Giona 1
Giona è un personaggio negativo del Vecchio testamento, un profeta di Dio che nel corso della sua vita si è comportato con rettitudine ma che, ad un certo punto, adotta un modo di agire sbagliato. Altri personaggi sono simili a lui, ad esempio Lot, Eli e Sansone.
E’ un profeta ribelle, un uomo irascibile, asociale, eppure amante della Parola e diffusore della stessa. L’autore del libro è lo stesso Giona, il quale dimostra proprio di amare a tal punto la verità da ritrarre se stesso come egli veramente è, anche se ciò non lo mette in buona luce. L’analisi del suo comportamento ci fa comprendere che chiunque di noi, anche il più zelante, può cadere nel peccato e fuggire dalla via tracciata dall’Eterno. Desideriamo di imparare degli errori degli uomini di Dio, per essere messi in guardia dai pericoli, non per scoraggiarci.
Tema del libro.
Dio desidera usarci: questo è il tema del libro di Giona. Egli porta un messaggio brevissimo alla città di Ninive, solo 8 parole, e tutta la città si converte. Quasi tutto il libro parla del rapporto tra Dio e Giona, e solo una piccolissima parte della sua missione e del discorso pronunciato da tale profeta. Il tema principale, infatti, è proprio il rapporto tra Dio e Giona. Dio vuole usarlo, così come ha fatto con Noè, uomo molto obbediente, con Abramo, uomo di fede e con Giacobbe, un uomo che tende all’imbroglio, proprio come ogni uomo. Gesù è stato mandato da Dio nel mondo per raggiungere tutte le persone, ed egli ha inviato i discepoli. Il programma di Dio per perseguire tale scopo non è stato qualcosa di grandioso (spot televisivi, campagna evangelistica…), ma una barca di pescatori ripieni dello Spirito Santo. Noi non avremmo mai scelto tale modo per raggiungere tutto il mondo, ma Dio ha designato delle persone sconosciute, mal viste dalla società, ma che egli ha riempite dello Spirito santo e si è servito di loro.
Dio si è servito di Giona.
Introduzione.
Il libro di Giona è un libro profetico, scritto tra il 794 e il 753 a.C. dal protagonista stesso. Giona era un profeta, eppure il suo libro non contiene molte profezie, ad eccezione del fatto che rimase 3 giorni all’interno del ventre del pesce, prefigurazione della morte di Cristo e del tempo che precedette la resurrezione.
Innanzi tutto il libro parla della relazione tra Giona e Dio, dei fallimenti del protagonista, della sua ribellione, della sua disobbedienza, del suo pentimento e della restaurazione del rapporto col Padre. Dio appare misericordioso, al punto da agire in Giona indipendentemente dalla sua ribellione. Egli, infatti, era un profeta, ma aveva bisogno ancora dell’opra di Dio nella sua vita. Ciò vale anche per noi: anche se abbiamo già intrapreso un cammino, davanti a noi c’è ancora tanta strada da percorrere e Dio desidera compiere in noi un’opera sempre più profonda. Egli ha utilizzato la ribellione di Giona proprio a tale scopo, poiché prima di compiere un’opera per gli altri attraverso noi, necessariamente deve compiere un’opera in noi. Infatti, Dio ha operato in Giona, poi attraverso Giona.
Era uno strano tipo di predicatore, cioè uno che spera che il proprio messaggio non venga accolto. Il libro termina col profeta arrabbiato col mondo e con Dio, isolato, posto su un’altura per vedere da lontano la sorte di Ninive e sperare nella disfatta. Avrebbe preferito vederla sterminata dall’ira di Dio, invece la misericordia del Creatore si apre verso i gentili. Dal momento della conversione dei Niniviti, il posto di Giona avrebbe dovuto essere in mezzo a loro, intento a fare festa con queste persone, così come in cielo gioiscono per una vita salvata. Invece, Giona è isolato e imbronciato.
Non sempre gli uomini di Dio si comportano secondo il volere del Padre. Di essi dobbiamo conoscere le gesta, per trarre da esse dei validi insegnamenti. Ad es. Paolo racconta ai Corinzi le vicende del popolo eletto nel deserto, affermando che la manna di Dio nutrì tutti, che tutti videro la presenza dell’Eterno e che furono dissetati dalla Roccia. Eppure pochi sono esempi di fede, anzi la maggior parte fu infedele. 1 Corinzi 10: 5-12.
5 Ma Dio non gradì la maggior parte di loro; infatti furono abbattuti nel deserto, 6 Or queste cose avvennero come esempi per noi, affinché non desideriamo cose malvagie come essi fecero, 7 e affinché non diventiate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: "Il popolo si sedette per mangiare e per bere, e poi si alzò per divertirsi". 8 E non fornichiamo, come alcuni di loro fornicarono, per cui ne caddero in un giorno ventitremila. 9 E non tentiamo Cristo, come alcuni di loro lo tentarono, per cui perirono per mezzo dei serpenti, 10 E non mormorate, come alcuni di loro mormorarono, per cui perirono per mezzo del distruttore. 11 Or tutte queste cose avvennero loro come esempio, e sono scritte per nostro avvertimento, per noi, che ci troviamo alla fine delle età. 12 Perciò, chi pensa di stare in piedi, guardi di non cadere.
E’ facilissimo cadere.
Leggendo il libro di Giona comprenderemo:
l’ambiente
la sua collocazione nel VT
chi erano gli Assiri
perché Giona li odiava
perché Dio invia proprio Giona.
Il libro di Giona narra come la misericordia di Dio si estese anche ai Gentili, dei pagani crudeli e immeritevoli della grazia.
