Giacomo 5

Giacomo 5
Craig Quam

Cap. 5

Condanna dei ricchi oppressori.

Giacomo ci incoraggia a dipendere da Dio in questi ultimi tempi, a fidarci di Lui, ad aspettare la venuta del Signore, cosa che accadrà molto presto, e a camminare in comunione, gli uni con gli altri in armonia. Ci esorta a pregare, ad intercedere per il nostro paese, per gli altri fratelli e per tutta la gente.

Il primo versetto comincia con un avvertimento ai ricchi di quell’epoca:

vs. 1. E ora a voi ricchi: piangete e urlate per le sciagure che stanno per cadervi addosso. 

Qui non vi è un rimprovero per tutti i ricchi del mondo, ma per coloro che pongono il cuore nelle cose materiali: questo è il peccato dell’idolatria, poiché le cose del mondo acquisiscono un’importanza superiore a quelle di Dio. Tale concetto è interessante poiché molte persone invidiano i ricchi, invece proprio ad essi Giacomo dice di piangere ed urlare per la sorte che sta per toccare loro. A volte pensiamo che le ricchezze siano la felicità e la risposta ad ogni problema; invece, esse certamente possono essere un aiuto, ma la risposta è solamente Gesù. Le ricchezze hanno una fine e sono temporanee, mentre l’anima dell’uomo è eterna.

Matteo 16:26-27 Che giova infatti all’uomo, se guadagna tutto il mondo e poi perde la propria anima? Ovvero, che darà l’uomo in cambio dell’anima sua? 

Non esiste alcun bene materiale che valga tanto quanto la salvezza dell’anima.

Perché il Figlio dell’uomo verrà nella gloria del Padre suo con i suoi angeli; e allora egli renderà a ciascuno secondo il suo operato, 

Dove sarà il denaro nel giorno del giudizio? Certamente non in cielo.

Vs. 2-3.  Le vostre ricchezze sono marcite e i vostri vestiti sono rosi dalle tarme. 3  Il vostro oro e il vostro argento sono arrugginiti, e la loro ruggine sarà una testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco; avete accumulato tesori negli ultimi giorni. 

Giacomo elenca degli elementi che a quel tempo, come anche oggi, fanno parte della comune ricchezza: vestiti eleganti, gioielli d’oro e d’argento; le persone ricche lavoravano e faticavano per ottenere tali beni materiali. Eppure Giacomo afferma che tali cose sono state rose dalle tarme oppure marcite, poiché non le vede con gli occhi del presente, ma del futuro: sono cose destinate a finire e pertanto non è opportuno porre la fiducia in esse.

L’oro e l’argento non arrugginiscono realmente, ma certamente perdono la lucentezza e si ossidano. Qui Giacomo non sta parlando, comunque, della ruggine reale, ma della posizione dei loro cuori, che è corrotta.

Matteo 6:19-21. "Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sfondano e rubano, 20  anzi fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano e non rubano. 21  Perché dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. 

Dov’è il nostro cuore? Nelle cose terrene, per le quali lavoriamo e fatichiamo, oppure nel cielo? Gesù dice di riporre il nostro cuore nelle cose spirituali.

Le persone avide fanno incetta di ricchezze, accumulano e non spendono nulla, non donando mai a chi ha bisogno. Possiamo usare le persone per arricchirci sempre di più, oppure utilizzare tali beni per aiutare gli altri. Allo stesso modo, è possibile possedere delle ricchezze, oppure essere possedute da esse.

Che fine hanno fatto queste persone avide?

Vs. 4-5.  Ecco, il salario da voi defraudato agli operai che hanno mietuto i vostri campi grida, e le grida di coloro che hanno mietuto sono giunte agli orecchi del Signore degli eserciti. 5  Sulla terra siete vissuti nelle delizie e morbidezze, avete pasciuto i vostri cuori come per il giorno della strage. 

