Giovanni 1

Giovanni 1:1-18
Craig Quam
Giovanni 1:19-33
Craig Quam
Giovanni 1:34-51
Craig Quam

Cap. 1

La Parola fatta carne

Vs. 1-2.  Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. 

Gesù esiste dall’inizio dei tempi, e quando Dio ha creato il tempo, lo spazio e l’universo Egli esisteva già. Gesù è Dio. Ciò dimostra che non solo esiste una distinzione fra la Parola e Dio, ma anche che entrambi sono Dio. Quindi, quando parliamo della Parola, stiamo parlando di Dio. 

Infatti, la frase “Nel principio era la Parola”  richiama la prima in Genesi “Nel principio Dio creò il cielo e la terra”: Dio è preesistente alla creazione proprio come lo è Gesù; questi è divino tanto quanto lo è Dio.

Perché Gesù viene chiamato “Parola?” La cultura greca identificava una persona con le parole che esprimeva, perché esse delineano il carattere di quella persona. Quando noi preghiamo, concludiamo la nostra preghiera con le parole: “Nel nome di Gesù”; tale formula vuole indicare che la nostra preghiera deve contenere dei pensieri che siano in sintonia con quelli di Cristo. Infatti, se ad esempio preghiamo per la morte di una persona, è inutile che chiediamo tale cosa “ Nel nome di Gesù”, perché tale sentimento non corrisponde al Suo carattere e tale frase sarebbe inutile.

Quando Dio parla di se stesso ad Abramo, si identifica nel “Dio che provvede” o con altre definizioni: Egli spiega il Suo carattere con dei termini.

Gesù è la Parola: questa è la sua essenza. Egli è l’espressione totale, completa e perfetta di chi è Dio onnipotente, il Creatore. Per questo motivo quando Filippo chiese a Gesù di mostrargli il Padre, Egli ha risposto che vedere Lui è la stessa cosa che vedere il Padre.

Quindi: Giovanni ci presenta Gesù come Dio onnipotente, creatore dell’universo.

2  Essa era nel principio con Dio. 

Dio, all’inizio di tutto, già c’era. Dio è eterno. Non possiamo comprendere a fondo l’eternità, ma possiamo sapere che Dio è Dio, infinito, e che noi siamo semplici uomini, finiti. Dio è superiore a noi in ogni senso.

Qui è il senso dell’intimità che intercorrere tra Gesù e il Padre da sempre.

Vs. 3.  Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei; e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. 

Gesù è il creatore dell’universo. Genesi, infatti, afferma che Dio ha creato ogni cosa attraverso la Parola: Gesù ed ha compiuto tale atto per la Sua gloria.

Ti sei mai domandato da dove è venuto il mondo? Esso è troppo perfetto per essere venuto all’esistenza per caso. Infatti, tutto è stato creato per mezzo di Gesù (la Parola). Tu non sei qui in questo mondo per caso: sei stato creato per uno scopo ben preciso.

Pensa alla creazione: si tratta di una manifestazione del potere della Parola, un potere talmente grande da essere incomprensibile.

L’uomo riesce a modificare qualche piccola parte della creazione; Dio invece ha creato tutto dal nulla. Egli è potente, anzi è onnipotente. Non ci sono limiti alle Sue capacità.

Visto che Gesù ha creato tutto, quante delle cose appartengono a Lui? Come Creatore, che diritto ha sulla creazione? Che diritto ha su di te? A chi appartieni? Infatti Gesù, essendo Creatore, è anche Signore e Sovrano di tutto, compreso di te e di me. Egli è Giudice del suo mondo e per questo siamo soggetti al suo giudizio, secondo la sua legge.

Dio è il Creatore di tutto, perciò è Sovrano su tutta la Sua creazione, ed è anche Giudice

di tutte le Sue creature, compreso anche me e te.

Vs. 4-11.  In lei era la vita, e la vita era la luce degli uomini. 

Gesù è la luce che illumina ogni uomo. Solo chi è nato dallo Spirito Santo può essere chiamato “figlio di Dio”; gli uomini non credenti non sono figli di Dio ed anche i credenti, prima della conversione, erano nemici di Dio, anche se Sue creature.

Ogni uomo, però, ha in sé una scintilla di vita, il respiro, che gli è stata data da Gesù, il quale ha stillato in ogni essere umano una coscienza, per scindere il bene dal male.

5  La luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta. 

Di nuovo c’è un ritorno a Genesi, quando dice che le tenebre coprivano la faccia della terra; la luce, però, ha coperto le tenebre. Esse sono la mancanza di luce. Spiritualmente parlando, le tenebre, cioè lo stato in cui vivono normalmente gli uomini, sono la mancanza di Dio (la Parola è Dio), ed anche la mancanza di vita. La Parola è vita e luce. La luce splende nelle tenebre, cioè fra gli uomini.

Le tenebre hanno ricevuto la luce? Chi non riceve Dio—Gesù, rimane senza la luce nel buio, e perciò non ha neppure la vera vita, perché la vita è nella Parola, cioè in Dio.

