Giona 4

Giona 4
Craig Quam

Cap. 4.

Mentre il re di Ninive non era certo del perdono da parte di Dio, Giona conosceva il suo Signore ed era sicuro che questo sarebbe accaduto. Qui è la reazione di Giona. Egli è arrivato a Ninive, ma non ha acquisito il cuore di Dio, pur avendo compiuto il viaggio spirituale che l’Eterno aveva predisposto. Per questo motivo non è affatto contento della conversione degli Assiri.

Vs. 1. Ma questo dispiacque molto a Giona, che si adirò. 

Giona era un profeta di Dio, il cui compito era quello di predicare la Parola al fine di portare gli uomini al ravvedimento. Ora che tale fatto è accaduto, stranamente Giona dimostra di non essere contento: ciò a noi sembra molto strano. Forse egli temeva di perdere la propria reputazione in quanto, essendo un profeta, aveva affermato che Ninive sarebbe stata distrutta in 40 giorni, e non solo tale fatto non si era verificato, anzi il popolo malvagio degli Assiri di quella città era stato salvato da Dio. Come poteva egli tornare nella sua terra? Come lo avrebbero considerato i connazionali? Forse un profeta fallace. Questo egoismo è radicato nel cuore umano, ed anche Giona ritiene più importante l’immagine che gli altri hanno di lui piuttosto della salvezza delle anime umane. Solo quando veniamo messi alla prova vediamo scaturire dal nostro cuore tutti i più profondi sentimenti e possiamo comprendere chi stiamo realmente servendo o quali sono le reali motivazioni del nostro cuore.

Giona non era perfetto e, essendo un uomo, era incline al peccato. Quando serviamo noi stessi veniamo delusi dal piano di Dio, poiché Egli non dà spazio alla nostra carne. Se perseguiamo i nostri desideri, vediamo ogni cosa dal punto di vista che ci soddisfa o che comunque ci riguarda: cosa penseranno gli altri di me? Cosa ci guadagno io da questa cosa? Se, invece, moriamo al vecchio uomo, serviamo Dio indipendentemente dal nostro tornaconto.

Ninive non viene distrutta e allora Giona si sente scontento e non riesce a godere della meraviglia di questo risveglio. Considera la bontà di Dio come un torto compiuto nei suoi riguardi, poiché ritiene essere giustificato il proprio odio e pensa che anche Dio debba condividerlo. L’Eterno, invece, a differenza di noi è benevolo ed incline al perdono.

Giona ritiene di avere ragione e si scaglia contro Dio:

Vs. 2.  Così egli pregò l’Eterno, dicendo: "Deh, o Eterno, non era forse questo che dicevo quand’ero ancora nel mio paese? Per questo sono fuggito in precedenza a Tarshish, perché sapevo che sei un Dio misericordioso e pieno di compassione, lento all’ira e di gran benignità, e che ti penti del male minacciato. 

Per la prima volta Giona apre il proprio cuore a Dio e gli rivela tutti i timori, anche quelli legati al passato. Certamente doveva comportarsi in tale modo prima di fuggire verso Tarshish, invece, agendo in modo nascosto, si è allontanato da Dio. Dobbiamo aprire sempre il nostro cuore al Padre, altrimenti rischiamo di perdere l’intimità ed il rapporto filiale con Lui. Non siamo in grado di risolvere i problemi che vivono all’interno del nostro cuore e per questo motivo essi vanno messi davanti a Dio in preghiera. Se siamo irati contro qualcuno, tale sentimento va posto davanti al Signore, come anche la persona per la quale nutriamo del rancore. Quando ci comportiamo in questo modo, vediamo dissolversi i sentimenti negativi, poiché è impossibile pregare per qualcuno e nutrire allo stesso tempo del rancore.

