Genesi 36-37
Cap. 36
In questo capitolo troviamo la discendenza di Esaù, ossia il popolo degli Edomiti.
Discendenza di Esaù
Vs. 1. Questa è la discendenza di Esaù, cioè Edom.
Esaù è chiamato Edom, il rosso; egli vendette le benedizioni della primogenitura per un piatto di zuppa.
La sua discendenza viene nominata solo di sfuggita e per riguardo al fatto di essere figlio di Isacco.
Spesso Israele si troverà a combattere contro gli Edomiti, discendenti di Edom.
Vs. 2-5. Esaù prese le sue mogli tra le figlie dei Cananei: Ada, figlia di Elon, l’Ittita; Oolibama,
era pronipote di Seir il Chireo, i cui discendenti vivevano in Edom quando esaù vi arrivò.
figlia di Ana, 3 figlia di Sibeon, l’Ivveo; e Basmat, figlia d’Ismaele, sorella di Nebaiot. 4 Ada partorì a Esaù Elifaz. 5 Basmat partorì Reuel; e Oolibama partorì Ieus, Ialam e Cora. Questi sono i figli di Esaù, che gli nacquero nel paese di Canaan.
Ebbe tre mogli pagane, che gli diedero solo cinque figli in totale.
Esaù si stabilisce sul monte Seir
Vs. 6-8. Esaù prese le sue mogli, i suoi figli, le sue figlie, tutte le persone della sua casa, le sue greggi, tutto il suo bestiame e tutti i beni che aveva messi insieme nel paese di Canaan, se ne andò in un altro paese, lontano da Giacobbe suo fratello, 7 poiché il loro bestiame era troppo numeroso perché essi potessero abitare insieme; il paese nel quale soggiornavano non era loro sufficiente a causa del loro bestiame. 8 Così Esaù abitò sulla montagna di Seir. Esaù è Edom.
Vive a Seir, la terra a lui destinata da Dio, quando diede Canaan a Giacobbe; tale terra, quindi, appartiene di diritto agli Edomiti.
Il vs. 7 richiama la storia di Lot: il paese non poteva ospitarli entrambi, perciò Esaù, come Lot, va verso una terra più fertile e verde.
Discendenza dei figli di Esaù e i capi discesi da loro
Esaù ebbe 5 figli e 10 nipoti.
Vs. 9-19. Questa è la discendenza di Esaù, padre degli Edomiti, sulla montagna di Seir. 10 Questi sono i nomi dei figli di Esaù: Elifaz, figlio di Ada, moglie di Esaù; Reuel, figlio di Basmat, moglie di Esaù. 11 I figli di Elifaz furono: Teman, Omar, Sefo, Gatam e Chenaz. 12 Timna era la concubina di Elifaz, figlio di Esaù; ella partorì Amalec a Elifaz. Questi furono i figli di Ada, moglie di Esaù. 13 Questi furono i figli di Reuel: Naat e Zerac, Samma e Mizza. Questi furono i figli di Basmat, moglie di Esaù. 14 Questi furono i figli di Oolibama, figlia di Ana, figlia di Sibeon, moglie di Esaù; ella partorì a Esaù: Ieus, Ialam e Cora. 15 Questi sono i capi dei figli di Esaù: figli di Elifaz, primogenito di Esaù: il capo Teman, il capo Omar, il capo Sefo, il capo Chenaz, 16 il capo Cora, il capo Gatam, il capo Amalec; questi sono i capi discesi da Elifaz, nel paese di Edom, e sono i figli di Ada. 17 Questi sono i figli di Reuel, figlio di Esaù: il capo Naat, il capo Zerac, il capo Samma, il capo Mizza; questi sono i capi discesi da Reuel, nel paese di Edom. E sono i figli di Basmat, moglie di Esaù. 18 E questi sono i figli di Oolibama, moglie di Esaù: il capo Ieus, il capo Ialam, il capo Cora; questi sono i capi discesi da Oolibama, figlia di Ana, moglie di Esaù. 19 Questi sono i figli di Esaù, che è Edom, e questi sono i loro capi.
Vengono riportati solamente i nomi dei figli e dei nipoti di Esaù, non la loro storia, poiché non appartenenti al popolo di Dio.