In altre parole, pur avendo vita fisica, si può essere privi della vera vita, la vita spirituale in Cristo.

Anche oggi si può constatare che la grande maggioranza degli uomini non riceve Dio. Tante persone credono in Lui e in Gesù in senso intellettuale o religioso, ma non lo ricevono personalmente,  non Lo accettano come Signore e Re della loro vita. Non ammettendo o non riconoscendo di essere veramente condannati e perduti, non Lo ricevono come vero Salvatore e preferiscono gestire la propria vita a modo loro, rimanendo nel buio spirituale.

6  Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. 7  Egli venne come testimone per render testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. 8  Egli stesso non era la luce, ma venne per render testimonianza alla luce. 9  La vera luce che illumina ogni uomo stava venendo nel mondo. 

Giovanni parla di Giovanni Battista, colui che è stato mandato per attestare la verità della luce. La venuta di Gesù Cristo era talmente importante che Dio ha mandato un araldo per portare testimonianza alla luce venuta nel mondo e preparare la gente a riceverLo.

Bisogna riconoscere Gesù come Sovrano Creatore e riceverlo per chi è.

Qui in Italia la Bibbia è disponibile a tutti noi per prepararci a ricevere Gesù. Però, quante persone cercano veramente Dio nella Sua Parola? Non ci sarà giustificazione per chi non si sarà impegnato sinceramente nella ricerca di Dio.

Giovanni descrive Giovanni Battista come colui che ha avuto il compito di testimoniare di Gesù, mentre i sinottici evidenziano maggiormente il suo ruolo di predicatore del pentimento ed il suo battezzare in acqua i ravveduti. Il motivo di tale differenza sta nel fatto che Giovanni voleva porre l’accento nel ruolo di testimone che il Battista aveva ricevuto.

10  Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, ma il mondo non l’ha conosciuto. 11  É venuto in casa sua e i suoi non l’hanno ricevuto; 

Giovanni sta parlando del popolo ebraico, che ha visto la nascita di Cristo, ma non l’ha riconosciuto. Essi sono stati scelti da Dio come il Suo popolo, non per merito loro, ma per libera scelta dell’Eterno. I Giudei, il popolo di Dio, non hanno riconosciuto Gesù, cioè non lo hanno accettato per chi era. 

Era così allora, ed è così oggi. Il mondo appartiene ancora a Gesù, ma le persone non Lo accettano per chi è. Possono accettarLo come qualcuno che può essere di aiuto, come un poveretto morto sulla croce, ma tuttora la gente non vuole Gesù come Creatore, Dio, e perciò Sovrano.

E possibile essere religiosi e parlare molto di Cristo, e ancora non riceverLo. I Giudei di allora parlavano moltissimo di Dio e della Sua legge, ma erano peccatori, e non accettavano Dio stesso. La loro religione, pur essendo stata stabilita dall’Eterno, era vana. Ancora oggi tanti non ricevono Cristo personalmente come il loro Sovrano e Dio.

Vs. 12.  ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome; 

Ogni essere umano che ha vissuto sulla terra in ogni epoca ha avuto almeno una possibilità di conoscere Gesù, grazie alla luce che il Signore ha dato loro.

Ci sono due termini usati per definire chi ha ricevuto Gesù. Uno è “ricevere”, l’altro  è “credere”. Credere veramente in Gesù vuol dire riceverlo per chi è: Signore, Re e Salvatore.

Quindi  chi riceve Gesù acquisisce anche  il diritto di diventare figlio di Dio. Ogni persona può scegliere, anzi, deve scegliere tra due possibilità nella vita:

1) ricevere Gesù Cristo e diventare figlio di Dio,

2) NON riceverLo e non diventare figlio di Dio.

Colui che non ha personalmente ricevuto Gesù Cristo non è un figlio di Dio. E’ opinione comune oggi ritenere che siamo tutti figli di Dio, ma purtroppo ciò non è vero: siamo tutti creature di Dio, ma figli di ira. Essere figlio di Dio non è una qualità naturale, ma qualcosa che si acquisisce.

     Quando l’evangelista  parla di coloro che sono credenti usa il termine “teknon”, che significa “bambini”, mentre riserva la parola “huios” (figlio) solo per indicare Gesù: Egli è l’unigenito figlio di Dio, noi siamo i suoi bambini. In ciò differisce da Paolo che indica tutti come figli e figlie.

Come si può diventare figlio di Dio? Coloro i quali hanno ricevuto Cristo, cioè che hanno creduto in Lui, hanno ricevuto il diritto di diventare figli di Dio.

Giovanni 3: 14-21.   «E, come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figlio dell’uomo sia innalzato, 

Sta parlando della crocifissione.

15  affinché chiunque crede in lui abbia vita eterna. 

La salvezza viene offerta a tutti gli uomini.

16  Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 17  Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. 18  Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. 19  Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. 20  Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; 21  ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio». 

Gesù non desidera condannarci, ma salvarci e solo a tale scopo è venuto nel mondo. Egli offre a tutti la salvezza, ma purtroppo la maggior parte delle persone la sta rifiutando; Dio non condanna nessuno a dimorare all’inferno: sono le persone stesse che scelgono tale strada.

