Genesi 46
Genesi 46
In questo capitolo troviamo:
Il trasferimento in Egitto di Giacobbe, spinto dal desiderio di rivedere suo figlio;
Giuseppe lo accoglie con grandi onori.
Giuseppe ha rivelato la propria identità ai suoi fratelli; dimostra perdono, amore e grazia, come Cristo, verso di loro e spiega loro come tutto il male si sia tramutato in bene per tutto il popolo di Israele. Poi essi portano la meravigliosa notizia a Giacobbe, che vuole rivedere al più presto suo figlio Giuseppe.
L’invito regale rivolto a Giacobbe e ai 10 fratelli, macchiatisi di una colpa gravissima, rappresenta il compimento di quello che Dio aveva predetto: essi stavano andando a vivere in un paese straniero, dove si sarebbero moltiplicati senza perdere la loro identità.
Anni prima Abramo era andato in Egitto durante una carestia in Canaan (12:10) ed ora Giacobbe vi si sta recando con i suoi figli.
Vs. 1. Israele partì con tutto quello che aveva e, giunto a Beer-Seba, offrì sacrifici al Dio d’Isacco suo padre.
Ringrazia subito Dio per la cura che nutre per lui. Cerca il Suo volto per comprendere quale sia il Suo volere per la sua vita.
Beer-Seba era il luogo in cui aveva vissuto con i genitori e dal quale era fuggito dall’ira di Esaù. Lì Dio precedentemente era apparso a Giacobbe, un luogo di culto, come Betel, dove Dio aveva parlato al suo cuore; perciò Giacobbe vuole recarsi in questo luogo con tutta la sua famiglia, per cercare la faccia di Dio. Questo è un ottimo esempio per ogni credente: prima di prendere una decisione chiediamo a Dio in preghiera cosa dobbiamo fare. Immaginiamo la situazione: a Canaan c’è la carestia e i figli raccontano con euforia tutte le meraviglie che li attendono in Egitto; umanamente sembra essere un’ottima soluzione, ma Giacobbe ha imparato che prima di agire bisogna chiedere il parere di Dio.
Egli è il Dio di Isacco, padre di Giacobbe, col quale ha stretto un patto del quale beneficia anche Giacobbe, quale figlio di Isacco.
Dal vs. seguente comprendiamo come Giacobbe temesse di scendere in Egitto, poiché, in una circostanza analoga, Dio aveva proibito ad Isacco di compiere tale viaggio; Giacobbe ricordava tale divieto e, anche se desidera ardentemente riabbracciare suo figlio Giuseppe, allo stesso tempo mette al primo posto il volere di Dio ed a Lui chiede consiglio.
Vs. 2. Dio parlò a Israele in visioni notturne, e disse: «Giacobbe, Giacobbe!» Ed egli rispose: «Eccomi».
Dio conosce il nostro nome se noi siamo suoi servi.
Vs. 3. Dio disse: «Io sono Dio, il Dio di tuo padre. Non temere di scendere in Egitto, perché là ti farò diventare una grande nazione.
Giacobbe ha paura di scendere in Egitto, ma Dio lo rassicura. Altre volte i familiari di Giacobbe erano scesi in Egitto e senza il volere di Dio, ma è stato un grave errore: Abramo scende in Egitto, mentre doveva andare a Canaan e mente nei riguardi della sua parentela con Sara; anche Isacco aveva la stessa intenzione, ma Dio lo ha bloccato. Giacobbe aveva ragione a temere questa terra, simbolo della mondanità, di Satana, del materiale.
Dio benedice Giacobbe, che arriva in Egitto con 70 persone, ma dopo 400 anni, quando ne usciranno al seguito di Mosè, saranno 600 mila uomini adulti, senza contare le donne e i bambini: circa 2 milioni di persone.
Vs. 4-5. Io scenderò con te in Egitto, te ne farò anche sicuramente risalire e Giuseppe ti chiuderà gli occhi». 5 Allora Giacobbe partì da Beer-Seba; e i figli d’Israele fecero salire Giacobbe loro padre, i loro bambini e le loro mogli sui carri che il faraone aveva mandati per trasportarli.
Giacobbe parte in obbedienza al Signore, in base a ciò che Egli aveva detto. A quel tempo doveva avere circa 130 anni e, vista la tarda età, non era certo nelle migliori condizioni per viaggiare.
