Genesi 4-5

Genesi 4:1-15
Craig Quam
Genesi 4:16-5:32
Craig Quam

Capitolo 4.

Vs. 1. Ora Adamo conobbe Eva sua moglie, 

Qui si parla di una conoscenza fisica tra marito e moglie, la quale nella Bibbia viene intesa come qualcosa di spirituale, una conoscenza profonda. Infatti in 1 Corinzi 6: 15-20. Non sapete voi che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò io dunque le membra di Cristo, per farne le membra di una prostituta? Così non sia. 16 Non sapete voi che chi si unisce a d una prostituta forma uno stesso corpo con lei? “I due infatti”, dice il Signore, “diventeranno una carne sola”. 17 Ma chi si unisce al Signore è uno stesso spirito con Lui. 18 Fuggite la fornicazione. Qualunque altro peccato che l’uomo commette è fuori dal corpo, ma chi commette fornicazione pecca contro il proprio corpo. 19 Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi? 20 Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio.

Le membra del nostro corpo sono membra del corpo di Cristo e il nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo, perciò dobbiamo rendere gloria al Signore anche con il nostro corpo. L’atto sessuale, quindi, non è solamente qualcosa di fisico, ma tocca la sfera spirituale; perciò è riservato al matrimonio.

la quale concepì e partorì Caino, e disse: "Ho acquistato un uomo, dall’Eterno". 

Caino vuol dire “acquistato”.

Vs. 2.  Poi partorì ancora Abele, suo fratello. 

Abele vuol dire “nulla”, “vanità”, qualcosa di poco significativo. Il suo nome sarà esteso a tutti gli uomini (Salmi 39:5  Ecco, tu hai ridotto i miei giorni alla lunghezza di un palmo, e la durata della mia vita è come niente davanti a te; sì, ogni uomo nel suo stato migliore non è che vapore. ). Ogni uomo, anche al meglio di se stesso, non è altro che vanità. 

Adamo ed Eva ebbero alcuni figli, ma Caino e Abele furono i maggiori. Forse furono gemelli e, come nel caso di Esaù e Giacobbe, il maggiore dimostrava sentimenti di odio e il minore di amore.

Pur avendo cacciato Adamo ed Eva dal paradiso, Dio continuò ad avere cura di loro e li benedisse con molti figli. Essi sono doni di Dio, il quale edifica e consolida le nostre famiglie. 

E Abele divenne pastore di greggi; mentre Caino divenne lavoratore della terra.

Entrambi lavoravano: Caino era agricoltore, Abele pastore.

Come Adamo, anche loro non erano dediti all’ozio: è volontà di Dio che ognuno di noi si occupi in un lavoro. E’ buono educare i figli alla fede e al lavoro.

Le attività erano differenti, al fine di potersi aiutare reciprocamente nel momento del bisogno.

Abele ha scelto un’occupazione meditativa, favorevole all’adorazione di Dio. Anche Mosè e Davide erano pastori, e nella loro solitudine conversavano con Dio. L’attività che dovremmo scegliere per noi è quella che fa meglio alla nostra anima, che ci tiene lontano dal peccato e che ci offre maggiori possibilità di servire Dio e di godere della sua presenza.

Vs. 3-5. Col passare del tempo, avvenne che Caino fece un’offerta di frutti della terra all’Eterno; 4  Ora Abele offerse anch’egli dei primogeniti del suo gregge e il loro grasso. E l’Eterno riguardò Abele e la sua offerta, 5  ma non riguardò Caino e la sua offerta. Così Caino ne fu molto irritato, e il suo viso ne fu abbattuto. 

“Col passare del tempo” può avere molti significati: quando i due erano esperti nel loro mestiere, oppure alla fine dei giorni, a fine anno, in occasione della festa del raccolto, di un digiuno in ricordo della caduta, l’ultimo giorno della settimana, o il settimo giorno, ossia il sabato.

Comunque sia, un giorno stabilito i due fratelli portarono un’offerta al Signore. Adamo certamente li aveva educati fin da piccoli al timore di Dio in modo che, da adulti, potessero fare autonomamente le proprie offerte. E’ in questa istruzione delle cose di Dio che i genitori dovrebbero educare i figli (Efesini 6.4. E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell’ammonizione del Signore. ) Bisogna onorare Dio anche con i nostri averi, nella misura in cui egli ci fa prosperare; ogni nostra cosa deve essere consacrata al Signore.

L’offerta di Caino viene menzionata per prima, come se egli fosse il più sollecito dei due. Eppure Dio non l’approva e la considera ipocrita e poco sincera. Anche il fariseo e il pubblicano andarono assieme al tempio a pregare, eppure uno era ipocrita e l’altro sincero.

Ai nostri occhi le offerte di Caino e Abele sembrano ugualmente buone, ma Dio non vede le cose come noi: accetta quella di Abele, ma rifiuta quella di Caino. Alcuni sostengono che ciò sia avvenuto poiché Caino offre dei frutti della terra, maledetta da Dio; ciò non può essere corretto poiché in Levitico e in Numeri 18:12 l’Eterno afferma di gradire l’offerta del grano.

Tutto il meglio dell’olio e tutto il meglio del mosto e del grano, le loro primizie che danno all’Eterno, io le do a te.

La risposta è in Genesi 3:17-19. Poi disse ad Adamo: “Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie ed hai mangiato dell’albero circa il quale ti avevo comandato dicendo: “Non ne mangiare”, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con fatica tutti i giorni della tua vita.

Il grano, quindi, deriva dal sudore dell’uomo, dalle sue opere, e non prevede l’opera di Dio. Abele, invece, sa di non essere in grado di dare nulla a Dio, del quale è debitore, e sacrifica la vita di un altro. E’ la prefigurazione del sacrificio di Gesù, che muore al nostro posto come un agnello sacrificato.