La luce è Gesù, la nostra coscienza: lo accogliamo o lo rifiutiamo? Solo in base a questa scelta saremo salvati o condannati, indipendentemente dal nostro essere più o meno colpevoli. La luce mette in evidenza le nostre mancanze: se chiediamo di essere lavati, allora diventeremo Figli di Dio.

Vs. 13.  i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio. 

Questa nascita non avviene per meriti umani, ma per adozione da parte di Dio.

Il termine “credere” in ebraico significa letteralmente “appoggiarsi totalmente a Dio”, affidargli interamente la vita.

Diventare figlio di Dio non dipende dal fatto di essere nato in una famiglia cristiana, ma è una scelta personale. Ciascuno di noi inizia la vita separato da Dio a causa del peccato. Nessun rito, sacramento o religione può cambiare questo stato di cose. Ma chi veramente riceve Gesù come suo Signore, Re e Salvatore diventa un figlio di Dio e non è più separato da Lui.

La nascita spirituale, che avviene quando una persona pone tutta la sua fede in Gesù e Lo riceve, è l’inizio della vita spirituale. È il momento in cui si diventa un figlio di Dio; questa è la salvezza e dipende totalmente ed esclusivamente dal rapporto che abbiamo con Gesù Cristo.

Vs. 14-18.  E la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi, 

Qui vediamo chiaramente l’identità della Parola. Essa, che abbiamo visto è Dio, si è fatta carne, cioè è diventata uomo: Gesù. Egli ha vissuto fra gli uomini, specificatamente fra gli apostoli come Giovanni. Gesù è sempre esistito. È sempre stato Dio. Ad un certo punto è diventato anche uomo: questo faceva parte del piano della salvezza.

piena di grazia e di verità; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre. 

La Bibbia rivela chiaramente che solo Dio è pieno di gloria. I discepoli di Gesù avevano visto la Sua gloria, perché Gesù è Dio.

Testimonianza di Giovanni Battista

15  Giovanni gli ha reso testimonianza, esclamando: «Era di lui che io dicevo: "Colui che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me. 16  Infatti, dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia"». 

Per capire questi versetti dobbiamo comprendere la parola “grazia”. Essa è  ricchissima di significato nella Bibbia, anche se è quasi sconosciuta oggi. Viene usata più di 150 volte nel NT. Vuol dire “favore dimostrato da Dio verso l’uomo; bontà di Dio verso l’uomo; in ogni caso, favore.” 

Si vede la grazia quando un re perdona un malfattore. Nel senso più profondo della parola, solo Dio può dimostrare vera grazia. Il fatto che Egli non giudichi il mondo subito, ma lasci ancora tempo agli uomini di ravvedersi ed essere salvati, è una grazia.

Perciò, la grazia è qualcosa di straordinario che Dio dà, qualcosa di non meritato. È un dono.

Coloro che ricevono Gesù acquisiscono grazia sopra grazia, cioè una grazia che non finisce mai. Dà l’idea del mare, dove un’onda segue l’altra in continuazione. 

Queste sono le cose che Dio fa per mezzo di Gesù nella vita di coloro che diventano Suoi figli.

17  Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo. 

La legge che è stata data per mezzo di Mosè sono i dieci comandamenti e le disposizioni date ai Giudei tramite Mosè.

Questa legge non può salvarci, ma solamente farci vedere il nostro peccato. I sacrifici praticati da Mosè e dai sacerdoti, sacrifici di agnelli, capri e tori, non possono lavare dal peccato; ci aiutano solamente a capire il nostro bisogno di un sostituto, che espii per noi: Egli è Cristo. Gesù è la fonte della salvezza, il vero sacrificio che paga la nostra condanna. In Gesù Dio ci benedice, in Lui c’è luce e verità. La salvezza è in Gesù, perciò in Lui c’è grazia e verità.

18  Nessuno ha mai visto Dio; l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere. 

Se vogliamo conoscere Dio, allora è sufficiente chiedere a Cristo di venire nella nostra vita. Egli è Dio, il creatore dell’universo.

Nessuno ha mai visto Dio. L’uomo non può scoprire Dio tramite le proprie forze. Se Egli non rivelasse Se stesso, l’uomo non potrebbe mai capire com’ è Dio. Nell’AT Dio dichiara: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie, dice l’Eterno. Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.

Perciò da solo l’uomo non può mai conoscere Dio. Gesù è Dio e tramite Lui possiamo conoscere il Padre.

Ora ci viene presentato Giovanni Battista, primo profeta del Nuovo Testamento, ma in realtà l’ultimo del Vecchio Testamento. Egli ha conosciuto Gesù, a differenza dei suoi predecessori che parlavano di un Cristo che sarebbe venuto in futuro. Il suo compito fu quello di preparare la via a Gesù.

Giovanni si trova vicino al Giordano e alcuni farisei vanno da lui per porgli delle domande.

Vs. 19.  Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei mandarono da Gerusalemme dei sacerdoti e dei Leviti per domandargli: «Tu chi sei?» 