Viene citato da Gesù per rispondere ai Farisei che gli chiedevano un segno.
Matteo 12:38-41. 38 Allora alcuni scribi e farisei, lo interrogarono, dicendo: "Maestro, noi vorremmo vedere da te qualche segno". 39 Ma egli, rispondendo, disse loro: "Questa malvagia e adultera generazione chiede un segno, ma nessun segno le sarà dato, se non il segno del profeta Giona. 40 Infatti, come Giona fu tre giorni e tre notti nel ventre del grosso pesce, così starà il Figlio dell’uomo tre giorni e tre notti nel cuore della terra. 41 I Niniviti risorgeranno nel giudizio con questa generazione e la condanneranno, perché essi si ravvidero alla predicazione di Giona; ed ecco, qui c’è uno più grande di Giona.
Matteo 16:4. Una generazione malvagia ed adultera richiede un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno del profeta Giona", E, lasciatili, se ne andò.
Qui è l’unica profezia contenuta nel libro, ovvero i tre giorni e le tre notti trascorsi da Giona nel pesce simboleggiano il tempo trascorso tra la sepoltura di Cristo e la sua resurrezione.
Vi è un altro aspetto interessante, cioè la dichiarazione dell’apertura della grazia di Dio ai Gentili, fatto che è assolutamente inaccettabile per i Giudei. Tale salvezza è stata un’anticipazione di quanto sarebbe avvenuto con l’avvento di Cristo, con la nascita della chiesa e la predicazione di Paolo.
Ci chiediamo:
E’ una storia vera?
Quando è avvenuta?
Chi è Giona?
Dove si trova Ninive?
Perché Giona tenta di fuggire dalla presenza di Dio?
1. E’ una storia vera?
Alcune persone ritengono che i fatti narrati in questo libro siamo un’allegoria, qualcosa di fantastico, poiché pensano sia impossibile che una persona possa vivere all’interno del ventre di un pesce. Seguendo lo stesso ragionamento, potremmo dubitare di numerosi aspetti riportati nella Bibbia, come ad es. la creazione, eppure è importante comprendere che nessun uomo può permettersi di negare l’autorità di Dio.
Satana desidera screditare la Bibbia e generalmente pone nel cervello umano dei dubbi circa i seguenti aspetti:
la creazione, alla quale viene sostituita l’evoluzione. Il libro di Romani contesta tale tesi;
della parola scritta viene negata l’autenticità, oppure considerata come un insieme di favolette;
la persona di Gesù Cristo, figlio di Dio, sovente non è riconosciuta come tale, ma un semplice uomo e un peccatore. Genesi parla della venuta del Messia, affermando che Egli schiaccerà la testa del serpente, il libro di Giona della morte e resurrezione, il libro di Daniele della prima e seconda venuta di Cristo. Questi libri sono attaccati dai critici in quanto parlano di Cristo. Tuttavia, chi crede in Dio ed in ciò che può fare, non ha alcuna difficoltà a credere che Egli abbia preservato la vita di Giona per tre giorni in un pesce.
Giona è un personaggio storico, vissuto al tempo di Geroboamo, un profeta che ha affermato alla presenza del re che un giorno Dio avrebbe restaurato il Regno di Israele. Viene menzionato in 2 Re 14:25.
Egli ristabilì i confini d’Israele dall’ingresso di Hamath al mare dell’Arabah, secondo la parola dell’Eterno, il DIO d’Israele, pronunciata per mezzo del profeta Giona figlio di Amittai, che era di Gath-Hefer.
Gesù sottolinea la verità contenuta in tale libro quando, in Luca 11, afferma che nel libro di Giona sono scritti i fatti che devono accadere: come Giona è stato tre giorni nel ventre del pesce, così il figlio dell’uomo per tre giorni resterà sotto terra.
Noi crediamo che tutta la Scrittura sia stata trasmessa per ispirazione divina e che riporti la verità. Anche la storia di Giona è vera.
2. Quando sono accaduti questi fatti?
Ripercorriamo brevemente alcune fasi della storia narrata nel Vecchio Testamento:
periodo dei patriarchi, schiavitù in Egitto, ritorno alla terra promessa, periodo dei Giudici, scelta del re: Saul, Davide, Salomone, Roboamo.
Durante il regno di quest’ultimo, a causa di una ribellione guidata da Geroboamo, il regno venne diviso in due parti:
il regno dei nord (o Israele), guidato da Geroboamo e composto da dieci tribù,
il regno del nord (o Giuda), composto dalle tribù di Giuda e di Beniamino.
Giona fu profeta nel regno del nord, in seguito conquistato dall’Assiria e ridotto in schiavitù. La maggior parte dei re del sud furono malvagi, tranne Giosafat, Uzzia e Ezechia, che seguirono Dio. Tutti i re del nord furono malvagi, seguaci di Geroboamo, che peccò nel dividere il popolo e nell’usurpare un trono che non gli spettava.
Il periodo della divisione fu molto buio, tuttavia Dio non abbandonò il suo popolo e fece sorgere dei profeti, come Elia e Eliseo. (Questo fatto fa pensare alla tristezza che c’è dietro la divisione delle chiese, fatto che porta sempre con sé dei frutti negativi).
Giona visse al tempo di Geroboamo II.
