Giacomo 2

Giacomo 2
Craig Quam

Cap. 2

Del non avere riguardo alla qualità delle persone.

Giacomo ci dice di non fare favoritismi, ovvero di non avere riguardo, ad es. per le persone ricche, poiché tale fatto è indice di una fede poco sana; c’è di più: il perseverare nei favoritismi indica che la nostra non è una vera fede. Questo insegnamento è racchiuso nel comandamento di amare il prossimo come noi stessi.

Ecco uno schema per i vs. 1-13:

vs. 1: non avere favoritismi;

vs. 2-4: esempio di favoritismo;

vs. 5-7: motivo razionale per cui è sbagliato;

vs. 8: non dobbiamo farlo in obbedienza a quanto comandato;

vs. 9-11: il favorire qualcuno è un grave peccato;

vs. 12-13: chi usa favoritismi non sarà salvato poiché non ama il prossimo. Giudizio.

Vs. 1.Fratelli miei, non associate favoritismi personali alla fede del nostro Signore Gesù Cristo, il Signore della gloria. 

Dio ha compiuto un’opera in noi, ci ha salvati e ci ha resi frutto del suo operare. Per questo motivo il nostro agire deve  riflettere l’essere di Dio: non facciamo favoritismi, poiché Dio non ne compie e tratta tutte le persone in egual modo. Ci comportiamo nella stessa maniera rapportandoci con un ricco o con un povero? Con una persona distinta o con un mendicante? Per gli esseri umani sono motivi di distinzione il colore della pelle, la religione, l’essere famoso, l’essere ricco, l’appartenere alla sfera politica, l’apparenza. A volte proviamo un grande risentimento per i musulmani, a causa del terrorismo che stanno esercitando nel mondo, ed anche per gli insegnamenti contenuti nel Corano. Noi non comprendiamo perché Dio abbia permesso la nascita di questo popolo ribelle, in perenne lotta con il mondo, eppure il Signore li ha onorati con la promessa fatta ad Ismaele ed ha aperto anche a loro la via alla vita eterna.

Romani 2:11. Perché presso Dio non v’è parzialità. 

Questo è il comportamento di Dio, ma non corrisponde certamente alla natura umana. Per questo motivo dobbiamo fare molta attenzione.

Giacomo visse al tempo dell’impero romano, quando la vita comune riservava numerosi favoritismi e quando, purtroppo, se ne registravano anche nella chiesa. L’avvento del cristianesimo e la diffusione del Nuovo Testamento ha portato dei profondi cambiamenti nella vita e nella mentalità dell’epoca in merito alla differenza tra i sessi, ai problemi razziali, all’essere padrone o schiavo. Questi princìpi biblici hanno cambiato molte cose e sono stati la base dell’abolizione della schiavitù in America. La Bibbia insegna l’uguale trattamento di tutti gli esseri umani e là dove tali principi vengono applicati è visibile la civiltà, mentre dove non accade, invece, c’è qualcosa di molto diverso. Basta guardare ad esempio i paesi islamici, dove la disuguaglianza porta dei frutti molto negativi.

Se tale principio deve guidare tutti i governi, ancora di più deve essere radicato nella chiesa.

Vs. 2-4.  Se nella vostra assemblea, infatti, entra un uomo con un anello d’oro, vestito splendidamente, ed entra anche un povero con un vestito sporco, 3  e voi avete un particolare riguardo a colui che porta la veste splendida e gli dite: "Tu siediti qui in un bel posto", e al povero dite: "Tu stattene là in piedi", oppure: "Siediti qui vicino al mio sgabello", 4  non avete fatto una discriminazione fra voi stessi, divenendo così giudici dai ragionamenti malvagi? 

