Genesi 47

Genesi 47
Craig Quam

Cap. 47

La famiglia di Giacobbe si stabilisce nel paese di Goscen

In questo capitolo:

  • Giuseppe si prende cura della sua famiglia,

  • li sistema nel paese di Goscen, lontano dai pagani;

  • vende al popolo il grano del Faraone, traendone un profitto equo. Si dimostra giusto e saggio sia nella sua carica pubblica che nella vita privata.

Anche se viviamo in questo mondo, in quanto figli di Dio non apparteniamo a questo mondo, perciò anche l’attuale crisi economica, pur coinvolgendoci, di fatto sarà un mezzo grazie al quale Dio mostrerà la sua potente mano.

Cap. 47 è il confronto tra due popoli: 

  • uno che cammina secondo la carne, che si affida alle forze umane;

  • uno che confida nel Signore.

Vs. 1-3. Giuseppe andò a informare il faraone e gli disse: «Mio padre e i miei fratelli con le loro greggi, con i loro armenti e con tutto quello che hanno, sono venuti dal paese di Canaan; ecco, sono nella terra di Goscen». 2  Poi prese cinque uomini tra i suoi fratelli e li presentò al faraone. 3  Il faraone disse ai fratelli di Giuseppe: «Qual è la vostra occupazione?» Essi risposero al faraone: «I tuoi servi sono pastori, come lo furono i nostri padri». 

Confessano di essere pastori, anche se tale categoria di persone era un abominio per gli Egiziani (Giuseppe vuole che vivano separati dal popolo pagano degli Egiziani).

Vs. 4-6.  Poi dissero al faraone: «Siamo venuti ad abitare in questo paese, perché nel paese di Canaan non ci sono pascoli per le greggi dei tuoi servi; poiché la carestia è grave, permetti ora che i tuoi servi abitino nella terra di Goscen». 5  Il faraone parlò a Giuseppe, dicendo: «Tuo padre e i tuoi fratelli sono venuti da te; 6  il paese d’Egitto sta davanti a te; fa’ abitare tuo padre e i tuoi fratelli nella parte migliore del paese; risiedano pure nella terra di Goscen. Se conosci tra di loro degli uomini capaci, falli sovraintendenti del mio bestiame». 

Il Faraone afferma che il suo bestiame può essere affidato al popolo di Dio: ricordiamo questa dichiarazione!

Vs. 7-9.  Poi Giuseppe fece venire Giacobbe, suo padre, dal faraone e glielo presentò. E Giacobbe benedisse il faraone. 8  Il faraone disse a Giacobbe: «Quanti sono gli anni della tua vita?» 9  Giacobbe rispose al faraone: «Gli anni della mia vita nomade sono centotrenta. I miei anni sono stati pochi e travagliati e non hanno raggiunto il numero degli anni dei miei padri, al tempo della loro vita nomade». 

Giacobbe si considera un pellegrino sulla terra, perché è lontano dalla casa del Padre.

Vs. 10.  Giacobbe benedisse ancora il faraone e si ritirò dalla sua presenza. 

Giacobbe benedice due volte il Faraone pur essendo un pastore, sconosciuto in Egitto, una persona che agli occhi del mondo non ha alcun valore, eppure egli benedice il potente sovrano dell’Egitto, una divinità per il suo popolo. Giacobbe, però, è l’unto di Dio, perciò più grande del Faraone; la benedizione di un patriarca non è da disprezzare, neanche da un principe potente.

Ebrei 7:4-7.    ci spiega che chi benedice è sempre maggiore di chi riceve la benedizione:

4  Pertanto considerate quanto sia grande costui al quale Abraamo, il patriarca, diede la decima del bottino! 5  Ora, tra i figli di Levi, quelli che ricevono il sacerdozio hanno per legge l’ordine di prelevare le decime dal popolo, cioè dai loro fratelli, benché questi siano discendenti di Abraamo. 

Il sacerdozio ci Cristo è maggiore di quello dei Leviti, i quali rivestivano tale ruolo nel tempo di Mosè e sotto la legge; essi non possedevano delle terre proprie, perciò i membri delle altre tribù davano loro la decima perche avessero un sostentamento.

6  Melchisedec, invece, che non è della loro stirpe, prese la decima da Abraamo e benedisse colui che aveva le promesse! 7  Ora, senza contraddizione, è l’inferiore che è benedetto dal superiore. 