L’avidità li ha portati a commettere l’ingiustizia, qualcosa che Dio odia e che giudicherà senza pietà nel mondo, opponendo ad essa una vera giustizia. Questo è ciò che i cristiani desiderano.

Geremia 17:11. Chi acquista ricchezze ingiustamente è come la pernice che cova uova che non ha deposto; nel bel mezzo dei suoi giorni dovrà lasciarle, e alla fine sarà trovato stolto". 

Forse nel mondo non vediamo compiersi la giustizia, ma il Signore ce la donerà un giorno.

Ecco le conseguenze dell’avidità e dell’ingiustizia:

vs. 6.  Avete condannato e ucciso il giusto, che non vi oppone resistenza. 

Gli uomini di potere nel mondo sono influenti e pagano i giudici affinché condannino i giusti e li facciano morire, al fine di coprire le loro colpe e non essere condannati per esse. Un giorno, però, dovranno rendere conto a Dio delle loro azioni, a Colui che è un giudice incorruttibile e che vede ogni cosa.

Ebrei 4:13.  E non vi è alcuna creatura nascosta davanti a lui, ma tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto. 

Il Signore vede le ingiustizie e le giudica, così come vede le opere buone; Egli darà a ciascuno la remunerazione secondo il suo operato.

Esortazione alla pazienza; il giuramento, la preghiera, la conversione dei peccatori.

Giacomo ora incoraggia i credenti:

vs. 7.  Or dunque, fratelli, siate pazienti fino alla venuta del Signore; guardate come l’agricoltore aspetta il prezioso frutto della terra con pazienza, finché abbia ricevuto la pioggia della prima e dell’ultima stagione, 

E’ facile provare scoraggiamento di fronte alle ingiustizie che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi, e proprio per questo Giacomo ci incoraggia a guardare al Signore, ad attendere il compimento dei tempi. Al Signore spetta la vendetta e l’ira ed Egli agirà a tempo debito. Invochiamo il Signore e Lui solo, e non perdiamo la speranza.

Salmo 73:2-3 Ma quanto a me, quasi inciampavano i miei piedi, e poco mancò che i miei passi sdrucciolassero. 3  Poiché portavo invidia ai vanagloriosi, vedendo la prosperità dei malvagi. 

Salmo 73:17 Finché sono entrato nel santuario di DIO e ho considerato la fine di costoro. 

E’ molto facile cadere nell’inganno e pensare che i malvagi abbiano sempre la sorte migliore ed una vita più facile, tuttavia non dobbiamo guardare al presente, ma alla loro fine e alla condanna che Dio ha in riserbo per essi. Non perdiamoci d’animo perché abbiamo la certezza della fedeltà di Dio e del fatto che Egli manterrà le sue promesse: un giorno stabilirà una vera giustizia nel mondo.

Vs. 8. Siate pazienti anche voi; rinfrancate i vostri cuori, perché la venuta del Signore è vicina. 

Il Signore sta per tornare e di questo dobbiamo essere certi e gioire. Tutte le profezie si sono adempiute, a riprova della veridicità della Bibbia; l’ultima che stiamo attendendo riguarda il ritorno di Cristo. Tenendo questo nella mente dobbiamo sentirci confortati e non assumere un atteggiamento sconsolato o incredulo.

2 Pietro 3:3-4 Prima di tutto dovete sapere questo, che negli ultimi giorni verranno degli schernitori, che cammineranno secondo le loro proprie voglie 4  e diranno: "Dov’è la promessa della sua venuta? Da quando infatti i padri si sono addormentati, tutte le cose continuano come dal principio della creazione". 

