Giacomo 4

Giacomo 4
Craig Quam

Cap. 4

Del resistere alle passioni.

Giacomo ha terminato il cap. 3 affermando che la giustizia deve essere seminata nella pace; ora tratta un argomento opposto, ovvero delle contese che esistono all’interno delle chiese e nelle famiglie cristiane, là dove tali cose non dovrebbero esistere, avendo ricevuto da Gesù la Sua pace. Qui l’apostolo indica la causa di tali situazioni ed anche il modo per metterle a morte.

Giacomo si sta rivolgendo ad una chiesa in particolare, nella quale si verificavano dispute e guerre fra i fratelli. Anche oggi accade questo poiché Satana si infiltra nella chiesa e crea tensione tra i membri. E’ facile vedere gli altri sotto una luce negativa ed evidenziare ogni più piccolo difetto. 

Ecco ciò che Dio ci dice tramite Giacomo:

Vs. 1. Da dove vengono le guerre (Da “polemoi”, dal quale proviene la parola “polemica”) e le contese fra voi? Non provengono forse dalle passioni che guerreggiano nelle vostre membra? 

Salmo 133:1.<<Canto dei pellegrinaggi. Di Davide.>> Ecco, quanto è buono e quanto è piacevole, che i fratelli dimorino assieme nell’Unità! 

Questo è ciò che Dio vuole da noi, ma purtroppo non accade sempre così. Questo non è certo un problema nuovo per l’uomo, anzi è stato più volte affrontato da Paolo. Ha scritto ai Corinzi, rimproverandoli perché si rivolgevano ai tribunali, essendo incapaci di risolvere da soli i problemi personali e rovinando, così, la testimonianza; ai Galati ha detto che si stavano divorando l’un l’altro; ai Filippesi scrive esortando due sorelle a rappacificarsi; agli Efesini dice di conservare la pace.

Da dove prevengono le dispute? Dal peccato, dai desideri carnali, dall’orgoglio: queste sono le caratteristiche dell’essere umano, insite nell’uomo stesso. Quando guardiamo l’altro, ne vediamo i difetti, i quali sono certamente reali, ma vanno a sommarsi ai nostri: la colpa non è mai da una sola parte. Questa caratteristica umana è con noi fino dall’infanzia; quando due o più bambini litigano, ognuno di loro vede la colpa negli altri, mai in se stesso. Crescendo, poi, rimaniamo tali e quali.

Vs. 2. Voi desiderate ( sta per bramare, volere a tutti i costi) e non avete, voi uccidete e portate invidia, e non riuscite ad ottenere; voi litigate e combattete, e non avete, perché non domandate. 

Quando bramiamo secondo la carne siamo lontani dal volere di Dio e, quindi, non otteniamo; Gesù ha detto “chiedete e vi sarà dato”, tuttavia intendeva riferirsi alle cose che chiediamo secondo il volere di Dio. Se chiediamo e non otteniamo, ovviamente siamo frustrati, poiché rimaniamo nello stato di perenne ricerca e di schiavitù del peccato. Non c’è niente di male nel desiderare delle cose per se stessi, allo scopo di migliorare e vivere meglio, tuttavia è sbagliato non essere mai contenti di ciò che si ha, poiché in questo caso rimarremo eternamente insoddisfatti. Portiamo i desideri al Signore ed egli ci farà vedere ciò che è bene per noi.

Molti non ottengono perché non domandano nulla a Dio, ma preferiscono rivolgersi altrove. Ciò accade perché l’uomo non convertito generalmente sa in cuor suo che Dio è veramente l’unico Dio ed allora desidera staccarsi da Lui, prendendone le distanze. In questo modo non si sente obbligato a dipendere da Lui, non riconosce se stesso inferiore, né Egli come sovrano della sua vita. 