Il fatto che Giacobbe benedica il Faraone ci fa capire che il minimo nel Regno di Dio è più grande dell’uomo più potente della terra. Il modo di vedere di Dio, infatti, non coincide con il nostro.

Dobbiamo comprendere chi siamo nel Regno di Dio. 

Vs. 11-12.  Giuseppe fece abitare suo padre e i suoi fratelli, diede loro una proprietà nel paese d’Egitto, nella parte migliore del paese, nel territorio di Ramses, come il faraone aveva ordinato. 12  Giuseppe fornì pane a suo padre, ai suoi fratelli e a tutta la famiglia di suo padre, secondo il numero dei figli. 

Giuseppe si prende cura della sua famiglia e ciò dimostra la bontà di Dio, che aveva preparato la vita di Giuseppe a questo scopo e gli aveva fornito tutti i mezzi per fare del bene al suo popolo, così come elevò Ester e la fece diventare regina.

Ciò che Dio ha fatto per Giacobbe ha promesso di compierlo anche per i suoi, per quelli che lo servono e credono in Lui con fede.

L’amministrazione di Giuseppe durante la carestia

Vs. 13-15.  In tutto il paese non c’era pane, perché la carestia era gravissima; il paese d’Egitto e il paese di Canaan soffrivano a causa della carestia. 14  Giuseppe raccolse tutto il denaro che si trovava nel paese d’Egitto e nel paese di Canaan, come prezzo del grano che si comprava; Giuseppe portò questo denaro nella casa del faraone. 15  Quando il denaro fu esaurito nel paese d’Egitto e nel paese di Canaan, tutti gli Egiziani vennero da Giuseppe e dissero: «Dacci del pane! Perché dovremmo morire in tua presenza? Infatti il denaro è finito». 

In Egitto c’è una crisi fortissima perciò gli Egiziani, che non hanno fede in Dio, vanno da Giuseppe, un uomo, a chiedere da mangiare.

Comprendiamo quanto siamo dipendenti dalla provvidenza divina la quale, se cessa di esserci anche solo per un periodo, ci lascia nella fame e nella miseria. Tutte le nostre ricchezze non ci eviterebbero  di morire di fame se il cielo non ci desse la pioggia per pochi anni.

Vs. 14. Gli Egiziani spendono tutti i propri averi per procurarsi da mangiare, così tutto il denaro dell’Egitto è ora nei forzieri del Faraone. Poi fu la volta del bestiame, poi dei terreni.

Vs. 16-17.  Giuseppe disse: «Se non avete più denaro, date il vostro bestiame e io vi darò del pane in cambio del vostro bestiame». 17  Quelli condussero a Giuseppe il loro bestiame e Giuseppe diede loro del pane in cambio dei loro cavalli, delle loro greggi di pecore, delle loro mandrie di buoi e dei loro asini. Così fornì loro del pane quell’anno, in cambio di tutto il loro bestiame. 

Tutto il bestiame del popolo viene dato al Faraone (Sesotris III- 1878-1843 a.C.), il quale lo affida a Giacobbe.

E’ finito il denaro, anche il bestiame ed ora non hanno più niente. Il popolo di Dio, invece, si è arricchito perché custode del bestiame.

Vs. 18-19.  Passato quell’anno, tornarono da lui l’anno seguente e gli dissero: «Noi non nasconderemo al mio signore che il denaro è esaurito e le mandrie del nostro bestiame sono passate al mio signore. Non resta più nulla che il mio signore possa prendere, tranne i nostri corpi e le nostre terre. 19  Perché dovremmo morire sotto i tuoi occhi, noi e le nostre terre? Compra noi e le nostre terre in cambio del pane; noi con le nostre terre saremo schiavi del faraone; dacci della semenza perché possiamo vivere e non morire, e il suolo non diventi un deserto». 

Chi segue le vie del mondo diventa schiavo di Satana, a cui dà prima tutto ciò che possiede, poi la propria anima.

I figli di Dio, invece, devono affidarsi al Signore  e non scendere a patti con alcuno.

Vs. 20.  Così Giuseppe comprò per il faraone tutte le terre d’Egitto; infatti gli Egiziani vendettero ognuno il proprio campo, perché la carestia li colpiva gravemente. Così il paese diventò proprietà del faraone. 

Chi è ricco si arricchisce ulteriormente nella crisi.