Sono emissari mandati dal Sinedrio, il Consiglio principale del popolo ebraico, partiti da Gerusalemme per comprendere chi sia Giovanni. Era loro responsabilità decidere se fosse o meno genuina l’appellativo che alcuni riferivano a se stessi di essere profeti o addirittura il Messia. Essi assistono ai fatti strani che riguardano questo uomo molto singolare, il quale viveva da solo, vestiva di pelli e mangiava locuste e miele; tuttavia egli aveva ricevuto un’unzione particolare da parte di Dio, che era sempre al suo fianco, fatto dimostrato dal suo essere seguito dalla folla e dalla loro voglia di cambiare: essi confessavano i loro peccati e si facevano battezzare. Il gruppo dei convertiti era eterogeneo e comprendeva anche dei soldati romani, i quali chiesero a Giovanni cosa dovevano fare per vivere secondo il volere di Dio. Ad essi viene risposto di non abusare della propria autorità e di donare a chi non possiede nulla. Ai pubblicani, invece, diceva di essere corretti nel conteggio delle tasse.

Tra i seguaci di Giovanni vi erano due gruppi di persone: 

coloro che si sentivano colpevoli e volevano cambiare, pronti ad accettare colui che sarebbe venuto dopo lui, ovvero il Messia. Essi erano realmente pentiti e si battezzavano.

L’altro gruppo aveva unicamente lo scopo di investigare, di inquisire, non volevano ricevere la rivelazione da parte di Dio, bensì essere informati sui fatti che si stavano verificando. Tuttavia, l’informazione non cambia una vita.

Da Giovanni arrivano del Leviti, il cui compito normale era quello di esercitare il ministero nel Tempio e di svolgere un’azione di sorveglianza. Forse è in questa veste che accompagnano i farisei ad interrogare Giovanni. 

Si evince come quest’ultimo non desiderasse collaborare con queste persone, infatti risponde sempre in modo evasivo.

Prima di rispondere chi egli sia,  infatti, si premura di far comprendere bene chi non è: non è il Cristo.

Vs. 20.  Egli confessò e non negò; confessò dicendo: «Io non sono il Cristo». 

Gli esseri umani sono delle guide, degli aiuti che Dio ci dà, ma uno solo è il mediatore tra Dio e l’uomo, ovvero Cristo Gesù.

1 Timoteo 2:5. Infatti c’è un solo Dio e anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo, 

Nessuno di noi è il Cristo, ma se Lo conosciamo personalmente dobbiamo diminuire affinché Egli possa aumentare.

Giovanni 3:30. Bisogna che Egli cresca, e che io diminuisca. 

Questo è l’obiettivo di Dio: dobbiamo sparire per essere conformati all’immagine di Cristo; il nostro “io” deve eclissarsi per permettere allo Spirito Santo di regnare in ogni area della nostra vita.

Giovanni 15:5. Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete far nulla. 

Senza Cristo siamo inutili: solo Lui può risolvere ogni problema, anche quelli della salute.

Vs. 21.  Essi gli domandarono: «Chi sei dunque? Sei Elia?» Egli rispose: «Non lo sono». 

Gli Ebrei credevano che Elia sarebbe tornato prima del Messia. Giovanni non è Elia, ma cammina nello spirito profetico di Elia.

«Sei tu il profeta?» Egli rispose: «No». 

Non gli chiedono se è “un” profeta, ma “il” profeta, cioè il profeta speciale, Gesù.

Infatti di Lui ha profetizzato Mosè in Deuteronomio 18:15-19. 

Per te il SIGNORE, il tuo Dio, farà sorgere in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta come me; a lui darete ascolto! 16  Avrai così quello che chiedesti al SIGNORE tuo Dio, in Oreb, il giorno dell’assemblea, quando dicesti: «Che io non oda più la voce del SIGNORE mio Dio, e non veda più questo gran fuoco, affinché io non muoia». 17  Il SIGNORE mi disse: «Quello che hanno detto, sta bene; 18  io farò sorgere per loro un profeta come te in mezzo ai loro fratelli, e metterò le mie parole nella sua bocca ed egli dirà loro tutto quello che io gli comanderò. 19  Avverrà che se qualcuno non darà ascolto alle mie parole, che egli dirà in mio nome, io gliene domanderò conto. 

Il popolo di Israele chiedeva di non sentire direttamente la voce di Dio, altrimenti sarebbero morti. Allora Dio parla della venuto di Cristo, che parlerà come se fosse direttamente Dio stesso.

Chi rifiuta la voce del Figlio di Dio verrà giudicato.

  • Giovanni non è il Cristo.

  • Non è “il” profeta.

Vs. 22-24.  Essi dunque gli dissero: «Chi sei? affinché diamo una risposta a quelli che ci hanno mandati. Che dici di te stesso?» 23  Egli disse: «Io sono la voce di uno che grida nel deserto: "Raddrizzate la via del Signore", come ha detto il profeta Isaia». 

  • Giovanni è una voce.

Sta citando Isaia 40.

