa con lei per consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, dicendo: "Ella se ne va al sepolcro per piangere la". 32 Appena Maria giunse al luogo in cui si trovava Gesù, e lo vide, si gettò ai suoi piedi, dicendogli: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto".
Il posto di ogni cristiano è ai piedi di Gesù, in ogni momento della vita, sia nel bene che nel male. Molti lo cercano quando la vita è serena, ma alla prima difficoltà si dimenticano di Lui; al contrario, altri si avvicinano al Signore nelle difficoltà, ma non appena passa la burrasca se ne distaccano. La persona saggia rimane ai piedi di Gesù, perché Egli è la risposta.
Maria fa notare a Gesù di non essere arrivato in tempo e di non aver risposto alle sue preghiere; non sa che i tempi di Dio non sono i nostri e che i suoi programmi non collimano con i nostri.
Vs. 33-35. Gesù allora, come vide che lei e i Giudei che erano venuti con lei piangevano, fremé nello spirito e si turbò, 34 e disse: "Dove l’avete posto?". Essi gli dissero: "Signore, vieni e vedi". 35 Gesù pianse.
Solamente tre volte Gesù piange:
lo fece per Gerusalemme, quando non lo accettò come Messia,
andando incontro alla distruzione, nel giardino di Getsemani
ed ora in questa circostanza.
Non sappiamo perché pianse, forse perché provava compassione per coloro che si trovavano nel lutto. Il Signore comprende appieno i nostri stati d’animo.
Ebrei 4:15. Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato.
Gesù è tenero e piange con noi, poiché ha compassione per le nostre debolezze. E’ vicino a noi e sente come propri i nostri problemi. Ad esempio, quando Paolo perseguitava la chiesa, il Signore sentiva addosso a sé tutte le ferite di tale accanimento, perché tutto ciò che vivono i suoi figli è percepito in modo vivo dal nostro Salvatore.
Vs. 36-45. Dissero allora i Giudei: "Vedi come l’amava!". 37 Ma alcuni di loro dissero: "Non poteva costui che aprì gli occhi al cieco, far sì che questi non morisse?". 38 Perciò Gesù, fremendo di nuovo in se stesso,
Gesù è triste per l’incredulità umana, nonostante gli innumerevoli miracoli visti.
venne al sepolcro; or questo era una grotta davanti alla quale era stata posta una pietra. 39 Gesù disse: "Togliete via la pietra!".
Gesù chiede di togliere la pietra, anche se Egli stesso poteva compiere tale azione; infatti ha rimosso il sigillo del proprio sepolcro nel momento della resurrezione. Perché qui non ha agito allo stesso modo? Probabilmente perché vuole farci capire che se vogliamo che Egli operi nella nostra vita dobbiamo compiere un passo per primi, rimuovendo la pietra e permettendogli l’accesso; non teniamo nulla per noi stessi, ma doniamo a Lui ogni cosa. Ci sono aree della nostra vita che non ci piacciono, che ci imbarazzano, che consideriamo putrescibili: permettiamo a Gesù di accedervi ed ogni cosa tornerà al suo posto.
Marta, la sorella del morto, gli disse: "Signore, egli puzza già, poiché è morto da quattro giorni". 40 Gesù le disse: "Non ti ho detto che se credi, vedrai la gloria di Dio?". 41 Essi dunque tolsero la pietra dal luogo dove giaceva il morto. Gesù allora alzati in alto gli occhi, disse: "Padre, ti ringrazio che mi hai esaudito. 42 lo sapevo bene che tu mi esaudisci sempre, ma ho detto ciò per la folla che sta attorno, affinché credano che tu mi hai mandato". 43 E, detto questo, gridò a gran voce: "Lazzaro, vieni fuori!".
Gesù prega ad alta voce affinché la folla che era riunita per il funerale potesse comprendere che Egli era il Figlio di Dio.
Poi chiama Lazzaro per nome e gli rende la vita, così come anche oggi chiama molte persone per nome, le invita a seguirlo, per trarle dalla morte e portarle alla vita. Se credi vedrai la sua potenza.
44 Allora il morto uscì, con le mani e i piedi legati con fasce e con la faccia avvolta in un asciugatoio. Gesù disse loro: "Scioglietelo e lasciatelo andare". 45 Allora molti dei Giudei, che erano venuti da Maria e avevano visto tutto quello che Gesù aveva fatto, credettero in lui.
Se Lazzaro non fosse morto, presso la sua casa non ci sarebbe stata la folla ad assistere a questo miracolo: la morte di Lazzaro doveva avvenire, perché molti avessero la salvezza.
Quale promessa aveva fatto Gesù alle sorelle di Lazzaro?
Vs. 4. E Gesù, udito ciò, disse: "Questa malattia non è a morte, ma per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio sia glorificato".
Esse non si erano aggrappate a tale promessa.
Quale promessa ha fatto ai credenti?
Ogni cosa coopera per il bene per coloro che amano Dio e sono chiamati secondo i suoi proponimenti.
Ogni cosa coopera per il nostro bene, anche un avvenimento luttuoso. Dobbiamo perseverare nella preghiera per la conversione dei nostri cari.
I farisei deliberano di far morire Gesù.
Vs. 46-57. Ma alcuni di loro andarono dai farisei e raccontarono loro quello che Gesù aveva fatto. 47 I capi dei sacerdoti e i farisei, quindi, riunirono il sinedrio
Il sinedrio era composto da 70 uomini e presieduto dal capo dei sacerdoti, secondo il modello di Mosè e dei 70 anziani. Era il più importante corpo direttivo dei Giudei e responsabile del loro governo locale nella provincia romana della Giudea. Era loro compito indagare sulle accuse relative all’infrazione della Legge Mosaica, ed il controllo delle affermazioni di coloro i quali si dicevano profeti o Messia.
e dicevano: «Che facciamo? Perché quest’uomo fa molti segni miracolosi. 48 Se lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui; e i Romani verranno e ci distruggeranno come città e come nazione».
Temono di essere cacciati dall’amministrazione del Tempio e della popolazione.
49 Uno di loro, Caiafa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla, 50 e non riflettete come torni a vostro vantaggio che un uomo solo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione».
Caifa propone una soluzione radicale: eliminare Gesù.
51 Or egli non disse questo di suo; ma, siccome era sommo sacerdote in quell’anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione; 52 e non soltanto per la nazione, ma anche per riunire in uno i figli di Dio dispersi. 53 Da quel giorno dunque deliberarono di farlo morire. 54 Gesù quindi non andava più apertamente tra i Giudei, ma si ritirò nella regione vicina al deserto, in una città chiamata Efraim; e là si trattenne con i suoi discepoli.
Gesù si allontana da Betania e va a Efraim.
55 La Pasqua dei Giudei era vicina e molti di quella regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. 56 Cercavano dunque Gesù; e, stando nel tempio, dicevano tra di loro: «Che ve ne pare? Verrà alla festa?» 57 Or i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che se qualcuno sapesse dov’egli era, ne facesse denuncia perché potessero arrestarlo.