Genesi 9
Capitolo 9.
Il patto di Dio con l’uomo
Ora il mondo e la chiesa si riassumono in una sola famiglia, quella di Noè. Da essa, pertanto, discendono tutti gli uomini. Dio ama questi suoi figli, seme dell’umanità e comunica loro le sue intenzioni.
Vs. 1-4. Poi DIO benedisse Noè e i suoi figli, e disse loro: "Siate fruttiferi, moltiplicate e riempite la terra. 2 La paura di voi e il terrore di voi sarà su tutti gli animali della terra, su tutti gli uccelli del cielo, su tutto quello che si muove sulla terra; e su tutti i pesci del mare. Essi sono dati in vostro potere. 3 Tutto ciò che si muove ed ha vita vi servirà di cibo; io vi do tutte queste cose; vi do anche l’erba verde;
L’importanza del sangue
4 ma non mangerete carne con la sua vita, cioè il suo sangue.
Dio benedice tutto il creato e comanda ad ogni essere vivente di moltiplicare la propria specie. Mette negli animali il timore dell’uomo, che per questo motivo riesce a dominarli.
Fino a questo momento non c’erano proibizioni circa il cibo, che arriveranno con la legge di Mosè; tuttavia Dio proibisce di nutrirsi della carne contenente il sangue, ed ancora oggi gli ebrei lasciano che esso scoli dall’animale morto: è il cibo detto “coscer”.
I cristiani sanno che la vita spirituale viene dal sangue di Gesù, tuttavia carnalmente nel sangue c’è la vita. Ricordiamo che la Bibbia è stata scritta almeno 5.000 anni fa, mentre solo oggi gli scienziati si rendono conto della verità di tali parole. Il sangue è un organo, anche se noi pensiamo ad esso come ad un fluido. Esso scorre nel nostro corpo, spinto dal cuore e porta la vita, cioè l’ossigeno ed il nutrimento, a tutti gli organi, fino alla più piccola cellula. Non solo, ma porta via le tossine, depositandole nel fegato e nei reni. E’ un miracolo stupendo.
Dio dichiara a Noè che la vita è nel sangue, una verità rimasta sconosciuta agli uomini per molti secoli. Pensiamo all’usanza medica del salasso in caso di malattie, oppure l’applicazione delle sanguisughe, modalità che erano in uso nei tempi passati. Togliere il sangue ad una persona malata equivale a renderla ancora più debole. Il sangue ci dà la misura della salute del nostro corpo, se viene analizzato, anche se ancora oggi la medicina, pur avendo fatto passi da gigante, è all’oscuro dell’origine di molteplici virus e batteri, ancora sconosciuti.
Perché Dio dà questo divieto a Noè circa l’assunzione del sangue?
Levitico 17:14. perché la vita di ogni carne è il sangue; nel suo sangue sta la vita; perciò ho detto ai figli d’Israele: «Non mangerete il sangue di nessuna creatura, poiché la vita di ogni creatura è il suo sangue; chiunque ne mangerà sarà tolto via».
Perché esso rappresenta la vita che Cristo ha dato per noi. Anche il libro di Atti afferma la medesima cosa.
Ebrei 9:11-15. Ma venuto Cristo, sommo sacerdote dei futuri beni, egli, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto, non fatto da mano d’uomo, cioè, non di questa creazione, 12 è entrato una volta per sempre nel luogo santissimo, non con sangue di capri e di vitelli, ma con il proprio sangue. Così ci ha acquistato una redenzione eterna.
Il sangue rappresenta la vita spirituale che Gesù avrebbe dato in futuro sulla croce per la redenzione umana. Qui l’autore di Ebrei paragona il servizio sacerdotale compiuto ad opera dei sacerdoti della tribù di Levi, con quello perfetto fatto da Gesù. I Leviti, infatti, una volta all’anno offrivano il sangue di un animale innocente sacrificato, al fine di espiare i peccati del popolo e per i propri. Tale sacrificio doveva essere rinnovato, poiché non perfetto; esso non cancellava i peccati, ma li metteva da parte, in attesa del sacrificio di Gesù, il quale una volta e per sempre li ha cancellati. Così anche oggi, credendo a tale sacrificio, abbiamo la vita eterna in dono.