Vs. 6-27. Essi presero il loro bestiame e i beni che avevano acquisiti nel paese di Canaan e scesero in Egitto: Giacobbe con tutta la sua famiglia. 7 Egli fece venire con sé in Egitto i suoi figli, i figli dei suoi figli, le sue figlie, le figlie dei suoi figli e tutta la sua famiglia. 8 Questi sono i nomi dei figli d’Israele che vennero in Egitto: Giacobbe e i suoi figli. Il primogenito di Giacobbe: Ruben. 9 I figli di Ruben: Chenoc, Pallu, Chesron e Carmi. 10 I figli di Simeone: Iemuel, Iamin, Oad, Iachin, Soar e Saul, figlio di una Cananea. 11 I figli di Levi: Gherson, Cheat e Merari. 12 I figli di Giuda: Er, Onan, Sela, Perez e Zarac; ma Er e Onan morirono nel paese di Canaan; i figli di Perez furono: Chesron e Camul. 13 I figli d’Issacar: Tola,
“Tola” significa “verme” e sembra gli sia stato dato questo nome perché alla nascita era piccolo e debole, incapace di sopravvivere. Eppure 1 Cron. 7:2 racconta che ebbe una discendenza molto numerosa.
Puva, Iob e Simron. 14 I figli di Zabulon: Sered, Elon e Ialeel. 15 Questi sono i figli che Lea partorì a Giacobbe a Paddan-Aram, oltre a Dina, figlia di lui. I suoi figli e le sue figlie erano in tutto trentatré persone. 16 I figli di Gad: Sifion, Agghi, Suni, Esbon, Eri, Arodi e Areli. 17 I figli di Ascer: Imna, Tisva, Tisvi, Beria e Serac loro sorella; i figli di Beria: Eber e Malchiel. 18 Questi furono i figli di Zilpa che Labano aveva dato a sua figlia Lea; lei li partorì a Giacobbe: in tutto sedici persone. 19 I figli di Rachele, moglie di Giacobbe: Giuseppe e Beniamino. 20 A Giuseppe, nel paese d’Egitto, nacquero Manasse ed Efraim, i quali Asenat, figlia di Potifera, sacerdote di On, gli partorì. 21 I figli di Beniamino: Bela, Becher, Asbel, Ghera, Naaman, Ei, Ros, Muppim, Cuppim e Ard. 22 Questi sono i figli di Rachele che nacquero a Giacobbe: in tutto quattordici persone. 23 I figli di Dan: Cusim. 24 I figli di Neftali: Iacseel, Guni, Ieser e Sillem. 25 Questi sono i figli di Bila, che Labano aveva dato a sua figlia Rachele; lei li partorì a Giacobbe: in tutto sette persone. 26 Le persone che vennero con Giacobbe in Egitto, discendenti da lui, senza contare le mogli dei figli di Giacobbe, erano in tutto sessantasei. 27 I figli di Giuseppe, natigli in Egitto, erano due. Il totale delle persone della famiglia di Giacobbe che vennero in Egitto, era di settanta.
Ecco come viene calcolato questo numero:
figli e nipoti di Lea (vs. 15) = 33
figli e nipoti di Zilpa (vs. 18) = 16
figli e nipoti di Rachele (vs. 22) = 14
figli e nipoti di Billa (vs. 25) = 7
TOT. 70
Dina (vs. 15) + 1
Er e Onan che morirono in Canaan (vs. 12) - 2
Giacobbe + 1
TOT. 70
Da questi 70 discenderà il popolo di Israele.
Vs.28-29. Giacobbe mandò davanti a sé Giuda verso Giuseppe, perché questi lo guidasse nel paese di Goscen. Giunsero nella terra di Goscen. 29 Giuseppe fece attaccare il suo carro e salì in Goscen a incontrare Israele, suo padre; gli si presentò, gli si gettò al collo e pianse a lungo sul suo collo.
E’ la quinta volta che Giuseppe piange: è felice perché rivede suo padre dopo tanto tempo.
Vs. 30. Israele disse a Giuseppe: «Ora, che io muoia pure, giacché ho visto il tuo volto, e tu vivi ancora!»
Questo passo ricorda Simeone, l’uomo che incontrò Gesù quando fu presentato al Tempio; egli chiese a Dio di morire, poiché aveva visto il Salvatore del mondo.
Giacobbe vivrà altri 17 anni.