Isaia 40: 3-5.   La voce di uno grida: «Preparate nel deserto la via del SIGNORE, appianate nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio! 

Isaia identifica Gesù con Dio, poiché Giovanni ha preparato la via per Cristo, non per Dio Padre. 

4  Ogni valle sia colmata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; i luoghi scoscesi siano livellati, i luoghi accidentati diventino pianeggianti. 5  Allora la gloria del SIGNORE sarà rivelata, e tutti, allo stesso tempo, la vedranno; perché la bocca del SIGNORE l’ha detto». 

Gesù verrà sulla terra, dice Isaia, e la gloria di Dio sarà rivelata in Lui. Di se stesso Gesù dice che chi ha visto Lui ha visto il Padre.

Giovanni è una voce, una tra molte, ed ha il compito di presentare Gesù alla gente, non se stesso. Così questo è anche il nostro compito oggi: tutto ciò che Cristo ha fatto per noi è la garanzia per la nostra vita eterna; nulla potrà cambiare questa certezza.

Dio non desidera informarci, bensì rivelarci la Sua Parola, al fine di cambiare il nostro cuore e convertirci. Giovanni bramava dare loro una rivelazione, ma il loro cuore era duro e non permetteva loro di comprendere. Molte volte, infatti, le persone non ponevano delle domande a Gesù per comprendere la verità, bensì nella speranza di coglierlo in errore.

Vs. 24-27.  Quelli che erano stati mandati da lui erano del gruppo dei farisei; 25  e gli domandarono: «Perché dunque battezzi, se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?» 

I Giudei volevano sapere perché Giovanni battezzasse. Avendo i loro sacramenti, essi si consideravano già a posto con Dio. 

I sommi sacerdoti erano orgogliosi , al punto che non andarono neppure essi in prima persona da Giovanni, bensì inviarono altri allo scopo di carpire delle informazioni. I farisei erano la setta più influente a quel tempo, perciò a loro viene chiesto di valutare la situazione e poi di emettere un rapporto.

26  Giovanni rispose loro, dicendo: «Io battezzo in acqua; tra di voi è presente uno che voi non conoscete, 27  colui che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio dei calzari!» 

  • Giovanni non è il Cristo.

  • Non è “il” profeta.

  • Giovanni è una voce, Gesù è l’unico.

  • Può battezzare in acqua, ma Gesù battezza con lo Spirito di Dio.

  • Gesù carnalmente è nato dopo di Giovanni, ma nell’eternità Egli lo ha preceduto, essendo eterno.

Giovanni 8: 56-59.   Abraamo, vostro padre, ha gioito nell’attesa di vedere il mio giorno; e l’ha visto, e se n’è rallegrato». 

Abramo era un profeta ed in questo modo ha visto l’avvento del Messia.

57  I Giudei gli dissero: «Tu non hai ancora cinquant’anni e hai visto Abraamo?» 58  Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico: prima che Abraamo fosse nato, io sono». 

Gesù è Dio, perciò usa il verbo: “Io sono”, lo stesso utilizzato da Dio quando ha incontrato Mosè sul Sinai.

59  Allora essi presero delle pietre per tirargliele; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio. 

I Giudei volevano lapidarlo perché a loro modo avevano udito una bestemmia: Gesù, infatti, stava dichiarando di essere Dio onnipotente.

io non son degno di sciogliere il legaccio dei calzari!» 

  • Giovanni non è il Cristo.

  • Non è “il” profeta.

  • Giovanni è una voce, Gesù è l’unico.

  • Può battezzare in acqua, ma Gesù battezza con lo Spirito di Dio.

  • Gesù carnalmente è nato dopo di Giovanni, ma nell’eternità Egli lo ha preceduto, essendo eterno.

  • Non è nemmeno degno di toccare i sandali di Gesù.

Giovanni non risponde alla domanda dei farisei riguardo il suo ministerio battesimale, ma indirizza la loro attenzione su Gesù, che era già vivo in mezzo a loro, ma che essi non riconoscevano come Messia.

Ireneo, uno storico di poco successivo a Gesù, ha dichiarato di aver conosciuto dei credenti che avevano vissuto con l’apostolo Giovanni a Efeso, dopo da prigionia a Patmos. Tali persone hanno dichiarato che a Efeso Giovanni ha scritto questo Vangelo e le sue tre epistole, dopo aver ricevuto la rivelazione riportata in Apocalisse ed aver visto Gesù in gloria.

Vs. 28-30.  Queste cose avvennero in Betania di là dal Giordano, dove Giovanni stava battezzando. 

Betania si trovava a 35 km ad est di Gerico.

29  Il giorno seguente, Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui e disse: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! 30  Questi è colui del quale dicevo: "Dopo di me viene un uomo che mi ha preceduto, perché egli era prima di me". 

Nessuno è degno neppure di toccare i legacci dei sandali di Gesù, l’unico degno di aprire i sigilli.