I figli di Seir
Vs. 20-30. Questi sono i figli di Seir, il Coreo, che abitavano il paese: Lotan, Sobal, Sibeon, Ana. 21 Dison, Eser e Disan. Questi sono i capi dei Corei, figli di Seir, nel paese di Edom. 22 I figli di Lotan furono: Cori e Eman; e la sorella di Lotan fu Timna. 23 Questi sono i figli di Sobal: Alvan, Manaat, Ebal, Sefo e Onam. 24 Questi sono i figli di Sibeon: Aia e Ana. Questo è quell’Ana che trovò le acque calde nel deserto, mentre pascolava gli asini di suo padre Sibeon. 25 Questi sono i figli di Ana: Dison e Oolibama, figlia di Ana. 26 Questi sono i figli di Dison: Chemdan, Esban, Itran e Cheran. 27 Questi sono i figli di Eser: Bilan, Zaavan e Acan. 28 Questi sono i figli di Disan: Us e Aran. 29 Questi sono i capi dei Corei: il capo Lotan, il capo Sobal, il capo Sibeon, il capo Ana, 30 il capo Dison, il capo Eser, il capo Disan. Questi sono i capi dei Corei, i capi che essi ebbero nel paese di Seir.
In mezzo alla genealogia degli Edomiti viene inserita quella dei figli di Seir, ossia degli abitanti oriundi del luogo, che occupavano, cioè quella terra prima dell’avvento degli Edomiti. Questi ultimi hanno contratto matrimoni con essi, hanno adottato i loro costumi e si sono, quindi, corrotti. Perciò consideriamo il fatto che Esaù, che ha venduto il privilegio di avere la benedizione di Dio con la primogenitura, ha permesso che i suoi figli sposassero persone pagane ed ora vedeva la sua stirpe mescolata con essi. Coloro che abbandonano il popolo di Dio sono annoverati con quelli che non ne hanno mai fatto parte.
I re di Edom e i capi discesi da Esaù
Vs. 31-43. Questi sono i re che regnarono nel paese di Edom, prima che alcun re regnasse sui figli d’Israele: 32 Bela, figlio di Beor, regnò in Edom, e il nome della sua città fu Dinaba. 33 Bela morì e Iobab, figlio di Zerac, di Bosra, regnò al suo posto. 34 Iobab morì e Cusam, del paese dei Temaniti, regnò al suo posto. 35 Cusam morì e Adad, figlio di Bedad, che sconfisse i Madianiti nei campi di Moab, regnò al suo posto. E il nome della sua città fu Avit. 36 Adad morì e Samla di Masreca regnò al suo posto. 37 Samla morì, e Saul di Recobot-Naar regnò al suo posto. 38 Saul morì e Baal-Canan, figlio di Acbor, regnò al suo posto. 39 Baal-Canan, figlio di Acbor, morì e Adad regnò al suo posto. Il nome della sua città fu Pau, e il nome di sua moglie, Meetabeel, figlia di Matred, figlia di Mezaab. 40 Questi sono i nomi dei capi discendenti da Esaù, secondo le loro famiglie, secondo i loro territori, con i loro nomi: il capo Timna, il capo Alva, il capo Ietet, 41 il capo Oolibama, il capo Ela, il capo Pinon, 42 il capo Chenaz, il capo Teman, il capo Mibsar, il capo Magdiel, il capo Iram. 43 Questi sono i capi di Edom secondo i loro insediamenti, nel paese che possedevano. Questo Esaù era il padre degli Edomiti.
I discendenti di Esaù furono dei re, ma non secondo la promessa.
Esaù fu un grande e potente Signore e ben 11 capi discesero da lui: ma fu lontano da Dio e stimato solo dall’occhio umano.
Cap. 37.
Nel cap. 36 abbiamo appreso che i discendenti di Esaù erano gli Edomiti e gli Amalechiti, ossia dei popoli che hanno perseguitato Israele nel corso dei secoli. Di essi Mosè non parlerà più, se non per narrare le guerre che li vedrà antagonisti del popolo di Dio.
Al contrario di Esaù, Giacobbe abita nel paese di suo padre, Canaan; ancora non ha né discendenti potenti, né re, né terre da governare.