13 Infatti, se il sangue di capri, di tori e la cenere di una giovenca sparsa su quelli che sono contaminati, li santificano, in modo da procurar la purezza della carne, 14 tanto più il sangue di Cristo, che mediante lo Spirito eterno offrì se stesso puro di ogni colpa a Dio, purificherà la vostra coscienza dalle opere morte per servire il Dio vivente! 15 E perciò Egli è il mediatore del nuovo patto affinchè, essendo intervenuta la morte per il riscatto dalle trasgressioni commesse sotto il primo patto, i chiamati ricavano la promessa dell’eterna eredità.
Paolo dichiara che i santi del VT non furono salvati grazie ai sacrifici offerti, ma per la fede posta nell’arrivo futuro del Messia, il quale li avrebbe redenti. Noi, invece, veniamo salvati per la fede posta in un avvenimento accaduto 2000 anni fa.
Ebrei 10:1-4. La legge, infatti, possiede solo un’ombra dei beni futuri, non la realtà stessa delle cose. Perciò con quei sacrifici, che sono offerti continuamente, anno dopo anno, essa non può rendere perfetti coloro che si avvicinano a Dio.
Tutti gli elementi, i fatti o le usanze del VT erano un’ombra, delle prefigurazioni, delle verità spirituali che sono divenute chiare solamente con l’avvento di Gesù. Per questo motivo non dobbiamo più essere legati alle vecchie regole, perché è arrivato Cristo, il perfetto in assoluto. La legge era solo l’ombra dei beni futuri che oggi abbiamo in Gesù, ma non era la realtà; essa non può donarci la vita eterna, ma può farlo il Salvatore.
2 Altrimenti non si sarebbe forse cessato di offrirli, se coloro che rendono il culto, una volta purificati, avessero sentito la loro coscienza sgravata dai peccati? 3 Invece in quei sacrifici viene rinnovato ogni anno il ricordo dei peccati; 4 perché è impossibile che il sangue di tori e di capri tolga i peccati.
Ebrei 10:19-22. Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù,
Solo il sangue di Gesù ci permette l’accesso spirituale al luogo santissimo, alla presenza di Dio; la preghiera è il privilegio che hanno i figli di Dio di entrare alla presenza del Padre in qualunque momento e per ogni bisogno. Ciò accade grazie al sangue di Gesù: come il sangue fisico ci dà la vita sulla terra, così quello di Gesù ci dona la vita spirituale in eterno.
20 per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, 21 e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, 22 avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.
I credenti devono accostarsi al trono di Dio con piena certezza di fede, poiché se confessiamo i nostri peccati con sincerità, Dio ci perdona e ci purifica totalmente; e ciò sempre grazie al sangue di Cristo, l’unico sacrificio perfetto che Dio accetta e riconosce.
2 Corinzi 5:21. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.
Dio ha reso peccato Cristo, che è privo di peccato, affinché noi fossimo riconosciuti giusti davanti ai Suoi occhi. Perciò tutti i nostri peccati, sia passati che futuri, sono stati posti su Gesù. L’unica giustizia che ci permette l’accesso presso il trono di Dio è quella che Egli ci ha donato. Perciò in cielo diremo “Degno è l’agnello”, che ci ha permesso l’accesso alla casa del Padre: senza di lui nessun uomo potrebbe aspirare alla vita eterna. Per un cristiano essa è già una realtà perché agli occhi di Dio siamo perfetti: i nostri peccati sono su Gesù, grazie al suo sacrificio. Non dobbiamo fare nulla per piacere al Padre, poiché siamo già pienamente accettati.
2 Pietro 1:2-4. grazia e pace vi siano moltiplicate nella conoscenza di Dio e di Gesù, il nostro Signore. 3 La sua potenza divina ci ha donato tutto ciò che riguarda la vita e la pietà mediante la conoscenza di colui che ci ha chiamati con la propria gloria e virtù. 4 Attraverso queste ci sono state elargite le sue preziose e grandissime promesse perché per mezzo di esse voi diventaste partecipi della natura divina dopo essere sfuggiti alla corruzione che è nel mondo a causa della concupiscenza.
Grazie alle divine promesse, ossia quelle di avere la vita eterna grazie al sangue di Gesù, noi partecipiamo già alle realtà celesti. Lo Spirito Santo ci dà la vittoria sul peccato, mentre le nostre forze sono insufficienti.
Dio istituisce la pena di morte.