Apocalisse 5:1-14.   Vidi nella destra di colui che sedeva sul trono un libro scritto di dentro e di fuori, sigillato con sette sigilli. 2  E vidi un angelo potente che gridava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e di sciogliere i sigilli?» 3  Ma nessuno, né in cielo, né sulla terra, né sotto la terra, poteva aprire il libro, né guardarlo. 4  Io piangevo molto perché non si era trovato nessuno che fosse degno di aprire il libro, e di guardarlo. 5  Ma uno degli anziani mi disse: «Non piangere; ecco, il leone della tribù di Giuda, il discendente di Davide, ha vinto per aprire il libro e i suoi sette sigilli». 6  Poi vidi, in mezzo al trono e alle quattro creature viventi e in mezzo agli anziani, un Agnello in piedi, che sembrava essere stato immolato, e aveva sette corna e sette occhi che sono i sette spiriti di Dio, mandati per tutta la terra. 7  Egli venne e prese il libro dalla destra di colui che sedeva sul trono. 8  Quand’ebbe preso il libro, le quattro creature viventi e i ventiquattro anziani si prostrarono davanti all’Agnello, ciascuno con una cetra e delle coppe d’oro piene di profumi, che sono le preghiere dei santi. 9  Essi cantavano un cantico nuovo, dicendo: «Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai acquistato a Dio, con il tuo sangue, gente di ogni tribù, lingua, popolo e nazione, 

I 24 anziani sono la chiesa.

10  e ne hai fatto per il nostro Dio un regno e dei sacerdoti; e regneranno sulla terra». 11  E vidi, e udii voci di molti angeli intorno al trono, alle creature viventi e agli anziani; e il loro numero era di miriadi di miriadi, e migliaia di migliaia. 12  Essi dicevano a gran voce: «Degno è l’Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la lode». 13  E tutte le creature che sono nel cielo, sulla terra, sotto la terra e nel mare, e tutte le cose che sono in essi, udii che dicevano: «A colui che siede sul trono, e all’Agnello, siano la lode, l’onore, la gloria e la potenza, nei secoli dei secoli». 14  Le quattro creature viventi dicevano: «Amen!» E gli anziani si prostrarono e adorarono. 

Giovanni Battista non era degno di inchinarsi davanti all’Agnello e certamente l’apostolo Giovanni, nell’udire ciò, avrà pensato alla sua visione, nella quale tutto il creato si prostrava davanti a Gesù gridando che è l’unico degno di lode ed onore. 

Vs. 31-34.  Io non lo conoscevo; ma appunto perché egli sia manifestato a Israele, io sono venuto a battezzare in acqua». 32  Giovanni rese testimonianza, dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui. 33  Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: "Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo". 34  E io ho veduto e ho attestato che questi è il Figlio di Dio». 

Qui vediamo un terzo titolo di Gesù: è il Figlio di Dio.

I primi discepoli di Gesù

Vs. 35.  Il giorno seguente, Giovanni era di nuovo là con due dei suoi discepoli; 

Si tratta di Giovanni, autore del Vangelo, ed Andrea, fratello di Simon Pietro. E’ il terzo giorno e i tre uomini sono a Betania di là dal Giordano.

Vs. 36-37.  e fissando lo sguardo su Gesù, che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio!» 37  I suoi due discepoli, avendolo udito parlare, seguirono Gesù. 

Gesù viene presentato e la cosa ha un impatto fortissimo sulla vita dei due discepoli: lo seguono immediatamente. Il nostro compito, infatti, è unicamente quello di presentare Gesù alla gente, perché è Lui che cambia la vita delle persone e permette una nuova nascita in loro per miracolo; lo Spirito Santo, infatti, rivela il Signore al nostro cuore e alla nostra mente, compiendo un’opera di ravvedimento, che fa sì che la nostra vita cambi completamente. Questo è un miracolo, che prevede il dimorare dello Spirito in noi. I discepoli erano euforici perché riuscivano a scacciare i demoni, ma il Signore ha detto loro di rallegrarsi del fatto che i loro nomi sono scritti nel libro della vita, posto in cielo. Ogni miracolo terreno, infatti, anche una guarigione fisica, è temporaneo: ad ogni guarigione, prima o poi farà seguito una nuova malattia e la morte. L’unico miracolo eterno è avere la vita per sempre IN Gesù. 

Gesù è l’agnello di Dio, l’unico degno di aprire i sigilli.

Vs. 38-44.  Gesù, voltatosi, e osservando che lo seguivano, domandò loro: «Che cercate?» Ed essi gli dissero: «Rabbì (che, tradotto, vuol dire Maestro), dove abiti?» 39  Egli rispose loro: «Venite e vedrete». Essi dunque andarono, videro dove abitava e stettero con lui quel giorno. Era circa la decima ora. 

E’ la decima ora dopo il sorgere del sole, cioè circa le quattro del pomeriggio; se ne deduce che i discepoli trascorsero l’ultima parte del giorno con Gesù, probabilmente continuando la conversazione fino alla notte.

