Giacomo 3

Giacomo 3
Craig Quam

Cap. 3

Moderazione nell’uso della lingua.

Se vogliamo essere degli autentici adoratori di Dio, è necessario che poniamo la nostra vita nelle sue mani e che viviamo ogni attimo della nostra esistenza secondo quanto ci viene insegnato dalla Bibbia. In questa epistola Giacomo dà dei consigli pratici, i quali erano validi allora, così come lo sono oggi. Una benedizione che ci viene dalla Parola, infatti, è quella di essere un contenitore di indicazioni, che hanno lo scopo di preservarci dal male e di indicarci la retta via. Essa ci mostra i nostri peccati, affinché possiamo liberarcene e crescere in santità.

Vs. 1.  Fratelli miei, non siate in molti a far da maestri, 

Qui Giacomo si riferisce ai pastori e a tutti coloro che ritengono di aver ricevuto da Dio l’incarico di insegnare agli altri le verità che riguardano la fede.

La parola “maestro” deriva dal greco “didaskalos” e dal verbo “didasko”, ovvero “insegnare”. Il “didaskalos” è un “insegnante”, un dottore della legge, un maestro. Tale termine è stato attribuito a Gesù numerose volte, poiché Egli è il maestro per eccellenza.

Nelle epistole il “didaskalos” è il maestro nella chiesa, ovvero colui che insegna le cose di Dio. Tale vocabolo viene indicato sia per indicare i maestri buoni ed autentici, che quelli falsi. E’ compito di Dio stesso stabilire gli insegnanti nella chiesa, poiché tale ruolo è importante per la protezione della chiesa stessa nel suo insieme e per la crescita spirituale di ogni credente. Per tali motivi ogni insegnante deve possedere determinate caratteristiche:

1 Timoteo 3:2. Bisogna dunque che il vescovo, sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, assennato, prudente, ospitale, atto ad insegnare, 

2 Timoteo 2:24. Ora un servo del Signore non deve contendere, ma deve essere mite verso tutti, atto ad insegnare e paziente, 

Dio ha dato alla chiesa tali conduttori per l’edificazione della chiesa stessa e per la sua crescita:

Efesini 4:11-12. Ed egli stesso ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti e altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi, per l’opera del ministero e per l’edificazione del corpo di Cristo,

Affermando “non siate in molti a fare da maestri”, Giacomo non vuole dissuadere i credenti nel diffondere la Parola o nel condividere quanto hanno imparato, bensì sta dicendo che coloro che divengono pastori di una chiesa devono essere ben certi di essere stati scelti da Dio. Nessuno può eleggere se stesso come maestro, bensì deve essere stato inviato da Dio ed approvato dalla chiesa. Il Signore dona la capacità di insegnare e poi la chiesa riconosce tale dono. 

E’ molto pericoloso eleggere se stesso come maestro, senza essere stati scelti dallo Spirito Santo, poiché tale incarico presuppone una responsabilità molto grande davanti a Dio. Perciò è indispensabile essere certi di essere stati destinati allo svolgimento di tale ministerio.

sapendo che ne riceveremo un più severo giudizio, 

L’avvertimento di Giacomo è duplice:

  • nessuno svolga il compito dell’insegnante, se non ritiene di essere stato chiamato da Dio, poiché gli insegnanti riceveranno un giudizio più severo;

  • coloro che sono dei maestri scelti da Dio portino avanti il loro mandato con estrema cura, poiché chi è maestro verrà giudicato in modo più severo, avendo una maggiore influenza spirituale sulle persone. Tale giudizio non riguarda la salvezza, poiché essa si ha per grazia, ma in ogni caso ogni cristiano verrà giudicato per le proprie parole e per le azioni compiute nel corso della vita. Quindi, se un credente ritiene di conoscere quale sia il corretto comportamento da seguire, allora è opportuno che egli stesso ne faccia uso, poiché altrimenti condanna se stesso. Infatti:

Luca 12:47-48.  Ora quel servo che ha conosciuto la volontà del suo padrone e non si è preparato e non ha fatto la sua volontà riceverà molte battiture. 48  Ma colui che non l’ha conosciuta, se fa cose che meritano le battiture, ne riceverà poche. A chiunque è stato dato molto, sarà domandato molto; e a chi molto è stato affidato, molto più sarà richiesto". 