Vs. 31-34. Giuseppe disse ai suoi fratelli e alla famiglia di suo padre: «Io andrò a informare il faraone e gli dirò: "I miei fratelli e la famiglia di mio padre, che erano nel paese di Canaan, sono venuti da me. 32 Questi uomini sono pastori, perché sono sempre stati allevatori di bestiame e hanno condotto con sé le loro greggi, i loro armenti e tutto quello che posseggono". 33 Quando il faraone vi farà chiamare e vi dirà: "Qual è la vostra occupazione?", risponderete: 34 "I tuoi servi sono stati allevatori di bestiame dalla loro infanzia fino ad ora: noi come i nostri padri". Così abiterete nella terra di Goscen, perché gli Egiziani hanno in abominio tutti i pastori».
Giuseppe dice ai suoi familiari di dire al Faraone che sono dei pastori, ben sapendo che tali persone sono un abominio per gli Egiziani; ciò aveva lo scopo di evitare che la sua famiglia vivesse in mezzo ad un popolo pagano, ma appartati, in Goscen, posto nel delta del Nilo, in un luogo fertile.
Tale raccomandazione vale anche per noi; non viviamo in mezzo ai pagani, ma siamo luce e sale perché gli altri vedano le nostre buone opere; rimaniamo separati, senza conformarci alle usanze mondane.
In 1 Pietro vediamo l’applicazione di quanto narrato qui:
1 Pietro 1:3-19. Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, 4 per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi, 5 che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi. 6 Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove, 7 affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo. 8 Benché non l’abbiate visto, voi lo amate; credendo in lui, benché ora non lo vediate, voi esultate di gioia ineffabile e gloriosa, 9 ottenendo il fine della fede: la salvezza delle anime. 10 Intorno a questa salvezza indagarono e fecero ricerche i profeti, che profetizzarono sulla grazia a voi destinata. 11 Essi cercavano di sapere l’epoca e le circostanze cui faceva riferimento lo Spirito di Cristo che era in loro, quando anticipatamente testimoniava delle sofferenze di Cristo e delle glorie che dovevano seguirle.
Pietro sta raccontando della grande eredità perfetta e incorruttibile che abbiamo in Cristo, preparata in cielo per noi, qualcosa che nessuno può portarci via.
Poi ci dice che i profeti nel V.T. conoscevano questa grande salvezza futura che sarebbe venuta sugli uomini.
12 E fu loro rivelato che non per sé stessi, ma per voi, amministravano quelle cose che ora vi sono state annunziate da coloro che vi hanno predicato il Vangelo, mediante lo Spirito Santo inviato dal cielo: cose nelle quali gli angeli bramano penetrare con i loro sguardi.
Ciò che Dio ha fatto nella nostra vita è qualcosa di molto speciale e i profeti ne parlavano, ma non ne avevano una piena conoscenza e che anche gli angeli avrebbero voluto conoscere e sperimentare tali fatti meravigliosi.
13 Perciò, dopo aver predisposto la vostra mente all’azione, state sobri, e abbiate piena speranza nella grazia che vi sarà recata al momento della rivelazione di Gesù Cristo. 14 Come figli ubbidienti, non conformatevi alle passioni del tempo passato, quando eravate nell’ignoranza; 15 ma come colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta, 16 poiché sta scritto: «Siate santi, perché io sono santo». 17 E se invocate come Padre colui che giudica senza favoritismi, secondo l’opera di ciascuno, comportatevi con timore durante il tempo del vostro soggiorno terreno; 18 sapendo che non con cose corruttibili, con argento o con oro, siete stati riscattati dal vano modo di vivere tramandatovi dai vostri padri, 19 ma con il prezioso sangue di Cristo, come quello di un agnello senza difetto né macchia.
Non siamo stati riscattati con del denaro, ma con la vita di Cristo. Giuseppe è una grande figura di tale sacrificio, perché attraverso la sua sofferenza è stato redento un popolo.
Se Cristo ha fatto cose tanto grandi per noi, come dovremo vivere? 1. Come in Babilonia o in Egitto? No, dobbiamo essere separati e conservare l’equipaggiamento ben stretto attorno al corpo, per combattere in modo efficace e non essere influenzati dal mondo esterno.
Dobbiamo anche essere sobri, perché viviamo negli ultimi tempi, quando l’Iran (ex Persia) minaccia di bombardare Israele; Ezechiele ha profetizzato che tale nazione attaccherà Israele prima della fine di ogni cosa. La fine è alle porte, perciò siamo sobri ed ancorati alla Parola di Dio.
Viviamo in santità, non conformi alle usanze del mondo, pur vivendo assieme ai pagani. Arrendiamo la vita al Signore.
Così Giuseppe voleva che il popolo di Dio, pur vivendo in Egitto, fosse separato dai pagani.