Da questo capitolo troviamo Giuseppe quale protagonista del libro di Genesi fino alla fine, eccetto nel cap. 38.
Giuseppe è figlio di Rachele, assieme a Beniamino, una donna ritenuta sterile per lungo tempo. E’ una figura di Cristo.
Leggiamo dell’odio che provano per lui i suoi fratelli, del fatto che meditano di farlo morire, poi lo vendono, che fanno credere al padre Giacobbe che egli sia morto, che viene venduto come schiavo a Potifar.
Da tutte queste disavventure Dio saprà trarre del bene per il popolo di Israele.
Nel cap. 37 vediamo l’introduzione del quarto personaggio importante in Genesi: Giuseppe, preceduto da Abramo, Isacco e Giacobbe.
Giuseppe era un uomo dal cuore puro e di lui non si raccontano mai gli errori. E’ una figura che ci parla di Gesù, come Davide che nel Salmo 22 racconta in prima persona dei fatti, come se li avesse vissuti egli stesso.
Moltissimi sono gli aspetti paralleli tra la vita di Giuseppe e quella di Cristo:
È un pastore
È il più amato da padre
Odiato dai fratelli
Spogliato delle vesti
Venduto per un denaro
Mandato in Egitto.
Predilezione di Giacobbe per Giuseppe
Vs. 1-2. Giacobbe abitò nel paese dove suo padre aveva soggiornato, nel paese di Canaan. 2 Questa è la discendenza di Giacobbe. Giuseppe, all’età di diciassette anni, pascolava il gregge con i suoi fratelli. Egli era giovane e stava con i figli di Bila e con i figli di Zilpa, mogli di suo padre. Giuseppe riferì al loro padre la cattiva fama che circolava sul loro conto.
Giuseppe è un obbediente ragazzo di 17 anni e viene venduto come schiavo.
Trascorre 13 anni come schiavo, altrettanti in carcere, eppure, nonostante le avversità, continuerà a camminare rettamente davanti a Dio, senza perdere la fede nell’Eterno. In tutto questo tempo Gesù è al suo fianco, come è sempre con noi. Giuseppe è un servo fedele.
E’ un pastore – Gesù ci ha detto di essere il buon pastore.
E’ molto amato da Giacobbe, ma non viziato, né educato alla pigrizia: egli lavora duramente e si guadagna il pane.
Vs. 3. Israele amava Giuseppe più di tutti gli altri suoi figli, perché era il figlio della sua vecchiaia; e gli fece una veste lunga con le maniche.
E’ il più amato dal padre – Dio ha detto di Gesù: “Questo è il mio amato figlio, del quale mi sono compiaciuto”.
Giuseppe era amorevole con il padre, premuroso, era un bambino, ma si dimostrava maturo.
Il vestito di Giuseppe era formato da tanti pezzi di stoffa; anticamente colui che aveva un vestito con le maniche lunghe era un dirigente e conservava i documenti all’interno delle maniche del vestito, che venivano chiuse con uno spago. In questo modo comprendiamo il motivo della gelosia dei fratelli, che vedevano in Giuseppe una considerazione maggiore che in loro.
Vs. 4. I suoi fratelli vedevano che il loro padre l’amava più di tutti gli altri fratelli; perciò l’odiavano e non potevano parlargli amichevolmente.
In Giov. 15:25 è scritto che i farisei hanno tradito Gesù per invidia; questa e l’amarezza vengono seminate dal nemico nel cuore umano, ma ricordiamo che i frutti dello Spirito, invece, devono essere, ad esempio, la gioia, che si basa sulla salvezza: essa è un dono meraviglioso che nessuno ci può portare via. Non dobbiamo invidiare le benedizioni che ricevono gli altri perché Dio vuole il bene di ogni suo figlio e in Malachia ci invita a metterlo alla prova, affinché Egli apra le cataratte del cielo sopra la nostra casa; non parla qui solo di benedizioni materiali, ma soprattutto di quelle spirituali, come la pace nel cuore.
Dio voleva benedire tutti i figli di Giacobbe e lo aveva promesso già altre volte, ma essi, dimentichevoli, provavano invidia per Giuseppe.