2 Re 14: 23-29. 23 Nel quindicesimo anno di Amatsiah figlio di Joas, re di Giuda, iniziò a regnare a Samaria Geroboamo figlio di Joas, re d’Israele, e regnò quarantun anni. 24 Egli fece ciò che è male agli occhi dell’Eterno; non si allontanò da nessuno dei peccati di Geroboamo figlio di Nebat, che aveva fatto peccare Israele. 25 Egli ristabilì i confini d’Israele dall’ingresso di Hamath al mare dell’Arabah, secondo la parola dell’Eterno, il DIO d’Israele, pronunciata per mezzo del profeta Giona figlio di Amittai, che era di Gath-Hefer. 26 L’Eterno infatti aveva visto che l’afflizione d’Israele era amarissima; non c’era più né schiavo né libero, e non c’era alcuno che venisse in aiuto a Israele. 27 L’Eterno non aveva ancora detto di cancellare il nome d’Israele di sotto il cielo; perciò li salvò per mezzo di Geroboamo figlio di Joas. 28 Il resto delle gesta di Geroboamo, tutto ciò che fece, il suo valore in guerra e come riconquistò a Israele Damasco e Hamath che erano appartenuti a Giuda non è scritto nel libro delle Cronache dei re d’Israele? 29 Così Geroboamo si addormentò con i suoi padri, i re d’Israele. Al suo posto regnò suo figlio Zaccaria.
Il popolo di Israele viveva nell’idolatria, ma Dio, nella sua misericordia, non lo dimenticò e lo liberò dai nemici. Giona conosceva per esperienza questo carattere di Dio e tale fatto va tenuto presente.
3. Chi è Giona?
Giona era figlio di Amitti e originario di Gath-Hefer, a nord di Nazareth, sulla strada per Tiberiade. Quindi proveniva dalla Galilea.
Il ministerio di Giona a Ninive probabilmente è stato precedente alla prima invasione assira di Israele. La conversione di tale popolo fu temporanea, non interessò l’intera nazione, ma solo la popolazione di una città.
4. Dove si trova Ninive?
Ninive è un’antica città della Mesopotamia, fondata da Nimrod, al quale si deve tutto l’impero babilonese.
Genesi 10:8-12. 8 Kush generò Nimrod, che cominciò a essere un uomo potente sulla terra. 9 Egli fu un potente cacciatore davanti all’Eterno; perciò si dice: "Come Nimrod, il potente cacciatore davanti all’Eterno". 10 E l’inizio del suo regno fu Babel, Erek, Akkad e Kalmeh nel paese di Scinar. 11 Da quel paese andò in Assiria e costruì Ninive, Rehoboth-Ir e Kalah; 12 fra Ninive e Kalah costruì Resen (che è la grande città).
Michea 5:5. Ed egli stesso sarà la pace. Quando l’Assiro verrà nel nostro paese e metterà il piede nei nostri palazzi, noi faremo sorgere contro di lui sette pastori e otto principi fra gli uomini comuni.
L’Assiria era detta “terra di Nimrod”, ribelle ad ogni volere di Dio. Al tempo di Nimrod nacquero numerose false religioni e per questo motivo Apocalisse 17:5 identifica Babilonia come la madre di ogni abominazione.
Ninive fu una città molto grande, importante per la Mesopotamia e divenne la capitale dell’impero assiro. Era circondata da mura alte 30 m e larghe tanto da permettere la corsa di tre carri. 1500 torri alte 60 m erano poste sulle mura. Giona 3:3.
Così Giona si levò e andò a Ninive secondo la parola dell’Eterno. Or Ninive, era una città molto grande davanti a Dio, di tre giornate di cammino.
La città era molto grande, al punto che la si percorreva in tre giorni.
Giona 4:11. E non dovrei io aver compassione di Ninive, la grande città, nella quale ci sono centoventimila persone che non sanno distinguere la loro destra dalla loro sinistra, e una grande quantità di bestiame?".
Queste persone sono forse bambini? Se così è, allora ciò significa che l’intera popolazione era di circa 600.000 persone.
Al tempo di Giona era la capitale dell’impero più grande del tempo. Gli Assiri erano spietati contro i nemici, estremamente crudeli, assassini senza scrupoli. Ninive era una città sorta da questa cultura malvagia.
5. Perché Giona tenta di fuggire dalla presenza di Dio?
Giona 1:1-3. 1 E la parola dell’Eterno fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, dicendo: 2 "Lèvati va’ a Ninive, la grande città e predica contro di lei, perché la loro malvagità è salita davanti a me". 3 Ma Giona si levò per fuggire a Tarshish, lontano dalla presenza dell’Eterno. Così scese a Giaffa, dove trovò una nave che andava a Tarshish. Pagò il prezzo stabilito e s’imbarcò per andare con loro a Tarshish, lontano dalla presenza dell’Eterno.
Tarshish era una città spagnola, mentre Ninive si trovava in Mesopotamia. Quando Giona riceve il mandato da Dio, quindi, fugge nella direzione opposta, il più lontano possibile dal luogo in cui Dio gli aveva detto di recarsi. La prima ipotesi che nasce spontanea circa il motivo di tale comportamento sta nella crudeltà degli Assiri e sul comprensibile timore nei loro confronti che Giona avrebbe potuto nutrire.
In realtà, il motivo principale è riscontrabile nella profonda conoscenza della misericordia di Dio e nella certezza che Egli avrebbe operato anche nel cuore dei nemici di Israele. Tale fatto era intollerabile agli occhi di Giona. Infatti, dopo il ravvedimento di Ninive, il profeta si adira moltissimo e si isola.
Giona 4:1-3. 1 Ma questo dispiacque molto a Giona, che si adirò. 2 Così egli pregò l’Eterno, dicendo: "Deh, o Eterno, non era forse questo che dicevo quand’ero ancora nel mio paese? Per questo sono fuggito in precedenza a Tarshish, perché sapevo che sei un Dio misericordioso e pieno di compassione lento all’ira e di gran benignità, e che ti penti del male minacciato.