Molti erano i poveri nella Palestina del tempo, tuttavia numerosi erano anche i ricchi. Qui Giacomo ci fa vedere come i credenti di questa chiesa mostrano una particolare predilezione per l’uomo facoltoso proprio in quanto tale, tralasciando l’aspetto spirituale di quella persona. Al contrario, Dio ci chiede di trattare tutte le persone allo stesso modo, senza considerarne l’esteriorità. In quanto profondo conoscitore dell’animo umano, fin dall’inizio il Padre ha dettato delle norme all’interno della Legge di Mosè, proprio allo scopo di tutelare in qualche modo le persone meno fortunate:

Levitico 19:9-10 Quando mieterete la messe della vostra terra, non mieterai fino ai margini del tuo campo e non raccoglierai le spighe lasciate indietro del tuo raccolto; 10  e nella tua vigna non vi ripasserai, né raccoglierai i grappoli rimasti indietro della tua vigna; li lascerai per il povero e per il forestiero. Io sono l’Eterno, il vostro DIO. 

Dio voleva provvedere per i poveri a quel tempo, così come fa anche oggi; nel mondo c’è cibo abbondante per tutti, eppure molte persone muoiono di fame a causa dell’egoismo di coloro che sono ricchi e che desiderano essere sempre più ricchi.

Riguardo al nostro giudicare:

Levitico 19:15-19 Non farete ingiustizia nel giudicare; non userai parzialità col povero né presterai onore alla persona del potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia. 

Oggi viviamo in un periodo caratterizzato da un fortissimo materialismo, nel quale neppure la giustizia compie rettamente il suo corso; questo accade perché le persone non seguono i precetti di Dio. A maggior ragione nella chiesa gli atteggiamenti differenti legati ad una posizione di spicco non sono approvati da Dio; non è cosa a Lui gradita vedere dei favoritismi compiuti, ad esempio, nei confronti del pastore, per perseguire lo scopo di rivestire dei ruoli ambiti. Allo stesso modo, non è buona abitudine che il pastore veda chi sono coloro che donano maggiormente, affinché non abbia la tentazione di prediligere tali persone a scapito delle altre. Pensate al dolore che prova il Signore nel vedere i propri figlioli trattati diversamente perché non provvisti di danaro.

Giacomo 1:27. La religione pura e senza macchia davanti a Dio e Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puro dal mondo. 

Perché Dio ci chiede di prenderci cura dei poveri e delle vedove? Perché essi non hanno nulla da restituire e non possono ricambiare il favore. Per questo motivo, lo scopo dell’agire nei loro confronti è puro, poiché consapevole di non avere nulla come contropartita; il premio non sarà terreno, ma verrà ricevuto in cielo.

Vs. 5. Ascoltate, fratelli miei carissimi, non ha Dio scelto i poveri del mondo, perché siano ricchi in fede ed eredi del regno che egli ha promesso a coloro che lo amano? 

Qui Giacomo non sta parlando di tutti i poveri del mondo, ma di coloro che ripongono la propria ricchezza in Cristo; di questi il premio è già in cielo poiché vengono dotati da Dio di una maggiore fede. Altro che poveri! Quindi ancora di più comprendiamo come sia sbagliato preferire i ricchi, affascinati dal loro danaro.

Generalmente i poveri sono molto generosi e donano fino all’ultima cosa che possiedono; i ricchi non si comportano allo stesso modo e, anzi, in genere sono molto tirchi.

Proverbi 11:24. C’è chi spande generosamente e diventa più ricco, e c’è chi risparmia più del necessario e diventa sempre più povero. 

Colui che pone la propria fede nel Signore è un uomo veramente ricco, mentre colui che possiede molti denari ma vive lontano da Dio è estremamente povero, poiché non ha compreso quale sia la vera via; egli si fida di se stesso, si gonfia di orgoglio e, da stolto, non comprende di non possedere nulla. Dio considera le ricchezze di questo mondo in modo molto diverso da come facciamo noi umani, svalutando ciò che qui è ritenuto prezioso e dando immenso valore alle cose povere.

Vs. 6-7.  Ma voi avete disonorato il povero! Non sono forse i ricchi quelli che vi tiranneggiano? Non sono essi quelli che vi trascinano davanti ai tribunali? 7  Non sono essi quelli che bestemmiano il glorioso nome che è stato invocato su di voi? 

