Genesi 35

Genesi 35
Craig Quam

Cap. 35

In questo capitolo Dio incontra Giacobbe; muoiono Debora, la balia di Rebecca, Rachele e Isacco.

Giacobbe torna al paese della promessa, Betel, con tutta la sua famiglia e con i beni posseduti. I familiari, però, devono disfarsi degli idoli pagani.

Giacobbe fa rimuovere tutti gli idoli

Giacobbe, guida spirituale della sua casa, ha esposto la sua famiglia ai contatti con i pagani ed ha pagato delle dolorose conseguenze.

Poi il Signore chiama Giacobbe e lo induce a tornare a sé, perché Egli è fedele, anche quando noi non lo siamo e disobbediamo.

Vs. 1.  Dio disse a Giacobbe: «Alzati, va’ ad abitare a Betel; là farai un altare al Dio che ti apparve quando fuggivi davanti a tuo fratello Esaù». 

Giacobbe deve fare alcune cose:

  • alzarsi; la città di Sichem era verso il fiume Giordano, in pianura, mentre Betel era in alto. Deve separarsi dal contatto con i pagani e salire verso la casa di Dio, verso Betel (Betel significa “casa di Dio”).

  • deve dimorare stabilmente presso i fedeli, pregando permanentemente e cercando sempre la faccia dell’Eterno, assiduamente; deve vivere alla presenza di Dio, la cui casa non è fatta da un edificio, ma dal popolo credente, il corpo di Cristo, riunito per cercare la presenza dell’Eterno. E’ a Betel, la casa di Dio, che anche noi dobbiamo desiderare di dimorare stabilmente.

  • erigere un altare a Dio:offrire se stesso a Dio come un sacrificio vivente.

Giacobbe obbedisce perché ha capito la lezione ed ora ha timore di disobbedire a Dio, avendo sperimentate le conseguenze nella sua famiglia. Infatti, l’Eterno aveva ordinato a Giacobbe di andare a Betel, ma egli aveva peregrinato troppo a lungo; perciò Dio lo richiama a sé.

Vs. 2-3.  Allora Giacobbe disse alla sua famiglia e a tutti quelli che erano con lui: «Togliete gli dèi stranieri che sono in mezzo a voi, purificatevi e cambiatevi i vestiti; 3  partiamo, andiamo a Betel; là farò un altare al Dio che mi esaudì nel giorno della mia angoscia e che è stato con me nel viaggio che ho fatto». 

Giacobbe è il capo-famiglia e obbedisce a Dio, ciò stimola tutta la sua famiglia a fare lo stesso. Perciò egli chiede ai suoi cari di assolvere ad alcuni compiti:

  • Togliete gli dèi stranieri che sono in mezzo a voi:

2 Corinzi 6: 16-18.   E che armonia c’è fra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: «Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo». 17  «Perciò, uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d’impuro; e io vi accoglierò». 18  E «sarò per voi come un padre e voi sarete come figli e figlie, dice il Signore onnipotente». 

Il titolo è “El Shaddai”, il Signore onnipotente, lo stesso che si è rivelato a Giacobbe nel Vecchio Testamento; oggi, come allora, Egli ci dice di eliminare gli idoli dalla nostra vita. Quindi, non bisogna rivolgere le nostre preghiere ad un altro essere umano o credere che esso possa fare miracoli nella nostra vita. Quando hanno riesumato Padre Pio, hanno posto sul suo viso una maschera di silicone per nascondere il fatto che è stato consumato dalla morte; egli era un mortale e non è più, perciò non possiamo porre speranza in un uomo putrefatto.

Quali sono gli idoli nella nostra vita cristiana? Ognuno di noi deve porsi questa domanda, considerando che tali sono tutte quelle cose che occupano un posto maggiore di quello che diamo a Dio. Magari noi non adoriamo un’altra persona umana, ma diamo troppa importanza ad altre cose (calcio, film, soldi, lavoro, macchina, figli…). Per Abramo suo figlio Isacco era un idolo, perciò Dio gli chiede di metterlo sull’altare e sacrificarlo: era disposto a rinunciare a lui per amore di Dio? Quando ha assentito, allora Dio gliel’ha restituito.

