Genesi 38
Genesi 38
Ora la Bibbia fa una parentesi all’interno della storia di Giuseppe e ci narra di Giuda e Tamar, per poi riprendere il suo racconto nel capitolo successivo. Al termine di questo capitolo, però, comprenderemo come mai lo Spirito Santo l’ha inserita a questo punto.
Giuda e Tamar
In questa storia, come in quella precedente, Giuda non appare certo come un esempio da seguire e ci si domanda come mai Dio l’ha scelto per essere un progenitore del Messia; qui è la conferma che ciò non accade per meriti, ma per grazia, e che Cristo è venuto per salvare i peccatori, non i giusti.
Troviamo:
Il matrimonio di Giuda,
la nascita dei suoi figli,
la morte dei due maggiori,
la menzogna che dice a sua nuora,
l’incesto inconsapevole con lei,
il giudizio che emette su lei,
la nascita dei suoi gemelli.
Vs. 1-6. In quel tempo Giuda si separò dai suoi fratelli e andò a stare da un uomo di Adullam, di nome Chira. 2 Là Giuda vide la figlia di un Cananeo di nome Sua; se la prese e si unì a lei.
Sposa una donna pagana, sembra senza chiedere l’opinione del padre, ma solo del suo amico Cananeo.
3 Ella concepì e partorì un figlio, che egli chiamò Er. 4 Poi ella concepì di nuovo e partorì un figlio, che chiamò Onan. 5 Partorì ancora un figlio e lo chiamò Sela. Giuda era a Chezib, quando ella lo partorì. 6 Giuda prese per Er, suo primogenito, una moglie che si chiamava Tamar.
In pochi versetti viene raccontata una storia durata molti anni, che vede il matrimonio di Giuda, figlio di Giacobbe, con una donna pagana, la nascita dei suoi tre figli ed il matrimonio del suo primogenito.
L’unione con i Cananei era stata evitata in precedenza (cap. 34), ma ora tale fatto porta la rovina nella famiglia.
Vs. 7-10. Ma Er, primogenito di Giuda, era perverso agli occhi del SIGNORE; e il SIGNORE lo fece morire.
Dio giudica questo uomo malvagio e lo fa perire.
8 Allora Giuda disse a Onan: «Va’ dalla moglie di tuo fratello, prenditela in moglie come cognato e suscita una discendenza a tuo fratello». 9 Onan, sapendo che quei discendenti non sarebbero stati suoi, quando si accostava alla moglie di suo fratello, faceva in modo d’impedire il concepimento, per non dare discendenti al fratello. 10 Ciò che egli faceva dispiacque al SIGNORE, il quale fece morire anche lui.
Ancora non è stata data la Legge a Mosè (Deut.25:5), cosa che accadrà 400 anni più tardi, ma già il popolo di Dio aveva ricevuto il comandamento di sposare la moglie vedova di un fratello per dare a quest’ultimo una discendenza.
Deuteronomio 25: 5-10. Se dei fratelli staranno insieme e uno di loro morirà senza lasciare figli, la moglie del defunto non si sposerà fuori, con uno straniero; suo cognato verrà da lei e se la prenderà per moglie, compiendo così verso di lei il suo dovere di cognato; 6 e il primogenito che lei partorirà porterà il nome del fratello defunto, affinché questo nome non sia estinto in Israele. 7 Se quell’uomo non vuole prendere sua cognata, la cognata salirà alla porta, dagli anziani, e dirà: «Mio cognato rifiuta di far rivivere in Israele il nome di suo fratello; egli non vuole compiere verso di me il suo dovere di cognato». 8 Allora gli anziani della sua città lo chiameranno e gli parleranno. Può darsi che egli persista e dica: «Non voglio prenderla». 9 In questo caso, sua cognata gli si avvicinerà in presenza degli anziani, gli leverà il calzare dal piede, gli sputerà in faccia e dirà: «Così sarà fatto all’uomo che non vuole ricostruire la casa di suo fratello». 10 La casa di lui sarà chiamata in Israele la casa dello scalzo.
Anticamente questo gesto di togliersi il sandalo era considerato un insulto molto grande, una vergogna.
Oggi i cristiani non sono tenuti a rispettare questa legge dei leviriti, che prevedeva l’obbligo di sposare la cognata, ma anticamente era importante perché le donne nubili o vedove, per giunta senza figli, erano destinate a morire di fame; l’unica fonte di sostentamento, infatti, proveniva dal marito.
Quindi, Dio ha stabilito questa legge per dare una protezione alle donne.
Onan fa in modo che sua cognata non rimanga incinta perciò Dio lo fa morire.
Vs. 11. Allora Giuda disse a Tamar sua nuora: «Rimani vedova in casa di tuo padre, finché Sela, mio figlio, sia cresciuto». Perché diceva: «Badiamo che anche egli non muoia come i suoi fratelli». E Tamar se ne andò e abitò in casa di suo padre.
Giuda manda sua nuora alla casa di suo padre, dalla gente pagana, in attesa che cresca suo figlio minore, che ancora era un bambino. Sarebbe stato più giusto custodire Tamar in casa propria, poiché cristiana ed in quanto membro della famiglia.