Favorire un ricco significa disprezzare colui che non lo è, ed il disprezzo è un grave peccato. Al contrario, Dio ci insegna ad onorare e rispettare gli altri, seguendo il proprio esempio, poiché Egli ha messo l’uomo al primo posto fin dalla creazione.

Inoltre, a quel tempo era ancora più assurdo onorare i ricchi in quanto erano proprio questi che derubavano i poveri e li tiranneggiavano in ogni modo. Ancora oggi per perseguire la ricchezza è necessario commettere ingiustizie e peccati, molto di più di quanto accade nella realtà quotidiana della gente comune. Per questo motivo gli insegnamenti di Cristo danno maggiormente fastidio a tali persone, e sempre per questo motivo Gesù stesso insegna che difficilmente un ricco potrà raggiungere il regno dei cieli. Quindi: interessarci a coloro che potrebbero favorirci con le loro ricchezze è uno sbaglio perché non ci dà nulla che abbia un vero valore e, in più, ci fa perdere le benedizioni di Colui che è l’unico veramente in grado di benedirci, ovvero Dio.

Vs. 8-9. Se veramente adempite la legge regale secondo la Scrittura: "Ama il tuo prossimo come te stesso", fate bene; 9  ma se usate favoritismi personali, commettete peccato e siete condannati dalla legge come trasgressori. 

Oltre ad averci indicato le cose da non fare, ora Giacomo ci insegna come doverci comportare per essere retti seguaci di Cristo.

Innanzi tutto dobbiamo amare gli altri come noi stessi, poiché l’amore è la risposta per ogni cosa, essendo quella cosa che abbatte tutte le barriere e glorifica Dio. Inoltre, l’amore riflette la nostra fede in Cristo ed è il marchio del vero credente.

Giovanni 13:35. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri". 

Non sono i miracoli coloro che distinguono un vero cristiano da tutte le altre persone, ma l’amore che nutre per gli altri.

Chi è il nostro prossimo, colui che dobbiamo amare? Gesù ci insegna che è chiunque incontriamo lungo la strada della vita. Quindi, dal momento che preferire una persona ad un’altra vuol dire disprezzare la seconda, è altrettanto chiaro che significa anche mostrare per essa poco amore. Obbedire a Dio significa godere delle sue benedizioni, quindi amare gli altri significa la medesima cosa.

L’amore è un preciso comando di Dio, dato fin dal principio:

Levitico 19:18. Non farai vendetta e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono l’Eterno.

In Matteo, Gesù dice esattamente la medesima cosa:

Matteo 22:37.  E Gesù gli disse: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta l’anima tua e con tutta la tua mente".

Questo è il comandamento principale: amare il Signore vuol dire amare gli altri. Questa è la legge regale, decretata dal Re dei re, quella che comanda su ogni cosa. Se adempiamo queste cose, allora abbiamo seguito l’intera legge.

Luca 6:31. Ma come volete che gli uomini facciano a voi, così fate a loro. 

Agisci nel modo in cui vorresti si agisse nei tuoi confronti.

Vs. 10-11 Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma viene meno in un sol punto, è colpevole su tutti i punti. 11  Difatti, colui che ha detto: "Non commettere adulterio", ha anche detto: "Non uccidere". Per cui se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge. 

Avere dei riguardi personali è un peccato, e come tale è grave agli occhi di Dio tanto quanto un altro peccato. L’Eterno è colui che ha stabilito i canoni della legge e pertanto peccare significa trasgredire a ciò che Dio ha stabilito. Ogni peccato fa di noi dei trasgressori. E’ sciocco, infatti, pensare che alcuni peccati possano essere commessi ed altri invece no, poiché ogni trasgressione è tale e, quindi, errata agli occhi di Dio. Se cadiamo in un sol punto, allora veniamo meno in tutti gli aspetti. La legge, infatti, non ci darà la salvezza, in quanto il suo scopo è quello di mostrarci, come in uno specchio, i nostri fallimenti e di umiliarci, per farci comprendere la necessità di accettare il sangue di Gesù quale unica possibilità di salvezza. Grazie a Dio, che ci ha inviato Cristo quale salvatore.