Vs. 21-25.  Quanto al popolo, lo trasferì nelle città, da un capo all’altro dell’Egitto; 22  solo le terre dei sacerdoti non acquistò, perché i sacerdoti ricevevano un’assegnazione stabilita per loro dal faraone e mangiavano grazie all’assegnazione fatta dal faraone; per questo essi non vendettero le loro terre. 23  Giuseppe disse al popolo: «Ecco, oggi ho acquistato voi e le vostre terre per il faraone; eccovi del seme; seminate la terra; 24  al tempo della raccolta, ne darete il quinto al faraone; quattro parti saranno vostre, per seminare i campi e per nutrirvi con quelli che sono in casa vostra e con i vostri bambini». 25  Quelli dissero: «Tu ci hai salvato la vita! Ci sia dato di trovar grazia agli occhi del nostro signore e saremo schiavi del faraone!» 

Alla fine della carestia il popolo occupò il terreno che Giuseppe gli assegnò, lo coltivò, ricevendo la semente dai granai reali. In cambio doveva dare al Faraone un quinto del ricavato.

Giuseppe giura a Giacobbe di seppellirlo coi suoi padri

Vs. 26.  Giuseppe ne fece una legge, che dura fino al giorno d’oggi, secondo la quale un quinto del reddito delle terre d’Egitto era per il faraone: soltanto le terre dei sacerdoti non diventarono del faraone. 

Giuseppe poteva approfittare della fame del popolo, ma chiede solamente il 20%, lasciando al popolo l’80% del raccolto.

Leggiamo come precede la vita del popolo di Dio:

Vs. 27.  Così gli Israeliti abitarono nel paese d’Egitto, nella terra di Goscen; ebbero delle proprietà, furono fecondi e si moltiplicarono oltremodo. 

Questo è un capitolo di contraddizione:

  • gli Egiziani cadono in una crescente povertà,

  • gli Ebrei si arricchiscono e si moltiplicano.

Gli Egiziani non sono benedetti perché confidano nell’uomo o in sé stessi; ciò si legge anche in Geremia.

Geremia 17: 5-7.       Così parla il SIGNORE: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio, e il cui cuore si allontana dal SIGNORE! 6  Egli è come una tamerice nel deserto: quando giunge il bene, egli non lo vede; 

La tamerice è un albero molto secco.

abita in luoghi aridi, nel deserto, in terra salata, senza abitanti. 

Una terra salata non serve a nulla, perché brucia il seme che in essa si pianta.

7  Benedetto l’uomo che confida nel SIGNORE, per cui il SIGNORE è la sua fiducia. 8  Egli è come un albero piantato vicino all’acqua, che distende le sue radici lungo il fiume; non si accorge quando viene la calura e il suo fogliame rimane verde; nell’anno della siccità non è in affanno e non cessa di portar frutto». 

Così è l’uomo che confida in Dio.

In che cosa stiamo confidando in questo momento? Speriamo nell’uomo, nel governo, nella politica? Oppure in Gesù, l’unico che regnerà con giustizia.

Dio mandò Aggeo agli Ebrei per rimproverarli perché confidavano in se stessi e non nel Signore:

Aggeo 1: 3-11.      Per questo la parola del SIGNORE fu rivolta loro per mezzo del profeta Aggeo, in questi termini: 4  «Vi sembra questo il momento di abitare nelle vostre case ben rivestite di legno, mentre questo tempio è in rovina?» 5  Ora così parla il SIGNORE degli eserciti: «Riflettete bene sulla vostra condotta! 6  Avete seminato molto e avete raccolto poco; voi mangiate, ma senza saziarvi; bevete, ma senza soddisfare la vostra sete; vi vestite, ma non c’è chi si riscaldi; chi guadagna un salario mette il suo salario in una borsa bucata». 7  Così parla il SIGNORE degli eserciti: «Riflettete bene sulla vostra condotta! 8  Salite nella regione montuosa, portate del legname e ricostruite la casa: io me ne compiacerò e sarò glorificato», dice il SIGNORE. 9  «Voi vi aspettavate molto ed ecco c’è poco; ciò che avete portato in casa, io l’ho soffiato via. Perché?» dice il SIGNORE degli eserciti. «A motivo della mia casa che è in rovina, mentre ognuno di voi si dà premura solo per la propria casa. 10  Perciò il cielo, sopra di voi, è rimasto chiuso; non c’è stata rugiada e la terra ha trattenuto il suo prodotto. 11  Io ho chiamato la siccità sul paese, sui monti, sul grano, sul vino, sull’olio, su  tutto ciò che il suolo produce, sugli uomini, sul bestiame e su tutto il lavoro delle mani». 

