Genesi 39

Genesi 39
Craig Quam

Capitolo 39

In questo capitolo troviamo di nuovo la narrazione della storia di Giuseppe. 

  • E’ schiavo nella casa di Potifar, anche se grandemente onorato;

  • viene falsamente accusato e incarcerato;

  • anche in prigione diviene una figura indispensabile.

Anche in questo è una figura di Cristo, che prese forma di servo, ma Dio era con Lui. Fu tentato da Satana, ma vinse sul peccato; fu falsamente accusato e legato, ma ogni potere era nelle sue mani.

Giacobbe in Egitto

I Madianiti hanno venduto Giuseppe a Potifar, un ufficiale del Faraone.

Giuseppe è una figura di Cristo, ma anche della Chiesa nel Nuovo Patto; egli, infatti, viene tentato da Satana affinché pecchi contro Dio, ma egli non cederà alla tentazione. Questo capitolo rivela anche dei segreti che il credente deve fare suoi per evitare di peccare quando è tentato.

Giuseppe dimostra di essere un giovane che ama il Signore e cammina con Lui, come fu anche Timoteo nel Nuovo Testamento.

In tutte le avversità della sua esistenza ricorrerà la frase riportata nel vs. 2: l’Eterno era con Giuseppe, che viene ripresa anche alla fine del capitolo; quindi il Signore era al suo fianco dall’inizio alla fine. Anche i credenti attraversano dei momenti difficili e in quelle circostanze devono ricordare che Dio è al loro fianco; per questo la storia di Giuseppe è attuale per noi. Se leggiamo la storia di questo giovane, non sembra che il Signore sia al suo fianco, ma la Parola lo ripete più e più volte, proprio per farci capire che, nonostante ciò che i nostri occhi possono vedere, il Signore controlla la nostra vita, se siamo suoi figli. Al contrario, se non lo siamo, allora Dio è contro di noi, perché la Bibbia dichiara che i non credenti sono nemici di Dio; per la Sua grazia siamo stati redenti, comprati, strappati alla potenza di Satana. Ora siamo totalmente liberi, sempre che non scegliamo di peccare, poiché il potere di Satana su di noi non c’è più.

In questo capitolo troviamo 7 chiavi per non cedere alla tentazione:

  1. resistere alle tentazioni unicamente per la grazia di Dio. Questo concetto deve essere ben compreso perché altrimenti cercheremo la vittoria unicamente con la nostra forza; nessun uomo, però, ha mai vissuto una vita senza peccato. Gesù ha il potere di vivere una vita santa e può farlo nella mia vita. La Legge diceva all’uomo come comportarsi, ma non aveva alcun potere di cambiare il suo cuore e non poteva donare la vita. Da qui la necessità di istituire un Nuovo patto, nel quale Cristo vive la vita attraverso il nostro corpo.

Vs. 1-6.  Giuseppe fu portato in Egitto; e Potifar, ufficiale del faraone, 

probabilmente il Faraone era Sesotris II (1897-1879 a.C.)

capitano delle guardie, un Egiziano, lo comprò da quegli Ismaeliti che ce l’avevano condotto. 2  Il SIGNORE era con Giuseppe: a lui riusciva bene ogni cosa e stava in casa del suo padrone egiziano. 3  Il suo padrone vide che il SIGNORE era con lui e che il SIGNORE gli faceva prosperare nelle mani tutto ciò che intraprendeva. 4  Giuseppe trovò grazia agli occhi di lui e si occupava del servizio personale di Potifar, il quale lo fece maggiordomo della sua casa e gli affidò l’amministrazione di tutto quello che possedeva. 5  Dal momento che l’ebbe fatto maggiordomo della sua casa e gli ebbe affidato tutto quello che possedeva, il SIGNORE benedisse la casa dell’Egiziano per amore di Giuseppe; la benedizione del SIGNORE si posò su tutto ciò che egli possedeva, in casa e in campagna. 6  Potifar lasciò tutto quello che aveva nelle mani di Giuseppe; non s’occupava più di nulla, tranne del cibo che mangiava. Giuseppe era avvenente e di bell’aspetto. 

Dio benedice l’uomo pagano attraverso la vita di Giuseppe. 

