Genesi 42-44
Cap. 42
Nel capitolo precedente abbiamo visto il realizzarsi dei sogni interpretati da Giuseppe, ora vediamo che la medesima cosa accade ai suoi; infatti, suo padre e i suoi fratelli si inchineranno davanti a lui.
Viene narrata l’intera storia in modo dettagliato, poiché essa spiega il motivo del trasferimento in Egitto della famiglia di Giuseppe, a seguito della carestia. Il popolo di Israele vi resterà 400 anni, come Dio aveva rivelato ad Abramo.
Troviamo:
i figli di Giacobbe chiedono di poter comprare del grano;
Giuseppe li tratta severamente per metterli alla prova;
I fratelli ammettono di aver peccato contro loro fratello anni addietro;
Tornano a Canaan.
Giuseppe è il braccio destro del Faraone ed ha assunto questo ruolo da un momento all’altro, grazie ad un cambiamento radicale della sua vita.
Sono già trascorsi i sette anni di abbondanza ed ora sopraggiungono quelli di carestia; di essi ne sono già passati due.
Da quando Giuseppe ha fatto il sogno dei covoni, all’età di 17 anni, sono trascorsi circa 20 anni ed ora sta per compiersi il suo sogno.
I figli di Giacobbe, mandati in Egitto, sono riconosciuti da Giuseppe.
Vs. 1-4. Giacobbe seppe che c’era grano in Egitto; allora disse ai suoi figli: «Perché state a guardarvi l’un l’altro?» 2 Poi disse: «Ecco, ho sentito dire che c’è grano in Egitto; scendete là a comprarne, così vivremo e non moriremo». 3 Così dieci dei fratelli di Giuseppe scesero in Egitto per comprarvi il grano. 4 Ma Giacobbe non mandò con loro Beniamino, il fratello di Giuseppe, perché diceva: «Che non gli succeda qualche disgrazia!»
I fratelli di Giuseppe sono tutti sposati e padri di famiglia, ma formano ancora un unico gruppo sotto la guida del loro padre Giacobbe. Non sono molto entusiasti di andare in Egitto e, pur avendo sentito anche loro la notizia che in quella terra v’era abbondanza, attendono che il papà li sproni a partire prima di decidersi ad intraprendere il cammino. Quella terra ricorda loro il peccato commesso tanti anni prima, ma mai dimenticato; non hanno chiesto perdono a Dio, perciò non hanno ottenuto il restauro. Ora sono costretti ad andare in quella terra ostile: il loro peccato li sta raggiungendo.
Notiamo che Anche Abramo e Isacco, pur vivendo a Canaan, la terra promessa, vivono la carestia, che li ha aiutati a confidare in Dio nelle difficoltà e a sperare in una terra migliore nell’aldilà.
L’abbondanza in Egitto, popolo del seme di Cam, il maledetto, deriva dalla saggezza di Giuseppe: se i suoi fratelli non lo avessero venduto, ma rispettato come meritava, chissà che ora l’abbondanza non fosse stata propria di Canaan e che l’Egitto non fosse costretto a mendicare il cibo al popolo di Dio: l’uomo saggio è stato allontanato e ciò ha provocato la catastrofe.
Vs. 5-6. I figli d’Israele giunsero per comprare grano in mezzo agli altri che erano venuti; perché nel paese di Canaan c’era la carestia. 6 Or Giuseppe era colui che comandava nel paese; era lui che vendeva il grano a tutta la gente del paese; i fratelli di Giuseppe vennero e si inchinarono davanti a lui con la faccia a terra.
Certamente Giuseppe non aveva il compito di distribuire personalmente il grano alle persone, visto il suo grado così elevato nella società, ma qui vediamo come Dio lo ha posto proprio davanti ai suoi fratelli, i quali devono prostrarsi al suo cospetto. Ecco avverarsi il sogno di Giuseppe. Il Signore mantiene sempre le Sue promesse, anche se sono passati tanti anni.