Se a volte si rivolge a Dio in preghiera, ecco che allora chiede male, mettendo al primo posto i propri desideri e non certamente il Regno di Dio. In questo modo lo tratta come se fosse una sorta di Babbo Natale, ossia qualcuno a cui rivolgere una lista di desideri. Ciò che non viene chiesto secondo il volere di Dio non verrà esaudito.

Vs. 3.  Voi domandate e non ricevete, perché domandate male per spendere nei vostri piaceri. 

Questa che segue è una preghiera di Salomone, un esempio per ogni cristiano di come domandare al Signore secondo corrette motivazioni, non per spendere nei nostri piaceri:

1 Re 3:7-14.   Ora, o Eterno, mio DIO, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide mio padre, ma io non sono che un fanciullo e non so come comportarmi. 8  Inoltre il tuo servo è in mezzo al popolo che tu hai scelto, un popolo grande, troppo numeroso per essere contato e calcolato. 9  Concedi dunque al tuo servo un cuore intelligente, perché possa amministrare la giustizia per il tuo popolo e discernere il bene dal male. Chi infatti potrebbe amministrare la giustizia per questo tuo popolo così numeroso?". 10  Piacque al Signore che Salomone avesse fatto questa richiesta. 11  DIO allora gli disse: "Poiché hai domandato questo e non hai chiesto per te né lunga vita. né ricchezze, né la morte dei tuoi nemici, ma hai chiesto intelligenza per comprendere ciò che è giusto. 12  ecco, io faccio come tu hai chiesto: ti do un cuore saggio e intelligente, cosicché non c’è stato nessuno come te prima di te e non sorgerà nessuno come te dopo di te. 13  Ti do pure ciò che non hai domandato: ricchezze e gloria, cosicché fra i re non vi sarà nessuno come te, per tutti i giorni della tua vita. 14  Se poi cammini nelle mie vie osservando i miei statuti e i miei comandamenti, come fece Davide tuo padre io prolungherò i tuoi giorni". 

Salomone era appena stato eletto re ed era preoccupato perché aveva di fronte un problema molto grande. Non chiede nulla per sé, ma solamente la saggezza per amministrare rettamente il popolo di Dio; per questo motivo ottiene molte più cose di quante ne ha domandate.

Matteo 6:33. Ma cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno sopraggiunte. 

Se non diamo a Dio la giusta priorità, ecco cosa accade:

Vs. 4.  Adulteri e adultere, non sapete che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio.

Coloro che ricercano l’approvazione delle persone non convertite divengono nemici di Dio, poiché perseguono gli ideali peccaminosi stabiliti da Satana. Divenire amici del mondo significa stringere un legame molto stretto con quest’ultimo, una confidenza. Essendo il rapporto con Dio simile a quello matrimoniale, allora Giacomo chiama “adultere” tali persone, dal momento che ricercano nel regno del nemico un appagamento sbagliato. Non è possibile trovare soddisfazione nel mondo ed in Dio, poiché tali entità sono antitetiche, incompatibili, prive di comunione.

1 Giovanni 2:15-17.  Non amate il mondo, né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l’amore del Padre non è in lui. 16  perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e l’orgoglio della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo. 17  E il mondo passa con la sua concupiscenza; ma chi fa la volontà di Dio rimane in eterno. 

L’amore del quale parla Giovanni è sinonimo di relazione, di stretto rapporto, di ricerca di soddisfazione nelle cose che il mondo può offrire. E’ lo stesso tipo di amore che nutre Dio per noi, al punto di donare suo figlio per la salvezza umana:

Giovanni 3:16. Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. 

E’ un coinvolgimento totale, al punto che la mente è occupata da tali pensieri e proviamo gioia in questo sistema. Il mondo è nemico di Dio poiché non lo riconosce e non lo cerca. Se iniziamo un’amicizia con il nemico, questi comincerà a cambiarci in modo molto sottile e impercettibile, ma ineluttabile.

Dio vuole proteggerci da queste cose, preservarci e custodirci per se stesso perché è geloso del nostro rapporto con lui.