I sogni di Giuseppe
Vs. 5-8. Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai suoi fratelli; allora questi lo odiarono più che mai. 6 Egli disse loro: «Ascoltate, vi prego, il sogno che ho fatto. 7 Noi stavamo legando dei covoni in mezzo ai campi, ed ecco che il mio covone si alzò e restò diritto; i vostri covoni si radunarono intorno al mio covone e gli s’inchinarono davanti». 8 Allora i suoi fratelli gli dissero: «Regnerai forse tu su di noi o ci dominerai?» E l’odiarono ancor di più a causa dei suoi sogni e delle sue parole.
Giuseppe appare come un presuntuoso, ma in realtà egli sta solamente raccontando un sogno, senza darne l’interpretazione; inoltre il suo sogno è profetico perché il popolo di Israele sarà salvato con il grano donato loro da Giuseppe.
Dio si rivela a lui per consolarlo delle ingiustizie che la vita gli avrebbe riservato; anche Cristo sopportò la sua prova poiché aveva davanti agli occhi il fine ultimo per il quale moriva: la chiesa.
Nel V.T. Dio dava le rivelazioni in modi diversi; tra essi ci sono i sogni, quando il popolo stava per lasciare l’Egitto ed ancora si trovava tra i pagani. Con un sogno Dio annunciò ad Abramo la prima schiavitù in Egitto (15:13), con un altro promise a Giacobbe protezione e prosperità durante il suo soggiorno presso Labano (28:12-15) e con due predisse che Giuseppe avrebbe occupato una posizione di preminenza nella sua famiglia.
I fratelli odiano Giuseppe, ma Giacobbe serba dentro di sé queste parole, poiché sa bene come Dio opera, che può scegliere il minore per regnare sul maggiore e che può rivelare la sua scelta in anticipo tramite una rivelazione o un sogno.
Vs. 9-11. Egli fece ancora un altro sogno e lo raccontò ai suoi fratelli, dicendo: «Ho fatto un altro sogno! Il sole, la luna e undici stelle si inchinavano davanti a me». 10 Egli lo raccontò a suo padre e ai suoi fratelli; suo padre lo sgridò e gli disse: «Che significa questo sogno che hai fatto? Dovremo dunque io, tua madre e i tuoi fratelli venire a inchinarci fino a terra davanti a te?» 11 I suoi fratelli erano invidiosi di lui, ma suo padre serbava dentro di sé queste parole.
In Apocalisse 12:1 troviamo ancora la luna, il sole e 11 stelle: la donna è Israele, i cui figli sono stati uccisi dal dragone ( ci rimanda a quando Erode ha fatto uccidere tutti i bambini ebrei sotto i 3 anni).
Tutta la famiglia di Giuseppe dovrà dipendere da lui per sopravvivere ed inchinarsi a lui, perché è il vice del Faraone.
Giuseppe va in Egitto – Gesù viene portato in Egitto.
I fratelli hanno la sensazione che Giuseppe sarebbe stato elevato in una posizione di preminenza rispetto a loro e cominciano a provare odio nei suoi confronti. Ma la loro reazione, paragonata alla fedeltà di Giuseppe, fa capire che la preferenza di Giacobbe verso di lui era giusta: Dio lo ha scelto come capo, ma i fratelli, invece di riconoscere tale decisione ed accettarla, si preparano a distruggere il loro fratello.
Così le loro azioni, suggerite dalla convinzione di avere diritto al primo posto per anzianità, mostrano che non potevano essere dei capi.
Giuseppe viene gettato in un pozzo e venduto dai fratelli
Vs. 12-13. Or i fratelli di Giuseppe erano andati a pascolare il gregge del padre a Sichem. 13 Israele disse a Giuseppe: «I tuoi fratelli sono al pascolo a Sichem. Vieni, ti manderò da loro». Egli rispose: «Eccomi».
Giuseppe viene inviato dal padre per aiutare i fratelli – Gesù è stato mandato nel mondo.
Giuseppe è un esempio di obbedienza: sebbene fosse il prediletto dal padre, volentieri si prestava a servire.
Inoltre dimostra di amare i suoi fratelli: pur sapendo di essere odiato, si presta ad andare loro in aiuto; qui per noi è la lezione che ci insegna ad amare anche coloro che ci odiano.