Vs. 7-11. Giuseppe vide i suoi fratelli e li riconobbe, ma si comportò come un estraneo davanti a loro e parlò loro aspramente dicendo: «Da dove venite?» Essi risposero: «Dal paese di Canaan per comprare dei viveri». 8 Giuseppe riconobbe i suoi fratelli, ma essi non riconobbero lui.
Giuseppe era vestito da Egiziano, parlava in questa lingua, erano trascorsi 20 anni ed aveva il capo rasato: per questo motivo non viene riconosciuto.
9 Giuseppe si ricordò dei sogni che aveva avuto riguardo a loro e disse: «Voi siete delle spie! Siete venuti per vedere i luoghi indifesi del paese!» 10 Ed essi a lui: «No, mio signore, i tuoi servi sono venuti a comprare dei viveri. 11 Siamo tutti figli di uno stesso uomo. Siamo gente sincera. I tuoi servi non sono delle spie».
Hanno venduto il loro fratello eppure si considerano delle persone oneste. Giuseppe allora comincia a giocare con loro, sfruttando la sua posizione ed il loro stato di bisogno al fine di indurli a riconoscere chi sono, ossia delle persone indegne di misericordia. Non confessano i loro peccati e non si sono pentiti.
Vs. 12-17. Ma egli disse: «No, siete venuti per vedere i luoghi indifesi del paese!» 13 Quelli risposero: «Noi, tuoi servi, siamo dodici fratelli, figli di uno stesso uomo, del paese di Canaan. Ecco, il più giovane è oggi con nostro padre, e uno non è più». 14 E Giuseppe disse loro: «La cosa è come v’ho detto; siete delle spie! 15 Ecco come sarete messi alla prova: per la vita del faraone, non uscirete di qui fin tanto che non sarà arrivato il vostro fratello più giovane. 16 Mandate uno di voi a prendere vostro fratello e voi resterete qui in carcere, perché le vostre parole siano messe alla prova e si veda se c’è del vero in voi; se no, per la vita del faraone, siete delle spie!» 17 E li mise assieme in prigione per tre giorni.
Vuole che provino almeno in parte le pene che hanno fatto vivere a lui, anche se solo per tre giorni. La situazione è capovolta ed ora è lui ad avere la loro sorte nelle mani.
Giacobbe pretende che gli portino Beniamino
Vs. 18. Il terzo giorno, Giuseppe disse loro: «Fate questo e vivrete; io temo Dio!
I fratelli non capiscono che l’uomo che hanno di fronte è il loro fratello, ma è interessante che un Egiziano afferma di temere Elohim, il Dio ebraico!
Vs. 19-21. Se siete gente sincera, uno di voi fratelli resti qui incatenato nella vostra prigione; e voi andate, portate il grano necessario alle vostre famiglie. 20 Poi conducetemi il vostro fratello più giovane; così le vostre parole saranno verificate e voi non morirete». Ed essi fecero così. 21 Allora si dicevano l’uno all’altro: «Sì, noi fummo colpevoli verso nostro fratello, giacché vedemmo la sua angoscia quando egli ci supplicava, ma non gli demmo ascolto! Ecco perché ci viene addosso quest’angoscia».
Cominciano a confessare il proprio peccato e a rendersi conto della malvagità del loro animo.
Vs. 22-23. Ruben rispose loro: «Non ve lo dicevo io: "Non commettete questo peccato contro il ragazzo?" Ma voi non voleste darmi ascolto. Perciò, ecco, il suo sangue ci è ridomandato». 23 Ora essi non sapevano che Giuseppe li capiva, perché tra lui e loro c’era un interprete.
Pensano di non essere compresi, ma Giuseppe conosce bene la loro lingua; è una figura di Gesù, che nonostante ciò che noi siamo in apparenza, Egli ci conosce profondamente e non possiamo ingannarlo.
Vs. 24-28. Ed egli si allontanò da loro, e pianse.
Giuseppe piange per la prima volta.