Vs. 5.  Pensate che la Scrittura dica invano: "Lo Spirito che abita in noi ci brama fino alla gelosia"? 

La storia d’amore più bella di tutti i secoli è quella che lega Dio all’uomo.

Vs. 6.  Ma egli dà una grazia ancor più grande; perciò dice: "Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili". 

Ma Egli”: il nostro destino era senza speranza, eravamo morti nel peccato, “ma Egli” è intervenuto per amore ed ha cambiato la nostra sorte. E’ sempre Lui che compie il primo passo; siamo umili e riconosciamo quanto bisogno abbiamo del suo operare.

Salmo 51:17.I sacrifici di DIO sono lo spirito rotto; o DIO tu non disprezzi il cuore rotto e contrito. 

Dio ama vederci prostrati davanti a Lui perché solo in questo modo Egli è in grado di agire per il nostro bene. Gli umili riceveranno la grazia.

Vs. 7.  Sottomettetevi dunque a Dio, resistete al diavolo ed egli fuggirà da voi. 

Se siamo stretti vicino a Dio, concordi con Lui, allora veniamo aiutati dal Signore ed il nemico si allontanerà da noi.

Dal vs. 7 al 10 troviamo 10 comandi, 10 imperativi, che spiegano ad una persona ancora non salvata come arrivare a Cristo. E’ simile al sermone sul monte di Matteo 5.

Ecco i verbi:

sottomettetevi, resistete, avvicinatevi, pulite, purificate, siate afflitti, fate cordoglio, piangete, il vostro riso sia convertito in lutto, umiliatevi.

Sottomettetevi: il vero credente è sottomesso a Dio e segue i suoi insegnamenti; questo aspetto non è facoltativo.

Giovanni 10:27. Le mie pecore ascoltano la mia voce, io le conosco ed esse mi seguono. 

Resistete al diavolo: colui che segue Dio e ne accetta la guida, conseguentemente non segue Satana, anzi resiste ai suoi attacchi. Questi ultimi non mancheranno certamente, ma poi il nemico fuggirà; così è accaduto anche con Cristo, tentato numerose volte, ma poi lasciato temporaneamente, in attesa del successivo attacco.

Vs. 8.  Avvicinatevi a Dio ed egli si avvicinerà a voi; nettate le vostre mani, o peccatori; e purificate i vostri cuori, o voi dal cuore doppio! 

Avvicinatevi a Dio: quando pensiamo che Dio sia lontano da noi e che ci abbia abbandonato, in realtà siamo noi che lo abbiamo messo in secondo piano; Egli è sempre vicino a noi, nella misura in cui lo desideriamo. E’ uno stato spirituale di separazione, dovuto al peccato, il quale spezza la comunione intima che abbiamo con Lui. Tale rapporto, infatti, è qualcosa di profondo, non certamente riducibile ad una serie di norme da rispettare oppure alla ricerca di un Dio lontano. Il Signore ci ama ed è sempre con noi.

Salmo 73:28. Ma quanto a me, il mio bene è di accostarmi a DIO, io ho fatto del Signore. dell’Eterno, il mio rifugio, per raccontare tutte le opere tue. 

Ebrei 4:16. Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia per ricevere aiuto al tempo opportuno. 

Salmi 42:1-2.<<Al maestro del coro. Poema dei figli di Kore.>> Come la cerva anela ai rivi delle acque, così l’anima mia anela a te o DIO. 2  L’anima mia è assetata di DIO, del Dio vivente. Quando verrò e comparirò davanti a DIO? 

Matteo 22:37. E Gesù gli disse: ""ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutta la tua mente". 

Nettate le vostre mani, purificate i cuori: non è possibile vivere nel peccato e mantenere una relazione con Dio: Egli è sempre presente, tuttavia siamo noi che ci allontaniamo.