40  Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei due che avevano udito Giovanni e avevano seguito Gesù. 41  Egli per primo trovò suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» (che, tradotto, vuol dire Cristo); 42  e lo condusse da Gesù. Gesù lo guardò e disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; tu sarai chiamato Cefa» (che si traduce «Pietro», sasso). 43  Il giorno seguente, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo, e gli disse: «Seguimi». 44  Filippo era di Betsàida, della città di Andrea e di Pietro. 

Betsaida si trovava a nord di Israele, sul mar di Galilea.

Al vs. 43 troviamo un comandamento che Gesù dà a tutti, anche a noi oggi: seguimi, che troviamo anche in Matteo 9,9 Poi Gesù, partito di là, passando, vide un uomo chiamato Matteo, che sedeva al banco delle imposte e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì. 

e in Luca 5: 27-28. Dopo queste cose, egli uscì e notò un pubblicano, di nome Levi, che sedeva al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». 28 Ed egli, lasciata ogni cosa, si alzò e si mise a seguirlo.

E’ un comando che richiede una risposta immediata. Ancora oggi è così: il Signore ci chiama ed ogni persona deve rispondergli personalmente. I discepoli di allora hanno ricevuto Gesù come loro Capo, fidandosi di Lui. Chiunque vuole riceverLo oggi deve essere pronto a lasciarGli il posto di Re e Sovrano, dandoGli il controllo della propria vita. Chi riceve Gesù così, fidandosi totalmente e esclusivamente di Lui per la salvezza, diventa un figlio di Dio e sarà salvato. Ecco perché il Vangelo è chiamato “La Buona Novella!”.

Vs. 45-46.  Filippo trovò Natanaele ( o Bartimeo) e gli disse: «Abbiamo trovato Colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, figlio di Giuseppe». 46  Natanaele gli disse: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» Filippo gli rispose: «Vieni a vedere». 

A quel tempo Nazareth non era una città stimata e si riteneva che da essa non potesse venire alcun bene; era sperduta e malfamata, ma Dio onnipotente, che poteva scegliere di nascere in un palazzo reale, presso una famiglia ricca, ha deciso di venire al mondo in una stalla sporca e di crescere a Nazareth, un luogo malfamato. Da qui il messaggio che ci fa capire che Egli è venuto per salvare tutti, anche coloro che provengono dalle zone peggiori del mondo. 

E’ nato in un luogo malfamato, ha partecipato alle feste assieme alle prostitute, ha frequentato i pescatori (persone umili, sporche, maleodoranti), odiava gli ipocriti religiosi.

Gesù era conosciuto come “il Nazareno” perché, dopo la nascita a Betlemme ed il soggiorno in Egitto, la sua famiglia si era stabilita a Nazareth.

Filippo gli rispose: «Vieni a vedere». Invitiamo le persone a venire a vedere Gesù: è Lui che cambia la vita. Leggiamo la Parola, mettiamo alla prova Dio e poi potremo giudicare.

Vs. 47.  Gesù vide Natanaele che gli veniva incontro e disse di lui: «Ecco un vero Israelita in cui non c’è frode». 

La parola “frode” in Ebraico ha un suono simile al nome di Giacobbe, che poi fu mutato in Israele.

Vs. 48-50.  Natanaele gli chiese: «Da che cosa mi conosci?» Gesù gli rispose: «Prima che Filippo ti chiamasse, quando eri sotto il fico, io ti ho visto». 49  Natanaele gli rispose: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele». 50  Gesù rispose e gli disse: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, tu credi? Tu vedrai cose maggiori di queste». 

Ancora Natanaele non ha visto niente! Gesù sa risuscitare dalla morte e vede la nostra vita anche prima della nostra conversione. Dio ci chiama, ci osserva, opera in noi per anni, ci parla, ci indirizza verso Suo figlio; conosce ogni aspetto della nostra vita, anche il più piccolo particolare. Così fu per Natanaele: Gesù lo ha visto presso il fico, quando egli ancora non lo conosceva.

Vs. 51.  Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico che vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo». 

Per un Ebreo questa frase era chiarissima perché riportata in  Genesi 28. 

Il popolo ebraico era fiero di essere figlio dei patriarchi e quando Gesù pronunciò la frase: «In verità, in verità vi dico che vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo», essi capirono che si riferiva al sogno profetico di Giacobbe, risalente a migliaia di anni prima.

Genesi 28:10-16. 

Giacobbe sta viaggiando verso la casa dello zio Labano, in fuga da Esaù, usurpato della primogenitura. Giacobbe è solo nel deserto.

10  Giacobbe partì da Beer-Seba e andò verso Caran. 11  Giunse ad un certo luogo e vi passò la notte, perché il sole era già tramontato. Prese una delle pietre del luogo, se la mise per capezzale e lì si coricò. 12  Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima toccava il cielo; e gli angeli di Dio salivano e scendevano per la scala. 13  Il SIGNORE stava al di sopra di essa e gli disse: «Io sono il SIGNORE, il Dio d’Abraamo tuo padre e il Dio d’Isacco. La terra sulla quale tu stai coricato, io la darò a te e alla tua discendenza. 14  La tua discendenza sarà come la polvere della terra e tu ti estenderai a occidente e a oriente, a settentrione e a meridione, e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua discendenza. 15  Io sono con te, e ti proteggerò dovunque tu andrai e ti ricondurrò in questo paese, perché io non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto». 16  Quando Giacobbe si svegliò dal sonno, disse: «Certo, il SIGNORE è in questo luogo e io non lo sapevo!»