Poi tornò, parlò con quelli e prese tra di loro Simeone, che fece incatenare sotto i loro occhi. 25 Poi Giuseppe ordinò che si riempissero di grano i loro sacchi, che si rimettesse il denaro di ciascuno nel suo sacco e che si dessero loro delle provviste per il viaggio. E così fu fatto. 26 Essi caricarono il loro grano sui loro asini e partirono. 27 Or uno di essi aprì il suo sacco per dare del foraggio al suo asino, nel luogo dove pernottavano, e vide il suo denaro alla bocca del sacco; 28 egli disse ai suoi fratelli: «Il mio denaro mi è stato restituito, eccolo qui nel mio sacco». Allora si sentirono mancare il cuore e, tremando, dicevano l’uno all’altro: «Che cos’è mai questo che Dio ci ha fatto?»
Non hanno confessato il loro peccato, che ora pesa sempre più nelle coscienze sotto il peso dello Spirito Santo. Simeone è in carcere e Beniamino deve essere condotto in Egitto, nonostante il parere contrario del loro padre: la colpa per la morte di Giuseppe pesa sempre di più.
Giacobbe rifiuta di mandare Beniamino
Vs. 29-38. E giunsero da Giacobbe, loro padre, nel paese di Canaan e gli raccontarono tutto quello che era loro accaduto, dicendo: 30 «L’uomo che è il signore del paese ci ha parlato aspramente e ci ha trattati come spie del paese. 31 Noi gli abbiamo detto: "Siamo gente sincera; non siamo delle spie; 32 siamo dodici fratelli, figli di nostro padre; uno non è più, e il più giovane è oggi con nostro padre nel paese di Canaan". 33 Quell’uomo, signore del paese, ci ha detto: "Da questo saprò se siete gente sincera: lasciate presso di me uno dei vostri fratelli, prendete quello che vi occorre per le vostre famiglie, partite e portatemi vostro fratello più giovane. 34 Allora conoscerò che non siete delle spie, ma gente sincera: io vi renderò vostro fratello e voi potrete trafficare nel paese"». 35 Mentre essi vuotavano i loro sacchi, ecco che in ciascun sacco c’era il sacchetto con il denaro; essi e il padre loro videro i sacchetti con il loro denaro e furono presi da paura. 36 Giacobbe, loro padre, disse: «Voi mi avete privato dei miei figli! Giuseppe non è più, Simeone non è più, e mi volete togliere anche Beniamino! Tutte queste cose pesano su di me!» 37 Ruben disse a suo padre: «Se non te lo riconduco, fa’ morire i miei due figli! Affidalo a me, io te lo ricondurrò». 38 Giacobbe rispose: «Mio figlio non scenderà con voi; perché suo fratello è morto, e questo solo è rimasto: se gli succedesse qualche disgrazia durante il vostro viaggio, fareste scendere con tristezza i miei capelli bianchi nel soggiorno dei morti».
Giacobbe non vuole in alcun modo che Beniamino venga portato fuori di casa, ma il Signore ha i suoi modi per far accadere le cose come vuole Lui.
Cap. 43
Continua la narrazione della storia di Giuseppe.
Giacobbe acconsente con dolore alla partenza di Beniamino
Vs. 1-2. Or la carestia era grave nel paese. 2 Quando ebbero finito di mangiare il grano che avevano portato dall’Egitto, il padre disse loro: «Tornate a comprare un po’ di viveri».
La famiglia di Giacobbe è costretta a tornare in Egitto.
