Giona 3

Giona 3
Craig Quam

Cap. 3.

Si sta concludendo il viaggio di Giona, sia quello reale che quello spirituale. Egli si è ribellato a Dio, poi a causa di questo peccato è stato inghiottito da un pesce, ed ora infine vedrà  restaurato il suo rapporto col Padre. Egli ha operato nella vita di Giona, poiché è fedele e desideroso di avere un rapporto con tutti i suoi figli. Il desiderio di Dio non è solamente quello di usare Giona, ma di operare nella sua vita, essendo un padre amorevole. La nostra vita assomiglia a quella di Giona, poiché Dio sta operando anche in noi, nonostante il nostro ribellarci e cadere nel peccato; il Padre è misericordioso, ci disciplina affinché abbiamo una comunione con lui, soprattutto attraverso la preghiera e la meditazione, i quali ci ristorano. Giona ha pregato dal ventre del pesce, ha gridato a Dio ed ora ha nuovamente un rapporto col suo creatore ed è pronto ad essere usato. Egli è un servo, ma soprattutto un figlio di Dio: questo è il messaggio principale del libro di Giona per tutti noi. Efesini 5: 1 dice che dobbiamo essere imitatori di Cristo per somigliare sempre più a Dio, poiché le persone vedendo noi vedano il Padre, come dei figli somigliano ai genitori.

Giona è pronto ad essere usato, ma il suo cuore non è come quello di Dio, non essendo in grado di perdonare i Niniviti. L’incapacità al perdono è un peccato, e anche se Giona va a Ninive, all’interno del suo cuore vive la lotta tra ciò che deve fare ed il proprio volere. Questa è l’opera principale che Dio vuole compiere nel cuore di Giona: egli deve divenire misericordioso come il suo Dio. Il fatto di non voler perdonare provoca molto dolore, un’amarezza profonda, con radici ancorate nel cuore. Per questo motivo il rancore va estirpato. Dio ci perdona. Egli ci guarda e non vede noi, ma l’opera che sta facendo in noi attraverso lo Spirito Santo, l’opera finita, e se ne compiace. Anche i discepoli di Gesù sbagliavano continuamente, eppure Egli li guardava attraverso il suo sacrificio e vedeva l’opera compiuta. In 1 Corinzi è detto che Dio si serve delle cose stolte, povere, dei vasi rotti e si compiace di trasformarli in qualcosa di meraviglioso. Quando vediamo i nostri fallimenti, guardiamo verso Gesù, il quale ci ha scelto prima della formazione del mondo, nonostante i nostri errori ed i fallimenti.

Così per Giona: nel cap. 1 c’è stata la sua chiamata, nel cap. 2 il pentimento e il ravvedimento, ora la seconda chiamata. Quando la sua volontà si è piegata al Signore, allora è stato immediatamente liberato.

Vs. 1.  La parola dell’Eterno fu rivolta a Giona per la seconda volta, dicendo: 

Dio ripete il comando. Infatti, se non obbediamo immediatamente al Signore, non dobbiamo sperare che Egli dimentichi quanto ha detto a noi, poiché, al contrario, egli rinnoverà la sua richiesta. L’Eterno riporta Giona alla condizione del cap. 1, poiché tutto ciò che è accaduto nel frattempo poteva essere evitato, se il protagonista avesse compreso che il piano di Dio per la nostra vita è qualcosa di gioioso.

Dio dà a Giona una seconda opportunità, come il padre del figliol prodigo attende con impazienza il ritorno del figlio, il quale torni per rimanere. Così è Dio, che ci perdona , ci restaura nel ministerio, anche se le sue azioni comportano delle conseguenze, delle cicatrici. Mentre il nemico ci condanna, lo Spirito Santo desidera il nostro pentimento, la richiesta di perdono, ma anche il nostro rialzarci per riprendere il cammino con Dio. Egli ci attende a braccia aperte.

Vs. 2.  "Lèvati, va’ a Ninive, la grande città, e proclama ad essa il messaggio che ti comando". 

Giona è appena uscito dal ventre del pesce, forse è ancora carponi e sporco, ma già Dio si rivolge a lui per spingerlo a predicare a Ninive.

Questo capitolo presenta tre cambiamenti: il pentimento di Giona, quello degli Assiri ed il cambiamento di proposito da parte di Dio.