Dio riprende duramente il suo popolo perché si dà tanto da fare per le cose vane.

Salmo 37 ci parla di chi confida nell’Eterno:

Salmo 37: 1- 28.    Di Davide. Non adirarti a causa dei malvagi; non aver invidia di quelli che agiscono perversamente; 2  perché presto saranno falciati come il fieno e appassiranno come l’erba verde. 3  Confida nel SIGNORE e fa’ il bene; abita il paese e pratica la fedeltà. 4  Trova la tua gioia nel SIGNORE, ed egli appagherà i desideri del tuo cuore. 5  Riponi la tua sorte nel SIGNORE; confida in lui, ed egli agirà. 6  Egli farà risplendere la tua giustizia come la luce, e il tuo diritto come il sole di mezzogiorno. 7  Sta’ in silenzio davanti al SIGNORE, e aspettalo; non adirarti per chi ha fortuna nelle sue imprese, per l’uomo che ha successo nei suoi malvagi progetti. 8  Cessa dall’ira e lascia lo sdegno; non adirarti; ciò spingerebbe anche te a fare il male. 9  Poiché i malvagi saranno sterminati; ma quelli che sperano nel SIGNORE possederanno la terra. 10  Ancora un po’ e l’empio scomparirà; tu osserverai il luogo dove si trovava, ed egli non ci sarà più. 11  Ma gli umili erediteranno la terra e godranno di una gran pace. 12  L’empio tende insidie al giusto e digrigna i denti contro di lui. 13  Il Signore ride dell’empio, perché vede avvicinarsi il giorno della sua rovina. 14  Gli empi han tratto la spada e teso il loro arco per abbattere il misero e il bisognoso, per sgozzare quelli che vanno per la retta via. 15  La loro spada penetrerà nel loro cuore, e i loro archi si spezzeranno. 16  Il poco del giusto vale più dell’abbondanza degli empi. 17  Perché le braccia degli empi saranno spezzate; ma il SIGNORE sostiene i giusti. 18  Il SIGNORE conosce i giorni degli uomini integri; la loro eredità durerà in eterno. 19  Non saranno confusi in tempo di sventura, ma saranno saziati in tempo di fame. 20  Gli empi periranno; i nemici del SIGNORE, come grasso d’agnelli, saran consumati e andranno in fumo. 21  L’empio prende in prestito e non restituisce; ma il giusto ha pietà e dona. 22  Chi è benedetto da Dio erediterà la terra, ma chi è maledetto sarà sterminato. 23  I passi dell’onesto son guidati dal SIGNORE; egli gradisce le sue vie. 24  Se cade, non è però abbattuto, perché il SIGNORE lo sostiene prendendolo per mano. 25  Io sono stato giovane e son anche divenuto vecchio, ma non ho mai visto il giusto abbandonato, né la sua discendenza mendicare il pane. 26  Tutti i giorni è pietoso e dà in prestito, la sua discendenza è benedetta. 27  Allontànati dal male e fa’ il bene; dimorerai nel paese per sempre. 28  Poiché il SIGNORE ama la giustizia e non abbandona i suoi santi; essi son conservati in eterno; ma la discendenza degli empi sarà sterminata. 

Gli Egiziani stanno impoverendo nel loro paese, mentre il popolo di Dio diviene ricco in terra straniera.

Vs. 28-31.  Giacobbe visse nel paese d’Egitto diciassette anni; la durata della vita di Giacobbe fu di centoquarantasette anni. 

Giacobbe vive ancora molti anni: per 17 anni aveva nutrito Giuseppe, dalla nascita alla gioventù, ed ora Giuseppe ha l’opportunità di prendersi cura del padre per un tempo analogo.

29  Quando Israele s’avvicinò al giorno della sua morte, chiamò suo figlio Giuseppe e gli disse: «Ti prego, se ho trovato grazia agli occhi tuoi, mettimi la tua mano sotto la coscia e usami bontà e fedeltà; non seppellirmi in Egitto! 30  Ma, quando giacerò con i miei padri, portami fuori d’Egitto e seppelliscimi nella loro tomba!» 

Vuole essere sepolto in Canaan, la terra della promessa.

31  Egli rispose: «Farò come tu dici». Giacobbe disse: «Giuramelo». Giuseppe glielo giurò. Israele, rivolto al capo del letto, adorò.

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