Più sappiamo, e più siamo responsabili e verremo giudicati, non tanto per quello che sappiamo, ma per il comportamento che adottiamo in virtù della nostra conoscenza.

Lo scrittore di Ebrei dice alla chiesa di essere sottomessa al pastore, poiché egli deve rendere conto a Dio delle anime dei fedeli:

Ebrei 13:17. Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano sulle anime vostre, come chi ha da renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando, perché ciò non vi sarebbe di alcun vantaggio. 

Ancora una volta viene sottolineata la serietà del ministerio del pastore. 

L’animo dell’uomo che si sente chiamato da Dio ad insegnare deve essere come quello di Geremia:

Geremia 20:9Allora ho detto: "Non lo menzionerò più e non parlerò più nel suo nome". Ma la sua parola era nel mio cuore come un fuoco ardente, chiuso nelle mie ossa; mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo.

Se non siamo come Geremia, allora è indispensabile restare lontani dal pulpito. Di nuovo: ciò non significa che non bisogna mai insegnare la Parola poiché, anzi, ognuno ha molte cose da insegnare e molte da imparare dagli altri, ma semplicemente che adempire alla chiamata è qualcosa di molto differente.

Un vero figlio di Dio deve saper controllare la propria lingua:

vs. 2.  poiché tutti manchiamo in molte cose. Se uno non sbaglia nel parlare, è un uomo perfetto, ed è pure capace di tenere a freno tutto il corpo. 

Un uso incontrollato della lingua può nuocere, poiché essa indica ciò che è contenuto all’interno del cuore. Nessun uomo riesce a controllare la lingua in ogni momento, altrimenti, dice Giacomo, sarebbe perfetto, cioè completo e maturo.

La lingua rappresenta totalmente l’essere umano; è come una finestra, attraverso la quale tutti possono vedere ciò che è contenuto all’interno. Per questo motivo molto spesso sarebbe meglio che fosse ben chiusa. Il cuore è colui che  produce dei sentimenti, i quali poi vengono espressi dalla bocca. Da qui l’importanza di avere un cuore proiettato verso il bene.

Luca 6:45. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae il bene; e l’uomo malvagio dal malvagio tesoro del suo cuore trae il male, perché la bocca di uno parla dall’abbondanza del cuore. 

Il controllo sulla lingua è il segno della maturità spirituale: chi è figlio di Dio deve porsi tale obiettivo ed imparare a parlare senza peccare perché, se non controlliamo la lingua, allora significa che essa controlla noi.

Vs. 3-4.  Ecco noi mettiamo il freno nella bocca dei cavalli, perché ci ubbidiscano, e così possiamo guidare tutto il loro corpo. 

Anche il cavallo più gentile segue il percorso che desidera, se non viene guidato dal freno. Inoltre, il suo corpo è forte e possente, molto più grande di quello dell’uomo, eppure è possibile averne il dominio grazie al freno posto nella bocca. Anche noi possiamo dominare tutto il nostro essere se poniamo un freno alla nostra lingua.

4  Ecco, anche le navi, benché siano tanto grandi e siano spinte da forti venti, sono guidate da un piccolissimo timone dovunque vuole il timoniere. 

Così anche una barca, sia pure piccola, segue la rotta che viene decisa dal vento se non è diretta dal timone. La barca è molto più grande del piccolo timone che la governa, eppure un membro tanto misero riesce ad avere il dominio su di essa. Allo stesso modo, il nostro parlare guida tutta la nostra persona.