Giuseppe in carcere

  1. Vs. 7-8.  Dopo queste cose, la moglie del padrone di Giuseppe gli mise gli occhi addosso e gli disse: «Unisciti a me!» 

Il peccato inizia con la concupiscenza dell’occhio.

8  Ma egli rifiutò e disse alla moglie del suo padrone: «Ecco, il mio padrone non mi chiede conto di quanto è nella casa e mi ha affidato tutto quello che ha. 

Dobbiamo rifiutare una tentazione dal primo istante in cui essa si presenta a noi, pregando Dio perché ce ne liberi. Al contrario, una tentazione alla quale diamo importanza, si ingigantisce e diviene troppo grande per le nostre forze.

Vs. 9.  In questa casa, egli stesso non è più grande di me e nulla mi ha vietato, se non te, perché sei sua moglie. Come dunque potrei fare questo gran male e peccare contro Dio?»

Meditare sulle conseguenze del peccato. Il peccato ci acceca e ci rende folli, pertanto non scorgiamo subito dove ci porterà. Satana cerca di ingannarci, facendoci credere che non ci saranno conseguenze alcune al nostro agire, ma ciò non è vero e quello che seminiamo oggi, domani raccoglieremo.

Come dunque potrei fare questo gran male e peccare contro Dio?»

La grazia di Dio è sempre pronta a coprirci, ma dobbiamo evitare il peccato con tutte le nostre forze. La grazia non ci dà la licenza per il peccato. Questo si riversa contro Dio, perciò dobbiamo chiederci se amiamo più Lui o il peccato; Egli ci è rimasto fedele anche quando tutti ci hanno tradito, perciò come possiamo voltargli le spalle? Dobbiamo essere coscienti che verrà incrinato il rapporto che abbiamo con nostro Padre.

Giuseppe sa di essere stato sempre protetto da Dio, di aver dato una buona testimonianza davanti ai pagani ed ora non vuole distruggere tutto questo per un momento effimero di piacere.

Vs. 10. Benché lei gliene parlasse ogni giorno, Giuseppe non acconsentì a unirsi né a stare con lei. 

Giuseppe evitava questa donna. Questo comportamento è idoneo anche per noi: se abbiamo problemi con la droga, evitiamo di frequentare i drogati, se con l’alcool, evitiamo gli alcolisti, e così via, perchè la loro compagnia ci porterà alla tentazione e poi al peccato. Evitiamo tutte le occasioni per peccare.

Notiamo come la donna fosse insistente e, se pur respinta, ritornava alla carica ogni giorno. La tentazione per Giuseppe era molto forte, ma resistette per la grazia di Dio. Dietro al comportamento della donna c’era Satana che, non essendo riuscito a sopraffare Giuseppe con le avversità della vita, ora ci provava con le tentazioni carnali.

Matteo 5:27-29.   «Voi avete udito che fu detto: "Non commettere adulterio". 28  Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore. 29  Se dunque il tuo occhio destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché è meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, piuttosto che vada nella geenna tutto il tuo corpo. 

Gesù non ci sta incitando a mutilare il nostro corpo fisico, ma certamente vuole farci capire che il peccato porta alla morte. Quindi, se qualcosa ci induce a peccare, allora dobbiamo estirparlo dalla nostra vita, sempre per la grazia di Dio.

Vs. 11-12.  Un giorno egli entrò in casa per fare il suo lavoro; lì non c’era nessuno della gente di casa; 12  allora lei lo afferrò per la veste e gli disse: «Unisciti a me!» Ma egli le lasciò in mano la veste e fuggì. 

Giuseppe fugge in presenza del peccato, perché si trova in una situazione troppo pericolosa per lui.

Anche Paolo consiglia a Timoteo di fuggire dalle concupiscenze giovanili ( 2 Tim. 2).

E’ la seconda volta che una veste di Giuseppe viene usata per riferire delle menzogne sul suo conto:; in entrambi i casi egli aveva servito lealmente, ma finì in carcere.

