Genesi 8

Genesi 8
Craig Quam

Capitolo 8.

Il diluvio è terminato. Le sue conseguenze sono vive ed evidenti ancora oggi, nonostante l’insistenza con la quale alcuni lo negano, palesi nelle rocce sedimentarie, che si sono formate con il depositarsi dei detriti portati da un’abbondante acqua; le Dolomiti ne sono un esempio; sono formate da molti strati e contengono delle conchiglie: cosa ci fanno su una montagna?

Dio restaura il mondo in rovina e la piccola comunità umana cresce.

Vs. 1. Poi DIO si ricordò di Noè, 

Dio non si dimentica mai di noi e questa è una sua promessa.

L’ira di Dio si è placata e nuovamente egli dimostra misericordia per gli uomini. Probabilmente Noè avrà pensato di essere stato dimenticato da Dio, visto il lungo periodo trascorso nell’arca, ma così non fu, e Dio glielo dimostra.

Isaia 49:14-16. Ma Sion (Sion è un monte di Gerusalemme, ma è anche la raffigurazione del popolo di Dio)

ha detto: «Il SIGNORE mi ha abbandonata, il Signore mi ha dimenticata».  

Gli esseri umani si lamentano quando sono nella difficoltà, ed accusano Dio di averli abbandonati. Ma così non è, nonostante ciò che a noi sembra di vedere con i nostri occhi imperfetti. Ecco di seguito descritti i sentimenti che Dio nutre per noi:

Una donna può forse dimenticare il bimbo che allatta, smettere di avere pietà del frutto delle sue viscere? Anche se le madri dimenticassero, non io dimenticherò te.  Ecco, io ti ho scolpita sulle palme delle mie mani; le tue mura mi stanno sempre davanti agli occhi. 

I nostri nomi sono scolpiti nel palmo delle mani di Dio; mai si dimentica di noi.

Deuteronomio 31:6. Siate forti e coraggiosi, non temete e non vi spaventate di loro, perché il SIGNORE, il tuo Dio, è colui che cammina con te; egli non ti lascerà e non ti abbandonerà». 

Anche Gesù ci ha promesso di rimanere al nostro fianco fino alla fine del mondo. L’amore di Dio per i suoi figli è una cosa certissima e tale aspetto non può cambiare.

Vs. 1-3. di tutti gli esseri viventi e di tutto il bestiame che era con lui nell’arca; e DIO fece passare un vento sulla terra, e le acque si abbassarono. 2  Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e la pioggia dal cielo cessò. 3  E le acque andarono del continuo ritirandosi dalla terra; e alla fine di centocinquanta giorni erano diminuite.

Pur volgendo il suo particolare interesse agli uomini, dimostra amore per tutte le sue creature, ed anche a loro rivolge la sua misericordia.

Dio è sovrano anche sul vento, e di lui si serve per porre fine alle tribolazioni di Noè; sembra che durante il diluvio non ci fosse il vento, perché avrebbe aumentato l’oscillare dell’arca e creato una situazione di malessere per chi vi abitava.

Gradualmente le acque si ritirano e, dopo 150 giorni di vita in un ambiente chiuso, Noè sta per rivedere la terra ferma.

Vs. 4. Nel settimo mese, il diciassettesimo giorno del mese, l’arca si fermò sulle montagne di Ararat. 

Questa data non è casuale, ma è profetica circa il rapimento della chiesa, del suo permanere in cielo con Gesù per 7 anni, della grande tribolazione e del successivo ritorno dei santi con Cristo per regnare per un millennio.

Levitico 23 parla delle 7 feste ebraiche, le quali sono una prefigurazione della venuta del Signore e della sua vita. La settima festa è quella delle capanne, la quale parla del millennio, del regno di Cristo e della pace che finalmente regnerà sulla terra, senza guerre, maledizione, fame. Tale momento deve ancora realizzarsi.