Giona: Giona si ravvede e decide di agire secondo il volere di Dio. E’ vero che in un secondo momento (cap. 4) recederà nel suo comportamento carnale, ma ciò dipende unicamente dalla nostra natura umana. In questo momento egli obbedisce prontamente al volere dell’Eterno. Infatti, dalla spiaggia fino a Ninive vi erano circa 2 settimane di cammino, una distanza che il profeta percorre senza recedere. Se non fosse stato pienamente convinto dell’importanza del proprio compito, avrebbe avuto molte occasioni per tornare indietro. Probabilmente non amava adempiere l’impegno a lui assegnato, tuttavia conosceva molto bene il peso della disobbedienza. Tale fatto ci fa  comprendere che dobbiamo obbedire a dio anche quando tale fatto implica un sacrificio o uno sforzo. E’ sempre giusto obbedire, agendo per fede, indipendentemente dai sentimenti perdonali. Giona obbedisce, Dio lo ristabilisce come profeta, lo usa e vince sul nemico. La vittoria è sempre di Dio.

Dio usa Giona nonostante i suoi errori. Pensiamo ad Abramo, padre di molte nazioni e profeta, che per ben due volte ha mentito riguardo a Sara, affermando che fosse sua sorella per mancanza di fede circa la protezione di Dio; pensiamo a Mosè, che uccide un uomo nel deserto, a Davide, un adultero ed un omicida del marito della sua concubina, a Pietro che ha rinnegato Cristo tre volte. Dio ha usato potentemente tutti loro e lo stesso fa con noi se impariamo dai nostri fallimenti.

Dio dice di nuovo a Giona di andare a Ninive a predicare le parole che egli ha preparato per lui e questa volta Giona obbedisce. Non è un sermone molto eloquente, ma è quello che Dio ha preparato e che ha unto. Le parole di Giona sono potenti in quanto parole di Dio.

Quando una persona predica senza rispettare alla lettera la Bibbia, generalmente è soggetta ad alcune tentazioni:

  • aggiungere qualcosa di suo,

  • dire ciò che il pubblico desidera sentire

1 Corinzi 1:21-24.  21  Infatti, poiché nella sapienza di Dio il mondo non ha conosciuto Dio per mezzo della propria sapienza, è piaciuto a Dio di salvare quelli che credono mediante la follia della predicazione 22  poiché i Giudei chiedono un segno e i Greci cercano sapienza, 23  ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci; 24  ma a quelli che sono chiamati, sia Giudei che Greci, noi predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio; 

E’ compito dei cristiani spingere il mondo verso la riconciliazione con Dio, anche se il Vangelo sembra follia per i non credenti, ma messaggio di vita per i figli di Dio. Se troviamo il modo trasformare il Vangelo in qualcosa che non sia un intoppo o una follia, allora abbiamo cambiato il vangelo e non lo stiamo più proclamando con onestà. Questa è una tentazione molto diffusa.

Circa l’unzione di Dio.

Esodo 30:22-33. 22  L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: 23  "Procurati anche i migliori aromi: cinquecento sicli di mirra liquida, duecentocinquanta, cioè la metà, di cinnamono aromatico e duecentocinquanta di cannella aromatica, 24  cinquecento sicli, in base al siclo del santuario, di cassia e un hin di olio d’oliva. 25  E ne farai un olio per l’unzione sacra, un profumo composto con arte di profumiere: sarà l’olio per l’unzione sacra. 26  Con esso ungerai la tenda di convegno e l’arca della testimonianza, 27  la tavola e tutti i suoi utensili, il candelabro e i suoi utensili, l’altare dell’incenso, 28  l’altare degli olocausti e tutti i suoi utensili, la conca e la sua base. 29  Consacrerai così queste cose e saranno santissime; tutto quello che le toccherà, sarà santo. 30  Ungerai anche Aaronne e i suoi figli e li consacrerai, perché mi servano come sacerdoti. 31  parlerai quindi ai figli d’Israele, dicendo: "Questo sarà per me un olio di sacra unzione, di generazione in generazione. 32  Non lo si spanderà su carne d’uomo e non ne farete altro di simile, della stessa composizione; esso è santo, e sarà santo per voi. 33  Chiunque ne comporrà di simile, o chiunque ne metterà sopra un estraneo, sarà sterminato dal suo popolo"". 

L’olio è una figura dello Spirito Santo. Qui gli aromi ci parlano di Cristo:

  • la mirra la troviamo nel cantico dei cantici, poiché essa parla dell’amore versato. Il suo profumo è dolce, ma il sapore amaro. Analogamente l’amore di Cristo versato per noi era amaro per lui, ma dolce per noi, poiché ci ha dato la vita eterna.

  • La cannella parla della passione, del fuoco e della passione di Cristo.

  • Il cinnamoro aromatico è dolce e cresce diritto, ma nelle paludi. Essa ci parla della giustizia di Cristo, della sua rettitudine in mezzo ad una palude.