Dio dimostra benignità nei confronti di un popolo malvagio che si pente, mentre punisce Giona, un figlio disobbediente. La risposta a tale riflessione è in
Ebrei 12:6-8. perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce". 7 Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli.
Alcuni temi trattati nel libro di Giona sono:
la misericordia di Dio verso i pagani (già analizzato) e la sua indiscussa sovranità. Infatti. In Giona 1:14. i marinai pagani affermano: "Deh, o Eterno, non lasciare che periamo per la vita di questo uomo e non renderci colpevoli di sangue innocente, perché tu, o Eterno, hai fatto come hai voluto". E Giona stesso in Giona 2:10. Allora l’Eterno parlò al pesce e il pesce vomitò Giona sull’asciutto.
Dio agisce come desidera e salva chiunque vuole poiché è sovrano su tutto il creato e solo Lui possiede la conoscenza assoluta del bene e del male. Tutto il libro vede la lotta tra il volere di Dio e quello di Giona, il quale con caparbia fa tutto ciò che è in suo potere per ostacolare il piano salvifico dell’Eterno. Egli è sovrano: questo è quanto insegna la Bibbia, anche quando gli avvenimenti terreni sembrano mostrare una grande forza nell’opera del maligno. Il piano di Dio si sta realizzando, anche attraverso l’agire del demonio.
Romani 8:28. Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento.
Cap. 1
Protagonisti di questo capitolo sono: Giona, Dio e i marinai. Giona disobbedisce, Dio disapprova, i marinai sono in preda alla paura. Alla fine si compie il piano di Dio.
Vs. 1. E la parola dell’Eterno fu rivolta a Giona, figlio di Amittai, dicendo:
La parola dell’Eterno è un’espressione che compare 92 volte nel Vecchio Testamento e viene usata per presentare delle espressioni profetiche ispirate certamente da Dio. Non ci viene mai detto in quale modo Dio abbia comunicato con l’uomo, tuttavia è certo che tale trasmissione della volontà divina è sempre chiara, inequivocabile e priva di possibilità di compromessi.
Alcuni studiosi affermano che, se Cristo è la Parola (Vedi Giovanni), allora tali apparizioni sono delle cristofanie, ovvero la presenza di Gesù prima della sua incarnazione. Quindi si può pensare che Cristo apparve ad alcune persone, anche sotto le sembianze di un angelo, per comunicare con autorità il volere di Dio.
Il nome “Giona” significa “colomba”.
Vs. 2. "Lèvati va’ a Ninive, la grande città e predica contro di lei, perché la loro malvagità è salita davanti a me".
Dio parla a Giona e gli ordina di andare a predicare la Parola a Ninive, per il ravvedimento delle anime. Egli deve portare le persone alla salvezza, come lo Spirito Santo, visto come una colomba quando scende su Gesù al momento del battesimo. Di lui Cristo afferma che ha tre compiti: compungere il mondo circa il peccato, la giustizia e il giudizio.
Ninive era una grande città a quel tempo, capitale dell’Assiria, un regno pagano, il centro del mondo assiro. Era circondata da mura alte 30 m, spesse 35 m, sormontate da una strada percorsa dai carri. Lungo le mura vi erano 1500 torri, nelle quali erano poste delle guardie per la difesa della città stessa, poiché gli Assiri avevano molti nemici essendo malvagi. Utilizzavano la pelle umana, presa ai nemici, per ricoprire i mobili. Dal punto di vista umano tale città era indistruttibile. A loro Dio invia Giona per indurli al ravvedimento, in quanto è un Dio di misericordia. Pur essendo vero il fatto che Dio nel VT era un Dio di giudizio, è anche vero che Egli, prima di giudicare un popolo, lo invitava sempre al ravvedimento. Gli Assiri sono un esempio. Dio non cambia mai, è sempre uguale e lo sarà in eterno, è giusto, santo e misericordioso. Dà il tempo per il ravvedimento, ma se esso non sopraggiunge, allora dà anche la giusta punizione.
2 Pietro 3:9. Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento.
Giona conosce la misericordia di Dio e desidera la distruzione di Ninive. Fugge nella direzione opposta poiché non vuole essere lo strumento che porterà la conversione di questi acerrimi nemici di Israele, anzi, egli desidera la loro distruzione incondizionata. Infatti egli disobbedisce. La motivazione di tale rifiuto la si trova in 4:2. Così egli pregò l’Eterno, dicendo: "Deh, o Eterno, non era forse questo che dicevo quand’ero ancora nel mio paese? Per questo sono fuggito in precedenza a Tarshish, perché sapevo che sei un Dio misericordioso e pieno di compassione lento all’ira e di gran benignità, e che ti penti del male minacciato.
Essendo i niniviti molto crudeli, e conoscendo la benignità e la pazienza di Dio, Giona non vuole andare da loro poiché non desidera che si convertano. Essi erano un popolo particolarmente cruento, al punto che inserivano degli uncini nelle mandibole dei prigionieri e tramite essi li legavano alle catene.
Dio dice a Giona di evangelizzare, cosa che chiunque può fare, se proclama ciò che Dio ha comandato. Non è necessario aver frequentato la scuola biblica: basta amare Cristo, ascoltando le Sue parole e riferendole agli altri. Non serve essere particolarmente eloquenti, né istruiti: basta riferire quanto Gesù ci ha detto. Questa era la chiamata di Giona.
Però il profeta teme che essi si pentano dei loro peccati e vengano perdonati da Dio, fatto che accade al termine del libro, con grande disappunto di Giona.