Giuda è il capo della tribù che da sempre è stata vista come la giuda della casa di Israele, poiché da essa nascerà Gesù. Eppure egli è un uomo di grandi contraddizioni e non camminava per fede né con rettitudine; in fondo al suo cuore egli attribuisce alla nuora la colpa per la morte dei suoi figli, perciò in realtà non ha alcuna intenzione di farle sposare suo figlio Sela.
Vs. 12-15. Passarono molti giorni e la figlia di Sua, moglie di Giuda, morì; e, dopo che Giuda si fu consolato, salì da quelli che tosavano le sue pecore a Timna: c’era con lui il suo amico Chira, l’Adullamita. 13 Tamar ne fu informata. Le dissero: «Ecco, tuo suocero sale a Timna a tosare le sue pecore». 14 Allora ella si tolse le vesti da vedova, si coprì d’un velo, se ne avvolse tutta e si mise seduta alla porta di Enaim che è sulla via di Timna; infatti, aveva visto che Sela era cresciuto, e tuttavia lei non gli era stata data in moglie. 15 Come Giuda la vide, la prese per una prostituta, perché ella aveva il viso coperto.
Anticamente le prostitute si facevano riconoscere coprendosi il viso con un velo.
Vs. 16-18. Avvicinatosi a lei sulla via, le disse: «Lasciami venire da te!» Infatti non sapeva che quella fosse sua nuora. Lei rispose: «Che mi darai per venire da me?» 17 Egli le disse: «Ti manderò un capretto del mio gregge». E lei: «Mi darai un pegno finché tu me lo abbia mandato?» 18 Ed egli: «Che pegno ti darò?» L’altra rispose: «Il tuo sigillo, il tuo cordone e il bastone che hai in mano». Egli glieli diede, andò da lei ed ella rimase incinta di lui.
Il sigillo era un segno molto importante perché rappresentava l’autorità di un re; vediamo la carnalità di Giuda che dà in pegno ad una prostituta il segno della sua autorità quale figlio di Giacobbe.
Il bastone era il suo attrezzo da lavoro ed era un segno di riconoscimento infallibile. Tamar era stata furba perché aveva richiesto a Giuda degli oggetti che gli appartenevano indiscutibilmente e che tutti riconoscevano come suoi.
Vs. 19-24. Allora Tamar si alzò e se ne andò; si tolse il velo e si rimise le vesti da vedova. 20 Giuda mandò il capretto per mezzo del suo amico, l’Adullamita, al fine di ritirare il pegno dalle mani di quella donna, ma egli non la trovò. 21 Interrogò la gente del luogo, dicendo: «Dov’è quella prostituta che stava a Enaim, sulla via?» Quelli risposero: «Qui non c’è stata nessuna prostituta». 22 Egli se ne tornò da Giuda e gli disse: «Non l’ho trovata e, per di più, la gente del luogo mi ha detto: "Qui non c’è stata nessuna prostituta"». 23 Giuda disse: «Si tenga pure il pegno, e non esponiamoci agli scherni! Ecco, io ho mandato questo capretto e tu non l’hai trovata». 24 Circa tre mesi dopo, vennero a dire a Giuda: «Tamar, tua nuora, si è prostituita e, per di più, eccola incinta in seguito alla sua prostituzione». Giuda disse: «Portatela fuori e sia bruciata!»
Giuda è arrabbiato e, invece di lapidarla, come si usava a quel tempo, la vuole far bruciare. Inoltre, non chiede di parlare con lei e chiederle spiegazioni, ma emette subito la sentenza.
Tamar sarà un’antenata di Davide.
Davide incontra Natan e si dimostra molto intollerante con i peccati di un uomo, del quale ascolta le gesta, ma non sa che quelli sono i suoi stessi peccati:
2 Samuele 12:1-10. Il SIGNORE mandò Natan da Davide e Natan andò da lui e gli disse: «C’erano due uomini nella stessa città; uno ricco e l’altro povero. 2 Il ricco aveva pecore e buoi in grandissimo numero; 3 ma il povero non aveva nulla, se non una piccola agnellina che egli aveva comprata e allevata; gli era cresciuta in casa insieme ai figli, mangiando il pane di lui, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Essa era per lui come una figlia. 4 Un giorno arrivò un viaggiatore a casa dell’uomo ricco. Questi, risparmiando le sue pecore e i suoi buoi, non ne prese per preparare un pasto al viaggiatore che era capitato da lui; prese invece l’agnellina dell’uomo povero e la cucinò per colui che gli era venuto in casa». 5 Davide si adirò moltissimo contro quell’uomo e disse a Natan: «Com’è vero che il SIGNORE vive, colui che ha fatto questo merita la morte; 6 e pagherà quattro volte il valore dell’agnellina, per aver fatto una cosa simile e non aver avuto pietà».
Davide emette il giudizio su se stesso.
7 Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il SIGNORE, il Dio d’Israele: "Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, 8 ti ho dato la casa del tuo signore e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo signore; ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda e, se questo era troppo poco, vi avrei aggiunto anche dell’altro. 9 Perché dunque hai disprezzato la parola del SIGNORE, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai fatto uccidere Uria, l’Ittita, hai preso per te sua moglie e hai ucciso lui con la spada dei figli di Ammon. 10 Ora dunque la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, perché tu mi hai disprezzato e hai preso per te la moglie di Uria, l’Ittita".