Vs. 5-6.  Così anche la lingua è un piccolo membro, ma si vanta di grandi cose. Considerate come un piccolo fuoco incendi una grande foresta! 6  Anche la lingua è un fuoco, è il mondo dell’iniquità. Posta com’è fra le nostre membra, la lingua contamina tutto il corpo, infiamma il corso della vita ed è infiammata dalla Geenna. 

La lingua è un fuoco distruttivo, che dilaga velocemente e che viene usato dal nemico per farci compiere i peccati più frequenti. Anche una piccola scintilla, se non controllata e posta in un luogo secco, può incendiare un grande bosco. Così la nostra lingua può contaminare tutto il nostro corpo se influenzata dalla malvagità. Per questo motivo dobbiamo chiedere l’intervento dello Spirito Santo affinché tenga sotto controllo la nostra lingua. Il nostro parlare non è mai neutrale, ma uno strumento di bene o di male. Ciò accade non solamente quando sparliamo di qualcuno, critichiamo, desideriamo ferire, o parliamo scioccamente, ma anche quando non pronunciamo buone parole o non ringraziamo qualcuno.

Vs. 7-8.  Infatti ogni sorta di bestie, di uccelli, di rettili e di animali marini può essere domata, ed è stata domata dalla razza umana, 8  ma la lingua nessun uomo la può domare; è un male che non si può frenare, è piena di veleno mortifero. 

L’uomo non riesce a dominare la lingua in base alle proprie forze, ma certamente può farlo il Signore. Quindi: dimoriamo nel Signore e riusciremo anche a dominare il nostro parlare.

La Bibbia dice che la lingua è malvagia, ingannevole, lorda, perversa, litigiosa, corrotta, sciocca (la lista continua): non dobbiamo meravigliarci se il Signore l’ha posta in una gabbia, dietro ad un recinto di denti. Al tempo di Gesù, i rabbini paragonavano la lingua ad una freccia, piuttosto che ad una spada; infatti, nell’uso della spada è necessario essere vicini all’avversario, mentre la freccia può essere scagliata da lontano. Così accade con la lingua, poiché è possibile dire una cosa essendo in un luogo e vedere tale cosa viaggiare per il mondo.

Isaia riconosceva tale problema:

Isaia 6:5-7.  Allora io dissi: "Ahimé! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; eppure i miei occhi hanno visto il Re, l’Eterno degli eserciti". 6  Allora uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, che aveva preso con le molle dall’altare. 7  Con esso mi toccò la bocca e disse: "Ecco, questo ha toccato le tue labbra, la tua iniquità è rimossa e il tuo peccato è espiato". 

Tutti noi abbiamo bisogno che il nostro cuore venga purificato dal Signore, poiché esso è la fonte di ogni nostro sentimento.

Vs. 9-12.  Con essa benediciamo Dio e Padre, e con essa malediciamo gli uomini che sono fatti a somiglianza di Dio. 10  Dalla stessa bocca esce benedizione e maledizione. Fratelli miei, le cose non devono andare così. 11  La fonte emette forse dalla stessa apertura il dolce e l’amaro? 12  Può fratelli miei un fico produrre olive, o una vite fichi? Così nessuna fonte può dare acqua salata e acqua dolce. 

La lingua rivela ciò che sente il cuore. Una persona media pronuncia circa 18.000 parole al giorno, sufficienti per riempire un libro di 54 pagine: se tali parole fossero scritte, quale sarebbe il contenuto del libro che abbiamo redatto oggi? Quali cose rivelerebbe di noi? Ci sono persone che lodano il Signore, ma maledicono gli uomini, li disprezzano e augurano loro del male. Tuttavia, gli uomini sono stati creati ad immagine di Dio e, anche se non seguono il loro creatore, tuttavia sono cari al Suo cuore. Per questo motivo maledirli è un grave peccato. Infatti, non spetta a noi giudicare gli altri, poiché tale compito è proprio di Dio. Seguiamo, quindi, il consiglio di Giacomo di essere lenti a parlare ed ancora prima di pronunciare frasi sconvenienti, cerchiamo di fermarci in tempo e chiediamo perdono a Dio. Il fuoco deve essere spento prima che cominci a divampare, distruggendo ogni cosa: per questo chiediamo a Dio di soccorrerci con la sua grazia.