Giona fugge nella direzione opposta, tuttavia l’Eterno lo insegue ovunque vada e non tarderà a compiere la sua opera in ogni caso. Giona fa degli sforzi enormi per fuggire da Dio, ma essi si riveleranno inutili: va fino al mare, paga il biglietto per navigare e si imbarca. Pur essendo un profeta di Dio, questa volta non vuole fare la volontà del Padre e fugge dalla Sua presenza. Giona stesso, autore di tale libro, afferma di aver desiderato di fuggire proprio dalla presenza di Dio. Infatti, quando un uomo comprende chiaramente il volere di Dio ma non desidera compierlo, vivendo in disobbedienza deve fuggire dalla presenza dell’Eterno; non è possibile disobbedire coscientemente e allo stesso tempo cercare la Sua presenza. Anche oggi accade che quando una persona compromette la sua vita spirituale, contemporaneamente si allontana dalla chiesa, poiché nella comunione e nella preghiera vi è la convinzione del peccato. Quando Adamo ha sentito avvicinarsi Dio, è fuggito poiché provava vergogna. L’uomo che pecca fugge da Dio, fino al momento in cui è pronto a sottomettersi alla Sua volontà. Ciò accadrà a Giona: si allontanerà da Dio fino a quando non acconsentirà al Suo volere. Non è possibile fuggire da Dio, poiché Egli è ovunque.
Quando Davide ha commesso il peccato ha ferito se stesso.
Salmo 32:1-5. <<Di Davide. Cantico>> Beato colui la cui trasgressione è perdonata, il cui peccato è coperto! 2 Beato l’uomo a cui l’Eterno non imputa l’iniquità, e nel cui spirito non c’è inganno. 3 Mentre tacevo, le mie ossa si consumavano tra i gemiti che facevo tutto il giorno. 4 Poiché giorno e notte la tua mano pesava su di me, il mio vigore era diventato simile all’arsura d’estate. (Sela) 5 Davanti a te ho riconosciuto il mio peccato, non ho coperto la mia iniquità. Ho detto: "Confesserò le mie trasgressioni all’Eterno", e tu hai perdonato l’iniquità del mio peccato.
Davide era legato ai suoi peccati e non voleva confessarli a Dio.
Giona non desidera che la misericordia di Dio cada sui Niniviti, si ribella al volere dell’Eterno e fugge. Pertanto Dio lo porta al punto di aver bisogno egli stesso di misericordia, affinché ne comprenda il significato. Il nostro cuore è malvagio. Così Giona desidera che Dio giudichi questo popolo per le sue azioni, non che ne abbia misericordia. Questa è proprio la natura umana: bramiamo vedere la giustizia negli altri, ma quando cade su di noi ci rendiamo conto di quanto sia dura. Quando comprendiamo quando è stato perdonato a noi, allora ridimensioniamo la nostra voglia di giustizia sugli altri.
Giona fugge dal volere di Dio e comincia a regredire nel suo peccato. Infatti, più volte viene detto che “scese”.
Vs. 3. Ma Giona si levò per fuggire a Tarshish, lontano dalla presenza dell’Eterno.
Così scese a Giaffa, dove trovò una nave che andava a Tarshish. Pagò il prezzo stabilito e s’imbarcò per andare con loro a Tarshish, lontano dalla presenza dell’Eterno.
Giona è determinato a non andare a Ninive e pertanto compie un viaggio di 1400 km nella direzione opposta.
Durante la sua fuga, di Giona si dice più volte che “scese”: il peccato trascina verso il basso e infatti Giona scende a Giaffa e si rintana nella parte più bassa della nave, come fosse un prigioniero. In seguito scenderà nel ventre del pesce e con lui nelle profondità degli oceani. Solo quando griderà al Signore uscirà dalle viscere del peccato.
E’ assurdo pensare che Giona ritenesse possibile il fatto di rendersi invisibile agli occhi di Dio, poiché era un uomo che amava l’Eterno e che ben lo conosceva. E’ più probabile che egli volesse allontanarsi dal popolo di Israele e dalla presenza del Creatore per divenire inutile e non essere usato da Dio per portare a termine il piano.
Tarshish vuol dire “raffineria”; questo era il nome di numerose località a quel tempo. Non a caso Giona fugge dall’Eterno e si rifugia in una “raffineria”, luogo in cui Dio opererà al fine di raffinarlo. Il Padre, infatti, lavora in noi e porterà a termine la propria opera con o senza la nostra collaborazione.
Giona “paga il prezzo” pattuito per imbarcarsi. Quando ci allontaniamo da Dio, facilmente troviamo degli operai del nemico pronti ad aiutarci, ma ovviamente c’è un prezzo da pagare, poiché essi non agiscono per nulla. Il peccato ha sempre un prezzo salato, mentre se seguiamo il Signore riceveremo per grazia il pagamento del nostro riscatto.
Dio compie numerosi miracoli per riprendersi Giona, il primo dei quali è un forte vento, un uragano. Egli, infatti, non cambia idea circa il compito che aveva affidato a Giona. Questo fatto ci fa comprendere come Egli si comporti anche circa la grazia. Se non facciamo attenzione diventeremo come Giona, allontanandoci da Dio e portando amarezza nel cuore per alcune persone.
Vs. 4. Ma l’Eterno scatenò un forte vento sul mare e si levò una grande tempesta sul mare, sicché la nave minacciava di sfasciarsi.