I termini “nettate le mani” e “purificate i cuori” erano facilmente comprensibili agli ebrei di quel tempo. Infatti, prima di entrare nel luogo santissimo del tempio, là dove c’era la presenza di Dio, i sacerdoti pulivano le loro mani. Oggi noi non assolviamo più a questo rituale, eppure anche noi siamo tenuti alla purificazione:

1 Giovanni 1:9 Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità.

Essa avviene nel confessare i peccati con cuore sincero, ossia nel comprendere come Dio conosca ciò che è giusto e come noi, invece, ci lasciamo trasportare dal momento. Se cambiamo direzione con convinzione, allora Dio ci perdona e ci purifica. Andiamo davanti a Lui in preghiera, tuttavia, se desideriamo essere ascoltati, dobbiamo presentarci con le mani pulite, ovvero con un cuore ravveduto. Nulla delle cose del mondo devono interessarci, nessuna concezione umana deve più coinvolgerci: andiamo davanti a Dio con il desiderio di rimanere alla sua presenza. Allontaniamoci dal peccato e, cambiando direzione, andiamo verso il Padre: Egli, infatti, ci è sempre vicino, mentre siamo noi che ci dirigiamo verso altre cose. Se riconosciamo tale verità, allora possiamo tornare sulla retta via.

Giacomo afferma che le persone hanno “il cuore doppio”: ciò significa che, anche quando proclamiamo con la bocca di voler dare il nostro cuore a Dio e di appartenere solamente a Lui, allo stesso tempo, invece, vogliamo trattenere sotto il nostro controllo alcune aree della  vita che soddisfano la nostra carne. Questo non è ravvedimento, ma il possedere un cuore doppio.

Vs. 9.   Affliggetevi, fate cordoglio e piangete; 

Affliggetevi, fate cordoglio e piangete: Questo versetto richiama Matteo 5:3-6.    "Beati i poveri in spirito, perché di loro è il regno dei cieli. 4  Beati coloro che fanno cordoglio perché saranno consolati. 5  Beati i mansueti, perché essi erediteranno la terra. 6  Beati coloro che sono affamati e assetati di giustizia, perché essi saranno saziati. 

Coloro i quali comprendono il proprio stato di peccato e si rendono conto che, perseverando in tale situazione sono destinati a vivere la separazione da Dio, certamente fanno cordoglio e piangono, desiderando ardentemente il perdono dei peccati. Questo è il cuore di colui che cerca Dio con sincerità di cuore. Molte volte le persone non considerano il proprio peccato per la sua gravità, lo sopravvalutano, considerandolo un errore, ma non poi così significante. Al contrario, Dio ne ha una visione molto differente e se anche noi ne fossimo coscienti, allora piangeremmo e faremmo cordoglio. Questo era l’atteggiamento di Davide dopo aver commesso l’adulterio, quando si è presentato davanti a Dio, è stato da Lui restaurato ed ha scritto il Salmo 51:17.       I sacrifici di DIO sono lo spirito rotto; o DIO tu non disprezzi il cuore rotto e contrito. 

Dio gradisce un cuore rotto perché ci permette di vedere il peccato così com’è veramente; in questo modo comprendiamo quanto bisogno abbiamo di Dio e ci presentiamo al Suo cospetto.

Il vostro riso si cambi in duolo e la vostra gioia in tristezza. 

Colui che prende coscienza del proprio stato non può esserne felice.

Vs. 10.  Umiliatevi davanti al Signore, ed egli vi innalzerà. 

Umiliatevi: colui il quale si umilia davanti a Dio riceve la salvezza. L’umiltà è la chiave di ogni cosa, tuttavia è qualcosa che si perde molto facilmente. Infatti, qualora l’umile si accorge di tale sua caratteristica, è soddisfatto di tale stato e, di conseguenza, si gonfia. Bisogna fare attenzione perché il Signore detesta l’orgoglio.

Circa l’orgoglio:

Proverbi 8:13 Il timore dell’Eterno è odiare il male; io odio la superbia, l’arroganza, la via malvagia e la bocca perversa. 