Vs. 5-6. Io chiederò certamente conto del sangue delle vostre vite; ne chiederò conto ad ogni animale e all’uomo. Chiederò conto della vita dell’uomo alla mano di ogni fratello dell’uomo. 6 Chiunque spargerà il sangue di un uomo, il suo sangue sarà sparso per mezzo di un uomo, perché DIO ha fatto l’uomo a sua immagine.
La pena di morte non entra in vigore con la Legge data a Mosè, ma già in questo momento. Molte persone si sentono a disagio leggendo tali versetti, tuttavia essi sono dati da Dio e non possiamo cancellare ciò che non ci piace nella Bibbia.
Certamente Dio ci ordina di non uccidere e stabilisce un ambito entro il quale ciò può avvenire, ossia l’omicidio premeditato.
Esodo 21:12-14. «Chi colpisce un uomo a morte, dev’essere messo a morte. 13 Se non gli tende agguato, ma lo uccide involontariamente, io stabilirò un luogo dove egli si possa rifugiare. 14 Se qualcuno insidia e uccide il suo prossimo con premeditazione, tu lo strapperai anche dal mio altare, per farlo morire.
Oggi nel mondo si parla di tale argomento e, soprattutto là dove essa è in vigore, si discute sulla sua abolizione o meno. I cristiani, comunque, al di là del sentire popolare, devono ascoltare la Parola di Dio, del Padre che sa cosa sia giusto o meno.
Dio anticamente ha stabilito delle città di rifugio, all’interno delle quali si poteva recare un uomo accusato, in attesa di giudizio, certo di essere al riparo.
Qui in Esodo, Dio stabilisce che una persona non deve essere uccisa se ha causato la morte di un altro per errore. Al contrario, al vs. 14 si afferma che la premeditazione porta alla condanna a morte.
In Esodo 20 ci sono i dieci comandamenti e il sesto recita così:
Esodo 20: 13. Non uccidere.
Vuol dire “Non commettere omicidio”.
Tutte le leggi occidentali si basano sui 10 comandamenti ed in molti stati la pena di morte è stata abolita, nel senso che nessun omicida viene condannato a morte, ma all’ergastolo. Tuttavia, esistono reati che prevedono l’intervento armato delle forze dell’ordine, le quali sono autorizzate a sparare al delinquente. Quindi, esistono anche in Italia dei reati per i quali si viene condannati a morte.
Nel mondo si discute se l’istituzione della pena di morte possa essere un deterrente o meno in caso di omicidio; comunque, al di là dei ragionamenti umani, Dio afferma che un uomo che uccide intenzionalmente deve essere ucciso a sua volta. Ricordiamo che, mentre i cristiani sono sotto la grazia, tutto il mondo è gravato dalla legge; certamente Dio è pronto a perdonare qualunque peccatore che si ravvede, anche un omicida, ma fino a quel momento egli sarà condannato, sia dalla legge umana, che da quella data da Dio.
Vs. 7. Voi dunque siate fruttiferi e moltiplicatevi; crescete grandemente sulla terra e moltiplicate in essa".
Dio benedice la famiglia di Noè, aprendo loro il proprio cuore e manifestando l’amore che nutre per loro, suoi figli.
Poiché io conosco i pensieri che ho per voi", dice l’Eterno, "pensieri di pace e non di male, per darvi un futuro e una speranza. (Geremia 29:11 LND)
Nel cap. 8 Noè sacrificò un animale al Signore, al fine di esprimergli la propria riconoscenza per la benevolenza ricevuta; qui Dio benedice Noè, che riceve a sua volta altre benedizioni.
L’Eterno pronuncia il patto stipulato con l’uomo:
l’uomo ha tutta la terra per moltiplicarsi. La benedizione di avere degli eredi viene ripetuta due volte, al vs. 1 e al vs. 7.
La razza umana non verrà mai più distrutta dall’ira di Dio, ma si riprodurrà di generazione in generazione, per l’eternità.
L’uomo domina sugli animali, che sono in suo potere, per soddisfare i propri bisogni. L’uomo li domina ed essi lo temono. Tale dominio era stato accordato già in Genesi 1:28. Molti animali si sottomettono, quelli feroci non si coalizzano contro l’uomo, poiché posti da Dio sotto di lui. L’uomo utilizza gli animali per il lavoro e per mangiare poiché Dio ha provveduto un buon cibo per lui: Egli pensa alle nostre necessità, ma anche al piacere del palato.