Vs. 14-19. Israele gli disse: «Va’ a vedere se i tuoi fratelli stanno bene e se tutto procede bene con il gregge; poi torna a dirmelo». Così lo mandò dalla valle di Ebron, e Giuseppe arrivò a Sichem. 15 Mentre andava errando per i campi un uomo lo trovò; e quest’uomo lo interrogò, dicendo: «Che cerchi?» 16 Egli rispose: «Cerco i miei fratelli; ti prego, dimmi dove sono a pascolare il gregge». 17 Quell’uomo gli disse: «Sono partiti di qui, perché li ho uditi che dicevano: "Andiamocene a Dotan"». Giuseppe andò quindi in cerca dei suoi fratelli e li trovò a Dotan. 18 Essi lo videro da lontano e, prima che egli fosse vicino a loro, complottarono per ucciderlo. 19 Dissero l’uno all’altro: «Ecco, il sognatore arriva!
I fratelli complottano contro di lui e vogliono che egli muoia: il rancore è un sentimento pericoloso se coltivato e può portare all’omicidio.
Vs. 20. Forza, uccidiamolo e gettiamolo in una di queste cisterne; diremo poi che una bestia feroce l’ha divorato e vedremo che ne sarà dei suoi sogni».
Se guardiamo in Luca 20: 13-15 vediamo delle similitudini tra la storia di Gesù e quella di Giuseppe:
Allora il padrone della vigna disse: "Che farò? Manderò il mio diletto figlio; forse a lui porteranno rispetto". 14 Ma quando i vignaiuoli lo videro, fecero tra di loro questo ragionamento: "Costui è l’erede; uccidiamolo, affinché l’eredità diventi nostra". 15 E lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Dunque che cosa farà loro il padrone della vigna?
Il peccato si espande: prima hanno ucciso i Sichemiti per vendicare la sorella, ora sono in grado di togliere la vita ad un loro fratello, una persona innocente.
Vs. 21-28. Ruben udì e lo liberò dalle loro mani dicendo: «Non togliamogli la vita». 22 Poi Ruben aggiunse: «Non spargete sangue; gettatelo in quella cisterna che è nel deserto, ma non lo colpisca la vostra mano». Diceva così per liberarlo dalle loro mani e restituirlo a suo padre. 23 Quando Giuseppe fu giunto presso i suoi fratelli, lo spogliarono della sua veste, della veste lunga con le maniche, che aveva addosso,
Viene spogliato delle vesti, come Gesù.
24 lo presero e lo gettarono nella cisterna. La cisterna era vuota, non c’era acqua. 25 Poi si sedettero per mangiare e, alzando gli occhi, videro una carovana d’Ismaeliti che veniva da Galaad, con i suoi cammelli carichi di aromi, di balsamo e di mirra, che scendeva in Egitto. 26 Giuda disse ai suoi fratelli: «Che ci guadagneremo a uccidere nostro fratello e a nascondere il suo sangue? 27 Su, vendiamolo agl’Ismaeliti
Gli Ismaeliti sono discendenti di Abramo attraverso Agar ed i Madianiti lo sono ugualmente attraverso la sua concubina Ketura (25:2)
I nome Ismaeliti viene dato genericamente alle tribù del deserto, tanto e vero che i commercianti Madianiti erano conosciuti come Ismaeliti.
e non lo colpisca la nostra mano, perché è nostro fratello, nostra carne». I suoi fratelli gli diedero ascolto. 28 Come quei mercanti madianiti passavano, essi tirarono su Giuseppe, lo fecero salire dalla cisterna, e lo vendettero per venti sicli d’argento a quegl’Ismaeliti. Questi condussero Giuseppe in Egitto.
Anche Gesù è stato venduto per denaro e per mano di un certo Giuda.
Soffermiamoci a considerare lo stato d’animo di Giuseppe in quel momento: la sua famiglia, coloro che egli ama, lo imprigiona con freddezza, lo lega, lo spoglia dei vestiti, lo getta in un pozzo e non ascolta le sue suppliche per ottenere misericordia; in un altro passo la Parola afferma che si misero a mangiare in prossimità della prigione di Giuseppe, con il cuore indurito che non si spezzava all’udire le sue grida.