2 Pietro 3: 8-14. Ora, carissimi, non dimenticate quest’unica cosa: che per il Signore un giorno è come mille anni, e mille anni come un giorno. 9  Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento. 10  Ora il giorno del Signore verrà come un ladro di notte; in quel giorno i cieli passeranno stridendo, gli elementi si dissolveranno consumati dal calore e la terra e le opere che sono in essa saranno arse. 11  Poiché dunque tutte queste cose devono essere distrutte, come non dovreste voi avere una condotta santa e pia, 12  mentre aspettate e affrettate la venuta del giorno di Dio, a motivo del quale i cieli infuocati si dissolveranno e gli elementi consumati dal calore si fonderanno? 13  Ma noi, secondo la sua promessa, aspettiamo nuovi cieli e nuova terra nei quali abita la giustizia. 14  Perciò, carissimi, aspettando queste cose, fate in modo di essere trovati da lui immacolati e irreprensibili, in pace. 

Così dovremmo vivere negli ultimi giorni.

Come Pietro, anche Giacomo dà delle indicazioni in tal senso:

vs. 9.  Non lamentatevi gli uni degli altri, fratelli, affinché non siate giudicati; ecco, il giudice è alle porte. 

Viviamo in armonia con gli altri, poiché le dispute tra i fratelli sono la maggiore causa di spaccatura nelle chiese. Infatti, se il nemico non riesce a distruggere l’opera di Dio dall’esterno, ci prova dall’interno, usando i cristiani. Questo è molto triste perché fa male al Signore vedere che i suoi figli non sono d’accordo.

Vs. 10-11.  Fratelli miei, prendete come modello di sofferenza e di pazienza i profeti, che hanno parlato nel nome del Signore. 11  Ecco, noi proclamiamo beati coloro che hanno perseverato; avete udito parlare della pazienza di Giobbe, e avete visto la sorte finale che il Signore gli riserbò, poiché il Signore è pieno di misericordia e di compassione. 

Non dubitiamo della bontà di Dio e siamo certi che Egli manterrà le sue promesse, soprattutto quando ci troviamo nelle difficoltà. Dio ha un piano per la nostra vita ed utilizza per il bene anche le tragedie.

Vs. 12. Ora prima di tutto, fratelli miei, non giurate né per il cielo né per la terra né fate alcun altro giuramento; ma sia il vostro "sì", "sì" e il "no", "no", per non cadere sotto il giudizio. 

Se siamo uomini e donne di parola non abbiamo bisogno di giurare, anzi la nostra reputazione di uomini fedeli dovrebbe accompagnarci ed essere nota.

Vs. 13.  C’è qualcuno di voi sofferente? Preghi. C’è qualcuno d’animo lieto? Canti inni di lode. 

Siamo persone di preghiera e di lode, in modo spontaneo e non legato all’abitudine. Non dimentichiamo mai di ringraziare Dio e di rivolgergli degli inni, poiché il nostro rapporto con Lui non deve essere solamente legato al chiedere.

Vs. 14-15.  Qualcuno di voi è infermo? Chiami gli anziani, della chiesa, ed essi preghino su di lui, ungendolo di olio nel nome del Signore, 15  e la preghiera della fede salverà il malato e il Signore lo risanerà, e se ha commesso dei peccati, gli saranno perdonati. 

Questi due versetti sembrano riportare una ricetta per guarire i danni fisici, ma non sempre avviene la guarigione da una malattia grazie alla preghiera e all’unzione con l’olio. Infatti un “infermo” in greco è un uomo che è debole spiritualmente, che si è perso d’animo, che è scoraggiato e triste. Generalmente questo è il significato che tale termine assume in Atti e nelle epistole, anche se talvolta, ma raramente, si riferisce ad un male fisico.

“Ungere con olio”: l’unzione ha due significati:

il primo parla di una cerimonia, un’unzione cerimoniale che avveniva nel Tempio e rappresentava la santificazione;

il secondo si riferisce ad un uso molto quotidiano, quali l’onorare qualcuno attraverso l’unzione (es. la donna che unge i piedi di Gesù, oppure il versare l’olio sulla testa di un ospite per rinfrescarlo); il Signore ha detto agli apostoli di ungersi d’olio quando digiunavano. Anticamente tale elemento faceva parte della cura quotidiana della persona poiché rinfrescante e curativo.