L’uomo, pur essendo dominatore delle creature, non deve tiranneggiarle, torturarle e farle soffrire per il proprio piacere. Non deve berne il sangue: anticamente esso aveva un valore sacrificale, in quanto dato per l’espiazione del peccato umano. La vita dell’animale, infatti, era offerta in cambio di quella dell’uomo. Ora che è stato compiuto il sacrificio di Cristo, offerto una volta e per sempre per il riscatto delle anime, gli obblighi dettati dalla legge sono cessati.
L’uomo non deve togliersi la vita, poiché essa non ci appartiene e dobbiamo usarla per Dio. Non dobbiamo attentare alla nostra vita, né a quella degli altri, altrimenti ne renderemo conto a Dio.
Anche gli animali non devono attentare alla vita dell’uomo, poiché essa ha un grande valore. L’animale che uccide l’uomo deve morire e tale precetto viene riconfermato dalla legge di Mosè ( Esodo 21:28. Se un bue colpisce a morte con le corna un uomo o una donna, il bue dovrà essere lapidato e la sua carne non si mangerà; ma il padrone del bue sarà assolto. (Esodo 21:28 LND)
Chi commette omicidio deve essere messo a morte poiché Dio stesso richiede la punizione degli assassini. 2 Cronache 24:22. Così il re Joas non si ricordò della bontà che Jehoiada, padre di Zaccaria, aveva usato verso di lui e ne uccise il figlio, che morendo disse: "L’Eterno veda e ne chieda conto!". (2 Cronache 24:22 LND). Verrà il momento in cui l’Eterno renderà pubblici gli omicidi nascosti agli occhi degli uomini, così che la giustizia divina raggiungerà i colpevoli, anche quelli sfuggiti alla giustizia umana.
I tribunali umani devono punire l’omicidio (vs.6), sia esso premeditato che accidentale. Al giudice il compito di emettere la sentenza, al fine di proteggere gli innocenti e far temere i colpevoli. Al tempo di Adamo ed Eva era Dio stesso colui che portava a termine la condanna; ora il compito è delegato ad un giudice, il quale deve essere degno della stima a lui concessa. L’omicidio volontario viene punito sempre con la morte, poiché è un peccato che il Signore non perdona neanche ai sovrani: 2 Re 24:3-4. 3 Questo accadde a Giuda unicamente per comando dell’Eterno, che voleva allontanarlo dalla sua presenza a motivo dei peccati di Manasse, per tutto ciò che aveva fatto, 4 e anche a motivo del sangue innocente da lui versato, perché egli aveva riempito Gerusalemme di sangue innocente. Per questo l’Eterno non volle perdonare. (2 Re 24:3-4 LND). Questa legge tanto inflessibile ha come motivazione il fatto che l’uomo è stato creato ad immagine di Dio ed è la creatura che Egli ama maggiormente.
Vs. 8-11. Poi DIO parlò a Noè e ai suoi figli con lui, dicendo: 9 "Quanto a me, ecco io stabilisco il mio patto con voi e con la vostra progenie dopo di voi, 10 e con tutti gli esseri viventi che sono con voi: uccelli, bestiame e tutti gli animali della terra con voi, da tutti quelli che sono usciti dall’arca a tutti gli animali della terra. 11 Io stabilisco il mio patto con voi: nessuna carne sarà più sterminata dalle acque del diluvio, e non ci sarà più diluvio per distruggere la terra".
Dio stipula un patto irrevocabile con l’uomo ed ogni altra creatura della terra, e la sua discendenza: il Signore assicura che non ci sarà mai più un diluvio per distruggere la terra, anche se in essa c’è ancora la malvagità. Infatti, Dio non ci tratta secondo quanto meriteremmo, bensì con benevolenza. Solo grazie ad essa la terra non verrà distrutta mai più. Il Signore ci ha mostrato di cosa sia capace la sua ira, così come con il patto ci fa comprendere quanto grande sia il suo amore.
Il patto tra Dio e l’uomo, comunque, non impedisce che l’Eterno mandi altri tipi di punizioni, quali le inondazioni in alcune zone della terra e la distruzione alla fine dei tempi. Quest’ultima, comunque, non avverrà con il diluvio.