Anche in Esodo, quando si parla della Pasqua, è descritto il comando di Dio di prendere un agnello maschio, senza macchia, senza difetto, di ucciderlo all’imbrunire per poi prenderne il sangue e con esso coprire gli stipiti della porta, in verticale e in orizzontale; quando Dio passerà e vedrà quel sangue, andrà oltre e quella famiglia sarà risparmiata.

Abele non offre il frutto della sua fatica, ma il sangue di un altro, di un innocente, che si sacrifica per lui.

Qui sono i due patti: quello delle opere e quello della fede.

Così Caino ne fu molto irritato, e il suo viso ne fu abbattuto.

Caino reagisce al rifiuto con sdegno, cattiveria e rabbia. Si indigna verso Dio per il fatto di aver visto la propria offerta trattata con

rifiuto; invece di ravvedersi per la propria infedeltà e ipocrisia, inveisce contro Dio, come se egli fosse sleale.

Invidia suo fratello, che aveva avuto un pubblico riconoscimento, nonostante questi non avesse assunto alcun atteggiamento di superiorità o di provocazione nei suoi confronti. Eppure concepì tanto odio da considerarlo nemico e rivale.

Vs. 6. Allora l’Eterno disse a Caino: "Perché sei tu irritato e perché è il tuo volto abbattuto? 

Dio conosce bene l’origine del risentimento di Caino, ma, da buon Padre, desidera dialogare con lui e far uscire dalla sua bocca tutto il rancore che ha dentro.

Analogamente si comportò con Adamo quando egli peccò, chiedendogli dove fosse. Anche allora il Padre conosceva la risposta, ma voleva che la sua creatura comprendesse lo stato nel quale era caduto. Anche agli uomini di oggi chiede dove sono e quale spazio stanno dedicando a suo figlio Gesù.

Desidera che Caino si ravveda poiché ha dato la sua offerta in modo sbagliato. Oggi si crede che qualsiasi offerta donata con sincerità venga gradita da Dio e che ogni via porti al Creatore (pellegrinaggi, adorazione a santi…); i cristiani sanno che non è così, perché la Parola di Dio lo proclama a chiare lettere.

Tante persone nell’arco della storia umana sono morte per un ideale assurdo, spinte da un vero sentimento di sincerità (gerarchi nazisti, membri di sette sataniche, kamikaze…); tuttavia ciò non è stato loro utile per avere la vita eterna. La sincerità non basta perché l’uomo deve fare le proprie offerte nel modo in cui Dio vuole riceverle.

Vs. 7.  Se fai bene non sarai tu accettato? Ma se fai male, il peccato sta spiandoti alla porta e i suoi desideri sono volti a te; ma tu lo devi dominare". 

Dio ragiona con Caino e cerca di convincerlo a prendere coscienza del suo peccato e della follia della sua irritazione. Anche questo è un esempio della pazienza  e della bontà di Dio che interviene con amore nella vita degli uomini. (2 Pietro 3:9.  Il Signore non ritarda l’adempimento della sua promessa, come alcuni credono che egli faccia, ma è paziente verso di noi non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano a ravvedimento.) Dio invita Caino ad interrogarsi sulle cause del suo malcontento e a chiedersi se esse siano giuste o meno. Al Signore, infatti, non sfuggono i nostri sentimenti perché ha cura di noi in ogni momento. 

Per ricondurre Caino alla ragione, Dio gli fa capire di non aver usato due pesi e due misure, bensì di essersi comportato secondo regole prestabilite: ogni nostra azione ha una conseguenza, positiva o negativa, e in essa è la condanna.

Anche Caino può essere accettato, se agisce in modo corretto, perché Dio non fa favoritismi in nessun caso. Quando il Signore annienterà i malvagi, la sua giustizia non sarà attestata dal fatto che un peccatore è stato condannato, bensì dalla consapevolezza che se avesse agito in altro modo sarebbe ora in paradiso. Dio vuole in noi il ravvedimento e ci da la salvezza grazie all’opera mediatrice di Cristo: nonostante i nostri peccati, se ci ravvediamo avremo misericordia in Dio.

Sicuramente sia Caino che Abele conoscevano la corretta metodologia di offrire dei sacrifici a Dio e sapevano che i frutti della terra non sono adeguati per coprire i peccati dell’uomo; solo Dio ha delle vesti adatte all’uomo, che confeziona e pone su di lui:

Genesi 3:21.  Poi l’Eterno Dio fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle e li vestì. Dio sacrifica degli animali e riveste l’uomo, poiché Adamo ed Eva non erano in grado di realizzare da soli degli indumenti idonei per coprire le loro nudità, il loro peccato. 

Studiando le mitologie antiche migliaia di anni di popoli (aborigeni dell’Australia, popoli del sud America…) che sono entrati in contatto con i cristiani solo cento anni fa, si scopre che ognuna di esse racconta di una coppia umana creata da Dio all’inizio dei tempi, che ha peccato contro Dio,  di un uomo e la sua famiglia che hanno costruito una barca e del sopraggiungere del diluvio; gli scienziati non sanno spiegare come popoli che non sono mai entrati in contatto possano conoscere le medesime storie antiche.

Caino e Abele sapevano di dover offrire in sacrificio la vita di un innocente, perciò Dio chiede a Caino il motivo del suo risentirsi. Anche oggi molte persone, invece di seguire la via tracciata da Dio nella Bibbia, si affidano alla religione dei propri antenati, giustificando il proprio comportamento con il seguire la tradizione di famiglia. Perciò adorano Maria, vanno in pellegrinaggio al Gange, alla Mecca, o altro, ma non è ciò che Dio gradisce, il quale ci ha indicato l’unica via: Gesù.  Allora l’uomo, come Caino, si riempie di orgoglio e si indurisce verso Dio.