Giona fugge, ma l’Eterno interviene. Egli non permette a Giona di allontanarsi troppo e invia un vento potente al fine di attirare l’attenzione di questo figlio. Infatti, anche quando siamo ribelli, Dio si dimostra fedele e ci riporta verso di lui. Senza il Suo intervento saremmo morti nei nostri falli, cammineremmo lontani dalla Sua presenza, essendo per natura figli di ira. Tuttavia l’Eterno, ricco in misericordia, manda il vento nella vita di Giona, come in quella di tutti noi, disciplina questo suo figlio con pazienza, al fine di aggiungerlo ai suoi. Nella vita di tutti i cristiani avvengono delle difficoltà, che hanno lo scopo di correggerci, disciplinarci, migliorarci, renderci figlioli di Dio. Questi punisce Giona poiché è un padre, è pieno d’amore e desidera che ogni suo figlio cammini rettamente.
Ebrei 12:7-11. 7 Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli. 9 Inoltre ben abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo molto di più ora al Padre degli spiriti, per vivere? 10 Costoro infatti ci corressero per pochi giorni, come sembrava loro bene, ma egli ci corregge per il nostro bene affinché siamo partecipi della sua santità. 11 Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo.
I cristiani sono salvati per grazia:
Romani 8:1. Ora dunque non vi è alcuna condanna per coloro che sono in Cristo Gesù, i quali non camminano secondo la carne ma secondo lo Spirito,
I peccati sono stati cancellati dal sangue di Gesù.
Però l’Eterno è un padre e, come tale, può disapprovare il nostro comportamento e punirci per le azioni commesse. Per questo motivo ogni giorno dobbiamo cercare il Suo perdono tramite la preghiera, che ci permette di avere un rapporto privilegiato e intimo con Lui.
Giona era un credente, un profeta di Dio, un uomo salvato, eppure è stato punito per il proprio comportamento. Ha disobbedito ed è stato ripreso, ed in ogni modo Dio ha portato a termine il proprio piano, con o senza l’aiuto volontario dell’uomo.
Giona va a Giaffa per imbarcarsi per Tarshish, si svia sempre di più dal Signore, che, tuttavia, è pronto ad operare al fine di catturare nuovamente la sua attenzione; Giona è un figlio di Dio ed il Padre si occupa di lui. Anche nel quotidiano accadono dei fatti spiacevoli ai nostri occhi, ma che hanno lo scopo di cambiare la nostra vita in positivo, verso la presenza di Dio. Egli permette dei fatti nella nostra vita affinché torniamo verso di Lui e ci mettiamo a posto nei Suoi confronti.
Vs. 5. I marinai spaventati, gridarono ciascuno al proprio dio e gettarono in mare il carico che era sulla nave per alleggerirla. Intanto Giona era sceso nelle parti più recondite della nave, si era coricato e dormiva profondamente.
L’espressione ebraica che rende il versetto 4 significa proprio che una bufera soprannaturale aveva colpito solamente il punto in cui si trovava la nave con Giona. Era chiaramente la dimostrazione della disapprovazione divina, tant’è vero che anche i marinai pagani, esperti navigatori, lo hanno capito chiaramente. Lo spavento è molto grande ed i marinai gettano la merce in mare, al fine di rendere più leggera la nave. Tale azione ha determinato per loro una perdita notevole di capitale, poiché quel carico era il loro guadagno. Se hanno scelto di agire in tale modo, vuol dire che erano veramente terrorizzati. Erano uomini rozzi, pagani, adoratori di idoli; li invocavano a gran voce mentre erano in preda al terrore, ma senza esito. Nel panico svegliano Giona, nella speranza che almeno il suo Dio sia più efficace. Jahweh era il Dio di Israele, e loro lo conoscevano come tale. L’Eterno di serve di questi marinai per riprendere Giona, così come sovente ha usato i popoli pagani come verga per sgridare Israele.
I marinai sono dei pagani, eppure pregano i loro dei, mentre Giona, uomo di Dio, è profondamente addormentato e posto in un luogo molto nascosto. Egli riesce a stare comodo in questa posizione di ribellione contro Dio, figura del sonno spirituale che può cadere su di noi. In quello stato diveniamo insensibili alle cose di Dio e alla convinzione del peccato.
Vs. 6-7. Il capitano gli si avvicinò e gli disse: "Che fai così profondamente addormentato? Alzati, invoca il tuo DIO! Forse DIO si darà pensiero di noi e non periremo". 7 Poi si dissero l’un l’altro: "Venite gettiamo le sorti per sapere a causa di chi ci è venuta addosso questa sciagura". Così gettarono le sorti e la sorte cadde su Giona.
Dio usa un uomo pagano per risvegliare Giona verso la fede nell’Eterno, spronandolo nella preghiera. Questo atto dovrebbe essere quello più spontaneo per ogni cristiano, eppure Giona era spiritualmente assopito. Questo uomo ateo dimostra una moralità maggiore di quella di Giona. I marinai della nave stanno pagando per il peccato di Giona, sono spaventati e desiderano l’intervento di questo Dio sconosciuto. Il nostro peccato, infatti, si ripercuote sugli altri e non dobbiamo credere che esso sia qualcosa che riguarda unicamente noi e Dio: anche altri pagheranno il prezzo del nostro peccare.
Poi comprendono chi è la causa della loro disgrazia poiché Dio fa in modo che il fatto sia svelato.
Vs. 8-9. Allora gli chiesero: "Spiegaci dunque per causa di chi ci è venuta addosso questa sciagura. Qual è il tuo mestiere? Da dove vieni? Qual è il tuo paese? A quale popolo appartieni?". 9 Egli rispose loro: "Io sono un Ebreo e temo l’Eterno il DIO del cielo, che ha fatto il mare e la terra ferma".