Proverbi 11:2  Quando viene la superbia, viene anche il disonore; ma la sapienza è con gli umili. 

Proverbi 13:10. Dall’orgoglio viene solamente contesa, ma la sapienza è con quelli che danno ascolto ai consigli. 

Giacomo ha già scritto circa le contese nate all’interno della chiesa, proprio causate dall’orgoglio.

Proverbi 14:3. Nella bocca dello stolto c’è il germoglio della superbia, ma le labbra dei saggi li custodiscono. 

Proverbi 16:18. Prima della rovina viene l’orgoglio, e prima della caduta lo spirito altero. 

Proverbi 29:23. L’orgoglio dell’uomo lo porta in basso, ma chi è umile di spirito otterrà gloria. 

Dio desidera che ci umiliamo, poiché se non lo faremo, allora Egli sarà costretto ad agire, e ciò per noi sarà doloroso.

L’umiltà e l’orgoglio hanno in comune l’opinione che abbiamo di noi stessi ed influisce nel nostro comportamento verso gli altri; infatti, è possibile accettare una correzione oppure far notare a qualcuno un errore con gentilezza o in modo arrogante e sgarbato. E’ differente l’atteggiamento della persona umile e di quella che tratta gli altri quali esseri inferiori; è facile stimare se stessi quali bravi cristiani e trovare negli altri numerosi difetti, tuttavia se poniamo lo sguardo su Gesù, allora tutto è differente perché non v’è paragone con Lui.

Ecco come Paolo considerava se stesso in Efesini 3:8 A me, il minimo di tutti i santi, è stata data questa grazia di annunziare fra i gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, 

1 Corinzi 15:9 Io infatti sono il minimo degli apostoli e non sono neppure degno di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la chiesa di Dio. 

1 Timoteo 1:15. Questa parola è sicura e degna di essere pienamente accettata, che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. 

Questo era l’atteggiamento di un uomo che Dio ha usato grandemente. Paolo sapeva bene che tutti i risultati che aveva ottenuti erano dovuti alla grazia di Dio, non ai suoi meriti personali e si considerava indegno. Tutto dobbiamo a Lui. La parola “umile” significa “basso, vicino alla terra”, poiché le persone umili sono quelle che portano maggiori frutti a Dio e sono da Lui usate.

Giacomo 4:6.  Ma egli dà una grazia ancor più grande; perciò dice: "Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili" .

Isaia 66:2. Tutte queste cose le ha fatte la mia mano e tutte quante sono venute all’esistenza, dice l’Eterno. Su chi dunque volgerò lo sguardo? Su chi è umile, ha lo spirito contrito e trema alla mia parola. 

Salmo 34:18. L’Eterno è vicino a quelli che hanno il cuore rotto e salva quelli che hanno lo spirito affranto. 

La via che porta a Dio si trova verso il basso, verso l’umiliazione: Dio ci innalza se ci umiliamo.

Se siamo umili certamente non ci comportiamo come Giacomo indica nel 

Vs. 11-12. Non parlate gli uni contro gli altri, fratelli; chi parla contro il fratello e giudica il proprio fratello, parla contro la legge e giudica la legge; ora se giudichi la legge, tu non sei un esecutore della legge, ma un giudice. 12  C’è un solo Legislatore, che può salvare e mandare in perdizione, ma tu chi sei, che giudichi un altro?

Colui che parla contro gli altri dà prova di orgoglio, poiché l’atteggiamento critico è molto carnale e ci fa sentire superiori.  Quando siamo tentati nell’ assumere tale atteggiamento sarebbe opportuno che ci domandassimo: quale bene porterà al mio fratello ciò che sto per dire? Quale bene porterà a me? Quale gloria porterà a Dio? Se la risposta a tali quesiti è negativa, allora è meglio astenerci dal criticare.

Poi Giacomo afferma che quando critichiamo gli altri diveniamo giudici della legge, nel senso che ci poniamo al di sopra di essa, e non ci sottomettiamo allo stesso standard.

