Giona 2
Cap. 2.
Giona si trova nel ventre del pesce da tre giorni e tre notti e solo ora comincia a pregare, gridando al Signore a causa della sua afflizione.
Vs. 1. Ora l’Eterno aveva preparato un grosso pesce perché inghiottisse Giona; e Giona fu nel ventre del pesce per tre giorni e tre notti.
Dio è colui che ha preparato il pesce, nel quale Giona rimane per tre giorni a causa del suo peccato; invece, Gesù è rimasto tre giorni sepolto a causa della sua obbedienza e dei nostri peccati.
Giona comincia a morire a se stesso, alla sua volontà, Gesù, invece, aveva reso completamente la propria volontà a Dio. Era angosciato, sudava sangue, non voleva morire in croce, tuttavia la sua volontà era tutta nelle mani di Dio. Non è stato costretto dal Padre, poiché davanti a sé aveva la gioia del risultato del suo agire.
Dio è colui che fa venire il pesce: siamo di fronte ad un altro evento miracoloso. In altre tre occasioni l’Eterno ha operato per far accadere qualcosa a Giona, ovvero quando permise la germinazione di un albero per fargli ombra, quando fece venire un verme per far morire l’albero ed infine quando fece spirare il vento per farlo seccare (Giona 4:6-8). Sono tutti eventi miracolosi, non naturali.
Il profeta è vivo, si trova nel ventre del pesce ed è bagnato. Attorno a lui è buio, le pareti dello stomaco lo stringono e sente il bagnato dovuto all’acqua del mare ed ai succhi gastrici dell’animale. Questi ultimi bruciano la pelle e la scorticano, creando prurito e bruciore. Lo stomaco del pesce si dilata e si contrae, perciò Giona è situato in un ambiente molto stretto. Attorno a lui ci sono i resti del cibo ingerito, che emanano un odore di alimenti in decomposizione. Mancano l’aria, il cibo e le bevande. Giona si sente soffocare ed è in balìa della pressione dovuta al movimento del pesce verso l’alto e verso il basso. Ha paura ed un gran senso di vertigine. Inoltre, passano le interminabili ore e non accade nulla. Giona stesso paragona questa esperienza alla visita nel regno dei morti.
Nel silenzio e nell’attesa il profeta pensa al proprio comportamento e prega. Molte frasi sono tratte dai Salmi, per cui si comprende come egli fosse un uomo che dimorava nella Parola e la conosceva molto bene.
Giona 2:3 - Salmi 120:1
Giona2:4 - Salmi 88:6-7
Giona 2:5 - Salmi 31:22 ecc.
Nella preghiera di Giona sono presenti 4 caratteristiche riscontrabili in altre grandi preghiere:
il fervore (vs. 2-4)
la semplicità (vs. 4-7)
la lode (vs. 7-10)
il pentimento (vs. 10-11).
Giona comprende di essere ancora vivo, pur essendo nel ventre del pesce. Finalmente dopo tre giorni comincia a pregare.
Vs. 2-3. Allora Giona pregò l’Eterno, il suo DIO, dal ventre del pesce e disse: 3 "Nella mia sventura ho gridato all’Eterno ed egli mi ha risposto dal grembo dello Sceol, ho gridato e tu hai udito la mia voce.
Dio porta delle afflizioni nella nostra vita affinché impariamo a gridare a Lui. Giona grida due volte: la prima per attirare l’attenzione di Dio, la seconda volta perché vuole essere libero. Il termine ebraico con il quale è stato tradotto il termine “gridare” la seconda volta significa proprio questo.
Il fervore: Giona grida con tutte le proprie forze la disperazione che ha dentro. Al contrario, ricordiamo la preghiera di Anna, pronunciata con un filo di voce, eppure ricca di fervore poiché scaturiva da un cuore ricolmo di amarezza:
1 Samuele 1:13. Anna parlava in cuor suo, soltanto le sue labbra si muovevano, ma la sua voce non si udiva; per questo Eli pensava che fosse ubriaca.
Il resto del capitolo riporta la preghiera di Giona, che è simile ad un salmo. Fa comprendere come egli conoscesse la scrittura e pregasse secondo essa.
Vs. 4-7. Mi hai gettato in un luogo profondo, nel cuore dei mari, la corrente mi ha circondato e tutti i tuoi flutti e le tue onde mi sono passati sopra. 5 Allora ho detto: Sono stato scacciato dalla tua presenza. Eppure guarderò ancora verso il tuo santo tempio. 6 Le acque mi hanno circondato fino all’anima, l’abisso mi ha avvolto, le alghe si sono avvolte intorno al mio capo. 7 Sono disceso fino alle fondamenta dei monti, la terra chiuse le sue sbarre dietro a me per sempre, ma tu hai fatto risalire la mia vita dalla fossa, o Eterno, mio DIO.