Anche Giuda si mostra tanto severo verso i peccati di Tamar, ma non sa di essere invece colpevole tanto quanto lei.
Giovanni 8:3-9. Allora gli scribi e i farisei gli condussero un donna còlta in adulterio; e, fattala stare in mezzo, 4 gli dissero: «Maestro, questa donna è stata còlta in flagrante adulterio. 5 Or Mosè, nella legge, ci ha comandato di lapidare tali donne; tu che ne dici?» 6 Dicevano questo per metterlo alla prova, per poterlo accusare. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere con il dito in terra. 7 E, siccome continuavano a interrogarlo, egli, alzato il capo, disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». 8 E, chinatosi di nuovo, scriveva in terra. 9 Essi, udito ciò, e accusati dalla loro coscienza, uscirono a uno a uno, cominciando dai più vecchi fino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna che stava là in mezzo.
Mentre Gesù afferma che deve tirare la prima pietra chi è senza peccato, l’unico che aveva tale diritto era proprio lui stesso, ma non compie tale gesto, anzi la perdona e chiede il suo ravvedimento.
Giovanni 8: 12. Gesù parlò loro di nuovo, dicendo: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita».
Bisogna seguire il Signore, lasciando la nostra vita peccaminosa, cambiando direzione nella nostra esistenza.
Giuda, come Davide, è stato molto severo nel condannare i peccati degli altri, ma non riconosce i propri: era il capo di una tribù, un uomo stimato, ma di nascosto va con le prostitute.
Vs. 25-26. Mentre la portavano fuori, mandò a dire al suo suocero: «Sono incinta dell’uomo al quale appartengono queste cose». E disse: «Riconosci, ti prego, di chi siano questo sigillo, questi cordoni e questo bastone». 26 Giuda li riconobbe e disse: «É più giusta di me, perché non l’ho data a mio figlio Sela». Ed egli non ebbe più relazioni con lei.
Giuda si ravvede e comprende il suo errore.
Stiamo attenti a giudicare gli altri, perché poi il Signore farà emergere i nostri peccati: Giuda è stato svergognato davanti a tutti.
Vs. 27-30. Quando venne il tempo in cui doveva partorire, ecco che Tamar aveva in grembo due gemelli. 28 Mentre partoriva, l’uno di essi mise fuori una mano e la levatrice la prese e vi legò un filo scarlatto, dicendo: «Questo qui esce per primo». 29 Ma egli ritirò la mano, ed uscì suo fratello. Allora la levatrice disse: «Perché ti sei fatta questa breccia?» Per questo motivo gli fu messo nome Perez (significa “rompere verso l’esterno”). 30 Poi uscì suo fratello, che aveva alla mano il filo scarlatto; e fu chiamato Zerac. (significa “scarlatto”).
In Matteo 1 comprendiamo il motivo dell’introduzione di questo capitolo nella Bibbia.
Matteo è l’evangelista che sottolinea gli adempimenti della Parola di Dio nei fatti del Nuovo Testamento ed è stato scritto per gli Ebrei, affinché comprendessero che Gesù era il Messia tanto atteso. Anche la genealogia aveva lo stesso scopo:
Matteo 1: 3-16. Giuda generò Fares e Zara da Tamar; Fares generò Esrom; Esrom generò Aram; 4 Aram generò Aminadab; Aminadab generò Naasson; Naasson generò Salmon; 5 Salmon generò Boos da Raab; Boos generò Obed da Rut; Obed generò Iesse, 6 e Iesse generò Davide, il re. Davide generò Salomone da quella che era stata moglie di Uria; 7 Salomone generò Roboamo; Roboamo generò Abia; Abia generò Asa; 8 Asa generò Giosafat; Giosafat generò Ioram; Ioram generò Uzzia; 9 Uzzia generò Ioatam; Ioatam generò Acaz; Acaz generò Ezechia; 10 Ezechia generò Manasse; Manasse generò Amon; Amon generò Giosia; 11 Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli al tempo della deportazione in Babilonia. 12 Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel; Salatiel generò Zorobabel; 13 Zorobabel generò Abiud; Abiud generò Eliachim; Eliachim generò Azor; 14 Azor generò Sadoc; Sadoc generò Achim; Achim generò Eliud; 15 Eliud generò Eleàzaro; Eleàzaro generò Mattan; Mattan generò Giacobbe; 16 Giacobbe generò Giuseppe, il marito di Maria, dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo.
Da una storia peccaminosa Dio ha tratto Fares, un antenato di Davide prima e di Cristo poi.
Questa genealogia in Matteo include tre nomi femminili:
Tamar, Ruth e Baath-Sheba, due donne pagane e un’adultera; esse sono state scelte per essere antenate del Messia perché Egli è colui che è venuto nel mondo per salvare persone come loro; ama redimere coloro che hanno la vita rovinata e fare di loro dei servi operanti per la Sua gloria.