Giacomo 2:8. parla della legge reale:

Se veramente adempite la legge regale secondo la Scrittura: "Ama il tuo prossimo come te stesso", fate bene; 

Colui che ama gli altri come se stesso adempie alla legge regale, chi si comporta nel modo opposto si pone in un livello superiore agli altri; invece di essere esecutore della Parola si sente giudice ed in questo pecca di presunzione poiché solo Dio può giudicare secondo la legge. Ciò non significa che non si possa notare qualcosa di sbagliato nel comportamento di un fratello e che non lo si possa mettere in guardia, ma tale comportamento deve essere messo in atto a tu per tu con quella persona, non con altri. 

Incertezze del giorno di domani.

A Dio spetta l’ultima parola, non a noi, poiché Egli ha il controllo su ogni area della nostra vita.

Vs. 13-14.  E ora a voi che dite: “Oggi o domani andremo nella tale città, e vi dimoreremo un anno, commerceremo e guadagneremo”, 14  mentre non sapete ciò che accadrà l’indomani. Cos’è infatti la vostra vita? In verità essa è un vapore che appare per un po’ di tempo, e poi svanisce. 

Qui è descritto un uomo che fa molti piani per la propria vita senza tenere conto di Dio: questa è un’altra forma di orgoglio, poiché non viene tenuta nel giusto conto la Sua sovranità ed il fatto che Egli ha nelle sue mani la nostra vita. Al contrario, noi non abbiamo alcun controllo su essa poiché non sappiamo se saremo ancora sulla terra domani e per questo ogni nostro progetto non ci appartiene completamente. Dio decide per noi, poiché nelle Sue mani c’è la nostra vita.

L’atteggiamento che ci vuole protagonisti assoluti della nostra esistenza viene da Satana, il quale desiderava primeggiare su Dio stesso:

Isaia 14:13-14 Tu dicevi in cuor tuo: “Io salirò in cielo, innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; mi siederò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del nord; 14 salirò sulle parti più alte delle nubi, sarò simile all’Altissimo”. 

Satana e i non credenti progettano la vita senza tener conto di Dio, ma i credenti non possono comportarsi allo stesso modo:

vs. 15.  Dovreste invece dire: “Se piace al Signore e se saremo in vita, noi faremo questo o quello”. 

In questo modo Dio viene innalzato e comprendiamo che la sua volontà è quella che conta, poiché è il Signore. E’ giusto fare dei progetti, ma essi devono poi essere sottoposti al vaglio dell’Eterno in preghiera e da Lui benedetti. Dio è la nostra guida ed ogni sua decisione deve essere da noi accettata, poiché Egli ha una conoscenza perfetta delle cose. Se non ci permette di avere quella cosa che desideriamo, evidentemente quello è il bene per noi e se cambia i piani della nostra vita, anche noi dobbiamo accettare tale decisione; anzi, la nostra volontà deve essere uguale alla sua, volendo le medesime cose che Egli vuole e rifiutando quelle che allontana da noi. 

Questo era l’atteggiamento di Paolo, che sottoponeva ogni decisione al volere di Dio:

1 Corinzi 4:19.  ma verrò presto da voi, se piace al Signore, e conoscerò non il parlare, ma la potenza di coloro che si sono gonfiati, 

Atti 18:21.     ma si congedò da loro, dicendo: “Devo proprio passare la prossima festa a Gerusalemme, ma ritornerò di nuovo da voi, se piace a Dio”. Così partì via mare da Efeso. 

Il credente umile riconosce Dio in tutte le cose.

Vs. 16-17.  Voi invece vi vantate nella vostra arroganza; ogni vanto di questo genere è cattivo. 17  Chi dunque sa fare il bene e non lo fa, commette peccato. 

Dobbiamo mutare l’orgoglio con l’umiltà e la sufficienza di sé con la dipendenza dal Signore: arrendiamo ogni cosa a Lui.

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