L’Eterno cerca il ravvedimento in Caino, il quale avrebbe potuto chiedere perdono a Dio, acquistare una pecora da Abele ed offrirla al Creatore; tuttavia le cose sono andate in maniera diversa.

Poi Dio mette in guardia Caino dal fatto che l’ira, primo peccato, apre la porta a peccati maggiori, che egli deve dominare. La via del peccato è in discesa ed esso è come un leone pronto a sbranarci.

Satana ci vaglia come il grano ogni giorno, come ha fatto con Pietro, e ci mette alla prova: noi possiamo indurire il nostro cuore, oppure chiedere perdono a Dio ed umiliarci. Da sempre, infatti, il Padre da noi vuole l’onestà, il riconoscimento del nostro stato e la richiesta di perdono. Dio provvede una via di uscita ad ogni uomo che sta per peccare: a noi sta la scelta, se aprire la via a Satana o se ancorarci al Signore.

Ed ecco qui la scelta fatta da Caino: lascia spazio all’ira e arriva all’omicidio.

Vs. 8. E Caino parlò con suo fratello Abele; quando furono nei campi, Caino si levò contro suo fratello Abele e lo uccise. 

La rabbia di Caino cresce e sfocia nell’omicidio. L’ingresso del peccato nel mondo ha avuto dei tristi effetti a causa della natura corrotta dell’uomo: il peccato di Adamo sembrava molto piccolo, ma ha aperto la porta ad altri nettamente maggiori. Sono chiari gli effetti dell’invidia, dell’odio, della malvagità e della mancanza di amore: essi nel cuore umano sanno ingigantirsi e trascinare l’uomo nell’omicidio (Matteo 5:21-22.  Voi avete udito che fu detto agli antichi: "Non uccidere" e: "Chiunque ucciderà, sarà sottoposto al giudizio"; 22  ma io vi dico: Chiunque si adira contro suo fratello senza motivo, sarà sottoposto al giudizio; e chi avrà detto al proprio fratello: "Raca", sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli avrà detto: “stolto” sarà sottoposto al fuoco della Geenna.).  Molte sono le aggravanti contro Caino: ha ucciso suo fratello, figlio della sua stessa madre, invece di amarlo e proteggerlo in quanto minore di lui; Abele era un buon fratello, non lo aveva mai provocato, né gli aveva fatto del male; Caino era stato avvisato da Dio del pericolo che correva se avesse insistito nel coltivare i suoi sentimenti negativi; forse Caino ha finto bontà verso il fratello, invitandolo ad una passeggiata nei campi per parlare con lui, invece il suo proponimento era diverso. Allo stesso modo Joab baciò Abner e poi lo uccise, e Absalom festeggiò suo fratello Amnon e poi lo ammazzò. Ne consegue che Caino era figlio del maligno. Nell’uccidere Abele, Caino voleva colpire Dio stesso: odiava Abele in quanto amato da Dio.

Abele è il primo uomo che muore, ed è un santo, un uomo amato da Dio.

Il primo peccato di Caino non era poi così grave: bastava scusarsi e rimediare all’errore. Pensiamo a Davide, quando prese l’arca di Dio dalle mani dei Filistei e cercò di riportarla a Gerusalemme. La caricò su un carro, non come il Signore aveva comandato, e cominciò il trasporto. Quando a causa del terreno sconnesso l’arca traballò, Uzza stese la mano per trattenerla e fu ucciso. Come reagì Davide? Avrebbe potuto inveire contro Dio, dichiarare le buone intenzioni del popolo e protestare per la sorte toccata al suo amico. Invece egli corse a consultare con umiltà la Parola del Signore, per comprendere dove aveva sbagliato; si umiliò e chiese perdono a Dio. Allora comprese come l’arca dovesse essere toccata solamente dai Leviti, posta sulle loro spalle e sollevata con due aste passanti negli anelli. Non esistono, infatti, tanti modi per arrivare a Dio, ma uno solo, quello che Egli ci indica e gradisce. Dobbiamo fare a Suo modo.

Vs. 9. Allora l’Eterno disse a Caino: Dov’è tuo fratello Abele?". 

Di nuovo Dio agisce con misericordia e cerca ancora il ravvedimento nella sua creatura, ma tale sentimento non arriva.

Egli rispose: Non lo so; sono io forse il custode di mio fratello?". 

Qui c’è il giudizio e la condanna del primo omicida. Dio chiede a Caino dove sia suo fratello, per indurlo a confessare il delitto: chi vuole essere giustificato deve riconoscersi colpevole davanti a Dio e dimostrare il proprio ravvedimento. Tuttavia Caino resta sulle proprie posizioni, negando di conoscere la sorte di Abele: è omicida e bugiardo. Si inalbera contro Dio dicendo di non essere il custode di suo fratello.

Vs. 10. L’Eterno disse: "Che hai tu fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra. 

Caino sembra non rendersi conto della gravità di ciò che ha fatto e pensa di poter nascondere le proprie azioni malvagie. Ma l’omicidio è un peccato che grida più di qualsiasi altro e vuole vendetta. Caino seppellì suo fratello per nascondere quello che aveva fatto, ma non tanto profondamente da sfuggire all’occhio di Dio. Se il sangue di Abele grida vendetta, quello di Cristo proclama il perdono.