Oggi è il giorno per eliminare gli idoli ed essere spietato contro il peccato, eliminando ogni indulgenza. Prepariamoci adesso all’incontro con Dio poiché nel momento della nostra fine sarà troppo tardi; la gente pensava che Noè fosse un folle poiché in un tempo di tranquillità e di tempo sereno lavorava instancabilmente, giorno dopo giorno,  alla costruzione della sua barca, in vista del diluvio futuro; invece egli fu l’unico superstite, assieme alla sua famiglia, di una tragedia totale: si era preparato per tempo e con assiduità aveva costruito la sua arca. Anche noi oggi dobbiamo lavorare in vista del Regno di Dio, che abbiamo di fronte. Se non lo facciamo oggi, allora non avremo più un’altra possibilità perché sarà troppo tardi.

Dio dà ad Israele questa parola prima che egli entrasse nella terra di Canaan:

Deuteronomio 7: 1- 6.        Quando il SIGNORE, il tuo Dio, ti avrà introdotto nel paese che vai a prendere in possesso, e avrai scacciato molti popoli: gli Ittiti, i Ghirgasei, gli Amorei, i Cananei, i Ferezei, gli Ivvei e i Gebusei, sette popoli più grandi e più potenti di te; 2  quando il SIGNORE, il tuo Dio, li avrà dati in tuo potere e tu li avrai sconfitti, tu li voterai allo sterminio; non farai alleanza con loro e non farai loro grazia. 3  Non t’imparenterai con loro, non darai le tue figlie ai loro figli e non prenderai le loro figlie per i tuoi figli, 4  perché distoglierebbero da me i tuoi figli che servirebbero dèi stranieri e l’ira del SIGNORE si accenderebbe contro di voi. Egli ben presto vi distruggerebbe. 5  Invece farete loro così: demolirete i loro altari, spezzerete le loro statue, abbatterete i loro idoli d’Astarte e darete alle fiamme le loro immagini scolpite. 6  Infatti tu sei un popolo consacrato al SIGNORE tuo Dio. Il SIGNORE, il tuo Dio, ti ha scelto per essere il suo tesoro particolare fra tutti i popoli che sono sulla faccia della terra. 

Deuteronomio 7: 26.

Non introdurrai cosa abominevole in casa tua, perché saresti votato allo sterminio come quella cosa; dovrai detestarla e aborrirla, perché è cosa votata allo sterminio. 

Dobbiamo distruggere il peccato, non tollerarlo in alcun modo; non dobbiamo fare patti o compromessi con le persone pagane: sembra cosa inumana, invece Dio ci dice che questo è l’unico modo per salvarci, altrimenti verremo trascinati nel peccato. Il peccato uccide senza pietà. Quando esso ci attrae, non ci fa vedere le conseguenze finali del nostro agire, ma scorgiamo solamente il lato piacevole e pensiamo che tutto finisca lì; dietro al peccato, invece, c’è la morte.

Questa purufucazione (eliminare gli dei, cambiare i vestiti e lavarsi) fu un insegnamento per Israele, che più tardi avrebbe avuto bisogno di una consacrazione simile per entrare nella terra promessa (Giosuè 5:1-9).

  • Purificatevi. 1 Giovanni 1: 7-10. Ma se camminiamo nella luce, com’egli è nella luce, abbiamo comunione l’uno con l’altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. 8  Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi, e la verità non è in noi. 9  Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. 10  Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi. 

Possiamo purificarci solamente confessando i nostri peccati a Dio.

  • Cambiatevi i vestiti. Essi rappresentano la vecchia e la nuova vita. Efesini 4: 20-  Ma voi non è così che avete imparato a conoscere Cristo. 21  Se pure gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti secondo la verità che è in Gesù, 22  avete imparato per quanto concerne la vostra condotta di prima a spogliarvi del vecchio uomo che si corrompe seguendo le passioni ingannatrici; 23  a essere invece rinnovati nello spirito della vostra mente 24  e a rivestire l’uomo nuovo che è creato a immagine di Dio nella giustizia e nella santità che procedono dalla verità. 

Come possiamo rinnovare la nostra mente? Con la Parola di Dio (Romani 12:2), leggendola e meditandola, in modo che cambi i nostri pensieri e ci faccia vedere le cose secondo gli insegnamenti della Bibbia. 

Dobbiamo spogliarci dei vecchi vestiti e rivestirci con quelli nuovi, nati dalla nuova nascita.

Giuda 1:23. salvateli, strappandoli dal fuoco; e degli altri abbiate pietà mista a timore, odiando perfino la veste contaminata dalla carne. 

Anche qui le vesti sono la raffigurazione del vecchio e del nuovo uomo.