Giacobbe ha la visione di una scala che va dalla terra al trono di Dio. E’ interessante notare come gli angeli salgano verso il trono e poi scendano, mentre noi immagineremmo il percorso inverso. Da ciò si deduce che essi sono in mezzo a noi.

Gli angeli.

Salmo 34: 7. L’angelo del SIGNORE si accampa intorno a quelli che lo temono, e li libera. 

Se temiamo Dio abbiamo degli angeli accampati attorno alla nostra vita.

Salmo 91:11. Poiché egli comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie. 

Anche questa promessa ha una condizione: dobbiamo dichiarare che l’Altissimo è il nostro rifugio.

Salmo 103: 20-22.  Benedite il SIGNORE, voi suoi angeli, potenti e forti, che fate ciò ch’egli dice, ubbidienti alla voce della sua parola! 21  Benedite il SIGNORE, voi tutti gli eserciti suoi, che siete suoi ministri, e fate ciò che egli gradisce! 22  Benedite il SIGNORE, voi tutte le opere sue, in tutti i luoghi del suo dominio! Anima mia, benedici il SIGNORE! 

Gli angeli sono attorno a coloro che temono Dio e che sono Suoi figli.

Ebrei 13: 1-2. 1  L’amor fraterno rimanga tra di voi. 2  Non dimenticate l’ospitalità; perché alcuni praticandola, senza saperlo, hanno ospitato angeli. 

Gli angeli a volte si manifestano in forma umana.

Quindi: c’è un mondo soprannaturale che ci circonda.

Ebrei 1: 13-14. E a quale degli angeli disse mai: «Siedi alla mia destra finché abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi»? 14  Essi non sono forse tutti spiriti al servizio di Dio, mandati a servire in favore di quelli che devono ereditare la salvezza? 

I credenti avranno la salvezza in eredità e gli angeli sono mandati da Dio per servirci e amministrarci; sono intorno a noi.

Gesù è il ponte tra gli uomini e Dio, la scala vista da Giacobbe in sogno, l’unico mediatore.

Nel Vecchio Testamento viene usata varie volte la parola “scala”, ma generalmente si usa il termine “mahala”, mentre qui è “shalam” e si riferisce a Gesù.

Ricordiamo che le promesse fatte a Giacobbe in Genesi 28 sono valevoli anche per noi oggi, ripetute da Gesù nel Nuovo Testamento: Matteo 28: 20 (“Sarò con voi fino alla fine dell’età presente”;)  Ebrei: (“Sarò con voi e non vi abbandonerò mai”.)

Genesi 28: 15.   

 Io sono con te,  - Dio ha per noi pensieri di pace e di amore. Se Dio è con noi, chi sarà contro di noi? Il Signore è con me.

e ti proteggerò dovunque tu andrai  - Dio ci protegge in ogni luogo in cui siamo.

e ti ricondurrò in questo paese, - Ci riporta sempre nella retta via per grazia, manipolando le circostanze della nostra vita.

perché io non ti abbandonerò – anche se ci abbandonassero i nostri genitori.

prima di aver fatto quello che ti ho detto».  – porterà a termine tutte le promesse nella nostra vita e per far questo cambierà il nostro volere.

Gesù Cristo è l’unica risposta per la nostra vita e per ogni nostro problema; Egli ha le risorse e la potenza per incontrare i nostri bisogni. Anche noi, però dobbiamo fare la nostra parte ed abbandonarci totalmente al volere del Padre; in questa fede totale è il perseguire di ogni nostro obiettivo. Al contrario, se alcune aree della nostra vita vogliamo tenerle per noi, fuori dal dominio di Dio, allora non vedremo risolversi i nostri problemi. Le difficoltà servono per modellarci e conformarci all’immagine di Gesù. Siamo stati comprati a caro prezzo, perciò siamo proprietà del Signore; quando abbiamo dei progetti, quindi, chiediamoci se Dio vuole che possiamo perseguirli, perché non è nostro bene seguire i nostri desideri.

Vs. 51.  Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico. 

Questa formula, presentata qui per la prima volta in questo Vangelo, introduce sempre una rivelazione importante.

L’espressione Figlio dell’uomo (Vs. 51) ricorre 12 volte nel Vangelo di Giovanni:

1, 51; 3,13; 5,27; 6,27; 6,53; 6,62; 8,28; 9,35; 12, 33-34; 13,31. Tranne in due casi, in tutti gli altri è usata da Gesù in riferimento a se stesso e parlano della sofferenza e della morte di Cristo (4 volte), del discorso del pane della vita (2 volte), dell’autorità e dell’esaltazione del Signore (3 volte).

La stessa espressione si trova 66 volte nei Vangeli sinottici, sempre pronunciata da Cristo in riferimento a sé.

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