Si fa riferimento a ciò in Ebrei 12: 18-24. Voi infatti non vi siete accostati al monte che si poteva toccare con la mano e che ardeva col fuoco, né alla caligine, né alle tenebre, né alla tempesta, 19 né allo squillo di tromba, né al suono di parole, che quelli che l’udirono richiesero che non fosse più rivolta a loro alcuna parole, (qui è la storia di quando Mosè salì sul monte Sinai ed il popolo ebbe paura della voce di Dio; eravamo sotto la legge.) 20 perché non potevano sopportare il comando dato: “Quand’anche una bestia tocca il monte, sia lapidata o uccisa con frecce!, (sotto la legge vigeva la severità: senza pietà, quando si sbaglia si viene troncati) 21 e tanto spaventevole era ciò che si vedeva che Mosè disse: “Io sono tutto spaventato e tremante”. 22 Ma voi vi siete accostati al monte Sion (il libro di Galati insegna che il monte Sion rappresenta la grazia, la giustificazione davanti agli occhi di Dio, mentre il Sinai è la legge, che prevede una giustizia rigida, senza scampo, occhio per occhio) e alla città del dio vivente, che è la Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, 23 all’assemblea universale e alla chiesa dei primogeniti che sono scritti nei cieli, (il nome di tutti i credenti è scritto nei cieli)a Dio, il giudice di tutti, agli spiriti dei giusti resi perfetti, 24 e a Gesù, il mediatore del nuovo patto, e al sangue dell’aspersione, che dice cose migliori di quello di Abele.

La legge grida giustizia, vendetta, mentre la grazia perdona. Il sangue di Abele gridava, quello di Gesù parla. Egli è il nostro avvocato, che intercede per noi nel momento del giudizio, e chiede misericordia, grazia e pace in virtù del suo sangue che ci copre.

Vs.11.  E ora tu sei più maledetto della terra che ha aperto la sua bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. 

Questo è il verdetto su Caino: è maledetto, separato da ogni bene, sottoposto all’ira di Dio. Quando ha peccato Adamo, Dio ha maledetto la terra, ma ora maledice direttamente Caino: questo perché per Adamo ha avuto pietà, ma per Caino non ne ha alcuna. Stessa sorte spetta a tutti gli uomini, redenti solo dal sangue di Gesù.

Dio lascia in vita Caino, perché proprio la vita su questa terra fosse la sua condanna. E il giorno del diluvio lui e tutta la sua dinastia saranno sterminati, poiché solo Noè, discendente di Set, e la sua famiglia sopravvivranno.

Vs.12. Quando coltiverai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti, e tu sarai vagabondo e fuggiasco sulla terra". 

A Caino vengono a mancare sia i mezzi di sussistenza che un luogo in cui abitare: gli altri uomini lo allontanano, non lo accolgono, né parlano con lui. La sua coscienza colpevole lo tormenterà ovunque vada, non facendogli trovare dimora o pace. Caino vive da fuggiasco, da girovago. Tuttavia anche questa condanna ebbe il suo risvolto di misericordia: Dio non vuole che perisca, ma gli da modo di ravvedersi.

Vs.13-14. Allora Caino disse all’Eterno: Il mio castigo è troppo grande perché io lo possa sopportare. 14  Ecco, tu mi scacci oggi dalla faccia di questo suolo e sarò nascosto dalla tua faccia; e sarò vagabondo e fuggiasco per la terra, e avverrà che chiunque mi troverà mi ucciderà". 

Caino giudica troppo severa la sua condanna, ossia va contro la decisione di Dio e la critica; Dio concede il perdono a tutti coloro che lo chiedono, anche se hanno commesso dei peccati gravi; ma Caino dimostra di non essere tanto pentito per l’azione commessa, quanto spaventato dalla pesantezza della pena. Non accetta la punizione e la contesta. Non si lascia correggere da Dio e si considera maltrattato. La durezza del suo cuore lo rende più preoccupato della propria sofferenza che dei peccati commessi. Si vede escluso dal favore di Dio, dal suo amore e dalle sue cure. E’ il primo essere umano a venir allontanato dalla propria comunità.

Vs. 15.  L’Eterno gli disse: Perciò, chiunque ucciderà Caino, egli sarà punito sette volte". E l’Eterno mise un segno su Caino affinché nessuno, trovandolo, lo uccidesse.

Dio protegge Caino perché solo al Creatore spetta la condanna e nessun uomo può permettersi di sostituirsi a Dio. Inoltre, se Caino fosse stato ucciso, sarebbe stato dimenticato; la sua sopravvivenza è un monumento della giustizia di Dio. Questi mette un segno su Caino, per distinguerlo dagli altri e rendere noto a tutti che egli è colui che ha ucciso suo fratello. Era un segno così evidente da far sì che ogni persona saggia lo scansasse.

Vs. 16. Allora Caino si allontanò dalla presenza dell’Eterno e dimorò nel paese di Nod, ad est di Eden. 

Caino si allontana dalla presenza del Signore, rinuncia a Dio e alla sua famiglia, non vive più tra la gente perbene e certamente non partecipa ai culti. Non risulta che fece più ritorno. Però si sottrasse al fatto di non avere fissa dimora: scelse un territorio, lontano da Adamo e dalla sua famiglia, e lì si istallò. Egli era l’antitesi del gruppo dei santi. Quella terra si chiamò di Nod, che significa “trepidazione”, perché il suo animo era irrequieto e agitato. Infatti, chi si allontana da Dio non può trovare riposo in nessun luogo. Lontano da Dio, Caino non trovò più pace.

Qui abbiamo la genealogia di Caino. Altre volte nella Bibbia troviamo la discendenza di qualche personaggio,  la quale ha lo scopo di farci comprendere la discendenza del Messia da Adamo, attraverso Set. Lo scopo di Dio, infatti, non è quello di farci risalire all’età della terra o al momento storico esatto in cui un fatto si è compiuto; infatti, molte volte la dicitura “generò” non vuol sempre dire che quella persona sia il padre di un altro, ma può essere anche il nonno o comunque un avo.