Levitico 23:33-44. Il SIGNORE disse ancora a Mosè:  «Parla ai figli d’Israele, e di’ loro: "Il quindicesimo giorno di questo settimo mese sarà la festa delle Capanne, durerà sette giorni, in onore del SIGNORE.  Il primo giorno vi sarà una santa convocazione; non farete nessun lavoro ordinario.  Per sette giorni offrirete al SIGNORE dei sacrifici consumati dal fuoco. L’ottavo giorno avrete una santa convocazione e offrirete al SIGNORE dei sacrifici consumati dal fuoco. É giorno di solenne assemblea; non farete nessun lavoro ordinario.  Queste sono le solennità del SIGNORE che voi proclamerete come sante convocazioni, perché si offrano al SIGNORE sacrifici consumati dal fuoco, olocausti e oblazioni, vittime e libazioni, ogni cosa al giorno stabilito, oltre ai sabati del SIGNORE, oltre ai vostri doni,  oltre a tutti i vostri voti e a tutte le offerte volontarie che presenterete al SIGNORE.  Il quindicesimo giorno del settimo mese, quando avrete raccolto i frutti della terra, celebrerete una festa al SIGNORE, per sette giorni; il primo giorno sarà di completo riposo e l’ottavo di completo riposo.  Il primo giorno coglierete dagli alberi dei frutti di bell’aspetto, dei rami di palma, rami di mortella e rami di salici di torrente, e vi rallegrerete davanti al SIGNORE Dio vostro, per sette giorni.  Celebrerete questa festa in onore del SIGNORE per sette giorni, ogni anno. É una legge perenne, di generazione in generazione. La celebrerete il settimo mese.  Abiterete in capanne per sette giorni; tutti quelli che saranno nativi d’Israele abiteranno in capanne,  affinché i vostri discendenti sappiano che io feci abitare in capanne i figli d’Israele, quando li feci uscire dal paese d’Egitto. Io sono il SIGNORE, il vostro Dio"».  Così Mosè diede ai figli d’Israele le istruzioni relative alle solennità del SIGNORE. 

La festa delle capanne avveniva il 15° giorno del 7° mese.

L’arca si fermò (alcuni traducono con  “si riposò”) in un tempo che corrisponde al futuro millennio, il quale sarà un tempo di riposo.

Vs. 5.  E le acque andarono diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese il primo giorno del mese, apparvero le vette dei monti. 

Dopo altri 3 mesi Noè vede le cime dei monti perché Dio lo conduce in un luogo asciutto.

Vs.6-12. Così, in capo a quaranta giorni, avvenne che Noè aperse la finestra che aveva fatto nell’arca, 7  e mandò fuori il corvo, che continuò ad andare avanti e indietro, finché le acque furono asciugate sulla terra. 8  Poi mandò fuori la colomba, per vedere se le acque fossero diminuite sulla superficie della terra. 9  Ma la colomba non trovò dove posare la pianta del suo piede, e tornò a lui nell’arca, perché c’erano ancora acque sulla superficie di tutta la terra; ed egli stese la mano, la prese e la trasse a sé nell’arca. 10  Aspettò così altri sette giorni, poi mandò di nuovo la colomba fuori dell’arca. 11  E la colomba tornò a lui verso sera; ed ecco, essa aveva nel becco una foglia d’ulivo strappata di fresco; cosi Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. 12  Allora aspettò altri sette giorni, poi mandò fuori la colomba; ma essa non ritornò più da lui. 

Dio aveva detto a Noè quando sarebbe iniziato il diluvio, ma gli aveva taciuto il cessare dello stesso; per questo egli manda fuori il corvo e la colomba, per comprendere le condizioni della terra. Certamente questa per Noè fu una prova molto dura, della quale desiderava liberarsi velocemente.

Noè manda fuori la colomba per la seconda volta dopo 7 giorni dalla prima e probabilmente dopo 7 giorni dall’invio del corvo. Questo fa pensare che si trattasse di un sabato e che egli abbia continuato a rispettarlo anche nell’arca, pregando ed attendendo la benevolenza di Dio.

Circa il corvo e la colomba.

Il corvo.

Dio dà a Mosè l’elenco degli animali commestibili e di quelli da tenere in abominio.

Levitico 11:13-15. Tra gli uccelli avrete in abominio questi, e non li mangerete, perché sono un abominio: l’aquila, l’ossìfraga e l’aquila di mare;  il nibbio e ogni specie di falco;  ogni specie di corvo; 

Questi uccelli si cibano di cadaveri, perciò sono ritenuti impuri e vietati quali alimenti, soprattutto per non compromettere la salute umana.