Non è biblico garantire la guarigione da parte di Dio mediante l’unzione con l’olio, poiché non sempre si è verificato tale miracolo; coloro che, invece, garantiscono la guarigione dalla malattia mediante la pratica dell’unzione negano la Bibbia, dal momento che essa non ha mai riportato tale pratica come ricetta e non tutti i miracolati lo sono stati grazie all’unzione, e negano anche l’esperienza della vita: l’unzione con olio, infatti, non ha sempre avuto la guarigione come conseguenza.

La preghiera della fede.

1 Giovanni 5:14-15 Questa è la sicurezza che abbiamo davanti a lui: se domandiamo qualche cosa secondo la sua volontà, egli ci esaudisce. 15  E se sappiamo che egli ci esaudisce in qualunque cosa gli chiediamo, noi sappiamo di avere le cose che gli abbiamo chiesto. 

Noi siamo chiamati a chiedere a Dio le cose che desideriamo, ovviamente in base ai canoni biblici, però dobbiamo sapere che Dio esaudirà le nostre preghiere solamente se esse combaceranno con la Sua volontà. Per questo motivo ogni nostra preghiera deve terminare con le parole “sia fatto secondo la tua volontà”, poiché solo l’Eterno conosce quale sia il bene per noi. Gesù ha pregato perché la condanna si allontanasse da Lui e Paolo ha pregato tre volte per la propria guarigione e poi il Signore gli ha risposto dicendo che “la sua grazia era sufficiente per lui”: entrambi nella preghiera hanno anteposto alla loro volontà quella di Dio.

Quindi: la preghiera non è garanzia di guarigione, poiché il Signore ha un piano per noi e solo Lui conosce quale sia la cosa migliore da fare. Epafrodito è stato in punto di morte eppure, dice Paolo, il Signore ha avuto misericordia su di lui e gli ha risparmiato la vita; Paolo stesso temeva per la sua vita, nonostante avesse lungamente pregato, perché sapeva che non sempre Dio risponde come noi desideriamo. Egli, infatti, non ha mai promesso che alla preghiera corrisponde la guarigione.

Il mondo è invaso dal peccato, le cui conseguenze sono la morte, la malattia, la separazione da Dio; Gesù ha restaurato il rapporto tra l’uomo e Dio, tuttavia non ha abolito la morte, la quale è un traguardo necessario, poiché viviamo in un mondo scaduto dalla gloria di Dio. Quindi, se preghiamo per un infermo ed esso muore, non dobbiamo pensare che ciò sia dovuto alla nostra mancanza di fede perché, anche se alcune persone asseriscono tale fatto, ciò non è biblico. La preghiera di fede si avvera se Dio vuole.

Vs. 16.  Confessate i vostri falli gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti; molto può la preghiera del giusto, fatta con efficacia. 

I nostri peccati devono essere confessati ai fratelli, affinché essi possano pregare per noi; alla confessione verbale deve seguire il ravvedimento.

Vs. 17-20.  Elia era un uomo sottoposto alle stesse nostre passioni, eppure pregò intensamente che non piovesse, e non piovve sulla terra per tre anni e sei mesi. 18  Poi pregò di nuovo, e il cielo diede la pioggia e la terra produsse il suo frutto. 19  Fratelli, se uno di voi si svia dalla verità e qualcuno lo converte 20  sappia costui che chi allontana un peccatore dall’errore della sua via, salverà un’anima dalla morte e coprirà una moltitudine di peccati. 

Giacomo ci esorta a pregare, così come fece Elia che chiese l’azione di Dio sul paese, e ad intercedere perché qualcuno si allontani dal comportamento sbagliato. Queste sono le azioni da compiere in attesa del ritorno di Cristo, il quale può verificarsi da un momento all’altro. Viviamo in armonia, manteniamo la pazienza dell’attesa, perseveriamo poiché Dio è fedele, rimaniamo fedele, siamo fedeli, preghiamo e confessiamo i nostri errori. Questa è una santità pratica.

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