Salmo 141:3. O Eterno, poni una guardia davanti alla mia bocca. 

La sapienza che discende dall’alto.

Ora Giacomo distingue la sapienza che viene dallo Spirito, donata da Dio e quella che nasce dalla carne:

vs. 13. Chi è savio e intelligente fra voi? Nella realtà di oggi siamo immersi nella tecnologia, la quale ci fornisce ogni sorta di conoscenza. Tuttavia abbiamo bisogno della sapienza che ci viene da Dio, poiché essere savio riguardo alle cose del mondo non significa conoscere le cose spirituali ed aver compreso l’importanza che esse rivestono. Mostri con la buona condotta le sue opere fatte con mansuetudine di sapienza. 

Una vera sapienza è accompagnata da mansuetudine, poiché ci fa comprendere che conosciamo solamente ciò che c’è sulla superficie di tutto ciò che si può sapere su Dio. Le verità che lo riguardano sono infinite. Inoltre, possiamo conoscerlo intellettualmente, oppure aver fatto un passo in più ed aver sperimentato la sua azione sulla nostra vita.

La saggezza viene da Dio ed è la capacità di saper applicare alla vita tutto ciò che abbiamo appreso circa le cose spirituali. Giacomo afferma che l’unica saggezza che abbia veramente valore è quella accompagnata dalla mansuetudine. Essa è qualcosa di simile all’umiltà e alla gentilezza, ed è l’opposto del voler sopravvivere con le proprie forze, per divenire un essere forte che non può essere sopraffatto. La persona mansueta va contro corrente rispetto alla legge del mondo, che dice di doversi affermare, anche a scapito degli altri. Dio ci chiama alla mansuetudine.

La gentilezza non vuol dire debolezza, poiché una persona forte è gentile e sincera. Un esempio in tal senso è Gesù:

Matteo 11:29-30 29 Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime. 30  Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero!". 

Dove c’è la mansuetudine non c’è la contesa. Gesù dice di prendere su di noi il suo giogo, ovvero di rimanere accanto a lui, condividendo un peso dolce ed imparando dal Signore; così saremo mansueti, poiché tenderemo ad assomigliargli. Camminiamo nello Spirito, non nella carne.

Galati 5:22-23  Ma il frutto dello Spirito è: amore gioia, pace, pazienza, gentilezza, bontà, fede, mansuetudine, autocontrollo. 23  Contro tali cose non vi è legge. 

Agire senza mansuetudine vuol dire agire nella carne, mentre, al contrario, agire con mansuetudine dimostra che stiamo camminando con il Signore, vicino a Lui, imparando da Lui.

1 Corinzi 8:1-3. Ora, riguardo alle cose sacrificate agli idoli, noi sappiamo che tutti abbiamo conoscenza; la conoscenza gonfia, ma l’amore edifica. 2  Ora, se uno pensa di sapere qualche cosa, non sa ancora nulla di come egli dovrebbe sapere. 3  Ma se uno ama Dio, egli è da lui conosciuto. 

L’amore edifica e non desidera abbattere gli altri. E’ molto più facile distruggere che edificare, infatti i nemici di Israele erano soliti abbattere le città conquistate per poi costruirvi sopra le proprie, quale proclamazione di vittoria.

L’amore, invece, edifica.

2 Pietro 3:18.  Crescete invece nella grazia e nella conoscenza del Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo. A lui sia la gloria, ora e in eterno. Amen. 

Pietro esorta a crescere sia nella conoscenza di Dio che nella sua grazia. Ciò significa divenire vasi della grazia di Dio.

Al contrario, ecco la dimostrazione di un frutto della carne:

vs. 14-15.  Ma se nel vostro cuore avete amara gelosia e spirito di contesa, non vantatevi e non mentite contro la verità. 15  Questa non è la sapienza che discende dall’alto, ma è terrena, animale e diabolica. 

Giacomo è molto schietto.