Apocalisse 3: 18.     Perciò io ti consiglio di comperare da me dell’oro purificato dal fuoco, per arricchirti; e delle vesti bianche per vestirti e perché non appaia la vergogna della tua nudità; e del collirio per ungerti gli occhi e vedere. 

Giacobbe quindi dice anche a noi di togliere via gli idoli, purificarci, spogliarci del vecchio uomo e rivestirci di quello nuovo, creato da Dio in purezza. Dobbiamo scegliere se ascoltare la carne, oppure seguire lo Spirito e camminare alla luce della Parola in purezza e santità; questa battaglia ci tormenta ogni giorno.

  • Partiamo, andiamo a Betel, alla casa di Dio, per ricevere benedizione e nutrimento per lo Spirito.

Vs. 4.  Essi diedero a Giacobbe tutti gli dèi stranieri che erano nelle loro mani e gli anelli che avevano agli orecchi; Giacobbe li nascose sotto la quercia che è presso Sichem. 

Giacobbe seppellisce il vecchio uomo. Anche Romani 6:4 dice che siamo stati sepolti con Cristo e risorti in novità di vita; distinguiamo ciò che non ci dà nulla dal punto di vista spirituale ed eliminiamolo perché appartenente al vecchio uomo.

Giacobbe erige un altare a Bethel

Vs. 5.  Poi partirono. Il terrore di Dio invase le città che erano intorno a loro, e nessuno inseguì i figli di Giacobbe. 

Giacobbe temeva i suoi concittadini, ma ora sono essi che hanno paura di lui, perché il Signore, messo al primo posto nella sua vita, fa quest’opera nella loro mente. Egli lo protegge e lo custodisce.

Vs. 6-7.  Così Giacobbe e tutta la gente che aveva con sé giunsero a Luz, cioè Betel, che è nel paese di Canaan. 7  Lì costruì un altare e chiamò quel luogo El-Betel, perché Dio gli era apparso lì, quando egli fuggiva davanti a suo fratello. 

El-Betel significa “Il Dio della casa di Dio” o “Il Dio potente della casa di Dio”, al quale noi dobbiamo rivolgere ogni adorazione, al di là della denominazione alla quale stiamo facendo riferimento in questo momento della nostra vita terrena. 

Vs. 8-13.  Allora morì Debora, balia di Rebecca, e fu sepolta al di sotto di Betel, sotto la quercia che fu chiamata Allon-Bacut. 

Allon-Bacut (“la quercia del pianto”) indica il dolore per la perdita di questa vecchia balia, sepolta sotto la quercia. E’ interessante notare che anche gli idoli sono stati sepolti sotto una quercia.

9  Dio apparve ancora a Giacobbe, quando questi veniva da Paddan-Aram, e lo benedisse. 10  Dio gli disse: «Il tuo nome è Giacobbe. Tu non sarai più chiamato Giacobbe, ma il tuo nome sarà Israele». E lo chiamò Israele. 11  Dio gli disse: «Io sono il Dio onnipotente;(El-Shadday) sii fecondo e moltìplicati; una nazione, anzi una moltitudine di nazioni discenderà da te, dei re usciranno dai tuoi lombi; 12  darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese che diedi ad Abraamo e ad Isacco». 13  E Dio se ne andò risalendo dal luogo dove gli aveva parlato. 

Dio ricorda a Giacobbe chi egli sia; non lo rimprovera per la sua disobbedienza passata, ma con pazienza richiama suo figlio affinché cammini con Lui. Giacobbe non esiste più, ora c’è Israele, un uomo di Dio, un “principe con Dio” o “un uomo che è sotto l’autorità di Dio”. Noi siamo principi con Dio, sotto la sua autorità: rendiamo gloria a Lui con tutto il nostro corpo. Egli ci ha salvato dandoci la vita eterna, ma anche oggi ci dà la libertà dal male e dal peccato.

Dio riserva a Giacobbe delle grandi promesse.

Vs. 14-15.  Allora Giacobbe eresse, nel luogo dove Dio gli aveva parlato, un monumento di pietra; vi fece sopra una libazione e vi sparse su dell’olio. 15  Giacobbe chiamò Betel il luogo dove Dio gli aveva parlato. 