In futuro essi riceveranno misericordia e salvezza da Giuseppe in modo gratuito, non certo per i meriti personali, così come noi riceviamo tali doni da Gesù.
Vs. 29-30. Ruben tornò alla cisterna; ed ecco, Giuseppe non era più nella cisterna. Allora egli si stracciò le vesti, 30 tornò dai suoi fratelli e disse: «Il ragazzo non c’è più, e io, dove andrò?»
Ruben si sente disperato poiché Giuseppe era stato venduto; dalla storia, però, sappiamo che se i fatti non si fossero svolti in questo modo sarebbe stata la fine per tutta la famiglia.
Giacobbe piange Giuseppe come morto
Vs. 31-32. Essi presero la veste di Giuseppe, scannarono un becco e intinsero la veste nel sangue. 32 Poi mandarono uno a portare al padre loro la veste lunga con le maniche e gli fecero dire: «Abbiamo trovato questa veste; vedi tu se è quella di tuo figlio, o no».
Sanno perfettamente che la veste era di Giuseppe, ma fingono di essere innocenti; in questo modo cercano di coprire la propria colpa. Quando il diavolo istilla nell’animo umano il peccato, poi gli insegna anche a nasconderlo, celando il furto con l’omicidio, la menzogna e lo spergiuro.
Ecco ancora il tema dell’inganno affiorare nella storia di questa famiglia: Giacobbe viene ingannato dai suoi figlie e crede che Giuseppe sia morto.
Vs. 33-36. Egli la riconobbe e disse: «É la veste di mio figlio. Una bestia feroce l’ha divorato; certamente Giuseppe è stato sbranato». 34 Allora Giacobbe si stracciò le vesti, si vestì di sacco, e fece cordoglio di suo figlio per molti giorni.
Giacobbe soffre giorno e notte, rivedendo continuamente con la mente la scena della tragica morte di suo figlio. Avrà anche provato rimorso per il fatto di averlo spinto lui ad andare e si sarà sentito responsabile per la morte di Giuseppe.
35 Tutti i suoi figli e tutte le sue figlie vennero a consolarlo; ma egli rifiutò di essere consolato, e disse: «Io scenderò con cordoglio da mio figlio, nel soggiorno dei morti». E suo padre lo pianse. 36 Intanto quei Madianiti vendettero Giuseppe in Egitto a Potifar, ufficiale del faraone, capitano delle guardie.
I suoi fratelli lo hanno rigettato, mentre Dio lo proteggerà in ogni momento della sua vita: questa e la nostra sono nelle mani di Dio.
Sicuramente Giuseppe non capiva il motivo delle avversità che gli stavano capitando, ma Dio controllava ogni cosa.
In questo momento Giacobbe piange suo figlio per morto, ma più avanti gli verrà restituito, e lui lo vedrà regnare in gloria.
Vediamo ora la fine di questa storia:
Genesi 50: 18-21. I suoi fratelli vennero anch’essi, si inchinarono ai suoi piedi e dissero: «Ecco, siamo tuoi servi».
Si adempiono i sogni di Giuseppe.
19 Giuseppe disse loro: «Non temete. Sono io forse al posto di Dio? 20 Voi avevate pensato del male contro di me, ma Dio ha pensato di convertirlo in bene per compiere quello che oggi avviene: per conservare in vita un popolo numeroso. 21 Ora dunque non temete. Io provvederò al sostentamento per voi e i vostri figli». Così li confortò e parlò al loro cuore.
Questa non è una reazione secondo la carnalità umana: era il momento giusto per mettere in atto la sua vendetta, invece egli ha avuto la stessa reazione di Gesù, che è morto per noi, suoi nemici.
Questa è una storia di odio e di inganni: i fratelli cercano di migliorare la propria posizione nei confronti del padre usando mezzi malvagi, ma anche Giacobbe in passato aveva agito spinto da un intento analogo a scapito di Esaù. Ma i fratelli avrebbero dovuto imparare, come Giacobbe, che Dio non benedice coloro che agiscono in questo modo.
E’ interessante notare che i figli di Giacobbe intingono la veste di Giuseppe nel sangue di una capra e che Giacobbe si era vestito proprio con la pelle di un analogo animale per ingannare suo padre e somigliare a Esaù: il vecchio peccato era di nuovo tornato.