Il corvo, quindi, è un animale maledetto

La colomba.

Giovanni 1:32-33. Giovanni rese testimonianza, dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e fermarsi su di lui.  Io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare con acqua, mi ha detto: "Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e fermarsi, è quello che battezza con lo Spirito Santo". 

La colomba è simbolo dello Spirito Santo, qualcosa di ben diverso da ciò che era in abominio al Signore.

Questi due uccelli rappresentano due mondi diversi: uno vecchio e carnale, l’altro saldamente ancorato in Dio.

Del corvo si dice che andava e tornava: probabilmente nel suo vagare si posava sui corpi morti e ne mangiava;

la colomba, invece, volava nel cielo e, non trovando alcuna pianta, tornava da Noè. Egli, a sua volta, stendeva il braccio e l’accoglieva, così come bramava ricevere lo Spirito di Dio.

Il ramo di olivo è segno della nascita della nuova vita. Alcuni affermano che sia anche il simbolo della pace, ma il cap. 9 di Genesi dichiara che lo è l’arcobaleno.

L’olivo rappresenta l’unzione dello Spirito Santo, grazie al quale entreremo nella nuova vita.

Paolo parla della lotta interiore che vive ogni giorno dentro ad ogni credente; è la lotta tra lo spirito e la carne, tra la colomba e il corvo.

Romani 7:14-25. Sappiamo infatti che la legge è spirituale; ma io sono carnale, venduto schiavo al peccato.  Poiché, ciò che faccio, io non lo capisco: infatti non faccio quello che voglio, ma faccio quello che odio.  Ora, se faccio quello che non voglio, ammetto che la legge è buona (poiché denuncia il peccato);  allora non sono più io che lo faccio, ma è il peccato che abita in me.  Difatti, io so che in me, cioè nella mia carne, non abita alcun bene; 

Coloro che lottano contro il peccato sono cristiani e dimostrano di essere nati di nuovo. I non credenti, invece, abbracciano il peccato e lo vivono a piene mani. L’accoglienza di Cristo scatena in noi una lotta tra la nostra carnalità e il desiderio di vivere una vita consacrata.

poiché in me si trova il volere, ma il modo di compiere il bene, no.  

Se una persona non ha lo Spirito Santo dentro si sé non può vivere una vita consacrata a Dio, perché la carnalità prende il sopravvento in ogni istante. Solo lo Spirito Santo ci dà la vittoria nel peccato: non dobbiamo porre alcuna speranza nella forza della nostra volontà. Geremia ha dichiarato che il cuore umano è insanabilmente malvagio.

Infatti il bene che voglio, non lo faccio; ma il male che non voglio, quello faccio.  Ora, se io faccio ciò che non voglio, non sono più io che lo compio, ma è il peccato che abita in me.  Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me.  Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l’uomo interiore,  ma vedo un’altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra.  Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?  

Il termine “corpo di morte”si riferisce proprio ad un cadavere in putrefazione. I Romani, infatti, legavano faccia a faccia il corpo morto di una vittima a quello vivo del suo assassino, in modo che la putrefazione del primo uccidesse lentamente il secondo.

La nostra natura è come questo cadavere che ci uccide.

Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Così dunque, io con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato. 

Solo Gesù può liberarci e darci vita in abbondanza.

Romani 8:5-8. Infatti quelli che sono secondo la carne, pensano alle cose della carne; invece quelli che sono secondo lo Spirito, pensano alle cose dello Spirito.  Ma ciò che brama la carne è morte, mentre ciò che brama lo Spirito è vita e pace;  

Dio ci dona la vita e la pace.

infatti ciò che brama la carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio e neppure può esserlo;  e quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio. 

La colomba, quindi, non si accontenta delle rimanenze della vecchia vita, ma vuole ciò che di meglio Dio desidera offrirci, grazie al suo Spirito.

1 Giovanni 2:20. Quanto a voi, avete ricevuto l’unzione dal Santo e tutti avete conoscenza.  

Dio ci ha unti col suo Spirito e così ci ha liberati dal peccato.