Un esempio:

Matteo 1:8. Asa generò Giosafat; Giosafat generò Ioram; Ioram generò Uzzia; 

Qui  sembra che Ioram sia il padre di Uzzia, ma 2 Re 8:25 ci dice: L’anno dodicesimo di Ioram, figlio di Acab, re d’Israele, Acazia, figlio di Ioram re di Giuda, cominciò a regnare. 

Leggiamo anche altri passi e comprenderemo come in realtà Ioram sia un antenato di Uzzia:

2 Re 11:2. Ma Ioseba, figlia del re Ioram, sorella di Acazia, prese Ioas, figlio di Acazia, dal gruppo dei figli del re che stavano per essere uccisi, e lo nascose con la sua balia nella camera dei letti; così sfuggì alle ricerche di Atalia e non fu messo a morte.

Ioram , Acazia, Ioacaz, Ioas.

2 Re 14:1. Il secondo anno di Ioas, figlio di Ioacaz re d’Israele, cominciò a regnare Amasia, figlio di Ioas, re di Giuda. 

Ioas, Amasia.

2 Re 14:21. Tutto il popolo di Giuda prese Azaria, che aveva allora sedici anni, e lo fece re al posto di Amasia suo padre. 

Amasia, Azaria.

Azaria è il padre di Uzzia.

Nella Bibbia, quindi, una genealogia dichiara l’appartenenza ad una famiglia, non necessariamente la discendenza diretta tra padre e figlio.

La discendenza di Caino.

Ora vediamo la genealogia di Caino, un uomo malvagio, in contrapposizione a quella di Set (o di Adamo). Essi erano uomini di giustizia e da essi è nato il Messia.

Vs. 17. E Caino conobbe sua moglie, ed ella concepì e partorì Enok. Poi Caino costruì una città, a cui diede nome Enok, dal nome di suo figlio. 

Caino costruì una città in cui abitare, separata dal popolo di Dio, presso il quale non volle più tornare. Sfida il Signore, il quale lo voleva fuggiasco e senza dimora, e costruisce una città; se si fosse pentito e umiliato, la sua condanna sarebbe stata revocata, ma il suo cuore era orgoglioso e cercò di trovarsi una sistemazione malgrado la decisione di Dio.

Dopo essersi allontanato da Dio, Caino sceglie una dimora stabile lontano dal Creatore: coloro che cercano Dio guardano alle cose celesti, mentre coloro che pensano alle cose materiali, cercano la loro sistemazione e il loro soddisfacimento sulla terra.

Spesso i malvagi vivono più agiatamente dei figli di Dio: Caino vive in una città, mentre Adamo e Eva vivono nelle tende.

Anche la sua famiglia si consolidò:

suo figlio fu Enoc, dello stesso nome, ma non dello stesso carattere dell’uomo che camminò con Dio (Genesi 5:22). I nomi delle numerose persone della sua discendenza sono soltanto menzionati, ed in modo frettoloso; di essi non c’è valutazione, né ci si compiace.

Caino era un uomo carnale, che riteneva giusto offrire a Dio il frutto derivato dalle sue forze; la discendenza di Adamo, invece,  si basa sulla giustizia, sul rapporto con Dio e sul camminare con Lui.

Caino vive del presente: costruisce una città, alla quale dà il nome di suo figlio (ben si guarda dal dedicarla a Dio). Essa è il frutto delle sue mani, della sua forza, qualcosa che gli dà la gloria sulla terra. Non c’è nulla di spirituale o di eterno nelle sue scelte; infatti, oggi non sappiamo nulla di ciò che ne è stato di tale città. 

I cristiani, invece, devono guardare alla vita eterna e, mentre sono sulla terra, sono chiamati ad essere separati e a vivere per la città celeste che li attende.

Vs. 18.  E a Enok nacque Irad; Irad generò Mehujael; Mehujael generò Methusael; e Methusael generò Lamek. 

Vs.19. E Lamek si prese due mogli: il nome di una era Ada, e il nome dell’altra Tsillah. 

Lamec, settimo discendente di Adamo attraverso Caino, sposa due donne; è il primo uomo a trasgredire la legge originaria del matrimonio, secondo cui i due avrebbero dovuto essere una sola carne. Fino a quel momento tutti gli uomini ebbero una moglie, ma Lamec ne ebbe due. Questa è la conseguenza dell’allontanamento da Dio e dai suoi insegnamenti.

Quando una cattiva abitudine viene introdotta, anche gli uomini di Dio tendono a seguirla avventatamente: Giacobbe, Davide e altri seguirono Lamec in questo errore.

Vs.20-21.  E Ada partorì Jabal, che fu il padre di quelli che abitano sotto le tende e allevano il bestiame. 21  Ora il nome di suo fratello era Jubal, che fu il padre di tutti quelli che suonano la cetra e il flauto. 

I figli di Lamec acquisirono fama al loro tempo, non per la loro spiritualità, che non viene menzionata, bensì per il loro ingegno: furono intraprendenti uomini d’affari, di grande utilità per il mondo di allora, celebri per le loro invenzioni e per le innovazioni introdotte.

Jabal fu un pastore, un allevatore di bestiame: si occupava personalmente degli armenti ed escogitava sistemi per trarre da essi la massima utilità; poi insegnava agli altri il suo metodo e molti futuri pastori lo chiamavano padre.

Jubal fu un musicista, suonatore di cetra; fu il primo a dare regole in campo musicale. Da lui probabilmente deriva il nome della tromba del giubileo, dal momento che la musica migliore è quella che proclama la libertà e la redenzione degli schiavi.