Giacobbe erige una stele in ricordo delle opere potenti che Dio aveva fatto nella sua vita; la nostra roccia è Gesù, che ha versato il suo sangue, simboleggiato con il vino; l’olio è lo Spirito Santo; quindi questi simboli sono già presenti nel Vecchio Testamento. Anche il Samaritano ha guarito il vagabondo con il vino e con l’olio, come Gesù, nostro samaritano, ha fatto altrettanto con noi, bagnandoci con il suo sangue e versando sul nostro capo lo Spirito, che ci ha resi figli di Dio.

Nascita di Beniamino e morte di Rachele

Vs. 16-18.  Poi partirono da Betel. C’era ancora qualche distanza per arrivare a Efrata, quando Rachele partorì. Ella ebbe un parto difficile. 17  Mentre penava a partorire, la levatrice le disse: «Non temere, perché questo è un altro figlio per te». 18  Mentre l’anima sua se ne andava, perché stava morendo, chiamò il bimbo Ben-Oni; ma il padre lo chiamò Beniamino. 

Rachele, che aveva tanto desiderato avere dei figli, muore di parto. Chiama suo figlio “il figlio del mio dolore”, ma suo padre muta il nome in “il figlio della mia destra”, cioè “molto caro a me, la benedizione della mia vecchiaia, il mio bastone al termine della mia vita”.

E’ interessante notare che 11 dei 12 figli di Giacobbe, progenitori delle tribù di Israele, nacquero fuori della terra promessa, a Paddam Aran.

Vs. 19.  Rachele dunque morì e fu sepolta sulla via di Efrata, cioè di Betlemme. 

Rachele viene sepolta dove muore, non nella tomba di famiglia.

Vs. 20-22.  Giacobbe eresse una pietra commemorativa sulla tomba di lei. Questa pietra commemorativa della tomba di Rachele esiste tuttora. 21  Poi Israele partì e piantò la sua tenda di là da Migdal-Eder. 22  Mentre Israele abitava in quel paese, Ruben andò e si unì a Bila, concubina di suo padre, e Israele venne a saperlo.

Ruben si macchia di un peccato inammissibile, degno di un pagano che non sa tenere a freno la carne. Da Bila, serva di Rachele, infatti, nacquero due suoi fratelli, Dan e Neftali. Con questo gesto Ruben, il primogenito, tenta di prendere prima del tempo il posto del padre come Patriarca; invece perderà la sua eredità alla morte di Giacobbe.

 

I dodici figli di Giacobbe

Vs. 23-26.  I figli di Giacobbe erano dodici. I figli di Lea: Ruben, primogenito di Giacobbe, Simeone, Levi, Giuda, Issacar, Zabulon. 24  I figli di Rachele: Giuseppe e Beniamino. 25  I figli di Bila, serva di Rachele: Dan e Neftali. 26  I figli di Zilpa, serva di Lea: Gad e Ascer. Questi sono i figli di Giacobbe che gli nacquero in Paddan-Aram. 

Qui è l’elenco completo dei capi delle 12 tribù.

Morte di Isacco

Vs. 27-29.  Giacobbe venne da Isacco suo padre a Mamre, a Chiriat-Arba, cioè Ebron, dove Abraamo e Isacco avevano soggiornato. 28  La durata della vita di Isacco fu di centottant’anni. 29  Poi Isacco spirò, morì e fu riunito al suo popolo, vecchio e sazio di giorni; Esaù e Giacobbe, suoi figli, lo seppellirono. 

Qui viene riportata l’età di Isacco e il racconto della sua morte.

Egli visse più a lungo di tutti gli altri patriarchi.

A quel tempo viveva a Ebron, a sud di Beer-Sheba.

I due figli lo seppellirono: forse questa fu la prima volta che si incontrarono di nuovo.

Dopo questi eventi Giacobbe imparò che, benché il suo ritorno in Canaan costituisse il compimento della promessa, tale fatto era per lui anche un nuovo inizio: sono morte Debora, Rachele e Isacco, Ruben ha commesso un grave peccato e ha perso il diritto a ereditare la promessa. Gli idoli sono stati sepolti e tutti devono consacrarsi a Dio. Il popolo di Israele deve raggiungere la completezza con i 12 figli di Giacobbe, le 12 tribù.

In questo periodo di transizione la fede in Dio doveva essere vivificata così che il patto potesse essere portato avanti. Per questa ragione questo capitolo pone l’accento sui voti di Giacobbe e sulle promesse di Dio.

Indietro
Indietro

Genesi 33-34

Avanti
Avanti

Genesi 36-37