Vs. 3-23. E Giuda rispose: «Quell’uomo ce lo dichiarò categoricamente: "Non vedrete la mia faccia, se vostro fratello non sarà con voi". 4 Se tu mandi nostro fratello con noi, scenderemo e ti compreremo dei viveri; 5 ma se non lo mandi, non scenderemo, perché quell’uomo ci ha detto: "Non vedrete la mia faccia, se vostro fratello non sarà con voi"». 6 Israele disse: «Perché mi avete fatto questo torto di dire a quell’uomo che avevate ancora un fratello?» 7 Quelli risposero: «Quell’uomo c’interrogò minuziosamente intorno a noi e al nostro parentado, dicendo: "Vostro padre vive ancora? Avete qualche altro fratello?" Noi gli rispondemmo secondo le sue domande. Non potevamo sapere che ci avrebbe detto: "Fate venire vostro fratello!"» 8 Giuda disse a suo padre Israele: «Lascia venire il ragazzo con me; ci leveremo e andremo, così vivremo e non moriremo: né noi, né tu, né i nostri piccini. 9 Io mi rendo garante di lui. Ridomandane conto alla mia mano. Se non te lo riconduco e non te lo rimetto davanti, io sarò per sempre colpevole verso di te. 10 Se non avessimo indugiato, a quest’ora saremmo già tornati due volte». 11 Allora Israele, loro padre, disse loro: «Se così è, fate questo: prendete nei vostri sacchi le cose più squisite di questo paese e portate a quell’uomo un dono: un po’ di balsamo, un po’ di miele, degli aromi e della mirra, dei pistacchi e delle mandorle. 12 Prendete con voi il doppio del denaro, e riportate il denaro che fu rimesso alla bocca dei vostri sacchi; forse fu un errore. 13 Prendete anche vostro fratello e andate, tornate da quell’uomo. 14 Dio onnipotente vi faccia trovar grazia davanti a quell’uomo, così che egli vi rilasci l’altro vostro fratello e Beniamino. Se devo essere privato dei miei figli, che io lo sia!»
L’accoglienza fatta da Giuseppe a Beniamino
15 Quelli presero dunque questo dono, presero con sé il doppio del denaro e Beniamino, e partirono; scesero in Egitto e si presentarono davanti a Giuseppe. 16 Come Giuseppe vide Beniamino con loro, disse al suo maggiordomo: «Conduci questi uomini in casa, macella e prepara tutto, perché questi uomini mangeranno con me a mezzogiorno». 17 L’uomo fece come Giuseppe aveva ordinato e li condusse in casa di Giuseppe. 18 E quelli ebbero paura, perché venivano condotti in casa di Giuseppe, e dissero: «Siamo portati qui a motivo di quel denaro che ci fu rimesso nei sacchi la prima volta; egli vuole darci addosso, piombare su di noi e prenderci come schiavi, con i nostri asini». 19 Avvicinatisi al maggiordomo di Giuseppe, gli parlarono sulla porta della casa e dissero: 20 «Scusa, signor mio! Noi scendemmo già una prima volta a comprare dei viveri, 21 e avvenne che, quando fummo giunti al luogo dove pernottammo, aprimmo i sacchi, ed ecco il denaro di ciascuno di noi era alla bocca del suo sacco: il nostro denaro del peso esatto; e l’abbiamo riportato con noi. 22 Ma abbiamo portato con noi altro denaro per comprare dei viveri. Non sappiamo chi abbia messo il nostro denaro nei nostri sacchi». 23 Egli disse: «Datevi pace, non temete; il vostro Dio e il Dio di vostro padre ha messo un tesoro nei vostri sacchi. Io ho avuto il vostro denaro». E, fatto uscire Simeone, lo condusse da loro.
Forse questo maggiordomo era convertito al Signore? Certamente Giuseppe ha pagato la prima partita di grano, come Cristo ha pagato per noi, anche se non lo meritavamo.
Vs. 24-28. Quell’uomo li fece entrare in casa di Giuseppe, diede loro dell’acqua, ed essi si lavarono i piedi; ed egli diede del foraggio ai loro asini. 25 Poi essi prepararono il dono, aspettando che Giuseppe venisse a mezzogiorno; perché avevano sentito che sarebbero rimasti lì a mangiare. 26 Quando Giuseppe venne a casa, quelli gli porsero il dono, che avevano portato con sé nella casa, e s’inchinarono fino a terra davanti a lui. 27 Egli domandò loro come stavano e disse: «Vostro padre, il vecchio di cui mi parlaste, sta bene? Vive ancora?» 28 Quelli risposero: «Nostro padre tuo servo sta bene, vive ancora». Poi s’inchinarono e gli fecero riverenza.
Tutti gli 11 fratelli si inchinano davanti a Giuseppe, come appariva nel sogno.