  • La cassia ci parla dell’adorazione.

L’insieme di queste 4 spezie formava un olio che dava l’autorità di portare il messaggio di Dio. Esso deve coprirci dandoci l’amore di Dio, la Sua passione, la Sua rettitudine, la fragranza dell’adorazione. Queste sono le cose che Dio vuole mettere nella nostra vita.

Dio voleva usare Giona ed ha dovuto combattere con lui affinché pronunciasse solo 4 parole, unte dal suo spirito.

Vs. 3.  Così Giona si levò e andò a Ninive secondo la parola dell’Eterno. Or Ninive, era una città molto grande davanti a Dio, di tre giornate di cammino. 

Per molti secoli la città di Ninive è stata introvabile e ciò avvalorava la tesi di coloro che affermavano infondata la Bibbia. Poi nel 1845 uno scienziato inglese l’ha rinvenuta. Possiamo avere fede nella Parola di Dio poiché essa è vera.

Vs. 4.  Giona cominciò a inoltrarsi nella città per il cammino di una giornata e predicando diceva: "Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta". 

Il numero 40  viene ripetuto più volte nella Bibbia: 

  • Gesù viene tentato per 40 giorni nel deserto,

  • Israele vive per 40 anni  nel deserto

  • Noè resta nell’arca per 40 giorni e 40 notti,

  • Ora Dio dà tempo a Ninive per ravvedersi, poi manderà il giudizio.

Giona va a Ninive, la capitale del regno assiro, un regno del maligno. Tale popolo era malvagio, crudele, assetato di sangue; non amavano Dio e non lo temevano. Giona prova orrore per loro, eppure obbedisce all’Eterno e pronuncia il messaggio che Egli gli ha dato. Tale messaggio è breve, schietto, senza condizioni, eppure Giona sa che Dio è pronto a retrocedere dal proprio intento se il popolo si ravvederà e cambierà vita.

Vs. 5.  Allora i Niniviti a credettero a DIO, proclamarono un digiuno e si vestirono di sacco, dal più grande al più piccolo di loro. 

I Niniviti non credono in Dio, ma a Dio, ossia non solo alla sua esistenza, ma soprattutto alla sua Parola. Infatti, molti nel mondo affermano di credere nell’esistenza di Dio, ma tale fatto non implica alcun cambiamento nella loro vita. Credere alla sua Parola, invece, vuol dire ravvedersi e cambiare. I Niniviti credono alla Parola di Dio e obbediscono, ovvero rispondono anche con le azioni. Chi crede veramente, infatti, non deve solo proclamare a parole, ma deve cambiare il proprio comportamento. Se i Niniviti si fossero limitati ad ascoltare la Parola, ma poi nulla fosse cambiato nella loro vita, l’ascolto non sarebbe affatto servito. Infatti, non è necessario ascoltare Dio, ma è indispensabile che tali parole abbiano un reale riscontro nella nostra vita quotidiana.

Vs. 6.  Quando la notizia giunse al re di Ninive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere. 

Tutto il popolo, compreso il re, cambiano vita, e questo ad opera dell’azione potente di Dio. Qui è descritto il più travolgente risveglio della storia umana. Fu un’opera compiuta da Dio per la Sua bontà e per stimolare a gelosia Israele. Gesù stesso ha affermato che è stato un risveglio autentico in Matteo 12:41. I Niniviti risorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è uno più grande di Giona. 

Il Signore afferma anche che tali uomini giudicheranno Israele. Dal momento che solo i credenti avranno tale autorità, ne consegue che essi sono tra i salvati.

1 Corinzi 6:2. Non sapete voi che i santi giudicheranno il mondo? E se il mondo è giudicato da voi, siete voi indegni di giudicare dei piccoli problemi? 

Dio ha trasformato i loro cuori, li ha mutati e, per dono, li ha salvati. Bisogna tuttavia sottolineare che tale conversione durò poco tempo, poiché già dopo circa 100 anni i Niniviti erano nuovamente dei crudeli assassini. Per questo motivo Dio ha distrutto Ninive (vedi libro di Nahum).

La salvezza per grazia di questi infedeli era esattamente ciò che Giona temeva. Paolo ci esorta a pregare ogni giorno ed a portare al trono di Dio soprattutto i nostri governanti, affinché guidino il Paese con sapienza e secondo la volontà di Dio.

1 Tim. 2:1-4. Ti esorto dunque prima di ogni cosa, che si facciano suppliche, preghiere intercessioni e ringraziamenti per tutti gli uomini, 2  per i re e per tutti quelli che sono in autorità, affinché possiamo condurre una vita tranquilla e quieta in ogni pietà e decoro. 3  Questo infatti è buono ed accettevole davanti a Dio, nostro Salvatore, 4  il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati, e che vengano alla conoscenza della verità. 