Jabal corrisponde al dio greco Pan, Jubal ad Apollo.

Vs. 22. Tsillah partorì anch’essa Tubal-cain, l’artefice di ogni sorta di strumenti di bronzo e di ferro; e la sorella di Tubal-cain fu Naama. 

Tubal-Cain era famoso come fabbro; con lui progredì notevolmente la tecnica della lavorazione del ferro e del rame, sia per usi bellici che domestici. Corrisponde al dio greco Vulcano.

Tra i discendenti di Caino ci sono personalità di spicco, ma nessun uomo spirituale; nessuno insegnava la conoscenza di Dio. Tutti accumulavano ricchezze, si divertivano, acuivano l’ingegno, ma nessuno temeva Dio; non esistono culti al Signore.

Dal punto di vista storico vediamo che già i primi discendenti di Adamo sapevano fondere i metalli e costruire delle attrezzature, al contrario di ciò che afferma l’evoluzione.

Vs. 23-24. Poi Lamek disse alle sue mogli: "Ada e Tsillah ascoltate la mia voce; mogli di Lamek, fate attenzione alle mie parole! Si, io ho ucciso un uomo perché mi ha ferito, e un giovane per avermi causato una lividura. 24  Se Caino sarà vendicato sette volte, Lamek lo sarà settanta volte sette". 

Lamek si rivela in queste parole come una persona malvagia. E’ arrogante nei confronti delle mogli, dalle quali si aspetta un grande riguardo quando parla; dopo aver violato il comando delle monogamia, si rivela anche poco affettuoso verso le mogli, delle quali probabilmente non aveva molta cura.

E’ violento verso chi gli è intorno, sanguinario, si batte con furore, non ha misericordia per nessuno. Come Caino, non si ravvede del suo operato ed è pieno di orgoglio. Pretende anche la protezione di Dio sulla sua via malvagia: se Caino era protetto da Dio (chiunque lo avesse ucciso sarebbe stato punito sette volte), Lamek trae la conclusione che Dio avrebbe vendicato ancora di più la sua morte: forse pensava che il Signore proteggesse tutti gli omicidi. In realtà, nel caso speciale di Caino, la sua vita era salvaguardata per rendere più aspro il suo castigo. Forse Lamek pensava che se Dio aveva protetto Caino, tanto più avrebbe tutelato lui che non aveva mai ucciso il proprio fratello. Il male compiuto ripetutamente da alcune persone e la pazienza di Dio, inducono altri a perseverare nel peccato; ma se la giustizia di Dio è lenta ad arrivare, questo significa solo che i peccatori stanno accumulando un tesoro d’ira, che si riverserà su di loro nel giorno dell’ira di Dio.

Questo è tutto quello che si dice della progenie di Caino, fino a quando saranno spazzati via dal diluvio.

Vs. 25. Quindi Adamo conobbe ancora la sua moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Seth, perché ella disse: "Dio mi ha dato un altro discendente al posto di Abele, che Caino ha ucciso". 

Si parla di nuovo di Adamo. Certamente la morte di Abele, la cacciata di Caino e la sua separazione, causarono molto dolore in Adamo e Eva; dopo il loro peccato erano tornati presso il Signore ed avevano vissuto temendolo ed adorandolo. Tuttavia è per colpa loro che il peccato è entrato nel mondo degli uomini, ed ora vivono nel dolore della perdita dei loro figli.

Dio dà loro una nuova famiglia ed un nuovo figlio al posto di Abele. Grazie a questo figlio ha inizio una chiesa consacrata a Dio, che durerà nel tempo e che nella sua discendenza vedrà la nascita del Messia.

Questo figlio si chiama Set, che significa “collocato al posto di”, “sostituto”, ma anche “destinato da Dio”. A quel tempo, infatti,  i nomi attribuiti ai bambini avevano un significato profetico. Da lui verrà il Messia, non certo da Caino. Infatti, al tempo del diluvio tutta la sua discendenza perversa sarà sterminata.

Vs. 26. Anche a Seth nacque un figlio, e lo chiamò Enosh. Allora si cominciò a invocare il nome dell’Eterno. 

Enosh è un nome generico per tutti gli uomini e significa “debolezza, fragilità e miseria della condizione umana”, ma anche “mortale”. 

Rifiorisce la vita spirituale in casa di Adamo e c’è pace con Dio. Certamente Adamo ed Eva erano già vicino a Dio ma ora, con questo nuovo figlio, c’è un risveglio spirituale ed una nuova energia.

E’ evidente la contrapposizione tra la genealogia di Caino, i figli degli uomini, e quella di Seth, i figli di Dio. Inizia la distinzione tra i credenti e gli atei, che si è mantenuta nei secoli ed esisterà per sempre. Caino ha allevato suo figlio secondo la vita terrestre, mentre Seth lo ha preparato alla vita eterna.


Cap. 5

Questo capitolo inquadra la prima epoca dell’umanità, tra la creazione e il diluvio. E’ un periodo di 1656 anni, come si può dedurre dall’età dei patriarchi che appartengono alla linea genealogica di Noè. Questa genealogia porta a Cristo.

Vs.1-2. Questo è il libro della discendenza di Adamo. 

Qui abbiamo la nuova discendenza di Adamo, quella consacrata a Dio, che porterà al Messia.

Nel giorno in cui DIO creò l’uomo lo fece a somiglianza di DIO. 2  Li creò maschio e femmina, li benedisse e diede loro il nome di uomo, nel giorno in cui furono creati. 

Viene presentato l’argomento del capitolo: si parlerà della genealogia santa di Adamo, da cui proviene Cristo secondo la carne (escludendo quella di Caino). Troviamo registrati nome, età e morte di coloro che furono i successori del primo Adamo, quali custodi della promessa e antenati del secondo Adamo, Cristo.