Vs. 12-17. Poi DIO disse: "Questo è il segno del patto che io faccio tra me e voi, e tutti gli esseri viventi che sono con voi, per tutte le generazioni future. 13 Io pongo il mio arcobaleno nella nuvola, e servirà di segno del patto fra me e la terra. 14 E avverrà che, quando farò venire delle nuvole sulla terra, l’arco apparirà nelle nuvole; 15 e io mi ricorderò del mio patto fra me e voi ed ogni essere vivente di ogni carne, e le acque non diventeranno più un diluvio per distruggere ogni carne. 16 L’arco dunque sarà nelle nuvole e io lo guarderò per ricordarmi del patto eterno fra DIO e ogni essere vivente di qualunque carne che è sulla terra". 17 E DIO disse a Noè: "Questo è il segno del patto che io ho stabilito fra me e ogni carne che è sulla terra".
Il patto viene sigillato con l’arcobaleno, affisso nei cieli per rafforzare la fede del credente e per ricordare a Dio la stipula del patto. Dobbiamo essere certi che Dio manterrà la sua promessa. Quando le nuvole sono gonfie di pioggia e incutono maggiormente timore, l’arcobaleno dona fede al credente e la certezza che non c’è nulla da temere. I raggi solari formano l’arcobaleno e ci dicono che la forza del patto viene da Cristo. E’ un arco rivolto verso il cielo, senza né corda, né frecce, quindi innocuo per l’uomo. Quando appare l’arcobaleno, come Dio ricorda il patto stipulato con noi, anche l’uomo dovrebbe ricordare i propri impegni verso il Padre.
Il segno della pace, quindi, è l’arcobaleno.
Profezia di Noè riguardante i suoi discendenti.
Fino a questo momento Noè ha camminato rettamente, tuttavia ora purtroppo ha una caduta. Preghiamo Dio perché ci conduca a camminare sempre alla sua luce, puri davanti a Lui, alla Sua presenza. Stiamo sempre in guardia perché il nemico è pronto a cogliere ogni nostra debolezza.
Guardiamo Noè: finchè viveva in tempi difficili, allora era ancorato a Dio, ma ora che tutto era passato, abbassa la guardia, e cade.
Guardiamo Davide: quando viveva nelle caverne perché in fuga da Saul, allora era aggrappato a Dio e scriveva dei Salmi alla sua unica possibilità di vita; aveva un cuore puro, al punto da non sfruttare la possibilità che gli si presenta di uccidere il suo aguzzino; mai avrebbe alzato la mano contro il suo re. Eppure, quando diventa sovrano, quando vive in un tempo di pace e di riposo, ecco che cade nel peccato con Baath-Sheba.
Vs. 18-23. Ora figli di Noè che uscirono dall’arca furono: Sem, Cam e Jafet; e Cam è il padre di Canaan. 19 Questi sono i tre figli di Noè, e da loro fu popolata tutta la terra. 20 Poi Noè, che era agricoltore, cominciò a piantare una vigna; 21 e bevve del vino e si ubriacò, e si scoperse in mezzo alla sua tenda.
La Bibbia non vieta di bere il vino, ma l’esagerazione porta al peccato; così è accaduto a Noè. L’ubriachezza è un peccato, perché ci fa perdere il controllo di noi stessi. Un peccato conduce ad un altro: Noè è ubriaco e si spoglia nudo. Un cristiano, invece, deve essere inebriato solamente dallo Spirito Santo.
Noè pianta una vigna e poi beve del vino in modo eccessivo. Probabilmente un fatto analogo non era mai accaduto né prima né dopo, ma a noi è stato narrato per farci capire alcune cose:
che dopo la caduta di Adamo l’uomo non è stato più perfetto;
che chi riesce a mantenersi integro davanti ad una tentazione, deve evitare di inorgoglirsi, poiché anche a lui può capitare di cadere in tentazione. Infatti, Noè aveva vissuto in modo morigerato tra gli ubriaconi, ed ora cade proprio per lo stesso peccato;
che non dobbiamo abusare delle cose buone che Dio ci dà.
22 E Cam, padre di Canaan, vide la nudità di suo padre e andò a dirlo ai suoi due fratelli di fuori. 23 Ma Sem e Jafet presero un mantello, se lo misero sulle loro spalle e, camminando all’indietro coprirono la nudità del loro padre; e, siccome avevano le loro facce rivolte dalla parte opposta, non videro la nudità del loro padre.