Giona afferma di essere ebreo e di temere il Dio creatore di tutte le cose. Egli doveva evangelizzare questi marinai, eppure con il suo comportamento ha rovinato la propria testimonianza. Era un profeta dell’Iddio vivente, chiamato ad essere una luce, eppure il fatto che gli abbiano domandato chi sia e da dove provenga ci fa capire che egli non ha mai parlato di Dio a loro. Infatti, essendo lontano dall’Eterno, vivendo nel peccato, non poteva parlare a loro di Dio e era stato reso inefficace dal nemico, un’arma inoffensiva e inutile. Pur essendo un profeta di Dio, stava lottando col suo creatore al punto di essere l’unico profeta ricordato per il fatto di essere fuggito dalla presenza dell’Eterno. Resiste alla volontà del Padre, si allontana da Lui, non comprende l’opera che Dio vuole compiere, forse dubita anche della Sua fedeltà: questo è accaduto a tutti noi e quindi possiamo comprendere il comportamento di Giona. Per questo motivo Dio manda su questo figlio una punizione, proprio allo scopo di ricondurlo a sé: questo è lo scopo di Dio in ogni tempo e per ogni figlio. Per questo motivo è molto meglio obbedire al Padre immediatamente, piuttosto che farlo dopo aver lottato con tutte le forze ed aver vissuto tanti guai.
Salmo 32:8-9. 8 ti ammaestrerò e ti insegnerò la via per la quale devi camminare; io ti consiglierò e avrò il mio occhio su di te. 9 Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, e la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia, altrimenti non ti si avvicinano.
Dio non desidera che la nostra presenza sia la conseguenza della costrizione, bensì di una precisa volontà, della spontaneità.
Dio sta lavorando nel comportamento di Giona, ma intende mutare il suo cuore. Al tempo di Gesù, il comportamento dei farisei era perfetto, eppure il Signore affermava che il loro cuore era lontano da Dio e soprattutto dal cuore di Dio. Egli non vuole un’obbedienza esteriore, ma soprattutto che impariamo quanto grande sia la sua misericordia e che diventiamo sempre più simili a lui.
Matteo 5:44-45. Ma io vi dico: Amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a coloro che vi odiano, e pregate per coloro che vi maltrattano e vi perseguitano, 45 affinché siate figli del Padre vostro, che è nei cieli, poiché egli fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i malvagi e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti.
Gesù prega che siamo come il Padre che è in cielo, non solamente dei bravi cristiani nell’esteriorità, aderenti alle leggi di Dio, ma capaci di amare i nostri nemici. Dio immagina una chiesa capace di crescere nell’immagine di Gesù Cristo.
Efesini 4:11-13. Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori, 12 per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo, 13 finché giungiamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio a un uomo perfetto, alla misura della statura della pienezza di Cristo
Questo è il corretto modo per riflettere l’immagine di Cristo. Vi è differenza tra le parole e le azioni, poiché le prime si possono solamente udire, mentre il comportamento è qualcosa che accompagna la nostra vita. Qui è la differenza tra la religiosità ed un rapporto con Dio: chi è religioso parla di Dio, mentre chi ha un rapporto con Lui lo conosce personalmente e tende ad assomigliargli.
I marinai pagani destano Giona dal suo torpore e lo interrogano sulla sua vita, sulla sua persona e sulla sua nazionalità. Oggi ai credenti può capitare di dover confessare di essere cristiani dopo essersi comportati in modo poco consono alla fede professata. Questa sensazione spiacevole deve essere stata la stessa provata da Giona, solo in modo molto più amplificato poiché per causa sua queste persone avevano rischiato la vita e perso il carico. Doveva provare molta vergogna per il proprio comportamento.
Vs. 10. Allora quegli uomini furono presi da grande spavento e gli dissero: "Perché hai fatto questo?". Essi infatti si erano resi conto che egli fuggiva lontano dalla presenza dell’Eterno perché lo aveva loro detto.
I marinai comprendono chi sia Giona e, ancora di più, chi sia Dio, ovvero il creatore di tutte le cose.
Vs. 11. Essi gli dissero: "Cosa dobbiamo farti perché il mare si calmi per noi?". Il mare infatti si faceva sempre più tempestoso.
I marinai del racconto forse erano fenici, esperti marinai, costruttori delle migliori navi del tempo. Eppure questa burrasca li spaventa poiché era fortissima.
I pagani credevano ci fossero molte divinità, ognuna delle quali proteggeva una parte della creazione. Comprendere ora l’esistenza di un Dio superiore a tutti i loro, creatore di tutte le cose, li sgomenta profondamente. La potenza di questo Dio è evidente ed essi sono terrorizzati dal fatto che Giona lo avesse urtato a tal punto, e poi fosse salito sulla loro barca.
Vs. 12. Egli rispose loro: "Prendetemi e gettatemi in mare e il mare si calmerà per voi, perché io so che questa grande tempesta vi è venuta addosso per causa mia".
Di fronte alla potenza di questo Dio, gli uomini si spaventano e Giona chiede loro di essere gettato in mare. Egli avrebbe potuto compiere tale gesto di propria spontanea volontà, eppure chiede agli altri di agire in tal senso. Forse egli non aveva il coraggio di gettarsi, oppure egli desiderava che i marinai facessero parte del giudizio sulla sua vita e voleva lasciarli con un messaggio ben visibile: tutti i peccati verso Dio devono essere abbandonati, gettati fuori dalla nostra vita e solo allora ogni situazione si appianerà. Il peccato è l’antitesi della calma, della tranquillità, per cui dobbiamo essere spietati contro di esso. Se agiamo con delicatezza, il peccato ci ucciderà, mentre se siamo radicali, avremo la vittoria. Il salario del peccato è la morte, dice Paolo in Romani, mentre il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù. Chi non è innestato in Cristo dovrà pagare per i propri peccati.