Se Giona si fosse messo in preghiera al tempo della sua prima chiamata, esprimendo a Dio tutto il suo malessere, pregando per gli abitanti di Ninive, certamente il suo cuore sarebbe stato trasformato, poiché ove è il nostro tesoro, lì è il nostro cuore. Quelle cose per le quali investiamo del tempo in preghiera diventano dei tesori per noi. Ora, infatti, Giona sta pregando ed apre il proprio cuore a Dio. Mostra di conoscere a fondo l’Eterno, al punto di sapere come Egli sia lento all’ira, misericordioso, pieno di compassione, benigno e pronto a cancellare il male minacciato. Giona confessa il modo di essere di Dio, mentre egli stesso ha un cuore molto diverso. Forse Dio lo ha chiamato a compiere tale missione per renderlo più simile a sé. A volte il Signore ci porta a vivere una situazione, al fine di indurci a chiedergli di darci quelle caratteristiche che non abbiamo, ma delle quali abbiamo bisogno. Dobbiamo diventare come Dio, e per questo Egli ci mette nelle situazioni in cui abbiamo bisogno delle doti che non abbiamo.

Vs. 3.  Or dunque, o Eterno, ti prego, toglimi la vita, perché per me è meglio morire che vivere". 

Giona ha obbedito al Signore, ma non ha agito secondo il cuore di Dio. Ora chiede di morire al fine di fuggire dall’opera che l’Eterno vuole compiere nel suo cuore. Infatti, è più facile farsi usare da Dio per cambiare gli altri, piuttosto che accettare di subire dei cambiamenti in noi. E’ più facile essere usato da Dio che essere da Lui trasformato. Probabilmente Giona non voleva veramente morire, e stava dicendo qualcosa del quale in seguito si sarebbe pentito.

Vs. 4.  Ma l’Eterno gli disse: "Ti pare giusto adirarti così?". 

Dio desidera che Giona rifletta sulle motivazioni del suo cuore e comprenda che la sua ira non è giustificata. Giona non risponde all’Eterno, diviene silenzioso, poiché guidato dalla sua carne.

Vs. 5. Allora Giona uscì dalla città e si mise a sedere a est della città, là si fece una capanna e vi sedette sotto, all’ombra, per poter vedere ciò che sarebbe successo alla città. 

Giona è arrabbiato, si isola, si allontana da una città in cui Dio aveva compiuto una grande opera e nella quale egli avrebbe dovuto fare festa. Invece si piange addosso e si isola. Questa è la ricetta per la depressione, poiché chi si isola rivolge tutta la sua attenzione su se stesso, e il proprio “io” diviene tutto il mondo. Ciò che dobbiamo fare ogni giorno è pensare cosa possiamo fare per benedire gli altri.

Gio si allontana e guarda Ninive da distante. Forse spera di vederla crollare sotto il peccato, di vedere una falsa conversione nei suoi abitanti ed un allontanamento da Dio. Egli non aveva le priorità di Dio.

Costruisce una capanna per ripararsi dal caldo, ma essa non è sufficiente per proteggerlo dal clima torrido del luogo. Allora Dio gli insegna quanto sia importante la misericordia, e come essa sia rivolta ai peccatori e non ai santi:

Luca 5:31-32. 31  E Gesù, rispondendo, disse loro: "Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. 32  IO non sono venuto a chiamare a ravvedimento i giusti, ma i peccatori".

Prima lezione: l’albero.

Dio ha compassione di Giona e fa crescere una pianta che possa fargli ombra.

Vs. 6.  Allora l’Eterno Dio preparò una pianta che crebbe al di sopra di Giona per fare ombra al suo capo e liberarlo del suo male; e Giona provò una grandissima gioia per quella pianta. 

Giona sperimenta la cura di Dio per lui, la protezione delle sue ali e vede crescere un albero in modo miracoloso. Ricevere tale misericordia provoca in lui molta felicità, e non comprende che tale dono rende felici anche gli altri.

Seconda lezione: il verme.

Vs. 7.  Allo spuntar dell’alba del giorno seguente DIO preparò un verme che colpì la pianta, e questa si seccò. 