Vs. 29. Giuseppe alzò gli occhi, vide Beniamino suo fratello, figlio di sua madre, e disse: «É questo il vostro fratello più giovane di cui mi avete parlato?» Poi disse a lui: «Dio ti sia propizio, figlio mio!»
Giuseppe pronuncia di nuovo il nome di Elohim.
Vs. 30. E Giuseppe s’affrettò a uscire, perché si era commosso nell’intimo per suo fratello; cercava un luogo dove piangere; entrò nella sua camera e pianse.
Piange per la seconda volta.
Vs. 31-33. Poi si lavò la faccia e uscì, si fece forza e disse: «Portate il pranzo». 32 Fu dunque portato il cibo per lui a parte, per loro a parte e per gli Egiziani che mangiavano con loro a parte; perché gli Egiziani non possono mangiare con gli Ebrei; per gli Egiziani è cosa abominevole. 33 Ma essi sedevano di fronte a lui, dal primogenito, secondo il suo diritto di primogenitura, fino al più giovane secondo la sua età; e si guardavano l’un l’altro stupiti.
Non capiscono come mai gli Egiziani erano stati in grado di mettere in ordine tutti loro dal più anziano al più giovane.
Vs. 34. Giuseppe fece loro portare delle vivande che aveva davanti a sé; ma la porzione di Beniamino era cinque volte maggiore di quella d’ogni altro di loro. Bevvero e stettero allegri con lui.
Giuseppe ora li mette alla prova di nuovo: già in passato aveva saputo creare situazioni di tensione, ora mette in atto un colpo da maestro. Mette alla prova i loro sentimenti per Beniamino ponendo il ragazzo in una situazione di grande pericolo.
Cap. 44
Giuseppe fa mettere di nuovo la coppa nel sacco di Beniamino
Vs. 1-4. Giuseppe diede quest’ordine al suo maggiordomo: «Riempi i sacchi di questi uomini di tanti viveri quanti ne possono portare e metti il denaro di ciascuno di loro alla bocca del suo sacco. 2 Metti la mia coppa, la coppa d’argento, alla bocca del sacco del più giovane, assieme al denaro del suo grano». Ed egli fece come Giuseppe aveva detto. 3 La mattina, appena fu giorno, quegli uomini furono fatti partire con i loro asini. 4 Quando furono usciti dalla città e non erano ancora lontani, Giuseppe disse al suo maggiordomo: «Parti, vai dietro a quegli uomini e quando li avrai raggiunti dirai loro: "Perché avete reso male per bene?
Venti anni prima Giuseppe aveva amato i suoi fratelli, ed essi lo avevano odiato.
Vs. 5-7. Non è quella la coppa dalla quale il mio signore beve e di cui si serve per trarre presagi? Avete fatto male a fare questo!"» 6 Egli li raggiunse e disse loro quelle parole. 7 Essi gli risposero: «Perché il mio signore ci rivolge parole come queste? Dio preservi i tuoi servi dal fare una cosa simile.
Proclamano di nuovo la loro innocenza.
Vs. 8-9. Ecco noi ti abbiamo riportato dal paese di Canaan il denaro che avevamo trovato alla bocca dei nostri sacchi; come dunque avremmo rubato dell’argento o dell’oro dalla casa del tuo signore? 9 Quello dei tuoi servi presso il quale si troverà la coppa sia messo a morte e noi pure saremo schiavi del tuo signore!»
Auto pronunciano la condanna sulla loro testa.
Vs. 10- 15. Ed egli disse: «Ebbene, sia fatto come dite: colui presso il quale essa sarà trovata, sarà mio schiavo e voi sarete innocenti». 11 In tutta fretta, ognuno di loro scaricò a terra il proprio sacco, e ciascuno aprì il suo. 12 Il maggiordomo li frugò, cominciando da quello del maggiore, per finire con quello del più giovane; la coppa fu trovata nel sacco di Beniamino. 13 Allora quelli si stracciarono le vesti,
Dimostrano di essere cambiati.
ognuno ricaricò il suo asino e tornarono alla città. 14 Giuda e i suoi fratelli arrivarono alla casa di Giuseppe, il quale era ancora lì; si gettarono con la faccia a terra davanti a lui. 15 Giuseppe disse loro: «Che azione è questa che avete fatto? Non lo sapete che un uomo come me ha il potere di indovinare?»