Michea 7:19. Egli avrà nuovamente compassione di noi, calpesterà le nostre iniquità. Tu getterai in fondo al mare tutti i nostri peccati.
Michea sta profetizzando circa il messia, che sarebbe venuto tra migliaia di anni.
I marinai comprendono che Dio pretende l’obbedienza totale e che non si accontenta di niente di meno.
Vs. 13. Tuttavia quegli uomini remavano con forza per riportare la nave a terra, ma non riuscivano, perché il mare si faceva sempre più tempestoso contro di loro.
Essi desiderano compiacere Dio ma, prima di gettare Giona in mare, vogliono compiere ancora un tentativo per arginare la situazione: a bordo di una piccola barca a remi, questi uomini tentano di far fronte alla forza di Dio. Solo quando comprendono fino in fondo che ciò è inutile, cedono al volere di Dio ed a Lui si rivolgono con una preghiera:
Vs. 14. Perciò gridarono all’Eterno e dissero: "Deh, o Eterno, non lasciare che periamo per la vita di questo uomo e non renderci colpevoli di sangue innocente, perché tu, o Eterno, hai fatto come hai voluto".
Riconoscono la sovranità di Dio sulla vita umana e pregano di non veder imputata a loro la morte dell’uomo di Dio.
Vs. 15-16. Quindi presero Giona e lo gettarono in mare, e la furia del mare si calmò. 16 Quegli uomini allora, presi da un gran timore dell’Eterno, offrirono un sacrificio all’Eterno e fecero voti.
Invocano l’Eterno, Dio di Giona, comprendendone l’esistenza e la potenza. Poi fanno voti e sacrifici all’Eterno. Egli si è servito della disobbedienza di Giona per raggiungere il cuore di questi uomini pagani. Essi comprendono come Geova sia diverso da tutti gli altri dei, come sia qualcuno che si prende cura dei propri figli, che agisce per riportarli a sé; hanno pregato ai propri dei ma non hanno avuto risposta, mentre hanno visto la potenza di Dio di fronte all’obbedienza incondizionata. In loro nasce il timore dell’Eterno e gli rivolgono dei sacrifici.
Giona viene gettato in mare e subito la tempesta si calma. La vita dei marinai è salva ed anche la loro anima. Infatti, molto persone si rivolgono all’Eterno quando si trovano nella distretta, ma poi dimenticano velocemente il pericolo ormai lontano.Questi marinai, invece, temono Dio anche dopo la fine delle avversità. Anche i discepoli si trovarono nel pericolo nel mare di Galilea e, dopo aver visto agire Cristo, furono presi da timore verso di lui, comprendendone la potenza.
Così i marinai ebbero paura, poi fede in Dio, ed essa li ha salvati. Certamente hanno visto la tempesta come qualcosa di terribile, di distruttivo, ed in essa hanno perso tutto il carico da vendere. Ma Dio aveva un piano anche per loro ed in questa circostanza, che sembra negativa agli occhi umani, essi hanno guadagnato qualcosa di inestimabile, la salvezza dell’anima. Con questa considerazione dobbiamo imparare a guardare alle catastrofi della nostra vita come a qualcosa che ha un risvolto benefico: Dio ha cura di noi, conduce la nostra vita e vuole darci tutte le benedizioni possibili. I credenti queste cose le sanno, eppure a volte è difficile afferrarle saldamente quando le avversità capitano a noi.
Quindi: i marinai si convertono. L’ironia sta nel fatto che essi un tempo erano pagani ed ora hanno la vita eterna grazie alla disobbedienza di Giona, il quale si imbarca proprio per non portare a termine il piano salvifico di Dio sulle popolazioni pagane. Egli, che non voleva essere lo strumento di benedizione per i pagani, proprio nella disobbedienza lo è per questi marinai.
Dio è buono anche con Giona, soccorrendolo e facendo sì che un pesce lo ingoiasse e lo portasse in salvo. Certamente il soggiorno nel ventre non fu piacevole, tuttavia fu l’ancora di salvezza per Giona. Rimase tre giorni e tre notti dentro il pesce, ma poi cercò di nuovo il volto di Dio ed a Lui rivolse una preghiera di ringraziamento. In quella situazione, infatti, deve dedicare al Signore tutta la sua attenzione. Dio sta correggendo Giona e lo fa mettendolo in una situazione molto difficile.
Ebrei 12:5-12. e avete dimenticato l’esortazione che si rivolge a voi come a figli: "Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore e non perderti d’animo quando sei da lui ripreso, 6 perché il Signore corregge chi ama e flagella ogni figlio che gradisce". 7 Se voi sostenete la correzione, Dio vi tratta come figli; qual è infatti il figlio che il padre non corregga? 8 Ma se rimanete senza correzione, di cui tutti hanno avuta la parte loro, allora siete dei bastardi e non dei figli. 9 Inoltre ben abbiamo avuto per correttori i nostri padri secondo la carne e li abbiamo rispettati; non ci sottometteremo molto di più ora al Padre degli spiriti, per vivere? 10 Costoro infatti ci corressero per pochi giorni, come sembrava loro bene, ma egli ci corregge per il nostro bene affinché siamo partecipi della sua santità. 11 Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo. 12 Perciò rinfrancate le mani cadenti e le ginocchia vacillanti,
Dio ci corregge perché siamo suoi figli. Ciò non è piacevole, ma è positivo. Se permettiamo a Dio di insegnarci, allora porteremo buon frutto.