Vs. 12-13 Parlate quindi e agite come se doveste essere giudicati dalla legge della libertà, 13  perché il giudizio sarà senza misericordia contro chi non ha usato misericordia; e la misericordia trionfa sul giudizio. 

Noi siamo sotto la grazia, eppure la legge ha ancora il suo valore, essendo colei che ci mostra i nostri errori. Se accettiamo la misericordia di Dio, allora dobbiamo anche rivolgerla verso gli altri; solo in questo modo anche gli altri ci offriranno la loro misericordia. 

Anche i cristiani verranno sottoposti al giudizio e non sarà un’esperienza piacevole per quelli che non si saranno arresi totalmente al Signore:

1 Pietro 4:17-19 Poiché è giunto il tempo che il giudizio cominci dalla casa di Dio, e se comincia prima da noi, quale sarà la fine di coloro che non ubbidiscono all’evangelo di Dio? 18  E se il giusto è appena salvato, cosa avverrà dell’empio e del peccatore?. 19  Perciò anche quelli che soffrono secondo la volontà di Dio, raccomandino a lui le proprie anime, come al fedele Creatore, facendo il bene.

2 Corinzi 5:9-11 Perciò ci studiamo di essergli graditi, sia che abitiamo nel corpo, sia che partiamo da esso. 10  Noi tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, affinché ciascuno riceva la retribuzione delle cose fatte nel corpo in base a ciò che ha fatto, sia in bene che in male. 11  Conoscendo dunque il timore del Signore, persuadiamo gli uomini, e siamo conosciuti da Dio, or io spero di essere conosciuto anche dalle vostre coscienze. 

La salvezza, ovvero il perdono dei peccati, è una realtà per colui che crede nel Signore, tuttavia tutti i credenti saranno giudicati in base al modo in cui hanno vissuto. Per questo è stolto vivere la vita cristiana con leggerezza: dobbiamo parlare ed agire nella consapevolezza che saremo giudicati in base alla legge di Cristo. Teniamolo a mente in ogni nostra conversazione.

Usiamo misericordia verso gli altri ed otterremo misericordia da Dio. Infatti, la natura umana è tale da richiedere la giustizia su coloro che sbagliano, eppure, quando siamo noi coloro che falliscono, allora vorremmo allontanare il giudizio ed ottenere la misericordia. Il medesimo concetto si trova in

Luca 6:38. Date e vi sarà dato: una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata in seno, perché con la misura con cui misurate, sarà altresì misurato a voi". 

Più misericordia diamo agli altri e più misericordia riceveremo dagli altri e da Dio. Che il Padre ci aiuti a divenire più simili a Lui, non per la nostra forza, ma per la Sua grazia.

Inutilità delle fede senza le opere.

Il brano seguente parla di una fede vera e viva, la quale porta alla salvezza, in alternativa ad una fede morta che non può salvare. Ricordiamo che la cosa più importante in assoluto per ogni essere umano è la salvezza, la quale si ha solo grazie alla fede in Gesù.

Qui vediamo la parte della lettera di Giacomo che più di ogni altra ha creato confusione e dibattito tra i cristiani, i quali si chiedono se, dunque, siamo salvati per fede o per opere. Ovviamente siamo salvati per la fede, tuttavia colui che crede in Dio assume un comportamento tale da dare frutti. Con questa parte dell’epistola Giacomo desidera scuoterci. 

Vs. 14. A che giova, fratelli miei, se uno dice di aver fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? 