Viene riassunto quanto detto sulla creazione per far capire fino in fondo all’uomo il fatto di essere creatura di Dio e di dipendere da lui. L’uomo è stato creato e non esiste da sempre. E’ maschio e femmina per avere un aiuto ed un conforto reciproci.

Dio li chiamò “uomo” in quanto tratti dalla terra. Li benedisse.

Vs.3-5. Adamo visse centotrent’anni e generò un figlio a sua somiglianza, conforme alla sua immagine, e lo chiamò Seth. 4  Dopo aver generato Seth, Adamo visse ottocento anni e generò figli e figlie. 5  Così tutto il tempo che Adamo visse fu di novecentotrent’anni; poi morì. 

Oltre a Seth, Adamo ebbe altri figli e figlie, ma di loro non si hanno notizie in quanto non appartengono alla genealogia di Cristo.

Vs. 6-20. Seth visse centocinque anni, e generò Enosh. 7  Dopo aver generato Enosh. Seth visse ottocentosette anni. e generò figli e figlie. 8  Così tutto il tempo che Seth visse fu di novecentododici anni; poi morì. 9  Enosh visse novant’anni e generò Kenan. 10  Dopo aver generato Kenan Enosh visse ottocentoquindici anni e generò figli e figlie. 11  Così tutto il tempo che Enosh visse fu di novecentocinque anni; poi morì. 12  Kenan visse settant’anni. e generò Mahalaleel. 13  Dopo aver generato Mahalaleel, Kenan visse ottocentoquarant’anni e generò figli e figlie. 14  Così tutto il tempo che Kenan visse fu di novecentodieci anni; poi morì. 15  Mahalaleel visse sessantacinque anni e generò Jared. 16  Dopo aver generato Jared, Mahalaleel visse ottocentotrent’anni e generò figli e figlie. 17  Così tutto il tempo che Mahalaleel visse fu di ottocentonovantacinque anni; poi morì. 18  Jared visse centosessantadue anni e generò Enok. 19  Dopo aver generato Enok, Jared visse ottocento anni e generò figli e figlie. 20  Così, tutto il tempo che Jared visse fu di novecentosessantadue anni; poi morì. 

Qui si parla di 5 patriarchi:

Set, Enosh, Kenan, Maalaleel e Jared.

Dio si compiace di ricordare i nomi di coloro che gli appartengono; al contrario, la generazione di Caino viene liquidata in fretta.

Di ognuno di loro, ad eccezione di Enok, viene detto: e poi morì: forse si vuole sottolineare il fatto che la morte ha colpito tutti, senza eccezione. Tutti vissero almeno 800 anni: Dio permise loro di conoscere Adamo, testimone oculare della creazione, al fine di conservare nella chiesa la conoscenza della sua volontà e del suo operato.

Vs. 21-22. Enok visse sessantacinque anni e generò Methuselah. 22  Dopo aver generato Methuselah, Enok camminò con DIO trecento anni e generò figli e figlie. 

Enoc è il settimo patriarca a partire da Adamo. Di lui si dice due volte che camminò con Dio, in quanto eccelse per fedeltà verso il Creatore. I credenti, a differenza degli empi, camminano con Dio, ossia si sono riconciliati con lui. Camminare con Dio significa averlo sempre davanti agli occhi e camminare come se Egli ci abbia sempre sotto il suo sguardo; significa vivere una vita di comunione col Padre, sia nel culto che nella condotta, fare della Sua parola la nostra regola di vita, rendergli gloria per ogni cosa, cercare di piacergli, obbedire alla sua volontà.

Enok non solo camminava seguendo Dio, ma camminava con Dio, vivendo al di sopra della media.

Sembra fosse  un sacerdote di Dio e un predicatore di giustizia. Il vivere per Dio era l’occupazione a tempo pieno della sua vita, la sua gioia e il suo sostegno.

Si intende che egli cominciò ad eccellere nella spiritualità dopo la nascita di suo figlio, e probabilmente è stato un processo graduale. Infatti camminò con Dio 300 anni, ma la sua vita è stata molto più lunga.

Vs. 23-34. Così tutto il tempo che Enok visse fu di trecentosessantacinque anni. 24  Ora Enok camminò con DIO; poi non fu più trovato, perché DIO lo prese. 

Enok non morì come tutti gli altri uomini, ma fu preso da Dio e rapito in cielo. Visse molto meno degli altri patriarchi: Dio spesso prende con sé quelli che ama e il tempo che a questi è sottratto sulla terra è recuperato in cielo, con grande vantaggio per loro.

Questo rapimento accadde quando i patriarchi menzionati erano vivi, tranne Adamo, morto 57 anni prima, e Noè, che nascerà 69 anni dopo. Per coloro che erano in vita, il rapimento di Enok fu certamente un incoraggiamento per la fede e una speranza per la vita futura.

Dio prese Enok, trasportandone anima e corpo in cielo, come fece in seguito con Elia. Questo fatto è anche per noi una prova della realtà della vita futura e del corpo glorioso che spetta ai credenti.

Vs. 25-27. Methuselah visse centottantasette anni e generò Lamek. 26  Dopo aver generato Lamek, Methuselah visse settecentottantadue anni e generò figli e figlie. 27  Così tutto il tempo che Methuselah visse fu di novecentosessantanove anni; poi morì. 

Methuselah significa la sua morte porterà, riferito al diluvio, che avvenne nell’anno in cui Methuselah morì. Egli visse più a lungo di ogni altro uomo sulla terra. Eppure anche egli morì, perché questa fu la sorte di tutti gli uomini. Morì pochi giorni prima del diluvio, perché Dio volle sottrarlo alla sventura imminente. Ciò fa supporre che tutti i patriarchi menzionati fossero uomini pii, e non per il fatto di far parte della genealogia di Cristo; infatti, molti re di Giuda, menzionati nella genealogia di Gesù in Matteo 1:6-11 furono tutt’altro che santi.