Colui che ha uno spirito di contesa è molto spiacevole per gli altri poiché desidera gareggiare e primeggiare. Esso nasce dalla gelosia, che spinge l’essere umano a provare sentimenti che hanno origine in Satana. Questa è la verità e se proviamo contesa e gelosia verso gli altri non dobbiamo credere che siano sentimenti sani.

Terrena: propria del mondo, in perenne lotta, competizione ed antitesi. 

Animale: è qualcosa di carnale, tuttavia dobbiamo spogliarci dell’uomo vecchio per rivestirci dell’uomo nuovo, nato dalla grazia di Dio.

Diabolica: il nemico è in competizione con il Signore e desidera prendere possesso degli uomini.

Isaia 14:12-14.  Come mai sei caduto dal cielo, o Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato gettato a terra, tu che atterravi le nazioni? 13  Tu dicevi in cuor tuo: "Io salirò in cielo, innalzerò il mio trono al di sopra delle stelle di Dio; mi siederò sul monte dell’assemblea, nella parte estrema del nord; 14  salirò sulle parti più alte delle nubi, sarò simile all’Altissimo". 

Questo è il desiderio del nemico, che opera al fine di farci inciampare in tal senso. 

Vs. 16.  Dove infatti c’è invidia e contesa, lì c’è turbamento ed ogni sorta di opere malvagie. 

Il corpo di Cristo non è un’organizzazione, ma un organismo vivo, in cui il Signore chiama a molteplici funzioni, proprio come accade nel corpo umano. Ogni parte ha bisogno delle altre, poiché altrimenti sarebbe la catastrofe. Infatti, se una cellula umana si stacca dalle altre, determina il tumore e si circonda di altre cellule uguali a lei. A questo punto tutto il corpo soffre, fino a quando il problema non viene risolto. Anche il corpo di Cristo deve rimanere unito, in armonia, per lavorare bene, in modo completo.

La vera sapienza non vuole vantarsi e si presenta con mansuetudine.

Vs. 17.  Ma la sapienza che viene dall’alto prima di tutto è pura, poi pacifica, mite, docile, piena di misericordia e di frutti buoni, senza parzialità e senza ipocrisia. 

Noi troviamo riposo per l’anima là dove c’è mansuetudine.

Pura: pulita, senza carnalità, macchia, innocente.

Pacifica: cerca la pace e la promuove. Chi è carnale, invece, promuove se stesso.

Mite: gentile, paziente.

Docile: uno spirito arrendevole, non combattivo, che obbedisce facilmente.

Piena di misericordia e di frutti buoni: avere compassione per gli altri, nel senso di provare pietà e provvedere con un dono. Più spesso significa tendere a non giudicare,  così come veniamo perdonati da Dio, invece di ottenere ciò che abbiamo meritato.

La grazia, invece, è il ricevere ciò che non meritiamo, ovvero un dono del tutto gratuito. Grazia e misericordia sono due lati della stessa medaglia. Infatti, generalmente l’essere umano desidera la giustizia per i falli degli altri e la misericordia per i propri.

Senza parzialità: senza favoritismi personali, trattando gli altri in egual modo.

Senza ipocrisia: essere sinceri, onesti.

Queste sono le cose che determinano in noi la sapienza che viene dal Signore; se camminiamo con Gesù abbiamo queste cose, poiché sono le caratteristiche che egli possiede. Notiamo che tali caratteristiche non hanno nulla di intellettuale, bensì riguardano il comportamento

Vs. 18. Or il frutto della giustizia si semina nella pace per quelli che si adoperano alla pace. 

Giacomo non ci invita a viaggiare nel mondo per portarvi la pace, bensì ci chiama a mantenere la pace all’interno del corpo. Gesù è il principe della pace e ce l’ha donata prima di andare vicino al Padre. Se rimaniamo vicino a Lui sperimenteremo la Sua pace, anche assieme agli altri. La pace è il frutto della giustizia che abbiamo in Cristo, fonte di ogni meraviglia.

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