Giuseppe sta mentendo.
Vs. 16. Giuda rispose: «Che diremo al mio signore? Quali parole useremo? O come ci giustificheremo? Dio ha trovato l’iniquità dei tuoi servi. Ecco, siamo schiavi del mio signore: tanto noi, quanto colui in mano del quale è stata trovata la coppa».
Finalmente confessano a Dio il peccato commesso tanti anni prima!
Così anche Dio vuole portarci al punto in cui confessiamo i nostri peccati, in modo da poterci redimere.
Vs. 17-34. Ma Giuseppe disse: «Dio mi guardi dal far questo! L’uomo nella cui mano è stata trovata la coppa, lui sarà mio schiavo; quanto a voi, tornate in pace da vostro padre».
Giuda supplica Giuseppe di lasciar tornare Beniamino dal padre
18 Allora Giuda si avvicinò a Giuseppe e disse: «Mio signore, permetti al tuo servo di fare udire una parola al mio signore. La tua ira non si accenda contro il tuo servo, poiché tu sei come il faraone. 19 Il mio signore interrogò i suoi servi, dicendo: "Avete un padre o un fratello?" 20 Noi rispondemmo al mio signore: "Abbiamo un padre che è vecchio, con un giovane figlio, natogli nella vecchiaia; il fratello di questi è morto, è rimasto lui soltanto dei figli di sua madre, e suo padre lo ama". 21 Allora tu dicesti ai tuoi servi: "Fatelo scendere da me perché io lo veda con i miei occhi". 22 Noi dicemmo al mio signore: "Il ragazzo non può lasciare suo padre perché, se lo lasciasse, suo padre morirebbe". 23 Tu dicesti ai tuoi servi: "Se il vostro fratello più giovane non scende con voi, voi non vedrete più la mia faccia". 24 Come fummo risaliti da mio padre, tuo servo, gli riferimmo le parole del mio signore. 25 Poi nostro padre disse: "Tornate a comprare un po’ di viveri". 26 E noi rispondemmo: "Non possiamo scendere laggiù; se il nostro fratello più giovane verrà con noi, scenderemo; perché non possiamo vedere la faccia di quell’uomo, se il nostro fratello più giovane non è con noi". 27 Mio padre, tuo servo, ci rispose: "Voi sapete che mia moglie mi partorì due figli; 28 uno di questi partì da me, e io dissi: «Certamente, egli è stato sbranato»; e non l’ho più visto da allora; 29 se mi togliete anche questo, se gli capita qualche disgrazia, voi farete scendere con tristezza i miei capelli bianchi nel soggiorno dei morti". 30 Or dunque, quando giungerò da mio padre, tuo servo, se il ragazzo, alla vita del quale la sua è legata, non è con noi, 31 avverrà che, come avrà visto che il ragazzo non c’è, egli morirà e i tuoi servi avranno fatto scendere con tristezza i capelli bianchi del tuo servo, nostro padre, nel soggiorno dei morti. 32 Siccome il tuo servo si è reso garante del ragazzo presso mio padre e gli ha detto: "Se non te lo riconduco, sarò per sempre colpevole verso mio padre", 33 ti prego, permetti ora che il tuo servo rimanga schiavo del mio signore invece del ragazzo e che il ragazzo se ne torni con i suoi fratelli. 34 Altrimenti, come farei a risalire da mio padre senza avere il ragazzo con me? Ah, che io non veda il dolore che ne verrebbe a mio padre».
I fratelli di Giuseppe ammettono il loro peccato, non quello attuale, ma relativamente alla vendita del loro fratello Giuseppe e ne sono compunti; difendono Beniamino, certi che loro padre morirebbe di dolore se lui non fosse tornato a casa. Dimostrano in questo modo amore e sollecitudine per il padre e per il fratello.