Vs. 28-31. Lamek visse centottantadue anni e generò un figlio; 29  e gli pose nome Noè, dicendo: Questi ci consolerà del nostro lavoro e della fatica delle nostre mani, a motivo del suolo che l’Eterno ha maledetto". 30  Dopo aver generato Noè, Lamek visse cinquecentonovantacinque anni e generò figli e figlie. 31  Così tutto il tempo che Lamek visse fu di settecentosettantasette anni; poi morì. 

Noè significa “riposo, consolazione”. I suoi genitori prevedevano che egli sarebbe stato una benedizione per la sua generazione.

Lamek si lamenta per la triste condizione umana, dovuta all’ingresso del peccato nel mondo; è affaticato, sfinito dalle preoccupazioni della vita e amareggiato dai numerosi pensieri.

La nascita di suo figlio è una gioia ed un conforto, la realizzazione di tante aspettative.

Queste sono le prime 10 generazioni umane, da Adamo a Noè. Notiamo come il significato dei loro nomi, letti di seguito, costituiscano una frase profetica che ci parla del Messia:

Adamo: “uomo”;

Set: “destinato da Dio”;

Enosh: “mortale”;

Kenan: “dolore, sofferenza”;

Mahalallel: “il benedetto Dio”;

Jared: “scenderà”;

Enock: “insegnando”;

Methuselah: “la sua morte porterà”;

Lamek: “ai disperati”;

Noè: “consolazione e riposo”.

Riassumendo: “L’ uomo è destinato alla morte, al dolore e alla sofferenza , ma il benedetto Dio scenderà insegnando e la sua morte porterà ai disperati consolazione e riposo”. Dio ha ispirato i nomi dei primi discendenti umani, affinché il loro significato proclami la Buona Novella del Vangelo.

Quanto a Enok, scopriamo che egli era un profeta:

 Giuda 14-16. Anche per costoro profetizzò Enoc, settimo dopo Adamo, dicendo: «Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi 15  per giudicare tutti; per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà da loro commesse e di tutti gli insulti che gli empi peccatori hanno pronunciati contro di lui». 16  Sono dei mormoratori, degli scontenti; camminano secondo le loro passioni; la loro bocca proferisce cose incredibilmente gonfie, e circondano d’ammirazione le persone per interesse. 

Giovanni in Apocalisse 19 ci parla del secondo ritorno di Cristo con tutti i suoi santi, per giudicare il mondo e conferma questa profezia di Enok, non presente in Genesi, ma riportata da Giuda. Enok, quindi, era molto speciale poiché aveva ricevuto questa profezia circa il giudizio, ed anche circa il diluvio, relativamente a suo figlio, al quale dà il nome “la sua morte porterà”. 

Methuselah visse 187 anni fino alla nascita di Lamek.

Lamek visse 182 anni fino alla nascita di Noè.

187 + 182 = 369 dalla nascita di Methuselah a quella di Noè.

Methuselah visse 969 anni (vs. 27).

In Genesi 6 si dice che il diluvio arrivò quando Noè ebbe 600 anni.

Quindi abbiamo: 369 + 600 = 969 anni.

Quindi Dio ha rivelato a Enok, alla nascita di Methuselah, che alla morte di suo figlio Egli avrebbe mandato il giudizio sulle generazioni perverse della terra. Infatti così accadde: Methuselah morì ed arrivò il giudizio.

Di Enok si parla anche in Ebrei 11:5-6.   Per fede Enoc fu rapito perché non vedesse la morte; e non fu più trovato, perché Dio lo aveva portato via; infatti prima che fosse portato via ebbe la testimonianza di essere stato gradito a Dio. 6  Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano. 

Enok non muore, ma viene rapito in cielo. Egli è una figura profetica della chiesa negli ultimi tempi, così come Noè che, per lo stesso motivo, ha molte cose da dirci a riguardo del rapimento della chiesa. 

Enok viene preso da Dio perché camminava lungo le Sue vie; così sarà negli ultimi tempi per tutti i credenti: chi cammina lungo le vie di Dio non deve temere la morte, poiché non ha più potere su di lui. Se poniamo i nostri tesori nelle cose di Dio, allora nulla le potrà corrodere e saranno al sicuro nel Signore. Diamo a Lui gli spiccioli della nostra vita o tutto noi stessi?

Apocalisse 20:11-13.   Poi vidi un grande trono bianco e colui che vi sedeva sopra. La terra e il cielo fuggirono dalla sua presenza e non ci fu più posto per loro. 12  E vidi i morti, grandi e piccoli, in piedi davanti al trono. I libri furono aperti, e fu aperto anche un altro libro che è il libro della vita; e i morti furono giudicati dalle cose scritte nei libri, secondo le loro opere. 13  Il mare restituì i morti che erano in esso; la morte e il soggiorno dei morti restituirono i loro morti; ed essi furono giudicati, ciascuno secondo le sue opere. 

I nostri nomi sono scritti nel libro della vita in cielo, se abbiamo ricevuto Cristo nella nostra vita. 

Vs.32.  Noè, all’età’ di cinquecento anni, generò Sem, Cam e Jafet.

Sembra che Jafet fosse il maggiore, ma Sem viene menzionato per primo perché eredita il patto di alleanza con Dio (Gen. 9:26 dice che Dio è chiamato l’Eterno, il Dio di Sem.) Probabilmente a lui toccò il diritto di primogenitura, e da lui discenderà Cristo.

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