Vs. 12-20.  Quando lei vide che egli le aveva lasciato la veste in mano e che era fuggito, 14  chiamò la gente di casa sua e disse: «Vedete, ci ha portato un Ebreo perché questi si prendesse giuoco di noi; egli è venuto da me per unirsi a me, ma io ho gridato a gran voce. 15  E com’egli ha udito che io alzavo la voce e gridavo, mi ha lasciato qui la sua veste ed è fuggito». 16  E si tenne accanto la veste di lui finché il suo padrone non tornò a casa. 17  Allora gli parlò in questa maniera: «Quel servo ebreo che hai condotto in casa è venuto da me per prendersi giuoco di me». 18  Ma appena io ho alzato la voce e ho gridato, egli mi ha lasciato qui la sua veste ed è fuggito. 19  Quando il padrone di Giuseppe udì le parole di sua moglie che gli diceva: «Il tuo servo mi ha fatto questo!» si accese d’ira. 20  Il padrone di Giuseppe lo prese e lo mise nella prigione, nel luogo dove si tenevano chiusi i carcerati del re. Egli era dunque là in quella prigione.

Giuseppe era sottomesso a Dio.

Vs. 21-23.  E il SIGNORE fu con Giuseppe, gli mostrò il suo favore e gli fece trovar grazia agli occhi del governatore della prigione. 22  Così il governatore della prigione affidò alla sorveglianza di Giuseppe tutti i detenuti che erano nel carcere; e nulla si faceva senza di lui. 23  Il governatore della prigione non rivedeva niente di quello che era affidato a lui, perché il SIGNORE era con lui, e il SIGNORE faceva prosperare tutto quello che egli intraprendeva. 

Giuseppe era sottomesso a Dio e Questi gli ha dato vittoria anche nel carcere; inoltre gli è rimasto al fianco anche nelle avversità.

Giacomo 4:7. Sottomettetevi dunque a Dio; ma resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi. 

Per sfuggire al diavolo dobbiamo essere sottomessi a Dio, che è l’unico che può liberarci dal maligno.

La vita di Giuseppe è stata molto difficile:

  • odiato dai fratelli,

  • venduto come schiavo, 

  • accusato falsamente,

  • messo in carcere,

ma Dio era con lui in ogni momento, perché egli si era sottomesso. Inoltre, l’Eterno si serve delle difficoltà di Giuseppe per fare di lui un uomo potente; non avrebbe mai potuto sfamare tutto il popolo di Israele rimanendo presso Potifar, ma assumendo un ruolo ancora più alto sì. Quindi, il Signore sta guidando la vita di Giuseppe affinché da essa scaturisca il bene per la nazione di Dio.

Salmo 105: 17-19 afferma che è stato ferito, messo in ceppi e poi incarcerato; in Genesi sembra che la sua detenzione sia stata molto più semplice e che abbia ricevuto un incarico molto presto, ma non fu così.

L’Eterno è con Giuseppe e fa prosperare ogni incarico che egli svolge. Oggi noi conosciamo la storia di quest’uomo e sappiamo che ogni sua vicissitudine ha cooperato per il bene di Israele, ma lui, che viveva i fatti uno alla volta, poteva perdere ogni speranza, vista la durezza della sua vita. Certamente avrà ricordato i sogni che Dio gli aveva dato, però avrà anche dubitato e non avrà capito il motivo di tante avversità.

Giuseppe è in carcere perché Dio deve compiere un’opera nella sua vita.

La Bibbia parla di Gesù e dice:

Ebrei 5: 7-8.     Nei giorni della sua carne, con alte grida e con lacrime egli offrì preghiere e suppliche a colui che poteva salvarlo dalla morte ed è stato esaudito per la sua pietà. 8  Benché fosse Figlio, imparò l’ubbidienza dalle cose che soffrì; 

Gesù doveva imparare l’obbedienza perché era anche umano; anche in noi le difficoltà sono indispensabili perché è attraverso di esse che Dio ci forgia come l’acciaio, togliendo da noi le impurità. Se Cristo doveva imparare l’obbedienza dalle sofferenze, quanto di più noi, che siamo umani e che dobbiamo avvicinarci al modo di essere di Gesù. Dio userà per il nostro bene tutto ciò che ci capita nella vita, anche le cose brutte. Nel caso di Giuseppe, Dio doveva dargli il posto di comando che gli avrebbe permesso di salvare il suo popolo.

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