Noè ebbe tre figli, e dopo il diluvio non ne ebbe di altri. Da essi, quindi, ebbe origine tutta l’umanità. Ciò evidenzia che l’Eterno è in grado di generare una moltitudine da poche persone, facendole prosperare al di là di ogni immaginazione.
Noè faceva l’agricoltore, ossia il mestiere al quale si dedicava prima della costruzione dell’arca. Ciò ha due significati:
che pur essendo vecchio egli non disdegnava il lavoro,
che Dio può toglierci temporaneamente dal nostro lavoro per assegnarci un incarico speciale; al termine di esso, dobbiamo avere l’umiltà di tornare al nostro vecchio incarico.
Noè si denuda e Cam prontamente lo dice ai fratelli, forse gioendone dentro di sé. Deride il peccato di suo padre, invece di rattristarsene, sbandiera la sua colpa, invece di onorare suo padre.
Al contrario, Sem e Jafet coprono il padre e dimostrano rispetto per lui. Essi furono un esempio di amore, che copre ogni imperfezione negli altri. Anche oggi nelle chiese sarebbe importante non diffondere le colpe degli altri, anzi soffocare le malelingue.
1 Pietro 4:7-8. La fine di tutte le cose è vicina; siate dunque moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera. 8 Soprattutto, abbiate amore intenso gli uni per gli altri, perché l’amore copre una gran quantità di peccati.
L’amore non rimuove i peccati, ma li copre, nel senso che una persona che pecca non deve essere giudicata, ma accolta con amore e fatta ragionare sulle conseguenze delle sue azioni.
Luca 15:22-32. Ma il padre disse ai suoi servi: "Presto, portate qui la veste più bella, e rivestitelo, mettetegli un anello al dito e dei calzari ai piedi; 23 portate fuori il vitello ingrassato, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita; era perduto, ed è stato ritrovato". E si misero a fare gran festa. 25 Or il figlio maggiore si trovava nei campi, e mentre tornava, come fu vicino a casa, udì la musica e le danze. 26 Chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa succedesse. 27 Quello gli disse: "É tornato tuo fratello e tuo padre ha ammazzato il vitello ingrassato, perché lo ha riavuto sano e salvo". 28 Egli si adirò e non volle entrare; allora suo padre uscì e lo pregava di entrare. 29 Ma egli rispose al padre: "Ecco, da tanti anni ti servo e non ho mai trasgredito un tuo comando; a me però non hai mai dato neppure un capretto per far festa con i miei amici; 30 ma quando è venuto questo tuo figlio che ha sperperato i tuoi beni con le prostitute, tu hai ammazzato per lui il vitello ingrassato". 31 Il padre gli disse: "Figliolo, tu sei sempre con me e ogni cosa mia è tua; 32 ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita; era perduto ed è stato ritrovato"».
E’ la storia del figlio prodigo.
Il padre accoglie a braccia aperte il figlio che ritorna, così come fa Dio con noi, che siamo tutti figli che, con la conversione, tornano alla casa del Padre.
Il fratello maggiore prova rabbia perché suo fratello, dissipatore delle sue fortune, viene accolto con amore. Non trova giusto tale situazione e non prova gioia per il ritorno del fratello. Egli vive nella casa del padre, ma non ha un cuore come il suo. Enuclea i peccati commessi dal fratello, proclamandoli davanti a tutti; non li copre con amore.
Anche all’interno delle chiese dobbiamo avere il cuore del Padre e non puntare il dito sui peccati degli altri. Nella nostra carne non dimora alcun bene, perciò in qualunque momento potremmo commettere i peccati che vediamo negli altri. Auguriamoci che non accada mai, ma non sentiamoci autorizzati ad inorgoglirci e a giudicare gli altri. E’ la grazia di Dio che ci mantiene in santità e che ci libera dalle tentazioni; se Egli rimuove da noi la sua grazia, allora possiamo compiere peccati ben più gravi di quelli che vediamo fare dagli altri: facciamo attenzione.
Un esempio basato sulla quotidianità: quando si verifica un incidente stradale, accorrono due tipi di persone: la polizia ed i paramedici. Hanno compiti diversi:
la polizia stabilisce quali sono i responsabili del fatto;
i paramedici sono interessati a sanare i feriti.
La chiesa è il luogo che guarisce riconducendo a Cristo, non quello che stabilisce le colpe.