La misericordia della grazia di Dio viene distrutta da un verme, con il quale Dio vuole insegnare a Giona che la sua grazia è importante per tutti gli uomini. Egli desidera la maledizione di Ninive, ma Dio gli fa capire che nessun uomo desidera questo per sé. Ora egli non ha più la copertura datagli da Dio e questo fatto lo fa soffrire. Anche  i Niniviti cadrebbero nella sofferenza perdendo la grazia di Dio. Per questi uomini Giona è come il verme, in quanto vorrebbe togliere loro la misericordia. L’Eterno porta a Giona qualcosa che per lui ha lo stesso difetto che egli ha, al fine di fargli comprendere i propri errori.

Terza lezione: il vento.

Vs. 8-9.  Quando si levò il sole DIO procurò un afoso vento orientale, e il sole picchiò sul capo di Giona, che si sentì venir meno e chiese di morire, dicendo: "Per me è meglio morire che vivere". 9  DIO disse a Giona: "Ti pare giusto adirarti così per la pianta?". Egli rispose: "Sì, è giusto per me adirarmi fino alla morte". 

Dio cerca di far riflettere Giona sul proprio comportamento e sulla sua vita: egli è un profeta e un figlio di Dio, ma non sta adottando un comportamento adeguato a ciò che egli è. Così l’Eterno desidera mostrargli le proprie mancanze, dal momento che il suo cuore è indurito dalla carnalità. L’orgoglio ci fa ripiegare su noi stessi e ci impedisce di ragionare lucidamente. Qui Giona chiede di morire a causa della morte della pianta e in questo libro è la terza volta che chiede questo a Dio. Il suo comportamento è ridicolo e nasce dal fatto che egli fino a questo momento non è stato spietato nell’estirpare l’egoismo dalla sua vita, anzi ha permesso che proliferasse. Anche quando si trovava nel ventre del pesce ed ha pregato, ha professato che la salvezza viene dall’Eterno, ma non ha mai riconosciuto il proprio peccato, che è rimasto radicato nel suo cuore. Non ha curato la radice del peccato nella sua vita e per questo motivo esso ha preso il sopravvento. Se seguiamo l’esempio di Giona, accadrà anche a noi la stessa cosa. Infatti, egli riteneva di essere nel giusto, ed anche a noi può capitare di vedere una giustificazione nel nostro peccato, poiché perseverando in esso diventiamo ciechi.

Vs. 10-11.  Ma l’Eterno disse: "Tu hai avuto compassione per la pianta per cui non hai faticato né hai fatto crescere, e che in una notte è cresciuta e in una notte è perita. 11  E non dovrei io aver compassione di Ninive, la grande città, nella quale ci sono centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e una grande quantità di bestiame?". 

Qui è il contrasto tra il cuore di Dio e quello dell’uomo: il primo cura le cose eterne, il secondo quelle che periscono. Dio permette a Giona di vedere le cose dal proprio punto di vista: l’uomo si adira per una pianta per la quale egli non ha faticato, pertanto ancora di più Dio cura l’uomo, per il quale ha dato la vita. Egli fa piovere su tutti gli esseri umani, dona la vita, il battito del cuore, la somiglianza con Dio stesso. L’uomo, infatti, è molto prezioso per Dio. Preghiamo per vedere le cose come Dio le vede, dare la priorità alle cose che per Lui sono preziose. Le persone si lamentano per cose irrisorie, mentre Dio fa cordoglio per le anime che si stanno perdendo.

Qui termina il libro di Giona, il quale non sa cosa controbattere alla domanda di Dio; forse ha visto la malvagità del proprio cuore ed è rimasto in silenzio, chiedendo perdono a Dio e piangendo. Mentre scriveva questo libro, Giona si è reso conto che ogni cosa era stata preparata da Dio: la tempesta, il pesce, la pianta, il verme e il vento. Ciò è accaduta perché non era sufficiente che il profeta arrivasse a Ninive, ma che vi giungesse con il cuore di Dio.

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Giona 3