Ognuno può affermare con le parole di avere fede, ma se poi ciò che vive non è inerente a quanto proclamato, allora il parlare non serve a nulla. E’ salvato chiunque dice di avere fede? La fede è morta se non è accompagnata da un comportamento adeguato. E’ molto frequente che le persone affermino di avere fede e di credere alle realtà riguardanti Dio, soprattutto quando i cristiani spiegano ai non convertiti le verità del Vangelo; non è detto che ciò sia vero e lo si può capire dal comportamento di queste persone. Non basta affermare qualcosa con la bocca ed è necessario mostrarlo nella vita di tutti i giorni con i fatti. Una professione verbale non salva poiché non ha sostanza.

Matteo 7:20-21 Voi dunque li riconoscerete dai loro frutti. 21  Non chiunque mi dice: "Signore, Signore" entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 

Gesù non sta dicendo che esiste un modo grazie al quale i figli di Dio possono guadagnare il favore del Padre, bensì sta affermando che un vero figlio di Dio compie naturalmente la volontà del Padre. Infatti, una fede autentica ha come conseguenza un cambiamento visibile.

Quindi dobbiamo capire che il discorso di questo brano non  riguarda il modo in cui si può essere salvati. Giacomo ha già detto che siamo salvati per la fede in Gesù e non insegna la salvezza per opere. Qui sta facendo la differenza tra una fede viva, che salva, ed una fede morta che non salva e non produce opere. Colui che proclama a parole di credere in Dio non sarà salvato poiché non produce frutto.

Un esempio esplicativo che dimostra come le parole possono essere vuote.

Vs. 15-16.  Or, se un fratello o una sorella sono nudi e mancano del cibo quotidiano, 16  e qualcuno di voi dice loro: "Andatevene in pace, scaldatevi e saziatevi", ma non date loro le cose di cui hanno bisogno per il corpo, a che giova? 

La compassione verbale non serve a nessuno, tanto meno a coloro che sono nel bisogno. Questo è l’esempio di un cuore duro, non cambiato realmente e non convertito.

1 Giovanni 3:14.  Noi sappiamo di essere passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli; chi non ama il proprio fratello rimane nella morte. 

L’amore è qualcosa che si deve vedere.

Vs. 17.  Così è pure della fede; se non ha le opere, per se stessa è morta. 

Cosa sta dicendo Giacomo? Che senza le opere non possiamo essere salvati?

Le opere sono solamente l’evidenza della fede; esse non salvano, tuttavia scaturiscono dalla fede viva, quella grazie alla quale Dio ci salva.

Non sta dicendo che veniamo salvati dalla fede con l’aggiunta delle opere, perché altrimenti starebbe affermando che l’agire di Gesù non è stato sufficiente e, pertanto, l’essere umano deve fare qualcosa per portarlo alla perfezione. Se la salvezza ci venisse dalla fede e dalle opere, allora avremmo due salvatori, ovvero Gesù e noi stessi; questo non è biblico.

La Bibbia non contraddice se stessa, quindi leggiamo

Efesini 2:8-10 Voi infatti siete stati salvati per grazia, mediante la fede, e ciò non viene da voi, è il dono di Dio, 9  non per opere, perché nessuno si glori. 10  Noi infatti siamo opera sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo. 

Le opere sono il risultato della salvezza, non la sua causa, sono il frutto, non la radice.

Vs. 18.  Ma qualcuno dirà: "Tu hai la fede, e io ho le opere"; mostrami la tua fede senza le tue opere e io ti mostrerò la mia fede con le mie opere. 

Giacomo si confronta con un ipotetico interlocutore, una persona che basa il proprio rapporto con Dio su una fede morta, cioè priva di opere. Ciò è ovviamente impossibile poiché il nostro tesoro è lì dov’è il nostro cuore. Qui la parola chiave è “mostrami”, un verbo che dichiara la necessità di vedere palesata la fede: le azioni parlano in modo più esplicito delle parole. Infatti, mentre Dio vede i nostri cuori, le persone comprendono che siamo credenti dal nostro agire, dal momento che la fede è qualcosa di per sé invisibile. Al contrario, le opere sono visibili e rendono palese una fede autentica. Qui, pertanto, Giacomo desidera mettere in guardia la chiesa, affinché non venga ingannata dalla presenza di fedeli che partecipano alle riunioni, ma che poi dimostrano di avere una fede morta, ossia priva di ogni possibile traccia visibile nella vita quotidiana. E’ facile pervenire alla verità, ma può capitare che poi non si permetta ad essa di cambiare la nostra vita; questa è una grave tragedia poiché ha delle conseguenze per tutta l’eternità. 