Galati 6:1-5. Fratelli, se uno viene sorpreso in colpa, voi, che siete spirituali, rialzatelo con spirito di mansuetudine. Bada bene a te stesso, che anche tu non sia tentato. 2 Portate i pesi gli uni degli altri e adempirete così la legge di Cristo. 3 Infatti se uno pensa di essere qualcosa pur non essendo nulla, inganna sé stesso. 4 Ciascuno esamini invece l’opera propria; così avrà modo di vantarsi in rapporto a sé stesso e non perché si paragona agli altri. 5 Ciascuno infatti porterà il proprio fardello.
I credenti spirituali, non i religiosi, con amore portano aiuto al fratello che ha sbagliato. Non giudichiamo gli altri, perché senza la grazia di Dio non siamo nulla; ricordiamo da quale fango siamo stati tratti: forse siamo peggiori degli altri.
Vs. 24-27. Quando Noè si svegliò dalla sua ebbrezza, seppe quello che gli aveva fatto il figlio minore, e disse: 25 "Maledetto sia Canaan! Egli sia il servo dei servi dei suoi fratelli!". 26 Poi disse: "Benedetto sia l’Eterno, il DIO di Sem, e sia Canaan suo servo. 27 DIO ingrandisca Jafet e dimori nelle tende di Sem e sia Canaan suo servo!".
Noè maledice Cam, pronunciando una profezia: in seguito infatti la sua discendenza verrà cacciata dalla sua terra per far posto a Israele. Inoltre, Mosè userà tale maledizione per incoraggiare Israele ad affrontare i Cananei, anche se numerosi, poiché essi furono maledetti e destinati alla sconfitta. 800 anni più tardi i Cananei furono assoggettati a coloro che un tempo erano loro pari, e gravati di tributi.
Canaan paga il tributo di suo padre poiché egli ha perseverato nella malvagità e non ha fatto nulla per spezzare la maledizione.
Molte volte le maledizioni di Dio si compiono lentamente ed un popolo destinato a soccombere sembra trionfare. Ciò accade perché la sua iniquità deve giungere al colmo. Per questo non invidiamo la prosperità dell’empio: Salmo 73:3. Poiché portavo invidia ai vanagloriosi, vedendo la prosperità dei malvagi.
Noè benedice Sem affermando che Dio è il suo Dio: tutti coloro che hanno l’Eterno nella propria vita sono benedetti. Dà gloria a Dio per le buone azioni dei suoi figli, poiché lo riconosce autore di tutte le cose buone del mondo. Quando una persona compie una buona azione dobbiamo ringraziare il Signore, poiché l’ha permessa. Così Davide benedisse Abigail benedicendo Dio che l’aveva inviata: 1 Samuele 25:32-33. 32 Allora Davide disse ad Abigail: "Sia benedetto l’Eterno, il DIO d’Israele, che oggi ti ha mandato incontro a me! 33 Benedetto il tuo consiglio e benedetta tu che oggi mi hai impedito di arrivare allo spargimento di sangue e di farmi giustizia con le mie proprie mani!
Da Sem deriva il popolo di Israele (e quindi la chiesa) poiché per lungo tempo esso fu l’unico popolo ad adorare il vero Dio.
Da Sem deriva anche Cristo.
Noè benedice Jafet, da cui sembra derivino i Greci e i Romani, ovvero dei popoli gentili. Nel testo originale la frase può anche significare: “Dio persuaderà Jafet”, il quale di conseguenza “abiterà nelle tende di Sem”: Ebrei e gentili formeranno un solo popolo davanti a Dio, in Cristo. E’ importante riconoscere che il nostro prosperare deriva dal Signore.
Jafet viene benedetto nella moltitudine, ma Sem nel fatto di abitare nelle tende con Dio. Insieme domineranno su Canaan, che cadrà davanti a loro quando saranno uniti.
Vs. 28-29. Dopo il diluvio, Noè visse trecentocinquant’anni. 29 Così tutto il tempo che Noè visse fu di novecentocinquant’anni; poi morì.
Noè visse 20 anni più di Adamo e 19 meno di Metuselah. La sua longevità fu una grande benedizione per il mondo, poiché egli continuò a predicare, con il vantaggio di rivolgersi esclusivamente a persone discendenti da lui.
Egli vide il mondo prima e dopo il diluvio, e alla sua morte ne vide uno certamente migliore.