Vs. 13-14. Nell’anno seicentouno di Noè, nel primo mese, nel primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; e Noè scoperchiò l’arca, guardò, ed ecco che la superficie del suolo era asciutta. 14  Così nel secondo mese nel ventisettesimo giorno del mese, la terra era asciutta. 

La terra sta per essere nuovamente abitata.

Noè guarda la terra dalla finestra posta in alto per averne un’ampia prospettiva: apprezza questa grazia ricevuta perché a lungo ne era stato privato.

Benché avesse visto la terra fin dal primo giorno del primo mese, Noè esce dall’arca il 27° giorno del secondo mese. Forse avrebbe preferito accelerare i tempi, ma Dio conosce il nostro bene e ci fa accadere le cose che per noi sono il meglio.

Vs.15-19. Allora DIO parlò a Noè, dicendo: 16  "Esci dall’arca tu, tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. 17  Fa’ uscire con te tutti gli animali che sono con te, di ogni carne: uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, perché crescano grandemente sulla terra, e siano fecondi e si moltiplichino sulla terra". 18  Così Noè uscì con i suoi figli, con sua moglie e con le mogli dei suoi figli. 19  Tutti gli animali, tutti i rettili, tutti gli uccelli, tutto quello che si muove sulla terra, secondo le loro famiglie, uscirono dall’arca.

Dio guida Noè passo dopo passo; prima gli ordina di entrare nell’arca, ora gli permette di uscirne. Prima gli ha detto “vieni”, ora gli dice “va fuori”: ciò indica che Dio è stato con lui tutto il tempo.

Noè obbedisce a Dio in ogni punto.

Anche gli animali escono dall’arca: Noè ha portato a termine il compito che Dio gli aveva affidato; nessuno era andato perduto perché egli è stato un fedele servitore.

Vs. 20-22. Allora Noè edificò un altare all’Eterno, e prese di ogni specie di animali puri e di ogni specie di uccelli puri e offrì olocausti sull’altare. 21  E l’Eterno sentì un odore soave; così l’Eterno disse in cuor suo: "Io non maledirò più la terra a motivo dell’uomo, perché i disegni del cuore dell’uomo sono malvagi fin dalla sua fanciullezza; e non colpirò più ogni cosa vivente, come ho fatto. 22  Finché la terra durerà, semina e raccolta, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno mai". 

Noè è grato a Dio e gli costruisce un altare per ringraziarlo della sua benignità. Vivendo ora in un mondo desolato, per prima cosa avrà desiderato costruirsi una casa, invece pensa ad un modo per ringraziare Dio.

Offre in olocausto solo animali puri, per dare a Dio solo cose di grande valore. Pur avendo 7 pecore solamente per ripopolare la terra, non esita a sacrificarne una per Dio, per esprimere tutto il suo amore. Quindi: l’adorazione è il primo atto che Noè offrì a Dio.

Dio gradisce molto questo gesto, si compiace di Noè e del suo zelo.

Decide di non maledire più la terra, grazie al sacrificio di Gesù, capace di coprire tutto il male insito nel cuore umano. Sa che nell’uomo è radicato il peccato e decide di averne pietà. Solo la grazia può cambiare la sorte dell’uomo; il peccato fa risaltare la bontà di Dio, il quale ci dà la grazia per suo volere, non per nostro merito.

La terra non durerà per sempre, ma sarà distrutta e al suo posto ci saranno nuovi cieli e nuova terra. Ma fino ad allora la provvidenza persevererà e stagioni, giorni , sole e luna non cambieranno: questo è un patto inviolabile di grazia che Dio ha stabilito con noi.

L’olocausto era un sacrificio che prevedeva la distruzione totale dell’offerta, fino al consumarsi. Noè consacra così tutta la sua vita a Dio, al quale offre tutto quello che ha.

Anche nell’attesa del ritorno della colomba si comprende lo stesso concetto: non agisce in base al suo volere, ma attende i tempi prescritti da Dio. Anche in ciò c’è un’applicazione per la nostra vita oggi.

Indietro
Indietro

Genesi 6-7

Avanti
Avanti

Genesi 9