I Niniviti  - digiunano,

  • si vestono di sacco,

  • gridano con forza a Dio,

  • si convertono tutti.

Vs. 7-9.  Per decreto del re e dei suoi grandi fece quindi proclamare e divulgare in Ninive un ordine che diceva: "Uomini e bestie, armenti e greggi non assaggino nulla, non mangino cibo e non bevano acqua; 8  ma uomini e bestie si coprano di sacco e gridino a DIO con forza; ognuno si converta dalla sua via malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani. 9  Chi sa che DIO non si volga, non si penta e metta da parte la sua ira ardente e così noi non periamo". 

Questo è vero ravvedimento, poiché tutti si pentono del loro peccato. Sono compunti, hanno timore del giudizio di Dio e desiderano il perdono dei peccati dal profondo del cuore. Questo è stato il più grande ravvedimento della storia, ma un altro si compirà, dopo il rapimento della chiesa ed è descritto in Apocalisse: 144.000 giudei predicheranno il Vangelo, gli angeli voleranno nel cielo proclamando la Parola di Dio, Mosè e Elia compiranno miracoli, moltitudini invocheranno il nome del Signore: questo è quanto ci ha promesso il Signore, che sta preparando tale grande opera proprio in questo momento. Ciò che Dio sta compiendo in ogni comunità nel mondo è come un granello di sabbia nel mare, poiché Egli sta organizzando un’opera molto più grande; noi stiamo vivendo la preparazione di tutto ciò.

Vs. 10.  Quando DIO vide ciò che facevano e cioè che si convertivano dalla loro via malvagia, DIO si pentì del male che aveva detto di far loro e non lo fece. 

Ninive è cambiata e allora Dio, che è sempre fedele e giusto, li perdona e recede dai suoi proponimenti.

Ezechiele 18:30-32. 30 Perciò giudicherò ciascuno di voi secondo le sue vie, o casa d’Israele", dice il Signore, l’Eterno. "Ravvedetevi e abbandonate tutte le vostre trasgressioni così l’iniquità non vi sarà più causa di rovina. 31  Gettate lontano da voi tutte le vostre trasgressioni che avete commesso e fatevi un cuor nuovo e uno spirito nuovo. Perché mai vorreste morire, o casa d’Israele? 32  Io infatti non provo alcun piacere nella morte di chi muore", dice il Signore, l’Eterno. "Convertitevi dunque e vivrete". 

Parla del modo di agire di Dio verso i peccatori.

Dio cambia il proprio proposito di distruzione. Infatti, Egli è solito avvertirci delle conseguenze delle nostre azioni, ma il giudizio può essere mutato se il comportamento umano cambia direzione. L’Eterno è come un padre che mette in guardia il figlio circa l’effetto delle sue azioni; ovviamente, se egli modifica il proprio agire, otterrà un effetto diverso. Giona conosceva Dio, sapeva che questo era il suo modo di pensare e per questo motivo non voleva andare a Ninive (Giona 4:2).

Ezechiele 33:11-15.   Di’ loro: Com’è vero che io vivo", dice il Signore, l’Eterno, "io non mi compiaccio della morte dell’empio, ma che l’empio si converta dalla sua via e viva; convertitevi, convertitevi dalle vostre vie malvagie. Perché mai dovreste morire, o casa d’Israele? 12  Perciò tu, figlio d’uomo, di’ ai figli del tuo popolo: La giustizia del giusto non lo salverà nel giorno del suo peccato; così pure l’empietà dell’empio non lo farà cadere nel giorno in cui si allontanerà dalla sua empietà, e il giusto non potrà vivere per la sua giustizia nel giorno in cui peccherà. 13  Quando dico al giusto che sicuramente vivrà, se confida nella propria giustizia e commette l’iniquità, tutti i suoi atti giusti non saranno più ricordati, ma morirà per l’iniquità che ha commesso. 14  Quando invece dico all’empio: "Tu morirai sicuramente", se si allontana dal suo peccato e compie ciò che è retto e giusto, 15  se l’empio rende il pegno, restituisce ciò che ha rubato e cammina secondo gli statuti della vita, senza commettere l’iniquità, egli certamente vivrà, non morirà. 


Ezechiele 18:27-28.  Se invece l’empio si allontana dall’empietà che commetteva e pratica l’equità e la giustizia, egli salverà la sua anima. 28  Poiché ha considerato di allontanarsi da tutte le trasgressioni che commetteva, certamente vivrà; non morirà.

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