Quindi: non diamo troppa enfasi alle opere, poiché esse sono solo un risultato e di per sé non sono la garanzia di una fede autentica; tuttavia senza le opere non è possibile mostrare una fede sincera.

Vs. 19.  Tu credi che c’è un solo Dio. Fai bene; anche i demoni credono e tremano. 

Si può credere in Dio anche solo a livello intellettuale; è un buon inizio, ma non è sufficiente per perseguire la salvezza, dal momento che anche i demoni credono, ma non sono salvati. La salvezza è data dall’arrendere la propria vita a Dio, avendo fiducia in Lui e lasciandosi trasformare. Ogni momento della giornata deve essere vissuto alla luce degli insegnamenti contenuti nella Bibbia.

Ora Giacomo spiega con tre esempi che la vera fede produce le opere e che, ovviamente, queste ultime dimostrano che la fede è viva. Ricordiamo sempre che l’autore non sta insegnando  che la salvezza si ha per le opere.

Abramo

Vs. 20-21.  Ma vuoi renderti conto, o insensato, che la fede senza le opere è morta? 21  Abrahamo, nostro padre, non fu forse giustificato per mezzo delle opere quando offrì il proprio figlio Isacco sull’altare? 22  Tu vedi che la fede operava insieme alle opere di lui, e che per mezzo delle opere la fede fu resa perfetta. 23  Così si adempì la Scrittura, che dice: "Or Abrahamo credette a Dio, e ciò gli fu imputato a giustizia"; e fu chiamato amico di Dio. 

Giacomo afferma che Abramo fu giustificato per le opere quando offrì suo figlio in sacrificio sull’altare. Cita Genesi 15:6-15.    Ed egli credette all’Eterno, che glielo mise in conto di giustizia. Qui vediamo Abramo credere alle promesse di Dio, molti anni prima della nascita di Isacco, e tale fatto gli viene messo in conto di giustizia. Ciò che lo ha reso giusto, quindi, è il suo credere, cioè la fede in Dio.

Quando al cap. 22 sta per sacrificare Isacco, allora la sua fede viene messa alla prova, poiché senza fede Abramo non avrebbe mai potuto alzare la sua mano contro il proprio figlio. Il suo agire, quindi, è stato conseguente alla fede, ed ha avuto lo scopo di renderla visibile; tuttavia è la fede che lo ha salvato, quando credette a Dio. 

Vs. 24.  Perciò vedete che l’uomo è giustificato per le opere e non per fede soltanto.

Quindi siamo giustificati anche per le opere davanti agli occhi umani, in quanto dall’agire le persone hanno la conferma visibile della nostra fede. Dio, invece, conosce i nostri cuori e ci ha già giustificati per il sangue di Gesù.

Rahab

Vs. 25. Similmente anche Rahab, la prostituta, non fu essa giustificata per le opere quando accolse i messi e li rimandò per un’altra strada? 

Anche qui si parla di una dimostrazione di fede davanti agli occhi umani, e non della salvezza. Rahab aveva sentito parlare delle meraviglie che Dio aveva fatto per il popolo di Israele e pose la sua fede in Lui, piuttosto che negli idoli della sua religione. La sua fede era sincera ed ha prodotto frutto.

Il corpo.

Vs. 26.  Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta. 

Un corpo appena morto è identico allo stesso quando era in vita, però lo spirito lo ha lasciato, perciò esso non è più com’era in vita. Perciò, come il corpo senza lo spirito è morto, così è anche la fede senza le opere.

Abramo e Rahab hanno in comune la fede in Dio: è la fede che salva.

Indietro
Indietro

Giacomo 1

Avanti
Avanti

Giacomo 3