La semplicità: La preghiera di Giona non contiene parole pompose. Egli presenta se stesso e la propria situazione al Signore, affermando con semplicità di avere le alghe attorno al capo. Perché afferma proprio tale disagio, rispetto ad altri che sta provando? Giona è spaventato, si trova all’interno dello stomaco di un pesce, al buio, costretto fisicamente, e per di più all’improvviso sente qualcosa di viscido aggrapparsi alla sua testa. Certamente avrà fatto grandi sforzi per muovere le braccia ed arrivare fino a questo “qualcosa” per toglierlo. E’ in difficoltà e lo esprime con una semplice frase.
Al contrario era la preghiera dei farisei, molto prolisse e pomposa, nata allo scopo di apparire religiosi agli occhi degli altri.
Marco 12:38-40. Ed egli diceva loro nel suo insegnamento: "Guardatevi dagli scribi che amano passeggiare in lunghe vesti ed essere salutati nelle piazze, 39 e avere i primi seggi nelle sinagoghe, e i primi posti nei conviti, 40 che divorano le case delle vedove e per mettersi in mostra, fanno lunghe preghiere; essi riceveranno una più dura condanna".
Cristo dice di non assomigliare a queste persone:
Matteo 6:5-6. E quando tu preghi, non essere come gli ipocriti, perché essi amano pregare stando in piedi nelle sinagoghe, e agli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini; in verità vi dico che essi hanno già ricevuto il loro premio. 6 Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, chiudi la tua porta e prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà pubblicamente.
Giona è solo, nessuno lo vede, è nel segreto e la sua preghiera è genuina.
Vs. 8-10. Quando la mia anima veniva meno dentro di me, mi sono ricordato dell’Eterno, e la mia preghiera è giunta fino a te, nel tuo santo tempio. 9 Quelli che riguardano alle vanità bugiarde abbandonano la fonte stessa della loro grazia. 10 Ma io con voci di lode ti offrirò sacrifici a e adempirò i voti che ho fatto. La salvezza, appartiene all’Eterno".
Giona finalmente riconosce che la salvezza viene da Dio. Dal mare in burrasca finisce nell’enorme bocca di un pesce e certamente si spaventa grandemente. Prima era lontano da Dio, poi confessa i propri peccati, e grazie a tale azione riceve la misericordia di Dio e il perdono. Non permettiamo al nemico di impedirci di tornare al Signore attraverso la condanna, il peso del peccato che sentiamo nella nostra anima; anche quando pensiamo di aver commesso un’azione troppo malvagia per ottenere il perdono di Dio, dobbiamo essere certi del fatto che Egli è lì, pronto ad accoglierci. L’opera che Dio ha compiuto in Giona è la stessa che vuole attuare in ognuno di noi. Dio vuole una comunione con noi, fatta di preghiera e intimità. Dio ha liberato Giona dalla morte fisica e da quella spirituale. Se fosse giunto fino a Tarshish, forse Giona si sarebbe sviato nel peccato, compromesso ancora più profondamente, allontanato maggiormente dal Signore. Ma l’Eterno è stato fedele ed è intervenuto, mandando una tempesta e riportandolo alla comunione con sé.
La lode: Giona ha presentato a Dio la propria situazione e ora lo loda. Non chiede nulla all’Eterno, non lo supplica di trarlo fuori da questo martirio, pur essendo disperato. Semplicemente Giona loda Dio, un creatore che agli occhi umani sembra avergli voltato le spalle ed averlo condannato ad una situazione insostenibile. Tuttavia Giona ha fede e resiste anche nella distretta, pur essendo senza speranza. Loda Dio per una liberazione che ancora non ha visto.
Vs. 11. Allora l’Eterno parlò al pesce e il pesce vomitò Giona sull’asciutto.
Dio libera Giona, facendo sì che il pesce lo vomiti al punto di partenza. Egli ci riconduce all’inizio, al punto in cui gli abbiamo disobbedito. Quindi, se nella nostra vita ritorniamo sempre allo stesso punto, ciò è perché Dio vuole insegnarci qualcosa. A volte pensiamo di poter negoziare con Dio, ma Egli non desidera questo, bensì una nostra resa completa.
Giona torna allo stesso punto di prima e comincia a rendere il suo cuore a Dio.
Il pentimento: Giona si pente e denuncia il proprio comportamento, che è stato causa della sua separazione dall’Eterno. Il suo cuore è cambiato e ora vive per fede.
Anche la chiesa ha avuto la redenzione, ha visto spezzare le catene di Satana, eppure ancora oggi vive nel mondo e con esso è in travaglio, in attesa del ritorno di Cristo. Queste cose non sono ancora avvenute, eppure i credenti vivono nell’attesa, pur essendo nella distretta.